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Latino - Quintiliano, Appunti di Latino

- Dati biografici - Institutio oratoria - Decadenza dell’oratoria secondo Quintiliano - Quintiliano nel tempo

Tipologia: Appunti

2025/2026

In vendita dal 28/06/2026

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Quintiliano
1. I dati biografici e la cronologia dell'opera
LA NASCITA E L'ATTIVITÀ DI INSEGNANTE DI RETORICA
Marco Fabio Quintiliano fu originario di Calagurris (odierna Calahorra, nella Spagna
nordorientale). Nacque tra il 30 e il 40 d.C., studiò a Roma, dove svolse poi con grande
successo l'attività di avvocato. Insegnò retorica per vent'anni, all'incirca dal 70 al 90 d.C.,
ottenendo un importante riconoscimento pubblico: fu infatti tra i primi professori finanziati
dallo Stato per iniziativa dell'imperatore Vespasiano, che gli assegnò uno stipendio annuo di
centomila sesterzi, corrispondente a quello di un alto funzionario imperiale.
IL RITIRO DALL'INSEGNAMENTO E LA STESURA DELL'INSTITUTIO ORATORIA
Nel 94 d.C., dopo essersi ritirato dall'insegnamento, l'imperatore Domiziano gli affidò
l'istruzione di due pronipoti destinati, nelle sue intenzioni, alla successione imperiale. Nello
stesso anno il retore ottenne le insegne consolari, una decorazione che assicurava onori e
privilegi. Dopo aver lasciato la cattedra, Quintiliano scrisse prima un trattato, De causis
corruptae eloquentiae ("Le cause della decadenza dell'oratoria"), che non ci è pervenuto.
Successivamente compose la sua opera maggiore, l'Institutio oratoria, tra il 90 e il 96 d.C.
circa, conclusa sicuramente prima della tragica fine di Domiziano, elogiato nel IV e nel X
libro.
LA MORTE
La data della morte è ignota, ma non dovette essere di molto posteriore alla fine della
dinastia flavia (96 d.C.). Plinio il Giovane, allievo di Quintiliano, nelle sue lettere scritte sotto
l'imperatore Traiano (98-117 d.C.), parla del maestro come di una persona non più in vita.
2. Le finalità e i contenuti dell'Institutio oratoria
UN TRATTATO SULLA FORMAZIONE DELL'ORATORE
L'Institutio oratoria ("La formazione dell'oratore") è un trattato in dodici libri, dedicato a
Vitorio Marcello, personaggio in vista alla corte di Domiziano. Quintiliano vi fa confluire la
sua ricchissima dottrina e i frutti della sua esperienza ventennale d'insegnante. Enuncia
subito l'intenzione di scrivere un'opera completa e sistematica, delineando la formazione
dell'oratore fin dall'infanzia e trattando tutti i problemi e gli argomenti, teorici e pratici,
attinenti alla scienza retorica e all'attività oratoria. Pur rifacendosi spesso a Cicerone – le cui
orazioni costituiscono per lui modelli insuperabili di eloquenza e le cui opere retoriche sono
tra le sue fonti principali –, Quintiliano non scrive un dialogo come il De oratore, ma un vero
e proprio trattato didascalico. Nella sua organicità e nel carattere spiccatamente e
minutamente precettistico di molte parti, l'opera è assai simile a un'Ars, ossia a un manuale
scolastico.
LA CONCEZIONE DELLA RETORICA EREDITATA DA CICERONE
Quintiliano si pone fin dall'inizio sulla linea di Cicerone per ciò che riguarda la concezione
della retorica come scienza, che non si limita a fornire competenze puramente tecniche, ma
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Quintiliano

1. I dati biografici e la cronologia dell'opera

LA NASCITA E L'ATTIVITÀ DI INSEGNANTE DI RETORICA

Marco Fabio Quintiliano fu originario di Calagurris (odierna Calahorra, nella Spagna nordorientale). Nacque tra il 30 e il 40 d.C., studiò a Roma, dove svolse poi con grande successo l'attività di avvocato. Insegnò retorica per vent'anni, all'incirca dal 70 al 90 d.C., ottenendo un importante riconoscimento pubblico: fu infatti tra i primi professori finanziati dallo Stato per iniziativa dell'imperatore Vespasiano, che gli assegnò uno stipendio annuo di centomila sesterzi, corrispondente a quello di un alto funzionario imperiale.

