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Il file descrive brevemente i temi della scrittura di Sciascia con un breve parallelismo con la scrittura manzoniana
Tipologia: Appunti
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Alessandro Manzoni riflette sulle ipocrisie, sulle violenze e sulle ingiustizie che dominano nella società e nel mondo. I promessi sposi vengono definiti il modello di un'"opera inquieta," che aiuta a comprendere i guasti dell'epoca ma anche quelli dell'epoca in cui lo leggiamo.
Sciascia nacque nel 1921 a Recalmuto, in provincia di Agrigento, da una famiglia piccolo- borghese. Conseguì il diploma di maestro e si dedicò successivamente all'attività letteraria, pubblicando nel 1950 una raccolta di poesie "Le favole della dittatura". I primi testi che pubblica sono in prosa, caratterizzati da un impegno culturale e civile. Gli danno notorietà è un libro a metà tra il saggio storico e il romanzo, nel 1956 , "Le parrocchie di Regalpetra", nel quale l'autore descrive la realtà di un'immaginario borgo siciliano. Denuncia le condizioni di vita e si posiziona nel "Neoralismo". È assente ogni forma di retorico populismo perché non intende rappresentare gli umili e gli oppressi con preconcetta simpatia né con innocenza, vuole portare alla luce i nodi oscuri che dominano i rapporti umani. Rappresenta un'allegoria dell'Italia contemporanea divisa tra l'ansia del rinnovamento e la di giustizia e una mentalità radicata che giustifica e produce violenze e sopraffazione.
Dopo essersi trasferito a Roma ritorna in Sicilia per lavorare presso il Patronato scolastico di Caltanissetta. Nel 1961 scrive "Il giorno della civetta" dove parla del tema della mafia vista come uno Stato nello Stato, come un'entità malvagia e tentacolare che sia infiltrata nella politica e che si basa sul mercato della gente comune. Pubblica varia inchieste storiche come "Il consiglio d'Egitto" e "Morte dell'inquisitore", il romanzo "A ciascuno il suo" incentrato su un delitto mafioso e 2 gialli a sfondo politico "Il contesto", "Todo modo". Affiora uno scenario pessimistico sul potere costituito e sulle trame occulte. Oggetto dell'attenzione è il sistema affaristico e clientelare fiorito intorno a contenti e notabili della democrazia cristiana. Il pensiero di Sciascia appare anche nel pamphlet "L'affaire Moro", edito nel 1978 , poco dopo il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. L'autore condanna l'ideologia dei terroristi ma lancia un atto d'accusa contro la scelta del DC di rifiutare di trattare con loro per la liberazione. Nel 1979 è eletto alla Camera dei deputati nelle file del Partito radicale. I suoi articoli giornalistici suscitano dibattiti e polemiche, come un intervento pubblicato dal "Corriere della sera" nel 1987 dal titolo "Professionisti dell'antimafia" dove in nome del garantismo e del rispetto delle regole stabilite attacca gli strumenti e le modalità dell'antimafia, estranee ai principi democratici dello stato di diritto e della costituzione. Muore a Palermo nel 1989.
Era un intellettuale e scrittore controcorrente, ostile alle interpretazioni convenzionali della realtà politica e sociale. Era una voce fuori dal coro e con una passione civile e una volontà costante di intervenire nelle questioni più scottanti. Vedeva la letteratura con una funzione di
svelamento e di denuncia delle finzioni e delle zone d'ombra. Lo accomuna con Manzoni il mezzo d'indagine critica secondo cui Manzoni riuscì a far convertire il cattolicesimo all'illuminismo.
La produzione di Sciascia vuole esplorare l'esistenza umana. I suoi romanzi gialli, i racconti autobiografici, i saggi storici e i libelli politici sono contrassegnati da un desiderio di indagare le logiche criminali presenti nell'Italia degli scandali e dei misteri irrisolti, della corruzione e del compromesso. La sua descrizione della mafia rimanda a mali e vizi storici e antropologici. La Sicilia diventa l'emblema di una condizione assoluta, di un'identità peculiare. Il compito che Sciascia si pone è quello di scrutare nella realtà malata, dominata da forze cieche e perverse. L'intellettuale non può cambiare la sostanza e la natura delle cose ma deve smascherare in una ricerca della giustizia.
Secondo Sciascia ogni fatto d'attualità non va trattato come un evento eccezionale ma va ricondotto a dinamiche generali e ad attitudini costanti. Nel 1983 Enzo tortora è accusato di essere affiliato alla camorra e di traffico di stupefacenti. Dopo 7 mesi di reclusione viene liberato ma nel processo tenutosi nel 1985 sarà condannato a 10 anni di carcere per poi essere assolto in appello all'anno successivo. Sciascia ragiona su come l'Italia amministra la giustizia e lo raccoglie nel volume "A futura memoria" edita nel 1989. Riflette alla questione del processo di Napoli in quanto socialisti e radicali si lamentarono e ricevettero l’accusa di un'intrusione e un interferenza, un attentato alla libertà e indipendenza del potere giudiziario. Anche se ciò non fosse vero hanno fatto gridare allo scandalo e hanno fatto apparire una vittima come un privilegiato.