




























Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
L’idea di una possibile società multiculturale muove passioni e paure, stimola dibattiti, pone interrogativi. Ne risulta una guida utile a chiunque voglia affrontare in modo più consapevole l’esperienza quotidiana dell’incontro con la differenza culturale.
Tipologia: Dispense
1 / 36
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!





























Il termine Multiculturalismo viene usato per descrivere una realtà sociale specifica, caratterizzata dalla molteplicità di riferimenti valoriali e normativi. Ci si riferisce alle società occidentali moderne, in quanto all’interno vi troviamo una molteplicità di gruppi diversi nell’identificazione, nel riconoscimento e nell’orientamento dell’azione dei loro membri. Ci sono due visioni differenti:
Il termine multiculturalismo si diffonde prima negli USA e poi in Europa a partire dagli anni ‘80, anni in cui avviene una vera e propria svolta a livello sociale nel mondo occidentale. Il termine multiculturalismo si riferisce alla presenza di differenze nelle abitudini culturali, nelle preferenze e nei valori di gruppi che convivono nel medesimo spazio sociale. Tali differenze sono ritenute uno dei principali elementi costitutivi dell’identità individuale e collettiva; essi formano la base irrinunciabile per lo sviluppo di un senso di appartenenza e di identificazione. Dopo la 2° guerra mondiale, vi erano stati numerosi flussi migratori che portarono manodopera per le grandi industria. L’ideale che si voleva raggiungere era quello di un melting pot, cioè l’idea che le antiche differenze si potessero fondere con le altre, in una nuova grande comunità e umanità, migliore delle precedenti. Ci si voleva identificare nello stato - nazione, che diventò poi baluardo del concetto di uguaglianza.
Ma questo ideale ebbe subito un rapido stop negli anni ‘60 quando iniziarono una serie di movimenti per il riconoscimento dei diritti civili e emancipazione delle minoranze. Questo evidenziò come in realtà, l’ideale venisse usato dalla società e dai politici solo come vetrina per il progresso. Un progresso che non volevano davvero raggiungere; i soli a volere progredire erano i bianchi.
Tra gli episodi più importanti troviamo il problema razziale con gli Afroamericani che erano troppo spesso emarginati dalla società. Questo divise in due la nazione per molti anni, con grossi movimenti di protesta guidati soprattutto da Martin Luther King. Oltre a questo vi era anche il movimento femminista, quello giovanile e quello hippie. Questi tutti insieme mettevano in crisi gli ideali universalistici ed egualitari su cui si basa il pensiero moderno
Affiancati a questi movimenti si diffondono movimenti più radicali che mettono in discussione in modo diretto la rilevanza e la presunta universalità del principio di uguaglianza. I concetti di assimilazione e di inclusione vengono sempre più criticati e percepiti come una forzata adesione a ideali e modelli sociali che difendono e consolidano gli interessi di una minoranza che detiene il suo potere e occupa le posizioni di prestigio. Alle richieste di inclusione si sostituiscono le richieste di riconoscimento delle differenze e delle specificità. I movimenti giovanili rivendicavano il valore dell’essere diversi. L’integrazione viene vista come una sconfitta, come la rinuncia alle novità e alla creatività, come la dissoluzione dell’unicità individuale e collettiva in un sistema stativo e totalizzante. Il movimento studentesco accusa la cultura moderna di escludere le voci delle classi subordinate ed evidenzia come il carattere universale del discorso politico e morale si fondi in realtà sull’annientamento metodico del dissenso e sull’inclusione di ogni diversità. Nel movimento femminile le donne vogliono essere riconosciute come donne e vogliono partecipare alla vita sociale senza dover rinunciare a questa loro specificità.
