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Lessico tipico di Kant, Appunti di Storia Della Filosofia

definizione del lessico kantiano

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 26/09/2017

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LESSICO KANTIANO
ANALITICA: è la logica formale che studia gli elementi costitutivi e le strutture formali del ragionamento
A PRIORI: Kant con questo termine indica ciò che è indipendente dall’esperienza
CATEGORIE: in Aristotele le categorie sono i predicati universali che si possono affermare di qualsiasi
soggetto. In Kant esse sono i concetti puri dell’intelletto, attraverso i quali si esplica l’attività del pensiero.
Unificando il materiale dell’intuizione sensibile, le categorie rappresentano la condizione di possibilità della
conoscenza dei fenomeni. Esse sono dunque le forme in cui viene costruito il mondo dell’esperienza e hanno
applicazione legittima solo all’interno di questo.
CONOSCENZA: è la rappresentazione mediante concetti di un oggetto intuito, la conoscenza richiede
dunque sia l’intuizione sia il concetto (= rappresentazione), ed è quindi per Kant circoscritta all’esperienza.
COSA IN SE’: l’oggetto considerato in se stesso, indipendentemente dalla rappresentazione con cui viene
conosciuto in quanto fenomeno. La dottrina della cosa in sé, o noumeno, è una delle più controverse perché
Kant ne ha dato formulazioni diverse. Nella prima edizione della Critica, Kant sembra attribuire un esistenza
indipendente alla cosa in sé. Nella seconda edizione Kant accentua la definizione della “cosa in sé” come
concetto-limite, cui non corrisponde alcuna intuizione.
CRITICA: Kant assume questo termine con il significato di “esame”, indagine sulle condizioni di
possibilità, sulla legittimità e sui limiti di ogni facoltà umana.
DEDUZIONE: per Kant questo termine indica la giustificazione di una pretesa. Ad esempio, la deduzione
trascendentale delle categorie deve mostrare come i concetti puri dell’intelletto (categorie) possano essere
costitutivi degli oggetti d’esperienza.
DIALETTICA: termine che percorre tutta la storia del pensiero filosofico
a. Nel suo significato originario significa “arte del dialogo” e si riferisce alla capacità di argomentare
nella discussione. La dialettica socratica-platonica è mezzo per dissolvere le false opinioni e per
raggiungere mediante al dialogo, alla verità.
b. Aristotele chiama dialettica quella parte della logica che si occupa dei ragionamenti probabili,
distinguendola dall’analitica che è la scienza della dimostrazione a partire da premesse vere.
c. In Kant la dialettica trascendentale è una “logica della parvenza”, ovvero l’insieme dei ragionamenti
scorretti o contradditori costruiti dalla ragione nel momento in cui p impiegare i sui concetti (idee) al
di là del mondo dell’esperienza.
ESPERIENZA: per Kant ha due significati:
In relazioni alle fonti della conoscenza, come insieme dei dati della sensibilità
In senso più ampio, come il risultato dell’attività sintetica della sensibilità e dell’intelletto
ESTETICA: nell’ estetica trascendentale Kant conduce lo studio delle forme a priori della sensibilità, lo
spazio e il tempo.
FENOMENO: è l’oggetto dell’intuizione sensibile, che si dà nelle forme a priori dello spazio e del tempo e
nella sintesi unificatrice delle categorie. È l’oggetto dell’esperienza possibile: in esso noi cogliamo le cose
come appaiono, non come sono in sé stesse
GIUDIZIO: è la facoltà di giudicare, ovvero di pensare il particolare come contenuto dell’universale.
Facoltà conoscitiva corrispondente al sentimento.
Giudizio determinante
Giudizio riflettente
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LESSICO KANTIANO

ANALITICA : è la logica formale che studia gli elementi costitutivi e le strutture formali del ragionamento

A PRIORI: Kant con questo termine indica ciò che è indipendente dall’esperienza

CATEGORIE: in Aristotele le categorie sono i predicati universali che si possono affermare di qualsiasi soggetto. In Kant esse sono i concetti puri dell’intelletto, attraverso i quali si esplica l’attività del pensiero. Unificando il materiale dell’intuizione sensibile, le categorie rappresentano la condizione di possibilità della conoscenza dei fenomeni. Esse sono dunque le forme in cui viene costruito il mondo dell’esperienza e hanno applicazione legittima solo all’interno di questo.

CONOSCENZA: è la rappresentazione mediante concetti di un oggetto intuito, la conoscenza richiede dunque sia l’intuizione sia il concetto (= rappresentazione), ed è quindi per Kant circoscritta all’esperienza.

COSA IN SE’: l’oggetto considerato in se stesso, indipendentemente dalla rappresentazione con cui viene conosciuto in quanto fenomeno. La dottrina della cosa in sé, o noumeno, è una delle più controverse perché Kant ne ha dato formulazioni diverse. Nella prima edizione della Critica, Kant sembra attribuire un esistenza indipendente alla cosa in sé. Nella seconda edizione Kant accentua la definizione della “cosa in sé” come concetto-limite, cui non corrisponde alcuna intuizione.

CRITICA: Kant assume questo termine con il significato di “esame”, indagine sulle condizioni di possibilità, sulla legittimità e sui limiti di ogni facoltà umana.

