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La storia e la sfera pubblica della comunicazione politica, dalla reflessione filosofica greca sulla potere e la democrazia, alla nascita dei mezzi di comunicazione moderni come cinema, radio e televisione. Anche della manipolazione e della propaganda, e della loro influenza sulla libera informazione, specialmente durante i regimi totalitari. Inoltre, analizza la trasformazione dello spazio pubblico e della sfera pubblica borghese, e il loro ruolo nel deposito delle strutture e dei processi della democrazia.
Tipologia: Sintesi del corso
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Nell’era dei mass media e della cyberpolitica, tutti, compreso il “cittadino comune” sono in grado di cogliere il senso di COMUNICAZIONE POLITICA. L’espressione stessa è un nesso tra i due mondi della comunicazione (tv, social media, giornalismo) e politica (partiti, leader).
Tuttavia la comunicazione politica è un concetto difficile da comprendere fino in fondo per via del suo aspetto poliedrico: essa sconfina in diversi settori (dalla sociologia alla psicologia x ex), infatti una delle sue peculiarità è il suo carattere multidisciplinare.
La storia della comunicazione politica inizia da quando i filosofi dell’antica Grecia cominciarono a riflettere su potere, autorità e democrazia. Per la prima volta si viene posto il problema della comunicazione e subito i greci studiarono l’effetto persuasoria del discorso sui cittadini. La tecnica più efficace in assoluto è la RETORICA.
RETORICA – L’arte della persuasione per eccellenza.
Oltre ai greci ci sono altri esempi di comunicazione e persuasione politica nel mondo, ad esempio nell’Impero Romano: le testimonianze conservate fino ad oggi fanno pensare che fin dall’epoca delle elezioni romane, veniva attuata una vera e propria propaganda (positiva e negativa). Anche alcuni termini utilizzati oggi in politica derivano da quest’epoca: candidato, comizio ecc.
Occorre però aspettare il XX secolo per parlare di comunicazione politica a pieno, ossia dopo la nascita dei mezzi di comunicazione , come cinema, radio e televisione, che davano spazio anche alla politica; “abusando” di questi mezzi però la propaganda e la manipolazione hanno avuto il sopravvento sulla libera informazione (soprattutto durante i regimi fascisti e comunisti). Infine la diffusione della televisione negli anni 50/60 ha impresso una fortissima accelerazione dello sviluppo della comunicazione politica che mette in relazione media e politica (ex il grande dibattiti Kennedy-Nixon, o Prodi-Berlusconi).
Oggi giorno più che mai la comunicazione politica svolge un ruolo cruciale nelle nostre vite, difficilmente la politica può esistere se separata dai media. La videopolitica è diventato il formato più noto e popolare della politica. Inoltre la diffusione dei mnuovi media e in particolare quella dei social media
I critici associano ad Habermas e agli americani una visione troppo romantica del concetto di vita politica; tuttavia lo stesso Habermas riconosce che i salotti, i caffè e la stampa non sono più i luoghi e gli strumenti di dibattito pubblico e che la commercializzazione ha soppresso la funzione democratica dei media ( “ i mezzi di comunicazione hanno creato una situazione comunicativa che è tutt’altra cosa dello scambio dialogico che avveniva nei caffè e nei circoli della prima modernità.)
Questo pessimismo è ancora molto diffuso nei critici della società di massa, che vedono nei moderni mass media un impedimento alla crescita dell’informazione dei cittadini. Ad esempio Robert Putnam colpevolizza la televisione di aver sottratto tempo che i cittadini avrebbero potuto dedicare alla vita politica invece di guardare programmi di svago; al contrario Joshua Meyrowitz sostiene che con i media abbiamo una cultura politica più democratica e accessibile e che loro stessi siano lo spazio pubblico anche se piuttosto allargato. John Thompson afferma che oggi la sfera pubblica si può intendere come un mondo in cui le nuove forme di comunicazione e di diffusione delle informazioni in cui gli individui possano interagire con altri lontani e osservare persone e fatti senza averli mai incontrati o visti nel medesimo luogo spazio-temporale.
Il concetto di spazio pubblico fa da substrato al concetto di spazio pubblico mediatizzato in cui i media, specialmente quelli interattivi, vengono sono il perno della comunicazione tra pubblico dei cittadini e pìsistema della politica.
Lo spazio dei media non esaurisce tuttavia lo spazio pubblico perché la società civile al cui interno nascono particolari sensibilità verso issues ( nucleare, femminismo ecc) che sviluppano interesse di grandi e piccoli gruppi di intellettuali che raccolgono e diffondono le loro idee tramite associazioni e stampa.
Nell’epoca moderna il potere viene conquistato e gestito tramite istituzioni e processi che basano la propria legittimità e il proprio funzionamento sul consenso ottenuto tramite forme di dibattito pubblico come le campagne elettorali e la circolazione delle informazioni.
I mass media non sono dunque lo spazio pubblico ma contribuiscono a crearlo, ne sono uno dei motori principali, semplicemente la loro azione va a sommarsi a quella dei due attori (cittadini e politici) che mantengono la capacità comunicativa che si possiede fin dalle polis. Le istituzioni politiche (governo, partiti, leader) interagiscono con i cittadini e viceversa, da questa “comunicazione immediata” nasce uno spazio condiviso.
