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La Ricerca Psicosociale: Cooperazione, Incertezza e Cinque Passi Logici, Sintesi del corso di Metodologia Della Ricerca Qualitativa

Sulla ricerca psicosociale, una disciplina scientifica caratterizzata dalla cooperazione dei partecipanti e dalla relativa incertezza. Esploreremo i cinque passi logici di una ricerca psicosociale: l'elaborazione della domanda di ricerca, la prefigurazione dell'itinerario, la scelta del contesto empirico e della tecnica di raccolta dati, la creazione di legami sociali e emotivi, e la costruzione del dato. Verranno anche discusse le differenze tra metodo e metodologia, la costruzione del dato in ricerca qualitativa e quantitativa, e la posizione classica della ricerca tra ipotesi testing e ipotesi finding.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 26/06/2019

Aurelia.Cifali
Aurelia.Cifali 🇮🇹

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La ricerca psicosociale capitolo 1
La locuzione ricerca psicosociale esprime, in modo compatto, qualcosa di più articolato, che
si può rendere con: ricerca scientifica condotta nell’ambito delle discipline psicologiche e
sociali. La ricerca scientifica è una pratica sociale, collettiva, il cui cuore è costituito
dall’esperienza di una porzione specifica del mondo. Questa esperienza consiste talvolta in
un’osservazione a distanza . È il caso dell’astronomia ambito di studio nel quale il ricercatore
assume un atteggiamento passivo. In altri casi, l’esperienza del ricercatore ha origine da una
sollecitazione controllata del contesto in esame, concepita per provocare un cambiamento di
cui prendere nota. È il caso dell’esperimento condotto nel laboratorio di un biologo o in
quello di uno psicologo sperimentale, diretti a mettere alla prova una congettura (ipotesi) sul
legame causale fra la sollecitazione introdotta Nel contesto in esame e quanto vi segue. Lo
scopo di questa prima esperienza, è, la rappresentazione quanto più possibile accurata del
contesto su cui si è appuntata l’attenzione. Spostando più specificamente l’attenzione sul
settore della ricerca scientifica quella psicosociale diremo che l’esperienza cui il ricercatore
si apre è diretta a elaborare una risposta a una domanda relativa a uno specifico fenomeno
sociale o psicologico, o a risolvere un problema che investe il contesto su cui ha diretto lo
sguardo. La domanda che dà l’avvio a una ricerca psicosociale Dovrà essere interessante,
così come la risposta dovrà essere accettabile, ovvero riconosciuta come tale dalla comunità
scientifica cui ricercatore fa riferimento. Quando poi, alla rappresentazione di un fenomeno
psicosociale si associa l’impegno a una trasformazione la nostra risposta oltre che
accettabile per la comunità scientifica dovrà Essere efficace nella soluzione del problema da
cui il nostro studio ha preso le mosse. Le risposte ai quesiti da cui muove la ricerca
psicosociale anno, di norma, uno statuto congetturale. Si tratta di risposte provvisorie ,
Contestabili, abitate da un ineludibile incertezza espressa ora nel registro della teoria della
probabilità, ora in quello della teoria dell’argomentazione. Decisivo, in tal senso, è il
contributo di Hanson sulla teoreticita dell’osservazione. Hanson conia a riguardo
un’espressione di particolare efficacia, quella di theory-ladeness, con la quale il filosofo nord
americano qualifica l’osservazione scientifica come intrisa di teoria. Quando dirigiamo lo
sguardo verso un qualsivoglia oggetto del mondo, lo vediamo in una chiave che viene
dettata dal modello teorico che orienta il nostro sguardo. Hanson illustra la propria tesi con
un esempio immaginario che chiama in causa due astronomi del passato. Lo studioso
immagina che, su di una collina, Keplero e Brache osservino insieme il sorgere del sole. I
due avevano due opposte concezioni del moto relativo del sole della terra. Per Keplero era
la terra a girare attorno al sole per te Brahe la terra è il centro dell’universo attorno al quale
ruotano tutti corpi celesti. Accade così che mentre Brahe vedrai il sole avvicinarsi al luogo
della sua osservazione; Keplero vedrà il suo. Terrestre di osservazione avvicinarsi al sole.
Questa concezione dell’osservazione e, più in generale, dell’esperienza del mondo, mette in
discussione il cosiddetto dogma dell’Immacolata percezione, per il quale l’accertamento
della verità di un’affermazione sul mondo può essere stabilito semplicemente attraverso
l’osservazione Per trarre da questa pratica, con Cartesio, idee chiare distinte su cui basare il
proprio responso. La tesi per la quale il mondo assume profili diversi a seconda della
prospettiva teorica adottata da chi lo osserva, Per la quale non è possibile vedere il mondo
dall’occhio di Dio, in essa profonde ragioni di incertezza anche nelle descrizioni di quanto è
direttamente osservabile. Non diversamente dalle scienze naturali le scienze psico-sociali si
occupano sia di oggetti osservabili, sia di oggetti in osservabili. Sono osservabili
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La ricerca psicosociale capitolo 1

La locuzione ricerca psicosociale esprime, in modo compatto, qualcosa di più articolato, che si può rendere con: ricerca scientifica condotta nell’ambito delle discipline psicologiche e sociali. La ricerca scientifica è una pratica sociale, collettiva, il cui cuore è costituito dall’esperienza di una porzione specifica del mondo. Questa esperienza consiste talvolta in un’osservazione a distanza. È il caso dell’astronomia ambito di studio nel quale il ricercatore assume un atteggiamento passivo. In altri casi, l’esperienza del ricercatore ha origine da una sollecitazione controllata del contesto in esame, concepita per provocare un cambiamento di cui prendere nota. È il caso dell’esperimento condotto nel laboratorio di un biologo o in quello di uno psicologo sperimentale, diretti a mettere alla prova una congettura (ipotesi) sul legame causale fra la sollecitazione introdotta Nel contesto in esame e quanto vi segue. Lo scopo di questa prima esperienza, è, la rappresentazione quanto più possibile accurata del contesto su cui si è appuntata l’attenzione. Spostando più specificamente l’attenzione sul settore della ricerca scientifica quella psicosociale diremo che l’esperienza cui il ricercatore si apre è diretta a elaborare una risposta a una domanda relativa a uno specifico fenomeno sociale o psicologico, o a risolvere un problema che investe il contesto su cui ha diretto lo sguardo. La domanda che dà l’avvio a una ricerca psicosociale Dovrà essere interessante, così come la risposta dovrà essere accettabile, ovvero riconosciuta come tale dalla comunità scientifica cui ricercatore fa riferimento. Quando poi, alla rappresentazione di un fenomeno psicosociale si associa l’impegno a una trasformazione la nostra risposta oltre che accettabile per la comunità scientifica dovrà Essere efficace nella soluzione del problema da cui il nostro studio ha preso le mosse. Le risposte ai quesiti da cui muove la ricerca psicosociale anno, di norma, uno statuto congetturale. Si tratta di risposte provvisorie , Contestabili, abitate da un ineludibile incertezza espressa ora nel registro della teoria della probabilità, ora in quello della teoria dell’argomentazione. Decisivo, in tal senso, è il contributo di Hanson sulla teoreticita dell’osservazione. Hanson conia a riguardo un’espressione di particolare efficacia, quella di theory-ladeness, con la quale il filosofo nord americano qualifica l’osservazione scientifica come intrisa di teoria. Quando dirigiamo lo sguardo verso un qualsivoglia oggetto del mondo, lo vediamo in una chiave che viene dettata dal modello teorico che orienta il nostro sguardo. Hanson illustra la propria tesi con un esempio immaginario che chiama in causa due astronomi del passato. Lo studioso immagina che, su di una collina, Keplero e Brache osservino insieme il sorgere del sole. I due avevano due opposte concezioni del moto relativo del sole della terra. Per Keplero era la terra a girare attorno al sole per te Brahe la terra è il centro dell’universo attorno al quale ruotano tutti corpi celesti. Accade così che mentre Brahe vedrai il sole avvicinarsi al luogo della sua osservazione; Keplero vedrà il suo. Terrestre di osservazione avvicinarsi al sole. Questa concezione dell’osservazione e, più in generale, dell’esperienza del mondo, mette in discussione il cosiddetto dogma dell’Immacolata percezione, per il quale l’accertamento della verità di un’affermazione sul mondo può essere stabilito semplicemente attraverso l’osservazione Per trarre da questa pratica, con Cartesio, idee chiare distinte su cui basare il proprio responso. La tesi per la quale il mondo assume profili diversi a seconda della prospettiva teorica adottata da chi lo osserva, Per la quale non è possibile vedere il mondo dall’occhio di Dio, in essa profonde ragioni di incertezza anche nelle descrizioni di quanto è direttamente osservabile. Non diversamente dalle scienze naturali le scienze psico-sociali si occupano sia di oggetti osservabili, sia di oggetti in osservabili. Sono osservabili

