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Leonardo Sciascia e l'impegno civile, Appunti di Italiano

Il file descrive brevemente i temi della scrittura di Sciascia con un breve parallelismo con la scrittura manzoniana

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 08/07/2024

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Leonardo Sciascia
1.Il messaggio civile manzoniano
Alessandro Manzoni riflette sulle ipocrisie, sulle violenze e sulle ingiustizie che dominano
nella società e nel mondo. I promessi sposi vengono definiti il modello di un'"opera inquieta,"
che aiuta a comprendere i guasti dell'epoca ma anche quelli dell'epoca in cui lo leggiamo.
2.Sciascia e la scrittura anti-retorica
Sciascia nacque nel 1921 a Recalmuto, in provincia di Agrigento, da una famiglia piccolo-
borghese. Conseguì il diploma di maestro e si dedicò successivamente all'attività letteraria,
pubblicando nel 1950 una raccolta di poesie "Le favole della dittatura". I primi testi che
pubblica sono in prosa, caratterizzati da un impegno culturale e civile. Gli danno notorietà è
un libro a metà tra il saggio storico e il romanzo, nel 1956, "Le parrocchie di Regalpetra", nel
quale l'autore descrive la realtà di un'immaginario borgo siciliano. Denuncia le condizioni di
vita e si posiziona nel "Neoralismo". È assente ogni forma di retorico populismo perché non
intende rappresentare gli umili e gli oppressi con preconcetta simpatia né con innocenza,
vuole portare alla luce i nodi oscuri che dominano i rapporti umani. Rappresenta un'allegoria
dell'Italia contemporanea divisa tra l'ansia del rinnovamento e la di giustizia e una mentalità
radicata che giustifica e produce violenze e sopraffazione.
3. Mafia e potere
Dopo essersi trasferito a Roma ritorna in Sicilia per lavorare presso il Patronato scolastico di
Caltanissetta. Nel 1961 scrive "Il giorno della civetta" dove parla del tema della mafia vista
come uno Stato nello Stato, come un'entità malvagia e tentacolare che sia infiltrata nella
politica e che si basa sul mercato della gente comune. Pubblica varia inchieste storiche
come "Il consiglio d'Egitto" e "Morte dell'inquisitore", il romanzo "A ciascuno il suo" incentrato
su un delitto mafioso e 2 gialli a sfondo politico "Il contesto", "Todo modo". Affiora uno
scenario pessimistico sul potere costituito e sulle trame occulte. Oggetto dell'attenzione è il
sistema affaristico e clientelare fiorito intorno a contenti e notabili della democrazia cristiana.
Il pensiero di Sciascia appare anche nel pamphlet "L'affaire Moro", edito nel 1978, poco
dopo il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. L'autore condanna l'ideologia dei terroristi ma
lancia un atto d'accusa contro la scelta del DC di rifiutare di trattare con loro per la
liberazione. Nel 1979 è eletto alla Camera dei deputati nelle file del Partito radicale. I suoi
articoli giornalistici suscitano dibattiti e polemiche, come un intervento pubblicato dal
"Corriere della sera" nel 1987 dal titolo "Professionisti dell'antimafia" dove in nome del
garantismo e del rispetto delle regole stabilite attacca gli strumenti e le modalità
dell'antimafia, estranee ai principi democratici dello stato di diritto e della costituzione. Muore
a Palermo nel 1989.
4. La passione illuministica
Era un intellettuale e scrittore controcorrente, ostile alle interpretazioni convenzionali della
realtà politica e sociale. Era una voce fuori dal coro e con una passione civile e una volontà
costante di intervenire nelle questioni più scottanti. Vedeva la letteratura con una funzione di
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Leonardo Sciascia

1.Il messaggio civile manzoniano

Alessandro Manzoni riflette sulle ipocrisie, sulle violenze e sulle ingiustizie che dominano nella società e nel mondo. I promessi sposi vengono definiti il modello di un'"opera inquieta," che aiuta a comprendere i guasti dell'epoca ma anche quelli dell'epoca in cui lo leggiamo.

