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La Radio negli Anni 30: Nascita di Formati e Programmi Innovativi, Dispense di Giornalismo radiofonico e televisivo

La nascita e lo sviluppo dei formati e dei programmi innovativi nelle radio americane degli anni 30. della radio di flusso, del radiodramma e della serialità radiofonica, oltre alla differenza tra questi e il romanzo sceneggiato e l'originale radiofonico. Vengono inoltre analizzate le produzioni documentaristiche e le loro caratteristiche distintive. una ricca panoramica della radiofonica del periodo.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 02/09/2022

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LA CHIMICA DELLA RADIO riassunto del riassunto:
Questo libro vuole disegnare una mappa dei generi di intrattenimento.
DEFINIZIONE DI GENERE RADIOFONICO: definiamo come GENERE un insieme di tratti distintivi che
consentono al pubblico di orientare le sue attese nei confronti di un testo o di uno spettacolo”.
3 aspetti rilevanti:
i. Il genere esiste in quanto categoria riconoscibile dal pubblico
ii. Il genere si forma e trasforma nel tempo
iii. Il genere definisce le convenzioni e regola le attese. È un sistema normativo alla base di un “patto
comunicativo” tra l’autore e il pubblico.
Le 3 MACROCATEGORIE rimangono invariate:
PROGRAMMI DI INFORMAZIONE
PROGRAMMI DI INTRATTENIMENTO
PROGRAMMI EDUCATIVI.
Oggi però si sono rotti i confini tra questi 3 codici ed è difficile etichettarli mix di generi in misure diverse.
Le radio americane degli anni 30 rappresentano il più importante laboratorio di formati e programmi della
storia della radio.
La RADIO è un MEDIUM DI FLUSSO che assume forma, programmi e generi. Il contenuto della radio è la radio
stessa il flusso radiofonico non ha una fine.
La RADIO DI FLUSSO è un modello di offerta radiofonica che si propone una sequenza continua di contenuti
senza una sosta o interruzione che segnalano la fine di un programma e l’inizio di quello successivo. flusso
ininterrotta per un pubblico generalista.
Alla base del MODELLO DI FLUSSO ci sono:
CLOCK: rappresenta il piano di messa in onda di una radio, scandito in ora in ora. Scandisce gli
appuntamenti fissi: segnale orario, gr, pubblicità, meteo, traffico, jingle
ROTATION: indica il susseguirsi di brani all’interno della PLAYLIST dell’emittente.
Il formato incentrato su musica o sulla parola
Formati parlati principali sono: - all news - talk radio - news talk
All’opposto di questo modello c’è la RADIO DI PROGRAMMI che è composta da format e contenuti differenti
tra loro.
DIFFERENZA TRA SENTIRE E ASCOLTARE LA RADIO:
SENTIRE ASCOLTARE
- Ascolto distratto e passivo
- Oggi è più sentita che ascoltata
- Dare attenzione
- Attività della mente
- Mente attiva
- Interpretazione di un testo sonoro
Kate Lacey distingue:
- ascolto popolare: ascolto passivo, un gradino più su del sentire, orientato al rilassarsi
- ascolto serio: sforzo cognitivo costante, per chi ha una certa cultura letteraria, prevede un ruolo
attivo dell’ascoltatore (sms, telefonate..)
GENERI:
RIVISTA E VARIETA’ La rivista è un genere di spettacolo d’arte varia, costituito da susseguirsi di numeri di
prosa, musica, danza uniti da una trama e dalla presenza di personaggi fissi. La radiofonia non si appropriò
immediatamente di questo genere: il carattere serioso, ufficiale e paternalistico dei primi anni della radio
bandì dai palinsesti qualsiasi spettacolo frivolo. Bisogna attendere gli anni 30 per il primo spettacolo
radiofonico di rivista, Un’ora con te, 7 marzo 1933. La formula prevedeva richiami alla letteratura, temi
d’attualità e tanta musica. Non c’era una storia ma un susseguirsi di scenette, canzoni, sketch.
Il varietà è la forma che la rivista prenderà dopo la guerra: più musica e affermazione della figura del
conduttore.