comportamenti, ad esempio il modo di stare in coda di fronte allo sportello di un servizio pubblico. E in osservabile tutto quello che sta nella testa della gente, gli atteggiamenti, i valori. Di norma, una ricerca psicosociale comporta l’acquisizione di informazioni che attengono sia a stati osservabili, sia a stati inosservabili. Solo raramente lo psicologo il sociologo si accontentano, per così dire, di prendere nota solo di quanto è immediatamente osservabile. Sperber afferma che è impossibile descrivere bene un fenomeno culturale senza tener conto dell’idea che se ne fanno coloro che vi partecipano, ora le idee non si osservano, si comprendono intuitivamente, E non si descrivono, si interpretano. Le strategie per accedere agli Stati in osservabili si basano su procedure impiegate mutatis mutandis anche da altre discipline scientifiche. In taluni casi la proprietà osservabile viene assunta come effetto della proprietà in osservabile: l’assidua partecipazione alla messa domenicale come effetto della devozione religiosa. In altri casi, le proprietà Osservabili vengono in tese come segno o sintomo di quelle non osservabili: una serie coerente di risposte ostili a domande sulla disponibilità a intrattenere rapporti con persone straniere come segno del pregiudizio nei loro confronti. La procedura con la quale si risale dalle proprietà osservabili a quelle inosservabili ricorda da vicino il modus operandi del medico ottocentesco, privo degli strumenti della tecnologia medica contemporanea, il medico approdava alla diagnosi attraverso la meticolosa rilevazione dei segni della malattia accessibili al suo sguardo e dei sintomi denunciati dalsofferente. Segni e sintomi venivano poi accostati Per procedere per successive esclusioni (diagnosi differenziale) all’ individuazione Della sindrome, di cui lo Stato inosservabile, responsabile dei segni e dei sintomi rilevati. Il medico approdava la diagnosi attivando una forma di sapere indiziario (Ginzburg) Che consegna informazioni plausibili ma comunque congetturali. Sono evidenti le somiglianze che legano questo modus operandi a quello dello psicologo e del sociologo Impegnati ad attribuire ai soggetti in uno studio uno stato su di una proprietà non osservabile. Questo accade tutte le volte che attribuiamo all’individuo un punteggio su di una scala, ad esempio di etnocentrismo, desumendo il suo atteggiamento uno Stato in osservabile dalle risposte che questi rende alle nostre domande che vertono, ad esempio, su quel che crede e su come ritiene opportuno comportarsi nei confronti delle persone di colore o di alcune specifiche minoranze etniche. A partire da un insieme di sintomi, Riconoscibili nel comportamento verbale, desumiamo la presenza e la severità della sindrome: l etnocentrismo. L’accostamento del modus operandi proprio dei ricercatori psicosociale a quello del medico ottocentesco consente di mettere a tema la radice specifica nell’incertezza del sapere degli psicologi e dei sociologi, la peculiarità della relazione fra osservatore e soggetti osservati. La realizzazione della più parte delle ricerche psico-sociali si basa sulla cooperazione più o meno attiva dei soggetti coinvolti nello studio. In alcuni casi questa operazione consiste nell’accettazione della presenza del ricercatore nei luoghi di vita o di lavoro delle persone su cui quest’ultimo ha inteso porre lo sguardo. In altri casi la cooperazione richiede soggetti in studio di assumere, per così dire, un ruolo in commedia, con la partecipazione all’esperimento di laboratorio, a una discussione di gruppo o, accettando di rispondere alle domande rivolte loro da un intervistatore. Le ragioni che spingono i soggetti coinvolti nelle ricerche psico-sociali a cooperare sono le più diverse, ma di certo non si può assumere che per tutti loro l’unica o la principale ragione della loro collaborazione sia quella di contribuire al progresso delle nostre discipline. Il sociologo Goffman Che ha fatto dell’interazione della vita quotidiana il proprio oggetto di studio, ha documentato come ciò che più preme alle persone nelle interazioni sociali e dunque anche nell’interazione costituita con una specifica ricerca

muove la ricerca sia rilevante sia dal punto di vista teoretico sia da quello pragmatico questa combinazione non è tutta via né necessaria né frequente. Più comune è il caso di ricerche sorrette da una sola fonte di rilevanza, la cui portata deve essere adeguatamente messe luce, per motivare l’impegno nella realizzazione di quello studio.

    1. La definizione del disegno dello studio
  • [ ] Individuata la domanda di ricerca, il passo successivo consiste nella prefigurazione dell’itinerario lungo il quale sarà possibile acquisire gli elementi necessari elaborare una risposta. La prima opzione che si pone al ricercatore Riguarda la Scelta a condurre una propria ricerca , In grado di consegnare i nuovi dati, o procedere a riesame di dati già disponibile, da sottoporre a riesame. Quest’ultima opzione, prevede due varianti: l’analisi secondaria di dati già acquisiti e la meta analisi. Una ricerca che si proponga di produrre nuovi dati deve innanzitutto definire in modo puntuale sia l’oggetto di cui si intende fare esperienza cosa ci si propone di studiare, sia il modo come, con quali accorgimenti tecnici: con un questionario, con l’allestimento di un contesto sperimentale, con la nostra immersione nel contesto sociale di cui preme cogliere i tratti. La domanda di ricerca da cui muove lo studio suggerisce sia il cosa sì è il come, ma, per individuazione dell’uno dell’altro aspetto del disegno della ricerca, sono richieste scelte e decisioni che tengono adeguatamente conto dei vincoli e delle risorse di cui ci si dispone e degli obiettivi conoscitivi che ci si intende proseguire. L’individuazione del contesto empirico passa, per così dire, attraverso l’interpretazione del suggerimento che riceviamo dalla domanda di ricerca. Se la domanda per esempio verte sui consumi culturali dei giovani, possiamo immaginare almeno due tipi di contesto di cui fare esperienza: i giovani o coloro che si occupano della vendita o della distribuzione dei beni destinati ai giovani. Il passaggio dalla domanda al tipo di contesto e da questo ai casi in studio È basata su di una scelta, di cui occorre difendere la pertinenza teorica e l’opportunità empirica. E ancora una scelta quella che consente di passare dal tipo di contesto, ad esempio I librai, ai librai che verranno coinvolti nello studio. La scelta dei casi in studio, dipende da un insieme composito di fattori, fra cui due hanno qui particolare rilievo. Il primo attiene al tipo di discorsi sui consumi culturali dei giovani che ci premi ascoltare dei librai su cui ci concentreremo. Il secondo fattore, Strettamente connesso al primo, attiene a quelle che sono le nostre ambizioni, in termini di estensione dei risultati acquisiti dall’esame dei casi studio a un insieme più vasto di casi analoghi. Detto altrimenti, si tratta di decidere quali sono le nostre ambizioni in termini di generalizzazione dei risultati e su questa base decidere quali e quanti libriai interpellare. Il come del nostro studio attiene alla scelta delle tecniche di raccolta dei dati più opportune. Una tecnica di ricerca, di raccolta o di analisi dei dati, è un complesso, più o meno codificato, di procedure che, all'interno di un determinato contesto disciplinare viene comunemente impiegato per affrontare una specifica esigenza conoscitiva. Sono una tecnica di raccolta dei dati l'intervista discorsiva ho l'intervista strutturata, basata sull'impiego di un questionario, due procedure che si propongono di acquisire le informazioni necessarie a elaborare una risposta una domanda di ricerca ricorrendo all'interlocuzione, formulando domande ai casi in studio e prendendo nota delle loro risposte. La scelta dell'una dell'altra tecnica ha, importanti implicazioni Sulla natura del materiale empirico acquisito e sulle opportunità di estensione dei risultati dei casi studiati ai casi analoghi la scelta del contesto empirico e della tecnica di raccolta dei dati prendono forma all'interno di un sistema di vincoli relativi al tempo, alle risorse economiche a disposizione, e alle implicazioni etiche Che derivano dal rapporto instaurato con i soggetti in studio. Le tecniche di raccolta e analisi dei dati sono diverse fra loro in ragione del tempo

richiesto e alle risorse economiche necessarie per il loro impiego. Va da sé che, la definizione del disegno della ricerca, questi aspetti non possono essere trascurati. L'altro elemento di cui occorre tener conto nella definizione il disegno dello studio attiene alla dimensione etica che deriva dal rapporto instaurato con le persone che partecipano allo studio. In generale la questione etica attraverso ogni forma di ricerca sociale assume un rilievo peculiare in due distinte situazioni di ricerca su cui merita brevemente soffermarsi. La prima è quella dell'esperimento di laboratorio nel quale la costrizione indirizzata ai partecipanti a modificare la loro routine quotidiana perseguire un determinato script interattivo, può indurre nei partecipanti tensioni e turbamenti che non possono essere ignorate. L'altro caso è costituito dall'insieme eterogeneo di tecniche di ricerca basata sulla creazione di un legame sociale ed emotivo particolarmente intenso fra ricercatore e soggetti che partecipano al suo studio. Rientrano in questa fattispecie tutte le tecniche di ricerca qualitativa soprattutto quando il loro impiego è diretto ad affrontare temi, cosiddetti, sensibili, relativi alla sfera intima, privata e degli individui. La questione del limite oltre il quale perseguire un obiettivo conoscitivo configura una violazione etica è soggetto di un ampio dibattito, il primo elemento a cui merita far cenno è quello delle principali cornici filosofiche entro le quali il dibattito prende forma quella utilitaristica e quella Kantiana.

