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Appunti sulle lezioni di filosofia della scienza
Tipologia: Appunti
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L’empirismo logico attraversa due fasi. La prima corrisponde a quella della formazione del cosiddetto circolo di vienna (la cui data officiale è fatta risalire all’entrata di Schlick come membro del circolo, nel 1924). Ciò che caratterizza maggiormente questa corrente di pensiero è l’astio nei confronti della metafisica e dell’apriorismo. Potremmo riassumere in tre punti fondamentali le idee di questi intellettuali (principalmente filosofi, matematici, uomini interessati alla scienza e alla filosofia del linguaggio i cui massimi ispiratori sono Russel e Wittgenstein ): La scienza come paradigma di ogni sapere La verificabilità come criterio per discernere enunciati sensati da quelli privi di senso (ogni enunciato deve poter essere scomposto attraverso l’analisi logica nei suoi termini minimi, i quali altro non hanno che significato ostensivo, direttamente osservabile. “asserzioni elementari sui dati sensibili”. Il significato delle parole deve essere indicato nella realtà. Il verificazionismo assume varie forme; quella sostenuta da Schlick è un verificazionismo logicamente possibile, ovvero, indipendente dalle effettive condizioni tecniche di cui posso avvalermi per controllare empiricamente la validità di un enunciato. “in linea di principio”. La filosofia è confinata ad un’ analisi linguistica che permetta di chiarire il significato degli enunciati eliminando quindi quelli metafisici. I problemi filosofici tradizionali divengono cosi “in parte pseudo problemi, in parte convertibili in problemi empirici”, risolvibili con la scienza sperimentale. Attenendosi al principio di verificazione, gli unici enunciati che appaiono ammissibili secondo questa accezione sono quelli con significato empirico (sintetici a posteriori) e logico (analitici). Per riprendere il manifesto del circolo di vienna “qualcosa è reale nella misura in cui risulta inserito nel quadro generale dell’esperienza.” Ogni asserzione generata dalla metafisica tradizionale o sofisticata (l’apriorismo kantiano) è considerata priva di senso, dal momento che il puro pensiero scevro di esperienza non può generare conoscenza Questo riduzionismo linguistico a dati osservabili come criterio di significanza venne messo in discussione da alcuni membri dell’empirismo logico, come Neurath e Carnap (il quale aveva invece, nella prima parte della sua attività, appoggiato tale riduzionismo avviando un tentativo di ricostruzione logica della realtà a partire dai cosiddetti enunciati protocollari, registrazioni dirette dei fatti empirici). Neurath, ad esempio, critica il concetto di enunciato protocollare così come lo aveva inteso Carnap; sostenendo che nessun linguaggio è in grado di produrre enunciati p. puri, ovvero che esprimano i dati originari dell’esperienza, ne da una propria ridefinizione sulla base di parametri soggettivi (introduce come necessari i nomi propri e termini del linguaggio percettivo) e ammette la loro fallibilità e rivedibilità. Per quanto riguarda Carnap, egli decide di abbandonare il tentativo di riduzionismo radicale proposto dal verificazionismo e avvia un progetto nuovo, per il quale il significato di un enunciato non è più stabilito dalla sua immediata verificazione empirica ma dalla sua confermabilità.(testability and meaning, 1936) Da qui entra in gioco ciò che segnerà la cosiddetta svolta all’interno dell’empirismo logico, ovvero l’avvalersi della nozione di probabilità come conferma di un enunciato: una teoria scientifica è tanto più confermata quanto più è alta la probabilità che essa sia vera. L’impresa di Carnap ruota adesso attorno alla necessità di stabilire una buona teoria della conferma per gli enunciati.
Una risposta diversa al problema dell’induzione sollevato da Hume nel 1748 è il falsificazionismo di Karl Popper. La sua ricerca muove dall’intento di trovare una demarcazione esaustiva tra scienza e ciò che lui chiama pseudoscienza. Partendo dall’osservazione di teorie scientifiche insoddisfacenti quali sono per lui il marxismo e la psicoanalisi, afferma che avvalendosi del metodo sostenuto da Carnap e dagli altri empiristi logici esse appaiono altamente confermabili; infatti, sostiene, è facile trovare istanze positive di ipotesi molto vaghe e generiche. Ma secondo il filosofi tedesco, una teoria è tanto più scientifica quanto è più accurata e in grado di fare previsioni dettagliate; in altre parole, quanto più è difficile confermarla. Il metodo alternativo che egli propone è quello del falsificazionismo: uno