MORNIG SHOW: e declinazione del varietà che va in onda nella fascia del mattino, tra le 7 e le 9. In Italia il
formato prende piede negli anni 80 con la diffusione su scala nazionale delle radio private. Il format è
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LA CHIMICA DELLA RADIO riassunto del riassunto: Questo libro vuole disegnare una mappa dei generi di intrattenimento. DEFINIZIONE DI GENERE RADIOFONICO: “ definiamo come GENERE un insieme di tratti distintivi che consentono al pubblico di orientare le sue attese nei confronti di un testo o di uno spettacolo”. 3 aspetti rilevanti: i. Il genere esiste in quanto categoria riconoscibile dal pubblico ii. Il genere si forma e trasforma nel tempo iii. Il genere definisce le convenzioni e regola le attese. È un sistema normativo alla base di un “patto comunicativo” tra l’autore e il pubblico. Le 3 MACROCATEGORIE rimangono invariate:  PROGRAMMI DI INFORMAZIONE  PROGRAMMI DI INTRATTENIMENTO  PROGRAMMI EDUCATIVI. Oggi però si sono rotti i confini tra questi 3 codici ed è difficile etichettarli  mix di generi in misure diverse. Le radio americane degli anni 30 rappresentano il più importante laboratorio di formati e programmi della storia della radio. La RADIO è un MEDIUM DI FLUSSO che assume forma, programmi e generi. Il contenuto della radio è la radio stessa  il flusso radiofonico non ha una fine. La RADIO DI FLUSSO è un modello di offerta radiofonica che si propone una sequenza continua di contenuti senza una sosta o interruzione che segnalano la fine di un programma e l’inizio di quello successivo.  flusso ininterrotta per un pubblico generalista. Alla base del MODELLO DI FLUSSO ci sono:  CLOCK: rappresenta il piano di messa in onda di una radio, scandito in ora in ora. Scandisce gli appuntamenti fissi: segnale orario, gr, pubblicità, meteo, traffico, jingle  ROTATION: indica il susseguirsi di brani all’interno della PLAYLIST dell’emittente.  Il formato incentrato su musica o sulla parola  Formati parlati principali sono: - all news - talk radio - news talk All’opposto di questo modello c’è la RADIO DI PROGRAMMI che è composta da format e contenuti differenti tra loro. DIFFERENZA TRA SENTIRE E ASCOLTARE LA RADIO: SENTIRE ASCOLTARE

  • Ascolto distratto e passivo
  • Oggi è più sentita che ascoltata
    • Dare attenzione
    • Attività della mente
    • Mente attiva
    • Interpretazione di un testo sonoro Kate Lacey distingue:
  • ascolto popolare: ascolto passivo, un gradino più su del sentire, orientato al rilassarsi
  • ascolto serio: sforzo cognitivo costante, per chi ha una certa cultura letteraria, prevede un ruolo attivo dell’ascoltatore (sms, telefonate..) GENERI: RIVISTA E VARIETA’ La rivista è un genere di spettacolo d’arte varia, costituito da susseguirsi di numeri di prosa, musica, danza uniti da una trama e dalla presenza di personaggi fissi. La radiofonia non si appropriò immediatamente di questo genere: il carattere serioso, ufficiale e paternalistico dei primi anni della radio bandì dai palinsesti qualsiasi spettacolo frivolo. Bisogna attendere gli anni 30 per il primo spettacolo radiofonico di rivista, Un’ora con te, 7 marzo 1933. La formula prevedeva richiami alla letteratura, temi d’attualità e tanta musica. Non c’era una storia ma un susseguirsi di scenette, canzoni, sketch. Il varietà è la forma che la rivista prenderà dopo la guerra: più musica e affermazione della figura del conduttore. MORNIG SHOW: e declinazione del varietà che va in onda nella fascia del mattino, tra le 7 e le 9. In Italia il formato prende piede negli anni 80 con la diffusione su scala nazionale delle radio private. Il format è

comunemente definito “zoo”—> condotto da 2/3 conduttori con una personalità molto caratterizzante. La maggior parte degli zoo hanno personaggi fissi al telefono, di solito di finzione, giochi e scherzi telefonici. Il nome zoo deriva dalle stranezze e dai rumori emessi dai conduttori. Diventò un vero e proprio formato nell’80. In Italia ricordiamo Il ruggito del coniglio du Radio2. TALK POLITICO I talk show sono quasi sempre in diretta. Il talk show è un programma radiofonico in cui uno o più ospiti affrontano e discutono temi d’attualità presentati da un conduttore. Un talk show può prevedere anche l’intervento del pubblico, attraverso il telefono. Questo formato prevede una forte caratterizzazione del conduttore, che viene riconosciuto come un personaggio non neutrale. Col tempo sono emerse alcune variazioni come: talk politico conservatore, hot talk, talk sportivo. Il vero boom di questo tipo di trasmissioni negli USA si ha tra gli anni 80/90, dopo l’abrogazione della Fairness Dottrine introdotta da Roosevelt. Secondo Damìvid Foster Wallace, l’aumento della popolarità delle talk radio politiche è dovuto a 3 fattori:

  1. lo strangolamento delle stazioni musicali AM da parte delle FM a inizio anni 80.
