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Analisi di 'I quaderni di Serafino Gubbio Operatore' e 'La cognizione del dolore' - Prof. , Appunti di Letteratura Italiana

File completo con tutta la spiegazione dell'intero programma. Ben dettagliato, con tutto ciò che vuole sapere il professore in seduta di esame orale. Nel file è presente tutto il programma segnato nel syllabus (A.A. 2022/2023): da Luigi Pirandello a Carlo Emilio Gadda: analisi dell'autore e dei romanzi e/o poesie, spiegazione delle critiche, storia moderna e contemporanea, sbobinature con elementi ed appunti spiegati a lezione.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 26/06/2023

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Luigi Pirandello
Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 da una famiglia agiata. Nel 1886 si iscrive alla Facoltà
di lettere di Palermo, nel 1891 si laurea a Bonn in Filologia e dopo un anno di trasferisce a
Roma.
Dopo la laurea, si sposa con una giovane siciliana benestante, da cui avrà tre figli, e si
stabilisce a Roma, dove iniziò a frequentare ambienti culturali dove entra in contatto con Luigi
Capuana, grande teorico del Verismo, il quale incoraggiò Pirandello a tentare la via del
Romanzo e Ugo Ojetti.
Pubblica “Marta Ayala” (1893) e “Il turno”, nei quali è ancora presente l’influenza del Verismo,
infatti questi romanzi hanno un’ambientazione meridionale e come tema principale, la famiglia.
Nel 1908 Pirandello il saggio “L’umorismo” e tra il 1901-1908 rielabora il romanzo “Marta
Ayala”, cambiando il titolo in “L’esclusa”, ponendo elementi che fanno parte della poetica
dell’Umorismo.
Nel 1903 l’allagamento di una miniera di zolfo in cui il padre aveva investito, riduce la famiglia
sul lastrico. La notizia causa nella moglie di Pirandello una grave crisi che compromette il suo
equilibrio psichico, quindi nel 1919 sarà costretto a farla internare in manicomio. La letteratura
non è più un’occupazione disinteressata ma un mezzo per mantenere la famiglia.
Nel 1904 pubblica a puntate il “Fu Mattia Pascal”, nel 1908 “L’Umorismo”, grazie ai quali
vince un posto di professore ordinario a Roma. Nel 1910 esordisce come autore teatrale, ma il
suo interesse resta concentrato sulla narrativa: pubblica i Romanzi “Suo marito”, “I vecchi e i
giovani” e “Si gira” (poi ribattezzato con il nome “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”).
*Gli anni della guerra sono per Pirandello un periodo di solitudine per l’aggravarsi della
malattia della moglie, per la morte della madre e per l’incarcerazione del figlio. Ma proprio in
quegli anni la sua attività teatrale inizia a dare i frutti migliori. Nel 1921 pubblica “Sei
personaggi in cerca d’autore” a Roma ma ebbero successo a Londra, Parigi e New York.
Il successo internazionale cambia la vita di Pirandello, abbandona l’insegnamento, fonda una
sua compagnia e inizia a girovagare per i palcoscenici di tutto il mondo. Continua a pubblicare
novelle, come il romanzo “Uno, nessuno e centomila” e nuove commedie, come “Enrico IV”,
“Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto”. Si dimostra superficiale nelle
prese di posizioni politiche, perché convinto che i problemi dell’uomo siano connaturati alla sua
esistenza e non possano essere risolti da cambiamenti sociali ed istituzionali.
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Scarica Analisi di 'I quaderni di Serafino Gubbio Operatore' e 'La cognizione del dolore' - Prof. e più Appunti in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

Luigi Pirandello

 Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 da una famiglia agiata. Nel 1886 si iscrive alla Facoltà di lettere di Palermo, nel 1891 si laurea a Bonn in Filologia e dopo un anno di trasferisce a Roma.

 Dopo la laurea, si sposa con una giovane siciliana benestante, da cui avrà tre figli, e si stabilisce a Roma, dove iniziò a frequentare ambienti culturali dove entra in contatto con Luigi Capuana, grande teorico del Verismo, il quale incoraggiò Pirandello a tentare la via del Romanzo e Ugo Ojetti.

 Pubblica “ Marta Ayala ” ( 1893 ) e “ Il turno ”, nei quali è ancora presente l’ influenza del Verismo , infatti questi romanzi hanno un’ambientazione meridionale e come tema principale, la famiglia.

 Nel 1908 Pirandello il saggio “ L’umorismo ” e tra il 1901-1908 rielabora il romanzo “ Marta Ayala ”, cambiando il titolo in “ L’esclusa ”, ponendo elementi che fanno parte della poetica dell’Umorismo.