  • [ ] La prima posizione, utilitaristica, a fronte problemi etici sollevati da una ricerca condotta nei contesti delle discipline psicologiche sociali considerando, in un ideale bilancio, i costi e benefici che accompagnano la sua realizzazione. In questa prospettiva una ricerca è eticamente ammissibile se costi morali sostenuti dalle persone volte nello studio sono compensati dei benefici che le conoscenze consegnate dallo studio offrono alla società nel suo insieme. La seconda posizione di ispirazione kantiana contesta la radice l'argomentazione utilitarista e ritiene che nessun fine possa giustificare l'impiego di un individuo come mezzo per il suo conseguimento. Questa posizione, più radicale viene di norma invocata tutela dei soggetti particolarmente vulnerabili quali bambini, disabili, le persone che convivono con disturbi dell'apprendimento con una qualche forma di male mentale alle persone in fin di vita. La ricerca psicosociale impone di affrontare alcuni problemi etici. Il primo problema, riguarda la denominazione dello studio impiegata per prendere contatto con le persone qui chiedereremo di parteciparvi. Alle condizioni di partecipazione allo studio sono inoltre legati altri due aspetti rilevanti dal punto di vista etico, la tutela della privacy e la trasparenza delle modalità di impiego della documentazione empirica acquisita. La trasparenza delle modalità di impiego della documentazione empirica acquisita con la ricerca costituisce un aspetto cruciale del contratto implicito che lega il ricercatore ai partecipanti. Il più delle volte questo contratto si regge il nulla di più di un gentlmen's agreement. In alcuni casi, il contratto assume un aspetto più formale legittimato dei comitati etici che presidiano quei territori. In questi casi la partecipazione allo studio è preceduta dalla comunicazione per iscritto, ciascun partecipante, delle modalità nelle quali le informazioni acquisite verranno impiegate e dall'indicazione dell'impegni assunti a riguardo del gruppo di ricerca che riguardano, di norma, la tutela della privacy dei partecipanti. Un altro aspetto del profilo etico dello studio riguarda quanto Alberto me lucci definisce restituzione. La questione attiene al modo nel quale le persone che hanno partecipato allo studio potranno partecipare anche dei risultati che questa consegna. Questo aspetto può essere messo a tema nella fase di contatto e di negoziazione con i nostri interlocutori, quando si chiede loro di partecipare al nostro studio. Quando ciò accade la restituzione diviene una voce del contratto implicito che ci lega e i nostri interlocutori e che dobbiamo

anche la metà analisi trova applicazione negli approcci di ricerca quantitativi qualitativi e misti.

  • [ ] La costruzione del dato La costruzione del dato consiste nell'acquisizione dei materiali dalla cui analisi sarà possibile trarre una risposta alla domanda di ricerca. La fase di costruzione del dato bene ricercatore o i suoi collaboratori impegnati nella realizzazione dell'esperienza progettata nel disegno dello studio, dell'esperienza che consegnerà le informazioni necessarie a rispondere agli interrogativi di ricerca. I contenuti rilevanti di questa esperienza vengono, compendiati in un documento che verrà sottoposto ad analisi. La forma assunta da questo documento varia in ragione del tipo di tecnica di costruzione del dato impiegata e, più in generale in ragione del disegno della ricerca. La distinzione più comune nella letteratura metodologica vede da un lato i testi dell'altro le collezioni di dati. I documenti di primo tipo, i testi, sono costituiti da insiemi di informazioni espresse in enunciati scritti, immagini o suoni. I documenti I documenti del secondo tipo definiti collezioni di dati assumono tipicamente la forma di matrici di dati esempio foglio Excel nel quale le informazioni sono codificate prevalentemente i numeri e sono organizzate in modo funzionale all'analisi statistica.
  • [ ] L'analisi dei dati
  • [ ] L'analisi dei dati e condotta sui documenti nei quali l'esperienza del ricercatore è stata oggettivata. In generale il documento ottenuto con la costruzione del dato viene interrogato con l'intento di trovare una risposta agli interrogativi da cui muove lo studio, ma anche con l'intento di trovare risposte ai nuovi interrogativi, non prefigurati nel disegno della ricerca ed emersi, per così dire in corso d'opera. Analisi dei dati si sviluppa attingendo a risorse con modalità differenti in ragione del tipo di documento a cui si applica. Le analisi applicate sui dati numerici vengono denominate quantitative le analisi applicate sui dati testuali vengono denominati qualitative. L'analisi si conclude con la messa. Di una raffigurazione sintetica dei risultati o si è pervenuti.
  • [ ] La comunicazione dei risultati
  • [ ] Il punto di approdo di ogni ricerca empirica e la redazione di un testo, una tesi di laurea un di un dottorato, un articolo breve, destinato alla pubblicazione su di una rivista scientifica, o una più voluminosa monografia. I principali risultati di uno studio possono inoltre trovare diffusione nel web, ma anche nelle più tradizionale presentazioni pubbliche, in un convegno scientifico, in un'aula università ma anche nei luoghi nei quali lo studio è stato condotto, beneficio di chi ha contribuito alla sua realizzazione. La redazione di queste presentazioni mobilità tanto il rigore quanto l'immaginazione del ricercatore, impegnato in una lettura metodica e dello schema che comprende principali risultati della sua analisi e li scrive all'interno di un registro teorico che conferisce loro rilievo. Questo processo di dialogo fra documentazione empirica e teoria può procedere con diverso passo muovendo in anzitutto dalla documentazione in pilica approccio Bottom App o movendo principalmente da una specifica cornice teorica di riferimento approccio top Down.
  • [ ] Differenza terminologica su un metodo tecniche e metodologia Il termine metodo deriva dal greco significa la strada con la quale e nel contesto di cui ci occupiamo quello della ricerca psicosociale, la strada con la quale viene elaborata una risposta una domanda di ricerca. La nozione di metodo scientifico, va da sé, nasce con la nascita della scienza moderna, nel XVII secolo, nelle riflessioni dei primi metodologi. Nelle opere di questi studiosi, il metodo scientifico si configura come una procedura impersonale, capace di condurre senza incertezze alla verità, un algoritmo o, una procedura di calcolo

che muovendo da dati certi conduce alla verità. Metodo, all'alba dell'impresa scientifica, era dunque la strada che doveva essere eseguita. L'immagine del metodo scientifico che emerge dagli studi di storia della scienza confligge con quella delineata con mano ferma da Bacone Cartesio e Leibniz. La strada seguita dagli scienziati si compone sì, di rispetto delle regole del metodo apprese dai maestri, ma anche dalla loro aperta violazione. La concezione del metodo che si profila è quello di un sapere mutevole, che evolve nel tempo e che si basa sulla combinazione di rigore e attività. Il metodo si definisce attraverso il proprio Impiego nella ricerca scientifica e partecipa della medesima revoca abilità che ne connota i risultati. Ciò ha indotto i numerosi studiosi a qualificare il metodo, non già come la meccanica applicazione di regole, ma come l'esercizio di un'arte. Come un edificio, una costruzione teorica può essere apprezzata per la sua eleganza, ma devi stare in piedi, deve reggersi su basi solide empiriche, la cui robustezza poggia anche sul giudizio della comunità scientifica di riferimento e, laddove con l'impiego di questo sapere ci si prefigge di risolvere qualche problema sull'efficacia delle soluzioni proposte. Muovendo da questa definizione di metodo è possibile definire la nozione di tecnica come quella parte di strada, percorsa per l'elaborazione di una risposta ai propri interrogativi, già battuta da altri con successo. Emergono così tratti di una tecnica di ricerca: un insieme, relativamente codificato, di procedure sperimentate con successo per una specifica esigenza di costruzione o analisi dei dati. Il metodo, la strada con la quale ciascun ricercatore procede verso l'elaborazione di una risposta alle proprie domande di ricerca, prevede l'impiego di un insieme composito di tecniche, di costruzione di analisi dei dati, il cammino attraverso alcune strade già battute prima di lui, da altri studiosi, ma anche l'invenzione di modi specifici con i quali raccontare fra loro le tecniche di cui avrà scelta di servirsi. Così come un edificio non è un semplice accumulo di mattoni, una ricerca non può essere un accumulo di tecniche. Chiarito il significato del metodo e tecniche si può affrontare quello di metodologia, la metodologia della ricerca può essere definita con me non è un Ingegneria cognitiva. In più occasioni abbiamo fatto ricorso alla metafora della costruzione di un edificio per dare corpo al lavoro scientifico, ed è in questa cornice che l'idea di metodologia come ingegneria cognitiva trova la propria collocazione più appropriata. Metodologia è un discorso sul metodo una riflessione che ha per oggetto la strada lungo la quale si elabora una risposta a un quesito di ricerca. Questo discorso assume tipicamente due registri, uno prescrittivo e l'altro critico. Nel primo registro, prescrittivo, la metodologia offre indicazioni su come costruire quell'edificio cognitivo che costituirà la risposta a una specifica domanda di ricerca. Se con le risorse il tempo di cui disponi vuoi raccogliere l'opinione degli italiani sulla pena di morte la cosa migliore realizzare un'inchiesta campionaria su di un campione rappresentativo della popolazione adulta. In questa accezione, la competenza metodologica guida la definizione del disegno della ricerca, che, metaforicamente può essere accostato al progetto, con tanto di disegni e capitolato, che orienta la costruzione di un'abitazione. Nel secondo registro, quello critico, la metodologia si esercita nella valutazione della solidità degli edifici cognitivi già costruiti, nella valutazione della tenuta delle fondamenta empiriche e teoriche su cui poggiano. Questo caso l'esercizio della competenza metodologica assomiglia al lavoro dell'ingegnere civile che saggia la tenuta di un edificio, esamina la solidità e le sue fondamenta e decide se, ad esempio, può reggere gli urti di un terremoto.

