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Le opere del Bernini, Sintesi del corso di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Opere del Bernini: il Baldacchino di San Pietro, il colonnato di San Pietro, Apollo e Dafne

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 24/03/2025

Aeryn
Aeryn 🇮🇹

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Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598-Roma1680) La sua formazione avviene
soprattutto a Roma dove rimane fino alla morte. La sua carriera artistica si svolge
soprattutto all’interno della corte papale e, sotto il pontificato di Urbano VIII, diventa il
principale rappresentante artistico. Bernini non è solo uno scultore ma anche architetto,
pittore, scenografo e porta alla massima espressività il linguaggio barocco che fa
meravigliare.
Baldacchino di San Pietro è una scultura monumentale realizzata da Bernini tra il
1624 e il 1633. Riceve l’incarico da Papa Urbano VIII che la vuole collocata al centro
della Basilica di San Pietro, dove sorge l’altare maggiore, in corrispondenza della
tomba di San Pietro e sotto la cupola progettata da Michelangelo. Il baldacchino si erge
verso la cupola per suggerire un collegamento tra cielo e terra, tra Dio e la Chiesa.
Bernini fece molti schizzi di prova per concepire quest’opera alta 28 metri e mezzo, la
cui forma riprende quella del baldacchino papale.
Struttura:
1) il baldacchino è a pianta quadrata.
2) Dai 4 basamenti (piedistalli) di marmo posti agli angoli, decorati con lo stemma
del pontefice committente (Urbano VIII), si slanciano quattro colonne di 11
metri, in bronzo dorato, riempite di calcestruzzo per renderle più robuste e
composte da tre sezioni decorate con rami di alloro (simbolo della gloria e della
chiesa cattolica), lucertole (simbolo di resurrezione) e api (richiamano lo stemma
della famiglia Barberini, famiglia di Urbano VIII, che ne contiene 3 disposte a
triangolo) e sembrano avvitarsi su se stesse (dette tortili) fino a giungere ai
capitelli di tipo composito così chiamati perché somma di stile ionico e corinzio.
3) Al di sopra dei 4 capitelli troviamo 4 segmenti quadrangolari (DADI) che
separano il capitello dalla soprastante trabeazione creando un senso di
slanciatezza.
4) La trabeazione è concava e termina imitando i pendóni di un baldacchino in
tessuto dando la sensazione di leggerezza.
5) In cima, in corrispondenza dei 4 angoli, ai piedi di 4 figure di angeli, ci sono 4
volute a forma di dorso di delfino che convergono verso il centro sorreggendo un
elemento sul quale poggia un globo (ellissoide), che sostiene una croce.
L’unicità di quest’ opera sta nella sua sensazione di leggerezza grazie alle
colonne tortili, al contrasto tra bronzo dorato e marmi colorati, alle trabeazioni,
ai pendoni e alle volute.
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Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598-Roma1680) La sua formazione avviene soprattutto a Roma dove rimane fino alla morte. La sua carriera artistica si svolge soprattutto all’interno della corte papale e, sotto il pontificato di Urbano VIII, diventa il principale rappresentante artistico. Bernini non è solo uno scultore ma anche architetto, pittore, scenografo e porta alla massima espressività il linguaggio barocco che fa meravigliare. Baldacchino di San Pietro è una scultura monumentale realizzata da Bernini tra il 1624 e il 1633. Riceve l’incarico da Papa Urbano VIII che la vuole collocata al centro della Basilica di San Pietro, dove sorge l’altare maggiore, in corrispondenza della tomba di San Pietro e sotto la cupola progettata da Michelangelo. Il baldacchino si erge verso la cupola per suggerire un collegamento tra cielo e terra, tra Dio e la Chiesa. Bernini fece molti schizzi di prova per concepire quest’opera alta 28 metri e mezzo, la cui forma riprende quella del baldacchino papale. Struttura:

  1. il baldacchino è a pianta quadrata.
  2. Dai 4 basamenti (piedistalli) di marmo posti agli angoli, decorati con lo stemma del pontefice committente (Urbano VIII), si slanciano quattro colonne di 11 metri, in bronzo dorato, riempite di calcestruzzo per renderle più robuste e composte da tre sezioni decorate con rami di alloro (simbolo della gloria e della chiesa cattolica), lucertole (simbolo di resurrezione) e api (richiamano lo stemma della famiglia Barberini, famiglia di Urbano VIII, che ne contiene 3 disposte a triangolo) e sembrano avvitarsi su se stesse (dette tortili) fino a giungere ai capitelli di tipo composito così chiamati perché somma di stile ionico e corinzio.
  3. Al di sopra dei 4 capitelli troviamo 4 segmenti quadrangolari (DADI) che separano il capitello dalla soprastante trabeazione creando un senso di slanciatezza.
  4. La trabeazione è concava e termina imitando i pendóni di un baldacchino in tessuto dando la sensazione di leggerezza.
  5. In cima, in corrispondenza dei 4 angoli, ai piedi di 4 figure di angeli, ci sono 4 volute a forma di dorso di delfino che convergono verso il centro sorreggendo un elemento sul quale poggia un globo (ellissoide), che sostiene una croce. L’unicità di quest’ opera sta nella sua sensazione di leggerezza grazie alle colonne tortili, al contrasto tra bronzo dorato e marmi colorati, alle trabeazioni, ai pendoni e alle volute.

Colonnato di San Pietro Commissionato nel 1657 da papa Alessandro VII, è composto da 284 colonne e 88 pilastri disposti su 4 file. Sorretta da capitelli di ordine tuscanico, vi è un’ architrave sormontata da una cornice marmorea. La copertura è a capanna, come nei templi classici, ma in prossimità della gronda c’è una balaustra sulla quale sono poste 162 statue di santi rivolte verso la piazza. Il colonnato, la cui forma è geometricamente un’ ellisse, si congiunge alla facciata della Basilica grazie a due ali laterali fra loro divergenti. In questo modo la percezione delle distanze si attenua e la facciata sembra più vicina, quasi direttamente affacciata sulla piazza. Il colonnato ha anche un valore simbolico: i due rami curvi fanno pensare a una sorta di abbraccio simbolico della Chiesa che accoglie i fedeli. Apollo e Dafne (1622 - 1625): l’ arte di Bernini è rivoluzionaria: combina l’armonia del classicismo con la fantasia e la libertà di espressione. Un esempio è il gruppo marmoreo di Apollo e Dafne che raffigura il momento in cui Apollo raggiunge la ninfa Dafne, di cui si era innamorato a causa di una freccia scagliata da Eros. Dafne fugge e chiede al padre Penèo di essere trasformata in una pianta di alloro, che in greco si dice appunto dafne. Bernini riesce a dare alle due figure un movimento che non si era mai visto prima in una scultura: la gamba sinistra di Apollo è sollevata e il braccio destro spinto all’indietro equilibra lo slancio della corsa; il corpo nudo di Dafne, invece, per sfuggire all’abbraccio si inarca in avanti, con un colpo di reni come a voler provare a essere libera per l’ultima volta. La ninfa ha la bocca aperta e sta urlando. Apollo la sfiora con la mano sinistra ma i capelli e le mani di Dafne cominciano già a trasformarsi in rami di alloro; le dita dei piedi diventano radici che la ancorano al terreno e la pelle comincia a trasformarsi in corteccia.