  2. la revoca da parte del governo Reagon della dottrina dell’imparzialità secondo la quale, per ottenere una licenza di trasmissioni, l’emittente doveva offrire agli opposti schieramenti l’opportunità di esprimere il loro punto di vista. La logica rooseveltiana vedeva nell’etere un bene comune pubblico
  3. .La distribuzione del Rush Limbaugh Show 1984- primo talk politico conservatore. Limbaugh da vita ad un talk aggressivo, partigiano, apertamente schierato a sinistra e conservatore nei valori. Prima di lui i personaggi non era apertamente schierati. il rapporto con il pubblico, il conduttore presenta un linguaggio diretto, crudo, provocatorio. Secondo Wallace la natura dei talk politici è l’intrattenimento. I talk politici esercitano un certa influenza nel dare forma alle opinioni pubbliche. HOT TALK Non ha niente a che fare con la politica. Diretto solitamente ad un pubblico maschile. Il tema della puntata è generalista, tratta di cultura e società. LA TALK RADIO IN ITALIA - TRASMISSIONI FILTRATE E MICROFONO APERTO Arriva in ritardo rispetto ad USA e Europa. La versione Italiana del talk vide la luce ne 69 da un programma di servizio pubblico, chiamato Roma 3131, primo ad introdurre le telefonate del pubblico in diretta. Per la prima volta la RAI introduceva nel flusso radiofonico la voce degli ascoltatori, filtrandone i contenuti. La diffusione della radio private a metà anni 70, spinse la RAI a modificare i contenuti e modi, virandoli verso un dialogo meno rigido e ingessato. La vera rivoluzione di linguaggio arriverà con l’uso delle telefonate da parte delle Radio libere ( Radio Popolare) e con la nascita del formato Microfono Aperto. Le radio libere aboliscono il filtro. Il conduttore in onda prendeva le telefonate che arrivavano senza poterle scegliere. Era nel contatto col pubblico che risiedeva il valore dirompente delle radio libere. Il contenuto delle radio libere erano i loro ascoltatori. Tuttora Radio3 dedica tutte le mattine un microfono aperto nel programma Tutta la città ne parla. Esiste una radio attualmente votata al formato talks&news, Radio24, in cui vi sono tanti talk show.
  • Il radiodramma come esempio di propaganda: esempi Con la presa del potere in Germania da parte dei nazisti e l’aumento delle tensioni in Europa i giornali radio erano sempre più popolati di notizie ma nella radio mancavano approfondimenti. Gli USA mantennero una posizione neutrale. Il primo dramma politico fu scritto da Norman Corwin nel 1939, in seguito alla dichiarazione del figlio di Mussolini, Vittorio che Paragonò il bombardamento sull’Etiopia allo uno sbocciare di una rosa. Il successo di quest’opera spinse il governo americano a comprenderne l’importanza della fiction nella lotta di propaganda contro il fascismo. Fu lo stesso Roosevelt a spingere per la produzione di programmi di propaganda. Nacque così la serie The free company, prodotta dal Cbs con il contributo del governo. La serie si avvalse del contributo dei maggiori scrittori americani. Il primo vero tentativo strutturato di utilizzare la radio come mezzo di propaganda avvenne per decisione di Roosevelt, il quale decise di aprire una centrale operativa della propaganda, the Office of Facts and Figures (OFF), che si sarebbe occupato del controllo e della disseminazione dell’informazione di guerra. A dirigere l’agenzia venne chiamato un drammaturgo, Archibald McLeish. La serie più famosa prodotta dalla OFF è stata This is War.

