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La scuola impossibile - Giulio Ferroni, Sintesi del corso di Didattica generale e speciale

Riassunto integrale del libro di Giulio Ferroni. Utile per un esame di didattica della letteratura

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 09/09/2019

Livia-Roma
Livia-Roma 🇮🇹

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CAPITOLO 1
La Buona Scuola del governo Renzi stava per decollare quando Ferroni ha
scritto il suo volume; egli difende gli studi umanistici senza metterli in opposizione
con quelli scientifici ma in rapporto con essi.
La scuola è andata verso derive da cui sembra non riuscire a venirne più fuori,
almeno per il momento; il suo destino è legato alla passione, alla convinzione degli
insegnanti che credono nel valore della cultura e delle materie che insegnano.
Inflluenti correnti che spingono la scuola alla deriva sono quelle della società
contemporanea fra cui il problema economico legato alla mancanza di fondi che non
un dignitoso stipendio ai docenti e non riesce a compiere forti lavori di
ristrutturazione degli edifici scolastici. La riflessione sulla scuola coinvolge tutti più
o meno indirettamente e non è una tematica che, come altre, porta allo specialismo.
E’ un argomento globale che chiama in causa il senso e il valore della vita; quelli
che si presentano come esperti e pensano di risolvere hic et nunc i problemi della
scuola sono proprio coloro che la rendono impossibile.
Tutti credono di sapere come la scuola dovrebbe essere:
1. Professionisti del sapere (pedagogisti, sociologi, antropologi, ecc..)
2. Sguardi interni (docenti, studenti, dirigenti)
3. Sguardi esterni (esperti che pensano di risolvere tutto, media e orizzote
pubblico)
Ogni nuovo governo mette in cantiere riforme scolastiche che riesce ad applicare
solo in parte; ormai si fa appello alla cosiddetta “scuola delle tre i” cioè informatica,
inglese e impresa a cui è subentrata La Nuova Scuola il cui slogan è presente in un
documento che può essere consultato online.
Tutti gli sguardi esterni guardano con depressione agli insegnanti il cui ruolo ha
perso prestigio, vengono considerati con sufficienza e il loro lavoro viene svalutato.
Fra questi sguardi esterni c’è anche quello dei genitori che vuole imporre alla scuola
il proprio punto di vista e spesso lo fa con arroganza e violenza.
Lo sguardo degli studenti, invece, guarda la scuola come un proseguo della loro
vita quotidiana dovuto alla connessione perenne che hanno i giovani con il mondo
(motivo per cui si dovrebbe evitare l’uso del cellulare) e che dovrebbero interrompere
per percepire il tempo della scuola come “altro” rispetto a quello trascorso a casa. Da
criticare è l’iniziativa di un sindaco di NY che ha ripristinato l’uso dello smartphone
a scuola perché gli studenti devono sempre essere in contatto con le loro famiglie.
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Scarica La scuola impossibile - Giulio Ferroni e più Sintesi del corso in PDF di Didattica generale e speciale solo su Docsity!

CAPITOLO 1

La Buona Scuola del governo Renzi stava per decollare quando Ferroni ha scritto il suo volume; egli difende gli studi umanistici senza metterli in opposizione con quelli scientifici ma in rapporto con essi.

La scuola è andata verso derive da cui sembra non riuscire a venirne più fuori, almeno per il momento; il suo destino è legato alla passione , alla convinzione degli insegnanti che credono nel valore della cultura e delle materie che insegnano. Inflluenti correnti che spingono la scuola alla deriva sono quelle della società contemporanea fra cui il problema economico legato alla mancanza di fondi che non dà un dignitoso stipendio ai docenti e non riesce a compiere forti lavori di ristrutturazione degli edifici scolastici. La riflessione sulla scuola coinvolge tutti più o meno indirettamente e non è una tematica che, come altre, porta allo specialismo. E’ un argomento globale che chiama in causa il senso e il valore della vita; quelli che si presentano come esperti e pensano di risolvere hic et nunc i problemi della scuola sono proprio coloro che la rendono impossibile.

