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Sulla ricerca psicosociale, una disciplina scientifica caratterizzata dalla cooperazione dei partecipanti e dalla relativa incertezza. Esploreremo i cinque passi logici di una ricerca psicosociale: l'elaborazione della domanda di ricerca, la prefigurazione dell'itinerario, la scelta del contesto empirico e della tecnica di raccolta dati, la creazione di legami sociali e emotivi, e la costruzione del dato. Verranno anche discusse le differenze tra metodo e metodologia, la costruzione del dato in ricerca qualitativa e quantitativa, e la posizione classica della ricerca tra ipotesi testing e ipotesi finding.
Tipologia: Sintesi del corso
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La ricerca psicosociale capitolo 1
La locuzione ricerca psicosociale esprime, in modo compatto, qualcosa di più articolato, che si può rendere con: ricerca scientifica condotta nell’ambito delle discipline psicologiche e sociali. La ricerca scientifica è una pratica sociale, collettiva, il cui cuore è costituito dall’esperienza di una porzione specifica del mondo. Questa esperienza consiste talvolta in un’osservazione a distanza. È il caso dell’astronomia ambito di studio nel quale il ricercatore assume un atteggiamento passivo. In altri casi, l’esperienza del ricercatore ha origine da una sollecitazione controllata del contesto in esame, concepita per provocare un cambiamento di cui prendere nota. È il caso dell’esperimento condotto nel laboratorio di un biologo o in quello di uno psicologo sperimentale, diretti a mettere alla prova una congettura (ipotesi) sul legame causale fra la sollecitazione introdotta Nel contesto in esame e quanto vi segue. Lo scopo di questa prima esperienza, è, la rappresentazione quanto più possibile accurata del contesto su cui si è appuntata l’attenzione. Spostando più specificamente l’attenzione sul settore della ricerca scientifica quella psicosociale diremo che l’esperienza cui il ricercatore si apre è diretta a elaborare una risposta a una domanda relativa a uno specifico fenomeno sociale o psicologico, o a risolvere un problema che investe il contesto su cui ha diretto lo sguardo. La domanda che dà l’avvio a una ricerca psicosociale Dovrà essere interessante, così come la risposta dovrà essere accettabile, ovvero riconosciuta come tale dalla comunità scientifica cui ricercatore fa riferimento. Quando poi, alla rappresentazione di un fenomeno psicosociale si associa l’impegno a una trasformazione la nostra risposta oltre che accettabile per la comunità scientifica dovrà Essere efficace nella soluzione del problema da cui il nostro studio ha preso le mosse. Le risposte ai quesiti da cui muove la ricerca psicosociale anno, di norma, uno statuto congetturale. Si tratta di risposte provvisorie , Contestabili, abitate da un ineludibile incertezza espressa ora nel registro della teoria della probabilità, ora in quello della teoria dell’argomentazione. Decisivo, in tal senso, è il contributo di Hanson sulla teoreticita dell’osservazione. Hanson conia a riguardo un’espressione di particolare efficacia, quella di theory-ladeness, con la quale il filosofo nord americano qualifica l’osservazione scientifica come intrisa di teoria. Quando dirigiamo lo sguardo verso un qualsivoglia oggetto del mondo, lo vediamo in una chiave che viene dettata dal modello teorico che orienta il nostro sguardo. Hanson illustra la propria tesi con un esempio immaginario che chiama in causa due astronomi del passato. Lo studioso immagina che, su di una collina, Keplero e Brache osservino insieme il sorgere del sole. I due avevano due opposte concezioni del moto relativo del sole della terra. Per Keplero era la terra a girare attorno al sole per te Brahe la terra è il centro dell’universo attorno al quale ruotano tutti corpi celesti. Accade così che mentre Brahe vedrai il sole avvicinarsi al luogo della sua osservazione; Keplero vedrà il suo. Terrestre di osservazione avvicinarsi al sole. Questa concezione dell’osservazione e, più in generale, dell’esperienza del mondo, mette in discussione il cosiddetto dogma dell’Immacolata percezione, per il quale l’accertamento della verità di un’affermazione sul mondo può essere stabilito semplicemente attraverso l’osservazione Per trarre da questa pratica, con Cartesio, idee chiare distinte su cui basare il proprio responso. La tesi per la quale il mondo assume profili diversi a seconda della prospettiva teorica adottata da chi lo osserva, Per la quale non è possibile vedere il mondo dall’occhio di Dio, in essa profonde ragioni di incertezza anche nelle descrizioni di quanto è direttamente osservabile. Non diversamente dalle scienze naturali le scienze psico-sociali si occupano sia di oggetti osservabili, sia di oggetti in osservabili. Sono osservabili
comportamenti, ad esempio il modo di stare in coda di fronte allo sportello di un servizio pubblico. E in osservabile tutto quello che sta nella testa della gente, gli atteggiamenti, i valori. Di norma, una ricerca psicosociale comporta l’acquisizione di informazioni che attengono sia a stati osservabili, sia a stati inosservabili. Solo raramente lo psicologo il sociologo si accontentano, per così dire, di prendere nota solo di quanto è immediatamente osservabile. Sperber afferma che è impossibile descrivere bene un fenomeno culturale senza tener conto dell’idea che se ne fanno coloro che vi partecipano, ora le idee non si osservano, si comprendono intuitivamente, E non si descrivono, si interpretano. Le strategie per accedere agli Stati in osservabili si basano su procedure impiegate mutatis mutandis anche da altre discipline scientifiche. In taluni casi la proprietà osservabile viene assunta come effetto della proprietà in osservabile: l’assidua partecipazione alla messa domenicale come effetto della devozione religiosa. In altri casi, le proprietà Osservabili vengono in tese come segno o sintomo di quelle non osservabili: una serie coerente di risposte ostili a domande sulla disponibilità a intrattenere rapporti con persone straniere come segno del pregiudizio nei loro confronti. La procedura con la quale si risale dalle proprietà osservabili a quelle inosservabili ricorda da vicino il modus operandi del medico ottocentesco, privo degli strumenti della tecnologia medica contemporanea, il medico approdava alla diagnosi attraverso la meticolosa rilevazione dei segni della malattia accessibili al suo sguardo e dei sintomi denunciati dalsofferente. Segni e sintomi venivano poi accostati Per procedere per successive esclusioni (diagnosi differenziale) all’ individuazione Della sindrome, di cui lo Stato inosservabile, responsabile dei segni e dei sintomi rilevati. Il medico approdava la diagnosi attivando una forma di sapere indiziario (Ginzburg) Che consegna informazioni plausibili ma comunque congetturali. Sono evidenti le somiglianze che legano questo modus operandi a quello dello psicologo e del sociologo Impegnati ad attribuire ai soggetti in uno studio uno stato su di una proprietà non osservabile. Questo accade tutte le volte che attribuiamo all’individuo un punteggio su di una scala, ad esempio di etnocentrismo, desumendo il suo atteggiamento uno Stato in osservabile dalle risposte che questi rende alle nostre domande che vertono, ad esempio, su quel che crede e su come ritiene opportuno comportarsi nei confronti delle persone di colore o di alcune specifiche minoranze etniche. A partire da un insieme di sintomi, Riconoscibili nel comportamento verbale, desumiamo la presenza e la severità della sindrome: l etnocentrismo. L’accostamento del modus operandi proprio dei ricercatori psicosociale a quello del medico ottocentesco consente di mettere a tema la radice specifica nell’incertezza del sapere degli psicologi e dei sociologi, la peculiarità della relazione fra osservatore e soggetti osservati. La realizzazione della più parte delle ricerche psico-sociali si basa sulla cooperazione più o meno attiva dei soggetti coinvolti nello studio. In alcuni casi questa operazione consiste nell’accettazione della presenza del ricercatore nei luoghi di vita o di lavoro delle persone su cui quest’ultimo ha inteso porre lo sguardo. In altri casi la cooperazione richiede soggetti in studio di assumere, per così dire, un ruolo in commedia, con la partecipazione all’esperimento di laboratorio, a una discussione di gruppo o, accettando di rispondere alle domande rivolte loro da un intervistatore. Le ragioni che spingono i soggetti coinvolti nelle ricerche psico-sociali a cooperare sono le più diverse, ma di certo non si può assumere che per tutti loro l’unica o la principale ragione della loro collaborazione sia quella di contribuire al progresso delle nostre discipline. Il sociologo Goffman Che ha fatto dell’interazione della vita quotidiana il proprio oggetto di studio, ha documentato come ciò che più preme alle persone nelle interazioni sociali e dunque anche nell’interazione costituita con una specifica ricerca
muove la ricerca sia rilevante sia dal punto di vista teoretico sia da quello pragmatico questa combinazione non è tutta via né necessaria né frequente. Più comune è il caso di ricerche sorrette da una sola fonte di rilevanza, la cui portata deve essere adeguatamente messe luce, per motivare l’impegno nella realizzazione di quello studio.
