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Non esiste una definizione specifica e univoca di e-democracy. Si possono però individuare quattro diverse posizioni principali della democrazia digitale, che sono: la posizione liberale-individualista, deliberativa, contro-pubblici, marxista autonomista. La prima posizione è la base per l'espressione delle istanze individuali nei processi decisionali di tipo rappresentativo, come per esempio Amnesty International, Move On, ecc., o per iniziative istituzionali di e-democracy finalizzate all’e-voting o alla raccolta di informazioni dettagliate da parte dell'opinione pubblica. Si tratta, in tal caso, di una posizione in cui i cittadini sono visti come una somma di individui che hanno il diritto di perseguire e raggiungere i propri interessi, in questo caso, l'ideale democratico è visto come un aggregato di volontà individuali ed i media digitali sono gli strumenti per potenziare la comunicazione dei singoli soggetti e facilita alla partecipazione. La seconda posizione, quella deliberativa, è formata da processi che tendono alla costruzione del consenso razionale nei media digitali, facendo un uso consapevole degli strumenti di comunicazione. La terza posizione, invece, considera i media digitali come un luogo di conflitto e non come strumenti per un'azione individuale, più che altro, come un motore per la formazione di contro-pubblici, cioè di elementi che determinano una sfera pubblica critica o meglio danno voce a quelle minoranze etniche o a gruppi marginali di alcuni movimenti di contestazione o che richiedono una giustizia globale, permettendo una partecipazione ma anche una capacità di deliberazione. L'ultima posizione è quella autonomista marxista che considera i media digitali come strumenti di contro-potere, ma, in questo caso, i media digitali vengono utilizzati proprio come uno strumento per l'organizzazione della protesta sociale e politica, all'interno di questa posizione troviamo sia movimenti sociali sia gruppi che fanno riferimento alle esperienze neo-global. In definitiva possiamo dire che in tal caso si riveste un ruolo di inclusione/ esclusione. In definitiva, l’e-democracy assume significati e prospettive diverse a seconda che sia collocata nell'ottica della democrazia diretta o in quello della democrazia partecipativa. L’e-democracy è strettamente connessa con il concetto di e-voting, che è infatti uno degli aspetti principali nonché una delle conseguenze e dinamiche naturali della democrazia digitale, anzi, ne costituisce una specie di strumento. L’e-voting, infatti, può essere usato legittimamente nelle pratiche di voto della democrazia rappresentativa. Lo sviluppo della rete e delle piattaforme informatiche hanno aumentato l'attenzione verso i media digitali, visti come strumenti per far rinascere e crescere la partecipazione democratica e per facilitare i processi di partecipazione elettorale nonché per incrementare le possibilità e l'intensità dell’interesse dei cittadini per le dinamiche politiche. Infatti, l’e-democracy è spesso considerata uno strumento importante proprio per l'incremento dell'espressione e della mobilitazione sia di gruppi sociali di grande rilevanza politica, sia per le minoranze e gruppi di opposizione più attivi; in altre parole, si può dire che con la democrazia digitale si è passati da una partecipazione politica che si concretizzava e si
esauriva solo nel momento elettorale ad una democrazia in cui i cittadini partecipano più attivamente e sono maggiormente impegnati e consapevoli. L’e-democracy è infatti un processo orizzontale che dovrebbe favorire l'adozione di forme di deliberazione e di partecipazione, la “presa di parola” da parte di tutti i cittadini in questo modo è molto più sentita ed attiva. I vantaggi o come sono stati definiti “le virtù” di questo nuovo utilizzo delle tecnologie della comunicazione in campo politico possono essere suddivise in virtù civiche, virtù della governance e virtù cognitive. Nel primo caso si ritiene che la democrazia digitale abbia una valenza pedagogica in quanto determina dei cittadini più informati, più attivi, maggiormente consapevoli ed anche più responsabili. Le virtù della governance fanno riferimento al fatto che le decisioni prese nelle assemblee deliberative hanno di solito una maggiore legittimazione perché sono la conseguenza di un processo condiviso, è noto che la partecipazione di un numero elevato di soggetti migliori la qualità della decisione. Le virtù cognitive, in ultimo, provengono dalla considerazione che la pratica deliberativa favorisca lo sviluppo e l'articolazione di punti di vista differenziati e l'ingresso di nuove posizioni e preferenze. Ovviamente, parallelamente, bisogna anche prendere in considerazione le varie problematiche che si possono sviluppare con l’e-democracy, che, tra l’altro, possono essere di natura concettuale ma anche di applicazione pratica. Il primo punto critico è cosiddetto della “scala di grandezza”, ossia i processi deliberativi hanno delle difficoltà strutturali diverse o più o meno complesse, a seconda dell’aumentare della scala di grandezza, ciò significa che, per esempio, un bilancio partecipativo in un'area metropolitana risulta sicuramente più complesso e con problemi organizzativi e gestionali maggiori di quelli di un piccolo comune, per di più bisogna considerare il fatto che l'adozione di tecnologie digitali non dà la certezza della risoluzione delle varie difficoltà. Un altro problema molto importante e molto diffuso è dato dall'alfabetizzazione informatica al generational gap, ossia, per quanto riguarda le persone più anziane che, il più delle volte, trovano enormi ostacoli ad usare tecnologie digitali in quanto non hanno né la consapevolezza né facilità nel loro utilizzo