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Lenz - Georg Büchner, Appunti di Letteratura Tedesca

Appunti di letteratura tedesca 2 sul libro Lenz di Georg Büchner

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 09/01/2025

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LENZ - GEORG BÜCHNER:
26/09/2024
Questo libro è una testimonianza del periodo del Vormärz (1815-1848), età della
restaurazione. Alcuni fanno iniziare questa fase un po’ più avanti nel 1830, con questo
congresso che si è svolto nel borgo di Ansbach, nel palatinato sulla scia di quello che era
avvenuto a Parigi.
In questo periodo si spingeva ad una costituzionalità, verso un’unità repubblicana, sempre
su modello francese, poi cancellato con il congresso di Vienna, ma alcuni fermenti tornano a
galla.
Siamo negli anni ‘30 del ‘800, c’è una nuova tensione letteraria che prova a politicizzare
la letteratura, trasmettere attraverso le opere letterarie, positive o negative, tematiche di
carattere politico e sociale di portata rivoluzionaria.
Nel 1835 viene vietato ogni scritto dello Junges Deutschland.
Büchner viene di tanto in tanto annoverato come esponente dello Junges Deutschland ma
ci sono tracce, come delle lettere ai genitori dove Büchner diceva che non si sentiva parte di
questo gruppo perché non era per nulla convinto che certi cambiamenti epocali potessero
essere realizzati attraverso la letteratura, ma ci sono punti di contatto con il pensiero di
autori come Heine, e gli altri autori dello Junges Deutschland.
Testo di carattere odeporico ma che si concentra in maniera molto diversa rispetto al testo
odeporico di altri autori.
Büchner si inserisce con i drammi e con la sua unica opera narrativa in prosa, pubblicata da
altri, che ci fa riflettere su quanto sia rimasto di quello che ha scritto lui stesso o se sia il
risultato della rielaborazione di altri.
Lenz, il titolo, ricorda l’esponente fondamentale dello Sturm und Drang, colui che porta
una nuova declinazione dell’opera drammatica che si allontana dal classicismo francese e
dal primo illuminismo e si avvicina, come Lessing, al modello inglese di Shakespeare.
Distingueva tragedia e commedia, la tragedia si concentrava sul personaggio mentre la
commedia sull’accadimento. Scrive una decina di drammi, pubblicate e messe in scena
quando ancora era in vita.
L’opera presa in esame verte, più che sulla sua vita, è una sorta di rilettura biografica della
vita di Lenz.
Lenz con la sua scrittura e carattere è arrivato fino ai giorni nostri.
Jakob Michael Reinhold Lenz:
era un Deutsch-Balte, nasce in Livonia a Riga, in una zona remota, lontano dai centri dello
Sturm und Drang e da Weimar, centro del classicismo. Nasce e cresce in un ambiente
pietista, il padre era un pastore protestante, il pietismo è una tendenza del protestantesimo
che cercava di evocare una chiesa del cuore, che si allontanasse da una chiesa fredda, lontana
dalla fede vissuta veramente.
Studia teologia, ma non porta a compimento perché lascia tutto nel 1771, quando decide di
lasciare il paese in cui stava, e seguire alcuni nobili baltici che si dirigevano in Germania
meridionale. A Strasburgo in quegli anni incontra l’intelligenza sturmeriana che si stava
sviluppando agli inizi degli anni ’70 del XVIII secolo e riesce a inserirsi.
Abbandona il suo ruolo di servitù, e diventa un autore che scrive in maniera libera, che non
è legato ad un mecenate e che spera di sostenersi con la sua arte, ma purtroppo non riesce ed
è costretto a dare lezioni private, diventando una sorta di precettore.
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LENZ - GEORG BÜCHNER:

