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riassunto dell'italia repubblicana
Tipologia: Appunti
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Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono in massa per scegliere due differenti opzioni istituzionali, la Repubblica o la Monarchia, ed eleggere l’Assemblea costituente che avrebbe dovuto redigere la nuova costituzione in sostituzione del vecchio Statuto Albertino. Vinse l’opzione repubblicana e il sovrano fu costretto all’esilio. Nell’Assemblea costituente si affermarono i nuovi partiti di massa antifascisti che raccolsero il 75% dei voti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista di Unità Proletaria e il Partito Comunista Italiano. A presiedere l’Assemblea fu chiamato il socialista Saragat mentre venne nominato come presidente provvisorio della Repubblica Enrico De Nicola. Il democristiano De Gasperi fu incaricato di formare il governo riconfermando la presenza dei comunisti.
Il trattato di pace venne firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Esso prevedeva la perdita delle colonie, di Rodi e del Dodecaneso e il pagamento di indennità di guerra ai Paesi aggrediti dall’Italia fascista. Nei primi mesi del 1947 De Gasperi si recò negli Stati Uniti dove ottenne la garanzia della concessione di aiuti all'Italia in cambio dell'estromissione delle sinistre dal governo. Nel maggio dello stesso anno De Gasperi si dimise e ricostituì il governo senza il PCI e i socialisti che, nel frattempo, avevano subito una scissione: una parte del gruppo parlamentare socialista, con a capo Saragat, si staccò dall'alleanza con i comunisti ed entrò a far parte del governo dopo aver costituito un nuovo partito, il Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI) che poi diventerà Partito socialdemocratico italiano (PSDI). Il primo gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione e venne eletto presidente della Repubblica il liberale Luigi Einaudi. Il 18 aprile 1948 si tennero le elezioni per eleggere il parlamento della prima legislatura repubblicana in cui la DC stravinse. In questo periodo la guerra fredda contribuì a creare nel paese un sistema politico a sovranità limitata nel quale vigeva un accordo tacito tra le forze politiche moderate e gli USA per escludere dal governo il maggior partito d’opposizione ritenuto allineato con il comunismo sovietico.
Ad aggravare la situazione contribuì l’attentato del segretario del PCI, Togliatti, da parte di un giovane di estrema destra. Nell’Italia del nord e in quella centrale scoppiarono subito delle rivolte, gli operai scesero in sciopero e si sfiorò l’insurrezione di tanti ex partigiani. Tuttavia, Togliatti riuscì a salvarsi ed esortò i manifestanti alla calma. Una delle conseguenze delle roventi giornate di luglio fu la spaccatura del sindacato. Nel 1944 la CGIL era rinata come sindacato unitario che comprendeva tutte le componenti politiche: comunisti, socialisti, repubblicani e cattolici. Quando la maggioranza socialcomunista della CGIL proclamò uno sciopero generale di protesta contro l'attentato a Togliatti la componente cattolica decise di staccarsi dalla confederazione costituendo la CISL. Pochi mesi dopo anche i repubblicani e i socialdemocratici abbandonarono la CGIL per costituire una terza organizzazione sindacale, la UIL.
Già nel 1947 Luigi Einaudi inaugurò una politica economica di ricostruzione e di risanamento finanziario. La fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 fu un periodo di tensioni e lotte sociali alle quali il governo rispose intensificando l’uso dei mezzi repressivi. Ma questo periodo fu soprattutto un periodo di riforme. Con la riforma agraria venne espropriata e finanziata una parte delle grandi proprietà terriere dei grandi latifondisti del Sud per incentivare la costituzione di una piccola proprietà contadina. All’interno della DC una parte era contraria alla riforma mentre un’altra favorevole. A favore della riforma c’era anche la Confindustria che voleva creare le basi per la nascita di un’agricoltura moderna e capitalistica, così come gli USA. Nel 1950 vennero approvate la legge Sila, la legge stralcio e una legge dell’Assemblea regionale
siciliana. Tuttavia, esse riguardavano solo un aspetto della riforma agraria ovvero quello della distribuzione della terra. Un altro grande provvedimento fu la Cassa per il Mezzogiorno con l’obiettivo di modernizzare il meridione attraverso l’industrializzazione. I settori d’intervento riguardavano la sistemazione dei bacini montani e dei corsi d’acqua, la bonifica, l’irrigazione, la costruzione di acquedotti e delle fognature, la viabilità stradale e ferroviaria e il turismo. In questi anni sono stati realizzati anche progetti di edilizia abitativa pubblica che miravano a costruire case popolari per i ceti più disagiati. Il più importante fu Ina- casa.