notevolmente dagli originali di carta. Lo sceneggiato originale, invece, rimane in Italia un genere minore fino agli anni 80. Tra gli sceneggiati degli anni 70 i filoni più frequenti saranno le biografie sceneggiate e gli sceneggiati ispirati ai romanzi ottocenteschi. Fino agli anni 2000 la produzione di fiction di radio 2 è cospicua e redditizia, poi la flessione degli ascolti portò la direzione a spostare il formato in una diversa fascia oraria, causando il declino del genere. DOCUMENTARIO: Genere classico, è finalizzato a sfruttare le potenzialità di documentazione e riproduzione del reale. Basato sulla registrazione e il montaggio, si compone di interviste, stacchi musicali, effetti sonori d’ambiente. In Italia si chiama documentario, in Europa si parla soprattutto di feature, mentre negli Stati Uniti il genere documentaristico, sia radiofonico che televisivo, prende il nome di factual entertainment, intrattenimento basato su fatti reali, una macro categoria che contiene anche il docu-drama. La feature è un’opera radiofonica che comprende sfumature di genere molto più ampie rispetto al documentario italiano. pratiche produttive di una feature che sono valide ancora oggi:

  1. Gli elementi di una feature sono la sceneggiatura, il suono, la musica e le voci.
  2. La sceneggiatura può essere scritta da un autore esterno o dallo stesso produttore.
  3. Gli scrittori/produttori sono la figura più comune ed efficace.
  4. La ricerca attraverso interviste e indagini bibliografiche è il punto di partenza di ogni feature.
  5. Audizione degli attori per la scelta dei ruoli.
  6. Priorità a fonti autentiche e di prima mano.
  7. Un’attitudine mentale all’inchiesta, un orecchio attento e la capacità di portare il microfono in ogni angolo del mondo contemporaneo, nei suoi recessi più nascosti, il più vicino possibile alla fonte.
  8. E infine la sequenza delle azioni da compiere in ogni produzione: l’idea; la ricerca; la stesura della sceneggiatura; la scelta degli attori; la raccolta degli effetti sonori; la ricerca della musica; la scrittura; la registrazione; il montaggio e la produzione. Definizione molto intuitiva di cosa deve essere una feature per essere di qualità:
  9. deve avere un focus molto preciso;
  10. deve avere quello che lui chiama “whoof factor”, quella sensazione che parte dallo stomaco che fa interrompere ogni altra attività per concentrarsi sull’ascolto;
  11. deve arrivare al cuore, muovere emozioni, essere umana. Volendo riassumere potremmo definire il documentario un’opera radiofonica creativa con una struttura sonora articolata e una storia vera da raccontare. Ha tempi di produzione più lunghi rispetto a qualsiasi altra forma di giornalismo radiofonico (servizio, reportage, rubrica, voxpop) ed è l’unico ad avere bisogno di una sceneggiatura di partenza. Per questo è un genere frequentato sempre meno dai giornalisti e sempre più da figure autorali. Storia del genere documentario in Italia: Il documentario in Italia ha una lunga storia e tradizione, anche se, come vedremo, è oggi quasi scomparso dai palinsesti. Amato sostiene che a monte della nascita del genere del documentario radiofonico italiano ci sia il giornalismo parlato delle radiocronache in periodo fascista. Il rapporto tra la radio ed il regime fascista iniziò ad apparire più stretto a partire dagli anni Trenta. Il problema più urgente, sotto il profilo espressivo e dei contenuti, era quello di creare una nuova classe di radiocronisti che fossero capaci di attirare l’attenzione degli ascoltatori, muovere i loro animi durante l’ascolto delle cronache degli eventi di regime, che sapessero narrare le imprese del popolo fascista sia in guerra che nella vita quotidiana, e che fossero in grado di celebrare la società fascista. Sarà lo status di nazione in guerra a fare in modo che la sete di informazione e di conoscenza della popolazione accresca la volontà dei cronisti di riportare la realtà del conflitto nelle case degli italiani. La maturità e il neorealismo radiofonico: Un accostamento tra il genere del documentario nel periodo del secondo dopoguerra e il neorealismo è stato proposto da tutti gli storici della radio. nacque la tendenza della suddetta squadra di radiogiornalisti a muoversi sul territorio nazionale alla ricerca delle facce nascoste della società durante la ricostruzione post-bellica. Nelle trasmissioni e nei reportage realizzati dai giornalisti delle

Radiosquadre era messa in scena la realtà di un’Italia ancora dimenticata dai piani di ricostruzione, non ancora risollevata dalla depressione bellica. Gli anni Cinquanta si sono rivelati come il periodo della massima maturità per il documentario radiofonico italiano. la nuova estetica del mezzo di registrazione, la consapevolezza circa le possibilità e la leggerezza del mezzo, la voglia di andare alla scoperta di luoghi e persone spesso “inaccessibili”. Anche il documentario radiofonico mutò la sua forma, compiendo una radicale trasformazione delle proprie caratteristiche: si andava verso un documentario realizzato non più da giornalisti ma da registi, verso la docufiction. Nasce allo stesso tempo un nuovo prodotto dall’unione del concetto di documentario come riproduzione della realtà, così come la vede un autore, con le tendenze della radiofonia degli anni Sessanta e Settanta. In RAI è il momento della sperimentazione, la stagione dei grandi registi. La forma radiofonica si mischia con quella teatrale, il documentario si fonde con il genere drammatico. Anche il linguaggio dei radiodrammi, insieme a quello dei documentari, cambiava: i microfoni venivano fatti uscire dagli studi di registrazione e ci si avvaleva di scenografie sonore catturate on the ground. Il regista, poi, utilizzava questo materiale, lo manipolava, lo mixava a musiche, voci, effetti creati elettronicamente: si formavano così dei testi sonori paragonabili a partiture, nasceva la “scrittura su nastro”. Il documentario degli anni Sessanta e Settanta si snodava, dunque, lungo queste linee direttrici: grande attenzione al montaggio e alla sonorizzazione, sperimentazione nella forma, rielaborazione della realtà da parte di quegli stessi registi che spesso si occupavano di fiction radiofonica, commistione con la fiction stessa. Il documentario in Europa negli anni Sessanta: anni Sessanta, nasce in tutta Europa una nuova attenzione per il documentario radiofonico. è chiaro che le produzioni documentaristiche di quegli anni avevano in comune una vocazione al racconto d’autore, all’attraversamento del confine tra fiction e realtà, alla libertà espressiva in campo sonoro e l’applicazione di nuove tecniche di registrazione e nuove estetiche di montaggio. Questi lavori avevano un altro limite: la lingua. I documentari radiofonici di questa ondata rimasera per lo più sconosciuti ed ebbero sempre grandi rifficiltà ad essere esportati. Nonostante questa limitazione, ci fu negli anni Settanta una certa circolazione di prodotti documentari, grazie Nonostante questa limitazione, ci fu negli anni Settanta una certa circolazione di prodotti documentari, grazie Il documentario oggi: Dai tempi di Bandini la radio pubblica italiana è cambiata molto e il documentario è diventato sempre più una rarità nei palinsesti. Oggi rimane ben poco: Tre soldi, e Radio3 Doc su Radio3 sono gli unici spazi (serali) dedicati al documentario. Il dibattito estetico sulla radio agli inizi della sua storia: Il dibattito intorno all’estetica della radio nasce all’interno della repubblica di Weimar tra gli anni 20 e 30. Un termine ricorrente in quegli anni è radiogènie, termine coniato in Francia per rendere l’idea parallela al termine photogènie. Quest’ultimo si riferisce alle proprietà poetiche o sublimi di un’immagine catturata dalla fotografia. La radiogènie si riferisce a quegli aspetti dell’essenza degli oggetti che si evidenziano soltanto nella registrazione e trasmissione di un suono.. Beck sostiene, inoltre, che il modo in cui il termine viene utilizzato è triplice: a. per descrivere testi che sono idealmente o specialmente adatti alla radio b. per descrivere testi che utilizzavano al massimo le qualità distintive della radio c. per descrivere testi che mostrano un uso estetico ottimale del suono. Nella repubblica di Weimar nacque la distinzione estetica tra il “Sendespiel” (trasmissione di un’opera), la semplice trasmissione di un’opera teatrale, e l’Horspiel (opera per l’ascolto, considerato un film acustico), un’opera progettata soltanto per l’orecchio.

  • carattere produttivo o riproduttivo della radio? I primi dibattiti assegnavano un valore riproduttivo alla radio, capace di riprodurre a livello sonoro medium e forme artistiche già esistenti, come ad esempio la letteratura, opere teatrali, conferenze. La sfida più difficile fu quella di rendere la radio un mezzo produttivo, capace di produrre nuove forme artistiche.
