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L'età postunitaria -letteratura, Appunti di Italiano

appunti di italiano con testi

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 24/10/2021

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16.02.2021
1. Le coordinate temporali e il contesto storico.
2. Il contesto culturale europeo:
a) L’affermazione del Positivismo.
b) L’esperienza della modernità.
c) Posizione sociale e ruolo degli intellettuali.
3. La produzione letteraria europea:
a) L’età del Realismo.
b) La narrativa realistica francese: Flaubert, il Naturalismo e Zola.
c) Il realismo polifonico di Dostoevskij.
d) La nascita della poesia moderna: Baudelaire.
4. La produzione letteraria Italiana:
a) L’influenza francese e il ritardo culturale dell’Italia.
b) I generi letterari e il trionfo del romanzo.
c) La produzione poetica: la Scapigliatura e Carducci.
d) La narrativa: Verga e il Verismo.
1. LE COORDINATE TEMPORALI E IL CONTESTO STORICO.
Il Romanticismo si fa concludere, per convenzione, nel 1861, l’anno della proclamazione del Regno
d’Italia. Si potrebbe chiamare anche “età del Realismo”, ma siccome non c’è solo la produzione realista
è meglio usare il termine di età Postunitaria, che ha inizio nel 1861 e finisce nel 1890 circa.
Si può far finire nel 1889, perché è l’anno in cui Gabriele D’Annunzio pubblica il romanzo “Il piacere”;
oppure nel 1891, perché è l’anno in cui Pascoli pubblica “Myricae” una raccolta di poesie.
Con queste due pubblicazioni inizia un periodo della storia della letteratura italiana chiamato
“Decadentismo”, che prosegue fino all’inizio del Novecento.
Questo periodo è segnato da avvenimenti importanti a livello europeo:
La caduta del secondo impero napoleonico, di Napoleone III, sconfitto a Sedan nel 1870 dai
prussiani.
L’unificazione tedesca ad opera di Bismarck, che si concluse nel 1870 con la proclamazione di
Guglielmo I imperatore del Reich.
Continua l’età vittoriana in Inghilterra.
Riprende il fenomeno del colonialismo; nella seconda metà dell’Ottocento le potenze europee
si spartiscono ampi territori dell’Africa e dell’Asia.
Per quanto riguarda la storia Italia c’è la conclusione del processo risorgimentale.
o Nel 1866 con la terza guerra di indipendenza viene ammesso il Veneto e il Friuli.
o Nel 1870 c’è la conquista di Roma, che diventa capitale.
Questo periodo storico è accompagnato anche da importanti trasformazioni sul piano economico e
sociale.
Sul piano economico:
Grande espansione del capitalismo industriale. In Europa ormai molte nazioni (Belgio, Francia,
Germania) dopo l’Inghilterra, hanno raggiunto la fase del decollo dell’industria.
L’Italia è un po’ più in ritardo, il momento del decollo dell’industrializzazione avviene con l’età
giolittiana.
Questo però ha i suoi limiti: nel 1873 c’è una crisi dopo la caduta della borsa di Vienna, c’è la
cosiddetta “grande depressione”, per cui da un lato è un periodo caratterizzato dallo sviluppo
industriale, dall’altro ci sono dei momenti di crisi; allo sviluppo susseguono periodi di
stagnazione o di recessione economica, non è uno sviluppo lineare.
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  1. Le coordinate temporali e il contesto storico.
  2. Il contesto culturale europeo: a) L’affermazione del Positivismo. b) L’esperienza della modernità. c) Posizione sociale e ruolo degli intellettuali.
  3. La produzione letteraria europea: a) L’età del Realismo. b) La narrativa realistica francese: Flaubert, il Naturalismo e Zola. c) Il realismo polifonico di Dostoevskij. d) La nascita della poesia moderna: Baudelaire.
  4. La produzione letteraria Italiana: a) L’influenza francese e il ritardo culturale dell’Italia. b) I generi letterari e il trionfo del romanzo. c) La produzione poetica: la Scapigliatura e Carducci. d) La narrativa: Verga e il Verismo. 1. LE COORDINATE TEMPORALI E IL CONTESTO STORICO. Il Romanticismo si fa concludere, per convenzione, nel 1861, l’anno della proclamazione del Regno d’Italia. Si potrebbe chiamare anche “età del Realismo”, ma siccome non c’è solo la produzione realista è meglio usare il termine di età Postunitaria , che ha inizio nel 1861 e finisce nel 1890 circa. Si può far finire nel 1889 , perché è l’anno in cui Gabriele D’Annunzio pubblica il romanzo “Il piacere”; oppure nel 1891 , perché è l’anno in cui Pascoli pubblica “Myricae” una raccolta di poesie. Con queste due pubblicazioni inizia un periodo della storia della letteratura italiana chiamato “Decadentismo”, che prosegue fino all’inizio del Novecento. Questo periodo è segnato da avvenimenti importanti a livello europeo:
  • La caduta del secondo impero napoleonico, di Napoleone III, sconfitto a Sedan nel 1870 dai prussiani.
  • L’unificazione tedesca ad opera di Bismarck, che si concluse nel 1870 con la proclamazione di Guglielmo I imperatore del Reich.
  • Continua l’età vittoriana in Inghilterra.
  • Riprende il fenomeno del colonialismo ; nella seconda metà dell’Ottocento le potenze europee si spartiscono ampi territori dell’Africa e dell’Asia.
  • Per quanto riguarda la storia Italia c’è la conclusione del processo risorgimentale. o Nel 1866 con la terza guerra di indipendenza viene ammesso il Veneto e il Friuli. o Nel 1870 c’è la conquista di Roma, che diventa capitale. Questo periodo storico è accompagnato anche da importanti trasformazioni sul piano economico e sociale. Sul piano economico:
  • Grande espansione del capitalismo industriale. In Europa ormai molte nazioni (Belgio, Francia, Germania) dopo l’Inghilterra, hanno raggiunto la fase del decollo dell’industria.
  • L’Italia è un po’ più in ritardo, il momento del decollo dell’industrializzazione avviene con l’età giolittiana.
  • Questo però ha i suoi limiti: nel 1873 c’è una crisi dopo la caduta della borsa di Vienna , c’è la cosiddetta “grande depressione” , per cui da un lato è un periodo caratterizzato dallo sviluppo industriale, dall’altro ci sono dei momenti di crisi; allo sviluppo susseguono periodi di stagnazione o di recessione economica, non è uno sviluppo lineare.
  • Questo periodo di crisi è dovuto sia al fenomeno della sovrapproduzione , sia alla concorrenza , che inizia a farsi sentire in Europa, degli Stati Uniti che invadono l’Europa con prodotti che costano meno e quindi mettono in crisi le aziende europee.
  • I paesi europei reagiscono a questa crisi da un lato con una politica protezionista , da un altro con il colonialismo. Le grandi potenze, come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, e in parte l’Italia, vanno alla ricerca di nuovi mercati dove vendere le eccedenze prodotte e dove trovare rifornimento di materie prime a basso costo.
  • Per quanto riguarda l’Italia si passa da una politica liberista, della destra storica, che mirava soprattutto a difendere gli interessi dello sviluppo agricolo e poco all’industria, alla sinistra che va al potere nel 1876 e che introduce, come in altri paesi, una serie di dazi doganali, intraprende la politica protezionistica e dà l’avvio al processo di industrializzazione. o La politica della sinistra quindi, a differenza di quella della destra, privilegia l’industria.
  • Contemporaneamente sotto i governi della sinistra si fa sentire forte la crisi agraria dovuta al fatto che in Italia, come in altri paesi europei, arrivano prodotti dall’America a basso costo e la concorrenza mette in crisi le piccole aziende agricole, soprattutto quelle del sud e questo determina poi il fenomeno dell’ immigrazione di tanti Italiani, soprattutto dal sud, verso l’America. Questo grande sviluppo economico, pur con i suoi limiti, si accompagna a un grande progresso scientifico e tecnologico. Questa è l’epoca delle grandi scoperte e delle grandi invenzioni (es. telegrafo, telefono, fonografo, lampadina, motore a scoppio, ecc.). Contemporaneamente c’è il fenomeno dell’urbanizzazione : dalle campagne le persone si spostano nelle città europee alla ricerca di nuove occupazioni. Le grandi città diventano delle metropoli, con grandi periferie dove vivono gli operai che lavorano nelle industrie. Lo sviluppo capitalistico ha anche grandi ripercussioni sul piano sociale:
  • Fenomeno dell’urbanizzazione delle grandi città. La fine dell’Ottocento è contrassegnata dall'emergere prepotente della questione sociale, cioè di tutti i problemi legati alle condizioni di vita, allo sfruttamento delle classi lavorative, soprattutto del proletariato.
  • Il proletariato comincia ad organizzarsi, nascono così i primi sindacati e poi compaiono le prime forze politiche che si prefiggono la difesa degli interessi delle masse lavoratrici, in modo particolare del proletariato.
  • Nel 1864 nasce la prima internazionale.
  • Nel 1889 nasce la seconda internazionale , quella che raggruppa i partiti socialisti che si rifanno all’ideologia marxista.
  • Questo è anche il periodo dei primi tentativi rivoluzionari. o Nel 1871 in Francia c’è un primo tentativo rivoluzionario che è quello della Comune di Parigi. Nasce questo governo che però dura poco, perché l’esercito del governo ufficiale, della terza repubblica, con l’aiuto dei prussiani, che avevano occupato la Francia dopo la battaglia di Sedan, entra a Parigi e c’è un massacro.