26/09/ Questo libro è una testimonianza del periodo del Vormärz (1815-1848), età della restaurazione. Alcuni fanno iniziare questa fase un po’ più avanti nel 1830 , con questo congresso che si è svolto nel borgo di Ansbach, nel palatinato sulla scia di quello che era avvenuto a Parigi. In questo periodo si spingeva ad una costituzionalità , verso un’ unità repubblicana , sempre su modello francese, poi cancellato con il congresso di Vienna, ma alcuni fermenti tornano a galla. Siamo negli anni ‘30 del ‘800, c’è una nuova tensione letteraria che prova a politicizzare la letteratura, trasmettere attraverso le opere letterarie, positive o negative, tematiche di carattere politico e sociale di portata rivoluzionaria. Nel 1835 viene vietato ogni scritto dello Junges Deutschland. Büchner viene di tanto in tanto annoverato come esponente dello Junges Deutschland ma ci sono tracce, come delle lettere ai genitori dove Büchner diceva che non si sentiva parte di questo gruppo perché non era per nulla convinto che certi cambiamenti epocali potessero essere realizzati attraverso la letteratura , ma ci sono punti di contatto con il pensiero di autori come Heine, e gli altri autori dello Junges Deutschland. Testo di carattere odeporico ma che si concentra in maniera molto diversa rispetto al testo odeporico di altri autori. Büchner si inserisce con i drammi e con la sua unica opera narrativa in prosa, pubblicata da altri, che ci fa riflettere su quanto sia rimasto di quello che ha scritto lui stesso o se sia il risultato della rielaborazione di altri. Lenz , il titolo, ricorda l’esponente fondamentale dello Sturm und Drang , colui che porta una nuova declinazione dell’opera drammatica che si allontana dal classicismo francese e dal primo illuminismo e si avvicina, come Lessing, al modello inglese di Shakespeare. Distingueva tragedia e commedia, la tragedia si concentrava sul personaggio mentre la commedia sull’ accadimento. Scrive una decina di drammi, pubblicate e messe in scena quando ancora era in vita. L’opera presa in esame verte, più che sulla sua vita, è una sorta di rilettura biografica della vita di Lenz. Lenz con la sua scrittura e carattere è arrivato fino ai giorni nostri. Jakob Michael Reinhold Lenz: era un Deutsch-Balte , nasce in Livonia a Riga, in una zona remota, lontano dai centri dello Sturm und Drang e da Weimar, centro del classicismo. Nasce e cresce in un ambiente pietista , il padre era un pastore protestante, il pietismo è una tendenza del protestantesimo che cercava di evocare una chiesa del cuore, che si allontanasse da una chiesa fredda, lontana dalla fede vissuta veramente. Studia teologia, ma non porta a compimento perché lascia tutto nel 1771 , quando decide di lasciare il paese in cui stava, e seguire alcuni nobili baltici che si dirigevano in Germania meridionale. A Strasburgo in quegli anni incontra l’ intelligenza sturmeriana che si stava sviluppando agli inizi degli anni ’70 del XVIII secolo e riesce a inserirsi. Abbandona il suo ruolo di servitù, e diventa un autore che scrive in maniera libera , che non è legato ad un mecenate e che spera di sostenersi con la sua arte, ma purtroppo non riesce ed è costretto a dare lezioni private, diventando una sorta di precettore.

