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Riassume la parte iniziale del Ferroni relativo agli anni 1910-1945
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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1910: inizio di una nuova epoca caratterizzata dallo sviluppo dell’industria e della tecnica, da conflitti politici e sociali enormi e dalle due guerre mondiali del 1914-18 e del 1939-45. Nel 1917 la rivoluzione russa portò per la prima volta al potere la classe operaia -> regime comunista. Nel frattempo le democrazie occidentali subivano grandi crisi e conflitti interni e negli anni 20 e 30 si affermarono regimi totalitari di destra -> fascismo e nazismo. Ci furono anche importanti progressi tecnici che modificarono la vita quotidiana: nei Paesi più avanzati si diffondono nuovi consumi e molte masse di persone possono permettersi una vita libera da costrizioni e difficoltà. Scienze e filosofia Il crollo dell’Europa liberale e borghese portò alla definitiva crisi della cultura positivistica: viene messa in discussione l’oggettività della conoscenza scientifica. Questa rivoluzione scientifica coinvolge la fisica (con la teoria della relatività di Einstein), la biologia, persino la filosofia che ora riflette sui limiti e sulle condizioni del discorso scientifico. Nella filosofia italiana, soprattutto per opera di Croce, questa riflessione sui fondamenti della conoscenza si risolve in una negazione del valore teorico delle scienze della natura e in una loro opposizione a quelle dello spirito. In quella europea invece questa convinzione del carattere non oggettivo del sapere porta ad una maggiore attenzione al punto di vista dell’osservatore-interprete e al linguaggio, che diventa il problema centrale della filosofia contemporanea. Nuove prospettive assumono anche le scienze umani quali psicologia, antropologia e sociologia. In particolar modo la nevrosi e la follia che si diffondono in tutta la società portano ad un approfondimento del lavoro della psicoanalisi con Sigmund Freud. Arte e letteratura Ha luogo una frattura radicale delle forme della comunicazione estetica e dei linguaggi artistici -> necessità di superare i codici tradizionali e rompere le convenzioni borghesi -> avanguardie: espressionismo, futurismo, dadaismo, surrealismo. Queste avanguardie mettono in discussione il valore tradizionale dell’arte come oggetto da godere nel distacco della contemplazione estetica -> violentissima battaglia contro gli usi contemplativi dell’arte e contro gli atteggiamenti passivi e subalterni del pubblico: l’arte deve scuotere e spingere all’azione. Le avanguardie si affidano all’irrazionale, allo sconvolgimento della logica corrente, ricavandone un impulso alla sperimentazione e alla ricerca di rapporti e situazioni inedite -> attenzione particolare ai problemi tecnici e pratici dell’atto estetico -> studi innovativi sui caratteri linguistici e sui procedimenti costruttivi dei testi letterari che raggiunsero i massimi risultati con i formalisti russi. Molto spesso, comunque, la cultura di massa si appropriò di molti dei codici linguistici elaborati dalle avanguardie, denigrandoli e riducendoli a oggetti di mercato e di consumo. Dalla corrente delle avanguardie si distinguono alcuni autori che ruppero gli schemi tradizionali della rappresentazione e sconvolsero la stessa nozione di personaggio, pur senza inventare nuovi linguaggi. Sorge così una letteratura che è espressione della crisi borghese: il modernismo, che rompe i modi di comunicazione e gli schemi narrativi tradizionali, svuota la consistenza dell’io e della realtà, si accanisce a definire i vizi, le follie e gli esiti tragici della vita sociale contemporanea. Fanno parte del modernismo Marcel Proust, James Joyce, Franz Kafka, Virginia Woolf e Fernando Pessoa. La cultura e l’arte, concepite come pratiche di liberazione integrale dell’uomo, portarono a vedere nel comunismo/nell’orientamento di sinistra la via per un cambiamento radicale della società -> cultura di sinistra. La cultura italiana, al contrario, si mantenne chiusa nella sostanziale adesione/ condiscendenza al fascismo: le poche esperienze di una cultura di sinistra furono subito represse.
Cultura di massa La civiltà cittadina e industriale, basandosi sull’impiego di grandi masse di uomini, necessita della diffusione di un livello di cultura minimo e omogeneo. Nelle aree industriali, dove ormai l’alfabetizzazione tende a raggiungere un livello di massa, si trovano tutta una serie di nuovi mezzi di comunicazione adatti all’obbiettivo. L’integrazione di massa, a cui tendono sia i regimi totalitari sia i regimi democratici, è caratterizzata da occasioni collettive: adunate, manifestazioni politiche, feste cittadine, spettacoli sportivi. I più importanti mezzi di comunicazione del secolo sono:
Croce costruisce a questo punto un “sistema” per spiegare le forme sempre ricorrenti nella cultura umana e in cui:
In generale, Croce rivela un gusto classico-romantico, dominato da esigenza di serietà morale e di equilibrio tra intensità sentimentale e chiarezza razionale, e il poeta che sente più congeniale è Carducci. L’idealismo di Croce fu legato a quello più irrazionalistico di Giovanni Gentile, con il quale collaborò fino al 1924/25. Diventò una sorta di “religione laica” professata dai giovani e diffusa sulla rivista “La Voce” di Prezzolini.
