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L’INGLESE COME LINGUA GLOBALE di David Crystal, Dispense di Linguistica Inglese

Riassunto dettagliato del libro di David Crystal

Tipologia: Dispense

2017/2018

In vendita dal 19/04/2018

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unibas92 🇮🇹

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L’INGLESE COME LINGUA GLOBALE di David Crystal
CAPITOLO 1. PERCHE’ UNA LINGUA GLOBALE.
L’INGLESE E’ UNA LINGUA GLOBALE.
I motivi per il quale l’inglese sia una lingua globale sono molteplici; basti pensare al fatto
che l’inglese ci permette di metterci in contatto con persone di altri paesi. Ma come fa una lingua
raggiungere lo status di lingua globale? Ciò avviene quando una lingua acquista un ruolo speciale
riconosciuto in ogni paese. Una lingua deve essere adottata da altre nazioni nel mondo, le quali
devono decidere di assegnarli un posto speciale all’interno delle loro comunità, anche se i parlanti
nativi di quella lingua sono pochi o inesistenti. Ciò può avvenire principalmente in 2 modi:
1.elevare la lingua in questione al rango di lingua ufficiale di una nazione per poterla usare
come mezzo di comunicazione nell’ambito amministrativo, legale, dell’istruzione. I parlanti devono
impossessarsi di questa seconda lingua il prima possibile, sin da piccoli. L’inglese come lingua
ufficiale è impossessata da parlanti di oltre 70 paesi. Nessun’altra lingua ha raggiunto uno status
equivalente, anche se francese, spagnolo, russo, arabo e tedesco sono molto diffusi come lingue
ufficiali.
2.Una lingua può essere privilegiata nell’insegnamento rispetto alle varie lingue straniere,
anche se non è lingua ufficiale del paese. L’inglese oggi è la lingua straniera più insegnata nel
mondo, presente in più di 100 paesi. Circa ¼ della popolazione mondiale già conosce più o meno
bene l’inglese.
Ci sono molti modi in cui una lingua può essere lingua ufficiale di un paese:
- può essere la sola lingua ufficiale di un paese;
- può condividere con altre lingue questo status;
- può avere uno status di ‘’semi-ufficiale’ cioè essere usata solo in particolari campi o può
rivestire un certo ruolo ufficiale.
CHE COSA RENDE UNA LINGUA GLOBALE?
Le ragioni per la quale una lingua diventa globale ha poco a che vedere con la quantità delle
persone che la parlano. Dipende molto di più dall’identità e dal ruolo di quelle persone. Il latino
divenne una lingua internazionale all’epoca dell’impero romano, ma non perché i romani erano più
numerosi delle popolazioni che sottomisero, bensì perché erano i più potenti. E dopo il crollo
dell’impero, il latino rimase lingua internazionale grazie al potere ecclesiastico. Senza il sostegno
del potere in un qualsivoglia settore, nessuna lingua può affermarsi come mezzo internazionale di
comunicazione. C’è chi sostiene l’importanza della semplicità grammaticale ma ciò non è vero
(basti pensare al latino). La facilità di apprendimento non ha niente a che vedere con il fenomeno
della diffusione globale: i bambini di tutte le culture imparano a parlare più o meno in uno stesso
lasso di tempo, indipendentemente dalle differenze grammaticali delle lingue. Una lingua non
diviene globale perché è stata portatrice di una grande letteratura nel passato o perché è stata
associata per un periodo ad una grande cultura o religione. Queste ragioni possono spingere ad
imparare quella lingua, ma nessuna può assicurarne una diffusione mondiale. Storicamente, la
ragione principale per la quale una lingua diventa internazionale è il potere politico del suo popolo,
specialmente il suo potere militare (Il greco si diffuse non per Aristotele ma per le spade dei soldati
guidati da Alessandro Magno). Se è necessaria una potenza militare per stabilire il predominio di
una lingua occorre poi una potenza economica per sostenerla ed espanderla. Il fattore economico è
diventato importantissimo agli inizi del XX secolo,quando lo sviluppo economico ha cominciato ad
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L’INGLESE COME LINGUA GLOBALE di David Crystal

CAPITOLO 1. PERCHE’ UNA LINGUA GLOBALE.

L’INGLESE E’ UNA LINGUA GLOBALE. I motivi per il quale l’inglese sia una lingua globale sono molteplici; basti pensare al fatto che l’inglese ci permette di metterci in contatto con persone di altri paesi. Ma come fa una lingua raggiungere lo status di lingua globale? Ciò avviene quando una lingua acquista un ruolo speciale riconosciuto in ogni paese. Una lingua deve essere adottata da altre nazioni nel mondo, le quali devono decidere di assegnarli un posto speciale all’interno delle loro comunità, anche se i parlanti nativi di quella lingua sono pochi o inesistenti. Ciò può avvenire principalmente in 2 modi: 1.elevare la lingua in questione al rango di lingua ufficiale di una nazione per poterla usare come mezzo di comunicazione nell’ambito amministrativo, legale, dell’istruzione. I parlanti devono impossessarsi di questa seconda lingua il prima possibile, sin da piccoli. L’inglese come lingua ufficiale è impossessata da parlanti di oltre 70 paesi. Nessun’altra lingua ha raggiunto uno status equivalente, anche se francese, spagnolo, russo, arabo e tedesco sono molto diffusi come lingue ufficiali. 2.Una lingua può essere privilegiata nell’insegnamento rispetto alle varie lingue straniere, anche se non è lingua ufficiale del paese. L’inglese oggi è la lingua straniera più insegnata nel mondo, presente in più di 100 paesi. Circa ¼ della popolazione mondiale già conosce più o meno bene l’inglese. Ci sono molti modi in cui una lingua può essere lingua ufficiale di un paese:

  • può essere la sola lingua ufficiale di un paese;
  • può condividere con altre lingue questo status;
  • può avere uno status di ‘’semi-ufficiale’’ cioè essere usata solo in particolari campi o può rivestire un certo ruolo ufficiale.

CHE COSA RENDE UNA LINGUA GLOBALE? Le ragioni per la quale una lingua diventa globale ha poco a che vedere con la quantità delle persone che la parlano. Dipende molto di più dall’identità e dal ruolo di quelle persone. Il latino divenne una lingua internazionale all’epoca dell’impero romano, ma non perché i romani erano più numerosi delle popolazioni che sottomisero, bensì perché erano i più potenti. E dopo il crollo dell’impero, il latino rimase lingua internazionale grazie al potere ecclesiastico. Senza il sostegno del potere in un qualsivoglia settore, nessuna lingua può affermarsi come mezzo internazionale di comunicazione. C’è chi sostiene l’importanza della semplicità grammaticale ma ciò non è vero (basti pensare al latino). La facilità di apprendimento non ha niente a che vedere con il fenomeno della diffusione globale: i bambini di tutte le culture imparano a parlare più o meno in uno stesso lasso di tempo, indipendentemente dalle differenze grammaticali delle lingue. Una lingua non diviene globale perché è stata portatrice di una grande letteratura nel passato o perché è stata associata per un periodo ad una grande cultura o religione. Queste ragioni possono spingere ad imparare quella lingua, ma nessuna può assicurarne una diffusione mondiale. Storicamente, la ragione principale per la quale una lingua diventa internazionale è il potere politico del suo popolo, specialmente il suo potere militare (Il greco si diffuse non per Aristotele ma per le spade dei soldati guidati da Alessandro Magno). Se è necessaria una potenza militare per stabilire il predominio di una lingua occorre poi una potenza economica per sostenerla ed espanderla. Il fattore economico è diventato importantissimo agli inizi del XX secolo,quando lo sviluppo economico ha cominciato ad

agire su scala globale grazie ai nuovi mezzi di comunicazione (telefono, radio..). Potenza militare- politica-economica.

PERCHE’ C’E’ BISOGNO DI UNA LINGUA GLOBALE? In comunità dove convivono 2 o 3 lingue, il bilinguismo o il trilinguismo è una soluzione possibile perché la maggior parte dei bambini può acquisire più di una lingua con facilità senza rendersene conto. Ma nelle comunità dove vi sono molte lingue in stretto contatto tra loro, come in Africa o nel Sud-Est Asiatico, non si può applicare una situazione come questa. C’è bisogno di una ‘Lingua Franca’ o ‘Lingua Comune’. A volte quando comunità diverse cominciano a commerciare fra di loro, comunicano attraverso una lingua semplificata, il ‘Pidgin’, nella quale si combinano elementi delle rispettive lingue. Molte di queste lingue pidgin oggi sopravvivono in quei paesi che furono colonizzati dagli europei, e funzionano da lingua franca. A volte è una lingua indigena ad emergere come lingua franca, generalmente la lingua dell’etnia più potente dell’area, come il cinese mandarino. Molto spesso viene adottata una lingua estranea alla comunità, come l’inglese o il francese, a causa dell’influenza politica, economica o religiosa della potenza straniera che rappresenta. L’estensione geografica di una lingua franca dipende da fattori politici; basti pensare al latino, usato come lingua franca in tutto il territorio dell’impero romano. L’idea del bisogno di una lingua franca è emersa con forza nel XX secolo e in particolare intorno agli anni ’50 con la nascita di organizzazioni internazionali come l’ONU, l’UNESO, l’UNICEF, ecc. Di solito vengono scelte alcune lingue come lingue ufficiali; ad es. per l’ONU ne furono indicate 5 (inglese, francese, spagnolo, russo e cinese). Di recente si è diffusa l’opinione che sarebbe meglio ridurre il numero delle lingue in uso nelle organizzazioni mondiali per tagliare le spese necessarie al lavoro di interprete/traduzione e di segreteria. Ma tagliare le spese di traduzione non è semplice dato che a nessun paese piace pensare che alla propria lingua venga dato un rilievo internazionale inferiore di altre. Grazie alla moderna tecnologia delle comunicazioni, con la quale possiamo parlare con una persona situata all’altro capo del mondo, e alla tecnologia dei trasporti hanno portato alla crescita delle relazioni internazionali e perciò al bisogno di utilizzare una lingua globale. Il bisogno di una maggiore diffusione del bilinguismo non è mai stato così forte come ora.

QUALI SONO I PERICOLI DI UNA LINGUA GLOBALE? 1.Il Potere Linguistico. Nascita per i parlanti di quella lingua di un atteggiamento di superiorità o di disprezzo nei confronti di altre lingue. Inoltre chi conosce questa lingua, soprattutto come parlante nativo, saprà usarla più in fretta di altri per pensare e lavorare e potrà utilizzarla a proprio vantaggio, a discapito di chi non la conosce, riproducendo a livello linguistico il divario fra ricchi e poveri. Ad esempio scienziati non nativi di quella lingua impiegheranno più tempo per capire e assimilare le relazioni redatte in quella lingua rispetto ai parlanti nativi. Ma se una lingua viene insegnata per tempo, quando i bambini vanno a scuola, e sostenuta con risorse adeguate, emergerà una competenza linguistica pari a un bilinguismo forte, simile a chi è un parlante nativo. Così facendo il problema di un elitarismo viene meno.

2.Autocompiacimento linguistico. La presenza di una lingua globale potrebbe renderci più pigri nell’ imparare nuove lingue e ridurre le opportunità di impararne di nuove. Basti pensare al turista inglese o americano che danno per scontato che tutti parlino inglese e che se ciò non accade sia una mancanza della popolazione

L’AMERICA.

La prima e fallimentare spedizione dall’Inghilterra al Nuovo Mondo fu commissionata da Walter Raleigh nel 1584. Un gruppo di esploratori arrivò nell’attuale Carolina del Nord e vi realizzò un piccolo insediamento. Ma ben presto ci furono dei conflitti con la popolazione nativa e fu necessario spedire una nave dall’Inghilterra alla ricerca di aiuto e rifornimenti. Quando arrivarono, nel 1590, gli esploratori inglesi erano scomparsi. Il primo insediamento stabile risale al 1607 in Virginia,la regione fu chiamata così dal nome della regina Elisabetta I,’regina vergine’. Nel 1620 arrivarono a bordo della Mayflower i Padri Pellegrini alla ricerca di una terra dove poter fondare un nuovo regno religioso, libero dalle persecuzioni e ‘purificato’ dalle pratiche ecclesiastiche inglesi. I due insediamenti, quello meridionale in Virginia e quello settentrionale nell’odierno New England, avevano differenti sostrati linguistici. I coloni del sud venivano principalmente dalle regioni occidentali dell’Inghilterra e avevano il loro accento tipico (le s sonorizzate in z e la r fortemente pronunciata dopo le vocali. Mentre i coloni del New Englad venivano dalle regioni orientali dell’Inghilterra e avevano la tendenza a non pronunciare la r dopo le vocali, tratto ancora oggi presente nel New England. Gli abitanti del New England si spostarono ad ovest, nella regione dei Grandi Laghi; quelli del sud si spostarono verso il Texas. Nuove ondate migratorie ci furono nel XVII secolo producendo altri sostrati linguistici in tutto il paese. Nel XVIII secolo ci fu una vasta ondata migratoria dall’Irlanda del Nord, circa 50000 irlandesi. Molti si trasferirono lungo le coste,specialmente nella regione di Philadelphia, ma la maggior parte si spostò verso le regioni interne alla ricerca di terra. Oltre agli inglesi c’erano però anche gli spagnoli, i francesi, gli olandesi, e verso la fine del XVII secolo cominciarono ad arrivare anche i tedeschi. A tutto ciò va aggiunto il numero crescente di africani portati nel sud come schiavi e destinato ad aumentare notevolmente nel XVIII secolo. Il XIX secolo vide un incremento massiccio dell’ immigrazione in America, a causa della fuga dalle rivoluzioni, dalla povertà e dalle carestie che travagliavano l’Europa. Un gran numero di irlandesi arrivò in America per sfuggire alla carestia di patate degli anni 40’. Tedeschi e italiani arrivarono in seguito al fallimento delle rivoluzioni del 1848. Alcuni studiosi sostengono che l’inglese sia uno dei fattori principali di consolidamento dell’unità americana in questo periodo di notevole diversificazione culturale.

