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L'Offerta Formativa di Lingua Italiana per Immigrati a Roma: Statistiche e Osservazioni, Guide, Progetti e Ricerche di Pedagogia

Dati e analisi sulla offerta di corsi di italiano come seconda lingua a Roma, con un focus sulla quantità e qualità dell'offerta, l'impatto del volontariato e terzo settore, e le novità legislative. Il documento illustra l'incremento degli studenti migranti, la concentrazione degli corsi nell'area urbana, e la sinergia tra scuole pubbliche e associazionismo.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

Caricato il 26/06/2020

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L’ABC DELLA CITTADINANZA
CATARCI
2.PROFILO E PRATICHE DELLE ORGANIZZAZIONI COINVOLTE NELL’INDAGINE
Domanda e offerta di corsi di italiano come L2 nell’area romana
Prima di analizzare l’aspetto qualitativo dei corsi di lingua a Roma sembra interessante osservarne
l’aspetto quantitativo. Nella città l’offerta è coperta per circa il 60% da terzo settore e volontariato,
mentre i servizi erogati da istruzione pubblica e associazionismo non sono sufficienti a coprire il
fabbisogno di corsi di lingua. Tale carenza ha un effetto doppiamente negativo sulle prospettive di
integrazione dei migranti. La lingua è difatti uno strumento di comunicazione ed è dunque difficile
immaginare percorsi di integrazione che prescindano dall’acquisizione di competenze linguistiche.
Inoltre conoscere l’italiano è diventato un requisito per l’ottenimento dei documenti di soggiorno. Il
Lazio attualmente vanta di una buona pratica che per ora rimane unica sul territorio nazionale.
Vengono difatti istituiti nella regione corsi coordinati e gestiti da associazioni e cooperative che
danno accesso all’attestazione di conoscenza della lingua valida ai fini dell’ottenimento dei
documenti di soggiorno.
La fonte dei dati
I dati raccolti risalgono all’anno scolastico 2007/2008, fanno riferimento alla rete Scuolemigranti e
vengono pubblicati dall’Osservatorio Romano sulle Migrazioni.
Una prima osservazione riguarda l’incremento degli studenti migranti iscritti ai corsi gestiti
dall’associazionismo. Nel corso dei sei anni scolastici in esame il numero di iscritti è raddoppiato
passando da 6.400 studenti a quasi 12.000. Un’altra importante osservazione riguarda poi la
concentrazione dei corsi nell’area urbana di Roma. La sproporzione tra domanda ed offerta appare
preoccupante se si considera che i comuni attorno Roma vedono un’alta presenza si soggiornanti
stranieri e che i Centri Permanenti Territoriali non hanno la capacità di coprire tutta la richiesta di
corsi. Gli elementi di riflessione più significativi emergono però quando si confronta l’offerta di
corsi dell’associazionismo con quella delle scuole pubbliche. A coprire la porzione maggioritaria
dell’offerta dei corsi sono volontariato e terzo settore.
La domanda di corsi inevasa
Centri territoriali permanenti ed associazionismo riescono dunque a coprire solo una parte
dell’esigenza formativa, questo fa sì che una parte della domanda resti inevasa. Ciò è accompagnato
dal fatto che mentre la domanda formativa si è tenuta negli ultimi anni costantemente attorno a
30.000 persone, l’offerta di corsi è sempre stata la di sotto di 20.000 iscritti.
Il modo dei finanziamenti
Dal punto di vista economico l’associazionismo non è in concorrenza con i centri territoriali
permanenti e non rischia di distrarre gli scarsi finanziamenti disponibili dal loro utilizzo naturale.
La maggioranza dei corsi organizzati dal terzo settore si basano infatti sul volontariato e sull’auto
finanziamento. Ad oggi la più rilevante fonte di finanziamento a cui il terzo settore può accedere per
queste attività sono i bandi annuali del fondo europeo per l’integrazione che però copre meno del
10% dell’offerta di corsi dell’associazionismo.
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L’ABC DELLA CITTADINANZA

CATARCI

2.PROFILO E PRATICHE DELLE ORGANIZZAZIONI COINVOLTE NELL’INDAGINE

Domanda e offerta di corsi di italiano come L2 nell’area romana

Prima di analizzare l’aspetto qualitativo dei corsi di lingua a Roma sembra interessante osservarne l’aspetto quantitativo. Nella città l’offerta è coperta per circa il 60% da terzo settore e volontariato, mentre i servizi erogati da istruzione pubblica e associazionismo non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di corsi di lingua. Tale carenza ha un effetto doppiamente negativo sulle prospettive di integrazione dei migranti. La lingua è difatti uno strumento di comunicazione ed è dunque difficile immaginare percorsi di integrazione che prescindano dall’acquisizione di competenze linguistiche. Inoltre conoscere l’italiano è diventato un requisito per l’ottenimento dei documenti di soggiorno. Il Lazio attualmente vanta di una buona pratica che per ora rimane unica sul territorio nazionale. Vengono difatti istituiti nella regione corsi coordinati e gestiti da associazioni e cooperative che danno accesso all’attestazione di conoscenza della lingua valida ai fini dell’ottenimento dei documenti di soggiorno.

