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breve ricerca sulle microplastiche scienze
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L’inquinamento da plastica è diventato uno dei problemi ambientali più urgenti da affrontare, sia per la sua gravità, sia perché lo abbiamo ignorato per troppo tempo. Negli ultimi decenni la produzione e il consumo di oggetti in plastica ha visto una crescita esponenziale e ha prodotto fenomeni di inquinamento sulla terraferma e in mare soprattutto in molti paesi dell’Asia e dell’Africa, dove i sistemi di raccolta dei rifiuti sono spesso inefficienti o inesistenti.
Molti prodotti in plastica sono destinati a durare nell’ambiente per centinaia di anni. (^) Sono piccolissimi pezzi di plastica dello spessore inferiore ai 5mm che si sono accumulati nell’ambiente. Sono presenti in una grande varietà di prodotti, dai cosmetici ai vestiti sintetici, dalle buste di plastica alle bottiglie. Le loro Proprietà: Consistono in catene di polimeri composte da atomi di carbonio e idrogeno. Altri composti chimici i ftalati, gli eteri di difenile polibromurato (PBDE) il tetra bisfenolo A (TBA) Le microplastiche possono essere divise in due gruppi: PRIMARIE: microsfere che si trovano nei prodotti per la cura personale, pallini di plastica usati nell’industria manifatturiera e fibre plastiche usate nei tessuti sintetici (per esempio il nylon). Vengono immesse nell’ambiente direttamente e da vari canali come l’utilizzo fisico dei prodotti in cui sono inserite, la perdita involontaria durante la produzione o il trasporto, l’abrasione durante il lavaggio (questo riguarda maggiormente le fibre sintetiche dei vestiti durante il processo di lavaggio).
SECONDARIE: si formano dalla decomposizione di plastiche di dimensioni più grandi presenti nell’acqua, abrase dal vento o sottoposte costantemente alle radiazioni ultraviolette del sole.
Questi piccoli frammenti di materia non sono solo un inquinante per le acque, ma lo sono anche, e soprattutto, per l’aria. Data la loro dimensione esigua possono anche spostarsi per via aerea sotto forma di fibre o di polveri.
Le microplastiche possono attraversare le barriere biologiche - come la barriera intestinale, ematoencefalica, testicolare e persino la placenta - e causare danni diretti, in particolare all’apparato respiratorio e all’apparato digerente, quali primi apparati con cui le MP entrano in contatto. Studi sperimentali hanno dimostrato che, una volta assorbite, le MP si accumulano in fegato, reni e intestino con la capacità di provocare stress ossidativo, problemi metabolici, processi infiammatori, nonché danni ai sistemi immunitario e neurologico. Infine, nella valutazione degli effetti negativi delle MP occorre tener conto della presenza delle sostanze chimiche in esse presenti o attaccate alla loro superficie, il cui rilascio nell’organismo rappresenta un potenziale rischio per la salute, e di eventuali organismi patogeni.
derivano dalla presenza di contaminanti, come i plasticizzanti (ftalati, bisfenolo A) o i contaminanti persistenti (ritardanti di fiamma bromurati, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili) presenti nelle microplastiche. Molti di essi, essendo interferenti endocrini, possono provocare danni a carico del sistema endocrino, causare problemi alla sfera riproduttiva e al metabolismo sia nei figli di genitori che sono stati esposti alle microplastiche durante la gravidanza, sia in età adulta a seguito di esposizione nelle prime fasi di vita (neonatale, infanzia, pubertà).
Inoltre le microplastche possono trasportare, attaccati alla loro superficie, microrganismi in grado di causare malattie : batteri come Escherichia coli , Bacillus cereus e Stenotrophomonas maltophilia sono stati rilevati in microplastiche raccolte al largo delle coste del Belgio.
Un cambiamento di rotta può essere ottenuto solo con il coinvolgimento della filiera produttiva che può sostituire i prodotti plastici con prodotti realizzati in altri materiali alternativi e in plastica riciclata le pubbliche amministrazioni devono organizzare la raccolta e il riciclo dei prodotti plastici, ognuno di noi deve sentire forte l’impegno nel corretto smaltimento dei rifiuti plastici, come ad esempio utilizzare sacche per la spesa multiuso. Ci sono molti altri comportamenti che possono ridurre il consumo di plastica e generare una nuova richiesta sui mercati di prodotti realizzati con materiali e processi produttivi sostenibili. Possiamo evitare lo spreco, riusando o trasformando anche i vestiti, oggetti...