 Nel 1903 l’allagamento di una miniera di zolfo in cui il padre aveva investito, riduce la famiglia sul lastrico. La notizia causa nella moglie di Pirandello una grave crisi che compromette il suo equilibrio psichico, quindi nel 1919 sarà costretto a farla internare in manicomio. La letteratura non è più un’occupazione disinteressata ma un mezzo per mantenere la famiglia.

 Nel 1904 pubblica a puntate il “ Fu Mattia Pascal ”, nel 1908 “ L’Umorismo ”, grazie ai quali vince un posto di professore ordinario a Roma. Nel 1910 esordisce come autore teatrale, ma il suo interesse resta concentrato sulla narrativa: pubblica i Romanzi “ Suo marito ”, “ I vecchi e i giovani ” e “Si gira ” (poi ribattezzato con il nome “ Quaderni di Serafino Gubbio operatore ”).

  • Gli anni della guerra sono per Pirandello un periodo di solitudine per l’aggravarsi della malattia della moglie, per la morte della madre e per l’incarcerazione del figlio. Ma proprio in quegli anni la sua attività teatrale inizia a dare i frutti migliori. Nel 1921 pubblica “Sei personaggi in cerca d’autore” a Roma ma ebbero successo a Londra, Parigi e New York.

 Il successo internazionale cambia la vita di Pirandello, abbandona l’insegnamento, fonda una sua compagnia e inizia a girovagare per i palcoscenici di tutto il mondo. Continua a pubblicare novelle, come il romanzo “ Uno, nessuno e centomila ” e nuove commedie, come “ Enrico IV ”, “Ciascuno a suo modo” e “ Questa sera si recita a soggetto ”. Si dimostra superficiale nelle prese di posizioni politiche, perché convinto che i problemi dell’uomo siano connaturati alla sua esistenza e non possano essere risolti da cambiamenti sociali ed istituzionali.

 Nel 1934 vinse il premio Nobel per la letteratura. Nell’ultimo periodo della sua vita il successo non cancella il senso d’isolamento e nel 1936, mentre segue le riprese di un fil tratto dal “ Fu Mattia Pascal ”, si ammala di polmonite e muore nella sua casa romana. Rivelano il successo internazionale di Pirandello la diffusione di aggettivi che derivano dal suo cognome. *Si utilizza l’aggettivo Pirandelliano per indicare una situazione o avvenimento paradossale, che determina sconcerto. Il sostantivo “Pirandellismo” che indica un atteggiamento incline al Relativismo filosofico o ispirato al Cerebralismo che qualifica i personaggi pirandelliani. Anche i titoli delle sue opere vengono usati come modi di dire consueti, come “Cosi è se vi pare” e “Uno, nessuno, Centomila ”.

Poetica

 Nel 1908 Pirandello pubblica il saggio “ L’umorismo ”, che aveva una destinazione accademica e riguarda l’Umorismo nella letteratura antica; una parte riguarda la poetica di Pirandello.

  • In questo saggio, Pirandello considera l’umorismo una condizione permanente dell’arte di qualunque tempo. *nel 1904, nei primi due capitoli del “ Fu Mattia Pascal ” associa la nascita dell’umorismo alla Modernità , quindi era una condizione storica.

Caratteristiche della poetica :

- La vita e la forma ; Pirandello concepisce la vita come un flusso inarrestabile e spontaneo, che le circostanze dell’esistenza e le convenzioni sociali ci obbligano a bloccare in “ forme ” superficiali.

  1. vita ; è ciò che reprime gli impulsi e nella quale siamo immersi.
  2. forma ; è ciò che cristallizza la vita.
  • la vita emerge solo in rare condizioni, tipo quando dormiamo e sogniamo o nelle persone con malattie.
  • L’uomo della modernità vive un’esistenza priva di significato; abbiamo il desiderio di dare un significato alla nostra esistenza con illusioni e autoinganni. *Sono i ruoli che rivestiamo nella società, i doveri e le abitudini che ci siamo imposti, le immagini che gli altri si fanno di noi e quelle che noi stessi ci costruiamo, finzioni necessarie ma inautentiche, incapaci di rispecchiare il nostro intimo modo di essere.

Vengono mescolate novelle con tematiche e anni diversi nelle stesse raccolte, quindi non seguono un ordine cronologico né tematico.

*Pirandello e Verga

Verga ha un atteggiamento positivista, in cui l’ordine delle idee deve adeguarsi a quello delle cose, è convinto che le idee siano in grado di rispecchiare le cose.

Pirandello crede che non esista una verità nelle cose, per lui la verità è relativa e soggettiva e nasce dal conflitto delle interpretazioni.

La lingua dei romanzi; Pirandello si affida a una lingua rapida e nervosa, che riduce fortemente la distanza tra scritto e parlato: la sintassi è movimentata, ricca di esclamazioni e di interrogazioni; il lessico è medio, ma ravvivato da aggettivi che mirano a sottolineare le caratteristiche grottesche dei personaggi.

- Queste scelte linguistiche, unite alla grande frequenza dei dialoghi e dei monologhi, conferiscono alla narrativa di Pirandello un andamento che si potrebbe definire “Teatrale”.

Tre fasi dell’arte pirandelliana

1. Crisi del positivismo giovanile ; 1890-1904, anno in cui viene pubblicato il “ Fu Mattia

Pascal ”, segnata dalla coscienza della crisi.

2. Umorismo ; 1904-1925, 2 momenti: narrativa e romanzo, con le opere: “I vecchi e i giovani”,

“Suo marito”, “Fu Mattia Pascal”; stagione teatrale, cioè l’umorismo applicato al teatro e si distingue “ Teatro del grottesco ”.

3. Fase surrealista ; esce a metà degli anni 20 con l’uscita di “Uno, nessuno, centomila”.

Questa fase subisce un’influenza surrealista con le 19 novelle (scritte prima di morire) e i Miti, tra cui “ I giganti della montagna ”.

Il teatro

Quasi tutte le sue commedie, raccolte sotto il significativo titolo di “Maschere nude”, sono rielaborazioni di motivi, situazioni, vicende, personaggi sperimentati nelle novelle in forma drammatizzata.

  • Pirandello inizialmente era distante dal teatro perché crede che sia una riproduzione letteraria, con la possibilità di falsarla. Inizia a dedicarsi al teatro intorno al 1910; in seguito si dedicherà interamente al teatro a partire dagli anni ’20.

 Pirandello conia la teoria del teatro :

  • Autonomia del personaggio rispetto all’autore ; * a quell’epoca il teatro poneva in primo piano l’intreccio della vicenda, e in secondo paino i personaggi. Pirandello fa un rovesciamento , ponendo in primo piano i personaggi , dando un’importanza secondaria all’intreccio. Così obbliga l’attore a rispettare il copione, ma viene ugualmente potenziato. Quest’autonomia che viene data al personaggio distrugge l’elemento d’intrattenimento che aveva prima l’intreccio (prima lo spettatore si divertiva, ma non rifletteva sui caratteri, ora è costretto a riflettere).
  • L’idea della possibilità di dissacrare l’arte attraverso l’arte stessa ; Pirandello contesta il teatro attraverso esso stesso, gli altri autori tendono a rappresentare la verità, mentre Pirandello pone l’accento sull’elemento artificioso e invita lo spettatore a diffidare su ciò che vede.

 Si possono individuare tre nuclei più importanti:

  1. Teatro nel grottesco ( o metateatro) ; si mettono in dubbio i caratteri borghesi, non si vede quello che gli altri vorrebbero vedere. “ Il gioco delle parti ”, “ Così è (se vi pare) ”, “Il piacere dell’onestà”, in cui il protagonista rivendica il suo ruolo di marito.
  2. Teatro nel teatro ; Pirandello non si limita a rappresentare sulla scena una scena, ma mostra sulla scena quello che nessun artista aveva mai rappresentato. L’autore distrugge la naturalezza della rappresentazione, dando più attenzione all’invenzione e alla maschera. L’autore immagina una storia, che sarà falsificata dalla messa in scena che ne faranno gli attori, la cui interpretazione sarà a sua volta condizionata e reinterpretazione dagli spettatori. Questo meccanismo di finzione è riportato è riportato in scena con “ Sei personaggi in cerca d’autore ”, “ Ciascuno a suo modo ”, “ Questa sera si recita a soggetto ”, dove l’oggetto della rappresentazione non è più la vita reale, ma un dramma messo in discussione dagli stessi autori che lo stanno recitando.

lavorazione, La donna e la tigre : secondo il copione dovrebbe sparare ad una tigre. Tuttavia, all’ultimo rifiuta la parte e la lascia ad Aldo Nuti.

  • Il personaggio in questo caso sa meno del lettore, il quale comprende che Nuti ha l’intenzione di uccidere la Nestoroff. Così, durante le riprese, si compie la tragedia; si introduce quindi una storia all’interno della storia. Invece di puntare il fucile contro la tigre, Aldo prende la mira contro la donna e la uccide. Egli viene poi sbranato dalla tigre (che in realtà avrebbe dovuto sbranare la Nestoroff). Serafino riprende la scena impassibile, ammutolito per lo shock dell’evento e rimarrà muto per tutta la vita.
  • Serafino quindi perde ogni passione e desiderio umano ed è solo una mano che fa girare la macchina.
  • La trama è stata scelta da Pirandello in maniera ironica , è un discorso contro il romanzo e il cinema popolare.

Secondo quaderno Vediamo come Serafino Gubbio sia affascinato dall’attrice russa Nestoroff.

- È un romanzo-diario che non ha una trama Il significato di questo romanzo è il discorso che il narratore, Serafino Gubbio, intorno al cinema e al teatro.

*In realtà, il proposito di studiare la gente è proprio del romanzo naturalista. Il Romanzo naturalista ha una situazione iniziale da cui partono alcuni personaggi e una trama al termine della quale personaggio trova un posto nella società la verità su sé stesso che cerca dall’inizio; alla fine il personaggio cambia rispetto all’inizio. *Ad esempio, Verga afferma che il suo scopo è quello di studiare la gente, in particolare dedicala sua pentalogia ai vinti, a coloro i quali sono stati sommersi, sopraffatti dalla modernità. Attraverso la narrativa quindi, l’intenzione è quella di compiere uno studio sociologico.

 Nel romanzo pirandelliano invece troviamo sorta di decostruzione del romanzo naturalistico. Anche Pirandello studia la gente nelle sue ordinarie occupazioni ma non per scoprire ciò che la gente è o ciò che la gente, ma studia ciò che la gente fa senza capire di fare.

L’intento del narratore, quindi, è quella di capire se gli altri capiscono, dando per scontato che gli altri non capiscono. Si tratta di un tentativo di esplorazione del caos e la forma da diario è la forma più adeguata a descrivere questa condizione.

  • In questo romanzo il mondo rifiuta di essere capito di fronte agli oggetti; si ha una rappresentazione di impotenza a comprendere il mondo; il romanzo, quindi, termina quando già la maggior parte delle cose sono accadute.

Poetic a  Il narratore si presenta come operatore, ma il termine è contraddittorio in quanto afferma che egli non fa altro che mettere in azione un dispositivo che trasforma la vita in qualcos’altro, la presa cinematografica. Quindi non è l’individuo che opera, in quanto quest’ultimo è soltanto una parte meccanica, perché in effetti l’operazione implica che ci sia un’intenzione, ma egli non ha l’intenzione di fare nulla.

  • Questo destino non si riferisce soltanto all’operatore di cui si sta parlando o al singolo individuo ma si riferisce alla maggior parte delle persone, i quali si limitano a vivere e mai a cambiare il mondo in cui essi vivono.
  • Nella prima parte del romanzo un personaggio interroga Serafino Gubbio e vediamo che è come se Pirandello, l’autore, stesse interrogando il suo personaggio, affermando che quest’ultimo non serva a nulla; anche se non esistesse, nessuno si accorgerebbe della sua mancanza.

 C’è quindi una metanarrazione , cioè un discorso intorno alla narrazione. È un metaromanzo, cioè un romanzo che riflette su se stesso.

  • L’ impassibilità dell’operatore, che notiamo anche nel modo in cui queste azioni devono essere eseguite (cioè girare sempre con lo stesso ritmo la manovella) le pensiamo facendo riferimento ad una metafora. *nel romanzo naturalista, si fa riferimento al principio dell’ impersonalità di Flaubert. Come afferma Verga, si deve fare in modo che l’opera sembra essersi fatta da sé di fronte allo sguardo del lettore, in cui l’autore deve essere impassibile.

 Nel romanzo pirandelliano vi è una decostruzione del romanzo naturalista, in quanto qui troviamo il narratore, Serafino Gubbio, che è un narratore caratterizzato dall’impassibilità (tipica del romanzo naturalista), ma a tal punto da perdere la parola a causa di essa. (*abbiamo qui una decostruzione del romanzo naturalista ).

  • Si rappresenta una visione apocalittica e distopica di un mondo in cui noi umani non serviremo più a nulla e nel quale verremo interamente sostituiti da macchine.

 Qui Pirandello parte da una riflessione; nel 1926, data di prima pubblicazione di questo romanzo, in Italia si sviluppa il movimento letterario del futurismo che aveva fatto delle macchine e della velocità uno dei fondamenti tematici della sua poetica. La macchina è il modo che ha l’uomo di distorcere la sua conoscenza della realtà e di cambiarla in modo positivo, con l’intenzione di distruggere il passato (secondo una visione futurista). La macchina serve ad accelerare la percezione dell’uomo. Pirandello ha un pensiero anti-futurista , cioè non pensa che la macchina sia una percezione positiva del reale ma, al contrario, pensa che la macchina sia una distruzione del carattere rassicurante che è il reale.

 La percezione prodotta dalla velocità è quindi uno dei temi di questo brano.

*la percezione della velocità nasce con l’invenzione del treno. I primi che viaggiarono in treno furono sconvolti dal fatto che il paesaggio non è più statico.