Il testo Die Soldaten (1776) e il mondo militare lo conosce bene perché vive in una caserma militare. C’è una sorta di dissidio , da un lato lo studio sulle orme del padre, le aspettative famigliari, che diventasse pastore protestante, ed è una cosa richiedeva molto di più, (come Hölderlin, che aveva una situazione famigliare analoga, perché il mondo culturale si sviluppa e rotea attorno a quello che è il salotto protestante) avviene una rottura mai più sanata con la famiglia, ma dall’altro c’è entusiasmo inarrestabile per scrivere, e il successo, si sente accettato e in seguito all’inserimento nella società, si mostrano segni di instabilità psichica. Nel novembre 1777 , quando si trova ospite da un amico, Kaufmann, inizia a mostrare segni di instabilità, quando si esce un po’ dalle righe e non si è esattamente uniformi al resto della società o a come il resto della società si aspetterebbe che noi ci comportassimo. Si reca con una compagnia, ma lui prende una scorciatoia, da quello che è un pastore protestante dell’epoca, Oberlin, in Alsazia, e che poteva cercare di sistemare, sanare l’anima di Lenz. Nel testo si nota come la medicina e la religione vadano di pari passo. Questo soggiorno , avvenuto nel gennaio/febbraio del 1778 , in un villaggio piccolissimo sui monti bassi è al centro del libro di Büchner, parte con l’arrivo e termina con la partenza. Nessun soggiorno e nessuna cura riesce a risanare Lenz, a riparare il solco, così il fratello viene a riprenderlo, la storia è tragica, simile a quella di Hölderlin, anche Lenz ospitato da degli artigiani nella fase di crisi e poi la morte , quindici anni dopo l’insorgenza di questa fase, nel 1792 a Mosca , perché purtroppo non riesce a prendere piede né a Riga né a San Pietroburgo e neppure a Mosca, sotto l’aiuto di mecenati e muore di notte in una strada, viene trovato il mattino successivo. Non avremmo molto se non fossero rimaste delle fonti ricchissime sulla sua figura, fin da subito è diventato un personaggio simbolico per l’età dello Sturm und Drang , e furono molti a pensare che alcuni personaggi di Goethe fossero modellati sulla figura di Lenz. Nell’autobiografia di Goethe Poesia e verità , nei libri 11 e 14 ci ha lasciato alcune tracce. Goethe dice che chi vuole capire lo Sturm und Drang deve leggere Shakespeare e soprattutto Lenz, poi si lascia andare con una sua descrizione fisica, era una figura piccola, con tratti poco marcati, e sono aspetti che troveremo anche nello scritto di Büchner e ci fa capire che attinge a questa fonte, fa un lavoro di documentazione, in modo da scrivere un testo di carattere biografico che sia il più fedele possibile. Nell’undicesimo libro ci viene dato il significato di Lenz, della produzione e del suo aspetto fisico. Diventa più interessante al quattordicesimo libro dove ci sono passaggi fondamentali per capire il carattere di Lenz. Si tratta di un esperimento magistrale che cerca di trasmettere l’animo che è completamente in frantumi e come poco alla volta questa crisi si acutizzi sempre più e non arrivi a una risoluzione, unisce il concetto di auto-tormento, auto punizione. Le persone ordinarie se hanno crisi interiori non le analizzano, ma i grandi spiriti come Lenz la osservano, studiano, la mettono per iscritto in maniera dettagliata ed è forse per questo che si acutizza. Il libro di Büchner presenta un’analisi quasi scientifica, non è ancora un’opera del naturalismo ma è come se ponesse le basi, un giro di boa con questo testo, tra quella che è la scrittura del romanticismo a una più dettagliata e curiosa che porta al realismo poetico. Lenz più di chiunque si occupa di questo dissidio. Goethe non ci dice che Lenz è stato il modello del Werther, ma il testo è necessario per uscire da questa crisi interiore, ma Lenz non sembra aver tratto frutto, insegnamento. Testo del 1774, quando Lenz era già arrivato a Strasburgo, dal quale si lascia entusiasmare, lui cerca la vicinanza di Goethe perché riconosce in lui una vera e propria espressione di genio, ma al

figura centrale per capire il Vormärz, critico letterario, e scopritore di talenti, autore di poesia, testi teatrali, testi politici, è stato anche incarcerato per la sua attività politica. Era berlinese ma con cognome con desinenza presa da radice slava, aveva probabilmente antenati/parenti polacchi, ed è un autore che funziona da vero e proprio sismografo per la sua epoca: recepisce, critica tutto, è un autore che scriveva moltissime lettere, leggeva molte riviste e le redigeva lui stesso, scriveva opere letterarie. Scopre Büchner e diventa quasi un fratello minore, e gli propone di pubblicare altro, genere in voga in quell’epoca era la novella, molto più facile da piazzare su una rivista rispetto a un pezzo teatrale perché se l’opera teatrale fosse stata sovversiva sarebbe stata messa in scena, mentre l’opera in prosa poteva essere pubblicata in maniera più agevole. Lo convince per questa nuova rivista che stava fondando, Deutsche Reveu, a scrivere una novella, e Büchner accetta perché capisce che Gutzkow era una figura importantissima per la pubblicazione letteraria, così inizia a documentarsi sulla vita di Lenz, legge opere già scritte su questo autore, su come lo stesso resoconto, rapporto che aveva scritto Oberlin, dopo la partenza di Lenz, tutto ciò che riesce a mettere insieme lo legge. Fa anche uno studio sul campo perché si reca nel paesino per cercare di capire come anche la natura, la morfologia del territorio abbia influenzato il soggiorno di Lenz. Diventa uno studio scientifico- naturalista, con uno sfondo in parte anche politico, con allusioni al periodo del Vormärz. à (^) 1837 Avviene la morte prematura di Büchner, e rimangono i frammenti, il lascito dell’autore, che gli amici mettono insieme e anche la stessa fidanzata mette insieme, ricopia e invia sotto forma di Abschrift (copia) a Gutzkow perché sapeva che Büchner aveva accordi con lui per pubblicare questo testo. Büchner scrive questo testo a più riprese e scopre che non può essere pubblicato, perché la Deutsche Reveu non viene fondata a causa del divieto del 1835 imposto allo Junges Deutschland, Gutzkow viene messo in prigione, il testo resto nel cassetto e Büchner muore, ma questo testo incompleto viene messo insieme dalla fidanzata Jaeglè che lo invia a Gutzkow che mette insieme i frammenti. Quello che noi leggiamo oggi probabilmente non è quello che ha scritto Büchner. Il testo viene pubblicato nel 1839 dopo che Gutzkow aveva già pubblicato altre opere di Büchner. à 1838 Gutzkow pubblica sulla rivista “ Telegraph für DeutschlandLeonce und Lena , dramma di Büchner inedito. à (^) 1839 Pubblicato in puntate sul “ Telegraph für Deutschland ” il Lenz: una reliquia di Georg Büchner , un sottotitolo che è molto educativo nel senso primario, ciò che resta, rimane di un autore, ma anche ciò che rimane di un testo, ma anche componente mistica, inteso in maniera religioso, che indica questa dipartita di Büchner prematura e questa grande vicinanza che c’era tra Gutzkow e Büchner. Nella prefazione della prima puntata pubblicata sulla rivista scrive che è un frammento, non lo tiene segreto.

Ci sono posizioni diverse se sia una novella o un racconto. Può essere visto come novella perché ha qualcosa di nuovo, di inaudito all’interno ma al tempo stesso la vita di Lenz non era qualcosa di sconosciuto, il testo Novelle sia per il contenuto che anche per la sua struttura non è propriamente convincente ma ora si parla di racconto quando si parla di Lenz. Einstieg – Die Anreise (L’arrivo) Incipit ci porta subito nel viaggia di arrivo al villaggio di Oberlin, e ci permette di capire il carattere di Lenz. Incipit secco , molto breve. La narrazione è lenta , che si sofferma molto sul dettaglio, vi è una sorta di rapporto osmotico tra il mondo circostante e il suo stato d’animo. La sintassi della seconda frase (die giepfel und…) non ha un verbo, è una semplice lista di componenti naturali che Lenz vede attorno a sé. Parte dall’alto dalle cime degli alberi per poi va subito verso il basso. É presente una allitterazione della G in questa lista. Il paesaggio descritto è quello di una valle, è una valle insidiosa, fredda, inospitale, questo paesaggio in cui Lenz sta camminando. C’è una distesa verde ma ci sono anche le pietre, gli alberi e i rami. Il freddo e l’umidità è qualcosa che ricorre continuamente nella parte iniziale, e il freddo non è soltanto freddo ma è anche bagnato, umido. Struttura geometrica , prima le cose in alto e poi verso il basso; è come se fosse una discesa geografica ma anche nell’interiorità. E poi c’è la risalita, se lo sguardo va verso la valle tutto sembra cadere, ma c’è la nebbia che sale. In questo paesaggio poco accogliente, si muove Lenz, indifferente da ciò che lo circonda, come se non sentisse la fatica.