  1. Effetto convenzionale  Rappresentano fenomeni ed oggetti comuni (macchine, treni, cavalli). Sono quegli effetti sonori facilmente riconoscibili perché appartengono all’immaginario acustico della maggioranza degli ascoltatori. LA NASCITA DEL FORMAT RADIO: CLOCK, RORATION PLAYLIST: In ogni mercato radiofonico esistono oggi emittenti musicali che ruotano attorno a formati musicali differenti. Sono le cosiddette forma radio, le radio di flusso che trasmettono un genere di musica specifico. In Italia questo tipo di formato arriva tra gli anni 80/90. La forma radio però nasce molto tempo prima, negli USA degli anni 50. Il primo formato musicale adottato da una radio americana è il Top40, insieme al quale nasce il concetto di playlist, ovvero la scaletta musicale dei brani messi in rotazione nell’arco di una giornata radiofonica. Alla base del genere di flusso ci sono il formato dell’emittente, il clock, e la rotation. Il clock rappresenta il piano di messa in onda di una radio scandito di ora in ora. Il clock scandisce gli appuntamenti fissi quali il segnale orario, il gr, la pubblicità, il meteo, il traffico, i blocchi di musica, il parlato. La rotation indica il susseguirsi di brani musicali all’interno della playlist dell’emittente. Todd Storz fu il primo ad avere avuto l’idea di una format radio basata sulla playlist e la rotation. Storz ebbe l’idea in un bar, dove i clienti continuavano a selezionare sempre le stesse canzoni al jukebox. Il percorso che porta alla generazione di una playlist è lungo e fortemente standardizzato. La musica che arriva alla radio è sottoposta ad un lungo processo di formattazione: i brani vengono selezionati, schedati per autore, anno, genere, umore, editati, cioè adattati ai tempi stretti della radio. Un brano viene archiviato come novità se è stato appena pubblicato, power current se è nuovo ed è popolare e viene, quindi, proposto molte volte nell’arco della giornata (heavy rotation), hot current se è un brano a cui viene associata una rotazione medio-alta, up and come se è un brano dal successo altalenante, burned current se è stato iper-programmato e quindi ormai bruciato, non current se è un brano vecchio di almeno un anno o due, recurrent se è stato un successo dell’ultima stagione, goldse è già vecchio di qualche anno ma era molto popolare. All’interno dei gold esistono sottocategorie come power gold, regular gold e second gold; gli oldies sono, invece, quei brani classici che hanno fatto la storia del pop. La scelta dei brani per la playlist viene fatta sulla base di ricerche di marketing. Tra gli strumenti di marketing più diffusi c’è la Music Research che si avvale di due diversi metodi: l’indagine telefonica e dli Auditorium test. I FORMATI DELLA RADIO MUSICALE: Una radio di flusso musicale si riconosce dal tipo di musica e dai jingle musicali che trasmette. I principali formati oggi esistenti sono:
  • Contemporary hit radio (CHR )= è la versione aggiornata dellaTop40, si rivolge ad un pubblico di teenager. é un formato generalista che prevede un ascolto distratto e un gruppo di pubblico senza preferenze di genere musicale.
  • Adult Contemporary (AC)= è un formato ibrido, che ha subito diverse variazioni, ma si ispira al CHR concentrando la sua offerta sul target 25-49 anni e sull’ascolto femminile. Il formato è composto di brani pop e rock delle ultime tre decadi.
  • Easy Listening= per gli over 50, è un flusso musicale rilassato e distensivo. Una caratteristica dei clock di questo formato è la presenza di musica strumentale e di lunghi blocchi musicali ininterrotti.
  • Country/solo musica italiana= un formato che programma solo musica nazionale.
  • Album Oriented Rock (AOR)= è rivolto agli adulti di sesso maschile tra i 18 e i 34 anni dotati di discrete competenze musicali
  • Classical= è un formato che tenta di coniugare le ampie dinamiche della musica classica con le rigide regole della rotazione.
  • Vintage/nostalgia= programma solo brani non current, oldies.
  • Urban= è un formato indirizzato ad un pubblico metropolitano. La playlist contiene brani di generi differenti come R n’ B, il Rap, l’hip hop, la dance ecc.. generi differenti che hanno in comune un rapporto particolare con corpo e con il ritmo. Un esempio di questo formato è radio Deejay
  • World= formato concentrato sull’offerta di musica world, etnica. Ha varie declinazioni, dal folk inglese al latin pop ecc.
