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La glicolisi: le tappe, Appunti di Chimica organica

la glicolisi: meccanismo, tappe e caratteristiche

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 01/02/2025

elisadel30
elisadel30 🇮🇹

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GLICOLISI
La glicolisi è una via comune a tutti i processi catabolici, e deve il suo nome all’unione di 2 termini
greci “glykys” e “lysis” che significano “dolce scissione”, perché, nel corso della glicolisi, il glucosio
viene scisso e viene estratta parte dell’energia chimica contenuta nei suoi legami chimici altamente
ridotti, e questa energia viene utilizzata per la sintesi di 2 molecole di ATP e 2 molecole di NADH
+ H+. La glicolisi, quindi, parte dal glucosio e si attua all’interno del citoplasma della cellula. Si
tratta della prima tappa della respirazione cellulare per gli organismi che utilizzano ossigeno nel
loro catabolismo energetico, mentre per gli altri microrganismi che non sono in grado di usare
ossigeno nel metabolismo (anaerobi obbligati e anaerobi facoltativi), rappresenta l’unica via
catabolica in grado di produrre ATP, quindi rappresenta l’unico catabolismo energetico.
Meccanismo
La glicolisi è anche nota come via EMP, cioè Embden-Meyerhof-Parnas, dai 3 biochimici che
chiarirono il suo meccanismo. La via glicolitica è una via metabolica lineare e si compone di 10
tappe, che, a loro volta, sono suddivise in 2 grandi rami:
Fase preparatoria
Fase di recupero energetico
Nella fase preparatoria viene speso ATP per energizzare il glucosio, cioè per aumentarne l’energia
potenziale in modo tale da rendere le successive 5 tappe tappe esoergoniche, quindi a rilascio
energetico, energia che verrà poi utilizzata per produrre 4 molecole di ATP e 2 di NADH + H+,
con un bilancio netto, in termini di energia, di 2 molecole di ATP e 2 di NADH + H+.
10 tappe della glicolisi
Fase preparatoria
La glicolisi parte dal glucosio che generalmente entra all’interno della cellula per trasporto facilitato.
Una volta entrato, rimane all’interno della cellula perché viene fosforilato dall’esochinasi, che è
una transferasi che usa magnesio come cofattore e che trasferisce un gruppo fosfato ad elevato
contenuto energetico (quello terminale dell’ATP) dall’ATP al glucosio, che viene convertito a
glucosio 6-fosfato. L’esochinasi è un enzima allosterico, la cui attività viene opportunamente
modulata dalle concentrazioni del suo stesso prodotto, cioè elevate concentrazioni di glucosio 6-
fosfato inibiscono l’esochinasi e quindi rallentano la via glicolitica. Il glucosio viene poi
isomerizzato, ad opera della fosfoglucoesomerasi, a fruttosio 6-fosfato. Esso viene ulteriormente
energizzato e, mediante consumo di un’altra molecola di ATP, viene convertito in glucosio 1,6-
bisfosfato. L’enzima che catalizza questa tappa è il fosfofruttochinasi: si tratta dell’enzima
chiave della via glicolitica, cioè l’enzima la cui attività regola la velocità dell’intera via metabolica. In
particolare, è un enzima allosterico che usa magnesio come cofattore, la cui attività viene
opportunamente modulata. Gli inibitori allosterici della fosfofruttochinasi sono l’ATP, il citrato e gli
acidi grassi, perché elevate concentrazioni di queste sostanze indicano che la cellula sta bene dal
punto di vista metabolico, quindi non ha bisogno di produrre altro ATP che verrebbe convogliato
nei processi anabolici, motivo per cui la via glicolitica viene rallentata. Invece, attivatori della
fosfofruttochinasi sono elevate concentrazioni di AMP e ADP (adenosin mono e difosfato), il che
significa che l’ATP è stato consumato (idrolizzato) e, quindi, va risintetizzato, cioè va accelerata la
via glicolitica; così come basse concentrazioni di citrato e acidi grassi sono sintomo del fatto che la
cellula non sta più bene dal punto di vista metabolico, quindi ha bisogno di consumare glucosio per
produrre ATP che verrà poi convogliato nelle vie anaboliche.
A questo punto, la molecola di glucosio 1,6-bifosfato viene scissa dall’ardolasi in 2 molecole a 3
termini: la gliceraldeide 3-fosfato e il diidrossi acetone fosfato. Queste 2 molecole sono in equilibrio
tra loro e la loro interconversione viene catalizzata dall’enzima triosofosfatoisomerasi. In realtà,
l’equilibrio è più spostato verso il diidrossi acetone fosfato che viene poi convertito tutto in
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GLICOLISI