La fonte dei dati

I dati raccolti risalgono all’anno scolastico 2007/2008, fanno riferimento alla rete Scuolemigranti e vengono pubblicati dall’Osservatorio Romano sulle Migrazioni. Una prima osservazione riguarda l’incremento degli studenti migranti iscritti ai corsi gestiti dall’associazionismo. Nel corso dei sei anni scolastici in esame il numero di iscritti è raddoppiato passando da 6.400 studenti a quasi 12.000. Un’altra importante osservazione riguarda poi la concentrazione dei corsi nell’area urbana di Roma. La sproporzione tra domanda ed offerta appare preoccupante se si considera che i comuni attorno Roma vedono un’alta presenza si soggiornanti stranieri e che i Centri Permanenti Territoriali non hanno la capacità di coprire tutta la richiesta di corsi. Gli elementi di riflessione più significativi emergono però quando si confronta l’offerta di corsi dell’associazionismo con quella delle scuole pubbliche. A coprire la porzione maggioritaria dell’offerta dei corsi sono volontariato e terzo settore.

La domanda di corsi inevasa

Centri territoriali permanenti ed associazionismo riescono dunque a coprire solo una parte dell’esigenza formativa, questo fa sì che una parte della domanda resti inevasa. Ciò è accompagnato dal fatto che mentre la domanda formativa si è tenuta negli ultimi anni costantemente attorno a 30.000 persone, l’offerta di corsi è sempre stata la di sotto di 20.000 iscritti.

Il modo dei finanziamenti

Dal punto di vista economico l’associazionismo non è in concorrenza con i centri territoriali permanenti e non rischia di distrarre gli scarsi finanziamenti disponibili dal loro utilizzo naturale. La maggioranza dei corsi organizzati dal terzo settore si basano infatti sul volontariato e sull’auto finanziamento. Ad oggi la più rilevante fonte di finanziamento a cui il terzo settore può accedere per queste attività sono i bandi annuali del fondo europeo per l’integrazione che però copre meno del 10% dell’offerta di corsi dell’associazionismo.

Le novità legislative e i loro effetti sul sistema della formazione linguistica

L’apporto del volontariato all’offerta di formazione linguistica rappresenta un esempio virtuoso di applicazione del principio di sussidiarietà. L’associazionismo inoltre non si limita a dare all’offerta di corsi un apporto quantitativo ma anche qualitativo sperimentando percorsi formativi innovativi ed in grado di includere categorie vulnerabili della popolazione immigrata. L’elemento più negativo sta invece nella porzione di domanda formativa che rimane scoperta. La situazione si è aggravata dopo l’entrata in vigore di norme che configurano la conoscenza dell’italiano come vincolo di legge per l’accesso ai documenti di soggiorno. Il decreto del 4 giugno 2010 modifica ad esempio le modalità per l’ottenimento della carta di soggiorno di lungo periodo mentre il decreto del 14 settembre 2011 riguarda il rinnovo del normale permesso di soggiorno. In entrambi i casi si aumenta lo squilibrio tra domanda ed offerta. L’elemento più incoraggiante è la positiva sinergia portata avanti da scuole pubbliche e associazionismo con la sperimentazione dei corsi coordinati. L’esperienza è nata grazie ad un’intesa tra rete scuolamigranti, ufficio scolastico regionale del Lazio e comitati EDA. Al termine del percorso il centro territoriale permanente rilascia l’attestazione necessaria per l’ottenimento dei documenti di soggiorno.

Le organizzazioni che gestiscono i corsi e l’esperienza della rete scuolamigranti

Analizzando il profilo delle scuole di lingua dell’associazionismo emerge che gli enti che gestiscono corsi di italiano sono in costante crescita negli ultimi anni. E’ necessario poi notare che le dimensioni delle scuole variano notevolmente: alcune sono strutturate per accogliere e formare migliaia di studenti all’anno, ma la maggior parte si concentra su gruppi limitati di migranti e punta molto sulla qualità dell’intervento. Un’ulteriore distinzione può essere fatta tra enti di tipo laico che costituiscono la maggioranza e di ispirazione religiosa legati al mondo cattolico, protestante o musulmano. Una caratteristica comune a buona parte degli enti è quella di offrire accanto ai corsi di italiano una serie di altri interventi per l’integrazione delle persone migranti e la promozione dell’intercultura. Questo permette agli studenti di accedere ad attività di orientamento, formazione professionale, accoglienza notturna, ecc. Importanti risultati sono stati raggiunti per aver svolto funzione di monitoraggio sul sistema di integrazione linguistica, aver promosso momenti di approfondimento e confronto tra terzo settore, istituzioni e sistema scolastico ma anche aver agevolato l’incontro tra domanda e offerta formativa dando pubblicità a tutti i corsi di partenza.