Questo passaggio ha una frase lunghissima, una struttura di subordinate, non siamo ancora arrivati alla principale. Abbiamo la descrizione di alcuni momenti, situazioni che vive Lenz durante questo percorso nei boschi, che sono molto diverse tra loro, situazioni con cielo tempestoso con nuvole fino al fondo valle, il vapore che sale, le voci che si sentono ma non si capisce se sono reali o sono suoni di natura. Arriva il sole poi, e le nuvole si spostano. É una rappresentazione realista ma che va oltre, è estremamente soggettivo. Immaginiamo quando tutto è grigio, c’è la neve e di colpo c’è un raggio e diventa accecante. Il lessico accecante, folgorante è lessico militare. Quando arrivano elementi ad interrompere la quiete, il silenzio lui si sentiva come lacerato nel petto, lo lancinava. Quando sentiva questa lacerazione pensava di dover aspirare la tempesta dentro di sé, ma questa tempesta non c’è, c’è un paesaggio montano, nuvoloso, piuttosto freddo e umido è forse più una tempesta interiore che lo accompagna. Deve inglobare tutto quanto, aspirazione di totalità che accompagna Lenz. Si sdraia sulla terra, dal piacere sente quasi dolore, vicino al capo c’è il muschio, gli occhi sono socchiusi, e questa descrizione, reazione di Lenz, dopo momenti di sussulto, prospettiva personale, c’è un momento di rilassamento, anche se non è assoluto, perché aveva quasi male. Riprende il Werther di Goethe , Lenz è una figura vicina al Werther, rivisitazione amplificata della lettera del 10 maggio, abbiamo un tentativo di riunione con la natura ma riesce fino ad un certo punto, gli occhi semichiusi, il dolore che si insinua nel piacere, non c’è riferimento alla divinità, ma si parla di un’entità naturale, lui si paragona, si sente piccolo come una cometa e si inserisce in questa tempesta, c’è un tentativo di unione, ma non si capisce se è un’entità naturale positiva o se è un flusso negativo che deriva dalla sua condizione. 30/09/ Se leggiamo l'incipit del Lenz vediamo che non ci sono farsi particolarmente complesse, è molto lineare. Sono frammenti, attimi, che hanno luogo nella mente di Lenz e vengono replicati dallo scrittore. Il paesaggio montano riflette quello che succede nella mente di Lenz, anche perché Buchner è stato realmente in questo luogo.

Bewegungskultur : stiamo passando dal romanticismo alle prossime correnti. Se confrontiamo il passaggio con la lettera del 10 maggio di Werther, ci sono dei punti di contatto. La lettera è stata un modello per Büchner. Ci sono delle immagini e dei termini che ricorrono: Sturm , Wald , il lessico naturale che ritorna, stessi elementi ripresi. Come viene ripresentato il mondo naturale? In Goethe c’è un riferimento a Dio come è presente anche in Büchner una presenza metafisica. Ci sono molti punti di contatto, abbiamo sempre una valle caratterizzata però diversamente, situazione un po’ contrastante, Büchner ha fatto una riscrittura in luce più negativa, torbida, inquieta, con questo temporale, con un moto discendente che si contrappone a moto ascendente. Sono presenti elementi della luce, solo accennata nel Werther, foresta penetrata da pochi raggi solari. Per quanto riguarda Lenz, si parla di una luce accecante che taglia, squarcia le nubi e si riversa sulla valle. Wolken wie wilde, wiehernde Rosse : allitterazione. Concetto di dinamicità, forza, potenza del cavallo associato a instabilità, immagine ricorrente. Nel Werther nella proposizione principale si scioglie la tensione , la sintassi vorticosa mentre con Lenz abbiamo una frase che esprime il suo essere a pezzi, distrutto, anche se ci troviamo ancora all'inizio del testo. Unione con la natura, molto chiaro nel Werther, mentre nel Lenz anche lui si trova in una situazione di unione, ma non arriva mai ad essere completa, perché la situazione gli causa anche dolore, non solo piacere. Non osserva, tiene gli occhi socchiusi. L'unione riesce in Werther, in Lenz no, sente che la terra diventa sempre più piccola sotto di lui e che si getta in un flusso che scorre sotto di lui. La grande differenza sta nelle ultime righe, che sembrano veicolare lo stesso soggetto: Werther sprofonda nella situazione dell' estasi anche se non riesce poi a rappresentarla, darle espressione artistica. In Lenz invece è qualcosa di limitato , è come se fosse tutto un gioco di ombre, distacco e apatia rispetto a ciò che ha vissuto. Werther non riesce a controllare e rappresentare i suoi sentimenti, ma in Lenz questo ci manca, apatia completa.