regolata dalle stesse leggi del mondo animale e naturale, quindi dominata anch’essa dalla lotta per la vita, che assicura la sopravvivenza e il dominio al più forte. In effetti la società umana nella sua storia millenaria è sempre stata caratterizzata da conflitti tra le varie classi sociali. Tuttavia il darwinismo sociale non analizza la lotta per la vita come un dato legato a forme specifiche, storicamente definite di società, ma la pone come legge assoluta di ogni forma di società possibile.

  • Ogni società è sempre segnata dalla lotta per la vita, c’è proprio questa visione pessimistica. Le tendenze di pensiero più reazionarie (fortemente conservatrici) ne ricavarono la conclusione che l’assetto sociale vigente, fondato sul dominio di una classe sulle altre, corrisponde alle stesse leggi di natura e non potrà mai essere modificato, o addirittura affermano la legittimità e la necessità del predominio del più forte sui più deboli, respingendo quelle nozioni di eguaglianza e di democrazia maturate nel corso moderno della storia borghese, dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese in poi.
  • Il fenomeno del colonialismo era spiegato anche in questi termini. Secondo queste tendenze di pensiero più reazionarie era ovvio che certi paesi europei, che erano più forti, dovessero dominare quelli più deboli. 2B) IL CONTESTO CULTURALE EUROPEO: L’ESPERIENZA DELLA MODERNITÀ. Le scoperte scientifiche, tecnologiche, il grande sviluppo industriale della seconda metà dell’Ottocento, legate alla diffusione dell'ideologia del progresso, sostenute dal Positivismo, diedero all’uomo la coscienza di vivere nella modernità, cioè in una società radicalmente diversa da quelle precedenti, segnata dalla modernità. Baudelaire è un poeta emblematico di questo discorso, ha piena consapevolezza di vivere in un’epoca storica diversa dalle precedenti, in una società diversa dalle precedenti. Per modernità si intende una serie di elementi che connotano la realtà moderna. La modernità è rappresentata da:
  • Sviluppo industriale.
  • Grande progresso della scienza e della tecnica.
  • Dalla creazione di grandi città industrializzate, metropoli come Londra, Parigi, Milano, Berlino...
  • Esperienze di città in cui la natura scompare , queste grandi città vedono espandere i centri abitati, le strade, si popolano di industrie e di ciminiere. L’uomo sperimenta quella che viene chiamata “seconda natura” , cioè una natura che viene creata dall’uomo stesso: case, edifici sempre più alti, ciminiere, strade ecc.
  • Netto predominio della classe borghese e la mentalità borghese, quindi caratterizzata dalla ricerca dell’utile, del profitto, la celebrazione della produzione. Ci sono intellettuali che celebrano la modernità, lo sviluppo industriale e il progresso, ma ce ne sono anche altri che invece vivono un crescente disagio, un malessere di fronte a questi cambiamenti. Ci si rende conto che la modernità non garantisce il benessere per tutti. La classe borghese si arricchisce, ma altri ceti sociali patiscono la miseria come il proletariato che viene sfruttato, con salari bassi e tantissime ore di lavoro. Il disagio è soprattutto di carattere spirituale, psicologico, si avverte che questo processo di modernizzazione spesso impoverisce l’animo umano. Alcuni intellettuali soffrono per il fatto che si trovano di fronte a cambiamenti che li costringono a sacrificare la loro interiorità, la parte spirituale della propria persona. Da qui la conseguenza di un disagio che si manifesta spesso in atteggiamenti come lo “spleen” di Baudelaire che è uno stato d’animo caratterizzato dall’insoddisfazione profonda, dalla malinconia, dalla depressione, una sorta di taedium vitae, accidia. Baudelaire soffre perché si trova a vivere in un mondo che sembra privarlo della felicità: la società moderna priva della realtà più profonda. Questa condizione di disagio spiega i fenomeni come quello dell’ Esotismo letterario. In questo periodo ci sono scrittori che ambientano le loro opere in luoghi esotici, lontani dall’Europa, luoghi che sono lontani dalla modernità e che quindi affascinano (es. romanzi di Jules Verne “Il giro del mondo in ottanta giorni”, “Ventimila leghe sotto i mari”, “Dalla terra alla luna”, in questo ultimo caso l’esotico viene collocato sulla luna; i romanzi di Emilio Salgari che ha scritto il ciclo della Malesia che vede protagonista

Sandokan). Poi per esempio Gauguin decide di lasciare la Francia e di andare a Tahiti, un ambiente diverso dalla società industriale francese. 17.02. Tre diversi atteggiamenti che gli intellettuali Italiani ebbero nei confronti del processo di modernizzazione. Pag. Di fronte alla modernizzazione economico e sociale si presentano tre diversi atteggiamenti:

  • Atteggiamento apologetico, che inneggia ad essa come realizzazione del progresso. o Apologia= discorso in difesa di qualcuno, di qualcosa; oppure una celebrazione, un’esaltazione di qualcosa (es. apologia del reato, quando qualcuno si vanta del reato commesso). o Proprio di quegli intellettuali che sono entusiasti della realtà presente. o È presente in un ballo “Il ballo excelsior” del 1881 che fu scritto da Manzotti e musicato da Marenco, ebbe molto successo perché era una celebrazione del progresso contro le tenebre dell’oscurantismo, cioè di tutte quelle forze che si oppongono al progresso della civiltà. o Questo atteggiamento si trova per esempio in Carducci nella prima fase della produzione poetica, in “A Satana” dove Satana è l’allegoria del progresso, dello sviluppo scientifico.
  • Atteggiamento di rifiuto romantico, in nome dei valori del passato. o Alcuni intellettuali mostrano una certa insofferenza nei confronti del presente e di queste trasformazioni. Questi rimpiangono il passato e lo esaltano. o Un esponente tipico della fiducia positivistica nella forza del progresso è Giosuè Carducci. Ma in lui vi è anche una fortissima componente romantica, che si manifesta come disgusto e paura per la modernizzazione, per lo squallore, la bruttezza, la mediocrità della nuova era, per l’affarismo, la corruzione, la caduta degli ideali, per il “tedio” esistenziale che ne deriva: per questo egli rifiuta il presente e si rifugia in un sogno di eroismo e di bellezza proiettato nel passato. o Carducci è un classicista ripropone di nuovo, alla fine dell’Ottocento, il classicismo, celebra la cultura classica, il mondo antico ma anche il passato glorioso dell’Italia, come il Rinascimento, il Medioevo, ma anche il recente passato: il Risorgimento, che era stato un momento estremamente positivo durante il quale il popolo Italiano ha raggiunto un grande obiettivo. o È una sorta di esotismo temporale tipicamente romantico.
  • Atteggiamento che non esalta e non condanna, ma tende ad un lucido rapporto conoscitivo con quel processo, a indagarlo con rigore nei suoi meccanismi costitutivi senza slanci verso il futuro né ripiegamenti nostalgici verso il passato. o Il rappresentante più significativo di questo atteggiamento è Giovanni Verga. Ma anche in questo caso si dimostra come la realtà sia sempre più complessa di ogni schematizzazione di comodo, infatti anche in lui certe volte emerge un certo rimpianto per i tempi passati, tuttavia in lui c’è una visione naturalistica della realtà, che lo porta a studiare con rigore impassibile i meccanismi della lotta per la vita in tutti gli ambienti sociali, a porsi di fronte alla modernizzazione con un atteggiamento esclusivamente conoscitivo. o In Verga c’è un elemento di darwinismo sociale : lo scrittore si limita a constatare che ci sono i vincitori e ci sono i vinti, lui non giudica, resta impassibile.
  • La litografia era una tecnica di riproduzione delle immagini a basso costo, sulle scatolette di fiammiferi, che venivano usati per accendere i sigari, c’erano queste immagini del cancan, il ballo che allora andava di moda.
  • Nella società moderna quindi l’arte vera è un lusso, un surplus, riservato a pochi, cioè agli intellettuali che però vengono giudicati dalla società borghese come degli scioperati, cioè dei fannulloni. Qui emerge il disagio dell’artista, che si sente inutile, incompreso, in una società che celebra l’utile, il profitto, l’arte serve a poco. La civiltà è il benessere, e in fondo ad esso, quand'è esclusivo come oggi, non ci troverete altro, se avete il coraggio e la buona fede di seguire la logica, che il godimento materiale. In tutta la serietà, di cui siamo invasi, e nell'antipatia per tutto ciò che non è positivo - mettiamo pure l'arte scioperata - non c'è infine che la tavola e la donna. Viviamo in un'atmosfera di Banche e di Imprese industriali, e la febbre dei piaceri è la esuberanza di tal vita.
  • I valori secondo la società borghese.
  • Al primo posto c’è la gastronomia, la tavola, poi il sesso, la soddisfazione dei piaceri materiali, non certo l’arte.
  • Si vive in una società dominata dalla logica borghese, non c’è spazio per l’arte e per l’artista. Non accusate l'arte, che ha il solo torto di aver più cuore, di voi, di piangere per voi i dolori dei vostri piaceri. Non predicate la moralità, voi che ne avete soltanto per chiudere gli occhi sullo spettacolo delle miserie create — voi che vi meravigliate come altri possa lasciare il cuore e l'onore là dove voi non lasciate che la borsa —voi che fate scricchiolare allegramente i vostri stivali inverniciati dove folleggiano ebbrezze amare, o gemono dolori sconosciuti, che l'arte raccoglie e che vi getta in faccia.
  • Verga dice che anche se l’intellettuale vive in una società simile lui intende comunque denunciare quello che in questa società non funziona.
  • È una società in cui ci sono anche persone che vivono una situazione di disagio, di sofferenza anche in conseguenza di quei valori che vengono esaltati dalla società borghese.
  • L’artista vuole far conoscere la verità, quella verità di cui la borghesia non vuole prendere coscienza. Questo testo mette a fuoco alcuni elementi importanti:
  • L’autore sottolinea che la narrazione intende rappresentare , senza retorica e senza ipocrisia, la realtà , quindi invita i lettori a non scandalizzarsi per certi contenuti, perché anche loro sotto, sotto praticano il vizio.
  • La consapevolezza che ha Verga della perdita di centralità dell’arte nel mondo moderno. Questo emerge nel secondo paragrafo, dove Verga mette a confronto la realtà moderna con la civiltà classica. L’arte ora è ridotta al cancan litografato sulla scatola dei fiammiferi, un qualcosa di seriale senza valore profondo. La causa di tutto questo è individuata nel predominio del capitale, della logica dell’utile.
  • Nonostante questo Verga dice che lui non vuole rinunciare all’arte, a un'arte vera, che mostri alla borghesia quello che non vuole vedere, cioè le sofferenze che sono presenti nella società. Il fenomeno evidenziato da Verga in questa prefazione, è definito oggi dalla critica con due efficaci metafore:
  • Perdita dell’aura da parte dell’arte. o Aura deriva dal latino e vuol dire “soffio, brezza”, ma indica anche l’emanazione del corpo umano percepibile dai chiaroveggenti. o Aura riferito all’arte indica l’incanto, il fascino che l’arte comunica, la sensazione di sacralità. o Significa che l’arte perde questa sua aura.
  • Perdita dell’aureola da parte dell’intellettuale. o L’aureola è il cerchio luminoso che circonda la testa dei santi, indica la santità, ma anticamente indicava anche la corona di mirto o di alloro dei poeti. Questo indicava il privilegio sociale, la superiorità, l’eccezionalità dell’artista.