Caratteristiche e peculiarità delle scuole del terzo settore

Attualmente gli enti aderenti alla rete a Roma sono 83. La crescita delle scuole è attribuita a due fattori. Da una parte le rilevazioni della rete scuolemigranti si sono fatte sempre più accurate arrivando a comprendere realtà precedentemente sconosciute, ma soprattutto è aumentato il numero assoluto degli enti che realizzano questo tipo di corsi poiché sono nate diverse realtà associative proprio allo scopo di offrire formazione linguistica. In ogni caso vi è una motivazione comune ovvero quella di rispondere a una richiesta pressante di corsi di lingua italiana da parte dei migranti presenti sul territorio. Un secondo spunto di riflessione riguarda la dislocazione territoriale delle sedi dei corsi. Sono 92 le sedi utilizzate dall’associazionismo a Roma e provincia. Per quanto riguarda Roma città, i corsi sembrano avere una buona copertura territoriale. Le sedi sono difatti 89. Meno soddisfacente risulta essere la situazione negli altri comuni della provincia. Sono presenti solo 4 sedi formative. Le associazioni presenti su questi territori si fanno carico di organizzare saltuariamente interventi formativi ma nonostante i loro sforzi ampie aree urbane restano scoperte dai corsi dell’associazionismo. E’ da sottolineare inoltre che non sempre sono gli enti più grandi e strutturati a gestire le suole di lingua con il maggior numero di iscritti. Da questo punto di vista sembrano contare altri fatotricome il numero di volontari disponibili. La forma giuridica più diffusa in tale ambito è l’organizzazione di volontariato, seguita poi dalle associazioni di promozione

un titolo di studio superiore con diploma o laurea. La maggior parte degli studenti è inoltre in possesso di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, seguono i richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale. Il fatto che siano presenti diverse nazionalità potrebbe comportare difficoltà relazionali. Devono dunque essere applicate strategie per evitare che all’interno delle classi possano esserci delle polarizzazioni basate sull’appartenenza linguistica o geografica. La positiva interazione tra studenti e l’affiatamento del gruppo non sono sempre scontati o immediati. Si tratta invece di obiettivi che vengono raggiunti nel corso del tempo tramite il percorso di lavoro e apprendimenti comuni. Un altro importante elemento riguarda l’accesso alle varie scuole per il quale non è quasi mai necessario il possesso del documento di soggiorno. Per evitare discriminazioni si individuano spesso delle scappatoie. Gli studenti che non hanno i requisiti per essere iscritti come frequentanti vengono accolti in aula come uditori.

Alcune categorie vulnerabili

Vi sono poi una serie di gruppi che hanno caratteristiche peculiari: si tratta di segmenti particolarmente vulnerabili della popolazione migrante o che hanno esigenze didattiche specifiche. Per ragioni diverse ognuno di questi gruppi fatica ad accedere ai corsi di italiano di tipo standardizzato. Una funzione svolta dalle varie associazioni è quella di realizzare corsi che si possano adattare alle esigenze specifiche di questi target colmando così una grave lacuna dell’offerta formativa. Una prima tipologia di migranti che fatica a trovare spazio nei orsi è quella delle donne a rischio di isolamento sociale (bengalesi). Si tratta quasi sempre di casalinghe che si occupano dei lavori domestici e della cura dei figli, solitamente i loro rapporti sociali si limitano alla cerchia della famiglia e della comunità di riferimento. Sono spesso entrate in Italia per ricongiungersi al coniuge. Vengono per loro organizzati corsi diretti ad un’utenza interamente femminile, anche le insegnanti sono tutte donne. Una problematica nutrita da tale tipologia di utenza riguarda la difficoltà di individuare qualcuno a cui affidare i figli durante le lezioni. per questo vengono organizzati corsi con orari coincidenti con quelli nei quali i minori vanno a scuola. Un’altra categoria a rischio è costituita da minori che arrivano in Italia senza genitori o altre figure di riferimento adulte. Questi ragazzi posseggono scarsa attitudine allo studio, dunque le scuole devono adottare una didattica attiva volta a stimolare e coinvolgere i ragazzi. I problemi di questi ultimi vanno però oltre la formazione. Difatti viene loro garantita l’accoglienza fin quando restano minori, ma non appena compiuta la maggiore età si pretende che diventino improvvisamente autonomi, a prescindere dalle condizioni difficilissime del mercato del lavoro. Le insegnati che lavorano con tali ragazzi spiegano che negli ultimi anni, prima di accedere ai centri di accoglienza, i minori vengono sottoposti ad una procedura di accertamento dell’età. Per rifugiati o richiedenti asilo il problema cardine è di tipo motivazionale. Molti non hanno scelto volontariamente di partire ma sono stati costretti da altri eventi come guerre o persecuzioni. Un’ultima tipologia di studenti è quella dei non alfabetizzati. E’ necessario svolgere con loro un lavoro complesso che viene svolto a livello individuale o per piccoli gruppi. Un lavoro questo di difficile realizzazione a fronte di tempistiche troppo brevi e di scarso materiale didattico.

