

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Le condizioni dell'Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale e la nascita della Repubblica Italiana. Vengono analizzati i partiti politici dell'epoca, la Costituzione italiana e la politica economica del governo. Viene inoltre descritta l'appartenenza dell'Italia al blocco occidentale e l'adesione al Patto atlantico.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 3
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Le condizioni in cui versava l’Italia alla fine della guerra erano molto gravi. L’apparato produttivo era stato fortemente colpito. Ingenti anche i danni subiti dall’edilizia, elevatissima l’inflazione. La maggioranza della popolazione risentiva della scarsità di cibo e abitazioni. La disoccupazione aveva raggiunto livelli preoccupanti. Numerosi erano anche i problemi d’ordine pubblico: difficoltà nella smobilitazione dei partigiani, occupazione delle terre, borsa nera. Il ritorno della democrazia determinò una crescita della partecipazione politica. La Democrazia cristiana, perno del fronte moderato, era l’unico partito in grado di competere con socialisti e comunisti sul piano dell’organizzazione di massa. Molto minor seguito avevano i liberali, i repubblicani e il Partito d’azione. A destra il movimento dell’Uomo qualunque ebbe, per breve tempo, notevole successo. Il primo governo dell’Italia liberata, basato sulla coalizione fra i partiti del Cln, fu presieduto da Ferruccio Parri. Nei mesi immediatamente successivi alla fine della guerra, l’Italia continua a essere guidata da governi di unità nazionale presieduti dal leader della Dc De Gasperi. Il 2 giugno 1946 si svolgono sia il referendum, che chiama i cittadini a scegliere tra monarchia e repubblica, sia le elezioni per l’Assemblea costituente, che videro il successo dei tre partiti di massa (Pci, Psi) e, soprattutto, della Dc, che divenne il partito di maggioranza relativa. In questa occasione, per la prima volta in Italia le donne esercitano il diritto al voto. Il referendum vede la vittoria della repubblica, ma la vittoria non è schiacciante: molti italiani – specialmente al Sud – restano ancora fedeli alla monarchia. Nel ’46-’47’ i contrasti fra i partiti della coalizione antifascista si approfondirono. Le accresciute tensioni interne e internazionali provocarono, nel gennaio del ’47, la scissione del Partito socialista: l’ala contraria alla stretta alleanza col Pci fondò il Partito socialista dei lavoratori italiani (poi Partito socialdemocratico. A maggio De Gasperi estromise socialisti e comunisti dal governo e formò un ministero “monocolore”. I contrasti tra i partiti non impedirono il varo della nuova Costituzione repubblicana, approvata alla fine del 1947 ed entrata in vigore dal 1° gennaio 1948. La Costituzione affiancava agli istituti tipici di un sistema democratico-parlamentare alcuni importanti principi di tipo sociale come il diritto al lavoro. La Costituzione italiana è il risultato del compromesso tra posizioni politiche molto diverse ma accomunate dall’antifascismo e da un sincero impeto democratico. Il punto di incontro viene trovato nel rispetto della persona e dei suoi diritti; ma la persona è vista, nella Costituzione, non come espressione di un egoismo individualista ma come parte di una società di uguali. Per questo la Costituzione si apre con 12 articoli – i Principi fondamentali – che tracciano l’insieme dei diritti e i doveri del cittadino italiano. La Parte II della Costituzione tratta l’ordinamento dello Stato. Si stabilisce che l’Italia è una repubblica parlamentare: il Governo (potere esecutivo) non è eletto direttamente dal popolo ma dal Parlamento, che deve accordargli la fiducia. Alla Magistratura (potere giudiziario) spetta una funzione di controllo, mentre il Presidente della Repubblica, super partes , è il garante dell’unità nazionale. Nel 1947 l’Italia firmò il trattato di pace, che comportava la rinuncia alle colonie e all’Istria, il mantenimento dell’Alto Adige e secondarie rettifiche di confine a favore Francia. Restava aperta la questione del confine orientale, dove il contrasto fra italiani e slavi alimentò una catena di sanguinose vendette e spinse circa 250 mila italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia ad abbandonare le loro terre.
