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Riassunto Giulio Ferroni, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Contemporanea

Riassume la parte iniziale del Ferroni relativo agli anni 1910-1945

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 06/09/2022

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QUADRO STORICO
1910: inizio di una nuova epoca caratterizzata dallo sviluppo dell’industria e della tecnica, da
conflitti politici e sociali enormi e dalle due guerre mondiali del 1914-18 e del 1939-45. Nel 1917 la
rivoluzione russa portò per la prima volta al potere la classe operaia -> regime comunista. Nel
frattempo le democrazie occidentali subivano grandi crisi e conflitti interni e negli anni 20 e 30 si
affermarono regimi totalitari di destra -> fascismo e nazismo. Ci furono anche importanti progressi
tecnici che modificarono la vita quotidiana: nei Paesi più avanzati si diffondono nuovi consumi e
molte masse di persone possono permettersi una vita libera da costrizioni e difficoltà.
Scienze e filosofia
Il crollo dell’Europa liberale e borghese portò alla definitiva crisi della cultura positivistica: viene
messa in discussione l’oggettività della conoscenza scientifica. Questa rivoluzione scientifica
coinvolge la fisica (con la teoria della relatività di Einstein), la biologia, persino la filosofia che ora
riflette sui limiti e sulle condizioni del discorso scientifico.
Nella filosofia italiana, soprattutto per opera di Croce, questa riflessione sui fondamenti della
conoscenza si risolve in una negazione del valore teorico delle scienze della natura e in una loro
opposizione a quelle dello spirito. In quella europea invece questa convinzione del carattere non
oggettivo del sapere porta ad una maggiore attenzione al punto di vista dell’osservatore-interprete
e al linguaggio, che diventa il problema centrale della filosofia contemporanea.
Nuove prospettive assumono anche le scienze umani quali psicologia, antropologia e sociologia. In
particolar modo la nevrosi e la follia che si diffondono in tutta la società portano ad un
approfondimento del lavoro della psicoanalisi con Sigmund Freud.
Arte e letteratura
Ha luogo una frattura radicale delle forme della comunicazione estetica e dei linguaggi artistici ->
necessità di superare i codici tradizionali e rompere le convenzioni borghesi -> avanguardie:
espressionismo, futurismo, dadaismo, surrealismo. Queste avanguardie mettono in discussione il
valore tradizionale dell’arte come oggetto da godere nel distacco della contemplazione estetica ->
violentissima battaglia contro gli usi contemplativi dell’arte e contro gli atteggiamenti passivi e
subalterni del pubblico: l’arte deve scuotere e spingere all’azione. Le avanguardie si affidano
all’irrazionale, allo sconvolgimento della logica corrente, ricavandone un impulso alla
sperimentazione e alla ricerca di rapporti e situazioni inedite -> attenzione particolare ai problemi
tecnici e pratici dell’atto estetico -> studi innovativi sui caratteri linguistici e sui procedimenti
costruttivi dei testi letterari che raggiunsero i massimi risultati con i formalisti russi. Molto spesso,
comunque, la cultura di massa si appropriò di molti dei codici linguistici elaborati dalle
avanguardie, denigrandoli e riducendoli a oggetti di mercato e di consumo.
Dalla corrente delle avanguardie si distinguono alcuni autori che ruppero gli schemi tradizionali
della rappresentazione e sconvolsero la stessa nozione di personaggio, pur senza inventare nuovi
linguaggi. Sorge così una letteratura che è espressione della crisi borghese: il modernismo, che
rompe i modi di comunicazione e gli schemi narrativi tradizionali, svuota la consistenza dell’io e
della realtà, si accanisce a definire i vizi, le follie e gli esiti tragici della vita sociale contemporanea.
Fanno parte del modernismo Marcel Proust, James Joyce, Franz Kafka, Virginia Woolf e Fernando
Pessoa.
La cultura e l’arte, concepite come pratiche di liberazione integrale dell’uomo, portarono a vedere
nel comunismo/nell’orientamento di sinistra la via per un cambiamento radicale della società ->
cultura di sinistra. La cultura italiana, al contrario, si mantenne chiusa nella sostanziale adesione/
condiscendenza al fascismo: le poche esperienze di una cultura di sinistra furono subito represse.
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QUADRO STORICO

1910: inizio di una nuova epoca caratterizzata dallo sviluppo dell’industria e della tecnica, da conflitti politici e sociali enormi e dalle due guerre mondiali del 1914-18 e del 1939-45. Nel 1917 la rivoluzione russa portò per la prima volta al potere la classe operaia -> regime comunista. Nel frattempo le democrazie occidentali subivano grandi crisi e conflitti interni e negli anni 20 e 30 si affermarono regimi totalitari di destra -> fascismo e nazismo. Ci furono anche importanti progressi tecnici che modificarono la vita quotidiana: nei Paesi più avanzati si diffondono nuovi consumi e molte masse di persone possono permettersi una vita libera da costrizioni e difficoltà. Scienze e filosofia Il crollo dell’Europa liberale e borghese portò alla definitiva crisi della cultura positivistica: viene messa in discussione l’oggettività della conoscenza scientifica. Questa rivoluzione scientifica coinvolge la fisica (con la teoria della relatività di Einstein), la biologia, persino la filosofia che ora riflette sui limiti e sulle condizioni del discorso scientifico. Nella filosofia italiana, soprattutto per opera di Croce, questa riflessione sui fondamenti della conoscenza si risolve in una negazione del valore teorico delle scienze della natura e in una loro opposizione a quelle dello spirito. In quella europea invece questa convinzione del carattere non oggettivo del sapere porta ad una maggiore attenzione al punto di vista dell’osservatore-interprete e al linguaggio, che diventa il problema centrale della filosofia contemporanea. Nuove prospettive assumono anche le scienze umani quali psicologia, antropologia e sociologia. In particolar modo la nevrosi e la follia che si diffondono in tutta la società portano ad un approfondimento del lavoro della psicoanalisi con Sigmund Freud. Arte e letteratura Ha luogo una frattura radicale delle forme della comunicazione estetica e dei linguaggi artistici -> necessità di superare i codici tradizionali e rompere le convenzioni borghesi -> avanguardie: espressionismo, futurismo, dadaismo, surrealismo. Queste avanguardie mettono in discussione il valore tradizionale dell’arte come oggetto da godere nel distacco della contemplazione estetica -> violentissima battaglia contro gli usi contemplativi dell’arte e contro gli atteggiamenti passivi e subalterni del pubblico: l’arte deve scuotere e spingere all’azione. Le avanguardie si affidano all’irrazionale, allo sconvolgimento della logica corrente, ricavandone un impulso alla sperimentazione e alla ricerca di rapporti e situazioni inedite -> attenzione particolare ai problemi tecnici e pratici dell’atto estetico -> studi innovativi sui caratteri linguistici e sui procedimenti costruttivi dei testi letterari che raggiunsero i massimi risultati con i formalisti russi. Molto spesso, comunque, la cultura di massa si appropriò di molti dei codici linguistici elaborati dalle avanguardie, denigrandoli e riducendoli a oggetti di mercato e di consumo. Dalla corrente delle avanguardie si distinguono alcuni autori che ruppero gli schemi tradizionali della rappresentazione e sconvolsero la stessa nozione di personaggio, pur senza inventare nuovi linguaggi. Sorge così una letteratura che è espressione della crisi borghese: il modernismo, che rompe i modi di comunicazione e gli schemi narrativi tradizionali, svuota la consistenza dell’io e della realtà, si accanisce a definire i vizi, le follie e gli esiti tragici della vita sociale contemporanea. Fanno parte del modernismo Marcel Proust, James Joyce, Franz Kafka, Virginia Woolf e Fernando Pessoa. La cultura e l’arte, concepite come pratiche di liberazione integrale dell’uomo, portarono a vedere nel comunismo/nell’orientamento di sinistra la via per un cambiamento radicale della società -> cultura di sinistra. La cultura italiana, al contrario, si mantenne chiusa nella sostanziale adesione/ condiscendenza al fascismo: le poche esperienze di una cultura di sinistra furono subito represse.

Cultura di massa La civiltà cittadina e industriale, basandosi sull’impiego di grandi masse di uomini, necessita della diffusione di un livello di cultura minimo e omogeneo. Nelle aree industriali, dove ormai l’alfabetizzazione tende a raggiungere un livello di massa, si trovano tutta una serie di nuovi mezzi di comunicazione adatti all’obbiettivo. L’integrazione di massa, a cui tendono sia i regimi totalitari sia i regimi democratici, è caratterizzata da occasioni collettive: adunate, manifestazioni politiche, feste cittadine, spettacoli sportivi. I più importanti mezzi di comunicazione del secolo sono:

  • Stampa quotidiana, rotocalchi popolari, fumetti -> controllo e manipolazione della cultura di massa;
  • Radio (che in Italia inaugura le trasmissioni nazionali nel 1924);
  • Cinema, che permette la diffusione di immagini di vita sociale e quotidiana molto diversi da quella dello spettatore -> successo del cinema americano in Italia. Cultura in Italia Dopo la costruzione dello stato unitario, nell’Italia liberale non era intervenuta nel campo della cultura: la battaglia intellettuale che raggiunge il culmine nel 1910 si appoggia a riviste nate da libera iniziativa. Con l’avvento del fascismo le cose cambiano: l’organizzazione della cultura è infatti necessaria per un regime che tende a una totalitaria integrazione di massa. I progetti del fascismo procedono in due direzioni: 1) legare gli intellettuali alle strutture dello Stato totalitario lasciando loro spazi di relativa autonomia, 2) diffondere una cultura fascista che sia espressione di valori nazionali e agisca in profondità su tutti gli strati della popolazione. Importantissima fu, nel 1923, la riforma dell’intero sistema scolastico realizzata da Giovanni Gentile, basata su una netta selezione di classe e su una rigida distinzione tra istruzione tecnica e istruzione classica. Dopo la riforma, Gentile diede vita alla grande iniziativa dell’Enciclopedia italiana, per la quale fu creato nel 1925 l’Istituto Giovanni Treccani. Sotto il fascismo vennero create numerose istituzioni pubbliche culturali (che tra l’altro offrirono importanti occasioni di lavoro per gli scrittori), vennero promosse iniziative editoriali appoggiate dallo stato, nacquero i primi grandi premi letterari. Ci furono inoltre varie iniziative per ristrutturare, gestire e controllare l’università; a tutti i professori fu imposto il giuramento di fedeltà allo stato fascista. Parallelamente il fascismo promosse attività sociali e collettive con lo scopo di educazione ideologica, organizzazione militare ma anche di importanza culturale. A parte l’antifascismo, tollerato dal regime, di Croce e dei gruppi liberali a lui legati, tutta la cultura italiana trovò forme di convivenza e collaborazione con il regime (i veri e proprio oppositori furono comunque esiliati o incarcerati). A questo mondo sempre più integrato e organizzato gli intellettuali rispondono in due modi: 1) attrazione verso i centri nazionali della modernità, soprattutto Parigi; 2) attaccamento alla provincia, ai luoghi che si trovano ai margini dello sviluppo dove si mantengono le vecchie forme culturali e le trasformazioni politiche, sociali e ambientali sono meno visibili e minacciose. In Italia comunque questa tendenza nazionalistica si scontra con ridotte relazioni internazionali, tradizionale presenza di più centri culturali e mancanza di un nucleo capace di imporsi. I più importanti centri culturali italiani sono:
  • Roma: assume una posizione di guida negli anni 20 grazie alla rivista La Ronda e allo sviluppo di forme di classicismo moderno, l’imperialismo fascista tenderà ad esaltare la romanità in tutte le sue forme e ad imporla come moderna capitale.
  • Firenze: qui converge la più ricca produzione letteraria, negli anni 10 si sviluppa la battaglia intellettuale sulle riviste da “La voce” a “Solaria”, nasce la prima letteratura di opposizione.
  • Milano: città più industrializzata e maggiore centro editoriale, si sviluppano il movimento futurista e una letteratura di tradizione lombarda che raggiunge il suo apice con Gadda.
  • Torino: si svolge una libera politica editoriale, da Gobetti alla casa editrice Einaudi.

Croce costruisce a questo punto un “sistema” per spiegare le forme sempre ricorrenti nella cultura umana e in cui:

  • l’estetica e la logica rappresentano le due forme teoretiche dello Spirito
  • l’etica (cioè la sfera del bene) e l’economia/politica (cioè la sfera dell’utile) rappresentano le due forme pratiche dello Spirito, cioè i suoi modi di azione nel reale. FILOSOFIA DELLO SPIRITO Costituita da 4 opere:
  1. Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale
  2. Logica come scienza del concetto puro
  3. Filosofia della pratica. Economia ed etica
  4. Teoria e storia della storiografia Per quanto riguarda l’ultima opera, ovvero la Teoria e storia della storiografia, dice che:
  • lo Spirito è tutta la realtà
  • il rapporto tra le diverse forme di conoscenza è un rapporto storico quindi la realtà è storia e il sapere può essere solo sapere storico. Da ciò deriva che:
  • la filosofia si risolve nello studio delle forme assunte dallo spirito umano nel suo movimento storico
  • ogni storia è sempre storia contemporanea e coscienza che nel presente lo Spirito ha della propria storicità La storiografia di Croce culmina in quattro opere:
  1. Storia del regno di Napoli che narra le vicende dello Stato napoletano dal 15esimo secolo al 1860 ed esalta la funzione educatrice svolta dalla monarchia
  2. Storia d’Italia dal 1871 al 1915 in cui rivaluta l’Italia liberale e la funzione di equilibrio e di mediazione svolta ad esempio dal trasformismo e il giolittismo
  3. Storia dell’età barocca in Italia in cui descrive l’Italia del 1600, visto come il secolo della “decadenza” della civiltà italiana
  4. Storia d’Europa nel secolo decimonono in cui celebra il 1800 borghese e liberale, visto come il secolo dell’affermazione della “religione della libertà”. LIBERALISMO E LIBERISMO (da polemica con Luigi Einaudi): Il liberalismo è un ideale etico, è il movimento stesso dello spirito; il liberismo è una dottrina economica e utilitaria. Da questa prospettiva deriva la sua opposizione al fascismo. Per quanto riguarda la critica letteraria da ricordare:
  • Saggi post unità d’Italia pubblicati su “La Critica” e successivamente raccolti ne La letteratura della nuova Italia;
  • Saggi sulla letteratura di tutti i tempi in cui si propone di separare ciò che è poesia da ciò che non lo è. Importanti i saggi del 1920 su Ariosto, Shakespeare e Dante;
  • Edizioni curate da Croce, spesso di autori dimenticati
  • Partecipazione all’ideazione e all’organizzazione della grande collana di classici italiani di Laterza “Scrittori d’Italia”.

In generale, Croce rivela un gusto classico-romantico, dominato da esigenza di serietà morale e di equilibrio tra intensità sentimentale e chiarezza razionale, e il poeta che sente più congeniale è Carducci. L’idealismo di Croce fu legato a quello più irrazionalistico di Giovanni Gentile, con il quale collaborò fino al 1924/25. Diventò una sorta di “religione laica” professata dai giovani e diffusa sulla rivista “La Voce” di Prezzolini.

GIOVANNI GENTILE

Nasce a Trapani nel 1875. A differenza di Croce, intraprende la carriera universitaria raggiungendo posizioni di grande potere accademico e promuovendo iniziative culturali di vario tipo, diventando il maggior esponente della cultura ufficiale del fascismo. La filosofia di Gentile mira a riassumere ogni manifestazione della cultura umana nell’unità assoluta del pensiero. Rapporto tra teoria e prassi: afferma la coincidenza tra fare e pensare quindi ogni concreta espressione dell’agire umano è riassorbita nella sintesi del pensiero. Il pensiero è una forza spirituale e vitale in perpetuo movimento, è atto puro -> attualismo. Quindi secondo l’attualismo, che troviamo trattato nella Teoria dello spirito come atto puro :