La glicolisi è una via comune a tutti i processi catabolici, e deve il suo nome all’unione di 2 termini greci “ glykys ” e “ lysis ” che significano “ dolce scissione ”, perché, nel corso della glicolisi, il glucosio viene scisso e viene estratta parte dell’energia chimica contenuta nei suoi legami chimici altamente ridotti, e questa energia viene utilizzata per la sintesi di **2 molecole di ATP e 2 molecole di NADH

  • H+.** La glicolisi, quindi, parte dal glucosio e si attua all’interno del citoplasma della cellula. Si tratta della prima tappa della respirazione cellulare per gli organismi che utilizzano ossigeno nel loro catabolismo energetico, mentre per gli altri microrganismi che non sono in grado di usare ossigeno nel metabolismo (anaerobi obbligati e anaerobi facoltativi), rappresenta l’unica via catabolica in grado di produrre ATP, quindi rappresenta l’unico catabolismo energetico.

Meccanismo

La glicolisi è anche nota come via EMP , cioè Embden-Meyerhof-Parnas , dai 3 biochimici che chiarirono il suo meccanismo. La via glicolitica è una via metabolica lineare e si compone di 10 tappe, che, a loro volta, sono suddivise in 2 grandi rami:

  • Fase preparatoria
  • Fase di recupero energetico Nella fase preparatoria viene speso ATP per energizzare il glucosio, cioè per aumentarne l’energia potenziale in modo tale da rendere le successive 5 tappe tappe esoergoniche , quindi a rilascio energetico, energia che verrà poi utilizzata per produrre 4 molecole di ATP e 2 di NADH + H+ , con un bilancio netto, in termini di energia, di 2 molecole di ATP e 2 di NADH + H+.

10 tappe della glicolisi

Fase preparatoria

La glicolisi parte dal glucosio che generalmente entra all’interno della cellula per trasporto facilitato. Una volta entrato, rimane all’interno della cellula perché viene fosforilato dall’ esochinasi , che è una transferasi che usa magnesio come cofattore e che trasferisce un gruppo fosfato ad elevato contenuto energetico (quello terminale dell’ATP) dall’ATP al glucosio, che viene convertito a glucosio 6-fosfato. L’esochinasi è un enzima allosterico, la cui attività viene opportunamente modulata dalle concentrazioni del suo stesso prodotto, cioè elevate concentrazioni di glucosio 6- fosfato inibiscono l’esochinasi e quindi rallentano la via glicolitica. Il glucosio viene poi isomerizzato, ad opera della fosfoglucoesomerasi, a fruttosio 6-fosfato. Esso viene ulteriormente energizzato e, mediante consumo di un’altra molecola di ATP, viene convertito in glucosio 1,6- bisfosfato. L’enzima che catalizza questa tappa è il fosfofruttochinasi : si tratta dell’enzima chiave della via glicolitica, cioè l’enzima la cui attività regola la velocità dell’intera via metabolica. In particolare, è un enzima allosterico che usa magnesio come cofattore, la cui attività viene opportunamente modulata. Gli inibitori allosterici della fosfofruttochinasi sono l’ATP, il citrato e gli acidi grassi, perché elevate concentrazioni di queste sostanze indicano che la cellula sta bene dal punto di vista metabolico, quindi non ha bisogno di produrre altro ATP che verrebbe convogliato nei processi anabolici, motivo per cui la via glicolitica viene rallentata. Invece, attivatori della fosfofruttochinasi sono elevate concentrazioni di AMP e ADP (adenosin mono e difosfato), il che significa che l’ATP è stato consumato (idrolizzato) e, quindi, va risintetizzato, cioè va accelerata la via glicolitica; così come basse concentrazioni di citrato e acidi grassi sono sintomo del fatto che la cellula non sta più bene dal punto di vista metabolico, quindi ha bisogno di consumare glucosio per produrre ATP che verrà poi convogliato nelle vie anaboliche. A questo punto, la molecola di glucosio 1,6-bifosfato viene scissa dall’ ardolasi in 2 molecole a 3 termini: la gliceraldeide 3-fosfato e il diidrossi acetone fosfato. Queste 2 molecole sono in equilibrio tra loro e la loro interconversione viene catalizzata dall’enzima triosofosfatoisomerasi. In realtà, l’equilibrio è più spostato verso il diidrossi acetone fosfato che viene poi convertito tutto in