IL CANADA. Il primo contatto della lingua inglese con il Canada risale al 1497 ma l’emigrazione inglese lungo la costa atlantica si sviluppò solo un secolo dopo, quando la pesca, l’agricoltura e il commercio di pellicce attrassero coloni di lingua inglese. Negli anni venti del XVI secolo, ciò causò conflitti con i francesi. Un successivo sviluppo si ebbe in seguito alla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti del 1776. Molti sostenitori della Gran Bretagna, non adattandosi a vivere nei nuovi Stati Uniti, emigrarono in Canada seguiti, in seguito, da migliaia di individui attratti dal basso costo della terra. A causa della sua origine, l’ inglese canadese è molto simile all’inglese parlato nel resto dell’America del nord, tanto che chi vive fuori dal Canada ha difficoltà a riconoscerne le differenze.

I CARAIBI.

Nelle isole delle Indie Occidentali e nella parte meridionale del continente nord americano si andò affermando un tipo di parlata molto particolare adottata dalla popolazione nera che era arrivata a lavorare in condizioni di schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero. Già all’inizio del XVII secolo navi europee viaggiavano verso le coste dell’Africa Occidentale per comprare

schiavi neri in cambio di merci di poco valore. Gli schiavi venivano spediti in condizioni barbare nei Caraibi e sulla costa americana, dove venivano di nuovo venduti in cambio di zucchero, rum e melassa. Le navi tornavano poi in Inghilterra, completando così un ‘triangolo atlantico’ di viaggi, per poi ricominciare di nuovo il giro. I primi 20 schiavi arrivarono su una nave olandese nel 1619 in Virginia. La politica dei mercanti di schiavi era quella di mettere sulle stesse navi individui di lingua diversa, in modo da rendere difficile ogni tentativo di ribellione. Il risultato fu la nascita di forme diverse di pidgin, e in particolare di un pidgin di comunicazione tra schiavi e marinai, molti dei quali parlavano inglese. Una volta arrivati nei Caraibi,questo pidgin continuò a servire come mezzo di comunicazione fra la popolazione nera e i nuovi proprietari terrieri e fra i neri stessi. Poi pian piano il pidgin cominciò ad essere usato come lingua madre,diventando la prima lingua creola nera della regione. Nei Caraibi e nelle regioni limitrofe si svilupparono anche forme creole a base francese, spagnola e portoghese.

L’AUSTRALIA E LA NUOVA ZELANDA. Verso la fine del XVIII secolo, lo sviluppo continuo delle esplorazioni britanniche consolidò la presenza della lingua inglese anche nell’emisfero meridionale. Nel 1770 arrivò James Cook e venti anni dopo la Gran Bretagna fondò la sua prima colonia penale a Sidney per risolvere il problema del sovraffollamento dei carceri inglesi. In Nuova Zelanda la storia dell’inglese è iniziata più tardi (verso la fine del 1700) e si è sviluppata più lentamente. Nel XX secolo ci furono 3 fattori nella storia sociale della Nuova Zelanda ad avere conseguenze sul piano linguistico. 1.rispetto all’Australia, la Nuova Zelanda ha dimostrato un attaccamento più forte al rapporto storico con la Gran Bretagna e un maggior apprezzamento per le istituzioni e i valori britannici. 2. Si è venuto affermando sempre più un senso di identità nazionale che pone una particolare enfasi sulle differenze tra Nuova Zelanda e Australia. 3. È rinato l’interesse per i diritti e i bisogni del popolo maori,che rappresenta attualmente circa il 10% della popolazione neo-zelandese, con il conseguente incremento dell’uso di parole maori nell’inglese parlato nell’isola.

IL SUDAFRICA. I coloni olandesi arrivarono al Capo di Buona Speranza già nel 1652, la presenza inglese risale solo al 1795 perché durante le guerre napoleoniche un corpo di spedizione britannico invase la regione. Nel 1822 l’inglese divenne la lingua ufficiale della regione e anche la lingua della legge,dell’istruzione e della maggior parte degli aspetti della vita pubblica. Nel 1925 l’Afrikaans venne riconosciuto ufficialmente ed era la prima lingua della maggior parte dei bianchi, compresi quelli che occupavano posti di potere. Ma gran parte della popolazione nera vedeva l’inglese come mezzo per aver voce in campo internazionale e per unirsi ad altre comunità nere; mentre l’afrikaans come la lingua dell’autorità e della repressione. La costituzione del 1993 enumera 11 lingue ufficiali.

