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Appunti chiari e approfonditi sulla ginestra di Leopardi - strofa 1
Tipologia: Appunti
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G. Leopardi, Canti
Nella prima strofa il poeta si rivolge alla ginestra ( tuoi cespi , 5; ti vidi , 7; ti riveggo , 14…), l’unica pianta che cresce sulle pendici del Vesuvio e con il suo profumo le rallegra. Già ( anco ) l’aveva vista nelle contrade, ora spopolate, attorno a Roma, dove sembra ricordare ai passanti il glorioso passato perduto. Ora la rivede sul suolo deserto del vulcano, dove è l’ amante di luoghi tristi e abbandonati e la compagna costante nei destini ( fortune ) dolorosi. La ginestra ha dunque sempre un ruolo di sostegno affettuoso. Ricorda il passato di questi luoghi, un tempo ricoperti di fertili campi e pascolo di mandrie di animali, sede di palazzi e giardini (romani) e di città famose. Tutto fu però coperto dall’eruzione (nel 79 d. C., ma molte altre si sono poi succedute. Ad esempio, nel periodo in cui L. è a Napoli, se ne registrano due). Ora tutt’intorno è avvolto dalla desolazione, ma la ginestra fiore gentile sembra commiserare i danni altrui esalando un profumo che il deserto consola. Invita infine, con amara ironia, tutti coloro che esaltano positivamente la condizione umana a osservare qui ( a queste piagge , cioè su questi pendii) quanto la natura ami la nostra specie ( gener nostro , 40); a considerare quanto è potente l’essere umano (letteralmente l’uman seme , è la discendenza umana), che può essere annullato in parte da un lieve moto della natura proprio ov’ ei men teme , cioè dove si sente più sicuro, e con moti poco men lievi , e anche improvvisamente, completamente annientato. Ginestra O flore del deserto La ginestra fu composta nel 1836 a Torre del Greco, presso villa Ferrigni, alle falde del Vesuvio. Venne pubblicata postuma nel 1845 da Antonio Ranieri; a Napoli Leopardi prima della sua morte vede il Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse Ercolano e Pompei. L’opera consta di 317 versi, sette strofe di endecasillabi e settenari Ogni strofa si chiude con rima ed endecasillabo. Il tema della prima strofa è L’opposizione tra il deserto e la ginestra e il valore simbolico del fiore. la ginestra si apre con un’epigrafe in greco antico che polemizza Sulle idee contemporanee: Le tenebre per Leopardi rappresentano la fede nel progresso e nell’uomo, la luce invece la consapevolezza della tragicità della condizione umana. Leopardi mentre si trova sulle brulle pendici del Vesuvio, si rivolge all’odorata ginestra che sparge i suoi rami solitari. Il monte è definito formidabile, dall’etimologia latina della parola formido cioè timore Qui sulle brulle pendici Del terribile vulcano Vesuvio, il distruttore delle genti, che non sono rallegrate da nessun altro albero né fiore, spargi i tuoi rami solitari, o profumata ginestra, felice di trovarti nei deserti. Ti vidi anche Abbellire con i tuoi cespi le campagne disabitate che circondano Roma la quale fu dominatrice di popoli un tempo, e con il loro aspetto severo e silenzioso sembrano rendere al viandante una testimonianza della potenza ormai perduta. Ti rivedo ora su questo suolo, amante di luoghi tristi e abbandonati dalla gente, tu che sei compagna di sorti sventurate. Queste distese, cosparse di ceneri non produttive e ricoperte di Lava solidificata Che risuona sotto i passi del viandante; Dove il serpente si annida e si contorce sotto il sole, e dove il coniglio torna all’abituale tana tra le caverne; queste distese furono villaggi prosperi e campagne coltivate, e biondeggiarOno di spighe e risuonarono di muggiti di mandrie. Giardini e regge furono Un gradito rifugio Per gli ozi dei potenti; e ci furono città famose Che il vulcano superbo con i suoi torrenti di lava eruttata dalla sua bocca di fuoco seppellì, insieme ai suoi abitanti. Ora qui intorno la desolazione