IL RITIRO DALL'INSEGNAMENTO E LA STESURA DELL' INSTITUTIO ORATORIA Nel 94 d.C., dopo essersi ritirato dall'insegnamento, l'imperatore Domiziano gli affidò l'istruzione di due pronipoti destinati, nelle sue intenzioni, alla successione imperiale. Nello stesso anno il retore ottenne le insegne consolari, una decorazione che assicurava onori e privilegi. Dopo aver lasciato la cattedra, Quintiliano scrisse prima un trattato, De causis corruptae eloquentiae ("Le cause della decadenza dell'oratoria"), che non ci è pervenuto. Successivamente compose la sua opera maggiore, l' Institutio oratoria , tra il 90 e il 96 d.C. circa, conclusa sicuramente prima della tragica fine di Domiziano, elogiato nel IV e nel X libro.

LA MORTE La data della morte è ignota, ma non dovette essere di molto posteriore alla fine della dinastia flavia (96 d.C.). Plinio il Giovane, allievo di Quintiliano, nelle sue lettere scritte sotto l'imperatore Traiano (98-117 d.C.), parla del maestro come di una persona non più in vita.

2. Le finalità e i contenuti dell' Institutio oratoria

UN TRATTATO SULLA FORMAZIONE DELL'ORATORE

L' Institutio oratoria ("La formazione dell'oratore") è un trattato in dodici libri, dedicato a Vitorio Marcello, personaggio in vista alla corte di Domiziano. Quintiliano vi fa confluire la sua ricchissima dottrina e i frutti della sua esperienza ventennale d'insegnante. Enuncia subito l'intenzione di scrivere un'opera completa e sistematica, delineando la formazione dell'oratore fin dall'infanzia e trattando tutti i problemi e gli argomenti, teorici e pratici, attinenti alla scienza retorica e all'attività oratoria. Pur rifacendosi spesso a Cicerone – le cui orazioni costituiscono per lui modelli insuperabili di eloquenza e le cui opere retoriche sono tra le sue fonti principali –, Quintiliano non scrive un dialogo come il De oratore , ma un vero e proprio trattato didascalico. Nella sua organicità e nel carattere spiccatamente e minutamente precettistico di molte parti, l'opera è assai simile a un'Ars, ossia a un manuale scolastico.

LA CONCEZIONE DELLA RETORICA EREDITATA DA CICERONE Quintiliano si pone fin dall'inizio sulla linea di Cicerone per ciò che riguarda la concezione della retorica come scienza, che non si limita a fornire competenze puramente tecniche, ma

si propone di formare, insieme con il perfetto oratore, il cittadino e l'uomo moralmente esemplare.

I RAPPORTI TRA RETORICA E FILOSOFIA

Subito dopo, Quintiliano affronta il problema del rapporto tra retorica e filosofia, dibattuto lungo tutta la tradizione greca (dai sofisti a Platone a Isocrate) e latina (da Cicerone a Seneca). Sulla linea isocratico-ciceroniana, polemizza con la pretesa dei filosofi di riservare a sé l'educazione dei giovani e afferma che la filosofia è solo una delle scienze che contribuiscono alla cultura enciclopedica dell'oratore. Le sue posizioni corrispondono a quelle sostenute da Cicerone nel De oratore , in quanto anche la filosofia, come tutte le altre materie di studio, viene ricondotta nell'ambito onnicomprensivo dell'oratoria. Ben poco ciceroniana appare, invece, la dichiarata ostilità di Quintiliano verso i filosofi contemporanei, sui quali esprime giudizi molto severi, affermando che ai suoi tempi "sotto il nome della filosofia si sono celati i vizi più gravi". Tale presa di posizione si inquadra, più che nella polemica tradizionale tra retori e filosofi, nell'adesione e nell'appoggio agli orientamenti degli imperatori flavi e specialmente di Domiziano, promotore di due espulsioni di filosofi da Roma.

3. La decadenza dell'oratoria secondo Quintiliano

L'INSTITUTIO ORATORIA COME SUMMA DELLA RETORICA ANTICA

L' Institutio oratoria si può considerare una summa della teoria retorica antica. L'autore cita (non sempre di prima mano) numerose fonti greche e latine, discutendo le posizioni dei predecessori con grande equilibrio e pacatezza di giudizio. Inoltre, imposta quasi sempre i problemi con esemplare chiarezza e concretezza e svolge la trattazione in tono amabilmente discorsivo. L'opera può dunque essere letta anche come una preziosa raccolta di materiale che conserva, ordinate sistematicamente ed esaminate criticamente, le acquisizioni della scienza e della tecnica della comunicazione e della persuasione.

