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SOCIOLOGIA:
LEZIONE 04/10/
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Libro: “La moda della vacanza”
—> sguardo del viaggiatore d’altri tempi 1862 (concetto sociologico, scienza
che si occupa di analizzare il cambiamento): Tornando da un viaggio che , a
metà del 1862, l’aveva condotto fino in Persia, il viaggiatore confronta di
muodi di viaggiare (carrozza-treno). Nella sua ideologia non trova di suo
gradimento il viaggio tramite treno “si viaggia più in fretta ma non si vede
nulla”, riflessione sul cambiamento di viaggiare, perdita di autenticità.
Concetti chiave: percorso evolutivo tocca il viaggio ed il turismo
sostanziale.
Il mutamento principale, da tenere in grande considerazione è quello relativo
alla progressiva democratizzazione del viaggio e del turismo: un percorso
che inizia già nella fase settecentesca del turismo.
La democratizzazione è infatti un passaggio chiave che trasforma sia il
viaggio che il turismo da una pratica di tipo elitario ad una sempre più
largamente diffusa.
Un altro tema di analisi lo offre lo sviluppo delle attività imprenditoriali
indispensabili per rendere possibili sia i viaggi che i soggiorni dei turisti:
trasporti, strutture ricettive ed imprese di viaggio.
Tenendo conto di questo cambiamento, il corso intende poi soffermarsi ad
analizzare le principali problematiche del turismo moderno ponendo una
particolare attenzione al tema delle tipologie di turismo in rapporto alle
diverse destinazioni turistiche. Nel corso delle lezioni sarà poi dato anche
spazio al tema dell'impatto sociale del turismo sui territori e sulle popolazioni
che ricevono i flussi. La riflessione riguarderà, in particolar modo, le
problematiche legate alla perdita dell'autenticità dei territori interessati dal
processo di crescita del turismo.
Determinante risulterà poi l'attenzione rivolta alla funzione delle strutture
ricettive, a partire da quelle di alto livello, in qualità di altori chiave dello
sviluppo del viaggio e delle destinazioni turistiche.
Gli alberghi sono infatti da considerare come degli attori basilari del
processo di costruzione, organizzazione e valorizzazione di un territorio nel
momento in cui viene avviato il processo di trasformazione che ne farà una
destinazione turistica.
Fattori di spinta:
Fattore di natura economica
-Riguarda il reddito a disposizione dei potenziali turisti.
-Il viaggio ed il turismo, per potersi sviluppare, hanno la necessità di essere
praticati da persone caratterizzate da una buona disponibilità economica.
Una ricchezza maggiormente diffusa inizia ad aversi dopo la Prima
rivoluzione industriale. L'aumento del benessere caratterizza poi le vicende
storiche europee fino al Secondo dopoguerra.
Fattore di natura sociale
-Riguarda la fondamentale conquista del tempo libero da parte dei singoli e
dei gruppi.
-La disponibilità di tempo libero è un fattore determinante per l'incremento
delle pratiche di tipo turistico che sono legate alla disponibilità di tempo da
dedicare ad attività relative all'ozio.
Fattore di natura culturale
-Riguarda le trasformazioni, come quelle delle cure mediche, che influenzano
la scelta di una pratica turistica.
-Nell’evoluzione del turismo l'approccio dei singoli e dei gruppi al viaggio ed
al turismo cambia infatti in rapporto alle variazioni del contesto culturale di
riferimento.
- Il turismo è un fenomeno non solo di natura sociologica ed economica, ma
anche di natura spaziale dato che riguarda l'urbanistica e, più in generale, la
trasformazione di un territorio.
- Il turismo è quindi "invasivo" sotto l'aspetto della sua pianificazione
ambientale.
- Il turismo si manifesta infatti con delle incursioni sul territorio che sono di
diversa intensità: l'esempio iniziale di queste incursioni sul territorio lo
fornisce la costruzione di un albergo.
FASI DEL TURISMO
L'evoluzione del turismo può essere sudduvisa cronologicamente in quattro
grandi periodi.
- Prototurismo → precede il turismo vero e proprio. Inizia dalle origini del
viaggio (antico Egitto, età romana, medioevo...) ed arriva fino alla metà del
Settecento. In questa fase non ci sono i veri e proprio turisti, c’è sicuramnete
gente che viaggia.
- Turismo moderno → E' la fase in cui il turismo si definisce come azione
fine a sé stessa. Inizia con la Rivoluzione industriale per esaurirsi con la
Seconda guerra mondiale.