Tutti credono di sapere come la scuola dovrebbe essere:

  1. Professionisti del sapere (pedagogisti, sociologi, antropologi, ecc..)
  2. Sguardi interni (docenti, studenti, dirigenti)
  3. Sguardi esterni (esperti che pensano di risolvere tutto, media e orizzote pubblico)

Ogni nuovo governo mette in cantiere riforme scolastiche che riesce ad applicare solo in parte; ormai si fa appello alla cosiddetta “scuola delle tre i” cioè informatica, inglese e impresa a cui è subentrata La Nuova Scuola il cui slogan è presente in un documento che può essere consultato online.

Tutti gli sguardi esterni guardano con depressione agli insegnanti il cui ruolo ha perso prestigio, vengono considerati con sufficienza e il loro lavoro viene svalutato. Fra questi sguardi esterni c’è anche quello dei genitori che vuole imporre alla scuola il proprio punto di vista e spesso lo fa con arroganza e violenza.

Lo sguardo degli studenti, invece, guarda la scuola come un proseguo della loro vita quotidiana dovuto alla connessione perenne che hanno i giovani con il mondo (motivo per cui si dovrebbe evitare l’uso del cellulare) e che dovrebbero interrompere per percepire il tempo della scuola come “altro” rispetto a quello trascorso a casa. Da criticare è l’iniziativa di un sindaco di NY che ha ripristinato l’uso dello smartphone a scuola perché gli studenti devono sempre essere in contatto con le loro famiglie.

Occasioni che fanno uscire la scuola da se stessa:

  1. Momento di entrata e di uscita : in Italia c’è l’abitudine di accompagnare i figli fino al portone della scuola causando traffico nelle principali vie e arterie stradali. Il modo di raggiungere la scuola, il percorso e l’ambiente influiscono sulla percezione dell’apprendente.
  2. Gruppi di ragazzi che marinano la scuola
  3. Attività extrascolastiche mal programmate che risultano sconnesse con il programma scolastico (es. visione al cinema de Il giovane favoloso : molti non hanno studiato Leopardi e quindi non ne hanno compreso determinati aspetti). Le gite, invece, involontariamente riescono a mettere in evidenza le differenze economiche fra gli studenti perché c’è chi non può permettersele, c’è chi fa fatica e c’è chi le vede come una qualsiasi attività di svago. Le mete di solito vengono scelte dai ragazzi e senza alcun riferimento a ciò che hanno studiato durante l’anno; le visite ai monumenti e ai musei sono usate in funzione del divertimento e alla fine non gli resterà quasi nulla se non concetti irrelati da tutto il resto.
  4. Le occupazioni e le autogestioni sono viste con un’eredità del 1968 anche se ormai si è perso completamente il senso di questi momenti e non ci sono più le stesse motivazioni politiche e culturali di quel periodo. Sono solo un momento di interruzione delle attività didattiche effettuate in prossimità delle vacanze in cui hanno spazio attività ludiche e sportive e non culturali. Gli intraprendenti dell’iniziativa sono pochi e molti restano indifferenti e non partecipano. Di solito occupazioni e autogestioni erano accompagnate da cortei e slogan che col tempo sono venuti sempre meno riducendo questi momenti a danneggiamenti dell’ambiente scolastico. Difensore e propugnatore di occupazioni e autogestioni è stato il sottosegretario Faraoni che con fare di demagogo e con esaltazione ha messo in evidenza che i leader e i politici di domani capiscono di voler diventare tali perché in quei momenti sviluppano il senso civico o l’atteggiamento da leader. A rispondere con una critica pungente è stato G.Israel che ha sottolineato come affermazioni di questo tipo portano il paese allo sfascio e che ormai c’è una divisione in due: chi crede ancora nella meritocrazia e nell’impegno e chi vuole fare successo velocemente facendo fessi gli altri.

La scuola dovrebbe invece interrogare da dentro quello che succede fuori e formare dei buoni cittadini: ma secondo quale modello? Nel corso della storia le istituzioni scolastiche sostenevano il tipo di società che si era creata (regimi totalitari) mentre oggi si è d’accordo sul fatto che debba creare individui che creino liberamente la propria identità. Le famiglie, oltre a volere che non

lo più a risposta multipla), l’approccio ad esse, ecc.. Si impara a superarli e si leva tempo allo studio effettivo e corposo delle materie. Riforma di Berlinguer del primo governo Prodi, progettata nel 1997 fu messa in atto nel 2000 e si basava su quella “pedagogia democratica” ormai superata degli anni ’70. La riforma suggeriva:

  1. Riduzione di nozioni e contenuti
  2. Obbligatorio l’ultimo anno di scuola materna ma diminuire la scuola superiore a 3 anni per diminuire l’età dell’ingresso nel mondo del lavoro o all’università
  3. Dare più spazio agli elementi multimediali
  4. Abbandonare l’impianto storicistico dei programmi umanistici
  5. Riforma dell’università 3+2, crediti e materie in moduli. Il sistema non ha dato frutti e non è più appoggiato nemmeno da chi prima era favorevole

Problema dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e licealizzazione dell’università; a durare è stata la riforma dell’università mentre quella della scuola è stata quasi subito cancellata dai provvedimenti presi dai successivi governi di centro- destra. La scuola non ha avuto vere e proprie riforme ma interventi parziali che hanno reso gli insegnanti dei burocrati e non ci sono stati disegni culturali di ampio raggio senza prefissarsi nessun obiettivo concreto.

La scuola Berlusconiana è sia quella che cerca di favorire quella privata sia quella delle “tre i” (impresa, inglese e informatica).

Il documento de La Buona Scuola , pubblicato e disponibile online nel 2014 da Renzi e dalla Giannini non suggerisce stravolgimenti epocali ma interviene all’interno del sistema :

  1. Assunzioni in ruolo e abolizione del precariato per svuotare quanto più possibile le GAE (graduatorie a esaurimento) e garantire continuità didattica alle classi.
  2. Conseguenza è la mobilità e l’interscambio tra i docenti e i vari istituti.
  3. Scatti di competenza legati non più all’anzianità ma alla qualità del lavoro. Ad essi ha diritto solo il 66% (ogni 3 anni) del personale di un istituto e chi non l’ottiene può andare in un’altra scuola di “meno bravi” e rialzare il livello. Lo scatto si effettua con crediti didattici, formativi e professionali che corrispondono a progetti di miglioramento della didattica, della scuola e alla formazione. Per quest’ultima si ottengono dei crediti attraverso corsi e attività (sostituti dei vecchi corsi di aggiornamento) che mettono al centro la formazione esperenziale tra colleghi; si dà attenzione a formare i docenti nel

campo digitale affinchè abbiano il giusto supporto per mettere in atto una didattica integrata, moderna e per competenze.

  1. Formazione permanente (SISSIS e TFA non hanno avuto buoni risultati) vede appositi ordinamenti universitari che hanno un biennio specialistico improntato alla didattica e a materie mirate alla formazione e alla crescita dei ragazzi. E’ una laurea quasi abilitante perché verrà seguita da un tirocinio di sei mesi a scuola al séguito di un mentor che dovrà valutare il lavoro svolto. Una commissione si occuperà anche di tracciare le competenze dei docenti per stadi.
  2. Formula sblocca scuola : tutti i docenti e i dati di ogni scuola saranno visibili online (Scuola 2.0); tutto l’orizzone amministrativo sarà digitalizzato in modo da instaurare uno stretto contatto con il mondo esterno (in sinergia con il territorio) e aprire la scuola alla disponibilità costante di connessione. SNV (sistema nazionale di valutazione) valuterà le scuole cercando di incoraggiare e migliorare ogni istituto in sana competizione con gli altri.
  3. Novità riguardanti le materie: 2 ore di educazione musicale in quarta e quinta elementare, introdurre storia dell’arte pure nel biennio del liceo (per ripartire dal made in Italy e valorizzare il nostro patrimonio artistico), introdurre educazione motoria da II a V elementare, studiare lingue straniere dalle elementari, dare peso alle discipline economiche al classico e allo scientifico.
  4. Informatica e studio del coding (alfabetizzazione digitale) perché serve a tutti saper programmare per trovare lavoro o per crearlo.
  5. Alternanza scuola-lavoro a cui partecipano le aziende

Per fare tutto ciò è richiesto un investimento non indifferente (anche tramite crowdfunding.

Essendo consultabile online è tra le più grandi consultazioni in rete di questo tipo in Europa anche se è difficile capire quanti sono i partecipanti effettivi e quanti hanno solo effettuato l’accesso. Nei temi ricorrenti ce ne sono molti che sono stati presi come oggetti di dibattito (es. alternanza scuola lavoro in estate, potenziare discipline di base, ecc..)

CAPITOLO 3

Il mondo è cambiato a causa di trasformazioni in ogni ambito e rivoluzioni di vario tipo come quella informatica; a questo quadro si legano le trasformazioni che ha subito e sta subendo la scuola per provare ad adattarsi e rispondere alle esigenze della società. A livello macroscopico il maggior fenomeno è quello della globalizzazione caratterizzata da circolazione capillare di merci e prodotti che si fabbricano ormai dappertutto imponendo l’ omologazione dettata dal capitalismo che si trova in

Gli strumenti di cui si dovrebbero servire gli studenti per capire il mondo e cambiarlo si trovano all’interno delle discipline che a loro risultato intrise di alterità e resistenza.

Gli insegnanti si devono confrontare in classe sempre con un’ antinomia cioè quella fra studenti volti all’eccellenza e studenti marginali che devono essere recuperati ma in entrambi i casi gli studenti devono rapportarsi con i contenuti , devono capire che il sapere è una conquista e che devono imparare a discernere ciò che trovano con estrema facilità in rete. Umberto Saba , infatti, scrive una poesia in cui fa riflettere sulla difficile costruzione degli oggetti più semplici di uso quotidiano.

Fra le parole del vocabolario degli insegnanti ci sono: obiettivi e competenze che servono a definire le tappe di insegnamento e a quantificarle per dar loro un valore oggettivo. Queste parole appaiono su internet, nei siti delle scuole, in un linguaggio burocratizzato costituito da frasi fatte e non fanno altro che scarnificare e rendere la scuola un’astrazione.

Bloom elabora la tassonomia degli obiettivi di apprendimento nel 1956 definendo i vari livelli di competenza; la parola stessa deriva dal verbo competere che è una delle parole chiave dell’ultimo ventennio. La parola meteria , invece, rimanda al corpo organico delle discipline che ormai sono state frantumate in moduli dalla riforma Berlinguer.

CAPITOLO 4

Il digitale viene identificato come uno dei toccasana che deve risolvere i problemi della scuola che viene vista ancora come poco invasa dalla tecnologia e dalla connessione veloce. La didattica delle competenze vede nell’informatica il mezzo che le permette di ribaltare la tradizionale trasmissione del sapere che non deve più mettere al centro il corpo delle discipline ma la manipolazione dei loro margini in base alla volontà dello studente che sceglie i dati che lo interessano.

Nel quadro dell’ Agenda Digitale Europea c’è l’Agenda per l’Italia Digitale (AgID) che gestisce il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) che ha come obiettivo quello di trasformare la didattica trasmissiva in apprendimento collaborativo ed esperienziale e quindi non più un modo di insegnare basato sul linguaggio verbale e scritto ma sui linguaggi multimediali , la logica e la rete. Le scuole pilota , con le loro classi 2.0 hanno un approccio dal basso ed esaltano sia le capacità progettuali dei docenti che la collaborazione fra gli studenti nel tracciare un percorso di apprendimento personalizzato. In questo modo si alleggeriscono i contenuti che si apprendono senza fatica e rispondono solo ai personali bisogni dei ragazzi. L’informatica sta facendo una presa quasi assoluta sulla didattica colonizzando il pensiero dei ragazzi che viene disposto secondo la logica computazionale che auspica l’eliminazione dei libri cartacei; il pensiero, i modi di apprendimento, le

nozioni, ecc.. vengono gestite da aziende e operatori che agiscono sulla disposizione mentale degli utenti e la convogliano verso esiti produttivi. La scuola 2.0 mira a far crescere la produzione, basata sulla competività, e a creare consumatori; gli scambi umani sono ridotti a rapidità, evanescenza e virtualità. Obiezione : anche se si è bravi nell’usa le tecnologie per risolvere problemi , ecc.. non si può risalire agli schemi mentali, ai modelli costruttivi dei produttori e delle aziende quindi è inutile inserire l’insegnamento del coding fin dalle elementari dove sarebbe più utile concentrarsi sullo sviluppo della personalità, la complessità del presente, interpretare la realtà, ecc… Convertendo la parola nel linguaggio informatico, il soggetto non ne è più il proprietario e la parola acquisisce uno status quasi perenne di oralità, diventa fluttuante e viene scambiata e condivisa perennemente. Questo tipo di parola viene svuotata della sua problematicità, riflessione critica e lungimiranza. Rete come strumento di democrazia dove ognuno può dire ciò che vuole e dove anche i politici manifestano il loro pensiero, rapido ed efficiente, nei social. Tutto ciò resta, però, pura apparenza C’è un distacco fra politica e cittadini che si manifesta nell’assenteismo elettorale Studiosi che hanno analizzato l’uso quasi totalizzante dell’informatica e delle tecnologie:

  1. N. Carr studia il passaggio dall’era del libro a quella di internet parallelamente alla ricerca neurologica e dice che la rete disperde l’attenzione e costringe quasi a una conoscenza superficiale delle cose.
  2. Il neuropsichiatra Spitzer studia gli effetti neurologici e l’uso dei media digitali e li definisce macchine che ostacolano l’apprendimento prevedendo addirittura un’espansione futura di demenza digitale.
  3. Morozov è contro le prospettive utopiche della dittatura digitale

Alcuni dirigenti delle scuole pilota si lamentano che alcuni insegnanti del corpo docenti hanno scarse competenze in materia digitale Ferroni dice però che è più importante cosa si dice e come lo si dice piuttosto che il mezzo utilizzato.

Il PD voleva far diventare virali (aggettivo che intende la diffusione invasiva e pervasiva di qualcosa in rete, si diffonde velocemente) i modelli della Scuola 2.

Contrariamente alla velocità dell’informatica, la neurobiologia ci insegna che la lentezza è tipica del nostro emisfero perché è propria dei meccanismi nervosi che ne sono alla base e infrangere questa impostazione equivale a uscire fuori dal pensiero consequenziale: è il paradosso della globalizzazione che è votata alla velocità ma a lungo andare produrrà involuzione cerebrale. La scuola dovrebbe allenare un pensiero lento in quanto problematico e critico capace di agire con razionalità sulla

dovranno andare all’estero per fare carriera. E’ assurdo che il paese di Leonardo Da Vinci e di Galileo rinunci alla propria lingua dopo tutti gli sforzi che questi grandi scienziati hanno fatto per affermare le loro scoperte facendo leva sull’italiano. Questo ha due conseguenze:

  1. Ci “vendiamo” agli stranieri che vengono a comprare qui quello che possono comprare altrove
  2. Gli studenti italiani sono portati a perdere l’ottica italiana quando studiano una disciplina interamente in inglese

Con la buona scuola e l’iniziativa del CLIL si fa in modo che al quinto anno del liceo una materia venga insegnata esclusivamente in lingua inglese. C’è anche chi vorrebbe che si insegnassero le scienze in inglese fin dalle elementari ma ciò non è possibile perché i bambini si devono approcciare alla realtà con la loro lingua

Lo spazio e quindi la geografia è una disciplina troppo trascurata in Italia e viene meno il confronto con i luoghi. La geografia deve essere strumento per identificare i luoghi e dare loro una specificità fisica e culturale; deve essere un’educazione al confronto e deve sfuggire alla virtualizzazione.

Ogni spazio ha una propria storia tracciata da chi è vissuto prima di noi; la storia è sia guardare al passato sia osservare ciò che nel presente è rimasto dei processi che hanno contribuito a costituirlo quindi la storia dà coscienza del presente. Allo studio della storia si può collegare quello dell’ economia visto che ormai la società contemporanea è basata sul consumo, sulla produttività e sulla competività; l’economia si riflette sia sull’ambiente che sulla società quindi è bene studiare cause ed effetti di questo rapporto reciproco.

Non si può non coltivare il nostro humus classico e umanistico dal momento che è la base del pensiero scientifico e moderno. Scienza e discipline umanistiche devono essere complementari e non una subordinata all’altra. E’ scaduta progressivamente anche la cultura biblica e cristiana che è uno dei fondamenti della civiltà occidentale che bisognerebbe conoscere almeno in forma laica così come lo stesso vale per i testi islamici dal momento che ci si sta confrontando con i Fondamentalisti del Medio Oriente.

Educazione artistica deve essere introdotta come mezzo per prendere coscienza della cultura del nostro territorio e anche per sensibilizzare alla bellezza, alle forme, ai valori, ecc.. Educazione musicale perché sconosciamo totalmente le opere dei grandi compositori e dei direttori d’orchestra che sono studiati e ammirati in tutto il mondo.