richiesto e alle risorse economiche necessarie per il loro impiego. Va da sé che, la definizione del disegno della ricerca, questi aspetti non possono essere trascurati. L'altro elemento di cui occorre tener conto nella definizione il disegno dello studio attiene alla dimensione etica che deriva dal rapporto instaurato con le persone che partecipano allo studio. In generale la questione etica attraverso ogni forma di ricerca sociale assume un rilievo peculiare in due distinte situazioni di ricerca su cui merita brevemente soffermarsi. La prima è quella dell'esperimento di laboratorio nel quale la costrizione indirizzata ai partecipanti a modificare la loro routine quotidiana perseguire un determinato script interattivo, può indurre nei partecipanti tensioni e turbamenti che non possono essere ignorate. L'altro caso è costituito dall'insieme eterogeneo di tecniche di ricerca basata sulla creazione di un legame sociale ed emotivo particolarmente intenso fra ricercatore e soggetti che partecipano al suo studio. Rientrano in questa fattispecie tutte le tecniche di ricerca qualitativa soprattutto quando il loro impiego è diretto ad affrontare temi, cosiddetti, sensibili, relativi alla sfera intima, privata e degli individui. La questione del limite oltre il quale perseguire un obiettivo conoscitivo configura una violazione etica è soggetto di un ampio dibattito, il primo elemento a cui merita far cenno è quello delle principali cornici filosofiche entro le quali il dibattito prende forma quella utilitaristica e quella Kantiana.
anche la metà analisi trova applicazione negli approcci di ricerca quantitativi qualitativi e misti.
che muovendo da dati certi conduce alla verità. Metodo, all'alba dell'impresa scientifica, era dunque la strada che doveva essere eseguita. L'immagine del metodo scientifico che emerge dagli studi di storia della scienza confligge con quella delineata con mano ferma da Bacone Cartesio e Leibniz. La strada seguita dagli scienziati si compone sì, di rispetto delle regole del metodo apprese dai maestri, ma anche dalla loro aperta violazione. La concezione del metodo che si profila è quello di un sapere mutevole, che evolve nel tempo e che si basa sulla combinazione di rigore e attività. Il metodo si definisce attraverso il proprio Impiego nella ricerca scientifica e partecipa della medesima revoca abilità che ne connota i risultati. Ciò ha indotto i numerosi studiosi a qualificare il metodo, non già come la meccanica applicazione di regole, ma come l'esercizio di un'arte. Come un edificio, una costruzione teorica può essere apprezzata per la sua eleganza, ma devi stare in piedi, deve reggersi su basi solide empiriche, la cui robustezza poggia anche sul giudizio della comunità scientifica di riferimento e, laddove con l'impiego di questo sapere ci si prefigge di risolvere qualche problema sull'efficacia delle soluzioni proposte. Muovendo da questa definizione di metodo è possibile definire la nozione di tecnica come quella parte di strada, percorsa per l'elaborazione di una risposta ai propri interrogativi, già battuta da altri con successo. Emergono così tratti di una tecnica di ricerca: un insieme, relativamente codificato, di procedure sperimentate con successo per una specifica esigenza di costruzione o analisi dei dati. Il metodo, la strada con la quale ciascun ricercatore procede verso l'elaborazione di una risposta alle proprie domande di ricerca, prevede l'impiego di un insieme composito di tecniche, di costruzione di analisi dei dati, il cammino attraverso alcune strade già battute prima di lui, da altri studiosi, ma anche l'invenzione di modi specifici con i quali raccontare fra loro le tecniche di cui avrà scelta di servirsi. Così come un edificio non è un semplice accumulo di mattoni, una ricerca non può essere un accumulo di tecniche. Chiarito il significato del metodo e tecniche si può affrontare quello di