- Turismo di massa → E' la fase della democratizzazione del turismo. Inizia
con il boom economico del Secondo dopoguerra. Non esiste una vera e
all'impatto sul territorio é il TURISMO MODERNO. Quel turismo ridotto non ancora di massa ma un numero di turistici crescente. Presenza sempre di un fenomeno elitario che a livello sociologico é in crescita. A livello economico capire come si definisce il concetto di impresa turistica o impresa di viaggio, esse si definiscono nelle aree che progressivamente iniziano ad accogliere turisti, in quelle localita che diventano turistiche. Quel momento in cui si hanno le prime imprese turistiche, la prima é il GRANDE ALBERGO. Se parlo di turisti devi aver quelle persone che si fermano in quel luogo deve aver e dunque una struttura dunque il primo tipo di impresa e un aspetto ricettivo la cosiddetta ospitalità che non viene aperta per accogliere i generici viaggiatori ma proprio coloro che sono turisti (chi viaggia per finalità diverse). Indicatore importante avere imprese turistiche utile per fornire servizi ai cosiddetti turisti. In queste località turistiche ci sono le nuove professioni (700 turismo moderno) legato ai viaggiatori e villeggianti (chi soggiorno per più tempo anche nello stesso posto), basti pensare alla guida turistica o interpreti. Abbiamo due nuove imprese di viaggio che si definiscono per turismo moderno, oltre a l'ospitalità e trasporti che c era già prima, qua di nuovo si ha solo una evoluzione di esso dunque strutture più mirate ai turisti. Un concetto nuovo invece di impresa é il TOUR OPERATOR. Ovvero chi viaggia fa delle soste e visita qualcosa ha bisogno di esperti dunque. Il tour operator costruisce dunque quel PACCHETTO DI VIAGGIO che mette insieme tutto, ecco che se voglio viaggiare c'è questa impresa che mi offre tutto Si inventano strategie per creare quei territorio come destinazione. Nel turismo moderno nascono quelle località turistiche (località termale). Vengono così posti dove andare a soggiornare, alcuni luoghi e spazi diventano turistici. Il turismo moderno finisce tra le due guerre, nella seconda guerra mondiale si ferma un po', 1939 data conclusiva. Nella seconda metà del 900, dopo seconda guerra mondiale abbiamo il TURISMO DI MASSA. Il moderno era evoluzione é la riforma del pre turismo, questo di massa al contrario è un periodo di rottura sia dal punto di vista sociologico e economico. Quali sono gli indicatori del turismo di massa? Turismo di alto consumo, col turismo di massa tutti possono viaggiare e andare al mare e muoversi, dunque un obbiettivo è la conquista del tempo libero. Il primo indicatore è la DEMOCRATIZZAZIONE Il turismo di massa si caratterizza, strumento che servono per chi ha l'automobile di spostarsi. L'auto é fondamentale accanto ad essa c'è l'aereo, esso diventa sempre più accessibile (l'aereo per turismo é volo charter), si parla per turista bus e volo noleggiato dal tour operator (charter). L'aviazione si sviluppa dopo la seconda guerra mondiale ma sia sa che è un mezzo d'élite, in chiave turistica funge dall'essere poco fruibile, diventa di chiave turistico poi grande al tour operator quando lo inserisce in un pacchetto turistico. Il turismo di massa aumenta l'impatto economico del turismo, qua si capisce cosa porta a livello sociologico e economico, ecco che diventa un mono prodotto turistico é ciò che offre solo una destinazione (mare). Verso quelle località che non era magari turistiche prima. I tour operator offrono dunque destinazione muove e
così creano espansioni geografiche grazie ai voli charter (aeroporti turistici), i tour operator fanno sì che il turismo diventi globale che si espanda, grazie ad esso può andare in vacanza. Col turismo di massa DEMOCRATIZZAZIONE, STANDARDIZZAZIONE DEL PRODOTTO e IMPATTO ECONOMICO DEL TURISMO FORTE SUL TERRITORIO. Si crea col turismo di massa nasce la sociologia economica turistica. Turismo post moderno la chiave é l'esperienza, si intende col termine ESPERIENZA, cataloghi di diverso sbocco di esperienze ha un ventaglio molto ampio. Non render quel posto standardizzato uno si personalizza la sua postazione, voglio un esperienza fatta su misura, costruita attorno al viaggiatore. L'elemento chiave dunque ciò che deve fare un albergo o impresa deve differenziare dunque i servizi offerti (lo scelgo io non uguale a tutti), differenziare quel prodotto). Proposte esperienzale o personalizzate: posso vivere diverse esperienze. Ho una vacanza o esperienza che io faccio in periodi diversi dell'anno. Esso è caratterizzato dalle ferie estive. Fai qualche pernottamento, e vai di più frequente in quella destinazione. viaggio: L'idea di viaggio cambia molto, il viaggio che diventa quel viaggio fine a se stesso. Il viaggiatore c'è, per esempio possiamo pensare a Marco Polo non è turista lui, viaggia con i suoi zii va nel mediterraneo é letteralmente un mercante lui, quel viaggio che descrive, quel viaggio per cercare nuovi mercati e nuovi scambi. Abbiamo poi il soldato, mercenario che viaggiano ( realizzano strade per spostare merci). Chi viaggia controvoglia come gli schiavi. Altro motivo di spinta del viaggio che è quello di natura religiosa: il pellegrino é chi si mette in viaggio, la finalità della fede, di raggiungere quei luoghi santi (via francigena, Santiago), anche qui se oggi il pellegrinaggio rientra nel turismo religioso fino all'età moderata non era un turismo era un viaggio sostenuto da natura religiosa. Quando cambia tutto é con il GRAN TOUR: diventa quel viaggio che ha delle finalità non pratiche, quello che arriva a Roma per motivi religiosi, viaggio come mai diciamo oggi viaggio legato al desiderio di conoscere posti nuovi e fare esperienze nuove. Raggiunge l'ltalia per conoscere l'arte e Roma del mondo classico, Il viaggio ha uno schema molto semplice: ARRIVARE .Altro aspetto SOGGIORNARE,OSPITALITÀ, l'essere accolti. Albergo non solo funzione pratica ma diventa attrattore anche (gran hotel di Rimini non solo struttura ma anche far arrivare i turisti). Nel viaggio hanno una funzione importante le imprese di viaggio: agenzia di viaggio e tour operator. Il gran tour: E un viaggio che ha come finalità la conoscenza, formazione ma non va dimenticato il piacere personale. Creare una certa soddisfazione. Il soggiorno di oggi nasce col gran tour. Il gran tour introduce modiche nell'idea di viaggio. Il fenomeno del gran tour l'evento conclusivo e con l'Europa napoleonica prima decenni dell'800. Non è che non ci sono persone che non fanno il gran tour, ma all'esperienza classica del gran tour cambia che è il cosiddetto il viaggio in oriente: il gran tour segue una traiettoria geografica va verso sud, certo l'Italia è sempre
- Il vetturino costruisce una sorta di pacchetto di viaggio perché si mette d'accordo con i locandieri e concorda quindi con il loro il prezzo in anticipo.
- Garantisce al viaggiatore il posto per la sosta dato che uno dei rischi dei viaggiatori del Grand Tour è proprio quello di trovare la locanda completa. I tipi di viaggiatore:
- viaggiatore benestante/aristoeratico che si munisce di una carrozza e la usa in modo individuale:
- viaggiatore che si serve delle vetture in servizio pubblico che, però, sono molto lente e scomode;
- viaggiatore intermedio che si serve del vetturino. E' un viaggiatore non cosi povero, ma nemmeno così ricco, da potersi permettere la carrozza solo per lui. L’ospitalità:
- Il primo motivo d'interesse lo fornisce, naturalmente, l'attenzione alle condizioni dell'ospitalità a pagamento: ambiente, arredamento e relativa pulizia, quest’ultima piu assente che presente.
- Si tratta perciò, in tanti casi, di uno sguardo d'insieme che rivela, con molta frequenza, un'impressione sconfortante riportata poi sui resoconti di viaggio.
- «Quella notte la passammo in un posto che si chiama Radicofani, un villaggio e una fortezza sulla sommità di un monte molto alto. La locanda è situata più in basso rispetto alla città. E' stata costruita a spese dell'ultimo granduca di Toscana: è molto grande, molto fredda e scomoda. Ci si potrebbe immaginare che sia stata progettata in modo da esser molto fresca, anche se à così in alto che perfino in piena estate un viaggiatore sarebbe contento di avere del fuoco in camera. Ma pochi locali, per non dire nessuno, hanno il caminetto e non c'è letto con cortine o baldacchino in tutta la casa» (1765).
- Tobias Smollett, Viaggio attraverso l'Italia. Disavventure, pregiudisi e fugaci consolazioni di un romanziere scossese nel bel Paese, Nutrimenti, Roma, 2003 (trad. ital. P. Saitto-Bernucci e P. Spadaccini), p. 57. Il cibo:
- Il secondo motivo, altrettanto prosaico e generatore dello stesso sconforto, lo offre invece quanto, dal vino al pane, compare su tavoli che, inoltre, non sono sempre lindi.
- Le guide consigliano ai viaggiatori di portarsi le posate, mentre l'incontro con il cibo e la cucina locale risulta spesso problematico.
- Condizioni igieniche, qualità del cibo e del servizio sono i dati che suscitano le lamentele dei viaggiatori a partire dalle stazioni di posta.
- Di fronte a queste situazioni, la penna dei viaggiatori non può quindi mancare di fornire delle informazioni sul cibo dando così dei ragguagli qualitative e quantitativi. IL VIAGGIO IN ITALIA DI GIOVANNI BATTISTA BALBIS:
- Il figlio di Spirito Giuseppe Balbis e Giovanna Battisti viene alla luce, a Moretta nella provincia sabauda di Saluzzo, il 17 novembre 1765.
- Conelusi i primi studi a Moretta, Giovanni Battista si trasferisce a Torino dove, al Collegio delle Province, prosegue gli studi di Filosolia e Medicina laureandosi, in quest'ultima disciplina, nel 1786, per poi essere proclamato, nel 1788, dottore del Collegio di Medicina ed iniziare poi la sua carriera di docente universitario. Voyage médical:
- Un itinerario di studio e formazione medica che, dai luoghi visitati, a partire dagli ospedali per proseguire con i manicomi, ha la finalità di osservare lo stato della pratica dell'arte salutare in un territorio pii o meno vasto.
- Accanto alla competenza del medico ed all'osservazione diretta, il meccanismo del voyage médical si fonda sull'interazione costante con gli altri medici attivi nelle realtà visitate.
- Lo sguardo del medico in viaggio non tralascia poi, in diversi casi, di porre attenzione alle annotazioni relative al contesto più generale soffermandosi anche sugli aspetti del viaggio materiale.
- Il punto di forza di tale indagine che, lo ricordiamo, è quasi sempre condotta senza usare metodi statistici, ma fondandosi sulla capacità d'osservazione del medico, è quello di fornire un punto di vista sul territorio frutto della testimonianza lasciata dal viaggiatore.
- Partito da Torino nel dicembre 1792, Giovanni Battista Balbis trascorre l'inverno a Pavia. Il suo viaggio in Italia vero e proprio inizia però nella primavera del 1793.
- Dopo una sosta a Piacenza, l'Il aprile 1793, egli raggiunge Parma. Tappa successiva dell'itinerario e Modena a cui segue, il 15 aprile, Bologna.
- Un lungo cammino attraverso lo Stato pontificio, con una significativa sosta ad Ancona, conduce poi il Botanico ad affacciarsi, il 30 aprile, sulla Citta Eterna.
- Nella Roma di Pio VI, ospite dello zio Agostiniano, Balbis rimane per tutto il mese di maggio. In seguito, affrontando un viaggio non privo di difficoltà, si reca nel Regno di Napoli. LE DOGANE:
- Un'interpretazione comune, soltoseritta naturalmente da Giovanni Battista Balbis, ritiene le vessazioni doganali una vera e propria piaga il cui unico risultato consiste nel frenare il diffondersi della possibilità di viaggiare.
- Un'idea di fondo accompagna quindi l'evolversi del viaggio moderno derivato dalla visione cosmopolita dei Lumi: la facilità con cui gli spostamenti dei viaggiatori devono potersi fare senza subire le vessazioni doganali.
- La maggior mobilità personale avrebbe infatti reso possibile un ampliamento, una democratizzazione, della pratica del viaggio intesa però sempre come un'occasione formativa più che come un'attività ludica fine a sé stessa.
- "Talvolta le dogane si rivelano delle vere e proprie quarantene di terra, con le loro soste forzose e i non infrequenti soprusi nei confronti dei viaggiatori. Considerata la frammentazione politica, l'Italia o la Germania settecentesca e ottocentesca, sono i paesi che maggiormente angustiano i viaggiatori".
quanto basta (…)». Sociologia del turismo:
- Il turismo di massa ha un forte impatto sul territorio e sulle comunità locali che accolgono i taristi. Tale impatto può essere spesso di tipo negativo.
- La presenza continuativa dei turisti genera dei cambiamenti, non sempre positivi, all'interuo della comunità locale che li accoglie.
- Il rurismo di massa è quindi un tarismo di tipo invasivo che consuma le risorse ambientali dando generano cosi un forte impatto sui territori coinvolti.
- L'impatto del turismo non è perciò solo economico, ma anche sociale.
- La sociologia del turismo si occupa di studiare l'impatto socio-culturale del turismo su un territorio nel momento in cui esso diventa una destinazione turistica.
- I turisti che arrivano, in modo costante e continuativo, sono infatti gli attori che producono, nella comunita locale che li accoglie, dei meccanismi di cambiamento. Indicatori del cambiamento sociale sono:
- Comportamenti.
- Organizzazione delle attività all'interno di una comunità di riferimento.
- Dincidenza sulle tradizioni locali.
- Sicurezza.
- La presenza di comportamenti che vengono definiti come "devianti" (droga, alcolismo, prostituzione)
- La variazione della qualità della vita.
- Alcuni fattori importanti per definire l'impatto sociale del turismo sono così riassumibili.
- La distanza economica presente tra i turisti e la popolazione residente.
- La distanza culturale, religione, tradizioni, usi e costumi, esistente tra turisti e popolazione.
- La dimensione storica assunta dal turismo in un territorio. Quest ultima è testimoniata, ad esempio, dalla presenza o meno, in loco, di alberghi storici.
- Ogni destinazione ha infatti una sua storia turistica che inizia in periodi diversi.
- Se i turisti sono presenti da lungo tempo. l'impatto sociale è avvenuto in modo più lento e meno invasivo.
- Se invece i turisti si manifestano, in modo improvviso, in realtà che non li hanno mai accolti l'impatto sociale e territoriale è più traumatico. Effetto dimostrativo:
- L'effetto dimostrativo si presenta sotto diversi aspetti.
- Nel primo caso si ha nel momento in coi i turisti hanno una evidente superiorità economica rispetto alla popolazione residente.
- Per tale motivo sono messe a disposizione dei turisti delle attrezzature riservate (spiaggia privata) o delle residenze di lusso.
- Alcuni spazi, come i litorali, sono spesso sottratti all'uso libero da parte dei locali per divenire degli spazi regolamentati, interdetti ai locali oppure con accesso a pagamento.
- Nel secondo caso, si ha in una comunità dove si crea un gruppo sociale privilegiato, o dominante, la cui crescita è legata ai proventi derivati dall'attività turistica. Individui o gruppi che hanno investito per primi e che gestiscono delle attività turistiche diventano quindi le figure di riferimento del territorio: nuovi leader sociali, economici e politici che modificano l'organizzazione sociale precedente.
- Nel terzo caso si registra una forte attrattività da parte delle zone che sono interessate dalle attività turistiche.
- Entrare a lavorare nel settore turistico assume infatti un forte elemento di attrattività per chi aspira ad un lavoro migliore.
- Si creano dei fenomeni ben visibili di mobilita sociale.
- Grazie all'arricchimento derivante dalla partecipazione all'attività turistica, una persona cambia stile di vita (passaggio dall'attività del settore primario come pesca o agricoltura al settore terziario dei servizi per i turisti).
- Possiamo quindi parlare di mobilità ascendente dato che lavorare nella attività legate al turismo diventa un "Ascensore sociale".