  • Questi due modi di conoscere la realtà, quello dell’uomo in sintonia con la natura e quello che si ha con l’arrivo della macchina, sono messi a contatto. Ad un certo punto, il punto di vista cambia; scompare l’automobile e la carrozzella, piano piano riappare. La realtà quindi che prima era scomparsa, ricompare per effetto della velocità della carrozzella. Questo senso di vertigine sta nella carrozza, la quale permette di recuperare un rapporto concreto con la realtà naturale ( quindi si inizia a vedere nuovamente il paesaggio ).
  • Pirandello ci spiega che tra tutte le macchine, quella che deforma maggiormente la percezione della realtà è il cinema, il quale assorbe la realtà e la rappresenta.
  • La metafora centrale di tutto il romanzo è il negativo delle macchine fotografiche, attraverso la quale il mondo esterno passava attraverso una camera oscura e si imprimeva sul foglio. Quello che avviene all’interno della pellicola che sta nella camera oscura è che i colori vengono mutati (questo è il negativo, mentre il positivo è quello che viene proiettato in uno schermo cinematografico).
  • Nella casa cinematografica, la Kosmograph, vi era il reparto del negativo e quello del positivo. Serafino Gubbio, incaricato di prendere una pellicola nuova per fare una scena, si reca al reparto del negativo e assiste alle procedure; questa scena a lui sembra terribile. Qui si riprende la metafora della macchina, perché nel reparto del negativo non ci sono uomini (cioè nel reparto in cui viene prodotta questa realtà fittizia), non sono più necessari. In questo reparto sono presenti dei vermi, i quali fanno pensare alla tenia (verme che si nutre di ciò di cui l’uomo si nutre). Questo verme, che sta dentro i serbatoi del reparto negativo, è la pellicola in cui sta la vita; la macchina della cinepresa ha ingoiato la vita degli attori e l’ha riprodotta in questi vermi.  Il processo di metamorfosi per cui la vita diventa arte è paragonato al processo digestivo, alla fine espulsa attraverso una forma metaforica che è appunto il cinema. Avviene che la vita diventa arte, finzione (con un’accezione negativa, nel senso che la vita viene perduta e trasformata in artificio), prodotta dalle macchine.

Serafino esce dal reparto del negativo sconvolto e questo spiega perché gli attori non sopportano Serafino e, in particolare non sopportano la macchina da presa perché a loro sembra che la loro vita venga sottratta da questa macchina; sembra agli attori di essere divorati.  Walter Benjamin, in un capitolo dedicato a Pirandello parla di questo tema comparando la prestazione degli attori di teatro e quella degli attori del cinema. Egli dice che gli attori del teatro recitano davanti un pubblico, sempre influenzata da diversi fattori, definendo un’opera teatrale come unica, in cui l’attore si presenta come soddisfatto della singolarità del suo prodotto. Invece un’opera cinematografica rimarrà sempre uguale, infinitamente riproducibile. L’attore del cinema invece si sente in qualche modo spossessato della sua opera, non è più singolare ma il suo lavoro appartiene alla macchina, che lo renderà infinitamente riproducibile. *Quello che avviene all’attore del cinema è ciò che Marx definisce quando l’operatore lavora alla catena di montaggio. Pirandello non ha conosciuto il cinema come arte ma come industria.

 Walter Benjamin nota che quello che è accaduto nel passaggio tra l’ arte tradizionale ( auradica ) all’ arte riproducibile è la perdita dell’aura , manifestazione di qualcosa di divino che appartiene all’uomo. Mentre manifestazione dell’arte tradizionale è simile alla teofania , cioè alla manifestazione di un dio, nell’arte riproducibile l’opera non sembra più sacra. Gli attori, quindi, sentono che la loro recitazione è stata alienata, non è più loro. *inoltre, la cinepresa del tempo non aveva mirino; quindi, l’operatore doveva indovinare cosa la macchina stava proiettando; la fusione tra la macchina e Serafino diventa così stretta che ad un certo punto quest’ultimo perde la parola.

Quaderno sesto Ad un certo punto, Serafino si reca alla casa dei nonni, in cui Giorgio Mirelli non c’è più, dal momento che si è suicidato, però ha lasciato sei ritratti della Nestoroff , alla quale Mirelli aveva dato una natura divina (p.198); non è più una donna umana ma artificiale.