LE EX COLONIE AFRICANE.

A partire dalla fine del XV secolo,gli inglesi incominciarono ad esplorare l’Africa Occidentale e l’inglese incominciò ad essere usata come lingua franca. All’inizio del XIX secolo, l’ incremento degli scambi diffuse l’inglese su tutte le coste africane occidentali e dalle centinaia di lingue locali nacquero diverse lingue pidgin e creole a base inglese. Sierra Leone, Ghana, Gambia, Nigeria (è una delle comunità più plurilingue dell’Africa,con più di 500 lingue, la metà dei quali usa il pidgin o il creolo a base inglese come seconda lingua), Camerun (ex colonia tedesca, fu

opera dei membri del cerchio interno,né riconoscendo all’inglese un qualche status amministrativo speciale: Giappone, Cina, Grecia, Polonia e un numero sempre crescente di altri stati. In questi paesi l’inglese è insegnato come lingua straniera. L1: indica i parlanti di una varietà di inglese come prima lingua o lingua madre; L2: indica parlanti di una varietà di inglese come seconda lingua,in aggiunta alla lingua madre. All’inizio del XXI secolo si parla di circa 400 milioni di parlanti di inglese come L1; 430 milioni gli individui che hanno imparato l’inglese come seconda lingua (L2). Le cifre dei parlanti inglese imparato come lingua straniera variano dai 100 milioni a un massimo di un miliardo. ¼ della popolazione mondiale sa parlare inglese ad un livello soddisfacente. Il rapporto tra parlanti nativi e non è di 1 a 3.

CAPITOLO 3. PERCHE’ L’INGLESE? I FONDAMENTI CULTURALI

A partire dalla seconda metà del 700 incominciò a nascere nelle persone influenti inglesi una speranza sul ruolo della lingua inglese nel futuro. Nel 1780 John Adams disse: ‘’L’inglese è destinato a diventare, nel prossimo secolo e nei successivi, la lingua del mondo, più diffuso di quanto il latino lo sia stato nel secolo passato e più di quanto lo sia ora il francese. La ragione è ovvia: la crescita della popolazione americana, insieme ai legami e ai contatti con le altre nazioni, e il contributo dell’influenza dell’Inghilterra nel mondo, grande o piccola che sia, porterà l’inglese ad essere universalmente usato, nonostante gli ostacoli che potranno essere posti sul suo cammino, se mai ce ne saranno’’. Si è dimostrato un profeta molto veritiero. A 200 anni dalla conquista normanna (1066) fu infatti l’inglese, e non il francese, ad affermarsi come lingua della prima letteratura medievale in Inghilterra. Non ci fu nessuna guerra linguistica. Parte di questo capitolo è dedicata alla discussione di alcuni importanti fattori della storia sociale del XIX secolo, che posero le basi culturali per la successiva crescita dell’inglese come lingua del mondo. Il capitolo 4 analizza i vari fenomeni culturali del XX secolo legati a questo sviluppo,che spiegano la situazione odierna dell’inglese.

SVILUPPI POLITICI. La lingua come garanzia e simbolo di unità politica. Molti paesi che avevano appena ottenuto l’indipendenza e che erano caratterizzati da un marcato plurilinguismo, specialmente in Africa, scelsero l’inglese come lingua ufficiale per permettere la comunicazione a livello nazionale fra le molte comunità indigene.

LA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA. All’inizio del XIX secolo, la Gran Bretagna era divenuta la nazione industriale e commerciale più importante nel mondo. La sua popolazione era raddoppiata e durante tutto il secolo nessuno riuscì ad eguagliarne la crescita economica. La maggior parte delle innovazioni introdotte dalla Rivoluzione Industriale erano inglesi. Per non tener conto dei settori più produttivi come il tessile e il minerario. La nuova terminologia legata al progresso scientifico e tecnologico produsse effetti immediati sulla lingua, arricchendone il lessico di decine di migliaia di parole. Guglielmo Marconi, nato in Italia da madre irlandese, non avendo sufficiente appoggio per i suoi esperimenti nel suo paese, andò a lavorare a Londra dal 1896 dove presentò i suoi primi brevetti. Verso la fine del XIX secolo, l’America aveva ormai superato la Gran Bretagna nella crescita economica. Poco a poco fu l’America a diventare il polo di attrazione per gli scienziati europei. In

questo periodo il 45% delle persone lavorava normalmente in un ambiente di lingua inglese e un numero maggiore collaborava con scienziati anglofoni. L’unico stato capace di sviluppare una potenza finanziaria e industriale paragonabile a quella americana fu la Germania, ma la disfatta della guerra del 1918 lasciò il campo libero al predominio economico americano. La ‘’diffusione della conoscenza’’ si trasformò in ‘’diffusione della conoscenza dei metodi per ottenere sostegno finanziario’’.

DATO PER SCONTATO. Alla fine del XIX secolo, si era diffusa la convinzione che l’inglese fosse una scelta naturale e inevitabile per il progresso. Non c’era niente di nuovo nel considerare l’uso dell’inglese come scontato. Non c’erano forme di competizione con altre lingue, né crisi di identità linguistica nel potere coloniale,e di conseguenza non c’era alcun pericolo. Ma con l’avanzare del XX secolo si sono spesso create situazioni che hanno messo in discussione il ruolo dell’inglese, come di altre lingue coloniali. Ci sono casi in cui una lingua locale si sente minacciata nella propria sopravvivenza dalla presenza di un’altra lingua e a volte le forze di potere prendono misure per salvaguardarla riconoscendole un qualche statuto speciale; ciò è accaduto al gallese del Galles, al gaelico irlandese in Irlanda, al francese nel Quebec, al maori in Nuova Zelanda. Si crea una questione di identità.

CAPITOLO IV. PERCHE’ L’INGLESE? IL RETAGGIO CULTURALE.

LE RELAZIONI INTERNAZIONALI.

La Società delle Nazioni fu la prima delle tante alleanze internazionali ad assegnare all’inglese un ruolo speciale: l’inglese era, insieme al francese, una delle due lingue ufficiali nelle quali venivano stampati tutti i documenti. Essa fu istituita nel 1920 in seguito al Trattato di Versailles e contava 42 stati membri. Nel 1945 fu sostituita dall’ Organizzazione delle Nazioni Unite. Il valore dell’ inglese è riconosciuto anche dal Commonwealth, il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea, la NATO. Ci si affida all’inglese soprattutto in Asia e nel Pacifico. In Europa c’è la combinazione inglese–francese-tedesco. Si usa l’inglese soprattutto in campo scientifico. Per superare i problemi della traduzione bisogna pensare a un sistema ‘’a staffetta’’. Se ad esempio non si trova un interprete dal finlandese al greco, si può usare l’inglese come lingua di intermediazione o come ‘’interlingua’’.

I MEDIA. L’accesso ai media è garanzia di successo politico. Per media intendiamo: stampa, radio, pubblicità e televisione. Essi sono al centro della vita di tutti. La stampa. Nel XIX secolo si assiste alla prima stampa indipendente promossa negli Stati Uniti. Nell’Europa continentale si assisteva ancora alla censura e ad altre restrizioni che ostacolavano l’affermazione della stampa popolare in lingue diverse dall’inglese, ritardandone lo sviluppo. Alla fine del secolo, con il Daily Mail (1896) la Gran Bretagna si affiancò agli Stati Uniti nella diffusione del giornalismo popolare. Anche grazie al telegrafo le tecniche di raccolta delle notizie divennero più efficienti. I 5 giornali in testa alle classifiche mondiali erano tutti in lingua inglese: New York Times, Washington Post, Wall Street Journal (americani), Times e Sunday Times (britannici). La pubblicità. Verso la fine del XIX secolo la combinazione di fattori sociali ed economici portò a un grande incremento d’uso della pubblicità nella stampa, specialmente nelle nazioni più industrializzate. La produzione di massa, con l’aumento di beni disponibili, favoriva la competizione e le nuove tecniche di stampa offrivano nuovi modi per dare visibilità ai prodotti. I

dell’apprendimento dell’inglese aumenterà nei prossimi 25 anni soprattutto nell’Europa centro- orientale e negli stati dell’ex Unione Sovietica. La comunicazione. Solo su internet, in cui i messaggi e i dati possono essere conservati per periodi di tempo indefiniti, si può avere un’idea di quanta parte della comunicazione quotidiana nel mondo avvenga realmente in inglese. Il traffico postale degli Stati Uniti da solo copre circa la metà del traffico postale nel mondo. Date le origini americane di internet, nato come ARPANET, non stupisce il fatto che la maggioranza dei server, circa il 64%,sia da cercare negli Stati Uniti. Inizialmente ARPANET era una rete nazionale per la comunicazione fra importanti istituzioni governative nel caso di una guerra. Successivamente,quando iniziarono i collegamenti con le altre nazioni, la conoscenza dell’inglese si dimostrò essenziale. Ancora oggi l’inglese continua a funzionare come lingua franca principale della rete. Anatoly Voronov sostiene che oggi è molto più semplice per un parlante russo trovare in rete i romanzi di Dostojevskij tradotti in inglese che trovarli nella propria lingua.

TROVARSI AL POSTO GIUSTO NEL MOMENTO GIUSTO. Nel capitolo 3 si è dimostrato che l’inglese si è trovato più volte ad essere nel posto giusto al momento giusto. Nei secoli XVII e XVIII, l’inglese è stata la lingua della principale potenza coloniale: la Gran Bretagna. Nei secoli XVIII e XIX è stata la lingua della nazione leader nella Rivoluzione Industriale: nuovamente la Gran Bretagna. Nel tardo XIX secolo e nel XX secolo è stata la lingua della maggiore potenza economica del mondo: gli Stati Uniti. Di conseguenza, quando le nuove tecnologie hanno aperto nuove possibilità alle lingue, l’inglese è emerso come la principale lingua di quelle industrie che condizionavano ogni aspetto della società: stampa, pubblicità, trasmissioni radio, cinema, industria del suono, trasporti e comunicazioni. Contemporaneamente nel mondo si stavano formando nuove alleanze internazionali,con il conseguente bisogno di una lingua franca, sentito come mai prima. Anche in questo caso l’inglese rappresentava la scelta più ovvia. Durante la prima metà del XX secolo, l’inglese si è dunque gradualmente imposto a livello internazionale come lingua principale negli scambi politici, accademici e nei raduni di comunità. Negli anni ’60 il predominio dell’inglese era ormai un dato di fatto. Da allora vi sono stati due fattori importanti a garantire all’inglese lo status di lingua globale:

  1. È rappresentato dai movimenti per l’indipendenza politica, che hanno portato l’inglese a vedersi riconosciuto uno status speciale in diversi paesi. In molti di questi paesi il ruolo dell’inglese era ormai così fondamentale che, giunto il momento dell’indipendenza, nessuna altra lingua avrebbe potuto competere.
  2. la rivoluzione elettronica: l’inglese si è trovato nel posto giusto (Stati Uniti) al momento giusto (anni ’70). Lo sviluppo dei computer è quasi interamente americano. I primi sistemi operativi usavano automaticamente il vocabolario e la sintassi inglesi: il sistema Microsoft.

CAPITOLO 5. IL FUTURO DELL’INGLESE GLOBALE.

La storia linguistica ci insegna di continuo ad essere molto cauti quando si tratta di fare previsioni in merito al futuro di una lingua. Nel Medioevo avrebbero riso in faccia a chiunque avesse osato predire la fine del latino come lingua dell’istruzione. Possiamo fare varie ipotesi su cosa possa impedire in futuro la crescita dell’inglese.

IL RIFIUTO DELL’INGLESE.

Immaginiamo una situazione in cui il popolo di una nazione nutre sentimenti di antagonismo nei confronti dell’inglese tanto da rifiutare di riconoscergli uno status particolare sia come lingua ufficiale che come lingua straniera. In realtà già Gandhi sosteneva che dare a milioni di individui la conoscenza dell’inglese significa renderli schiavi. Ma questa discussione riguarda una questione di identità, e la lingua come il simbolo universale più immediato di quella identità. Una popolazione ha una spinta naturale ad usare la propria lingua madre, desidera vederla crescere e, di conseguenza, non reagisce bene se vede imporre la lingua di un’altra cultura. Molti scrittori del cerchio esterno se scrivono in inglese, la loro opera può raggiungere un vasto pubblico nel mondo; ma scrivere in inglese può significare sacrificare la propria identità culturale. Il bisogno di capirsi e il bisogno di conservare una propria identità spesso spingono i popoli verso direzioni opposte. Anche se ci sono modi per evitare dei conflitti, in particolare la promozione del bilinguismo o del plurilinguismo che permettono ai popoli di ‘’avere la botte piena e la moglie ubriaca’’. Purtroppo però le politiche in favore del bilinguismo sono impegnative in termini di tempo e di denaro e richiedono cooperazione.

ATTEGGIAMENTI CONTRASTANTI:LA SITUAZIONE NEGLI STATI UNITI. Come abbiamo visto nel cap.1, esiste uno strettissimo legame fra lingua e potere. Gli Stati Uniti hanno alimentato la crescita dell’inglese nel XX secolo ma se dovesse intervenire qualche fattore a destabilizzare il potere militare o economico degli Stati Uniti,lo status globale della lingua ne subirebbe senz’altro delle conseguenze. Argomenti politi a favore : i sostenitori dell’ufficialità dell’inglese vedono,nell’affermarsi di grandi gruppi di immigrati e nella politica di supporto alla loro lingua, i semi del separatismo e della dissoluzione finale dell’unità degli Stati Uniti,insita nel suo stesso nome e nel suo motto (l’unità dalla molteplicità). Nel 1995 un giornalista a favore del movimento per l’ufficialità definì l’inglese come collante sociale, come la colla linguistica che garantisce l’unità politica. Secondo un altro giornalista la lingua ha fornito le fondamenta alla stabilità sociale negli USA e ogni minaccia a questa influenza stabilizzante condurrebbe alla creazione di ‘stati nello stato’. Argomenti politici contrari : I sostenitori della non ufficialità dell’inglese sostengono che non c’è bisogno di nessuna legge a favore dell’inglese, che le paure sono state del tutto esagerate, che non c’è il rischio di una perdita di unità o dell’avvento di una nuova Babele. I genitori immigrati di prima generazione hanno molta difficoltà a far imparare ai propri figli la loro lingua madre e non l’inglese. Si ritiene che l’inglese non corra alcun pericolo visto che il 95% della popolazione lo parla bene o molto bene. Piuttosto sono le altre lingue ad essere veramente in pericolo. L’uso di una lingua comune non è di per sé garanzia di una convivenza armoniosa delle diverse etnie. Una comunità può essere discriminata su basi razziali, religiose, politiche o altro, anche quando i due fronti sono uniti da una stessa lingua. Argomenti socio-economici a favore: o si accettano tutte le lingue o non se ne accetta nessuna. Se si accettano tutte, allora ogni piccolo gruppo di parlanti di una lingua straniera potrebbe pretenderne il riconoscimento ufficiale, ma l’adozione di una simile politica ben presto porterebbe la nazione alla bancarotta. L’unica alternativa, secondo questa linea di pensiero, è di non accettarne nessuna, eccetto l’inglese, ovvero la lingua della grande maggioranza del paese. Inoltre fornire servizi in lingue alternative (ad es. permettere di sostenere l’esame di guida in un’altra lingua) comporterebbe un grande spreco di risorse, dato il numero esiguo di parlanti. Programmi di insegnamento nella lingua madre degli immigrati non darebbero nessun aiuto perché porterebbero gli immigrati a non voler imparare l’inglese e quindi ciò li confinerebbe in attività lavorative sottopagate. L’inglese è la lingua delle opportunità per questi sostenitori dell’inglese.

sillabico o su quello accentuale, in tutte si trovano entrambe le modalità. Ma l’accentazione inusuale degli elementi strutturali può creare problemi nella comprensione delle strutture grammaticali. Alcuni elementi lessicali possono essere del tutto irriconoscibili.

IL FUTURO DELL’INGLESE COME LINGUA MONDIALE. La percentuale dei madrelingua diminuisce costantemente rispetto al numero totale dei parlanti di lingua inglese nel mondo. L’uso dei termini regionali o dialettali non è più giudicato sciatto e incolto: è un uso del tutto rispettabile e può essere addirittura di tendenza. Una politica bi-dialettale o bilingue consente di tenere contemporaneamente presenti sia il bisogno di adottare un inglese standard (per assicurare la comprensione reciproca) e sia l’uso del proprio dialetto per sostenere la propria identità locale. Può l’inglese frammentarsi in una serie di lingue incomprensibili fra loro come è capitato con il latino? Può darsi che la spinta di intercomprensione su scala mondiale faccia in modo che ciò non avvenga. C’è stato solo un caso in cui una varietà regionale è riuscita ad essere riconosciuta come lo standard locale: lo Scots o scozzese. Sebbene l’Unione Europea riconosca come ufficiali diverse lingue, nella pratica l’inglese si dimostra la lingua più utilizzata dall’ amministrazione. I confini tra prima lingua, seconda lingua e lingua straniera si confondono. La funzione di standard è messa in discussione, in particolar modo quando queste forme ibride sono comunemente utilizzate da gruppi di individui colti e influenti nel loro contesto regionale. Quasi certamente in futuro nascerà una nuova forma di inglese: il ‘World Standard Spoken English o WSSE’, cioè una varietà standard di inglese globale parlato. In un futuro con molte varietà nazionali diverse di inglese, le cose cambierebbero di poco. Si continuerebbe a parlare il proprio dialetto all’interno del proprio paese, ma quando fosse necessario comunicare con persone di altre nazioni, si userebbe il WSSE. Chi sarà in grado di parlare sia il WSSE sia il suo dialetto, avrà molte più possibilità di chi ne parlerà una sola; sarà in possesso di un dialetto in cui continuare ad affermare la propria identità nazionale, e sarà in possesso di una lingua che gli garantirà la comunicazione internazionale quando ne avrà bisogno. Se l’inglese fosse l’unica lingua rimasta da imparare, si tratterebbe della più grande catastrofe intellettuale nella storia del pianeta.