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Recensione la Consegna, lavoro svolto per la prof. D'Addelfio, unipa.
Tipologia: Prove d'esame
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Il libro La Consegna, scritto dal professore di Pedagogia Generale Antonio Bellingreri e pubblicato nel 2019 dalla casa editrice Scholé, propone una riflessione pedagogica e filosofica, volta a designare le linee di una Ontologia della persona, definita come “ consegna di un’eredità di senso per la realizzazione di sé ”. Per comprendere al meglio la seguente definizione, l’autore utilizza il dialogo empatico, che permette di acquisire la competenza esistenziale. La riflessione pedagogica condotta dal Professore inizia dalla crisi delle azioni educative nella società contemporanea, crisi che porta alla rottura simbolica del patto “intergenerazionale”, impossibilitando la consegna educativa tra padre e figli. Inoltre i giovani della società contemporanea, segnati dalla propensione a vivere nel presente, temono il futuro, inteso come minaccia, e vivono il passato con un atteggiamento negativo che può essere definito come anestesia della storia. Il Professore afferma dunque che questi due fenomeni – la perdita di conoscenza storica e la rottura del patto tra generazioni – portano una ferita letale nell’educazione che non permette di conferire un senso alla realtà. In questo modo si smarrisce quindi l’elementare verità educativa e pedagogica: ogni persona è un erede e che è generata. Per tentare di dare interpretazione a questi due fenomeni dal punto di vista della pedagogia fondamentale, si fa riferimento alle pensiero debole di Vattimo. Le sue tesi si concentrano infatti sul misconoscimento del reale, dei volti e delle differenze. Secondo le sue teorie, la persona appare quindi come un dividuum , ovvero come un essere frammentato. Tuttavia la sua essenza non può apparire come una decostruzione, in quanto verrebbero a mancare i tratti e il senso originario della persona stessa. Per tale ragione, allora, la riflessione prende avvio proprio dalla domanda sull’essenza sotto una prospettiva sia pedagogica, poiché vede e intende l’educazione e la formazione della persona, ma anche filosofica, in quanto si costituisce attorno un ideale di vita buona. Da ontologia dell’educazione si passa quindi a un’ontologia della persona, le cui affermazioni di principio si rifanno proprio alle teorie di Vattimo. Sotto questa prospettiva l’essere umano non è persona, ma lo diventa: la sua esistenza si basa sulla storia e il suo tempo è segnato da un desiderio d’essere e d’essere di senso. Dall’atra parte, si sente continuamente il bisogno d’essere e di riconoscere se stesso nell’essere. Proprio in questo orizzonte di pensiero il bisogno di riconoscimento è il nome che definisce nella sua essenza il bisogno educativo. La risposta a tali bisogni avviene nell’ ehtos , la dimora originaria delle comunità umane della storia cui il soggetto appartiene. Proprio l’ethos configura la situazione originaria nella quale i soggetti risultano dormienti, quasi come se fossero segnati da un sonnambulismo esistenziale. Questa condizione veniva definita da Heidegger come una vita in - autentica, durante la quale il soggetto compie un decadimento , ossia vive in funzione degli altri e delle cose dimenticandosi di se. Per tale ragione il soggetto deve prendere in mano la propria vita e vivere in prima persona. A tal proposito, Ricoeur parla di ap-propriazione di sé e intende l’ethos come auspicio di una vita compiuta- con se e per gli altri- all’interno di istituzioni giuste. Questa definizione implica un carattere di speranza e di aspirazione che si può esprimere con la stima di sé, capacità che agisce intenzionalmente nel mondo ed è il presupposto per avere un rapporto con l’altro e con il mondo. Per tale ragione se il sé è il primo termine che costituisce l’ethos della persona, il secondo termine si esprime con l’espressione ‘con e gli altri’. Questo movimento di sé verso l’altro viene intenso come sollecitudine e la relazione del sé con l’ altro avviene tramite il riconoscimento. Secondo il Bellingreri, questo riconoscimento reciproco permette di riconoscere la prospettiva dell’altro e di integrarla alla propria. Il fine del dialogo allora risulta vedere insieme, in maniera diversa, l’identico che si declina. Per il tale ragione, il primato dell’azione educativa è la relazione tra educando ed educatore ma solo se l’educando diventa persona. Per capire al meglio tale concetto, risultano essenziali le teorie di Martin Heidegger. Il filosofo tedesco, fondatore dell’esistenzialismo, centra il suo studio attorno all’Essere, ente che vive sempre in rapporto con la sua essenza, designata dall’esistenza. Heidegger parla anche di essere gettati in un mondo, da qui il concetto di Esser-Ci, ma tuttavia l’uomo non si accontenta di questa “gettatezza” bensì si protende sempre in avanti, progettandosi continuamente. L’esistenza diventa allora libertà e possibilità in quanto il soggetto non si accontenta della contingenza, ma anzi vuole trascendere da quella situazione particolare. Secondo Heidegger, il
soggetto diventa persona e vive una vita autentica solo se è un essere nel mondo, aperto a un mondo di cose. Di conseguenza, il Bellingreri, centra la concretizzazione della consegna educativa attraverso il dialogo empatico, relazione di cura e di aiuto, durante il quale i soggetti coinvolti mettono in forma il loro sentire. Ma la consegna occorre che sia personalizzata da parte dell’educando in quanto solo in questo modo diventa soggetto dell’educazione. Il Professore termina la sua riflessione affermando che la consegna educativa implica di raccogliere un’eredità di senso offerta dalle generazioni che precedono l’educando coinvolto. In questo modo la consegna risulta il nucleo del lavoro di interiorizzazione e di personalizzazione: l’educando infatti apprenderà a verificare la convivenza dell’ideale di vita buona con il suo desiderio. A tal proposito, risulta ovvio citare le teorie della famosa Edith Stein. La Stein, oltre ad occuparsi di pedagogia, ha rivestito ruoli come insegnante a Breslavia e per tale ragione ha dovuto affrontare come insegnante il problema educativo. Secondo la Stein, ogni azione educativa è sempre accompagnata da una particolare visione del mondo. E dunque ogni teoria della formazione umana ha alle spalle una metafisica, ossia un’immagine generale del mondo e l’idea dell’essere umano è parte integrante di questa metafisica. Ovviamente la Stein, da gran cristiana quale era, elabora una metafisica cristiana e ne tira le conseguenze. Ella afferma che l’essere umano è creatura divina ed è anche consapevole del fine ultimo della sua educazione ovvero che l’essere umano corrisponde all’archetipo divino. Naturalmente però l’educatore e l’educando devono tenere conto della crescita graduale di questa spiritualità. Per la Stein allora, l’educatore cattolico ha una grande responsabilità in quanto deve avere massimo rispetto di fronte ai giovani che gli vengono affidati. Per tale ragione, il compito di ogni educatore è consentire che la Bild di ciascuno emerga. L’uomo infatti non è passivo ma possiede la facoltà di poter compiere delle scelte e durante queste scelte il soggetto trova e incontra anche altre persone. L’incontro con l’altro, appare dunque, costruttivo ed essenziale perché permette di poter comprendere l’esperienza che ha di se stesso attraverso l’empatia. Per concludere quindi educare all’empatia fin da subito appare necessario: in questo modo i futuri cittadini del mondo usciranno dall’egocentrismo e non entreranno nel buco nero dell’indifferenza.