avvolge tutto, là dove tu hai radici, o fiore gentile, e come per commiserare i danni prodotti da altri, Spandi verso il cielo un profumo assai dolce, che allieta il paesaggio desertico. In questi luoghi deserti si rechi chi è solito lodare in maniera esaltata la condizione umana, e si renda conto di quanto la natura ci ami. E qui potrà anche giudicare in modo corretto la potenza del genere umano, che la natura crudele, quando l’uomo meno se l’aspetta, con una scossa impercettibile in parte distrugge in un momento e può con scosse un poco più forte annientare del tutto. Leopardi sull’arida schiena del Vesuvio ritorna a vedere la ginestra, che con i suoi rami simboleggia la presenza dell’antica città a coloro che passano guardandola Alle falde del Vesuvio nell’antichità sorgono sontuose ville, dove i romani vanno in villeggiatura. Ma dopo l’eruzione del 79 d.C. tutto ormai è desolato e resta solo la ginestra che emana un profumo soave che consola questi luoghi ormai desertici Qui vediamo l’idea della natura matrigna di Leopardi: l’uomo di fronte ad essa non può nulla Canti della maturita formametraan · égápésan hot (^) anthropol mallon Spirito aspro skotos e^ phos
(^) vangelo più^ misterioso personificazione
Si (^) rivolge anastrofe
=> M al ⑪ & Jansamb anastrofe Jansamb.
alliterazione C imm anatora =
SSe^ -- w Caus metafora metafora
·
Molto sarcasticamente, osserva infine che costui vedrà come sono rappresentati su queste pendici i destini ( sorti ) magnifici e in costante progresso dell’umanità. Qui L. tra virgolette cita un verso da una poesia di un suo contemporaneo. Ora si rivolge al suo tempo, chiamandolo con disprezzo secol superbo e sciocco , perché ha abbandonato le conquiste razionali dell’illuminismo ( il calle del risorto pensier ) per un nuovo spiritualismo (allude alla recente diffusione del pensiero religioso) e, malgrado questo, si vanta di essere progredito. La disistima di L. è sottolineata dai termini pargoleggiar (comportarsi da bambini) , adulando, ludibrio (significa ‘deridere’, ma si può osservare che contiene la radice ludus , che significa gioco). Il poeta si distanzia da chi si adegua acriticamente: non è disposto a morire con una simile vergogna. Piuttosto mostrerà apertamente il suo disprezzo per questa posizione, anche se sa che chi non piace ai propri contemporanei sarà dimenticato ( l’obblio, 68 ). Al v. 72 riprende un verso famoso di Dante (Pg, I, 71): con Libertà vai sognando sottolinea come (forte la contrapposizione creata tra libertà e servo , nello stesso v.72!) nell’Ottocento si vuole ancora imbrigliare il pensiero razionale_._ Quel pensiero che ci aveva allontanati dalla barbarie, per il quale si cresce in civiltà, la sola cosa che può migliorare il destino comune ( pubblici fati ). Per questo, dispiacendogli il vero (78), l’Ottocento ha voltato vigliaccamente la schiena alla luce della ragione (il lume della ragione – lumen, luminis in latino – è contenuto in ‘illuminismo’) e, fuggendo da questa verità, chiama vile (cioè disprezza) chi ancora la persegue; addirittura, ingannando sé stesso o gli altri, innalza la condizione umana fin sopra le stelle (cioè le attribuisce origine e fine soprannaturale). Da questo momento, il concetto di ‘vero’ sarà ripetuto in molte occasioni e forme. Nella terza strofa L. chiarisce che la vera grandezza d’animo sta nel riconoscere verità scomode. Un individuo di animo generoso e nobile, che sia povero o di salute fragile, non si dichiara né ricco né gagliardo né si finge tale; senza vergogna, invece, si manifesta qual è ( al vero uguale ). Non ritiene invece magnanimo ma sciocco chi – sapendo di essere mortale e sottoposto al dolore – afferma di essere fatto per essere felice e attorno a questo scrive molte pagine menzognere, Qui sono rappresentate le sorti magnifiche progressive delle stirpi umane Nella prima strofa troviamo un’opposizione tra il deserto e la ginestra :