scienziato infatti, per verificare se una data ipotesi scientifica è valida, non dovrebbe cercare istanze positive che la confermino (poiché in questo modo non si raggiunge nessun grado di certezza) ma sottoporla a numerosi tentativi di falsificazione. Ecco qui che la demarcazione tra ciò che è scientifico e ciò che non lo è si traduce in ciò che può essere falsificabile e ciò che non può esserlo. Se una teoria viene falsificata, abbiamo a buon diritto ragione di affermare che essa è scientifica (anche se la sua scienza è cattiva). Le teorie scientifiche più valide sono quelle in grado di resistere a più tentativi di falsificazione. Popper tuttavia non ammette che la conoscenza raggiunta sia certa solo perché non si è ancora stati in grado di falsificarla: egli sostiene che lo scienziato non dovrebbe mai adagiarsi sull’apparente validità delle sue teorie, ma procedere sempre nella ricerca con un atteggiamento critico nei confronti del sapere ricevuto (è questa infatti una delle maggiori eredità che il pensiero popperiano lascerà alla riflessione sulla scienza). Il metodo falsificazionista ha a che fare con quello che Popper chiama il contesto della giustificazione di una teoria: egli distingue questo momento, nel quale lo scienziato deve procedere con il massimo rigore logico, da quello della scoperta. Popper paragona l’elaborazione di un’ ipotesi ad un impresa artistica: è proprio la creatività dello scienziato, e non un passivo rigore metodologico come avrebbe sostenuto Bacone, che permette di arrivare a congetture audaci e innovatrici che possano poi essere sottoposte a falsificazione. Egli, a differenza degli empiristi, non priva le credenze metafisiche di senso e valore, anzi è della convinzione che presupposti di tal sorta possano contribuire alla scoperta di una teoria da parte di una scienziato (“se Einstein non fosse stato ebreo, forse non avrebbe scoperto la teoria della relatività) Risoluzione del problema dell’induzione: il falsificazionismo è una deduzione logica. La modalità è quella del modus tollens: da un ipotesi data lo scienziato deduce un a previsione (se I, allora O ); esegue un esperimento per controllare se ciò che la mia ipotesi ha previsto verrà a verificarsi; se essa non si verificherà (non O), allora la mia ipotesi viene falsificata ( non I). Se il conseguente di un implicazione è falso, notoriamente è falsa tutta l’implicazione. A Popper sono state fatte numerose critiche, le più importanti delle quali sono tre: La tesi Duhem Quine: una concezione olistica delle teorie fisiche ( e dell’intero apparato scientifico, includente anche le leggi logico matematiche per Quine) mostra come un esperimento eseguito su una sola ipotesi non può “smontarmi” tutto l’insieme di asserzioni aggiuntive che ad esse inevitabilmente si legano, e soprattutto non posso essere in grado di stabilire quali siano le ipotesi da eliminare e quali invece no. Questa critica venne fatta da Duhem all’esperimento cruciale di Bacone, che in quest’ottica, come afferma Neurath, può venir paragonato a il falsificazionismo di Popper. Insomma, la critica è nei confronti di un metodo troppo “radicale” che tenga troppo poco conto del complesso apparato teorico che sta dietro un ipotesi falsificabile. Ma Popper sostiene che infatti un singolo esperimento non confuti il modo definitivo una teoria: egli ammette che il suo criterio deve essere considerato come una proposta per accordo o convenzione tra gli scienziati. “La base empirica delle scienze oggettive non ha in sé nulla di assoluto. La scienza non posa su un solido strato di roccia” Un’altra critica va al fatto che i falsificazionismo non può applicarsi ad alcune parti importanti della scienza come le scienze probabilistiche o quelle che postulano l’ esistenza di entità non osservabili. Infine un’altra critica parte da ragioni storiche: sono quelle di Kuhn, Lakatos e Fayerabend che muovono da un’analisi psicologica e sociologica delle scoperte scientifiche, i quali sostengono che gli scienziati difficilmente abbiano effettivamente proceduto per falsificazionismo, quanto piuttosto cercando di mantenere più assiduamente possibile teorie scientifiche anche non valide.
Sia la soluzione popperiana che quella che si avvale della teoria della conferma dell’empirismo logico rientrano in quella che Kuhn chiamerà concezione standard della scienza. (potremmo pensare alle leggi nomologico deduttive e probabilistiche che intende Hempel quando parla d el metodo con cui la scienza procede per giungere Potremmo identificare questa concezione fissando alcuni punti comuni a entrambe queste visioni: -La scienza è cumulativa: è un sapere in costante crescita, che impara dai suoi errori; accumula sapere nel corso del tempo, accurando e precisando le sue affermazioni. Popper ad esempio, ammetteva che una teoria potesse essere conservata anche dopo la falsificazione di un’ipotesi derivata da essa,
teorie di un dato paradigma sono incommensurabili rispetto a quelle di un nuovo paradigma, poiché i concetti chiamati in causa da esse non sono interdicibili, non hanno insomma a che fare le une con le altre. I riferimenti stessi di due paradigmi diversi non sono mai identici: afferma Kuhn che “quando un paradigma cambia, cambia anche il modo di vedere il mondo” Insomma, una visione che parte dall’uomo, dalla psicologia di massa e da quella dell’individuo e in essa termina, lasciando alla scienza un ruolo marginale, non più si “sorvolo”; essa scende dal podio del primato della razionalità e dell’oggettività di cui godeva per finire cosa tra le cose, strumento in mano delle illusorie credenze dell’uomo. Kuhn è stato accusato di relativismo: per divincolarsi da tale “offesa” egli afferma che i paradigmi, per essere definiti scientifici, debbano essere riconosciuti come aventi 5 valori fondamentali: precisione empirica di una teoria nell’ambito del proprio dominio, coerenza di una teoria con altre universalmente accettate, ampiezza della portata di una teoria, chiarezza e fecondità. Insomma, valori che possano essere in grado di rifiutare un totale irrazionalismo ponendo dei limiti di razionalità.