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MICROPLASTICHE APPUNTI SUPERIORI, Appunti di Scienze della Terra

appunto microplastiche, parla anche di un metodo scoperto da un ragazzo su come rimuovere le microplastiche dall'acqua.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 09/01/2021

tommyfrau-06
tommyfrau-06 🇮🇹

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Ricerca sulle microplastiche.
1. Le microplastiche sono delle piccole particelle, che vanno dai 5 millimetri
di spessore in giù. Le microplastiche inquinano la terra. Infatti si trovano
ovunque, anche nel nostro cibo ma il luogo dove è più comune la
microplastica è l’acqua, sopratutto dei mari e dei fiumi, poiché molta
plastica viene buttata in mare, questo fa si che gli animali marini e quindi
i pesci, le tartarughe ecc… ingeriscano microplastiche scambiandole per
plancton e questo è un grande danno all’ambiente. Infatti il15-20 per
cento delle specie marine che finiscono sulle nostre tavole contengono
microplastiche secondo l’Ispra, mentre per i ricercatori dell’Università
nazionale d’Irlanda, che hanno pescato nel mare del Nord i pesci
mesopelagici (piccole specie di pesci che vivono nel buio degli oceani tra
i 200 e i 1.000 metri di profondità) , la percentuale salirebbe addirittura al
73 per cento. Un altro fatto dannoso è che la plastica e quindi anche la
microplastica si trova nelle spiagge, io mi ritrovo, infatti a dover
raccogliere della plastica che viene abbandonata nelle spiagge. Questo è
un problema perché ha dimensioni molto piccole, molte volte quasi
invisibili e quindi difficili da rimuovere; un ragazzo irlandese però, Firron
Firreira, è riuscito a scoprire un metodo per rimuovere le microplastiche
dall’acqua. Questo metodo sfrutta il ferrofluido, composti da
nanoparticelle, solitamente magnetite ed ematite. Questa sostanza attira
le microplastiche, che vengono quindi tirate fuori dall’acqua.
La microplastica non nasce micro, se prendiamo una bottiglia infatti
vediamo che a causa del calore, degli agenti atmosferici e tutti i fattori
che la influenzano, la plastica si sminuzzerà sempre di più fino a
diventare appunto microplastica, inoltre la plastica quando finisce in
acqua si discioglie n frammenti più piccoli per molti motivi, dall’effetto
dei raggi ultravioletti al vento, dalle onde ai microbi e alle alte
temperature, ma, dato che sono tanti gli elementi che concorrono al
deterioramento della plastica in mare, è difficile dire con precisione
quanto un singolo polimero impiega a diventare microplastica. A
prolungarne la frammentazione concorrono inoltre anche gli additivi
chimici utilizzati durante la produzione che conferiscono ai materiali
determinate caratteristiche. Dagli anni Trenta all’inizio degli anni
Duemila, la produzione mondiale di plastica è passata da 1,5 milioni di
tonnellate a oltre 280 milioni di tonnellate (con una crescita del 38 per
cento negli ultimi 10 anni). La conseguenza è ovvia: più plastica viene
utilizzata, più ne viene buttata, direttamente o indirettamente, nei mari:
almeno otto milioni di tonnellate l’anno, secondo Greenpeace. Questo
comporta quindi un aumento di plastica e microplastica presente nei
mari, quindi più pesci e uccelli avvelenati e più plastica nelle nostre
tavole...

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Ricerca sulle microplastiche.

  1. Le microplastiche sono delle piccole particelle, che vanno dai 5 millimetri di spessore in giù. Le microplastiche inquinano la terra. Infatti si trovano ovunque, anche nel nostro cibo ma il luogo dove è più comune la microplastica è l’acqua, sopratutto dei mari e dei fiumi, poiché molta plastica viene buttata in mare, questo fa si che gli animali marini e quindi i pesci, le tartarughe ecc… ingeriscano microplastiche scambiandole per plancton e questo è un grande danno all’ambiente. Infatti il15-20 per cento delle specie marine che finiscono sulle nostre tavole contengono microplastiche secondo l’Ispra, mentre per i ricercatori dell’Università nazionale d’Irlanda, che hanno pescato nel mare del Nord i pesci mesopelagici (piccole specie di pesci che vivono nel buio degli oceani tra i 200 e i 1.000 metri di profondità) , la percentuale salirebbe addirittura al 73 per cento. Un altro fatto dannoso è che la plastica e quindi anche la microplastica si trova nelle spiagge, io mi ritrovo, infatti a dover raccogliere della plastica che viene abbandonata nelle spiagge. Questo è un problema perché ha dimensioni molto piccole, molte volte quasi invisibili e quindi difficili da rimuovere; un ragazzo irlandese però, Firron Firreira, è riuscito a scoprire un metodo per rimuovere le microplastiche dall’acqua. Questo metodo sfrutta il ferrofluido, composti da nanoparticelle, solitamente magnetite ed ematite. Questa sostanza attira le microplastiche, che vengono quindi tirate fuori dall’acqua. La microplastica non nasce micro, se prendiamo una bottiglia infatti vediamo che a causa del calore, degli agenti atmosferici e tutti i fattori che la influenzano, la plastica si sminuzzerà sempre di più fino a diventare appunto microplastica, inoltre la plastica quando finisce in acqua si discioglie n frammenti più piccoli per molti motivi, dall’effetto dei raggi ultravioletti al vento, dalle onde ai microbi e alle alte temperature, ma, dato che sono tanti gli elementi che concorrono al deterioramento della plastica in mare, è difficile dire con precisione quanto un singolo polimero impiega a diventare microplastica. A prolungarne la frammentazione concorrono inoltre anche gli additivi chimici utilizzati durante la produzione che conferiscono ai materiali determinate caratteristiche. Dagli anni Trenta all’inizio degli anni Duemila, la produzione mondiale di plastica è passata da 1,5 milioni di tonnellate a oltre 280 milioni di tonnellate (con una crescita del 38 per cento negli ultimi 10 anni). La conseguenza è ovvia: più plastica viene utilizzata, più ne viene buttata, direttamente o indirettamente, nei mari: almeno otto milioni di tonnellate l’anno, secondo Greenpeace. Questo comporta quindi un aumento di plastica e microplastica presente nei mari, quindi più pesci e uccelli avvelenati e più plastica nelle nostre tavole...