o Nella società moderna l’artista perde ogni privilegio, diventa uno come gli altri, non è più ritenuto superiore. o Questa espressione è stata inventata da Baudelaire, che ha interpretato meglio di altri suoi contemporanei la modernità. C’è proprio la consapevolezza di vivere in una società diversa da quella precedente. Questa espressione si trova in un brano appartenente ad una operetta (una prosa lirica): “Lo spleen di Parigi”. PERDITA D’AUREOLA. (Da “Lo spleen di Parigi”). Pag. 366 Baudelaire immagina di entrare in un bordello e di incontrare un amico, il quale si meraviglia di trovare proprio lui, un poeta, in un luogo del genere. Baudelaire dice che poco prima, attraversando in fretta uno dei boulevard di Parigi ha perso l’aureola, che è caduta nel fango e lui non l’ha più raccolta. — Oh! come! Voi qui, caro? Voi in questo luogo malfamato! voi, il bevitore di quintessenze! voi, il mangiatore d'ambrosia!1 Davvero, ne sono sorpreso! — Mio caro, vi è noto il mio terrore dei cavalli e delle carrozze. Poc'anzi, mentre attraversavo il boulevard in gran fretta, e saltellavo nella mota (fango), in mezzo a questo mobile caos, dove la morte arriva al galoppo da tutte le parti ad un tempo, la mia aureola, ad un movimento brusco che ho fatto, m'è scivolata giù dalla testa nel fango del selciato. Non ho avuto il coraggio di raccoglierla. Ho giudicato meno sgradevole il perdere la mia insegna che non il farmi fracassare le ossa. E poi, ho pensato, non tutto il male vien per nuocere. Ora posso andare a zonzo in incognito, commettere delle bassezze e abbandonarmi alla crapula (stravizio) come i semplici mortali. Ed eccomi qui, assolutamente simile a voi, come vedete! — Dovreste almeno fare affiggere che avete smarrita codesta aureola, o farla reclamare dal commissario. — No davvero! Qui sto bene. Voi solo mi avete ravvisato (riconosciuto). D'altronde, la grandezza m'annoia. E poi penso con gioia che qualche poetastro la raccatterà e se la metterà in testa impudentemente. Render felice qualcuno, che piacere! e soprattutto render felice uno che mi farà ridere! Pensate a X, o a Z!... Eh? che cosa buffa, sarà!... Nota1: secondo gli alchimisti, la quintessenza è la parte più pura delle cose, ottenuta dopo cinque distillazioni; l’ambrosia nella mitologia greca era il cibo degli dei. Qui allude ironicamente all’immagine tradizionale del poeta, che si nutre solo di ideale e per questo si stacca dall’umanità comune.

  • È una specie di apologo , perché è un breve racconto che ha un messaggio da comunicare.
  • Il poeta ha perso l’aureola, che è caduta nel fango, e non l’ha raccolta, per questo ora può tranquillamente entrare, come tanti altri borghesi, in un bordello dalle prostitute.
  • Gli interlocutori sono due: il poeta e un suo amico.
  • Il poeta nella tradizione occidentale è sempre stato presentato come una creatura eccezionale, straordinaria, anticamente aveva a che fare con gli dei (il poeta invasato di Platone). o Il poeta spiega che può frequentare questo luogo perché non ha più nulla di quel carattere eccezionale che aveva un tempo, ora è uno come gli altri “voi solo mi avete ravvisato”, nessuno si è accorto di lui; qui emerge proprio l’idea della massificazione dell’intellettuale. Questo poemetto è famoso perché mette in evidenza il rapporto tra l’artista e la società della seconda metà dell’Ottocento. È evidente che Baudelaire ha la piena consapevolezza di vivere in una società diversa dalle precedenti, di vivere nella modernità. Lui fa dei riferimenti all’ambiente in cui agisce, la Parigi dei grandi boulevard, c’è una vita frenetica, è una grande città, le carrozze rischiano di investirlo ecc. Il brano mette in evidenza il mutamento del ruolo dell’artista, nella società moderna domina l’utile, il guadagno e anche l’arte diventa una merce, non a caso il poeta frequenta le prostitute, la prostituta è la donna che vende l’amore, e così il poeta vende l’arte. L’immagine della prostituta rappresenta l’artista che si trova a dover vivere in una società che esalta determinati valori. Baudelaire è consapevole della perdita dell’aureola e non la raccoglie. L’amico gli propone di affiggere un manifesto per ritrovarla, ma lui non vuole, questo perché ormai l’aureola indica un mondo che non

ma quando scende sulla terra, quando entra in contatto con questi marinai, che rappresentano la società borghese, si sente totalmente incompreso, emarginato, non è apprezzato e quindi è come l’albatro che si muove goffamente e in modo impacciato. Temi

  • Tema del conflitto tra l’intellettuale e la società. /emarginazione, declassamento dell’intellettuale e soprattutto del poeta nella società borghese della seconda metà dell’Ottocento. o L’uccello, anche nei secoli precedenti, è sempre stato il simbolo del poeta. o L’albatro rappresenta qui il poeta tradizionale, un poeta che si sentiva apprezzato mentre ora si sente emarginato. o C’è un’altra poesia di Baudelaire “Il cigno” in cui Baudelaire propone un’altra immagine allegorica, identifica il poeta, l'intellettuale in un cigno. o Il poeta si trova a vivere in una società in cui domina il Positivismo che esalta la scienza, la tecnica, il progresso; in una società dove domina la borghesia che esalta il profitto, l’utile, la logica economica. In una società come questa lui è a disagio come l’albatro in mezzo ai marinai ed è oggetto di scherno nel senso che avverte intorno a sè delle resistenze, dei giudizi malevoli. o Baudelaire individua la parola chiave in “esule” v. 15, il poeta è come se fosse in esilio. Poi costruisce una serie di termini nell'area semantica della grandezza e della bellezza da una parte e poi della bruttezza e della meschinità dall’altra. o Area semantica della grandezza: ▪ V.2 “Grandi uccelli di mare” ▪ V.6 “re dell’azzurro” ▪ V.8 “grandi ali bianche” ▪ V.10 “così bello” ▪ V.13 “principe dei nembi” ▪ V.16 “ali da gigante” o Area semantica della bruttezza, desolazione: ▪ V.3 “Indolenti” ▪ V.4 “Abissi amari” ▪ V. 6 “goffo e vergognoso” ▪ V.9 “fiacco e sinistro” ▪ V.12 “storpio” o Contrapposizioni tra alto-basso: tutto ciò che è in alto è positivo, come la poesia, il mondo della bellezza; ciò che sta in basso è negativo, brutto, squallido, come la società borghese in cui l’artista vive. Nell’ultima strofa il poeta reagisce, di fronte a questa situazione di emarginazione, rifiuto dice che il poeta ride degli arcieri, il poeta continua a produrre qualcosa di bello anche se attorno avverte tanta incomprensione. L’albatro vola talmente in alto che non può essere raggiunto dalle frecce dell'arciere così il poeta nonostante le grida di scherno continua a produrre poesia, non rinuncia alla sua attività, c’è questa capacità di resistere a questo processo di declassamento. Posizione sociale e ruolo degli intellettuali in Italia. Pag.17- 18 La novità per quanto riguarda l’Italia è che adesso compare anche qui questo conflitto che prima non era presente. Durante il periodo del romanticismo, in Italia, non c’era il conflitto tra l’intellettuale e la società perché l’intellettuale era un poeta vate. Una volta raggiunti questi obiettivi la situazione muta, anche in Italia si avverte quella emarginazione, quel processo di declassamento. Si affaccia anche in Italia quel conflitto tra intellettuale e società che era l’elemento caratterizzante la cultura romantica europea già nella prima metà del secolo. Cominciano a comparire atteggiamenti di rivolta e di rifiuto dei valori borghesi, un senso di sconfitta e di frustrazione. Il fenomeno si affaccia con

gli scapigliati (gruppo di artisti che per la prima volta incarnano questo tema in Italia), che inaugurano da noi stili di vita “maledetti”, sul modello di Baudelaire e di altri scrittori stranieri, e introducono tali tematiche nelle loro opere.