gliceraldeide 3-fosfato perché quest’ultimo si trova sulla via diretta della glicolisi, quindi viene continuamente sottratto all’equilibrio (nell’equilibrio di isomerizzazione tra diidrossi acetone fosfato e gliceraldeide 3-fosfato). Con questa tappa termina la fase preparatoria della glicolisi, in cui non viene prodotto ATP, anzi vengono consumante 2 molecole, e, a partire dalla sesta tappa, comincia la fase di recupero energetico.

Fase di recupero energetico

In questa fase la prima reazione è rappresentata dall’ossidazione e contemporanea fosforilazione della gliceraldeide 3-fosfato a 1,3-bisfosfoglicerato, operata dalla gliceraldeide 3-fosfato deidrogenasi che utilizza come coenzima NAD+, che viene convertito in NADH + H+. In questa tappa si realizzano due reazioni:

  • Ossidazione del gruppo aldeidico della gliceraldeide 3-fosfato a gruppo carbossilico : l’energia derivante da questa ossidazione (reazione esoergonica) viene utilizzata per formare il legame fosfoanidridico ad elevato contenuto energetico dell’1,3-bisfosfoglicerato. Esso rappresenta un fosfato ad elevato contenuto energetico (in particolare il fosfato legato al gruppo carbossilico è quello ad elevato contenuto energetico). Questo fosfato viene utilizzato per fosforilare una molecola di ADP ad ATP.
  • Fosforilazione di una molecola di ADP ad ATP : questa reazione viene catalizzata dalla fosfogliceratochinasi che trasferisce un gruppo fosfato ad elevato contenuto energetico dall1,3-bisfosfoglicerato all’ADP. In questa tappa 2 molecole di ADP vengono convertite ad ATP perché dal glucosio si sono generate 2 molecole di gliceraldeide 3-fosfato, quindi, a sua volta si saranno formate 2 molecole di 1,3-bisfosfoglicerato e quindi 2 molecole di ADP e ATP.

Terzultima e penultima tappa

Queste tappe consistono nell’isomerizzazione e successiva disidratazione del 3-fosfoglicerato, prima a 2 - fosfoglicerato ad opera di una fosfogliceratomutasi che trasferisce il gruppo fosfato dalla posizione 3 alla posizione 2, e poi, con la disidratazione del 2-fosfoglicerato, a fosfoenolpiruvato ad opera dell’enolasi, cioè una liasi che favorisce la formazione del doppio legame tra i carboni 2 e 3 del 2-fosfoglicerato, con conseguente disidratazione. Il fosfoenolpiruvato è un altro composto fosfato organico ad elevato contenuto energetico perché la struttura enolica viene bloccata dal gruppo fosfato.

Ultima tappa

L’ultima tappa della glicolisi consiste nel trasferimento del fosfoenolpiruvato ad un’altra molecola di ADP ad opera della piruvatochinasi, cioè una transferasi che trasferisce il fosfato ad alto contenuto energetico ad ADP (sempre 2 molecole di ADP fosforilate e trasformate in ATP perché si parte da 2 molecole di fosfoenolpiruvato). La piruvatochinasi è un enzima allosterico che utilizza magnesio come cofattore e la cui attività viene inibita da elevate concentrazioni di citrato e acidi grassi presenti all’interno della cellula. Con questa tappa si conclude la glicolisi. Il processo globale della glicolisi è: il glucosio reagisce con 2 molecole di NAD+^ e 2 molecole di ADP in presenza di 2 fosfati inorganici per dare 2NADH + 2H+, 2 molecole di piruvato, 2 di ATP e 2 di H 2 O. Il bilancio energetico di questa via catabolica è piuttosto basso perché da una molecola di glucosio si ottengono solo 2 molecole di ATP. A questo punto, il catabolismo energetico si differenzia nei vari organismi viventi a seconda del destino subito dal piruvato:

  • Organismi anaerobi o anaerobi facoltativi in presenza di scarsa concentrazione di ossigeno: perché la glicolisi possa continuare ad attuarsi è necessario che l’NADH, prodotto nel corso della glicolisi, venga riossidato a NAD+^ altrimenti la glicolisi non può