  • [ ] Due tradizioni: ricerca quantitativa e ricerca qualitativa

dimensione del come, il piano metodologico, sul quale si delineano le sole caratteristiche in grado di separare in modo netto la ricerca qualitativa la ricerca quantitativa. Le maggiori differenze si colgono nelle modalità di costruzione del dato, differenze che poi si rifrangono nella forma assunta dei materiali empirici e nelle procedure di analisi. Le tecniche quantitative di costruzione del dato, si basano su procedure uniformi di rilevazione del dato. Lo stato dei casi sulle proprietà messi a tema in un'inchiesta campionaria un esperimento di laboratorio, viene rilevato, per tutti casi, allo stesso modo. Nella ricerca qualitativa, la costruzione del dato, si basa, per conto sulla sistematica armonizzazione delle procedure di rilevazione del dato alle caratteristiche del contesto nel quale trovano applicazione. Delle differenze che separano, in modo netto, le tecniche di costruzione del dato proprie delle due tradizioni di ricerca discendono le differenze relative al modo nel quale l'esperienza del ricercatore viene raffigurata. Nel caso la ricerca quantitativa il documento che esprime in forma stenografica esperienza del ricercatore, la matrice dati, le informazioni sono strutturate in modo uniforme. Nel caso la ricerca qualitativa, il corpus testuale acquisito, l'insieme delle trascrizioni e dell'intervista o le note di campo prodotte con una ricerca etnografica non avranno una strutturazione uniforme, ma saranno organizzate secondo il frocio talvolta caotico del discorso di ciascun intervistato o quello degli eventi che si succedono nel contesto nel quale l'etnografo sia immerso. Per concludere, la ricerca di differenze nette tra ricerca quantitativa e qualitativa porta a identificarle esclusivamente a livello metodologico. A queste differenze nette, si aggiungono quelle che si esprimono sottoforma di grado e di Esse. Si occupa il paragrafo che segue.

  • [ ] Ricerca quantitativa e qualitativa: gli argomenti per una distinzione sfocata. Abbiamo identificato 10 fattori capaci di tracciare una distinzione sfocata. Li esporremo in un ordine che propone una gerarchia che va dal fattore che segna le differenze più marcate a quello che indica quelle che lo sono meno.
  1. Il primo fattore attiene alle procedure di scelta dei casi in studio e alle modalità con le quali risultati conseguiti vengono estesi dei casi studiati aquilino studiati. Nella ricerca quantitativa la scelta dei casi segue due logiche, una distinta da quella propria della ricerca qualitativa, l’altra prossima quest’ultima. La prima fattispecie e all’opera nell’inchiesta campionaria, nella quale la selezione dei casi si basa sull’estrazione di un campione casuale Che rappresentativo della popolazione dalla quale proviene. La seconda fattispecie si mostra negli esperimenti di laboratorio nei quali casi studio raramente sono un campione casuale della popolazione, ma sono scelti con una procedura che nella ricerca qualitativa si chiama a scelta ragionata. La ricerca qualitativa la scelta dei casi non si basa mai su ricorso a procedere di campionamento probabilistico. I casi studio, siano questi individui, organizzazioni o testi, sono selezionati ragione della loro eloquenza, della loro capacità di sostenere con buone ragioni e gli obiettivi di estensione della portata dei risultati conseguiti da ricercatore a casi analoghi non osservati.
  2. La numerosità dei casi in studio. Nella ricerca qualitativa il numero di casi studio è di norma ridotto da alcune unità sino al più di un centinaio. La ricerca quantitativa, di nuovo, si biforca, con pochi casi studio negli esperimenti di laboratorio, e con alcune centinaia, talvolta migliaia di casi nell’inchiesta campionaria nell’analisi secondaria.
  3. Il terzo fattore mette a tema uno dei tratti salienti della ricerca qualitativa, la sua flessibilità che si mostra, ad esempio, nella possibilità di mutare in corso d’opera il disegno della propria ricerca, senza fare un’altra ricerca, proseguendo lungo la strada che ci si era ripromessi di seguire. Questa flessibilità riguardo anche la scelta dei casi studio. A questo