  • Freeform= un formato che non è un formato, nato nei college americani. Adottato soprattutto dalle radio comunitarie e universitarie, prevede una proposta musicale eclettica, originale con molte performance dal vivo, interviste con musicisti e una certa predilezione per il rock alternativo. Lo strano caso di Radio2 RAI: p. 94 l’arrivo della rete e la polverizzazione dei formati: L’arrivo della rete e della web radio hanno contribuito ad allargare lo spettro dei formati possibili, fino a polverizzare le categorie. Il futuro passaggio al digitale, la crescita dell’ascolto in streaming e la diffusione delle piattaforme di streaming musicale rappresentano un pericolo concreto per le radio di flusso musicali. In un’epoca liquida (società, amori, capitalismo liquido) anche il modello della divisione per formati della radio, nato per intercettare grandi target differenti, entra in crisi e si polverizza. Lo spettacolo musicale: Lo spettacolo musicale alla radio nasce con la trasmissione in diretta di concerti di opere e musica classica, così come lo spettacolo drammaturgico nasce con la diretta di spettacoli teatrali per poi evolversi nel radiodramma. Così, anche la musica che veniva trasmessa alla radio nei primi anni del mezzo era soprattutto musica dal vivo. Accanto alla musica dal vivo iniziano a comparire i primi programmi di musica riprodotta meccanicamente (vinili) e trasmessa via radio. La FCC, la commissione federale sulle Comunicazioni, inoltre favoriva chiaramente la musica dal vivo, approvando più velocemente le pratiche di richiesta di trasmissione da parte di radio che promettevano di non usare musica registrata per i primi tre anni di vita. Molti musicisti dell’epoca tentarono di non far suonare i propri dischi alle radio, per paura che la gente avrebbe smesso di comprare la propria musica e addirittura provarono ad etichettare i propri dischi come “non adatti” legalmente per la trasmissione radiofonica. In ogni caso la corte Federale nel 1940 stabilì una volta per tutte che gli artisti non avevano alcun controllo legale sull’uso della loro musica registrata, una volta che questa era stata venduta. Il dopoguerra coincise con l’esplosione della musica registrata e degli show radiofonici condotti da dj, che erano anche selettori della musica che trasmettevano. Radio Pirata: Le radio pirata raccolsero un successo enorme perché offrivano ad una vasta porzione della società inglese dell’epoca – i giovani – un genere musicale che la radio pubblica inglese aveva completamente sottovalutato (Chapman, 1992). Lo stile della radiofonia americana, fatto di dj che parlavano senza un testo in mano, usando un linguaggio spontaneo e informale, ritmo frenetico e rock’n’roll, venne importato in Europa attraverso i pirati dell’etere. La BBC, una volta vietate le trasmissioni pirata – che, per inciso, non moriranno mai del tutto, ancora oggi costituiscono il 15 per cento dell’ascolto dell’area metropolitana di Londra (Ofcom 2009) – provvederà a colmare il vuoto, creando nel 1967 un canale nuovo, BBC One dedicato alla musica leggera e animato dalle voci stesse del.le radio pirata chiuse per legge. Le navi pirata erano ormai in porto, i loro trasmettitori spenti, ma la rivoluzione del linguaggio e del suono operata dai suoi dj era ormai diventata patrimonio comune della cultura inglese. Le radio libere e la radio private: L’emergere e la diffusione delle radio libere e successivamente delle prime radio private alla fine degli anni Settanta coglie la RAI impreparata, soprattutto culturalmente. La radiofonia libera e privata porta con sé, come era accaduto nel Regno Unito dieci anni prima, un nuovo modo di fare radio, nuovi suoni e nuovi stili di conduzione: il flusso è più informale, più grezzo e il linguaggio più diretto. Spariscono i testi scritti, la radio torna ad essere un mezzo ad oralità primaria. La metamorfosi del linguaggio dei programmi di intrattenimento della radio pubblica sarà quindi un processo lento e diluito nel tempo, non immediato e dirompente come nel Regno Unito. L’ibridazione di radio e internet ha permesso di aggiungere una nuova dimensione all’ascolto di programmi musicali, rendendo possibile, la partecipazione del pubblico alla produzione del programma. Analizziamo tre

scatenare il panico. Migliaia di famiglie abbandonarono le proprie case e si rifugiarono nei boschi, più a Sud, intere popolazioni si riversarono nelle strade a pregare e cantare inni religiosi. Il programma terminò con il rumore soffocato di un corpo che cade e il rotolare, sul cemento, di un microfono. Fu calcolato che quella sera il programma più seguito fu il Charlie McCarty show, Ma quando finì, il pubblico si spostò sulla Cbs. Dei 6milioni di ascoltatori gran parte credettero essere vera l’invasione dei marziani. I motivi furono i seguenti:

  • il grado di instabilità politica del tempo. Gli USA stavano ancora uscendo dalla Grande Depressione.
  • era un periodo di crisi: crisi economica, guerra mondiale alle porte e ora lo sbarco dei marziani.
  • il contesto d’ascolto: molti si sintonizzarono tardi, invitati da conoscenti al telefono a connettersi alla radio.
  • il profilo psicologico e sociale del pubblico: personalità di ascoltatori molto più propensi di altri a credere senza riserve, ascoltatori incapaci di fare uso di senso critico. In particolare, la mancanza di senso critico è stata riscontrata in ascoltatori con un minore grado alfabetizzazione.
  • l’alto grado di realismo della trasmissione Un altro effetto determinante è stato il particolare uso del linguaggio radiofonico fatto da Orson Welles. La scelta di trasferire il testo di Welles all’interno della cornice linguistica tipica di un’edizione straordinaria di un giornale radio ha contribuito notevolmente alla credibilità del falso evento. L’ascoltatore che avesse seguito il radiodramma fin dal principio con attenzione, avrebbe avuto più occasioni per rendersi conto di essere di fronte ad una fiction radiofonica. Il programma era disseminato di segnali linguistici che indirizzavano l’interpretazione verso la fiction: per 4 volte, durante il programma, venne ripetuto il jingle del programma in cui si specificava che il Mercury Theatre on air presentava La Guerra dei Mondi. Inoltre era del tutto improbabile, con i mezzi tecnici di allora, che uno studio radiofonico potesse collegarsi con un pilota d’aereo e mandare in onda la voce. Gli ascoltatori dubbiosi della veridicità avrebbero potuto verificarne l’attendibilità andando alla ricerca di altre fonti: cambiare stazione radiofonica per controllare se qualcun altro ne stesse parlando, telefonare a qualche conoscente nel New Jersey. La maggior parte degli ascoltatori arrivarono a concludere che quello sbarco fosse soltanto una finzione. Ma tutti, si chiesero almeno una volta, se stesse accadendo davvero. E se qualcuno continuò a crederci fino alla fine del programma fu perché Welles aveva ricreato la copia quasi perfetta di un giornale radiofonico del tempo. Il primo elemento di realismo che ha contribuito a mettere in discussione lo statuto di finzione del programma è stato l’interruzione della musica da parte del bollettino informativo. Il secondo elemento è stato l’uso dell’autorevolezza dell’esperto (l’astronomo dell’Osservatorio del Princeton). Un altro elemento è stato l’intervento della voce del ministro degli interni, imitata alla perfezione. Il caso della guerra dei mondi è importante perché, per la prima volta, una fiction vestiva i panni della realtà. Welles fu il primo ad attraversare i confini tra finzione e realtà nei media elettronici. Dimostrò che i medi potevano mentire e mostrò a tutto il mondo quanto fosse pericoloso credere loro senza riserve. Welles fu anche il primo a rompere il patto implicito tra ascoltatore e e lettore di una storia, ovvero quella “sospensione dell’incredulità”, che permette a chi legge/ascolta una storia di fare finta che si vero per poter provare. La sospensione dell’incredulità è un atto consapevole del lettore, che riconosce lo statuto finzione della storia ma decide di crederci, per poterne godere appieno, per poter provare le emozioni che quella storia porta con sè. Gli ascoltatori che credettero allo sbarco dei marziani, non furono in grado di riconoscere la finzione, riconobbero solamente gli elementi di realtà. Ancora oggi, esattamente come nel 1938, esiste un pubblico che crede ancora senza riserve nei media e non sa riconoscere il confine tra fiction e realtà. Sono passati 70 anni dall’esperimento di Orson Welles. Il mondo dei media è cambiato. La radio concede sempre più terreno ai nuovi media. Gli abitanti delle società tecnologicamente avanzate devono fare i conti con un mondo iper- mediatizzato. L’esperienza del mondo reale è sempre più spesso mediata da diverse forme di comunicazione e linguaggi. In un mondo così abbondante di racconti, la realtà corre il rischio di estinguersi: rischiamo di trovarci in un mondo a cui è stata sottratta la realtà. Lo spettacolo dell’arte radiofonica: compositivo, lontano dalle sale da concerto. Max Neuhaus per primo negli anni sessanta usò il termine “sound installation” solo a partire da metà anni ’90 il termine sound art ha iniziato a circolare con frequenza negli ambienti dell’arte e oggi sono sempre più le opere basate sul suono che troviamo nelle biennali e nelle gallerie d’arte più importanti del mondo. Il suono è la nuova frontiera dell’arte contemporanea: una

frontiera invisibile. Inizialmente stava ad indicare la musica sperimentale, la musica elettro-acustica, le sperimentazioni acustiche in ambito musicale, poi anche la musica elettronica più sperimentale è finita in questa definizione. Si tende a far rientrare nella sound art tutta la musica sperimentale del secondo novecento. La sound art indaga la percezione del mondo attraverso il suono, le questioni estetiche, la dimensione sociale e politica del suono e del rumore, il suono come medium, attraverso il quale cambia la nostra percezione del mondo