Oberlin lo scambia per un operaio, per il modo in cui è vestito e per i suoi capelli lunghi. Qui è interessante il dialogo dal punto di vista filologico, perché mancano delle parole. Nemmeno Gutzkow ha provveduto a completare tutto. Oberlin sente il nome e si ricorda di aver letto alcune delle sue opere. Lenz gli chiede di non giudicarlo per quello che ha scritto: Lenz qui gli sta chiedendo di non pensare a lui come scrittore eccentrico? O vuole dissociarsi dalla figura che era in passato? Descrizione della stanza piacevole e delle persone in essa. Famiglia perfetta nella quale Lenz si sente subito a suo agio. Inizia ad aprirsi, a raccontare del luogo da cui viene, e disegna. Il disegno è importantissimo all'epoca come medium di comunicazione. Mentre racconta diventa sempre più calmo, come se la sua infanzia e terra natale riprendessero forma in questo luogo in cui si sente al sicuro. Si trovano sul confine tra Germania e Francia, luogo completamente opposto all'Europa centrale, dove è nato Lenz. Paesaggio caratterizzato da continua ondularità, che riflette lo spirito di Lenz. Il lavoro di Büchner è stato molto minuzioso nel ritracciare il percorso di Lenz per arrivare a Waldersbach. Un documento importantissimo per Büchner è il rapporto di Oberlin; se confrontassimo le due opere troveremmo tutti i passaggi presi di peso e aggiunti al Lenz; infatti, Büchner è stato accusato di plagio perché alcune cose sono riportate parola per parola. Oberlin : pastore protestante nato a Strasburgo, figura storica, riformatore sociale, uno dei primi ad introdurre scuole materne nei villaggi più piccoli. Stesso ambiente dal quale arriva Lenz, è pure pietista. Figura luminosa, ma anche ricca di chiari e scuri, propulsore per la società rurale ma presenta dei lati un po' oscuri, da valore ad aspetti della superstizione. Figura di congiunzione tra il mondo religioso e il mondo dell'irrazionale, dell'ultra naturale. Il primo momento in cui si manifesta l'instabilità di Lenz lo abbiamo di notte. Lenz viene alloggiato nell'edificio della scuola perché in parrocchia non c'è posto. Si trova in una stanza quasi vuota, tranne che per il letto e il tavolo. Riflette su ciò che gli è successo durante la giornata, ma gli sembra che sia tutto un’ombra. Sente di nuovo il vuoto, come quando si era

fermato in cima al nevaio. Arriva alla conclusione di essere lui stesso un sogno. Con la descrizione che da qui ripete cerca come di avere un appiglio, cercare una coordinata di riferimento. Cerca di farsi del male per risvegliarsi, qui ci si rifà allo stato di allora della ricerca medica, che con un po' di dolore si poteva tornare in salute. Poco alla volta sembra tornare in sé. Scende nella corte e si getta nella fontana. Fa così tanto rumore che sveglia tutti. Oberlin arriva di corsa e Lenz torna completamente in sé. Qui iniziano i rimorsi, vergogna per il suo atteggiamento controproducente verso le persone che lo avevano accolto. All'epoca c'era questa idea che i bagni freschi fossero un toccasana per tornare alla natura. Lenz riesce ad addormentarsi. Il giorno dopo va tutto bene. La crisi sembra essere stata superata. Lenz segue Oberlin nelle sue commissioni e ci offre nuovamente descrizioni del paesaggio. Nel Werther non ci sono riferimenti alle montagne, mentre in Lenz fa parte della continuità tra esterno e interiorità di Lenz. Non ci sono suoni, sembra una sorta di mondo a sé, microcosmo in cui si dirige per trovare una cura per il proprio stato. Questo silenzio assordante lo troveremo anche più avanti, fino a quando Lenz non riuscirà più a sopportarlo. Viene descritto anche tutto quello che fa Oberlin. Interpreta anche sentimenti e sogni delle persone, va oltre il suo ruolo di guida spirituale. Lenz lo ammira e lo imita, anche nel modo in cui parla. Oberlin è compiaciuto, felice dei progressi di Lenz.

Die Sonntagspredigt (Predica domenicale): Le persone arrivano da tutte le parti della valle. Inizia il sermone. Lenz si rapporta a ciò di cui parla e alle persone in modo un po' timoroso, insicuro. Poi lo pervade un sentimento dolce, e capisce che con le persone della valle bisogna parlare chiaramente e che tutti soffrono con lui. Lenz si sente quasi alleviato dalla predica, consolato nel vedere che le sue parole riuscivano a portare quiete sulle persone. Questi tormenti, sofferenze terrene sono al tempo stesso anche riferimenti alla condizione sociale del tempo, impronta del Vormärz. Passaggio che lascia trasparire che i dolori dovrebbero essere indicativi di cambiamenti che dovrebbero avere luogo. Il fatto che la società possa avere un ordinamento politico diverso, di fatto ci sia più attenzione per sfere meno agiate dell’epoca. Alla fine del sermone Lenz si sente forte e sano, ma solo per poco. Metrica del canto: tetrametro trocaico. Che concezione della religione abbiamo qui? Lenz è completamente scosso dopo la predica. Si ritrova nuovamente da solo, quando torna nella sua stanza. Si rende conto che tutto è una ferita unica. Si mette a piangere, passaggio contraddittorio: come se fosse in una situazione dolce ma non sa come uscire da questa situazione. Dolore che gli porta anche piacere. Continua a piangere e china il capo (riferimento evangelico), finché non riesce ad

addormentarsi. Cornice naturale notturna che sembra vegliare su di lui, una sorta di idillio notturno, luna che testimonia questa pace, quiete che ha raggiunto. Quindi che concezione religiosa emerge? Come vive la religione Lenz? Percezione secondo la quale per arrivare a dio bisogna soffrire. Gli chiede che la sofferenza sia al suo servizio nei confronti di dio. Quindi questa religiosità è realmente benefica? Visione fortemente pietistica. Oberlin supporta queste idee, ma non in modo così forte. Lenz cerca di appoggiarsi a lui ma non riesce a farlo in modo positivo. 01/10/ Al termine della predica Lenz è distrutto, come se tutto l'universo fosse ferito. Il mattino dopo sembra nuovamente tutto a posto, come se non fosse successo niente: giorno come momento di tranquillità, notte come momento di smarrimento. Lenz ha avuto una sorta di sogno premonitore, e ora è convinto che la madre sia morta. Oberlin sembra rafforzare questa visione di Lenz, gli dice che anche lui ha avuto una visione simile sul padre ed è poi effettivamente morto. Questo passo funge da trampolino per altre credenze di Oberlin: arriviamo alla sfera della superstizione, credenze montane, folklore popolare. (Tutti i passaggi sul folklore sono evidenziati in viola.) Oberlin racconta di diversi episodi, tra cui uno di sonnambulismo che al tempo veniva ricondotto agli spiriti malinconici. Il testo che Büchner ha scritto funge da apripista sugli studi sulla schizofrenia, perché ai tempi si parlava di malinconia per riferirsi a questi episodi. Lenz è affascinato da quello che gli dice Oberlin, dalla sua connessione con la natura. Kaufmann und das Kunstgespräch - Arrivo di Kaufmann :

marionette di legno. Questo apre un po' la strada al realismo poetico, la ricerca delle piccole cose senza cercare mondi nascosti nella quotidianità. Lenz ha provato a fare questo nelle sue opere teatrali (der Soldat, per esempio), rappresenta le figure più semplici e spicce che si possano trovare, ma la sostanza è uguale anche in esse, pulsa la stessa vita. Fa un esempio: ha visto due ragazze nella valle sedute su una pietra. Una si legava i capelli e l'altra la stava aiutando - lui trova una semplicità sufficiente per creare un'opera d'arte in questa scena, semplice ma ricca di vita. Si ricollega alla classicità, servirebbe una testa di medusa che dovrebbe bloccare nell'eternità ciò che ha visto, ritratto intimo. Kaufmann dice che nella realtà non è possibile trovare nelle figure del classicismo, che sicuramente sono personaggi realmente esistite. Sono state abbellite sicuramente. Lenz mostra che non ha alcun tipo di interesse, comprensione per queste cose. Dice di sentirsi morto davanti a queste espressioni artistiche, in cui non c'è alcun alito di vita. Se si sforza magari riesce a percepire qualcosa, ma non gli viene spontaneamente. Arte è rimando alla natura, qualcosa di comprensibile se lo astralizziamo dalla natura. Tutto il resto infastidisce Lenz. Due altri esempi concreti: i pittori olandesi gli piacciono, dalle loro opere emerge una vitalità, imperfezioni corrette con colore. Descrive la scena di Gesù con i suoi discepoli a Emmaus. Lenz dice che i discepoli sono scossi davanti alla scena, ma non come se avessero visto uno spettro, ma perché si trovano davanti un caro ormai morto - trovarsi davanti a qualcosa che li stupisce ma porta gioia. Quadro Christus in Emmaus , il quadro che molto probabilmente aveva in mente Büchner mentre scriveva, anche perché il quadro si trova a Darmstadt; quindi, è probabile che lo abbia visto con i suoi occhi. L'altro quadro non è identificabile e ha a che fare con un momento di religione quotidiana, idillio domestico. Donna che prega nella sua stanza. Descrive le sensazioni che porta il quadro, tutte sensazioni che lui prova quando entra in casa di Oberlin. Il quadro pulsa di vitalità, genuina partecipazione ad un momento spirituale.