Nelle elezioni del 1952 si ebbe un calo dei consensi per la DC e una crescita dei partiti di sinistra. De Gasperi cercò allora di fare approvare una legge elettorale maggioritaria che avrebbe dato il 65% dei seggi alla coalizione dei partiti che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti. Nonostante la sinistra la denominò “legge truffa”, essa venne approvata ugualmente. Tuttavia, alle elezioni del 1953 avanzarono soprattutto i partiti di destra e segnarono contemporaneamente la fine della leadership di De Gasperi e l’abrogazione della cosiddetta “legge truffa”. Il nuovo Presidente del consiglio divenne il democratico Giuseppe Pella.
Al V congresso del partito, nel giugno 1954, venne eletto segretario Amintore Fanfani. Egli riformò la struttura del partito, organizzandolo in sezioni, federazioni provinciali e regionali, direzione nazionale, una piramide gerarchica che aveva al suo vertice il segretario. Inoltre, nel 1958, divenne anche presidente del consiglio e ministro degli esteri. Egli puntò al rafforzamento dell’economia italiana attraverso il rifinanziamento delle industrie e di istituti come l’IRI e l’IMI. Infine, divenne un grande sponsor dell’Eni, fondato da Enrico Mattei. Fin dal 1958 Fanfani cominciò a premere per una nuova alleanza DC-PSI che avrebbe potuto costituire una solida base per una programmazione sociale o per ulteriori interventi nell’economia.
Il PSI aveva già cominciato ad allentare i suoi legami con il PCI in seguito al XX congresso del PCUS e dai fatti di Ungheria del 1956. Tuttavia, mentre il PCI si mantenne sostanzialmente fedele al modello sovietico, il PSI se ne distaccò definitivamente, dichiarandosi disposto a collaborare con la DC. Da questa collaborazione ne derivò il miracolo economico italiano. Alla metà degli anni ’50 l’Italia era ancora un Paese arretrato, fu solo tra il 1958 e il 1963 che l’Italia divenne uno dei paesi più industrializzati dell’Europa occidentale. All’origine di questo sviluppo ci sono molti fattori: la costruzione delle infrastrutture autostradali, la stabilità monetaria, il tasso di sconto favorevole, il basso costo del lavoro dovuto allo scarso potere contrattuale di un sindacato diviso. Durante questo periodo la produzione industriale raddoppiò soprattutto per quanto riguarda l’industria elettrodomestica. Tuttavia, questa situazione andò ad accentuare il divario tra nord e sud e l’unica soluzione per i meridionali fu quella di emigrare soprattutto nel cosiddetto triangolo industriale: Milano-Torino-Genova, dove la prospettiva di salari e di orari di lavoro regolari garantivano delle migliori condizioni di vita. Anche se in misura minore, al sud grazie alla cassa per il mezzogiorno si cominciò ad intervenire in modo cospicuo nel settore industriale, tanto da costituire dei veri e propri poli di sviluppo o nuclei di industrializzazione. Anche nel nord-est si verificò una crescita industriale ma in modalità diverse in quanto qui si andò a prediligere le piccole imprese nei settori tradizionali quali l’abbigliamento, ceramiche, calzature ecc. Una delle conseguenze peggiori del miracolo economico fu la speculazione edilizia e la distruzione del paesaggio urbano e rurale. I governi democratici degli anni ’50 e ’60 lasciarono piena libertà all’iniziativa privata nel settore edilizio. Gli speculatori edilizi approfittarono della situazione diventando i protagonisti di veri e propri sacchi edilizi. Per Fanfani era necessario aprirsi vero il PSI per creare un governo più forte capace di isolare il PCI. Nacque così un governo di coalizione DC-PSDI guidato da Fanfani la cui posizione, però, cominciò paradossalmente