2.Sciascia e la scrittura anti-retorica

Sciascia nacque nel 1921 a Recalmuto, in provincia di Agrigento, da una famiglia piccolo- borghese. Conseguì il diploma di maestro e si dedicò successivamente all'attività letteraria, pubblicando nel 1950 una raccolta di poesie "Le favole della dittatura". I primi testi che pubblica sono in prosa, caratterizzati da un impegno culturale e civile. Gli danno notorietà è un libro a metà tra il saggio storico e il romanzo, nel 1956 , "Le parrocchie di Regalpetra", nel quale l'autore descrive la realtà di un'immaginario borgo siciliano. Denuncia le condizioni di vita e si posiziona nel "Neoralismo". È assente ogni forma di retorico populismo perché non intende rappresentare gli umili e gli oppressi con preconcetta simpatia né con innocenza, vuole portare alla luce i nodi oscuri che dominano i rapporti umani. Rappresenta un'allegoria dell'Italia contemporanea divisa tra l'ansia del rinnovamento e la di giustizia e una mentalità radicata che giustifica e produce violenze e sopraffazione.

3. Mafia e potere

Dopo essersi trasferito a Roma ritorna in Sicilia per lavorare presso il Patronato scolastico di Caltanissetta. Nel 1961 scrive "Il giorno della civetta" dove parla del tema della mafia vista come uno Stato nello Stato, come un'entità malvagia e tentacolare che sia infiltrata nella politica e che si basa sul mercato della gente comune. Pubblica varia inchieste storiche come "Il consiglio d'Egitto" e "Morte dell'inquisitore", il romanzo "A ciascuno il suo" incentrato su un delitto mafioso e 2 gialli a sfondo politico "Il contesto", "Todo modo". Affiora uno scenario pessimistico sul potere costituito e sulle trame occulte. Oggetto dell'attenzione è il sistema affaristico e clientelare fiorito intorno a contenti e notabili della democrazia cristiana. Il pensiero di Sciascia appare anche nel pamphlet "L'affaire Moro", edito nel 1978 , poco dopo il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. L'autore condanna l'ideologia dei terroristi ma lancia un atto d'accusa contro la scelta del DC di rifiutare di trattare con loro per la liberazione. Nel 1979 è eletto alla Camera dei deputati nelle file del Partito radicale. I suoi articoli giornalistici suscitano dibattiti e polemiche, come un intervento pubblicato dal "Corriere della sera" nel 1987 dal titolo "Professionisti dell'antimafia" dove in nome del garantismo e del rispetto delle regole stabilite attacca gli strumenti e le modalità dell'antimafia, estranee ai principi democratici dello stato di diritto e della costituzione. Muore a Palermo nel 1989.

4. La passione illuministica

Era un intellettuale e scrittore controcorrente, ostile alle interpretazioni convenzionali della realtà politica e sociale. Era una voce fuori dal coro e con una passione civile e una volontà costante di intervenire nelle questioni più scottanti. Vedeva la letteratura con una funzione di

svelamento e di denuncia delle finzioni e delle zone d'ombra. Lo accomuna con Manzoni il mezzo d'indagine critica secondo cui Manzoni riuscì a far convertire il cattolicesimo all'illuminismo.

5. La Sicilia come metafora

La produzione di Sciascia vuole esplorare l'esistenza umana. I suoi romanzi gialli, i racconti autobiografici, i saggi storici e i libelli politici sono contrassegnati da un desiderio di indagare le logiche criminali presenti nell'Italia degli scandali e dei misteri irrisolti, della corruzione e del compromesso. La sua descrizione della mafia rimanda a mali e vizi storici e antropologici. La Sicilia diventa l'emblema di una condizione assoluta, di un'identità peculiare. Il compito che Sciascia si pone è quello di scrutare nella realtà malata, dominata da forze cieche e perverse. L'intellettuale non può cambiare la sostanza e la natura delle cose ma deve smascherare in una ricerca della giustizia.

6. Il caso Tortora

Secondo Sciascia ogni fatto d'attualità non va trattato come un evento eccezionale ma va ricondotto a dinamiche generali e ad attitudini costanti. Nel 1983 Enzo tortora è accusato di essere affiliato alla camorra e di traffico di stupefacenti. Dopo 7 mesi di reclusione viene liberato ma nel processo tenutosi nel 1985 sarà condannato a 10 anni di carcere per poi essere assolto in appello all'anno successivo. Sciascia ragiona su come l'Italia amministra la giustizia e lo raccoglie nel volume "A futura memoria" edita nel 1989. Riflette alla questione del processo di Napoli in quanto socialisti e radicali si lamentarono e ricevettero l’accusa di un'intrusione e un interferenza, un attentato alla libertà e indipendenza del potere giudiziario. Anche se ciò non fosse vero hanno fatto gridare allo scandalo e hanno fatto apparire una vittima come un privilegiato.