DEDUZIONE: per Kant questo termine indica la giustificazione di una pretesa. Ad esempio, la deduzione trascendentale delle categorie deve mostrare come i concetti puri dell’intelletto (categorie) possano essere costitutivi degli oggetti d’esperienza.

DIALETTICA: termine che percorre tutta la storia del pensiero filosofico

a. Nel suo significato originario significa “arte del dialogo” e si riferisce alla capacità di argomentare nella discussione. La dialettica socratica-platonica è mezzo per dissolvere le false opinioni e per raggiungere mediante al dialogo, alla verità.

b. Aristotele chiama dialettica quella parte della logica che si occupa dei ragionamenti probabili, distinguendola dall’analitica che è la scienza della dimostrazione a partire da premesse vere.

c. In Kant la dialettica trascendentale è una “logica della parvenza”, ovvero l’insieme dei ragionamenti scorretti o contradditori costruiti dalla ragione nel momento in cui p impiegare i sui concetti (idee) al di là del mondo dell’esperienza.

ESPERIENZA: per Kant ha due significati:

  • In relazioni alle fonti della conoscenza, come insieme dei dati della sensibilità
  • In senso più ampio, come il risultato dell’attività sintetica della sensibilità e dell’intelletto

ESTETICA: nell’ estetica trascendentale Kant conduce lo studio delle forme a priori della sensibilità, lo spazio e il tempo.

FENOMENO: è l’oggetto dell’intuizione sensibile, che si dà nelle forme a priori dello spazio e del tempo e nella sintesi unificatrice delle categorie. È l’oggetto dell’esperienza possibile: in esso noi cogliamo le cose come appaiono, non come sono in sé stesse

GIUDIZIO: è la facoltà di giudicare, ovvero di pensare il particolare come contenuto dell’universale. Facoltà conoscitiva corrispondente al sentimento.

  • Giudizio determinante
  • Giudizio riflettente
  • Giudizio teleologico
  • (^) Giudizio estetico

IDEA: concetto della ragione privo di un oggetto corrispondente nell’intuizione. L’idea può avere un uso sempre e solo regolativo. Sono concetti, supremi e necessari attraverso le quali la ragione mira all’incondizionato.

INTELLETTO: è la facoltà del pensare. Il suo compito primario è quello di formulare i giudizi.

INTUIZIONE: è la conoscenza che si rapporta in modo immediato agli oggetti della sensazione

  • Intuizione empirica > comprensiva dell’oggetto che è materia della conoscenza
  • Intuizione pura > se considerata come forma

Spazio e tempo sono le forme pure dell’intuizione.

IO PENSO: con questa forma Kant indica “l’unità sintetica dell’appercezione” ovvero la funzione trascendentale di unificazione delle rappresentazioni che sta a fondamento della conoscenza. Kant afferma che “l’Io penso deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni”. L’Io penso è dunque il soggetto, inteso come centro di unificazione dell’esperienza.

METAFISICA: nella Critica della ragion pura, Kant definisce la metafisica come ”l’intera conoscenza filosofica derivante dalla ragion pura”. È la ricerca di quanto può essere conosciuto a priori in campo scientifico (metafisica della natura) sia pratico (metafisica dei costumi).

NOUMENO: è l’oggetto puramente pensabile, intelligibile, contrapposto al fenomeno come oggetto dell’esperienza. Del noumeno non è possibile alcuna conoscenza, essendo una rappresentazione vuota di contenuto intuitivo, e a esso non si possono applicare le categorie dell’intelletto. Ha solo la funzione “negativa” di delimitare il campo dell’esperienza possibile. Solo nella vita morale il noumeno assolve una funzione positiva.

OGGETTIVO: è ciò che appartiene all’oggetto della conoscenza in quanto costituito nelle forme a priori della sensibilità e dell’intelletto e quindi valevo per tutti i soggetti.

PENSIERO: è il prodotto dell’attività dell’intelletto, che si realizza mediante concetti. È governato dal principio di non contraddizione

PURO: ciò a cui non è mescolato nulla di empirico

RAGIONE: il termine è utilizzato da Kant in tre accezioni:

a. In senso ampio, come finte di tutti gli elementi a priori della conoscenza

b. In senso più ristretto, come sinonimo di intelletto

c. In senso specifico, come la facoltà di pesare l’incondizionato andando oltre i confini dell’esperienza

SCHEMA: lo schema trascendentale, prodotto dell’immaginazione, è l’elemento di mediazione fra intuizione e concetto, che rende possibile l’applicazione delle categorie al fenomeno e quindi alla stessa esperienza.

SENSAZIONE: è “l’effetto di un oggetto sulla capacità rappresentativa” del soggetto, cioè è il modo in cui siamo affetti dagli oggetti dell’esperienza sensibile. La sensazione è passiva, fornisce il contenuto dell’intuizione che è un’attività dal soggetto.

SINTETICO, GIUDIZIO: giudizio in cui il predicato nn è contenuto nel concetto del soggetto e non è quindi ricavato da questo per analisi, ma vi è collegato o mediante l’esperienza o nella sintesi operata dalle forme a priori dell’intelletto. Kant considera il giudizio sintetico a priori come la forma delle preposizioni