metodologia, la metodologia della ricerca può essere definita con me non è un Ingegneria cognitiva. In più occasioni abbiamo fatto ricorso alla metafora della costruzione di un edificio per dare corpo al lavoro scientifico, ed è in questa cornice che l'idea di metodologia come ingegneria cognitiva trova la propria collocazione più appropriata. Metodologia è un discorso sul metodo una riflessione che ha per oggetto la strada lungo la quale si elabora una risposta a un quesito di ricerca. Questo discorso assume tipicamente due registri, uno prescrittivo e l'altro critico. Nel primo registro, prescrittivo, la metodologia offre indicazioni su come costruire quell'edificio cognitivo che costituirà la risposta a una specifica domanda di ricerca. Se con le risorse il tempo di cui disponi vuoi raccogliere l'opinione degli italiani sulla pena di morte la cosa migliore realizzare un'inchiesta campionaria su di un campione rappresentativo della popolazione adulta. In questa accezione, la competenza metodologica guida la definizione del disegno della ricerca, che, metaforicamente può essere accostato al progetto, con tanto di disegni e capitolato, che orienta la costruzione di un'abitazione. Nel secondo registro, quello critico, la metodologia si esercita nella valutazione della solidità degli edifici cognitivi già costruiti, nella valutazione della tenuta delle fondamenta empiriche e teoriche su cui poggiano. Questo caso l'esercizio della competenza metodologica assomiglia al lavoro dell'ingegnere civile che saggia la tenuta di un edificio, esamina la solidità e le sue fondamenta e decide se, ad esempio, può reggere gli urti di un terremoto.
dimensione del come, il piano metodologico, sul quale si delineano le sole caratteristiche in grado di separare in modo netto la ricerca qualitativa la ricerca quantitativa. Le maggiori differenze si colgono nelle modalità di costruzione del dato, differenze che poi si rifrangono nella forma assunta dei materiali empirici e nelle procedure di analisi. Le tecniche quantitative di costruzione del dato, si basano su procedure uniformi di rilevazione del dato. Lo stato dei casi sulle proprietà messi a tema in un'inchiesta campionaria un esperimento di laboratorio, viene rilevato, per tutti casi, allo stesso modo. Nella ricerca qualitativa, la costruzione del dato, si basa, per conto sulla sistematica armonizzazione delle procedure di rilevazione del dato alle caratteristiche del contesto nel quale trovano applicazione. Delle differenze che separano, in modo netto, le tecniche di costruzione del dato proprie delle due tradizioni di ricerca discendono le differenze relative al modo nel quale l'esperienza del ricercatore viene raffigurata. Nel caso la ricerca quantitativa il documento che esprime in forma stenografica esperienza del ricercatore, la matrice dati, le informazioni sono strutturate in modo uniforme. Nel caso la ricerca qualitativa, il corpus testuale acquisito, l'insieme delle trascrizioni e dell'intervista o le note di campo prodotte con una ricerca etnografica non avranno una strutturazione uniforme, ma saranno organizzate secondo il frocio talvolta caotico del discorso di ciascun intervistato o quello degli eventi che si succedono nel contesto nel quale l'etnografo sia immerso. Per concludere, la ricerca di differenze nette tra ricerca quantitativa e qualitativa porta a identificarle esclusivamente a livello metodologico. A queste differenze nette, si aggiungono quelle che si esprimono sottoforma di grado e di Esse. Si occupa il paragrafo che segue.
tipo di flessibilità la ricerca quantitativa non ricorre mai. Quanto alla ricerca qualitativa, aldilà della flessibilità comunque espressa dalla armonizzare delle tecniche di raccolta dei dati alle caratteristiche del contesto, non sempre il disegno si modifica cammini facendo, non sempre i margini di flessibilità richiamati più sopra vengono sfruttati.