Oltre a questi movimenti, ci sono altri fattori che influenzano l’emergere del tema della differenza:
L’altra dimensione riguarda una crescente rilevanza dei fenomeni e dei processi culturali, cioè la priorità accordata alle questioni legate all’interpretazione, ai processi simbolici, all’attribuzione
soggettiva di senso agli eventi, rispetto alle semplici determinanti materiali dell’azione. Il multiculturalismo si traduce in una domanda politica: politica della differenza che sostiene la necessità di trattamenti diversi che tengano conto delle differenze tra i gruppi. Mentre l’ideale dell’assimilazione presupponeva un principio di eguaglianza formale. La politica della differenza presuppone che un trattamento quo debba richiedere un rispetto delle differenze e un trattamento differenziato dei gruppo svantaggiati. Il multiculturalismo ha una valutazione positiva della differenza. Le richieste di riconoscimento della differenza si mantengono nell’ambito di una volontà di inclusione nella società più ampia. Ma sono possibili anche manifestazioni di una volontà di mantenimento della distanza o di separazione.
Il processo di creazione dello stato moderno è avvenuto attraverso l’unificazione politica di differenti gruppi culturali presenti nel medesimo territorio o in territori contigui. Quest’opera di unificazione non ha potuto essere attuata in modo completo. La presenza di minoranze culturali costituisce una condizione diffusa del mondo occidentale. E’ possibile individuare almeno 3 situazione distinte ma simili per la tipologia dei problemi posti in relazione alla gestione e al riconoscimento della differenza. Un primo caso riguarda le situazione in cui lo stato - nazione è diviso tra due comunità differenziate sul piano politico e culturale. Le tensione create dalla costruzione degli stati moderni possono risolversi non solo sul piano delle regole federali e della ricerca di spazi di autonomia ma anche con la dominazione di una parte sulle altre, il conflitto o la dissoluzione dello stato - nazione. Altri episodi hanno risvolti più violenti, dati anche dal fenomeno della globalizzazione e della modernità. Diversi sono i casi di quei popoli che sono stati inglobati in un territorio contro la loro volontà, ma che a causa della bassa forza politica non riescono ad uscirne e spesso si appellano ad attività terroristiche. Un secondo tipo di questioni è relativo alla presenza di culture o etnie divise tra più stati. Tutte le comunità sono il risultato di una costruzione attiva di frontiere, discorsi, tradizioni, istituzioni, simboli, di una selezione di eventi, antenati e momenti comuni da ricordare e celebrare. Il problema non si risolve sul piano della certificazione e dell’accettazione di quelle comunità e di quelle minoranze che possono ragionevolmente e scientificamente definirsi come vere, ma sul piano del confronto politico relativo ai parametri che è possibile utilizzare e accettare per riconoscere la legittimità di determinate richieste proventi da comunità e minoranze nazionali. Sono differenze principalmente di carattere politico, di gruppi che richiamandosi al principio di autodeterminazione e di autogoverno, pretendono maggiore autonomia nell’ambito politico- economico. Le questioni aperte riguardano:
Poi vi sono ulteriori casi di minoranze interne marginalizzate, dove la loro tradizione secolare è stata in molti casi annientata o calpestata. Le minoranze autoctone hanno dovuto subire durante i processi di colonizzazione e di conquista non solo l’occupazione, il controllo e la violenza ma anche una rappresentazione distorta che tendeva a descriverli come selvaggi, infantili, ignoranti, incapaci di governarsi e di prendersi cura di sé. Queste popolazioni sono doppiamente discriminate, in quanto oltre che essere escluse e dominate, sono anche soggette a pregiudizi e rappresentazioni negative. Episodio analogo lo troviamo in Sud America con l’apartheid dove i neri africani vennero emarginati ed esclusi da un completo dominio economico e sociale (segregazione dai luoghi e servizi pubblici). Il problema dei neri americani rimane anche oggi, con il cosiddetto “dilemma americano, ovvero l’incapacità evidente di inglobare i neri nella società americana , nello stesso modo e con la stessa completezza con cui sono stati incorporati numerosi gruppi etnici differenti. “Nuovi movimento sociali” → rivendicazioni dei gruppi femminili e femministi e dei gruppo omosessuali. Il movimento femminista non si limita a richiedere quote che assicurino alle donne una presenza pari a quella degli uomini nelle università e nei ruoli sociali e politici di rilievo ma mira a una revisione dei curricula scolastici e dei criteri di selezione che tengano conto della specificità femminili.
Diverse le situazioni e i problemi sollevati quando la presenza della differenza è riconducibile a fenomeni migratori. Le migrazioni sono una componente della storia umana, hanno sempre accompagnato o anticipato grandi mutamento sociali, ma hanno anche costituito una modalità costante di integrazione tra società e culture differenti. Anche nel caso dell’emigrazione troviamo 2 modelli:
loro specificità legate a tradizione, religione, linguaggio o colore della pelle. In questo modello la libertà è associata all’eguaglianza. Prima si è individui eguali, e solo se individui eguali si può essere liberi e si può essere membri di un gruppo; la piena libertà individuale è indispensabile per una reale appartenenza. Lo stato non può tollerare né favorire richieste di riconoscimento di diritti collettivi e sistemi di trattamento differenziato in base a qualche forma di appartenenza.
Due critiche di questo modello:
Sia il modello pluralista sia quello assimilazionista, sono modelli con vocazione inclusiva. Il principio di base dell’appartenenza nazionale è definito dallo ius soli: può essere cittadino chiunque nasca nel territorio della nazione e voglia esserne parte.
Critiche del modello pluralista: l’enfasi posta sul sistema democratico come mezzo per regolare e derimere le contese nello spazio pubblico può mascherare la convinzione di una radicale superiorità nei confronti degli stranieri. L’eguaglianza è impossibile data la naturale inferiorità dell’altro. L’unico intervento possibile è regolare le relazioni e porre gli immigrati nelle condizioni di nuocere il meno possibile.
Critica fondamentale riguarda la sua concezione della differenza etnica e culturale. Continuare a considerare i figli dei figli di immigrati come lavoratori ospiti significa essere ciechi nei confronti degli effettivi processi sociali, nell’ipotesi peggiore, perpetuare un’opera di cancellazione degli immigrati dalla vita sociale, politica e culturale della nazione. Il termine multiculturalismo segnala la volontà di rifiutare e contrastare il progetto impegnandosi per il mantenimento della specificità. A una società in grado di fondere tutte le differenze, il melting pot, si preferisce un progetto di coesistenza nella differenza.
I problemi degli immigrati nel mondo occidentale riguardano la sfera religiosa. Il dibattito riguarda il posto e la rilevanza che le credenze possono e devono avere nell’ambito delle
scelte pubbliche, se sia possibile e credibile mantenere una distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, come e in che condizioni siano possibili il dialogo, l’accordo, la convivenza tra individui che hanno visioni del mondo, valori e tradizioni diverse.
Il riconoscimento dei diritti collettivi pone il problema se sia possibile, all’interno di un sistema liberale e democratico, garantire spazi di autonomia in cui i gruppi possano agire in base alle loro credenze e alle loro tradizioni.
La diffusione e la rilevanza che il dibattito sul multiculturalismo sta assumendo segnalano quanto questo tema ponga questioni fondamentali rispetto a una nuova definizione dei confini e delle regole sociali, richieda l’elaborazione di nuovi linguaggi e di nuove prospettive capaci di dare senso alla relazione con la differenza, esprima la necessità di ripensare gli ideali e le forme di organizzazione sociale ereditate dalla modernità.
Il multiculturalismo riguarda soprattutto due dimensioni, quella politica e quella sociale.
Il multiculturalismo riguarda soprattutto due dimensioni, quella politica e quella culturale. La dimensione politica rimanda agli effetti dei processi di globalizzazione, alla crisi dello stato - nazione, al declino delle ideologie, alla fine della contrapposizione tra Occidente e mondo sovietico, al diffondersi dell’informazione e all’importanza che essa assume in campo individuale, sociale ed economico.
Nel caso di rivendicazioni inclusive, i gruppi che si sentono marginali mettono in discussione le forme, le barriere e le modalità di accesso agli spazi politici, culturali e sociali e suggeriscono la possibilità di inventare nuovi ambiti che permettano loro maggiore possibilità di visibilità e di successo. Parte delle richieste provenienti dai nuovi movimenti sociali, dalle minoranze marginalizzate e dai gruppo di immigrati è riconducibile alla domanda di avere un peso diverso e maggiore nella vita pubblica, di garantire un allargamento degli spazi democratici che favorisca l’inclusione di chi è rimasto finora escluso. Nel caso di rivendicazioni difensive, la differenza legittima richieste di chiusura e di protezione di interessi e privilegi acquisiti; serve a innalzare e rafforzare antiche linee di separazione e di distinzione che definiscono lo spazio sociale e assicurano la difesa di interessi materiali e simbolici di un gruppo sociale.
La dimensione simbolica rimanda agli effetti dell’individualismo, cioè ai processi che hanno portato a una crescente autonomia dei singoli, all’idea dell’individuo come soggetto creativo e caratterizzato dalla libertà di scelta. In questa prospettiva, ogni individuo è particolare e ogni soggetto è chiamato a costruire e a scoprire autonomamente la sua più autentica essenza. Solo l’individuo può scoprire chi veramente è. Il processo di costruzione dell’identità, cioè della capacità di porsi la domanda “chi sono” e di trovarvi risposta, è sempre più legato alla capacità individuale e sempre meno all’appartenenza a un contesto o a un gruppo particolare. “Chi siamo” è sempre più legato alla nostra capacità di differenziarci e di renderci distinguibili, alla nostra capacità di individuazione, e sempre meno alle caratteristiche ascritte, legate a dimensioni
La scuola è il luogo privilegiato di un altro rilevante confronto multiculturale: lo sviluppo di politiche pubbliche che siano in grado di garantire a tutti i cittadini un’effettiva partecipazione sociale paritaria. Oltre all’istruzione ì, il dibattito riguarda l’abitazione, l’occupazione, la rappresentanza politica.
Le politiche dell’identità illustrano con evidenza il contenuto critico e la sfida posta ai limiti di compatibilità del sistema sociale occidentale contemporaneo presenti nel dibattito sul multiculturalismo. Un primo problema riguarda se e come sia possibile conciliare il riconoscimento dell’importanza della differenza con i valori universali e democratici, cioè se esistano margini per inglobare o far convivere rispetto della specificità e sistema liberale. Una volta ammessa questa possibilità, si pone il problema di valutare quali gruppi sia possibile e giusto riconoscere come portatori di una specificità rilevante e meritevole di sostegno, quali richieste di riconoscimento sia possibile accettare e quali sia necessario rifiutare e contrastare. Una seconda serie di questioni riguarda, se e come sia possibile conciliare il riconoscimento dell’importanza della differenza con la convivenza e il legame sociale. Infine, una serie di questioni coinvolge dimensioni più propriamente cognitive ed epistemologiche, cioè riguarda i metodi e i fondamenti della conoscenza.
Il multiculturalismo cerca di favorire le relazioni e le comunicazioni tra i diversi gruppi, cerca di aumentare la tolleranza e la comprensione reciproca e cerca di creare un ambiente favorevole alla manifestazione e al mantenimento della specificità. Le persone devono essere stimolate a interessarsi alla differenza, ad apprezzare culture diverse, a imparare a convivere confrontandosi e
comunicando con chi si riconosce in regole, credenze e valori differenti. Il multiculturalismo sostiene che la differenza costituisce un valore e una ricchezza sociale e deve essere favorita e protetta dal pericolo dell’omologazione. La differenza è un requisito irrinunciabile per la costruzione dell’identità individuale e per il buon funzionamento della società. Essere considerato come soggetto autonomo e caratterizzato dalla propria differenza, è la condizione indispensabile per la piena realizzazione di sé.
Il multiculturalismo promuove la differenza; afferma che ogni differenza è un valore e una ricchezza ed è meritevole di rispetto e di protezione; non esistono canoni comuni per valutare la rilevanza della differenza, dobbiamo sforzarci di conoscerla e di valutarla dall’interno, in base ai suoi stessi parametri. Il multiculturalismo esalta l’importanza della relazione e della comunicazione tra le differenze come base per un’effettiva integrazione e una reale solidarietà collettiva.
Insistere sulla differenza può condurre o una relazione di indifferenza basata sulla presunzione del maggiore valora della propria differenza rispetto a quella altrui o una separazione e una chiusura tese a proteggere la propria specificità della possibile contaminazione con elementi provenienti da altre tradizioni culturali. Una valutazione positiva della differenza porta a un’esplosione delle differenze, a una proliferazione delle richieste di riconoscimento, a un aumento della conflittualità sociale e a una riduzione della solidarietà.
Charles Taylor → se vogliamo comprendere e apprezzare una cultura diversa dalla nostra, non possiamo guardarla attraverso le nostre categorie concettuali, ma dobbiamo allargare i nostri orizzonti e considerare il nostro punto di vista come uno dei tanti possibili. Entrare in comunicazione con un’altra cultura, significa attivare un processo al termine del quale i nostri criteri iniziali sono cambiati. Se il multiculturalismo ha davvero successo è probabile che le relazioni tra gruppi differenti e i matrimoni interculturali aumentino. La differenza dei gruppi marginali e discriminati è una differenza imposta, il risultato di un’antica e continua opera di espulsione. In alcuni casi, proteggere e riprodurre le differenze significa proteggere e riprodurre sfruttamento ed esclusione, significa legittimare rapporti di potere politico ed economico asimmetrici e vantaggiosi solo per i gruppi dominanti e maggiormente privilegiati.
Il senso della particolarità della propria identità nasce da una qualche forma di confronto con chi è percepito e definito come “altro”, dalla capacità di costruzione di una distinzione in grado di porsi come una differenza significativa. Classificare, comparare, distinguere, etichettare sono processi cognitivi che stanno alla base della costruzione di senso, della comunicazione, della conoscenza e della comprensione del mondo. La capacità di osservare la realtà come risultato di una costruzione sociale implica lo sviluppo di una competenza di secondo livello, richiede la capacità di prendere le distanze dai processi di reificazione per renderli visibili e poterli osservare e criticare.
In questa prospettiva, la società multiculturale si presenta come un mosaico di diverse unità culturali omogenee e distinte, separate le une dalle altre in modo da garantire che la loro specificità non venga corrotta da influenze reciproche. Il discorso della protezione della propria comunità e dei suoi valori non è privo di paradossi: la presunta necessità di preservare l’identità si richiama a fattori storici, di cui è essenziale riappropriarsi per recuperarne la purezza e il valore, ma il superamento della situazione attuale porta al futuro.
La visione essenzialista della differenza, della cultura e dell’identità è limitata, decontestualizzata e destoricizza i processi sociali e riduca gli individui a meri riproduttori meccanici di tradizioni e di rituali. Contro l’idea che la cultura sia un pacchetto definito e immutabile se ne evidenzia il carattere contraddittorio, ambiguo e conflittuale. La cultura non è qualcosa di statico, che si conserva immutato e incontestato, ma un processo continuo. All’interno di una medesima cultura esistono idee, simboli, abitudini, modelli di azione differenziati, anche contrapposti, entro cui i soggetti possono scegliere in base ai loro particolari scopi e alle singolari situazioni in cui si trovano immersi. Dato il suo carattere processuale, la cultura è qualcosa che circola e che non può essere distribuito in modo omogeneo in una località o una collettività. In questa prospettiva, la cultura non è un insieme di idee imposta, ma un insieme di idee e simboli disponibili per l’uso. Il discorso essenzialista è un discorso incapace di inglobare e di farsi carico della relazione con la differenza e con l’alterità.
Lo scenario multiculturale che emerge da una visione essenzialista è un mondo in cui i gruppi sono ben definiti, separati e protetti da negative influenze reciproche, un mondo in cui ogni individuo è vincolato al proprio gruppo, completamente definito dalla sua appartenenza, che riceve da antiche radici e non ha possibilità o diritto di scegliere o di modificare. Un mondo in cui la preoccupazione principale consiste nel mantenere e nel rafforzare le barriere che separano e che consentano la protezione della propria differenza.
E’ necessario evidenziare che la visione essenzialista è ben lontana dal condurre verso una società realmente multiculturale, aperta e ospitante nei confronti della differenza.
Quando la paura lascia spazio a una più solida fiducia di sé e della propria forza, i modelli di relazione con la differenza possono assumere forme più tolleranti. Quando al sentimento di minaccia apportata dalla differenza dell’altro si sostituisce un forte etnocentrismo, che percepisce la propria cultura come superiore alle altre, l’altro può suscitare più curiosità che paura, pur rimanendo radicalmente altro. Si tratta di una della possibili forme assunte dalla convivenza tra differenze, si tratta del “multiculturalismo dei privilegiati” o “multiculturalismo di mercato”. Questa forma di multiculturalismo trova le sue radici in una tradizione di colonialismo illuminato tipico del pensiero moderno occidentale, che vede i membri di altre culture come “buoni selvaggi”, individui che sono rimasto bloccati su un gradino inferiore della scala evolutiva e della storia del progresso umano. I selvaggi sono “buoni” perchè non ancora contaminati e corrotti dal progresso. L’altro è interessante e attraente perché rappresenta ciò che noi non siamo più; l’altro è visto come un soggetto autonomo e indipendente, ma la sua autonomia e la sua indipendenza hanno un raggio d’azione diverso e più limitato del nostro.