- Il fenomeno è più evidente nei contesti territoriali in cui si registra una distanza economica tra turisti e residenti più elevata.
- Emigrazione verso le zone turistiche per cercare lavoro. Il turismo agisce come un fattore di spinta per generare una forte mobilità sociale di natura geografica che rivoluziona quindi il settore produttivo di un territorio.
- Si arriva cosi al monoprodotto: l'economia territoriale si basa solo più sul settore turistico.
- Se il turismo va in crisi (cause naturali, politiche, guerre) l'attività produttiva viene fortemente rallentata o bloccata con conseguenti ricadute economiche e sociali sulla popolazione locale.
- Aspetti del cambiamento.
- In una cultura tradizionale si passa dalle attività tradizionali (agricoltura) a delle attività turistiche (servizi vari).
- Sul settore turistico ricadono perciò sia le aspettative che l'interesse di molti.
- Di conseguenza anche il prestigio sociale si trasferisce dalle attività tradizionali a quelle turistiche.
- La Cultura della vacanza" finisce per sostituirsi alla Caltura tradizionale".
- I comportamenti dei turisti e dei residenti tendono ad assimilarsi.
- Le tradizioni locali non sono più reali dato che sono spesso preservate solo ad uso e consumo esclusivo dei turisti (artigianato, aspetti folkloristici).
- Gli individui. anche nella loro vita quotidiana, adottano dei modelli di comportamenti totalmente diversi dai propri (comunemente chiamati comportamenti di stile occidentale se ci riferiamo ad aree geografiche più lontane).
- Fonti secondarie. Chi studia l'impatto socio culturale non sempre ha i mezzi economici e gli strumenti necessari per analizzare il fenomeno turistico costruendosi le fonti primarie.
- Il ricercatore può quindi fare riferimento alle fonti secondarie che sono costituite dai dati raccolti da enti ed istituzioni relativi a diversi aspetti: presenze, occupazione, criminalità.
- Può trattarsi di: statistiche, articoli, interviste.
- Si tratta di un materiale di solito facilmente reperibile, ma che non è stato appositamente pensato per un determinato tipo di ricerca turistica.
- La ricerca può ricorrere ad entrambi i tipi di fonti disponibili. Turismo diffuso:
- Non si creano grandi concentrazioni di turisti (non ci sono zone sovraffollate). Gli insediamenti per i turisti sono infatti sparsi sul territorio.
- Questo tipo di rapporto tra il turismo e il territorio presenta però dei costi sociali ed ambientali di diverso livello.
- Il contatto con i turisti crea infatti della attività imprenditoriali stimolando quindi lo sviluppo di un'economia dinamica e innovativa. Turismo ad enclave:
- Ciò che caratterizza il modello ad enclave è lo sviluppo territoriale del turismo basato sul principio della netta separazione fra i residenti ed i turisti.
- Questo modello di sviluppo permette di ridurre al minimo i costi sociali e ambientali del turismo.
- Tutti i miglioramenti apportati (modernizzazione delle infrastrutture)sono però rivolti prevalentemente ai turisti risultando così accessibili solo in minima parte alla popolazione locale. Il Grand Tour dell’Oriente:
- Come tramite tra il mondo europeo e quello orientale si pongono i viaggiatori in oriente: gli eredi diretti della lunga tradizione del Grand Tour che aveva interessato, soprattutto nel Settecento, le realtà dell'Europa, dell'Italia e del Mediterraneo.
- Nell'Ottocento, questa tradizione trova, nella sua versione orientale, una sua nuova linfa.
- Il passaggio di prospettiva geografica rispetto al Grand Tour è facilitato anche dal cambiamento delle motivazioni poste alla base del viaggio.
- Più che sulla conoscenza e sulla formazione, le motivazione del viaggio nell'Oriente più lontano si basano, in linea generale, sul desiderio di evasione e di esperienze esotiche.
- Prevale quindi lo svago più che la formazione che s'inserisce in un contesto modellato dal colonialismo europeo del quale il viaggiatore segue, in larga parte, le linee di espansione in Asia ed in Africa.
- Il Grand Tour dell'Oriente matura infalli lentamente per diffondersi così tra i viaggiatori degli ultimi decenni del XIX secolo.
- Seppur reso più agevole e veloce rispetto all'inizio del secolo, l'accesso alla teoria di tappe da percorrere resterà comunque un'azione impegnativa alla quale dedicare tempo e risorse economiche.
- Un profondo influsso esercita, sullo sguardo del viaggiatore, dopo Bombay o Colombo, nell'isola di Ceylon (Sri Lanka), l'approdo alla vera e propria porta delle Indie Orientali: Rangoon (Yangon).
- Dalla Birmania (Myanmar), attraverso il Mar delle Andamane, il viaggio sarebbe proseguito fino a raggiungere George Town, nell'isola malese di Penang,
- Il passaggio dello stretto di Malacca avrebbe poi consentito di raggiungere la parte più meridionale della penisola malese: Singapore.
- Ad infondere un nuovo vigore allo sguardo del viaggialore occidentale pensano poi le Indie Orientali Olandesi con la sosta a Batavia (Jakarta) e Soerabaja (Surabaya), nell'attuale Indonesia.