  • Questo atteggiamento è dovuto al fatto che l’intellettuale rifiuta il processo di modernizzazione, che anche in Italia è in atto nel periodo successivo al risorgimento. Guardano con atteggiamento di rifiuto a quello che sta accadendo. Anche in Italia avviene quel fenomeno, già presente in Europa, della mercificazione dell’arte. L’artista ha orrore dello spirito affaristico, della razionalità produttiva e pianificatrice, anche perché vede che essa investe direttamente la sua funzione e la sua stessa persona: lo scrittore è divenuto produttore di una merce per il mercato, perciò deve affrontare la concorrenza per raggiungere il successo (e soprattutto dovrà tenere conto del pubblico). Ci sono però degli scrittori che non accettano questo processo, questa mercificazione e non sono disposti di venire a patti con il pubblico, è il caso del Verga, che quando inizia a scrivere i suoi romanzi veristi questi non sono graditi dal pubblico, ma lui non si arrende e continua a produrre testi di questo tipo. D’Annunzio, invece, da un lato continua a criticare la società borghese, dall’altro però è molto abile a cercare di curare la propria immagine e a promuovere i propri romanzi, le proprie opere, è sempre molto attento alle esigenze del pubblico. Ci sono atteggiamenti diversi. Un altro motivo che spiega l’emergere di questo conflitto è la delusione per gli effetti del Risorgimento. Molti intellettuali come Carducci, gli Scapigliati ecc., manifestano un crescente disagio di fronte all’Italia che si va formando dopo il risorgimento. Sono profondamente delusi dall’Italia che si sta costruendo. Loro hanno vissuto l’epoca del risorgimento, dei grandi ideali, poi si sono trovati di fronte a un’Italia dominata dall’affarismo, dalla corruzione, dal trasformismo.
  • Affarismo: per esempio Roma che diventa capitale d’Italia viene semidistrutta dagli interventi di edilizia che cambiano il volto della città. La vecchia Roma dello stato pontificio va scomparendo, rimane poco.
  • Trasformismo: pratica di governo diffusa in Italia soprattutto sotto la sinistra storica, voleva dire cercare il consenso anche dell’opposizione, chi era al governo cercava anche il consenso di chi ufficialmente non era al governo ma all’opposizione. Perciò in parlamento non c’è più la dialettica: maggioranza-opposizione, ma c’è questa corruzione, questo modo di fare politica che crea disgusto nell’opinione pubblica. Ci sono vari tipi di risposta a questa situazione:
  • Riqualificazione della figura dell’intellettuale e dello scrittore, che si trasforma in qualche modo in uno scienziato, in un tecnico della letteratura. o Questo emerge soprattutto con il Naturalismo francese e con il Verismo Italiano. o Significa che alcuni movimenti letterari propongono l’idea di una letteratura che diventa una sorta di esperimento di laboratorio. Lo scrittore è come uno scienziato che osserva la realtà che lo circonda e la trasferisce nei suoi romanzi cercando di individuare quelle che sono le leggi che governano la società. Soprattutto Zola si presenta come uno scrittore-scienziato. o Il romanzo deve essere obiettivo, oggettivo, come un esperimento di laboratorio. o Lo scrittore non deve tanto parlare di sé, esprimere i propri sentimenti, la propria visione della vita, ma deve semplicemente osservare e rappresentare la realtà in modo oggettivo.
  • Resistenza alla perdita dell’aureola. o Cioè resistenza al processo di emarginazione dell’artista. o Ci sono diverse manifestazioni di questa resistenza: ▪ Simbolismo ed Estetismo.
  • Il Simbolismo è un movimento letterario che ha alla sua base una concezione della realtà misticheggiante. Lo scrittore afferma che la realtà vera, più profonda è quella che sta al di là delle apparenze, quella che

IL TERMINE REALISMO.

Lo studioso Auerbach ha scritto un saggio intitolato “Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale” in cui ha studiato tutta la produzione realistica, dall’antichità, partendo dai greci (Petronio), passando per il medioevo (Boccaccio) fino al Novecento. Auerbach afferma che il Realismo è una tendenza a rappresentare la realtà in modo fedele, obiettivo e completo; anche le realtà più umili e quotidiane, senza esclusione di particolari. Lo stesso Auerbach fa un’osservazione importante: afferma che elementi di realismo sono sempre stati presenti nella letteratura occidentale, tuttavia la differenza rispetto al realismo dell’Ottocento è che prima si poteva parlare soltanto di manifestazioni irrisorie di realismo, non c’è una vera produzione realista, perché ci sono degli elementi di realismo che sono componenti di un discorso che ha dei significati più ampi, più complessi. Per esempio Dante, nella Commedia ci offre degli esempi di realismo (es. Ciacco, Farinata, il Conte Ugolino) perché presenta dei personaggi che sono tratti dalla realtà storica in cui vivono, ma non si può dire che Dante è un autore realista perché questi sono solo degli episodi, la Commedia è soprattutto un’opera allegorica, simbolica. Si può parlare di realismo solo a partire dall’Ottocento, dal romanticismo, perché la poetica romantica prende le distanze dal classicismo e afferma il principio della autenticità e della spontaneità. Il romantico deve essere autentico, spontaneo, deve rappresentare tutto se stesso in modo autentico e questo vale anche per ciò che sta fuori (autori come Manzoni, Balzac, Stendhal). La produzione realistica, nel periodo del romanticismo, aveva preso due strade: il romanzo storico e il romanzo sociale. La differenza è che in quello storico le vicende sono ambientate in un passato più o meno lontano, il romanzo sociale è contemporaneo. Questa tendenza realistica si accentua nella seconda metà dell’Ottocento, perché sono in atto quelle trasformazioni come lo sviluppo scientifico ecc. Si sente bisogno di un’arte che rappresenti fedelmente tutto quello che sta accadendo, che è qualcosa di nuovo. 24.02. Nella seconda metà dell’Ottocento si intensifica questa componente realistica. I motivi sono legati al contesto storico, sociale ed economico. Il romanticismo un po’ in tutta Europa, quando si avvicina la metà dell’Ottocento, comincia progressivamente a declinare e non più nulla di nuovo da dire. In questo periodo l’attenzione degli scrittori si rivolge verso il romanzo sociale. Quando si parla di Realismo, si intende sia il romanzo storico, sia il romanzo sociale e della contemporaneità. Il romanzo sociale però, ora, ha un elemento nuovo rispetto a quello dell’età romantica. Caratteristiche del romanzo sociale:

  • Romanzo della contemporaneità.
  • Proponeva personaggi verosimili, il lettore doveva avere l’impressione di trovarsi davanti a delle persone in carne ed ossa.
  • Il narratore era rigorosamente eterodiegetico (esterno) e onnisciente (che sa tutto di tutti), dimostra di sapere tutto con l’utilizzo di prolessi e analessi.
  • Nel romanzo sociale della seconda metà dell’Ottocento c’è l’eclissi del narratore onnisciente. o Il narratore tende a scomparire, ad eclissarsi. Gli scrittori propongono quindi un modo di scrivere romanzi per cui il lettore deve avere l’impressione che il romanzo si sia scritto da solo, che non ci sia la mano di un autore. o Il narratore quindi non deve esprimere il suo punto di vista, non deve giudicare i personaggi (diverso quindi dai Promessi Sposi). o C’è una svolta importante a livello di produzione narrativa. I protagonisti di questa svolta sono:
  • In Francia: Flaubert e i naturalisti, in primis Zola.
  • In Russia: Dostoevskij.

2B) LA PRODUZIONE LETTERARIA EUROPEA: LA NARRATIVA REALISTA FRANCESE FLAUBERT,

IL NATURALISMO E ZOLA.

Flaubert. Pag.66- 67 “L’educazione sentimentale” è un romanzo importante perché è uno dei primi romanzi che propone la figura dell’inetto, che sarà protagonista di tanti romanzi della fine dell’Ottocento, inizio del novecento (es. protagonisti dei romanzi di Pirandello e di Svevo). L’educazione sentimentale è la storia di una generazione di giovani velleitari (sogni che non si realizzano) e mediocri, di grandi sogni che si risolvono in amare delusioni, di esistenze grigie, che non approdano ad alcun esito, sullo sfondo delle delusioni politiche del ‘48. L’amore che il protagonista, Frédéric Moreau, un antieroe smarrito e disilluso, nutre per madame Arnoux, una passione che dura tutta la vita senza essere mai appagata, riflette l’esperienza autobiografica di Flaubert stesso, l’amore concepito sin dall'adolescenza per Elisa Schlesinger, la moglie di un uomo volgare. L’altro romanzo famoso dell’autore è “Madame Bovary”, un romanzo molto importante, non solo per il contenuto, ma anche per le soluzioni espressive. Flaubert fa parte di un movimento letterario francese, che è quello del Realismo, di cui lui è il principale esponente. In Francia si avvertiva l'esigenza del realismo, basti pensare a Courbet. Madame Bovary, la vicenda. Pag. Il romanzo è la storia di una ragazza di provincia, Emma Rouault, che ha sposato un ufficiale sanitario, Charles Bovary, uomo di mediocre personalità, ottuso e comune. Emma ha una sensibilità romantica acutissima, esasperata dai libri infaticabilmente da lei divorati sin dall'adolescenza. La vita coniugale grigia e vuota nella cittadina di Tostes, dove il marito esercita la sua professione, contrasta in modo intollerabile coi suoi sogni di una vita lussuosa, aristocratica, segnata da sublimi e romanzesche passioni. Poiché la sua salute ne risente, Charles, senza però neppure sospettare le ragioni del tormento di Emma, decide di trasferirsi altrove, a Yonville l'Abbaye. Anche qui Emma prova un'acuta insofferenza per l'ambiente provinciale, per la gente meschina e ottusa, come il farmacista Homais, democratico ed entusiasta celebratore del progresso, o il reazionario curato Bournisien. L'eroina trova però in Léon, giovane praticante di un notaio, un'anima gemella, un sognatore anch'egli frustrato dall'esistenza di provincia. La loro relazione è del tutto platonica. Ma, partito Léon, Emma ripiomba nella noia e nel disgusto; è così facile preda di un dongiovanni, Rodolphe, ricco proprietario della zona. La relazione è di breve durata. Emma vi proietta tutti i suoi sogni sentimentali ricavati dai romanzi, ma Rodolphe è meschino e brutale, e la delude. Ritrovato Léon, allaccia con lui una relazione, recandosi appositamente a incontrarlo sino a Rouen. Ma subentra ben presto anche qui la delusione. Emma comincia a condurre una vita stravagante e dispendiosa, indebitandosi con l'usuraio Lhereux. Vedendo prossimi la rovina e il disonore, chiede aiuto agli ex amanti, ma invano. La catastrofe precipita con il sequestro giudiziario. Emma prende del veleno e muore dopo atroci e lunghe sofferenze. Charles, sconvolto dalla morte della moglie, della quale, a suo modo, è profondamente innamorato, trascorre ormai la sua vita in solitudine, e muore, con in mano una ciocca di capelli di Emma. Il romanzo si chiude con il trionfo del farmacista Homais, perfetta immagine di stupidità borghese, tronfio e soddisfatto di sé, per aver ricevuto la Legion d'onore,

  • All’inizio il romanzo si concentra su Charles Bovary, vengono raccontate le sue vicende.
  • Poi l’autore si concentra su Emma e alla fine ritorna protagonista Charles. Novità di Madame Bovary dal punto di vista delle soluzioni stilistiche ed espressive.
  • Principio dell'impersonalità. o Ciò che viene narrato non deve esprimere la personalità dell’autore. o È la prima novità di Madame Bovary. o Flaubert afferma: “L’autore deve essere nella sua opera come Dio nell’universo: presente dovunque e non visibile in nessun luogo”. o L’autore c’è ma non si deve vedere, deve essere invisibile e la lettura del romanzo deve dare l’impressione di essersi formato da sé.

Emma oggetto di critica: o Però, per altro verso, soggettivamente è anch'essa partecipe di quella stupidità. I sogni romantici ricavati dai libri si degradano in lei al livello della mediocrità piccolo borghese, si irrigidiscono in luoghi comuni angusti e ridicoli; per cui, sia pur su un altro piano, Emma non è poi sostanzialmente diversa dal campione della mediocrità borghese soddisfatta, il farmacista Homais. Strumento di un'analisi critica di tutta una società e di tutta una mentalità, è al tempo stesso oggetto e vittima di questa analisi implacabile. Il romanticismo degradato e la stupidità dell'ambiente di provincia sono giocati l'uno contro l'altro, in modo che ciascun termine faccia risaltare la negatività dell'altro. (Questo emerge quando Flaubert ricorda le tante letture di Emma, che sono o letture mediocri, dei romanzi che andavano di moda ma non di alto livello, oppure se legge dei grandi autori riesce a degradarli, li abbassa a una mentalità comune). L'atteggiamento dello scrittore verso la sua materia è quindi altamente problematico.

  • Tema del Bovarismo. o Il Bovarismo indica il contrasto tra i sogni e la realtà. o Emma ha tanti sogni che non si riescono a realizzare perché vive in un ambiente che non glielo permette, ma anche perché non ha la possibilità di realizzare questi sogni, però non ci sa rinunciare, per cui finisce con il non sopportare più l’ambiente e il marito. o Il romanzo inoltre è ricco di immagini simboliche come quella della finestra. Madame Bovary è descritta mentre guarda fuori dalla finestra, che è il luogo di passaggio tra l'esterno che rappresenta i sogni di Emma, e l’interno che invece rappresenta la vita quotidiana. Il grigiore della provincia e il sogno della metropoli. Pag. Questo brano è collocato nella prima parte del romanzo, che racconta le vicende di Emma Bovary mentre è a Tostes, dove il marito svolge il mestiere di ufficiale sanitario; la seconda parte si svolge a Yonville, una cittadina sempre della Normandia, dove lei si lega a Leon anche se all’inizio è solo un amore platonico, poi c’è il rapporto con Rodolphe, un nobile che però al momento di fuggire con lei si tira indietro inviandole un cesto di albicocche con dentro una lettera. La terza parte invece è quella che porta poi alla tragica conclusione; ritrova Leon, ma anche lui la abbandona e lei presa dalla disperazione decide di suicidarsi. Questo è l’ultimo capitolo della prima parte. Da poco c’è stato il matrimonio, ma Madame Bovary è già stanca del rapporto con Charles, tra l’altro poco prima è avvenuto un fatto che ha segnato la vita di Emma, cioè il ballo a Vaubyessard dove Emma fa esperienza del mondo aristocratico e ne resta affascinata; qui balla con un Visconte, lo stesso che probabilmente ha perso una tabacchiera che lei ritrova mentre torna a casa e diventa per lei lo strumento per poter ricordare questa esperienza. Dopo il ballo lei non riesce più ad adattarsi alla vita quotidiana e tutta la prima parte di questo brano è una specie di sogno di Emma che si immagina la vita di Parigi. A questo mondo dei sogni si contrappone poi la realtà quotidiana, madame Bovary infatti sente arrivare il mozzo di stalla. Più avanti emerge di nuovo questa insofferenza per la vita quotidiana, soprattutto perché lei pensava che il Marchese d’Andervilliers avrebbe invitato ancora Charles nel suo castello ma così non è stato. “Dopo quella delusione, il suo cuore restò nuovamente vuoto, e ricominciò allora la serie monotona delle giornate. Si sarebbero dunque, ormai, susseguite così, sempre uguali, innumerevoli, senza apportar nulla di nuovo! Le altre esistenze, per piatte che fossero, avevano almeno la probabilità di un evento imprevisto. Un'avventura provocava talvolta infinite peripezie, e la scena cambiava. Ma a lei non accadeva nulla, Dio aveva voluto così. L'avvenire era un corridoio nero, con in fondo una porta sprangata.”
  • Questo è anche un brano esemplare della focalizzazione interna (“Com’era Parigi? Che nome smisurato”) e del discorso indiretto libero.
  • Poi c’è anche il narratore eterodiegetico che interviene brevemente (“Emma se lo ripeteva sottovoce, con piacere.”).
  • Poi di nuovo la focalizzazione interna (“Domani saranno laggiù”) il narratore si cala nel personaggio e riporta quello che sente Emma.
  • Nella focalizzazione interna c’è anche il discorso libero (“Era quello il valletto in calzoni corti di cui bisognava contentarsi!”) questo è quello che Emma pensava. IL NATURALISMO FRANCESE. Pag. Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘90 dell’Ottocento in Francia domina il naturalismo, anche se poi si sovrappone anche ad altre esperienze letterarie, come il Decadentismo e il Simbolismo. I principali esponenti sono: Zola, i due fratelli De Goncourt e Maupassant; Huysmans all’inizio era un naturalista, ma poi pubblica un romanzo decadente. La poetica del naturalismo. Il termine Naturalismo è stato introdotto da un critico letterario di nome Hippolyte Taine, che in un suo saggio su Balzac del 1858 indicava con il naturalismo la nuova arte. Il retroterra filosofico del naturalismo francese è la filosofia positivistica. Per quanto riguarda invece i modelli letterari, i naturalisti si rifanno a Balzac e a Flaubert. Il naturalismo riprende quindi il discorso del romanzo sociale che era iniziato nell’epoca romantica e che era stato portato avanti da Flaubert, anche se poi il romanzo naturalistico è diverso. Per ricostruire la poetica del naturalismo bisogna attingere a una serie di testi, che sono o dei saggi letterari, o prefazioni di romanzi, o articoli di giornale, che permettono di ricostruire quella che è la poetica del naturalismo. HIPPOLYTE TAINE. Lui non è un romanziere, è un teorico del naturalismo, nelle sue opere ha delineato come deve essere la nuova arte naturalistica, come va scritto un romanzo naturalistico. Lui ha scritto:
  • “Introduzione alla storia della letteratura inglese” (1863)
  • “Filosofia dell’arte” (1865) Il pensiero di Taine è un pensiero rigorosamente materialistico e deterministico.
  • Il Determinismo è una dottrina filosofica secondo la quale tutto ciò che esiste o accade, compresa la volontà umana, è determinato in modo rigorosamente causale da eventi precedenti, oppure dal contesto in cui si colloca. Di conseguenza il libero arbitrio è un’illusione e nell’agire umano tutto viene predeterminato da una ferrea sequenza di cause ed effetti. Taine riteneva che il comportamento di ogni individuo, ma anche il suo modo di pensare, le sue passioni, i suoi pensieri, avessero cause organiche, fisiologiche (per lui non c’è spirito) e sono determinati dall’ambiente esterno e dal contesto storico. Taine è famoso per aver detto che ci sono tre fattori che determinano l’uomo: la razza, l’ambiente sociale e il momento storico. Allora si riteneva che certe malattie nervose ecc, fossero trasmesse ereditariamente (razza); es. Germinal di Zola, dietro al romanzo c’è questo pensiero, gli operai si comportano in un determinato modo perché sono influenzati necessariamente dall’ambiente in cui vivono, dal contesto storico (sviluppo industriale, che guarda solo al profitto) e anche a causa della razza, infatti Etienne, il protagonista, manifesta delle patologie, è facilmente irascibile, ha degli scatti di violenza, perché questo gli è stato trasmesso dai genitori, che erano degli alcolizzati (Zola scrive un ciclo di romanzi e nei romanzi precedenti si raccontava la vicenda dei genitori, che erano proletari, alcolizzati ecc.). Viene fuori un concetto di uomo per cui è determinato da una serie di fattori. Se Taine ha una concezione di questo tipo lui ritiene che l’arte, soprattutto la narrativa, da un lato sia anch'essa il frutto di questi elementi esterni, perciò anche l'arte dipende dal contesto storico, sociale ecc., ma poi l’arte non deve fare altro che descrivere, in modo oggettivo, quello che circonda l’autore, deve mettere in evidenza come i tre elementi di prima influenzano il comportamento dell’uomo.

13 Perché mai dunque l'abbiamo scritto? Proprio solo per offendere il lettore e scandalizzare i suoi gusti? Vivendo nel diciannovesimo secolo, in un'epoca di suffragio universale, di democrazia, di liberalismo, ci siamo chiesti se le cosiddette «classi inferiori» non abbiano diritto al Romanzo; se questo mondo sotto un mondo, il popolo, debba restare sotto il peso del «vietato» letterario e del disdegno degli autori che sino ad ora non hanno mai parlato dell'anima e del cuore che il popolo può avere. Ci siamo chiesti se possano ancora esistere, per lo scrittore e per il lettore, in questi anni d'uguaglianza che viviamo, classi indegne, infelicità troppo terrene, drammi troppo mal recitati, catastrofi d'un terrore troppo poco nobile. Ci ha presi la curiosità di sapere se questa forma convenzionale di una Ietteratura dimenticata e di una società scomparsa, la Tragedia, sia definitivamente morta; se, in un paese senza caste e senza aristocrazia legale, le miserie degli umili e dei poveri possano parlare all'interesse, all'emozione, alla pietà, tanto quanto le miserie dei grandi e dei ricchi; se, in una parola, le lacrime che si piangono in basso possano far piangere come 28 quelle che si piangono in alto.

