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Cenni biografici Il poema L'essere parmenideo
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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“L’essere È e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. Parmenide è nato ad Elea, una cittadina vicino a Salerno, fra il VI e il V secolo non si sa bene se abbia ascoltato le i pensieri di Senofane, non si sa se abbia invece riflettuto sulle convinzioni di Anassimandro, se conoscesse il pensiero di Pitagora, insomma non si sa nulla di certo sulla sua formazione. Però di lui ci sono arrivati 19 frammenti sicuramente autentici. Sappiamo che Parmenide scrisse una sola opera, un poema in versi esametri (simile alle opere di Omero e di Esiodo). Il protagonista del poema è Parmenide stesso, che nel proemio racconta di esser stato condotto al cospetto di una dea ( DÌKE ) la quale gli ha rivelato l’unica Verità, insegnandogli come distinguerla da apparenze e false conoscenze (doxa). Parmenide separa in modo netto la verità ( alètheia ) dall’opinione ( doxa ). Ciò che è, la realtà, non si confonde in alcun modo con ciò che sembra, ciò che solamente appare. Dìke svela a Parmenide quali sono le sole due “vie” che si possono pensare:
Se l’essere è immobile, ingenerato, omogeneo e indivisibile, allora il movimento e i mutamenti che vediamo nel mondo sono solo illusioni. Secondo Parmenide, in realtà il mutamento non esiste, in verità niente cambia né si muove. La tesi parmenidea sull’impossibilità del mutamento è una rivoluzione rispetto alle posizioni degli altri pensatori arcaici, che avevano cercato di individuare l’ arché. La tesi di Parmenide è rivoluzionaria proprio perché non individua l’ arché come elemento determinato. L’essere parmenideo non è questo o quell ’elemento specifico (per esempio l’acqua, come voleva Talete, o l’ aperion , come sosteneva Anassimandro). L’essere semplicemente è, e basta, è assolutamente indeterminato. Dunque, il mutamento non esiste, cosa che non era immaginabile per i filosofi precedenti e che farà discutere a lungo i successivi