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Appunti completi Institutio Oratoria Quintiliano
Tipologia: Dispense
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Vespasiano inaugura la dinastia flavia (Vespasiano, Tito, Domiziano). Dopo un anno di anarchia militare, c’è la necessità di stabilire chi comanda. L’imperatore Vespasiano ha la necessità di ristabilire questo ordine: il principato deve istituzionalizzare. Il punto di svolta è la Lex de Imperio: l’Impero diventa una istituzione e l’imperatore ha una serie di prerogative. Il potere imperiale diventa qualcosa di rigido, la storia di Roma ha bisogno di un potere forte. [Leggere la critica sulla Lex de imperio]. I flavi erano di origine militare, Vespasiano era un soldato (cursus honorum nell’esercito), quindi non ha una formazione e un’attenzione culturale. Questo aspetto è importantissimo. L’esercito in questa epoca assume un’importanza notevole. Inoltre Vespasiano deve riportare l’ordine, quindi mette in piedi una complessa macchina amministrativa che gestisce lo stato. Nella dinastia flavia vediamo questo percorso per far funzionare l’impero. Sembrerebbe che la cultura sia messa da parte. C’è un irrigidimento rispetto alla cultura: le priorità sono altre, bisogna riportare l’ordine. L’epoca di Vespasiano è molto tranquilla. Vespasiano ha un’apertura mentale nei confronti delle provincie, provinciali accolti a roma che hanno anche compiti importanti (burocrati e amministratori). Quindi si verifica una mobilità sociale, e la aristocrazia perde il suo valore. Il clima culturale è particolare: Vespasiano decide che la cultura gli serve per propagandare il ripristino dell’ordine. I letterati dovevano ancora di più lavorare per esprimere il consenso al potere. L’interesse di Vespasiano è fare in modo che questi intellettuali vengano formati in linea con il consenso all’impero. Bisogna scegliere qualcosa che sia in linea con il potere → adulazione e subalternità sociale: se si vuole sopravvivere bisogna andare in linea con il potere imperiale. Tra classicismo e realismo: il potere ha bisogno di tornare ai punti saldi della cultura romana, ha bisogno di ordine e di stabilità. Li troviamo, non nell’epoca precedente, ma in quella ancora prima ovvero l’epoca classica (poesia: Virgilio; prosa: Cicerone). Si abbandona il gusto barocco e stravagante dell’epoca neroniana. Vespasiano ha bisogno di tornare all’ordine: ordine stilistico.
Quintiliano è il primo professore di scuola pubblica dell’occidente. E’ un maestro di retorica che vive tutta l’età dei flavi. Quintiliano fa una cosa importantissima per il potere: crea un manuale di Institutio oratoria che serve per formare le future generazioni di maestri e studenti. Il potere voleva che la cultura andasse in una direzione. Le classi dirigenti non sono più quelle della vecchia aristocrazia. La classe dirigente va educata ed istruita: Quintiliano rappresenta questa esigenza del potere. Nacque in Spagna; fu amico e collaboratore di tutti gli imperatori della sua epoca; fu amico di Galba: quando Nerone morì, siccome Galba era stato proclamato imperatore dalle legioni della Spagna, se lo portò a Roma. Prima cattedra di eloquenza retribuita dallo stato Domiziano valorizza quintiliano Rapporti molto positivi con gli imperatori, fu un uomo del potere Scrive un trattatello su “De causis corruptae eloquentiae”; Quintiliano essendo depositario della cattedra di eloquenza, si domanda i motivi della corruzione di questo stile. Motivazione legata non alla politica (non poteva dire, per la sua posizione, non poteva dire che la causa di tutto era l’assenza di libertà causata dagli imperatori), di conseguenza vira intorno dicendo che i motivi sono la mancanza di buoni maestri e il fatto che l’oratoria politica
e giudiziaria lascia il posto all’oratoria fittizia (suasoriae, controversiae, finzioni…). Quando il ragazzo si trova a discutere di cose più concrete non è in grado di farlo. Quintiliano sistema le cose trovando una serie di motivazioni che sono vere ma sono la conseguenza e non la causa. Quando si parla di argomenti fittizi si crea una classe dirigente fittizia. Quintiliano si tiene a distanza dalle grandi questioni politiche. L’institutio oratoria La regola, la norma, che regolano l’oratoria. C’è un costante tono adulatorio nei confronti di Domiziano. Un’opera profondamente legata al suo tempo, un tempo che richiede agli intellettuali ordine e servizio al potere. C’è una grande fioritura di manualistica e di precettistica. L’oratore è il “vir bonus