- Risalendo invece verso nord, le navi iniziano a navigare nel Mar Cinese
- Meridionale fino a poter consentire ai viaggiatori l'accesso a Bangkok, capitale dell'Impero del Siam (Thailandia): l'unica realtà statuale delle Indie Orientali non soggetta ad un controllo coloniale.
- Una volta lasciatisi alle spalle il Golfo del Siam, per i viaggiatori del Grand Tour del lontano Oriente, a dar voce alla prossima tappa del viaggio, sono le suggestioni dell'Indocina francese: il delta del Mekong, Saigon (Ho Chi Minh City) e Phnom Penh.
- Solcando, ancora in direzione nord, il Mar Cinese Meridionale, le navi che accompagnano i viaggiatori europei si inoltrano quindi nel Golfo del Tonchino per raggiungere così Hanoi.
- Dallo stretto di Qiongzhou, attraverso il Mar Cinese Meridionale, le navi approdava al delta del Fiume delle Perle e ad Hong Kong.
- Hong Kong, posta sulla soglia della Cina, può essere considerata la destinazione finale del Grand Tour delle Indie Orientali. La villeggiatura in Oriente:
- Nelle diverse aree dell'Oriente sorgono, allo stesso tempo, delle stazioni climatiche pensate per gli europei che vivono nelle diverse realtà coloniali.
- «Dalat è invece la cittadina a circa 1500 metri di altitudine creata nel 1912, l'equivalente per i francesi di Saigon di quello che Shimla è per gli inglesi in India: un luogo dove rifugiarsi quando la calura si fa insopportabile» (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza, cit. p. 282).
- Si afferma così anche una villeggiatura in Oriente sia in luoghi montani, hill-stations, che balneari come a Ceylon.
- Dall'inizio del XIX secolo, il punto di partenza di questo processo di trasformazione lo offre l'esigenza di sfuggire, nei mesi estivi, al caldo ed all'umidità delle aree urbane.
- I fattori di richiamo sono quelli dei benefici climatici sommati alla bellezza del paesaggio di tipo montano.
- In queste località di villeggiatura che riproducono lo stile di vita delle stazioni climatiche, l'albergo non manca di rimandare, nelle forme architettoniche, anche agli chalets alpini.
- Un cardine dell'equilibrio della villeggiatura in Oriente risulta evidente nell'invenzione delle stazioni climatiche d'altitudine: le hill-stations connotate anche da una loro non indifferente fortuna sociale.
Sulla soglia dell'oriente Nell'atlante sfogliato dai viaggiatori dell'Ottocento, l'inizio dell'Oriente è un confine mutevole che viene progressivamente ridefinito dai rivolgimenti della storia e dall'evoluzione del viaggio. Efficace testimone di questo mutamento è la Grecia che, ad Ottocento ormai inoltrato, non identifica più l'inizio del mondo ottomano quanto la fine di quello europeo. Atene, da città levantina, si sta infatti trasformando, a partire dagli anni Trenta del XIX secolo, in una moderna capitale europea in grado di entusiasmare i viaggiatori che, diretti verso Costantinopoli o la Terra Santa, vi sostano per alcuni giorni.
- Uno di questi viaggiatori è Giuseppe Filippo Baruffi che, in viaggio, nell'autunno del 1841, verso Costantinopoli, ad Atene, si tralliene, per alcuni giorni, all'inizio di settembre. -All’aprirsi degli anni Quaranta del XIX secolo, l'approdo in Grecia, per il sacerdote del Regno di Sardegna, è infatti solo il primo dei nuovi orizzonti che lo attendono una volta orientata, dopo i numerosi viaggi in Europa, la bussola verso il Levante.
- Baruffi, negli anni Trenta dell'Oltocento, ha infatti acquisito una notevole esperienza nell'arte di viaggiare e si sente quindi pronto ad affrontare l'impegnativo viaggio in Oriente. Giuseppe Filippo Baruffi Terzo dei dieci figli del notaio Giorgio, Giuseppe Filippo vede la luce a Mondovì il 15 oltobre 1801. I primi studi, fino al seminario, li compie nella città natale per poi proseguirli a Torino. Il 18 ottobre 1824 è ordinato sacerdote. Alla formazione religiosa, egli affianca però gli studi di filosofia positiva, fisica, geometria, scienze naturali. Dal 1833 al 1862 insegna all'Università di Torino alternando però alla docenza, complici le vacanze accademiche che si prolungano fino all'inizio di novembre, diversi viaggi oltre i confini sabaudi. Il Baruffi, in ristrettezze economiche ed in cattive condizioni di salute, si spegne, a Torino, il 12 marzo 1875. Atene «Da Capo Sunium, costeggiando l'Attica - annota il Sacerdote nel suo diario di viaggio -, mi si presentarono verso sinistra le isole famose di Egina e Salamina, e l'Imeto ed il Pentelico a destra, mentre, tutto raccolto in me stesso all'estremità della prora, aveva l'occhio sempre impaziente