  • non c’è distinzione tra pensiero e realtà né tra soggetto ed oggetto
  • Cultura e storia, passato e presente, sono un continuo atto in cui lo spirito esplica la propria forza. Gentile dà grande importanza all’educazione e alla pedagogia, anche se in ultima analisi considera ogni educazione come autoeducazione, cioè movimento di accrescimento dello spirito su se stesso ( Sommario di pedagogia ). Gentile identifica il flusso della storia con le evoluzioni dello “spirito”: ogni aspetto della cultura e della storia vengono assorbite nella sintetica unità dell’atto puro di cui il regime fascista diventa l’espressione suprema. CULTURA FASCISTA Il fascismo fu in grado di raccogliere e fare propri tutti gli umori irrazionali che fermentavano nella società e nel mondo intellettuale italiano fin dall’inizio del secolo. Si possono distinguere almeno cinque diversi orientamenti nella cultura fascista:
  1. Conservatorismo laico e borghese: caratterizzato da una totale subordinazione degli individui al sistema statale, concepito come suprema espressione di eticità. Afferma la continuità del fascismo con la tradizione nazionale italiana e ha la sua maggiore espressione nell’attività di Gentile.
  2. Novecentismo: concepisce il fascismo come partecipazione alla spinta più vigorosa e internazionale della società di massa. Si ricollega al nazionalismo del futurismo e trova la sua maggiore espressione letteraria nella rivista “900”.
  3. Populismo antiborghese: vede nel fascismo la rottura del conformismo borghese, la rinascita di uno spirito popolare “selvaggio” e aggressivo, di tradizioni italiane radicate nella terra e nel lavoro agricolo. Espressione di questo orientamento è la rivista letteraria “Il Selvaggio”.
  4. Corporativismo: si lega al programma fascista del controllo della dialettica sociale, riconosce un ruolo autonomo agli intellettuali e concepisce la società come omogenea e caratterizzata da corporazioni, ciascuna delle quali partecipa alla costruzione del fascismo. Ha la sua maggiore espressione nell’attività di Giuseppe Bottai, fondatore della rivista “Critica fascista” e, ancora prima, della rivista “Primato”.
  5. Fascismo di sinistra: raccoglie gli atteggiamenti antiborghesi e anticonformisti di tutti quei giovani cresciuti all’interno delle istituzioni culturali fasciste, in rapporto con gli ambienti

d’Italia è rappresentato dal problema degli intellettuali: egli sono dei mediatori di cultura e di consenso sociale -> tanto più gli intellettuali sono “organici” a una classe sociale, tanto più la loro funzione è incisiva -> la classe operaia deve creare al proprio interno una leva di intellettuali che sappiano portare al livello più alto la sua cultura. Attraverso il lavoro degli intellettuali organici si costruirà l’egemonia della classe di cui sono espressione. Per tradizione storica l’intellettuale italiano non si vuole organico, non riconosce il suo legame con la realtà sociale del Paese: ciò spiega la separazione tra intellettuali e popolo, tra alta cultura e divulgazione, e i limiti del processo unitario italiano. Gramsci pone particolare attenzione alle diverse forme di divulgazione e di circolazione sociale della cultura, dal folclore al mito, alla letteratura popolare, al giornalismo, agli strumenti più moderni di cultura di massa. Formatosi sul modello crociano, ma arricchito dalle esperienze vociane e dalle avanguardie degli anni Dieci, Gramsci mira a una critica letteraria di tipo “militante” che sappia cogliere il valore organico della letteratura: offre molti spunti importanti per l’interpretazione di Dante, di Machiavelli, di Pirandello. Ma l’impegno maggiore di Gramsci è rivolto alla ricostruzione delle forme di uso sociale della letteratura: la riflessione sul legame tra questione della lingua e la definizione dell’identità degli intellettuali-letterati, sulla diffusione pubblica della letteratura, sui rapporti tra forme letterarie e pubblico, sulla letteratura popolare e d’appendice.