dicendi peritus” (lezione Catoniana poi ripresa da Cicerone) → deve essere un uomo politico, ma innanzitutto deve essere un vir bonus. la moralità di chi insegna oratoria è fondamentale (questo manuale è legato soprattutto alla docenza). E’ una morale un po’astratta e scolastica. Astratta perché nel momento in cui il ragazzo tipo, dopo essere stato educato, viene buttato nella società quella società non è più quella dei tempi passati, quindi Quintiliano modella la sua opera attraverso l’accettazione di una subalternità rispetto al potere imperiale; è molto realista e sa perfettamente che l’impero è una necessità storica: non si può fare diversamente. Sopravvive cercando di non essere uno zerbino, proponendo dei valori. La parola d’ordine della dinastia flavia è il ritorno all’ordine, al rigore, dopo le follie dell’epoca giulio-claudia. Questo ritorno coincide con un ritorno al classicismo (equilibrio, stabilità, armonia). Quello che resta fuori da questa cultura è la filosofia. Vespasiano fa chiudere le scuole filosofiche. La filosofia è il mezzo attraverso cui l’uomo si rende libero mentalmente; in questa libertà può essere un fastidio per il potere. Nei filosofi contemporanei si sono annidati dei vizi gravissimi. Il recupero delle forme artistiche di un’epoca passata. Abbiamo degli spunti di modernità per quanto riguarda la relazione docente-discente. Abbiamo una pedagogia moderna. In cosa consistono i nuovi strumenti pedagogici? Il lessico è sobrio. T5 La scuola è meglio dell’educazione domestica Primo grande punto di modernità. La scuola prima era solo domestica, quindi solo di determinate famiglie. Spesso questi precettori erano liberti e schiavi (non venivano pagati molto). Lui ha la cattedra di retorica pubblica quindi mette mano su ciò che significa avere una “classe”.
T E’ la famiglia, non la scuola, a corrompere i giovani (non da fare traduzione) Notiamo alcuni passaggi molto provocatori:
l’oratoria). Che libri usavano nel ludus? Usavano gli alfabetari, ogni tanti si leggevano anche le leggi delle dodici tavole. Salendo di grado scolastico si era invitati a impegnative letture retorico-filosofiche (i classici). Non ci sono solo Virgilio e Cicerone tra le letture classiche, ma anche Terenzio, Sallustio e letture in lingua greca. Tra i Greci ci sono Omero ed Euripide. Dei tre tragici Euripide è quello che dal punto di vista cronologico è più vicino. E’ anche il più moderno, il più interessante per la letteratura latina. Virgilio sta alla scuola romana, come Omero sta alla cultura greca, quindi chiunque conosceva le opere di Virgilio (anche le persone più umili e appena alfabetizzate). Plauto era invece un autore molto licenzioso per lessico e contenuti e quindi non era pensato per i giovani studenti, mentre Terenzio era stato influenzato molto dal teatro Menandreo che era un teatro che si avvicinava di più alle dinamiche di messaggio (universalità e humanitas) che iniziavano a diffondersi anche a Roma. Per la storia, c’è Sallusto al posto che Livio e Cesare; la retorica è fatta di mezzi espressivi e di figure che caratterizzano lo scrivere e il parlare e sicuramente Cesare non poteva usare questo tipo di retorica, Cesare era troppo semplice (chi in questa epoca parla come Cesare non è un buon oratore). Tacito era troppo contorto. Sallusto è un moralista, dice che la storia deve servire per riportare gli uomini che vivono come delle bestie e uno stato di uomini. Difetti di Seneca: Lucano dice che è meglio che i giovani non leggano Seneca per il suo stile particolare e pericoloso per lettori giovani (oratoria corrotta e rovinata da difetti che contribuisce alla degenerazione dell’eloquenza romana). Era un maestro come Quintiliano, non tanto un oratore. Erano pericolose di Seneca le minutissime sententiae. L’oratoria è fatta da un profluvio ed eccedenza di parole, mentre Seneca butta lì; quella di Seneca è una modalità interessante per la scrittura, non per l’oratoria (lui non nasce come oratore). Seneca ha dei modi disarmonici e sentenziosi. Le sententiae si caricano di una tradizione per cui si mettono lì e basta, non vanno spiegate (come in Seneca), mentre nell’oratoria si deve spiegare e ampliare tutto. Sant’ Agostino dice che anche Terenzio non gli piace a causa della presenza di alcune scene immorali. Passo in cui Terenzio porta in scena un giovinastro che si propone per il proprio stupro di seguire l’esempio di Giove (commedia di Sosia). Siamo in un’epoca in cui vengono vagliati anche tutti gli aspetti morali (moralizzazione dei costumi).