di scoprire la cima dell'Aeropoli, giacché voi non ignorate che gli è impossibile approssimarsi alle città che si chiamano Roma, Atene o Costantinopoli senza provare un’interna vivissima commozione». Una volta sbarcato al porto del Pireo, il baricentro dell'attenzione del Monregalese oscilla così dagli aspetti più legati alle dinamiche del viaggio materiale a quelli delle emozioni suscitate dall'incontro diretto con l'intensità della storia classica. (I viaggi in Oriente, Malta, Grecia e Costantinopoli, sono descritti in otto lettere nel 1841 raccolte poi in Pellegrinazioni Autunnali ed Opuscoli, Torino, Cassone e Marzorati, 1842, e nel volume: Viaggio in Oriente, Milano, Silvestri, 1817). La realtà che accoglie chi, come Giuseppe Filippo, sbarca al Pireo, al di là delle suggestioni classiche e del miraggio orientale, presenta però non poche criticità di natura
pratica a partire proprio da quelle registrate in merito alle precarie condizioni igieniche dei ristoranti e degli alberghi. Descritti quindi i caffè e i ristoranti del Pireo e di Atene, ritenuti sostanzialmente poco attraenti ed ancora di chiaro aspelto orientale, Baruffi alloggia, ad Atene, in un modesto albergo detto «Di Monaco». «(...) Presso la soglia stanno esposte schierate su d'una tavola o su d'un meschino fornelletto (potager) poche pietanze, crude o cotte, e tulte ricoperte di mosche. Nel centro della bottega regna sovrano un bigliardo rolto, che direste un arredo necessario, benché sempre deserto di giocatori i quali sembrano preferire il giuoco delle carte. E girando lo sguardo curioso tutto allorno nell'interno di questa biscazza, vedrete che è caffè, cantina, sala da giuoco, osteria, cucina, e bottega da barbiere ad un tempo, mentre ivi si giuoca alle carte, si fuma, si beve, si mangia, si canta, si grida, si schiamazza, si rade la barba in un angolo, ed il cuoco, che è anche padrone, attende a fare friggere il pesce od a cucinare l'arrosto, e vi scorgete disposte infila presso il letto del padrone grosse botti da vino come nelle cantine. Aggiungete poche sedie rotte, e tavole vecchie e tarlate, nude o ricoperte con panni unti e bisunti, e varie bottiglie di liquori variamente colorati, disposte attorno sulle tavole, o lungo la cornice della camera; e per ultimo una tela logora che pende a brani, tesa fuori della porta, per difendere l'interno dai cocenti raggi del sole, compie il quadro fedele dei caffé ristoratori del Pireo e di Atene» Della stagione legata alla reinvenzione neoclassica di Atene, le pagine del Baruffi sono quindi una testimonianza preziosa dato che la capitale del Regno di Grecia viene colta proprio nel momento in cui questo cambiamento è in atto. Con la sua penna Baruffi testimonia perciò la vitalità e il dinamismo che, pur ponendo Atene ancora sulla soglia del mondo levantino, la proieitano in una realtà ancora europea più che orientale. «Appena sbarcato, mi trovai circondato come nelle nostre capitali da una turba di ciceroni e servitori e cocchieri, tutti impazienti di offerirmi i loro servizi. Un doganiere venne quindi a chiedermi urbanamente se io aveva qualche cosa di dazio, e udita la mia qualità di semplice viaggiatore, mi diè subito libero il passo, senz'altra formalità di passaporto, autopsia alla valigia, mance e simili, come si pratica rigorosamente nei nostri stati civili della vecchia Europa». IL MONDO CLASSICO Allo sguardo del Baruffi, il mondo ateniese assume una sua particolare magia che si sublima nel momento in cui, dall'Atene moderna, egli inizia la sua ascesa all'Acropoli ben conscio, però, di trovarvi una realtà modificata dalla storia recente e che la sua penna non si ritrae, non senza ironia, di tratteggiare: «Ma gli è ormai tempo di eseguire la nostra pellegrinazione archeologica all'Acropoli, per contemplarvi i grandiosi avanzi sfuggiti ai projettili di Morosini ed alla dotta rapacità di Elgin». L'emozione provata dal Monregalese è però comunque forte nell'ammirare, di persona, il grande sito archeologico. Nella sua mente si ridesta perciò l'eco di quel mondo classico appreso, fino a quel momento, solo sui libri: «Intanto eccoci davanti ai maestosi Propilei... Che magnifico e stupendo vestibolo! I Propilei sono grandiose colonne in marmo bianco, e formano l'opera più perfetta in questo genere, eguagliando il Partenone in magnificenza». Oltre Atene Da Atene il viaggio del Monregalese prosegue alla volta di Costantinopoli, non prima, però, di aver fatto ritorno a quel vero e proprio snodo del Mediterraneo orientale che è l'isola di Sira.