L’attenzione ai tempi di vita dei partecipanti

L’attenzione ai tempi di vita degli studenti migranti rappresenta un fattore qualificante dell’offerta formativa. Superare le rigidità di orario delle lezioni significa includere nei corsi una serie di segmenti di popolazione straniera impossibilitati a seguire i percorsi troppo standardizzati. Alcune

organizzazioni stanno tentando di rispondere alle esigenze dell’utenza sperimentando interventi formativi flessibili come corsi serali o svolti nel fine settimana. Di grande importanza è anche la presenza di scuole gestite dall’associazionismo in maniera diffusa sul territorio provinciale, in quanto i tempi per gli spostamenti sono a volte tali da scoraggiare la frequenza dei corsi.

Precarietà di vita e frequenza incostante delle lezioni

La totalità delle organizzazioni intervistate conferma come una delle criticità principali nella gestione dei corsi sia legata alla discontinuità delle presenze degli studenti dovuta alla instabilità delle loro situazioni di vita o lavorative. E’ interessante il caso di un corso svolto il giovedì pomeriggio e la domenica proprio per venire incontro alle esigenze dei partecipanti. Nonostante questa attenzione però la precarietà delle condizioni di lavoro ha condizionato negativamente le presenze in aula. La variabilità delle presenze in aula non avviene però solo in uscita ma anche in entrata poiché molti studenti provano ad iscriversi a corso iniziato e questo crea problemi al docente nel garantire un percorso formativo unitario e completo. Per quanto riguarda le studentesse di sesso femminile i problemi che concorrono a determinare l’instabilità delle frequenze riguardati la maternità e le incombenze domestiche. Molte donne inoltre sono state costrette a tornare nel paese di origine poiché la crisi economica ha fatto sì che il marito perdesse il lavoro. Anche il pendolarismo di molti migranti costituisce una causa di flessibilità della presenza ai corsi. Nel caso di finanziamenti pubblici la difficoltà di portare gli studenti a fine corso non dipende solamente dalle loro oggettive condizioni di vita ma anche dalla rigidità delle regole fissate a monte.

Flessibilità ed adattabilità alle esigenze degli studenti

E’ bene inoltre analizzare le esperienze delle scuole per conciliare orari dei corsi e tempi di vita degli studenti. Il catalogo di buone pratiche è piuttosto ricco e diversificato ma vi è un minimo comune denominatore che unisce tutte queste esperienze. E’ stata difatti dimenticata la logica dei corsi standard, i tempi dei corsi sono ora modulati in base alle esigenze specifiche dei diversi gruppi di destinatari. Una delle esperienze più interessanti è quella di una scuola che si è strutturata in maniera da dare agli studenti la massima libertà di decidere in quali giorni ed orari seguire le lezioni. I corsi sono autofinanziati e portati avanti con risorse economiche molto limitate eppure si tratta di un’esperienze di successo: la scuola è la più frequentata di Roma.

Alcune proposte per il futuro

La proposta che emerge è quella di permettere ai corsi di interrompere e poi riprendere in un secondo momento il percorso formativo senza dover ricominciare da zero ma vedendosi riconosciuto il lavoro già fatto. La sfida lanciata da associazioni e cooperative è poi quella di raggiungere anche i segmenti di popolazione straniera più vulnerabili. Le soluzioni al problema sono quelle già praticate dall’associazionismo. Occorre differenziare orari e giornate delle lezioni, porre una particolare attenzione all’accesso formativo delle donne e diffondere i corsi su tutto il territorio sviluppando corsi di formazione a distanza.

I luoghi della formazione

Quello della disponibilità di spazi dove realizzare percorsi formativi rappresenta un tema cruciale per le scuole dell’associazionismo. Vi è difatti una carenza strutturale di aule disponibili gratuitamente o a prezzi accessibili. Il terzo settore difatti rivendica l’accesso a spazi pubblici per poter estendere la propria offerta di corsi. A livello di sistema manca un’azione incisiva delle istituzioni nel promuovere e favorire questo tipo di sinergie positive. Un ulteriore nodo critico