Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Il rapporto tra Levi e la Chimica: l'educazione antifascista di Primo Levi, Dispense di Letteratura

Il rapporto tra primo levi e la chimica descrivendo come l'educazione ricevuta in un prestigioso liceo classico e in un istituto di chimica presso l'università di torino ha influenzato la sua visione della scienza e della vita. Levi, un ebreo italiano, si trova a lavorare con vari elementi chimici, tra cui zinco, potassio e nichel, e scopre l'importanza delle differenze. La chimica, per levi, è una morale laica e antifascista, e la scienza in generale offre un antidoto al fascismo. Il documento include anche la morte di sandro delmastro, il primo caduto della resistenza piemontese, e la relazione tra levi e nicola della porta, un fisico amante dell'astrofisica.

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 15/09/2022

estreja80
estreja80 🇮🇹

5

(1)

13 documenti

1 / 1

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
IL RAPPORTO FRA LEVI E LA CHIMICA da “Primo Levi” di M. Porro capitolo I
L’opera “Il Sistema Periodico” è esposizione della generazione formatasi sotto il fascismo, ma cresciuta dalla lotta
partigiana, che attinge moltissimo dall’educazione giovanile di Levi. Primo Levi studia in un prestigioso liceo
classico, a rigor della logica fascista di Gentile, che impone gli studi umanistici come elevatori dello spirito. La
scienza è nemica del regime, la scienza impone prove alle teorie, la scienza da le risposte a domande su cui la
filosofia si sta ancora interrogando.
Gli studi continuano in un Istituto di Chimica presso l’università di Torino, da questo tipo di educazione viene il
cuore dell’opera, nella quale Levi associa ad eventi e persone un elemento della tavola periodica.
Primo si ritrova a lavorare con lo ZINCO, lo zinco è noioso, ma resiste agli attacchi, se e solo se si trova in forma
estremamente pura. Facile è concludere da questa logica che nella purezza vi sia la chiave della forza.
Levi non la pensa esattamente così, egli è affascinato dalle “impurezze”, che addirittura ritiene necessarie nella vita
come nella chimica. Levi è, o è visto come, un impuro, la sua impurezza come italiano sta nell’essere ebreo, eppure
Levi non sente mai il suo essere italiano traballare, pur e forse a forza de la sua impurezza.
L’educazione di Gentile, l’educazione fascista, non preparava al laboratorio di chimica: nel laboratorio ci sono
regole imparziali e di merito, nel laboratorio vincono i migliori ed ognuno è responsabile di ciò che fa. La morale
della chimica è una morale laica e la chimica di conseguenza si erge come INTRINSECAMENTE
ANTIFASCISTA.
Come Levi insegna all’amico Sandro: “nella cultura scientifica si può trovare l’antidoto al fascismo”.
Con Sandro Levi scala le montagne piemontesi, dove riceve la sua seconda educazione: quella alla forza ed alla
libertà; ne parla nel capitolo “FERRO” (la carne dell’orso) che è volutamente ammiccante a letterature come quella
di Conrad o Penn (into the wild).
Sandro, Sandro Delmastro, è il primo caduto della resistenza piemontese, ucciso da un soldato-bambino della
Repubblica di Salò.
Il racconto della morte di Sandro è speculare a quello dell’esistenza di Hurbinek ne “La tregua”, per forma e tal
volta contenuti.
“POTASSIO” si muove nel ‘41, un anno dove i favori della guerra sventolano per i nazisti. Nel 1941 anche la
chimica sembra aver perso le sue promesse antifasciste, ma la fisica apre una piccola speranza. Un assistente di
fisica all’università è infatti l’unico che accetta Primo Levi come laureando, i due lavorano per un periodo insieme
ma divergono in aspirazioni in maniera dolorosamente evidente.
Nicola Della Porta, il fisco, è un’amante dell’astrofisica e un dispregiatore delle scienze terrene, la sua verità è al di
la dell’osservabile. La verità di Levi nel frattempo era impegnata a conquistare paese dopo paese i Balcani, mentre
la sua altra verità era fra gli osservabili del laboratorio di chimica.
Distillando Levi sceglie di sostituire il sodio con il suo “quasi gemello”: il potassio.
Essere quasi gemelli in chimica non è abbastanza, in quel quasi c’è tutto. Primo Levi impara qui, come tutti i
chimici, l’importanza delle differenze.
La laurea arriva a luglio ed è seguita dal primo lavoro: estrarre il NICHEL in miniera.
Le miniere sono “magiche” e i minerali “ingannatori”, molti di loro hanno nomi che stanno a significare bugia,
menzogna o inganno.
Seguono il “PIOMBO”, il metallo della morte, e il “MERCURIO” che racconta della scoperta di una grotta,
richiamando l’immaginario erotico alchimista di Carl Gustav Jung.
Nel 1942 Levi è a Milano e lavora sperimentando cn il “FOSFORO”, che secondo una teoria figlia della pazza
scienza nazista, avrebbe potuto curare il diabete. Lavora con una sua amica, che rivedrà più volte anche durante la
stesura di questa opera. Levi ci racconta di come, una volta rivisti, per entrambi era come essere davanti all’evidenza
che qualcosa avesse deviato le loro strade indirizzandoli verso altre che non erano a loro appartenute.
L’8 settembre 1943 Levi è in un comune dove vive con altri giovani ebrei, mentre l’Italia firma l’armistizio con gli
alleati.
Levi gioisce come chi scala le montagne con una corda che sta per spezzarsi, ma non sapendolo, va avanti sicuro.
L’occupazione nazista arriva fin troppo presto ed è qui che inizia l’esperienza partigiana.
Levi finisce in un gruppo di partigiani fra i più disorganizzati del Piemonte, è facile dedurre che la cattura arrivi
quasi subito, alla cattura Levi dichiara il suo status di CITTADINO ITALIANO DI RAZZA EBRAICA, pensando
fosse meglio di dichiararsi partigiano.
Della sua vicenda come membro della resistenza narra nella lirica “PARTIGIA”:
“La nostra guerra non è mai finita”

Anteprima parziale del testo

Scarica Il rapporto tra Levi e la Chimica: l'educazione antifascista di Primo Levi e più Dispense in PDF di Letteratura solo su Docsity!