Solo nel 1954 l’Italia raggiunse l’accordo con la Jugoslavia sulla questione di Trieste, che fu così riunita all’Italia. La campagna per le elezioni parlamentari del 18 aprile ’48 vide una forte contrapposizione fra il Fronte popolare (socialisti e comunisti) e la Dc. I democristiani ottennero un grande successo, anche grazie all’appoggio della Chiesa e degli Stati Uniti. Dopo le elezioni De Gasperi diede vita a una coalizione centrista che vedeva la Dc alleata con i liberali, repubblicani e socialdemocratici. Sul piano della politica economica, i governi postbellici non introdussero novità significative, preoccupandosi soprattutto di risanare il bilancio dello Stato e di contenere l’inflazione. Dopo l’estromissione delle sinistre dal governo, questa politica si affermò pienamente, ad opera del ministro del Bilancio Einaudi: il successo della sua linea di risanamento finanziario ebbe comunque forti costi sociali, soprattutto in termini di disoccupazione. Nel 1949 l’appartenenza dell’Italia al blocco occidentale ottenne una sanzione sul piano militare con l’adesione al Patto atlantico. Dopo le elezioni del ’48, si affermò la formula del centrismo, che vedeva una Dc molto forte occupare il centro dello schieramento politico, lasciando fuori della maggioranza sia la sinistra socialcomunista, sia la destra monarchica e neofascista. Componente essenziale della politica centrista era un riformismo moderato. I cinque anni della prima legislatura repubblicana (1948-53), in cui De Gasperi tenne la guida del governo, videro importanti interventi sociali, come la riforma agraria e l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. La linea di austerità finanziaria e contenimento dei consumi perseguita dal governo suscitò numerose proteste di piazza cui le forze dell’ordine risposero con durezza. In questa situazione la Dc cercò di rendere più stabile la propria maggioranza con una riforma del meccanismo elettorale (“legge truffa”), la cui approvazione suscitò vivaci proteste a sinistra e fu comunque priva di risultati pratici nelle elezioni del ’53. Gli anni ’53-58 furono un periodo di transizione: si consolidarono sia la crescita economica sia i legami con l’Europa più avanzata, confermati dall’adesione italiana della Comunità europea (1957). Nella Dc si affermò la segreteria Fanfani (1954) una nuova generazione, più favorevole all’intervento dello Stato nell’economia e più sensibile ai problemi sociali. Il Psi, soprattutto a partire dall’invasione sovietica dell’Ungheria nel ’56, cominciò ad allontanarsi sai comunisti. Si credevano così le premesse politiche per una apertura a sinistra. Lo sviluppo dell’economia italiana si fece particolarmente intenso negli anni 1958-63. Fu questo il cosiddetto “MIRACOLO ECONOMICO”, che trasforma l’Italia da un Paese ancora prevalentemente agricolo in un Paese industriale. Lo sviluppo economico porta con sé un aumento dei consumi e del tenore di vita, ma alimenta anche le contraddizioni del Paese. Alla crescita del tenore di vita non corrisponde un uguale miglioramento dei servizi pubblici, che, specie nel Sud, restano largamente insoddisfacenti. Inoltre, lo sviluppo industriale accresce il divario tra il Nord e il Sud e alimenta l’emigrazione di chi lascia le regioni meridionali per cercare un’occupazione nelle fabbriche del Piemonte o della Lombardia. In questo periodo l’Italia riuscì a ridurre sensibilmente il divario dagli Stati più sviluppati dell’Europa occidentale grazie soprattutto al livello basso dei salari che garantì tassi di investimento molto elevati. Al boom nell’industria si accompagnarono due importanti fenomeni sociali: