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Un'analisi della novella "Lenz" di Büchner, che si rifà all'epistolario e alle prose dello scriHore stürmeriano, ma anche al diario del pastore Oberlin. Büchner riprende la vicenda di Lenz con scrupolo filologico dal diario di Oberlin, però tra i due tesK si trovano delle discrepanze. La novella si apre con l'indicazione della data del 20 gennaio, che il leHore già sa che era il 1778. Il narratore è in terza persona e descrive il paesaggio montano, che Lenz aHraversa, che è proprio quello dei Vosgi.
Tipologia: Appunti
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Büchner iniziò a scrivere la novella “Lenz” quando era a Strasburgo. Nel 1835 il teorico liberale Gutzkow componente dello Junges Deutschland invitò Büchner a collaborare con uno scriHo al nuovo periodico la “Deutsche Revue”, ma, quasi ulKmato, rimase inuKlizzato perché la censura colpì la rivista. Però, fu pubblicato postumo nel 1839 sul giornale “Telegraph für Deutschland”. Jakob Michael Reinhold Lenz (1751 - 1792) fu uno scriHore, drammaturgo e teorico del teatro nel periodo dello Sturm und Drang e che scrisse due drammi “Der Hofmeister” del 1774 ( Il PreceHore) e “Die Soldaten” del 1776, apportando una rivoluzione nel teatro con la rinuncia alle unità aristoteliche tranne dell’unità d’azione (il dramma si basa sull’azione del Charakter, il personaggio), e con l’abolizione della disKnzione tra tragedia e commedia teorizzate nelle sue “Anermerkungen über Theater” ( Osservazioni sul teatro) del 1774. Inoltre, inaugura una forma innovaKva per l’epoca la Tragikomödie, in cui i personaggi vorrebbero essere degli eroi di tragedia, ma che in realtà falliscono e si rivelano meschini. Essendo sempre insofferente verso le regole, si allontanò presto dall’educazione repressiva e dalla figura rigida del padre, un pastore luterano, si dedicò agli studi di teologia a Königsberg e successivamente si interessò a Kant. Fedele amico di Goethe, nel 1776 entrò a far parte della corte di Weimar, contesto di cultura di corte a lui estraneo e mantenne rapporK con altri suoi vecchi compagni come Herder e Klinger. Però, per un contrasto con Goethe, che fu anche rivale in amore, Lenz fu prima estromesso dal mondo culturale di Weimar e poi, quanto Goehte iniziò a imporsi culturalmente, venne allontanato definiKvamente dalla corte. Inizia un periodo di vagabondaggio per il Paese fino al 1777, anno in cui viene accolto a Winterthur dall’amico Christoph Kaufmann e durante il suo soggiorno manifestò i primi episodi di schizofrenia. Kaufmann lo indirizzò, così, verso le cure del pastore protestante Johann Friederich Oberlin a Waldersbach, che ha fama di essere un filantropo e un guaritore, una sorta di psicoterapeuta dell’epoca. Lenz aveva 27 anni quando, dopo aver aHraversato i Vosgi, venne accolto dal pastore tra il gennaio e febbraio del 1778. Lenz però peggiora e Oberlin, non riuscendo più a tenerlo, fa in modo che siano i suoi familiari a prendersene cura e nel 1779 viene condoHo alla casa paterna a Riga dal fratello. In Russia avrebbe poi consumato i suoi ulKmi anni. Fu trovato morto, infah, a Mosca nel 1792. Per scrivere questa novella Büchner si rifa sia all’epistolario e alle prose dello scriHore stürmeriano, ma anche al diario del pastore Oberlin. Questo rappresenta un minuzioso resoconto dell’intero periodo che lo scriHore passò a Waldersbach fino alla partenza per Strasburgo e fu pubblicato nel 1839 dopo la morte di Büchner. Con questo testo il pastore cercò di giusKficare il proprio operato e quello degli amici di Lenz, quando cercarono appunto di aiutarlo. Il periodo che Büchner prende in considerazione è proprio quello dal 20 gennaio all’8 febbraio 1778 ( e lo si vede anche dall’incipit del racconto), quando il 27enne Lenz, dopo aver aHraversato a piedi i Vosgi, arriva alla casa del pastore Oberlin nel villaggio di Waldersbach. Büchner riprende la vicenda di Lenz con scrupolo filologico dal diario di Oberlin, però tra i due tesK si trovano delle discrepanze: ad es. Büchner non si concentra su considerazioni molarisKco-paternalisKche di Oberlin sulla genesi della malaha di Lenz, che viene interpretata dal pastore come conseguenza dell’instabilità e del vagabondare conKnuo dello scriHore e quindi come una punizione divina. Oberlin nel suo scriHo ci fa capire la compassione che prova per Lenz, lo considera uno spirito ribelle nei confronK del padre, lo considera un errabondo e dissoluto. Inoltre, si hanno differenze anche sull’approccio al vissuto del protagonista: Oberlin nella sua diagnosi cerca di trovare faHori e moKvi scatenanK, mentre Büchner non fornisce spiegazioni e chiarimenK sulle vicende dolorose del passato di Lenz, descrivendone in modo obiehvo il processo di degradazione e dissociazione. Per Büchner, Lenz è vihma del desKno, inteso anche come circostanze esterne in cui si è sviluppata la sua vita e fa una ricostruzione oggehva senza riferimenK a colpe morali che Lenz dovrebbe pagare. Per lui è un
WANDERER (viandante) che non è più in grado, solo con le sue forze, di affrontare l’assurdità della condizione umana e per questo va incontro al suo desKno. Il racconto si apre con l’indicazione della data del 20 gennaio, che il leHore già sa che era il 1778. Il narratore è in terza persona e descrive il paesaggio montano, che Lenz aHraversa, che è proprio quello dei Vosgi. Un elemento importante della novella è proprio il paesaggio, il mondo esterno, che secondo l’evolversi della vicenda, è in sintonia o in contrasto con quello interiore, con la realtà interna del protagonista. Lo vediamo dalle fasi iniziali in cui Lenz, con l’animo tormentato, cammina per la montagna in tempesta fino al momento in cui la valle appare solcata da uno squarcio. C’è una personificazione del paesaggio e questo diventa la proiezione esterna dell’angoscia di Lenz. Vengono usaK termini che ricollegano al punto di vista emoKvo: la nebbia e le nuvole grigie, il colore grigio che viene ribadito spesso, il verde spento coperto dalla neve, assieme alla soHolineatura della pesantezza e oppressione dell’aria ricordano l’angoscia. Nel testo tedesco troviamo l’uso di termini non ben traducibili in italiano: ad es. HINUNTER aHribuito al paesaggio, che diventa sempre più oppressivo e claustrofobico. Il termine indica un movimento, in questo caso all’interno del paesaggio, come uno scendere conKnuo verso il basso, un interno in cui non si vede prospehva e orizzonte. La parKcella “HIN” viene spesso usata per indicare il proseguire di un movimento verso una direzione. La prima parte, quindi, è una descrizione dei trah psicoKci dello scriHore e la Natura diventa specchio della sua lacerazione ( ZERRISSENHEIT). Le descrizioni quasi espressionisKche che fa Büchner del paesaggio e dello stato d’animo dello scriHore, rappresentano una PATOGRAFIA dell’arKsta, che non riesce a controllare le forze della natura che non sono dominate da nessun ordine, neppure quello divino. Il linguaggio quasi espressionista si trova, quindi, già nella prima parte con la descrizione del paesaggio montano, che diventa la proiezione esterna dell’angoscia di Lenz. L’AMBIENTE NATURALE è quindi l’altro grande protagonista del racconto, descriHo con grande realismo. Büchner meHe a fuoco da una parte gli scah freneKci della psiche di Lenz, dall’altra la furia degli elemenK naturali in un