IL RAPPORTO FRA LEVI E LA CHIMICA da “Primo Levi” di M. Porro capitolo I L’opera “Il Sistema Periodico” è esposizione della generazione formatasi sotto il fascismo, ma cresciuta dalla lotta partigiana, che attinge moltissimo dall’educazione giovanile di Levi. Primo Levi studia in un prestigioso liceo classico, a rigor della logica fascista di Gentile, che impone gli studi umanistici come elevatori dello spirito. La scienza è nemica del regime, la scienza impone prove alle teorie, la scienza da le risposte a domande su cui la filosofia si sta ancora interrogando. Gli studi continuano in un Istituto di Chimica presso l’università di Torino, da questo tipo di educazione viene il cuore dell’opera, nella quale Levi associa ad eventi e persone un elemento della tavola periodica. Primo si ritrova a lavorare con lo ZINCO, lo zinco è noioso, ma resiste agli attacchi, se e solo se si trova in forma estremamente pura. Facile è concludere da questa logica che nella purezza vi sia la chiave della forza. Levi non la pensa esattamente così, egli è affascinato dalle “impurezze”, che addirittura ritiene necessarie nella vita come nella chimica. Levi è, o è visto come, un impuro, la sua impurezza come italiano sta nell’essere ebreo, eppure Levi non sente mai il suo essere italiano traballare, pur e forse a forza de la sua impurezza. L’educazione di Gentile, l’educazione fascista, non preparava al laboratorio di chimica: nel laboratorio ci sono regole imparziali e di merito, nel laboratorio vincono i migliori ed ognuno è responsabile di ciò che fa. La morale della chimica è una morale laica e la chimica di conseguenza si erge come INTRINSECAMENTE ANTIFASCISTA. Come Levi insegna all’amico Sandro: “nella cultura scientifica si può trovare l’antidoto al fascismo”. Con Sandro Levi scala le montagne piemontesi, dove riceve la sua seconda educazione: quella alla forza ed alla libertà; ne parla nel capitolo “FERRO” (la carne dell’orso) che è volutamente ammiccante a letterature come quella di Conrad o Penn (into the wild). Sandro, Sandro Delmastro, è il primo caduto della resistenza piemontese, ucciso da un soldato-bambino della Repubblica di Salò. Il racconto della morte di Sandro è speculare a quello dell’esistenza di Hurbinek ne “La tregua”, per forma e tal volta contenuti. “POTASSIO” si muove nel ‘41, un anno dove i favori della guerra sventolano per i nazisti. Nel 1941 anche la chimica sembra aver perso le sue promesse antifasciste, ma la fisica apre una piccola speranza. Un assistente di fisica all’università è infatti l’unico che accetta Primo Levi come laureando, i due lavorano per un periodo insieme ma divergono in aspirazioni in maniera dolorosamente evidente. Nicola Della Porta, il fisco, è un’amante dell’astrofisica e un dispregiatore delle scienze terrene, la sua verità è al di la dell’osservabile. La verità di Levi nel frattempo era impegnata a conquistare paese dopo paese i Balcani, mentre la sua altra verità era fra gli osservabili del laboratorio di chimica. Distillando Levi sceglie di sostituire il sodio con il suo “quasi gemello”: il potassio. Essere quasi gemelli in chimica non è abbastanza, in quel quasi c’è tutto. Primo Levi impara qui, come tutti i chimici, l’importanza delle differenze. La laurea arriva a luglio ed è seguita dal primo lavoro: estrarre il NICHEL in miniera. Le miniere sono “magiche” e i minerali “ingannatori”, molti di loro hanno nomi che stanno a significare bugia, menzogna o inganno. Seguono il “PIOMBO”, il metallo della morte, e il “MERCURIO” che racconta della scoperta di una grotta, richiamando l’immaginario erotico alchimista di Carl Gustav Jung. Nel 1942 Levi è a Milano e lavora sperimentando cn il “FOSFORO”, che secondo una teoria figlia della pazza scienza nazista, avrebbe potuto curare il diabete. Lavora con una sua amica, che rivedrà più volte anche durante la stesura di questa opera. Levi ci racconta di come, una volta rivisti, per entrambi era come essere davanti all’evidenza che qualcosa avesse deviato le loro strade indirizzandoli verso altre che non erano a loro appartenute. L’8 settembre 1943 Levi è in un comune dove vive con altri giovani ebrei, mentre l’Italia firma l’armistizio con gli alleati. Levi gioisce come chi scala le montagne con una corda che sta per spezzarsi, ma non sapendolo, va avanti sicuro. L’occupazione nazista arriva fin troppo presto ed è qui che inizia l’esperienza partigiana. Levi finisce in un gruppo di partigiani fra i più disorganizzati del Piemonte, è facile dedurre che la cattura arrivi quasi subito, alla cattura Levi dichiara il suo status di CITTADINO ITALIANO DI RAZZA EBRAICA, pensando fosse meglio di dichiararsi partigiano. Della sua vicenda come membro della resistenza narra nella lirica “PARTIGIA”: “La nostra guerra non è mai finita”