CULTURA ANTIFASCISTA

Dopo l’affermazione del fascismo l’opera di Croce rimase in maggiore punto di riferimento per tutta la cultura che rifiutava il regime. Tuttavia questo fu solo culturale e molto spesso si nascoste sotto un formale ossequio per il regime. Rigorosa e coerente posizione antifascista fu quella del filosofo Piero Marinetti. Ma una vera e propria cultura antifascista si svolse solo in esilio sia con l’attività di uomini di cultura già noti come Salvemini e Borgese, sia con il lavoro dei militanti comunisti e socialisti, sia con lo svolgersi di nuovi orientamenti legati al modello del liberalismo rivoluzionario di Gobetti. Da quest’ultimo nasce nel 1929 in Francia il gruppo Giustizia e Libertà che pone in primo piano il ruolo degli intellettuali nella lotta al fascismo. L’esigenza di costruire una società integralmente libera e regolata da principi di giustizia sociale portò all’elaborazione negli anni ’30 di una teoria del liberalsocialismo. Negli ultimi anni del fascismo e durante la guerra intorno a riviste come “Primato” si diffusero atteggiamenti e posizioni che postulavano la nascita di una nuova cultura in cui dall’antifascismo prendesse corpo la costruzione di una nuova umanità: numerosi giovani intellettuali di educazione fascista aderirono al comunismo in questa prospettiva.

AVANGUARDIA ED ESPRESSIONISMO

LA VOCE

La rivista fiorentina “La Voce” fu protagonista del dibattito intellettuale dalla fine del 1908. Con il tempo si creò una letteratura “vociana” caratterizzata da un’inquieta e sofferta indagine dell’io e dei suoi difficili rapporti con il mondo e dal rifiuto degli organismi letterari chiusi e distesi. Questi caratteri della letteratura vociana possono essere riassunti con i termini moralismo, autobiografismo e frammentismo (il frammento viene considerato il modo più autentico di espressione per la sua immediatezza). Nel 1914, nel clima politico che doveva portare alla guerra mondiale, ci fu un contrasto netto tra chi voleva che la rivista partecipasse attivamente alla lotta e chi preferiva un impegno nella letteratura -> la direzione passò a Giuseppe De Robertis, si abbandonò il dibattito intellettuale e la rivista divenne un laboratorio per le nuove esperienze letterarie.

MORALISTI VOCIANI

 SCIPIO SLATAPER

Fu tra i primi e i più attivi collaboratori de “La Voce” ma poi se ne staccò. Particolare è la sua condizione triestina, come sospesa tra passato e futuro, tra un orizzonte internazionale e la vita italiana. Dalla sua condizione etnica e dall’esperienza de “La Voce” nasce la sua particolare opera, Il mio Carso. Si tratta di una narrazione autobiografica aperta e frantumata che presenta momenti lirici, riflessioni morali, continui slittamenti del discorso da un tempo all’altro e da un destinatario all’altro. Il testo si snoda tra un richiamo di forza originaria, barbarica, assoluta e distruttiva (rappresentata in primo luogo dal paesaggio caucasico) e un opposto richiamo alla civiltà, alla vita urbana.  GIOVANNI BOINE Fu un inquieto spirito religioso vicino al modernismo cattolico; i suoi articoli esprimono l’esigenza di interpretare in chiave moderna, attiva e militante, l’eredità della tradizione cattolica. Scrisse il romanzo Il peccato che narra una vicenda intellettuale, sentimentale e religiosa in terza persona ma con l’evidente proposito di costruire una sorta di autobiografia indiretta. I suoi risultati migliori però sono costituiti da una raccolta di prose liriche sottoforma di frammenti, i Frantumi.  PIERO JAHIER Di Genova. Scrive delle prose autobiografiche in cui descrive un mondo piccolo-borghese pieno di stenti e di malessere: lo squallore della vita impiegatizia, il difficile percorso di un adolescente tra disagi, sofferenze e confronti con modelli morali. Al centro delle sue Poesie c’è la realtà quotidiana piccolo-borghese e contadina, fatta di cose semplici e vere; in esse abolisce la distanza tra verso e prosa ricorrendo ad una serie di partiture ritmiche.