conKnuo gioco tra giorno e noHe, luce e buio. Lenz è condannato a vivere su di se la condizione dell’uomo contemporaneo, privato di ogni punto di riferimento e di ogni consolazione. Soffre di quella che verrà clinicamente definita “psicosi schizofrenica”, però Lenz è importante non tanto come caso clinico, ma come uomo moderno: la sua paura, angoscia, quel senso di vuoto che lo prende alla gola sono le stesse cose che prova l’uomo moderno di fronte a un mondo che gli è sempre più estraneo. Inizialmente trova in Oberlin, anima semplice, misKco, patriarca e guaritore, un’ancora di salvezza contro l’infelicità nella percezione disturbata della realtà. Infah, fino alla fine Lenz dirà che non sa se ciò che vede e vive è sogno o realtà. Mentre alla fine della novella, quando ormai la sua salute mentale stava peggiorando, la natura, il paesaggio dai quali avrebbe dovuto ricavare benefici, adesso gli provocano un vuoto spaventoso. Lenz viene quindi accolto da Oberlin con amicizia e senza giudicarlo. Viene sistemato in una stanza vuota della scuola. Però, lui non riesce a dormire, si sente isolato, percepisce solo il buio e l’oscurità e preso da un’insostenibile angoscia, si geHa fontana della piazza. A casa di Oberlin Lenz vive due estremi daK dall’inKmità familiare e dall’inquietudine che lo anima. TuHo ciò si rifleHe sull’alternarsi di luce e oscurità. Durante il giorno lui riesce a mantenere un certo equilibrio, ma con la noHe le forze che agitano il suo animo, lo geHano nella disperazione. Come ripete spesso durante il racconto, Lenz si sente come imprigionato in un sogno, avverte di precipitare nel nulla, nel non -senso e si provoca dolore fisico, aHraverso i tentaK suicidi, per senKrsi vivo. Infah, come il geHarsi nell’acqua fredda della fontana, i vari
Büchner ha quindi ripreso la gelosia di Lenz, il suo senso di colpa nei confronK della ragazza e la sua fissazione di esserne l’assassino. L’immagine di Friederike viene rievocata anche in un altro evento raccontato da Büchner, che porterà un ulteriore peggioramento delle condizioni di Lenz. Nel paese di Fouday era morta una bambina di nome Friederike e questo fu per lui un’idea fissa. Il giorno successivo si cosparse di cenere, si avvolse in un vecchio sacco come penitente e si mise in cammino verso il paesino. Arrivato alla casa della bambina, trovò il corpo su un tavolo di legno. Cercò di rianimarla pregando Dio, chiedendogli di ridonarle la vita. Lenz senKva come una missione di curare il mondo. Vedere che le sue preghiere non arrivavano a niente, cadde in una tale disperazione, che correndo via verso la cima della montagna, si meHe a bestemmiare e a urlare contro Dio. E come dice Büchner “ si insinuò in lui l’ATEISMO”. In lui la fede in Dio si è spenta e la religione si rivela come un tormento, anche quando Oberlin gli consiglia di pregare e parlare con Dio per colmare i dolori della sua anima. Con la morte della bambina e con la morte della sua fede nella religione, quel mondo da cui credeva di trovare beneficio, gli faceva avverKre solo un grande vuoto: odio, amore e speranza erano tuh spariK. Aumentarono i tentaKvi di suicidio, non tanto per il desiderio di morte, ma, siccome non riusciva a senKre niente, era per cercare di tornare a senKre se stesso mediante il dolore. Il racconto, incompiuto, si conclude con Lenz che viene portato via da Waldersbach per tornare alla casa paterna e con una brevissima frase “So lebte er hin” ( Così trascinò la propria vita), in cui la parKcella “HIN” indica un mero proseguire senza una meta precisa e senza uno scopo delineato. Differente da “weiter/ leben= conKnuare a vivere e “verleben” = sopravvivere, trascinare l’esistenza).