Considerare la differenza come una forma tra le altre di consumo voluttuario può indurre “all’approccio turistico alla moralità” cioè la tendenza a considerare la differenza altrui come qualcosa da assaporare con il gusto del conoscitore e con la curiosità del cosmopolita dalla mente aperta, ma senza prendersi il disturbo di esprimere giudizi su di essa o di prendere posizione nei suoi confronti. Questa visione della differenza porta a immaginare una società multiculturale in cui i diversi gruppi coltivano e proteggono la propria specificità e convivono l’uno accanto all’altro mantenendo relazioni di mercato.
Pur di partecipare al progresso e alla ricchezza del gruppo dominante alcuni membri delle culture subordinate si rendono disponibili a svolgere tutte quelle mansioni che contribuiscono a soddisfare le domande di consumo dei più abbienti. Questa forma di multiculturalismo → multiculturalismo aziendale o neomercantile, pone l’accento sugli aspetti economici della convivenza con la differenza. Sono forme di multiculturalismo che tendono a celebrare la diversità e i vantaggi del sistema di mercato senza mettere in discussione né la struttura e le modalità di accesso allo spazio pubblico in cui le diversità si incontrano, né le forme di potere che creano e sostengono tali differenze.
I modelli difensivo e i modelli di mercato non sembrano in grado di affrontare i reali nodi problematici posti dal multiculturalismo. Non accolgono né le sfide di carattere politico (inclusione di gruppi emarginati, nuove forme di rappresentanza, nuove regole nella ridistribuzione dei beni e delle ricchezze, un’efficace lotta alla discriminazione, il rispetto verso le minoranze), né quelle di carattere culturale (manifestare e vedere riconosciuta la propria differenza, rispetto per la propria identità, critica al dominio del maschio bianco occidentale, revisione dei rapporti di forza e di potere esistente tra i diversi gruppi). Disegnano scenari sociali preoccupanti:
Il principio di libertà, riconosce come sacra e inviolabile la libertà dell’individuo, è quest’ultimo che viene considerato titolare di diritti civili, politici e sociali che garantiscono la partecipazione alla vita collettiva e la piena realizzazione personale. Il principio di eguaglianza sostiene la parità formale di tutti i cittadini di fronte alla legge e la parità delle opportunità senza riguardo alle distinzioni di sesso, appartenenza religiosa o politica, orientamento culturale. Il principio di fraternità orienta verso il riconoscimento dello status di cittadini per tutti i membri della società e verso una continua tensione a favore dell’inclusione.
Uno dei campi di riflessione aperti dal multiculturalismo riguarda la possibilità di far convivere in modo efficace i principi e le regole della tradizione democratica liberale (universalismo, individuo titolare di diritti) con le richieste di riconoscimento della specificità e dell’appartenenza (particolarismo, differenza, idea dell’esistenza di diritti comunitari).
della differenza, di ordine culturale, sociale, etnico, religioso, che riesce a gestire e a includere nel proprio spazio pubblico. La democrazia si nutre di diversità, si fonda sulle capacità di creare le condizioni idonee perché le differenze si incontrino e trovino stimolante e interessante confrontarsi, discutere, competere e scontrarsi. Una società in cui sia presente una molteplicità di valori, giudizi e punti di vista sulla realtà consente una maggiore libertà di scelta, amplia le possibilità e le opportunità per i singoli individui. Perché ciascuno possa esprimere le proprie preferenze e possa manifestarle apertamente è necessario garantire un elevato grado di libertà individuale.
La sfera pubblica deve essere capace di accettare un certo grado di differenza, ma perché questa sia compatibile con un’effettiva democrazia liberale è necessario che sia intesa e accettata come diritto individuale e non come diritto collettivo.
In questa prospettiva, si suggerisce di abbandonare il termine multiculturalismo in quanto carico di ambivalenze. Esso veicola due possibili interpretazioni tra loro contrastanti.
Una possibile critica nei confronti del multiculturalismo liberale rileva come un’eccessiva enfasi sulla libertà individuale non consenta di riconoscere la reale importanza che il gruppo sociale e un certo grado di identificazione in esso rivestono nella vita sociale e nella costruzione dell’identità individuale. Il senso di identità e di unicità personale passa attraverso un processo di individualizzazione ma anche attraverso un processo di identificazione.