tipo di flessibilità la ricerca quantitativa non ricorre mai. Quanto alla ricerca qualitativa, aldilà della flessibilità comunque espressa dalla armonizzare delle tecniche di raccolta dei dati alle caratteristiche del contesto, non sempre il disegno si modifica cammini facendo, non sempre i margini di flessibilità richiamati più sopra vengono sfruttati.

  1. Il quarto fattore attiene al livello delle caratteristiche personali del ricercatore, in particolare per quel che attiene alle sue competenze relazionali. Nella ricerca quantitativa, di norma questi aspetti assumono un rilievo modesto, tanto che il ricercatore può delegare ad altri la costruzione del dato. Il rapporto con i casi studio e di breve durata e le modalità di interazione sono guidate, vuoi del questionario, vuoi dallo script dell’esperimento. Altro il caso della ricerca qualitativa, nella quale il ricercatore è impegnato in relazioni più strette e talvolta di lunga durata esempio osservazione partecipante. In questo caso la persona del ricercatore, il suo modo di essere nel mondo, può influenzare in misura rilevante la natura dell’esperienza che potrà svolgere. Questi aspetti relazionali, tutta via, non se non sono sempre in primo piano nella ricerca qualitativa, si pensi, ad esempio l’analisi delle conversazioni, di norma condotta su interazioni discorsive audioregistrate, o sull’analisi dei testi disponibile online.
  2. Il quinto fattore attiene a una posizione classica del disegno della ricerca quella fra studi hypothesis testing hypothesis finding, Fra studio orientati al controllo di un’ipotesi e studi di taglio esplorativo, orientati non già il controllo ma alla formulazione di ipotesi. Le peculiarità della ricerca qualitativa, l’apertura e la flessibilità che la contraddistingue consentono al ricercatore di incontrare l’inatteso di trarre profitto anche la scoperta del tutto accidentale, forse più di quanto si offre a chi conduce una ricerca quantitativa. Tuttavia occorre riconoscere come, da un lato, una parte consistente della ricerca quantitativa si caratterizza per un taglio squisitamente esplorativo e come, del pari, più di uno studio, qualitativo muove dall’esigenza di sottoporre a controllo un’ipotesi.
  3. Il sesto fattore attiene alle caratteristiche dei testi con i quali ricercatori delle due tradizioni comunicano alla comunità scientifica i risultati dei propri studi. Ebbene, nella ricerca qualitativa, di norma questi testi compongono, per così dire la voce del ricercatore con quelle delle persone che hanno partecipato allo studio. Questo accade attraverso il ricorso alla produzione nel testo che viene dato alle stampe di stracci tratti dalle trascrizioni, ad esempio, interviste discorsive o di focus gruppo condotti, o di brani tratti dalle note etnografiche. Questa forma di scrittura, va da sé, non caratterizza nessuno studio quantitativo, ma non è neppure vincolante per gli studi qualitativi.
  4. L’opposizione fra dati naturalistici e dati provocati costituisce il settimo fattore distintivo. Con poche eccezioni, la più parte delle ricerche quantitative si basa sul ricorso a dati generati da ricercatore O attraverso l’interlocuzione È il caso dell’inchiesta campionaria, o attraverso la somministrazione di uno stimolo, è il caso dell’esperimento. Per contro, nella ricerca qualitativa una parte dei materiali empirici e di tipo naturalistico, nel senso che la sua produzione ricercatore non ha contribuito in alcun modo. Rispondere a queste caratteristiche materiali empirici ottenuti con l’osservazione naturalistica, quella nella quale ricercatore diventa la proverbiale mosca sul muro, osservando senza essere visto, con questa tutte le procedure di analisi di testi liberamente accessibili a ricercatore, dall’autobiografia di un sopravvissuto alla psichiatria, i testi e materiali visuali online. La ricerca qualitativa, tutta via, ricorre solo in una misura modesta a questo tipo di materiali, fondando buona parte dei propri studi su strumenti che, come le interviste e focus group generano i dati, che poi ricercatore analizzerà.