 Attraverso un linguaggio lirico, vi è la rappresentazione di un conflitto :

1. Da una parte, ci sono le tele di Giorgio Mirelli, in cui è presente la Nestoroff vera perché l’arte ci rappresenta la realtà trascesa, la verità che dobbiamo cercare nella vita. L’arte rappresenta il reale in una maniera purificata, divina. 2. Dall’altra parte è presenta la Nestoroff reale, quella che sta davanti agli occhi di Serafino, il quale la va a trovare a casa sua, in cui si trovano anche lei sei tele nel suo salotto. Serafino

Testi critici dei “Quaderni di Serafino Gubbio Operatore”

Pirandello o la coscienza del realismo, Riccardo Castellana  Pirandello cominciò a pensare al suo “ Romanzo sul cinema ” e la sua prima proposta è del 1913 , che lui sottopone al direttore della lettura del corriere della sera. La prima edizione del ro manzo viene pubblicata a puntate nel 1913 sulla rivista letteraria denominata “ Nova Antologia ”; poi viene pubblicato nel 1916 in volumi, col titolo “ Si gira ”. La seconda edizione si ha nel 1925 col titolo “ I quaderni di Serafino Gubbio Operatore ”, come romanzo-diario. Il romanzo assume la trama che è quella del “ feuilleton ”, cioè del romanzo d’appendice. In genere, la critica marca sul fatto che questo non sia un romanzo melodrammatico ma un romanzo-saggio.

  • romanzo-saggio ; non è soltanto un romanzo all’interno del quale si discutono delle idee sociali, ma si discutono delle idee intorno alla comunicazione di massa.

 La struttura del romanzo si articola in sette quaderni , ciascuno dei quali è formato da un numero variabile di capitoli, che si fingono scritti dal protagonista-narratore Serafino in tempi successivi e non troppo distanti tra loro; la forma narrativa è quindi quella del diario.

 In questo romanzo, come dice Riccardo Castellana ( ricercatore di letteratura italiana all’università di Siena ), sono presenti soltanto tre parti saggistiche , cioè discorsive :

  1. nel quaderno terzo ; quando c’è la riflessione sul cinema che divora il reale, quindi il reale diventa una finzione. L’arte del narratore è sostituita dalla tecnica di un lavoratore salariato, cioè dall’operatore.
  2. Nel quaderno terzo , capitolo quarto, in cui si parla dei limiti etici dell’arte , che ha inizio dalle conversazioni riguardo la prossima uccisione della tigre.
  3. Nel quaderno terzo , capitolo quinto, che tratta del destino dell’attore nell’industria cinematografica dal punto di vista culturale, il quale si esilia dal pubblico e da se stesso, cioè dalla propria immagine che si muove come se non appartenesse più a lui.
  • Quest’opera si definisce quindi come romanzo-diario in quanto quest’ultimo è un romanzo aperto perché il diario è scritto da un soggetto, il quale non sa come finisce la storia. In questo senso, il diario è considerato come il contrario dell’autobiografia: in entrambi i casi, è presente una scrittura personale nel quale il soggetto vive intorno all’oggetto.
  • mentre con l’autobiografia il soggetto sa com’è finita la storia, alla fine della quale c’è una conversione in cui il soggetto racconta com’è diventato; nel romanzo ottocentesco in genere si imita la forma del romanzo epistolare , in cui il narratore non sa né quello che accade attorno a sé e neanche quello che risponderà il suo interlocutore.
  • Il romanzo modernista nasce in contrapposizione al romanzo ottocentesco , considerato come troppo ben costruito, che ha una struttura cognitiva troppo forte perché si fida della presenza di un soggetto che sappia interpretare e raccontare il reale e si fida anche dell’esistenza del reale, con un narratore onnisciente (racconta cose che nessuno potrebbe sapere).
  • In questo romanzo invece il narratore, nel momento in cui narra, non sa come va a finire la storia (* Serafino Gubbio non sa che diventerà muto ), quindi ne sa quanto il lettore. Una narrazione al presente è sempre operata da un narratore debole , che non ha una visione organica di se stesso o non dice tutto quello che sa. Il lettore sa solo quello che sa il protagonista, ma qualche volta ne sa più di lui. Il lettore in questo caso sa più del protagonista, ad esempio sappiamo che lui è innamorato di Vania Nestoroff.
  • Vi è una prevalenza del discorso sul racconto da parte del protagonista. (* distinzione di Genette tra discours e récit ). È questo carattere di tipo commentativo e riflessivo a dare all’opera, come ha osservato Debenedetti , il carattere di un romanzo “ romanzo da fare ”, un libro costruito non su personaggi definiti e a tutto tondo ma in cerca d’autore, e anche per questo collocabile nell’ambito del modernismo.
  • Inoltre, il narratore ha una grande competenza nel linguaggio cinematografico.

*Pirandello conosce il linguaggio del cinema. Soggetto, trama, macchina da presa, campo (porzione del reale che viene inquadrata), scenario (inteso come sceneggiatura, cioè un testo scritto che precede la lavorazione cinematografica) sono termini propri del linguaggio cinematografico.