  • Seconda sequenza. La volontà di operare un ampliamento del campo di azione del genere del romanzo.
  • Gli scrittori sono consapevoli di vivere in un’epoca di grandi cambiamenti, soprattutto dal punto di vista sociale e politico, un’epoca di suffragio universale, di democrazia, di liberalismo, si iniziava a pensare di dare la possibilità di votare a tutti ecc. Perciò in un’epoca come questa in cui le classi inferiori cominciano a far sentire la loro voce e aspirano a una società più giusta i due scrittori vogliono che il romanzo si occupi anche di loro.
  • Il discorso implicito è che la letteratura finora si è occupato soprattutto delle classi alte, i protagonisti dei romanzi erano esponenti delle classi agiate, dell’alta borghesia, dell’aristocrazia. Ora invece anche il popolo, inteso come i ceti inferiori, ha diritto alla sua letteratura.
  • Citano la Tragedia perché rappresentava un genere letterario capace di suscitare grandi emozioni per le vicende raccontate, ma i protagonisti della tragedia erano personaggi appartenenti ai ceti alti o comunque personaggi eroici, mitologici. Il romanzo quindi deve suscitare interesse, emozione nel pubblico però raccontando vicende dei ceti più umili in modo serio e non comico. (Continua la riflessione avviata dai romantici sulla questione degli stili).
  • I naturalisti hanno alle spalle i grandi scrittori del romanticismo e del realismo come Balzac, Stendhal, Flaubert, ma questi pretendevano di offrire al pubblico di lettori un affresco di tutta la società francese, in tutte le sue componenti e nei loro romanzi comparivano già dei personaggi appartenenti alle classi basse (operai, cameriere ecc.) ma questi avevano una funzione secondaria, nonostante quello che veniva proclamato, il romanzo romantico, sociale, si concentrava soprattutto sulla classe medio-alta, dalla borghesia in su, le altre erano figure di secondo piano. Per i naturalisti invece i ceti inferiori sono i protagonisti. 29 Queste meditazioni ci hanno indotto a tentare l'umile romanzo di Suor Philomène, nel 1861; e adesso ci inducono a pubblicare Le due vite di Germinie Lacerteux. Ed ora, questo libro venga pure calunniato: poco c'importa. Oggi che il Romanzo si allarga e ingrandisce, e comincia ad essere la grande forma seria, appassionata, viva, dello studio letterario e della ricerca sociale, oggi che esso diventa, attraverso l'analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, oggi che il Romanzo s'è imposto gli studi e i compiti della scienza, può rivendicarne la libertà e l'indipendenza. Ricerchi dunque l'Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia vedere alla gente della buona società quello che le dame di carità hanno il coraggio di vedere, quello che una volta le regine facevano sfiorare appena con gli occhi, negli ospizi, ai loro figli: la sofferenza umana, presente e viva, che insegna la carità; il Romanzo abbia quella religione, che il secolo scorso chiamava con il nome largo e vasto di Umanità; basterà questa 41 coscienza: ecco il suo diritto.
  • Ultima sequenza. L’attribuzione al romanzo del rigore metodologico della scienza al romanzo. o Il romanzo deve essere scientifico come diceva già Taine.

o Nella prima sequenza viene detto che questo è un romanzo vero e questa è la clinica dell’Amore, loro vogliono offrire un caso clinico: la patologia di questa donna che viene analizzata con rigore scientifico, perciò vengono usate le tecniche della rinuncia al narratore onnisciente e l’applicazione della poetica dell’impersonalità.

  • Il secondo elemento che contiene è che questi romanzi, che possono non piacere, hanno il compito di rendere consapevole il pubblico della sofferenza umana, presente e viva. o Il romanzo deve avere la funzione delle dame di carità, che erano delle donne che facevano parte di associazioni di carattere umanitario; oppure la funzione che avevano una volta le regine, che mostravano ai loro figli la gente negli ospizi per far capire la gente che avrebbero dovuto governare. ÉMILE ZOLA pag. 76 Zola è stato un importante scrittore francese ma anche il “capo” del Naturalismo. Zola è un cognome di origine Italiana, perché il padre erano un Italiano emigrato in Francia. È nato a Parigi nel 1840, esordisce con il romanzo “Thérèse Raquin” nel 1867 impostandolo già su basi scientifiche. Poi concepisce un grande ciclo di romanzi i “Rougon-Macquart”. All’interno di questo ciclo i più importanti sono: L’“Assommoir” (l’ammazzatoio, che è la taverna dove andavano a bere); “Germinal” sulla vita nelle miniere; “La bestia umana” che è il treno, è un romanzo ambientato nel mondo della ferrovia. Questi romanzi gli danno grande fama e lui viene visto come il caposcuola indiscusso dei naturalisti. Lui aveva una villa a Médan, vicino a Parigi, dove invita Maupassant e anche Huysmans. Nel 1880 pubblica “Il romanzo sperimentale” che è una specie di trattato sul romanzo che viene equiparato a un esperimento scientifico. Zola è stato anche un esponente di spicco degli intellettuali socialisti, alla fine dell’Ottocento ormai il socialismo è presente in Francia e gli ambienti socialisti vengono in contrasto con altre forze politiche. Lui viene coinvolto nell’affare dell’“affare Dreyfus” che è un ufficiale dell’esercito francese che però è di origine ebraica e viene accusato falsamente di spionaggio, lo vogliono condannare a tutti i costi soprattutto perché è ebreo. Inizia a emerge l’antisemitismo. In Francia c’erano partiti di estrema destra che accusavano gli ebrei ingiustamente. Alla fine viene dimostrata l’innocenza di questo ufficiale, ma perde il posto nell’esercito. Quando questo ufficiale è stato condannato per la prima volta, Zola lo difese e scrisse su un giornale socialista un attacco durissimo contro le gerarchie dell’esercito francese “J’accuse”. Probabilmente questa è la causa della sua morte; infatti viene trovato morto nel 1902 asfissiato dalle esalazioni di una stufa. La poetica di Zola. Pag. Zola si rifà alle idee del fisiologo Claude Bernard, sostiene quindi che il metodo sperimentale delle scienze, applicato in un primo tempo ai corpi inanimati (chimica, fisica), poi ai corpi viventi (fisiologia), deve essere ora applicato anche alla sfera “spirituale”, agli atti intellettuali e passionali dell’uomo.
  • Perciò bisogna applicare il metodo scientifico anche a tutto ciò che prima si riteneva spirituale, quindi all’analisi dei sentimenti, delle passioni, del comportamento dell’uomo ecc. Di conseguenza la letteratura e la filosofia, che hanno come oggetto di indagine proprio tali atti, devono entrare a far parte delle scienze, adottando il metodo sperimentale.
  • Il romanzo diventa il resoconto di un'esperienza scientifica.
  • Il romanziere dopo aver studiato la realtà che vuole raccontare deve semplicemente riportare quello che vede, deve avere il carattere oggettivo, questo implica ovviamente la scomparsa del narratore onnisciente. Grazie a questo il romanzo può permettere di mettere in evidenza le leggi che regolano la vita passionale e intellettuale dell’uomo
  • Cioè bisogna far emergere quelle leggi universali che dominano il comportamento dell’uomo soprattutto nella sfera spirituale.