La necessità di una revisione più radicale del modello democratico classico viene sostenuta da chi ritiene che il principio liberale del riconoscimento dei soli diritti individuali non consenta un reale riconoscimento dei diritti fondamentali per i membri delle minoranze. Secondo questa prospettiva, la libertà di scelta individuale è effettiva solo se si riconosce l’appartenenza dei soggetti a una cultura. La cultura costituisce un insieme di opzioni significative che consente ai singoli di riconoscersi, di agire e di esprimere la loro libertà. Le questioni posta dalle richieste di riconoscimento della differenza non possono sempre essere risolte sul piano dei diritti individuali, ma richiedono il riconoscimento dei diritto collettivi. Una società realmente multiculturale deve affiancare ai diritti universali, una serie di diritti collettivi. Per evitare che il riconoscimento di diritti collettivi si configuri come negazione dei principi democratici liberali, è necessario che tale riconoscimento sia sottoposto ad alcune limitazioni.
E’ possibile distinguere tra:
Anche questa posizione non è esente da aspetti problematici. Può essere criticata da una prospettiva liberale sostenendo che favorire e accettare la richiesta di diritti collettivi rischia di avvalorare una visione reificata della cultura, promuovendo l’idea che la differenza sia qualcosa di stabile e immodificabile e legittimando forme di coercizione da parte del collettivo sugli individui. Può essere criticata da una prospettiva radicale secondo cui i criteri di accettazione o di rifiuto delle domande di riconoscimento sono ampiamente definiti dalla cultura del gruppo dominante e non rimettono in discussione le condizioni di tale dominio.
Rimane problematica e irrisolta la questione di quali criteri adottare per decidere quali gruppi debbano essere tutelati e quali no. Molto spesso le richieste di tutela di un gruppo sono avanzate da specifiche élite politiche, economiche e culturali in posizione dominante all’interno del gruppo minoritario.
Da questa prospettiva, se si vuole evitare che un’accettazione senza riserve di ogni differenza, trascini verso scenari di frammentazione e conflitto integralista, è necessario trovare punti comuni che fungano da collante, da ponti che consentano la continuazione di un dialogo nel rispetto della differenza. E’ necessario trovare un confronto reale e approfondito, che sviluppi nuove forme di solidarietà compatibili con il diritto a mantenere e a vedersi riconosciuta la propria unicità. Per garantire un grado minimo di comunicazione e di relazione sociale, è necessario riconoscere l’esistenza di caratteri universali che accomunano e favoriscono l’intesa. Senza il riconoscimento di una base comune, la convivenza tra differenze si riduce a indifferenza reciproca. Questo spazio di condivisione deve avere un carattere universalistico, deve essere riconosciuto comune a tutti, indipendentemente dall’appartenenza. Perché si sviluppi questo spazio di intesa è sufficiente raggiungere un consenso sugli aspetti procedurali, sulle regole minime che consentano di andare avanti, di mantenere le condizioni del dialogo e il riconoscimento della specificità dell’altro.
Se si garantiscono le condizioni per una comunicazione non distorta, il risultato finale è l’intesa. Una società realmente multiculturale deve preoccuparsi di creare condizioni di libera comunicazione e favorire la partecipazione alla discussione pubblica di un ampio ventaglio di voci differenti.
può essere valutata sulla dimensione della verità e della falsità, ma che è il risultato di una particolare posizione occupata nello scenario delle relazioni sociali.
L’attenzione ai processi e alla relazioni consente di vedere la differenza, la cultura e le identità non come essenze, statiche e chiuse, ma come costruzioni, fluide e aperte. Il multiculturalismo è un campo di confronto e di scambio che supera le singole culture per crearne delle nuove. Il multiculturalismo non può favorire una visione essenzialista della differenze, né limitarsi alla protezione delle culture, deve favorire una visione processuale delle culture, delle identità e delle differenze.
