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Laboratorio di infermieristica secondo anno, con gli argomenti fatti nei laboratori
Tipologia: Dispense
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LABORATORIO SECONDO ANNO MEDICAZIONE DELLA FERITA CHIRURGICA
La persona operata può essere accolta in terapia intensiva postoperatoria quando richiede supporto delle funzioni vitali, in sezioni per pazienti a elevata complessità assistenziale oppure direttamente nel reparto chirurgico, quando non necessita di un monitoraggio intensivo. Il paziente verrà accolto nel suo letto precedentemente preparato e in un ambiente tranquillo, riscaldato (temperatura non inferiore ai 21°) e in presenza dei famigliari. Nell’accoglienza l’infermiere mette in atto i seguenti interventi assistenziali: Supporto relazionale: L’infermiere si presenta e comunica alla persona il luogo in cui si trova e verifica la presenza dei famigliari Osservazione clinica: colorito del paziente, presenza di brivido o manifestazione di freddo, grado di vigilanza, osservazione della medicazione chirurgica Posizionamento del paziente: Va facilitata la postura antalgica (postura per evitare dolore), ad esempio le gambe leggermente flesse per gli interventi addominali Verifica del flusso e della pervietà degli accessi venosi periferici e/o centrali e delle linee infusionali, della tipologia di fluidi o farmaci in infusione e della velocità prescritta Posizionamento dei sistemi di drenaggio qualora presenti: chirurgico, catetere vescicale, valutazione quali-quantitativo il liquido o materiale drenato Verifica delle prescrizioni post-operatorie: farmaci antalgici, ossigenoterapia, esami ematochimici Valutazione dei segni vitali e del dolore La sorveglianza postoperatoria comprende la valutazione di: Segni vitali (pressione sanguigna, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura, saturazione ossigeno) Stato di coscienza Dolore Medicazione ed eventuali drenaggi chirurgici oltre all’insorgenza di nausea, vomito, brivido, ritenzione urinaria e delirium
Mobilizzazione Complicanze tromboemboliche COS’È UNA FERITA CHIRURGICA? Una ferita chirurgica è una lesione/incisione del corpo umano (Def. Del Saiani ferita=soluzione di continuo dei tessuti molli, determinata da un agente lesivo, nel caso di quella chirurgica viene fatta intenzionalmente a scopo diagnostico e/o terapeutico, da uno strumento di taglio o da punta che crea un’interruzione della continuità della cute) che può riguardare solo la cute, epidermide e derma e il sottocute fino ad arrivare a tessuti molli più profondi fascia e muscolo fino ad arrivare agli organi viscerali. Può essere fatta a scopo: Diagnostico Terapeutico Campioni per indagini Se ci sono molte ferite chirurgiche partire da quelle più pulite per poi fare quelle più sporche, inoltre l’operatore non deve avere anelli, unghie lunghe. Classificazione delle ferite chirurgiche Classificazione delle ferite chirurgiche Classe 1 pulita: Incisione in cui non è presente alcun processo infiammatorio che interessi la procedura chirurgica, con nessuna interruzione della sterilità, nessuna interruzione della continuità del tubo digerente, respiratorio e genitourinario Classe II pulita contaminata: Incisione in cui si verifica una sezione del tratto respiratorio, digerente o genitourinario in condizioni controllate ma senza contaminazione Classe III contaminata: Incisione ottenuta durante un intervento in cui vi è interruzione della sterilità o abbondante contaminazione per apertura del tratto gastroenterico oppure in presenza di infiammazione acuta con assenza di pus. Rientrano in questa categoria ferite traumatiche riportate da 12-24 ore. Classe IV sporca-infetta: Incisione ottenuta durante un intervento in cui vi è perforazione di visceri oppure in presenza di uno stato infiammatorio acuto con
essere tolta e non rifatta perché in questo arco di tempo si è creata una situazione in cui i batteri non sono più in grado di infettare la ferita. La detersione della ferita va effettuata utilizzando esclusivamente soluzione fisiologica sterile e la sua finalità è di:
macerazione ed escoriazioni della cute
frequentemente presenti ai margini della ferita
medicazione
FISIOLOGIA DELLA RIPARAZIONE TESSUTALE Quando un tessuto riceve un insulto lesivo si attuano una serie di meccanismi che hanno come finalità il ripristino dell’integrità perduta. Il tessuto danneggiato non è sostituito con lo stesso ma è reintegrato con sostanza connettiva (cicatrice). Infatti, il tessuto connettivo ha come scopo principale quello di limitare il danno ripristinando al meglio la funzionalità e l’integrità anatomica della struttura. Le ferite possono andare incontro a un processo di cicatrizzazione per prima, seconda o terza intenzione. Prima intenzione Detta anche primaria è tipica delle ferite con margi netti, bordi spontaneamente riavvicinabili o riavvicinabili con delle suture. Le incisioni chirurgiche guariscono se non vi è l’insorgenza di complicanze, per prima intenzione. Nel processo di guarigione è molto attiva la produzione fibroblastica mentre è scarsamente presente l’attività essudativa. Seconda intenzione Detta anche spontanea, implica l’assenza di qualsiasi procedura tesa alla chiusura della ferita o il fallimento della stessa; la guarigione avviene per contrazione della ferita e riepitalizzazione della medesima: si ha la formazione di tessuto di granulazione che secondariamente viene ricoperto da cellule epiteliali. I tempi di guarigione sono più lunghi rispetto alla cicatrizzazione primaria e per questo aumenta il rischio di colonizzazione e di infezione della ferita. Un esempio sono le ferite croniche.
Terza intenzione Avviene quando vi è un ritardo di rimarginazione fra il danno e la riparazione e corrisponde a una chiusura primaria ritardata. Nello specifico avviene nei casi di ferite chirurgiche infette o che necessitano di rimanere aperte. Nonostante la guarigione delle ferite sia un “continuum” e non una serie di eventi che evolvono a tappe, i meccanismi fisiologici che concorrono al processo di cicatrizzazione possono essere raggruppati in tre fasi essenziali: fase infiammatoria o reattiva, fase proliferativa o della formulazione del tessuto di granulazione e infine fase di maturazione o della formazione della matrice e rimodellamento. La fase infiammatoria ha inizio immediatamente, al contatto dei tessuti con l’agente da taglio e/o da punta e dura circa 24 ore. L’incisione dà origine a un danno che si manifesta con emorragia e interruzione della continuità nelle strutture anatomiche. L’organismo reagisce di conseguenza attivando l’emostasi e la risposta immunitaria. Nella fase di maturazione, che inizia verso la seconda settimana, la caratteristica predominante è la contrazione della ferita. L’incremento del numero e della complessità delle fibre di collagene impedisce ai fibroblasti di muoversi. I fibroblasti, imprigionati nelle reti di collagene, si modificano diventando miofibroblasti che, legati alle fibre di collagene, si contraggono e in questo modo avviene la retrazione del tessuto cicatriziale. Il processo di cicatrizzazione può considerarsi stabile già dopo due settimane: dopo sei mesi circa è completo e inizia ad assumere il suo aspetto definitivo che si avrà in circa 24 mesi. Cosa si fa? Nell’accertamento si valutano segno e sintomi riconducibili ad infezioni come alterazioni di esami che riguardano il sangue, febbre, dolorabilità... Valutare quelle situazioni in cui la ferita potrebbe cicatrizzare in tempi più lunghi (cachettici, obesi, diabetici, immunocompromessi…)
Guanti sterili Telini sterile per campo sterile Pinze/forbici imbustate sterili Medicazioni Garze non sterili per bagnare la parte adesa del cerotto in modo da favorire la rimozione SISTEMA TOUCH E NO TOUCH
PERIFERICO Ago cannule (3-6cm)
CVC non tunnellizzati
PICC (catetere centrale ad inserzione periferica)
PICC: accesso centrale da preferire nel paziente ospedalizzato. Possibilmente power injectable e con due o tre lumi se necessario. CICC: quando non possibile posizionamento di PICC, in emergenza o se necessari più di 3 lumi. FICC: per emodialisi o aferesi, paziente non collaborante, ostruzione cavale sup. L’uso di aghi metallici (tipo butterfly) deve essere destinato solo alle infusioni estemporanee in bolo CATETERI CENTRALI MEDICATI: Generalmente trattati con clorexidina vanno utilizzati in tutti i pazienti ricoverati in terapia intensiva, a rischio di CRBSI o pazienti con emocolture positive. Si possono utilizzare a domicilio solo accessi a medio/lungo termine. CATETERI MIDLINE : terapie di durata superiore ai 30gg. Scarsamente versatili nel caso di terapie fino a 4/5 mesi, sconsigliati nell’uso oltre i 5 mesi. PICC: da utilizzare per terapie da catetere centrale di durata fino a 4/5 mesi Per terapie sopra i 4/5 mesi: Se utilizzato 1 volta a settimana o meno: port o picc-port Se utilizzato più di una volta a settimana:
PTFE o Teflon per aghi cannula breve termine PUR per cannule, Midline e C.V.C. breve termine PE (polietilene) per cannule arteriose e CVC breve termine PUR di nuova generazione fino alla IV per C.V.C., PICC, tunnellizzati, totalmente impiantabili per medio-lungo termine. I più utilizzati. SIL ( siliconi ) Midline, P.I.C.C., tunnellizzati e non, totalmente impiantabili a medio-lungo termine. Poco utilizzati oggi. TITANIO , Polisulfone e P.O.M. per la costruzione dei reservoire (camere dei port)
Non pungere mai sotto la clavicola
Scelta del dispositivo Considerare comunque sempre Materiale del catetere La Power injectability La preparazione del personale I protocolli di inserzione Tempi di inserzione Limiti e complicanze Sito di emergenza Rischio infettivo e trombotico Controllo effettuato da: Infermiere Medico Paziente