Serafino Gubbio dice al suo lettore che non soltanto non è il caso che si interessi della trama del film ma che non è neppure il caso che si interessi della trama del romanzo

raccomandato nel romanzo naturalista. Qui Serafino fa fatica a rimanere impassibile, cioè risulta difficile impedire una partecipazione del narratore di fronte a quello che accade.

  • L’assenza di partecipazione del narratore di fronte a ciò che accade significa coinvolgere il lettore con maggiore efficacia, attraverso l’immedesimazione emotiva , non svolgendo un’analisi del reale.
  • Vania Nestoroff guarda Serafino mentre fa la sua parte ( il quale non è un bell’uomo ). Serafino, sentendosi attratto da questo sguardo, dice a se stesso di cercare di dimenticare che lei lo guardi. * lei, attraverso il suo sguardo rivolto verso Serafino, lascia sottintendere che voglia fare qualcosa per lui.
  • Lui, come un automa, continua a girare la manovella, che è il destino a cui Serafino andrà incontro. Alla fine, la mano diventerà autonoma rispetto al personaggio e continua a girare la manovella, come fosse un automa. Alla fine della scena, lei si pugnala e cade a terra. Mentre Serafino continua a girare la manovella, Carlo Ferro entra in scena per aiutare l’amante a rialzarsi, sottrae agli sguardi dei presenti la nudità della donna, coprendola con un mantello. * solo a questo punto, Serafino annuncia al regista che la ripresa ha richiesto ventidue metri di pellicola.
  • La cosa strana è che Serafino ha un momento nel quale sta per abbandonare la manovella, mentre non ci sarà quando si girerà la scena dell’assalto della tigre.

 Il suicidio inscenato dalla Nestoroff esprimerebbe realmente la sua intenzione autodistruttiva; l’intera scena racchiuderebbe, en abyme, il destino del personaggio. Da tutti considerata una pessima attrice, Vania in questa scena è considerata credibile, tanto che Serafino, ingannato dal “realismo” di quel finto suicidio, sta per venire in suo soccorso, se non fosse stato per le comparse che gli avrebbero ricordato che si trattasse di una finzione.  La credibilità della Nestoroff è data dal fatto che lei stessa dichiara la sua ansia di autodistruzione; quindi, la prova dell’attrice non risulta falsa in quanto sta interpretando se stessa, perché la maschera è il volto.

 Nel frattempo, si è cominciato ad inscenare il film della tigre , a cui prenderanno parte tutte e quattro le compagnie che lavorano alla Kosmograph. *Pirandello definisce qui il cinema del suo tempo come stupido e volgare.

*si descrive la scena della danza dei pugnali, in cui Vania Nestoroff fa una parte minore e si uccide danzando davanti alla cinepresa di fronte ai selvaggi indiani, senza pudore; ha un carattere pornografico. *ragno nero = cinepresa (similitudine)

*parte= quella dell’attrice

Controparte = è quella di un altro attore che reagisce alla parte

  • Tuttavia, questo tipo di cinema ( stupido e volgare ) ha una tale efficacia emotiva sul suo pubblico.

Qui la forza emotiva è maggiore rispetto alla morte di Aldo Nuti perché in Serafino è maggiore l’attrazione sessuale nei confronti del corpo nudo della Nestoroff.

**_2. Tema della mano

  • Riccardo Castellana_** sostiene che la mano rinvia non solo all’azione metaforica di girare la manovella, ma anche a un atto pornografico , cioè Serafino sarebbe sfinito perché quello a cui ha assistito è una scena pornografica, in cui la pulsione è presente nel suo stadio primordiale. * nell’atto pornografico, si ha un soggetto passivo che guarda l’oggetto, che non reagisce; non entra in campo il sentimento amoroso.
  • Riccardo Castellana menziona un articolo di Antonio Gramsci nel 1910 de “ L’avanti ”, un giornale del partito socialista su cui scriveva, in cui quest’ultimo parla di Lida Borelli.
  • Antonio Gramsci , prima di diventare segretario del partito Comunista, dirigeva l’organo del partito socialista della sua redazione torinese e scriveva anche delle recensioni teatrali e sul cinema.  In questo articolo su Lida Borelli , la quale è una diva del momento, nota che l’interpretazione dell’attrice conta poco ma quello che conta soprattutto è l’esposizione del suo corpo , che è quello che interessa al pubblico e a tutta la produzione cinematografica.

*Nella produzione cinematografica quindi, quello che conta è quello che si deve e non quello che si sta narrando; in questo senso, le trame nel cinema non servono.

Castellana dice che il desiderio è una dimensione umana mentre la soddisfazione libidica (quella che traiamo dallo spettacolo pornografico) appartiene invece alla dimensione asociale dell’essere. *la soddisfazione erotica prevede la socialità dell’essere , cioè il piacere che il soggetto può dare ad un altro individuo. Invece, nel caso della soddisfazione libidica , l’individuo prova il piacere senza avere il contatto con l’altro, senza mettersi in relazione con qualcuno, quindi, è in una situazione asociale.  In conclusione, quindi, Pirandello dice che il cinema è asociale.

- Vania Nestoroff è paragonata alla tigre , infatti tutte le mattine si reca presso la gabbia della tigre, Serafino la spia e si accorge che c’è quasi una affinità amorosa ; in realtà, Vania si identifica nella tigre, destando anche libidini animali. Ad un certo punto Serafino dice di amare la tigre, ma questo amore non implica il desiderio ma solo l’attrazione sessuale. Serafino è però innamorato di un’altra donna, Luisetta, ma non dice mai di esserne innamorato; è come se ci fosse una censura intorno alla propria sfera erotica e sessuale.

 L’ ultimo paragrafo di questo saggio si intitola “ Il narratore debole ”, nel quale Pirandello intende individuare le tracce del Modernismo all’interno del romanzo. Un narratore debole vede sempre e solo una parte del reale; Serafino, proprio a causa della sua miopia è costretto a colmare continuamente gli spazi vuoti della storia con le proprie interpretazioni ed ipotesi per darle un senso.

  • Col termine “ Modernismo ” si definiscono alcuni prodotti storico-letterari, come ad esempio “ A la recherche du temps perdu ” di Proust o “ I quaderni di Serafino Gubbio operatore” di Pirandello.
  • Il modernismo è un movimento storico-culturale che consiste nella: 1. ricerca di nuove tecniche narrative in opposizione alle tecniche ottocentesche, dando una svolta rispetto al romanzo ottocentesco; questo si realizza soprattutto attraverso il rifiuto del romanzo a parabola , con un inizio e una fine. 2. distacco dell’artista dall’opera ; l’opera non deve apparire come espressione dell’interiorità dell’artista ma come oggettiva. 3. Rifiuto del linguaggio vago , proprio dei romanzi ottocenteschi, a favore di un linguaggio più oggettivato ; questo è il caso di Serafino che nel suo diario vuole dire le cose così come sono state e non come lui le ha sentite.

4. Temi considerati come tabù , come ad esempio il sesso

L’intreccio è complesso , caratterizzato anche dalla presenza di molti flashback , con l’effetto di confondere il lettore che non sa più decidere quando un fatto è accaduto o quando non è accaduto (*non è però il caso di questo romanzo). Tempo della storia e tempo del racconto si congiungono nuovamente nel terzo capitolo, creando una narrazione simultanea; si commenta cioè il presente, nel momento esatto in cui lo si sta vivendo.

5. Il romanzo è costruito attorno ad un narratore debole , il quale continuamente riflette su ciò che succede e vuole coinvolgere il lettore nella sua ricerca cognitiva. 6. La trama non conta ed è quella del romanzo d’appendice. 7. L’ immaginazione melodrammatica tende ad enfatizzare e quindi a polarizzare i sentimenti dei personaggi. *I personaggi in questo romanzo sono tutti doppi, a partire dalla figura della donna; ad esempio, Vania Nestoroff ha un suo doppio, che all’interno della Kosmograph è Luisetta (diavolo e l’angelo). Un altro doppio è Duccella , la sorella di Giorgio Mirelli; Carlo Ferro (attore siciliano, volgare) e Giorgio Mirelli (grande artista).  In conclusione, Pirandello non si riferisce soltanto al cinema ma all’arte in generale e lamenta il fatto che la vita viene sempre più artificializzata. Quindi quello che vige nell’arte è l’ artificio (nel cinema vige la macchina) che è il corrispettivo artistico della macchina nel mondo del lavoro. La realtà divorerà la finzione, ripristinando la corretta gerarchia tra esperienza e rappresentazione. Per Pirandello, il cinema rappresenta l’espressione più avanzata della crisi moderna, non solo perché il suo prodotto distrugge l’arte del racconto perché crea un nuovo tipo di pubblico, rinunciatario e passivo, ma anche perché il suo stesso modo di produzione contiene già in sé tutte le contraddizioni della modernità.  Serafino detesta la modernità. La sua è un’avversione alle utopie , tipica dell’eroe scettico e disilluso che non intravede nulla di positivo all’orizzonte futuro e che pensa che il meccanismo della vita moderna abbia ridotto l’umanità in uno “ stato di follia ” che lo porterà a sconvolgere e distruggere tutto. * riferimento alla Coscienza di Zeno, scritto circa 10 anni dopo.