La posizione postmoderna sembra ridursi a una celebrazione del mutamento, dell’instabilità incapaci di prendere posizione rispetto ai possibili esiti di tali processi. L’idea che cultura, identità, differenza e realtà sociale siano delle costruzioni, può favorire la sensazione che non esistano limiti alla libertà creativa dei soggetti, che tutto possa essere costruito in base alla volontà e alla capacità degli attori senza tener conto di vincoli esterni. Una posizione di relativismo radicale porta a considerare tutte le differenze come tra loro “incommensurabili” e non è in grado di fornire elementi che consentano di discriminare tra le diverse richieste di riconoscimento, non è in grado di tener conto della molteplicità delle situazioni, degli attori e degli scenari, nonché dei diversi possibili usi strategici della differenza che caratterizzano la condizione multiculturale della società occidentale contemporanea. Per evitare pericoli di eccessi contenuti nella posizione postmoderna, molte proposte (multiculturalismo critico) sottolineano la necessità di riconoscere l’importanza della dimensione del dominio e del potere. Il termine critico intende segnalare una certa aria di famiglia con le posizioni teoriche della Scuola di Francoforte e con quelle del decostruzionismo e del post-strutturalismo.
Il termine critico segnala sia il tentativo di superamento delle posizioni favorevoli alla differenza, sia il tentativo di superamento di una logica protettiva nei confronti della tradizione democratica liberale, accettando la possibilità di accogliere nella sfera pubblica differenze che mettono allo scoperto le contraddizioni e le relazioni di potere che la strutturano.
Il multiculturalismo critico tende a considerare ogni differenza e ogni cultura come prodotti e come elementi di produzione di particolari relazioni di potere.
Questa prospettiva contrasta una concezione semplificata che vede la dimensione simbolica come l’unica rilevante nella costruzione della differenza e dell’identità, sottovalutanto il carattere strutturale
di genere, etnia, nazionalità e classe. La prospettiva critica è simpatetica verso i gruppi sottorappresentati, oppressi o marginalizzati.
I fautori di un multiculturalismo critico sono molto scettici nei confronti di chi sostiene la necessità primaria di salvaguardare le basi della democrazia liberale. Il principio dell’assoluta eguaglianza nello spazio pubblico viene visto penalizzare i gruppo marginali. Per entrare nello spazio pubblico i gruppi marginali sono chiamati a entrare in uno spazio dove le regole sono già state definite da altri e a dimostrare la loro capacità di condivisione e seguire tali regole. Si sostiene che un reale interesse verso la realizzazione di una società multiculturale dovrebbe portare a evidenziare con forza i processi di costruzione politica e sociale della supremazia bianca. Portare allo scoperto il carattere egemonico dell’etnicità e dell’identità bianche consente di rendere evidenti l’ideologia e le pratiche che sostengono la supremazia dei maschi-bianchi-eterosessuali.
Le prospettive connesse al multiculturalismo critico hanno vantaggio di sollecitare e non dissociale il dibattito sulla differenza e sul suo riconoscimento dalla lotta contro l’esclusione e la disuguaglianza sociale. Sottolineano la rilevanza di un’attenta analisi delle relazioni di potere esistenti tra i diversi gruppi sociali.
Hanno comunque degli elementi problematici.
Come evidenziano i sostenitori del multiculturalismo critico, le questioni poste dalle richieste di riconoscimento della differenza rimandano due piano distinti. Da un lato, veicolano domande di inclusione, cioè perseguono e spingono verso una loro radicale attuazione le aspirazioni moderne di eguaglianza e di partecipazione politica e sociale; dall’altro, veicolano domande più radicali, che sottolineano una più profonda crisi dei modelli della modernità, connesse alla revisione delle regole di convivenza sociale e politica nelle società occidentali contemporanee. Le sfide poste riguardano il piano culturale e quello del potere, interessano modifiche che riguardano il livello dei codici, dei criteri di scelta, della possibilità di nominare, classificare e creare confini.
La polisemia che caratterizza il multiculturalismo invita a rinunciare a sintesi eccessive, che eliminano o escludono quelle specificità che le domande di riconoscimento della differenza invitano a riconoscere, rispettare e proteggere. Questo indice a un approccio pragmatico che sappia collocare eguaglianza e differenza, incontro e scontro in contesti sociali, situati e specifici.
Contrastare una concezione essenzialista della differenza porta a riconoscere che ogni volta c’è differenza, c’è una potere che l’ha creata. Le differenze non sono tutte uguali. Sono il risultato di decisioni, scelte, tradizioni, interessi che trasformano discontinuità potenziali in differenzia socialmente significative. Le differenze hanno sempre un carattere costruito, legato alla possibilità di alcuni gruppi di differenziarsi e di differenziare. Favorire una visione situata e relazionale della differenza consente di