Allo scadere dell'Oltocento tutte le pedine della storia del viaggio in Oriente si trovano ormai posizionate. Una nuova realtà turistica inizia infalti a delinearsi con maggior vigore. Nella trasformazione in atto s'intersecano le rimodulazioni sia delle allività economiche connesse al viaggio, dall'ospitalità ai servizi legati alla mobilità, che dell'identità del viaggiatore traslata, in diversi casi, in quella del turista occidentale saldamente organizzato, nei suoi spostamenti sulle strade del Levante, in gruppi. L’organizzazione e la programmazione dei viaggi, come quelli in Egitto, impediscono così sempre più, a chi raggiunge comodamente in gruppo le rive orientali del Mediterraneo, di allontanarsi realmente dalle abitudini europee per potersi immergere pienamente nel contesto locale. L'azione dei turisti risulta perciò composta di rituali d'interazione regolata già sperimentati, con successo, nelle destinazioni climatiche europee. Tutto questo comporta una perdita di autenticità, quindi ci va in Oriente ha un viaggio più sicuro ma che progressivamente gli consente di non conoscere più le abitudini delle persone locali. Ci si immergente sempre meno nel contesto locale. L’oriente ha bisogno di una mediazione linguistica e culturale più forte; il tour operator regola i rapporti con il territorio > rapporto sempre meno autentico. Territori resi europei, che spesso chi arriva in Oriente in questi grandi porti, dove bisogna lasciarsi alle spalle la città urbanistica, quindi un’impressione di delusione, si arrivava in una realtà molto simile. « I luoghi più lontani si trasformano cosí in un Oriente accessibile, in un vasto territorio adalto a essere conosciuto e sfrultato, secondo il modello coloniale dominante sino alla metà del Novecento. Alla fine del XIX secolo l'Oriente è ormai uno degli spazi simbolici nei quali l'Europa e, via via, gli Stati Uniti si autorappresentano come potenza economica, politica e culturale. Gran parte del turismo direlto a Oriente, anche quando richiede tempo e fatica, è per molti uno spostamento piuttosto che un'esperienza. La quotidianità delle popolazioni locali è estremamente pittoresca, ma da osservare a debita distanza» (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza, cit. p. 216). Trasformare e adattare l’Oriente. La presenza dei viaggiatori e dei turisti modifica quindi il territorio a partire dalla imprese ricettive e dalle mutazioni indolte nelle attività imprenditoriali e nel modo di comportarsi. Il viaggiatore è un allore della trasformazione. Alcuni viaggiatori ritengono infatti che le troppe presenze di europei trasformino, in modo non positivo, il contesto culturale e sociale orientale. Si ha quindi una lettura, da parte dei contemporanei, del movimento dei forestieri in Levante non priva di annotazioni, che sono anche di natura critica, sugli effetti generati sul territorio dalla presenza dei viaggiatori. Conoscere i territori Lo sguardo dei viaggiatori si pone sempre come un valido mezzo per la conoscenza dei territori e delle società che li abitano. L'osservazione durante il cammino costituisce infatti un valido metodo per comprendere le società nelle quali il viaggiatore si trova a trascorrere periodi più o meno lunghi di tempo. Lo sguardo di ogni viaggiatore risulta allora di fondamentale importanza non solo dal punto di vista letterario, ma anche solto il profilo sociale ed economIco. Il bisogno di autenticità espresso dai resoconti di viaggio denota il desiderio di vivere il territorio in modo più pieno, non limitandosi quindi ad un fugace assaggio che permette solo di assaporarne distrattamente solo gli aspetti esteriori.
Un primo esempio «Altre volte con pochissimo danaro si potea far il viaggio di Palmira, ma dappoichè una signora Inglese immaginò di farvisi condurre in trionfo, e per ciò fare profuse danari e regali a Beduini, questi si sono immaginati che tutti i Franchi hanno tesori, e che se non profondono moneta per veder Palmira, è spilorceria, greltezza e mal volere, tanto che quel diletto di milady Ester Stanhope ha falto crescere a dismisura le pretensioni degli Arabi, perciocché appo loro un esempio crea un diritto. Tale è l'obbligo che gli Europei i quali viaggiano per vedere hanno in questa signora, la quale viaggiò per essere veduta». Carlo Vidua (1783-1830), 1820 Questa viaggiatrice benestante, ha innescato l’abitudine > ha innescato una trasformazione. La popolazione locale ha maturato l’idea che tutti i franchi, ovvero europei, siano tutti ricchi, quindi di dare mancia, pagare più servizi grazie alla possibilità economica. Un secondo esempio «Aujourd'hui, je suis arrivé à Jérusalem en chemin de fer, venant de Jaffa dans un train encombré de voyageurs. Je suis descendu dans une gare qui ressemble à toutes les gares, sauf que le bruit et le désordre y sont plus intenses qu'en Europe: les cochers de fiacres, les porteurs de bagages, les employés des agences et des hôtels, les marchands de cartes postales se disputaient la clientèle avec des cris assourdissants. Le contraste entre le présent et le passé est profond et m'attriste ». Charles-Jean-Melchior. Marquis de Vogué (1829-1916), 1912. Il tema chiave, che ritorna quindi con frequenza nelle pagine dei viaggiatori europei, come quelle riportate, è la progressiva perdita dell'autenticità sia dei luoghi, trasformatisi in destinazioni caralterizzate da un grado crescente di artificialità, che dell'esperienza del viaggio orientale: un'esperienza, quest'ultima, sempre più standardizzata per essere proposta a dei turisti maggiormente interessati ad un Voyage en Orient ludico e da svolgersi, magari in gruppo, muovendosi solo all'interno di quelle porzioni di ambiente orientale ormai adattate ai gusti occidentali. Con l'aprirsi del Novecento, le pagine dei viaggiatori certificano quindi una sorta di fine dell'Oriente mitico. Per molti viaggiatori risulta infalti ormai impossibile cogliere lo spirito autentico dei luoghi, ma solo più fruire di un simulacro costruito a beneficio dei turisti.