LA MUTATA FUNZIONE DELL'ORATORE E LE CAUSE DELLA DECADENZA DELL'ORATORIA L'opera ha importanti implicazioni in rapporto alle condizioni storico-culturali dell'età in cui è sorta, in particolare riguardo a due problemi dibattuti in altri testi pressappoco contemporanei: la mutata funzione dell'oratore nella società civile e le nuove tendenze stilistiche affermatesi nella prima età imperiale. Quintiliano imposta entrambi i problemi in termini di "corruzione" e indica le cause della decadenza dell'eloquenza in fattori di ordine tecnico (carenza di buoni insegnanti, eccessivo spazio dato nella scuola alle declamazioni su argomenti fittizi) e morale (degenerazione dei costumi cui si accompagna lo scadimento del gusto e dello stile). Individua classicisticamente in Cicerone il culmine dell'oratoria romana e il modello insuperato, cui si deve tornare per porre rimedio alla situazione presente.

LA PROPOSTA DI MODELLI DEL PASSATO REPUBBLICANO In uno studioso intelligente e preparato come Quintiliano stupisce l'assoluta mancanza di prospettiva storica, che lo induce a riproporre modelli di eloquenza legati indissolubilmente alle condizioni storico-politiche dell'età repubblicana come se fossero ancora attuali sotto il

LO STILE DI QUINTILIANO E LE DIFFERENZE RISPETTO A CICERONE

Per quanto riguarda lo stile di Quintiliano stesso, il suo intento esplicito di evitare una «trasmissione di nozioni disadorna e arida» e di conferire alla sua esposizione «una certa eleganza» che la renda piacevole e attraente, si traduce in un uso relativamente abbondante di figure retoriche (soprattutto similitudini e metafore) che risente indubbiamente delle preferenze dei suoi contemporanei per un modo di esprimersi ornato e "poetico". Le differenze rispetto al modello ciceroniano si notano, oltre che nell'abbondanza dei traslati, nella sintassi meno ampia e distesa, più mossa e variata, e nella ricerca di una maggiore concentrazione del pensiero, di una maggiore rapidità e incisività. Quintiliano riteneva Cicerone un modello insuperato ma non insuperabile.

4. Quintiliano nel tempo

DALL'ETÀ IMPERIALE AL MEDIOEVO

Presso i suoi contemporanei Quintiliano godette di fama e prestigio. Marziale lo definisce "sommo maestro della gioventù volubile, / gloria del Foro romano", ravvisando in lui un grande educatore e un eccezionale avvocato. Giovenale, forse suo allievo, nella satira VII depreca la scarsa propensione dei ricchi a pagare adeguatamente il "quintiliano" che si occupa dell'educazione dei propri figli: il nome del retore era dunque così noto da poter designare per antonomasia il precettore. Plinio il Giovane, anch'egli allievo, parla con ammirazione del retore ritenendolo una personalità importante della cultura romana e apprezzandone il progetto educativo. Nel IV secolo d.C. autori come Ausonio e Gerolamo menzionano con stima Quintiliano. La sua fama era tale che in questo secolo furono pubblicate con il suo nome una serie di Declamationes (oggi ritenute spurie), finalizzate allo studio e agli esercizi nelle scuole. Esse continuarono ad essere lette nel Medioevo, mentre l' Institutio oratoria circolava in forma probabilmente mutila.

LA RISCOPERTA DELL' INSTITUTIO E LA FORTUNA NEL RINASCIMENTO Spettò a Poggio Bracciolini nel 1416 il merito della riscoperta del testo integrale dell’ Institutio oratoria presso il monastero di San Gallo, in Svizzera. In una lettera a Guarino Veronese, rappresenta entusiasticamente la sua scoperta paragonandola alla liberazione di un recluso da un carcere oscuro. L' Institutio divenne un testo importante per la formazione dei giovani: Guarino il Veronese diede vita a una scuola strutturata su tre livelli (elementare, grammaticale e retorico), nell'ultimo dei quali era previsto lo studio completo di Cicerone e di Quintiliano. Nel 1599, con la stesura della Ratio studiorum dei gesuiti, Quintiliano, insieme con Cicerone, fu considerato il modello classico per eccellenza negli studi retorici.

LA FORTUNA DI QUINTILIANO DALL'ETÀ MODERNA A OGGI Quintiliano continuò ad avere fortuna anche nei secoli successivi e fu considerato come il padre della pedagogia moderna. In epoca illuministica, quando diventò centrale la riflessione di carattere pedagogico, si annoverarono parecchi testi che affrontavano il tema della formazione dei giovani; tra questi l' Emilio di Jean-Jacques Rousseau, in cui viene ribadita, come già aveva fatto Quintiliano, l'importanza di un metodo educativo che valorizzi le qualità naturali del discepolo. Nelle epoche successive sono stati presi in esame soprattutto gli aspetti più strettamente pedagogici dell'opera quintilianea, finché il rinnovato interesse per la retorica ha indirizzato l'attenzione degli studiosi anche alle parti dell' Institutio dedicate all' ars dicendi.