Büchner si rifà al rapporto di Oberlin per questo dialogo, ma anche a testi di Lenz stesso. Ciò che rappresenta il carattere di un individuo è espressione di vitalità che lui non trova nell’individualismo. Anche Büchner, in una lettera alla famiglia, scrive di idee simili, anche se sta parlando del Dantons Tod. Se pensiamo al Woyzeck, non c'è niente di idealizzato in quell'opera. Büchner non sente un legame con le figure dell'individualismo, non instillano nessun sentimento in lui, tanto meno ammirazione. Bisogna guardare alla società quotidiana per far provare una comprensione e compassione al pubblico con ciò che si rappresenta, come nell’Emilia Galotti di Lessing. Dopo il discorso Kaufmann prende da parte Lenz e gli dice di avere delle lettere da parte del padre. Questo scuote molto Lenz, perché il padre vuole che torni a casa per aiutarlo. Lenz ha paura, non vuole abbandonare la valle e tornare nel luogo in cui è cominciata la sua crisi. È come se Kaufmann facesse le veci della figura del padre, cercando di convincere Lenz. Lenz però diventa quasi violento e Kaufmann se ne va. Però Kaufmann riesce a convincere Oberlin a tornare in Svizzera con lui per il suo matrimonio. Oberlin va e Lenz resta da solo. Fase di smarrimento. Lenz lo accompagna in montagna, ma si ferma dove la montagna finisce, senza attraversare la pianura. La montagna è specchio dell'interiorità di Lenz, della sua schizofrenia e instabilità. Lenz si ferma ancora in zona

Si risveglia perché la ragazza è sveglia e sta' balbettando, racconta di una chiesa dall'altra parte della valle con gli occhi spalancati. La luna è quasi inquietante qui. Lenz si riaddormenta e non sappiamo se questa cosa se l'è immaginata o no. Si risveglia e vede che anche la ragazza è tornata a dormire. Si sveglia anche l'uomo e arrivano altri abitanti della valle che si stendono a dormire. È come se si fosse arrivati alla risoluzione, ma allo stesso tempo non è completa. Lenz scopre dagli abitanti che la figura misteriosa ha la fama di essere un santo, figura che vanno persino a vedere in pellegrinaggio. Tutto questo crea ulteriori dissidi, turbamenti in Lenz. Continuo sognare febbrile, oscillare tra religione e folklore pagano. Tutti verbi che rimandano ad un'atmosfera sopraffacente. Allo stesso tempo c'è pure il pensiero del passato di Lenz, il suo passato e successo da scrittore. Torna a casa e ha l'impressione di non trovare/vedere più una fanciulla di cui si era innamorato, e la moglie di Oberlin gli dice che questa fanciulla non è mai esistita. Presenza del tormento religioso, auto-tormento di cui parlava Goethe nella sua autobiografia.

Das Kind – Il/La Bambino/a Il 3 febbraio scopre che è morto un bambino (o bambina, a seconda delle edizioni del testo - alcune prendono nota dello stesso aneddoto trovato in un'altra biografia scritta da un amico di Lenz, in cui viene detto che era una bambina) nel villaggio accanto. Il giorno dopo si veste in modo strano; si ricopre il viso di cenere e chiede un vecchio sacco alla moglie di Oberlin - tutte cose che rimandano alla resurrezione. Vuole riportare in vita la bambina. Percorso di espiazione per cercare di riportare in vita la bambina. Arriva nell'altro villaggio e va dalla bambina. Si sente solo a guardarla, continuità tra la figura della bambina morta e la situazione interiore di Lenz. Lenz sente aumentare il suo fervore religioso, vuole un segno per capire se può riportare in vita la bambina. Pronuncia una formula religiosa (alzati e cammina) e si aspetta che lei torni in vita. Ovviamente non succede nulla, e così la follia si impossessa finalmente di Lenz.