Nasce a Trapani nel 1875. A differenza di Croce, intraprende la carriera universitaria raggiungendo posizioni di grande potere accademico e promuovendo iniziative culturali di vario tipo, diventando il maggior esponente della cultura ufficiale del fascismo. La filosofia di Gentile mira a riassumere ogni manifestazione della cultura umana nell’unità assoluta del pensiero. Rapporto tra teoria e prassi: afferma la coincidenza tra fare e pensare quindi ogni concreta espressione dell’agire umano è riassorbita nella sintesi del pensiero. Il pensiero è una forza spirituale e vitale in perpetuo movimento, è atto puro -> attualismo. Quindi secondo l’attualismo, che troviamo trattato nella Teoria dello spirito come atto puro :
d’Italia è rappresentato dal problema degli intellettuali: egli sono dei mediatori di cultura e di consenso sociale -> tanto più gli intellettuali sono “organici” a una classe sociale, tanto più la loro funzione è incisiva -> la classe operaia deve creare al proprio interno una leva di intellettuali che sappiano portare al livello più alto la sua cultura. Attraverso il lavoro degli intellettuali organici si costruirà l’egemonia della classe di cui sono espressione. Per tradizione storica l’intellettuale italiano non si vuole organico, non riconosce il suo legame con la realtà sociale del Paese: ciò spiega la separazione tra intellettuali e popolo, tra alta cultura e divulgazione, e i limiti del processo unitario italiano. Gramsci pone particolare attenzione alle diverse forme di divulgazione e di circolazione sociale della cultura, dal folclore al mito, alla letteratura popolare, al giornalismo, agli strumenti più moderni di cultura di massa. Formatosi sul modello crociano, ma arricchito dalle esperienze vociane e dalle avanguardie degli anni Dieci, Gramsci mira a una critica letteraria di tipo “militante” che sappia cogliere il valore organico della letteratura: offre molti spunti importanti per l’interpretazione di Dante, di Machiavelli, di Pirandello. Ma l’impegno maggiore di Gramsci è rivolto alla ricostruzione delle forme di uso sociale della letteratura: la riflessione sul legame tra questione della lingua e la definizione dell’identità degli intellettuali-letterati, sulla diffusione pubblica della letteratura, sui rapporti tra forme letterarie e pubblico, sulla letteratura popolare e d’appendice.
Dopo l’affermazione del fascismo l’opera di Croce rimase in maggiore punto di riferimento per tutta la cultura che rifiutava il regime. Tuttavia questo fu solo culturale e molto spesso si nascoste sotto un formale ossequio per il regime. Rigorosa e coerente posizione antifascista fu quella del filosofo Piero Marinetti. Ma una vera e propria cultura antifascista si svolse solo in esilio sia con l’attività di uomini di cultura già noti come Salvemini e Borgese, sia con il lavoro dei militanti comunisti e socialisti, sia con lo svolgersi di nuovi orientamenti legati al modello del liberalismo rivoluzionario di Gobetti. Da quest’ultimo nasce nel 1929 in Francia il gruppo Giustizia e Libertà che pone in primo piano il ruolo degli intellettuali nella lotta al fascismo. L’esigenza di costruire una società integralmente libera e regolata da principi di giustizia sociale portò all’elaborazione negli anni ’30 di una teoria del liberalsocialismo. Negli ultimi anni del fascismo e durante la guerra intorno a riviste come “Primato” si diffusero atteggiamenti e posizioni che postulavano la nascita di una nuova cultura in cui dall’antifascismo prendesse corpo la costruzione di una nuova umanità: numerosi giovani intellettuali di educazione fascista aderirono al comunismo in questa prospettiva.
La rivista fiorentina “La Voce” fu protagonista del dibattito intellettuale dalla fine del 1908. Con il tempo si creò una letteratura “vociana” caratterizzata da un’inquieta e sofferta indagine dell’io e dei suoi difficili rapporti con il mondo e dal rifiuto degli organismi letterari chiusi e distesi. Questi caratteri della letteratura vociana possono essere riassunti con i termini moralismo, autobiografismo e frammentismo (il frammento viene considerato il modo più autentico di espressione per la sua immediatezza). Nel 1914, nel clima politico che doveva portare alla guerra mondiale, ci fu un contrasto netto tra chi voleva che la rivista partecipasse attivamente alla lotta e chi preferiva un impegno nella letteratura -> la direzione passò a Giuseppe De Robertis, si abbandonò il dibattito intellettuale e la rivista divenne un laboratorio per le nuove esperienze letterarie.
Fu tra i primi e i più attivi collaboratori de “La Voce” ma poi se ne staccò. Particolare è la sua condizione triestina, come sospesa tra passato e futuro, tra un orizzonte internazionale e la vita italiana. Dalla sua condizione etnica e dall’esperienza de “La Voce” nasce la sua particolare opera, Il mio Carso. Si tratta di una narrazione autobiografica aperta e frantumata che presenta momenti lirici, riflessioni morali, continui slittamenti del discorso da un tempo all’altro e da un destinatario all’altro. Il testo si snoda tra un richiamo di forza originaria, barbarica, assoluta e distruttiva (rappresentata in primo luogo dal paesaggio caucasico) e un opposto richiamo alla civiltà, alla vita urbana. GIOVANNI BOINE Fu un inquieto spirito religioso vicino al modernismo cattolico; i suoi articoli esprimono l’esigenza di interpretare in chiave moderna, attiva e militante, l’eredità della tradizione cattolica. Scrisse il romanzo Il peccato che narra una vicenda intellettuale, sentimentale e religiosa in terza persona ma con l’evidente proposito di costruire una sorta di autobiografia indiretta. I suoi risultati migliori però sono costituiti da una raccolta di prose liriche sottoforma di frammenti, i Frantumi. PIERO JAHIER Di Genova. Scrive delle prose autobiografiche in cui descrive un mondo piccolo-borghese pieno di stenti e di malessere: lo squallore della vita impiegatizia, il difficile percorso di un adolescente tra disagi, sofferenze e confronti con modelli morali. Al centro delle sue Poesie c’è la realtà quotidiana piccolo-borghese e contadina, fatta di cose semplici e vere; in esse abolisce la distanza tra verso e prosa ricorrendo ad una serie di partiture ritmiche.