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Leopardi compose La ginestra nella primavera del 1836 , probabilmente prima del Tramonto della luna. La prima strofa Nella prima strofa la ginestra è scelta come interlocutrice del poeta e le pendici del Vesuvio, sede un tempo di città fiorenti e ora deserte e cosparse di rovine (prodotte dalle eruzioni del vulcano), costituiscono lo ' spazio simbolico ' del destino tragico dell'umanità. A prevalere, in questa strofa iniziale, è il sarcasmo, che culmina con l' irrisione dei falsi idoli del progresso umano («le magnifiche sorti e progressive», v. 51). La seconda strofa Nella seconda strofa il poeta definisce l'Ottocento «secol superbo e sciocco» (v. 53) e lo accusa di avere rifiutato le coraggiose verità del pensiero razionalista ; a dominare sono ancora il tono e le parole sprezzanti dell' invettiva. La terza strofa La terza strofa oppone la stupidità di chi si rifiuta di constatare la miseria umana alla grandezza di chi osa guardare in faccia questa miseria e attribuirne la responsabilità alla natura, contro la quale gli uomini sono chiamati a far fronte comune e a stringere legami di solidarietà sociale («social catena», v. 149). La quarta strofa Nella quarta strofa la prospettiva dell'infelicità umana si allarga : dall'esperienza individuale del poeta – che rievoca momenti di contemplazione notturna dello spazio sconfinato – scaturisce una meditazione universale indotta dalla visione degli spazi celesti. Di fronte alle inutili pretese dell'uomo di essere il centro dell'universo si stempera il tono
sdegnato del sarcasmo, e il poeta – così scrive – non sa se cedere alla compassione o al riso. La quinta strofa La quinta strofa contiene una lunga similitudine : come un frutto che distrugge, cadendo da un albero, un intero formicaio, allo stesso modo l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. si riversò disastrosamente sulle città sottostanti (Pompei, Ercolano, Stabia), cancellandole; per la natura indifferente, dunque, il destino dell' uomo non conta più di quello di una formica. La sesta strofa Nella sesta strofa si osserva l'incessante potenzialità distruttiva del vulcano e viene presentato un raffronto fra il tempo umano e i grandi cicli naturali , che in un moto lentissimo ma continuo travolgono ogni cosa, anche se appaiono immobili. La settima strofa Nella settima e ultima strofa il poeta si rivolge nuovamente alla ginestra e ne elogia l' umiltà e il coraggio : fragile consolatrice del deserto, anche la ginestra è destinata a soccombere alla «crudel possanza» (v. 300) della natura; ciò non ne scalfisce l'' eroismo ', ma, anzi, lo esalta. Qui, il tono oramai commosso e il lessico vago («lenta, odorate, adorni, molli») suggeriscono la partecipazione del poeta al destino di annientamento di tutte le cose e, in particolare, all' eroica (r)esistenza della ginestra.
Il tema fondamentale della poesia è la contemplazione del paesaggio vesuviano, specchio perfetto della condizione umana e del rapporto tra uomo e natura. Il