Gli attori politici intrattengono rapporti di comunicazione con i media e viceversa , dando origibne ad uno spazio comunicativo.
I media a loro volta si relazionano anche con i cittadini in una comunicazione per o più a senso unico, generando uno spazio informativo. I tre spazi comunicativi costituiscono una rete di scambi di natura politica e sono ciò che compone la comunicazione politica. Quando uno spazio coinvolge tutti e tre gli attori dell’arena politica si parla di comunicazione politica mediatizzata. Questo lo possiamo definire come il modello pubblicistico-dialogico della comunicazione politica e in questo modello i tre attori sono “primi inter pares”. Tuttavia se articoliamo meglio il concetto di comunicazione politica, non possiamo non notare che tra i tre attori quello che ha più forte è quello dei mass-media. Seguendo questa teoria appoggiata anche dalla comunità scientifica, nasce il concetto di mediazione della politica secondo la quale oggi l’azione politica pubblica avviene all’interno dello spazio mediale o dipende in gran parte dall’azione politica dei media. Questa teoria si ritrova in tre diverse scuole di pesiero: I. La concezione competitiva e di mercato (Anthony Downs): secondo cui i media sono l’arena in cui lo spazio pubblico di Habermas diventa lo spazio in cui avvengono lo scambio e i rapporti tra i tre attori;
.il cittadino-elettore: non è immediatamente identificabile in una struttura organizzata, anche se i cittadini possono far sentire la loro voce creando gruppi e associazioni; in genere le sue rappresentazioni collettive sono identificate in opinione pubblica e elettorato, anche se l’opinione pubblica si riduce ad un sondaggio e l’elettorato esiste solamente nel momento in cui si vota. I flussi e le forme della comunicazione politica: possiamo identificare le varie forme che assume la comunicazione politica a seconda della direzione dei flussi di interazione:
si concretizza nelle forme di:
.informazione : analoga a quella di prima, può essere di tipo referenziale puro (telegiornale) o misto;
democrazie liberali sono per entrambi il cambiamento e la stabilità; la comunicazione politica è al tempo stesso fonte di potere e emarginazione, prodotta e consumata dai cittadini, più o meno autonomi, informati, determinati e creativi, ma ance modellati da potenti strutture.
La ricerca si è posta e si pone tutt’ora parecchie questioni su specifici aspetti della comunicazione politica.
Origini e sviluppo della disciplina: la comunicazione politica come oggetto di studio nasce negli Stati Uniti negli anni ’50, con la crescita della comunicazione politica come disciplina negli anni ’80, Nimmo e Sanders la definirono come area di ricerca, oggetto di distinta pubblicistica, disciplina di insegnamento, … fenomeno di respiro internazionale. Sempre questi due studiosi abbozzarono un primo catalogo delle aree della comunicazione che la scienza avrebbe dovuto esaminare politica e queste sono
10 anni dopo le aree di interesse rimasero più o meno le stesse con qualche uscita e qualche modifica che Johnston stipula in una lista:
In Europa la crescita della ricerca sulla comunicazione politica si sviluppa intorno al 1965 e il 1990 seguendo il filone della ricerca americana ma sviluppando caratteristiche che la contraddistinguono:
di raggiungere segmenti dell'elettorato che nei decenni precedenti difficilmente venivano toccati dalla comunicazione dei partiti. Un sempre maggiore interesse verso il mezzo televisivo porta i partiti e i vari leader politici a mutare notevolmente il linguaggio e i modi di comunicare ai cittadini, adottando tecniche e trucchi atti a raggiungere pubblici più ampi di quelli formati dai propri sostenitori. Una conseguenza di questa novità è il progressivo abbandono da parte dei politici della retorica e dei programmi legati alle varie ideologie, a favore di una comunicazione più attenta alle variazioni di opinioni.
Oggi la moltiplicazione delle tecnologie e la frammentazione del pubblico permette ai soggetti politici di indirizzare i propri messaggi a determinate e specializzate "nicchie" di destinatari. Ciò comporta una comunicazione finalizzata a conquistare il consenso di fasce elettorali lontane dai media "nazional-popolari". Anche il "consumo" di informazioni politiche sta radicalmente cambiando: si può azzardare una tipologia di fruizione " on-demand " che permette ai cittadini di acquisire contenuti e messaggi politici come vogliono e quando vogliono, senza necessariamente consultare i contenitori informativi tradizionali.
Nell’epoca del web 2.0 si ipotizza una quarta fase, messa in mostra da Gurevitch, Coleman e Blumer in un articolo su Annals ( Political
communication -old and new media relationship ) del 2009. Anche se loro non la etichetteranno come quarta fase la identificano come ‘altra’ rispetto alle altre 3.
Le caratteristiche di questa nuova fase non sono del tutto inedite, mote sono sviluppi ulteriori degli accadimenti precedenti. Gli autori ne individuano tre di particolare interesse: