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La complessa relazione tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all'Impero Romano e al cristianesimo. come l'imperatore ha cercato di accaparrarsi poteri spirituali, e viceversa, e come queste sovrapposizioni hanno influenzato il cambio di denominazione della Chiesa da cristiana a cattolica. Viene inoltre discusso come l'imperatore fosse considerato una divinità unificatrice per i romani, e come la religione cristiana abbia diventata la religione di stato nel 380 d.C.
Tipologia: Appunti
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Cristo Pantocratore, nell’atto di benedire con la classica modalità di benedizione alla greca, individuabile grazie alla posizione delle dita; il Cristo nelle vesti di colore azzurro giacché è il colore della regalità parimenti all’oro che circonda le figure. Simbolico è l’accostamento al Cristo delle figure di un imperatore e una imperatrice, per sottolineare questa dialettica/rapporto tra potere terreno e spirituale. Lezione 3 del 5/10/ Entriamo nel merito della nostra trattazione, seguendo sempre lo schema già visto dei quattro punti fondamentali, i quattro profili in cui si articola in corso di lezioni. Oggi il primo: ANALISI STORICA DEI RAPPORTI TRA STATO E CHIESA Quando parliamo di potere Temporale lo contrapponiamo al potere Spirituale della chiesa, anche se come vedremo ci sono state delle sovrapposizioni per cui l’impero prima e lo Stato dopo, hanno cercato di accaparrarsi alcuni poteri e/o competenze di natura spirituale e pertanto appannaggio della chiesa; e viceversa anche la chiesa ha più volte carattere di fare suoi alcuni poteri di carattere temporale. Il profilo che andiamo ad analizzare è quello relativo a questa dialettica che si è creata nel corso di più di 2000 anni tenendo sempre a mente che il tratto storico di cui ci occupiamo è molto ampio e di cui noi tocchiamo i momenti salienti. Per potere occuparci dei profili di diritto ecclesiastico che riguardano l’analisi storica tra dei rapporti tra potere secolare e chiesa, dobbiamo muoverci utilizzando un metodo di studio di carattere storico. In proposito, come da slide, bisogna sapere che il diritto ecclesiastico conosce tre metodi di studio: storico, interdisciplinare e comparato, ma nelle prossime lezioni ci avvarremo sicuramente del primo. Almeno finché non esauriremo la suddetta analisi storica. Finita l’introduzione, iniziamo con la reale trattazione. Dunque i principali sistemi di Rapporti tra Impero (poi Stato) e Chiesa (inizialmente cristiana, solo poi e vedremo più avanti quando avviene il cambio di denominazione, cattolica) sono: cesaropapismo teocrazia giurisdizionalismo separatismo coordinazione (quello attuale, in atto in Italia, Spagna, Sud America, ecc.) Il cesaropapismo Partiamo dal comprendere il significato del termine: Cesare, l’Imperatore, si sente anche Papa, ritiene di assommare presso di sé non solo il potere temporale di cui è titolare in quanto Imperatore, ma anche il potere spiritual, con la conseguenza che questo potere (tipico appannaggio del Papa) viene ad essere subordinato a quello temporale. Da notare è che questa pratica non è una novità assoluta, in quanto il diritto romano imperiale prevedeva proprio questa situazione, ossia che la carica di Pontefice Massimo, cioè di “capo” della religione politeista tipica dei romani, coincidesse con la carica di Imperatore, almeno sino al 382 d.C. (non a caso dopo due anno l’Editto di
Tessalonica di Teodosio con cui la religione cristiana viene proclamata religione di stato, segnando un momento di rottura col passato). Ciò detto, va sottolineato che la religione ha rappresentato sempre un’esigenza per l’uomo, soprattutto nel passato, in quanto era necessario spiegare fenomeni ed eventi che erano per via delle scarse conoscenze scientifiche incomprensibili. Nel tempo la religione ha compiuto diversi passi indietro, lasciando spazio alla scienza, mantenendo sostanzialmente intatto solo uno spazio che gli è proprio, ove la scienza non è ancora giunta, ossia cosa c’è dopo la morte. Certamente negli anni cui noi ci stiamo riferendo, quelli dell’impero romano, la religione era ancora un fenomeno assolutamente di primo piano. Rimanendo sul punto: che tipo di religione trova il cristianesimo quando si comincia ad affermare come nuovo movimento religioso? Chiaramente il Paganesimo. Il termine pagano proviene dal latino Pagus ossia villaggio, questo perché i culti rientranti sotto l’egida del paganesimo erano culti sviluppatisi nei piccoli centri, caratterizzati da un forte legame con la terra, ai cicli della vita, coltivazioni ecc. I Romani, popolazione con cui ebbe il suo primo impatto il cristianesimo, vivevano un sincretismo religioso. I Romani, popolazione pragmatica fatta di grandi ingegneri, militari e giuristi, pur di mantenere la pace ed evitare conflitti interni, rivolte e guerre civili, soprattutto a carattere religioso tra cives e peregrini per intenderci, e realizzare la Pax deorum, davano luogo a questo sincretismo religioso in forza del quale adoravano tutti gli dei. Conquistato ed annesso un territorio straniero all’impero e constata la (o le) divinità che è adorata da quella popolazione, i romani riconoscevano la divinità e iniziavano ad adorarla, “chiedendo” in cambio alla soggiogata popolazione, al fine di mantenere la pace, di compiere uno “sforzo” simile ossia adorare l’imperatore come Divus cioè divinità in terra. Sottolineatura importante: non è che i romani credessero davvero alla natura divina dell’imperatore, tanto che non si sono mai negati di assassinarne uno quando necessario (magari con 33 coltellate ndr.), tuttavia questo modo di interpretare la religione e quindi di vedere tutti gli dei parimenti adorati, ma a capo di essi, come elemento unificatore (punto 5 della slide), permetteva di elevare l’imperatore a divinità comune a tutti i popoli, collante tra le diverse realtà poste al di sotto del controllo romano. La religione diventa così fattore politico di aggregazione, non più mera questione personale e intima. Attenzione a questo: abbiamo così l’apoteosi e la divinizzazione dell’imperatore, al punto che in oriente si diffonde la pratica di prostrarsi dinanzi all’imperatore stesso, ma il reale motivo di tale pseudo adorazione era politico, non religioso. Il sincretismo religioso si concretizza pertanto in una forma di tolleranza, per cui i romani erano un popolo molto tollerante verso le religioni, a patto che tutti adorassero anzitutto l’imperatore. Prova tangibile, riferimento noto a questa pratica è il Pantheon, il cui nome può essere tradotto come Tempio di tutti gli dei. Ebbene, questo sistema del sincretismo religioso, che sembra senz’altro vincente e lo è effettivamente stato per un notevole periodo, si è rivelato idoneo ad ammansire anche il cristianesimo?
Si usava il simbolo perché era meno evidente e dava meno nell’occhio, come un codice, molto presente nelle catacombe, dal greco cavità. Ma furono tantissimi i simboli usati dai cristiani per diffondere con sicurezza i propri dogmi religioni, come ad esempio l’alpha e l’omega a indicare che dio è l’inizio e la fine di tutto; o anche il calice con il vino. Una simbologia tra le più importanti è sicuramente quella che ci viene offerta dal sogno di Costantino, che da un punto di vista storico segna una svolta epocale per ciò che concerne l’affermazione della religione cristiana nell’impero romano. Nel 312 d.C. l’ancora Generale Costantino (da lì a poco imperatore) è in guerra con il Generale Massenzio per ottenere il titolo di Imperatore d’oriente, scontro che si consumerà a Roma in prossimità del Ponte Milvio. Ebbene, prima che la battaglia avesse luogo, Costantino era preoccupato alla luce della inferiorità numerica del suo esercito rispetto a quello nemico. Il che faceva prospettare una sconfitta, una dipartita. Per questa ragione, racconta lo stesso Costantino, trascorre una notte particolarmente travagliata, finché non gli appare un angelo che gli dice “In hoc signo vinces”, ossia se utilizzerai questo segno, affiggendolo sui tuoi vessilli, vincerai e così dicendo gli mostra un simbolo. Quale simbolo? La croce? Assolutamente no, perché la croce era un simbolo d’infamia che nessun romano mai e poi mai, neppure dietro richiesta dell’imperatore, avrebbe accettato di esporre sui propri vessilli o sul proprio scudo andando in battaglia. Allora qual è il simbolo che, secondo la leggenda, l’angelo mostra a Costantino? Il Crismon, il monogramma di Cristo, simbolo composto dalla due lettere greche iniziali della parola Cristo (in greco chiaramente), ossia la X (leggi Ki) e la P (leggi Ro). Questo è il simbolo che l’angelo suggerisce a Costantino e che verrà utilizzato per la battaglia di Ponte Milvio, uscendone vincitore anche contro ogni più rosea aspettativa, divenendo Imperatore d’Oriente. Interessante è constatare che a Roma, vicino al Colosseo, sorge ancora oggi sin dal 315 d.C. quest’arco celebrativo della vittoria di Ponte Milvio. Curioso è il fatto che l’arco fu costruito per rendere solenne la vittoria, enfatizzandola, perché un dio per essere accettabile ed accettato doveva essere un dio guerriero in grado di vincere le guerre, altrimenti era un dio debole ed inutile, pertanto per far accettare il cristianesimo, portarlo alla luce e far cessare le persecuzioni e renderlo glorioso fu esaltata la vittoria di Ponte Milvio come prima vera vittoria cristiana. Appena l’anno dopo la battaglia, nel 313 d.C, quasi a voler ringraziare e consacrare il dio cristiano dal punto di vista giuridico (mentre dal punto di vista artistico ed architettonico verrà costruito l’Arco), viene introdotto l’Editto di Milano a cura di Costantino (e Licino a Occidente), con cui la religione cristiana diviene Religio licita segnando una vera svolta, considerando che sino al 304 d.C. erano ancora indette persecuzioni. Nel 380 d.C. poi si avrà un
passo ulteriore con Teodosio che disporrà che la religione cristiana divenga religione di stato, l’unica ammessa. Da questo momento Costantino diviene Pontefice Massimo, difensore dell’unità della chiesa. Attenzione: come già detto il fatto che l’imperatore fosse un dio era un elemento unificatore per i romani, un collante per i vari popoli dell’impero questo fino al 313 d.C.; da quel momento in poi cambia tutto (e cambierà ancor di più nel 380 d.C.) perché l’elemento collante, aggregante, diviene la religione cristiana, ed ecco perché Costantino, in qualità di pontefice massimo, diviene defensor fides, ossia difensore della fede perché in questo modo (sebbene non si convertì mai, se non forse in punto di morte contro sua volontà) difendendo la fede poteva altresì difendere l’unità dell’impero. Ecco perché presero avvio le repressioni delle dottrine eterodosse come il donatismo, fondato da tale Donato di Case Nere, dottrina che prende le mosse da una critica dura ed intransigente contro quei vescovi ormai lapsi, che cedendo alle persecuzioni condotte da Diocleziano, avevano consegnato ai magistrati romani i libri sacri, ebbene secondo i donatisti i sacramenti amministrati da tali vescovi non sarebbero stati validi alla luce della indegnità degli officianti (mentre la chiesa affermò il contrario facendo salvi i sacramenti). Tali vescovi furono detti Traditores dai donastisti, cioè coloro i quali avevano fatto traditio dei testi sacri ai pagani. Quindi in un perfetto parallelismo mentre all’inizio il cristianesimo si scontra contro il sincretismo religioso romano dando luogo ad un atto di lesa maestà contro l’impero romano e per ciò perseguitati; quando il cristianesimo diviene religio licità e poi religione di stato ecco che le parti si invertono con i cristiani che divengono persecutori delle minoranze che professano fedi diverse, e per ciò stesso dichiarati eretici dalla gerarchia ecclesiastica ufficiale che poi è quella imperiale, dal momento che l’imperatore è anche pontefice massimo. Pertanto se l’imperatore ritiene che un soggetto o un gruppo contrasta con i dogmi di fede che egli stesso ha posto, si rende necessaria l’eliminazione del divergente, in quanto l’eretico mette in discussione l’autorità e l’unità dell’impero a questo punto simboleggiata dalla religione cristiana. Poi nel 420 d.C. viene introdotto il Credo Niceno, c.d. simbolo di Nicea, dal greco symbolon (leggi siumbolon) ossia tessera di riconoscimento o contrassegno. Per quanto concerne i concili ecumenici, nel corso della storia se ne sono tenuti praticamente uno al secolo per un totale di 20, ma sono i primi 4 i più importanti per i relativi contenuti e per quanto stabilito nel loro corso (ad esempio la scelta dei vangeli canonici, da distinguere da quelli apocrifi ossia nascosti). Qualcuno ha detto che questi primi quattro concili sono importanti tanto quanto gli stessi quattro vangeli, quindi è in seno ai suddetti che è stata fondata la religione cristiana come oggi viene comunemente intesa. Tuttavia da sottolineare è che questi 4 concili ecumenici furono tutti indetti, presieduti e condotti dall’imperatore, che fa anche da pontefice massimo (a conferma del fenomeno del Cesaropapismo). Da qui l’affermarsi anche di nuove eresie come l’arianesimo. Più avanti nel VIII si afferma l’iconoclastia, dal greco rompere le immagini, eresia terribile che ha diviso i fedeli cristiani in due fazioni contrapposte: da un lato i fautori delle immagini detti iconoguli, mentre dall’altro quelli che ne volevano la distruzione, secondo l’idea per la quale non si devono adorare le immagini perché la grandezza di dio non può essere racchiusa in una immagine. Tra le tre grandi religioni monoteiste che si rifanno alla bibbia (cristianesimo, islamismo e ebraismo) solo la prima usa e ammette le immagini del dio. Per le altre è considerato blasfemia, in ogni caso riduttivo cercare di immaginare dio e capirlo.
INDOVINELLO: Figlio di un Dio e di una donna mortale; ha compiuto molteplici imprese straordinarie; è sceso agli inferi ed è tornato. Chi era? RISPOSTA: Il protagonista di questo indovinello è Eracle, lui era figlio di Giove e di una donna mortale. Eracle ha fatto le 12 fatiche famosissime, ha anche fatto la così detta Catabasi cioè è andato negli inferi ed è ritornato. Il concetto della catabasi è molto frequente in letteratura, lo ritroviamo anche nell’Eneide quando Enea scende agli inferi nell’Ade, lo stesso Dante nella Divina Commedia compie un viaggio nell’oltretomba accompagnato da Virgilio. Ciò indica una continuità culturale e simbolica tra il paganesimo e la nuova religione che è il Cristianesimo. In questa ottica è interessante la Scuola di Atene di Raffaello del 1510 (la troviamo nella stanza della Segnatura in Vaticano) questo dipinto è bellissimo, al cui centro si vendono raffigurate le figure di Aristotele e Platone. Platone viene raffigurato come Leonardo da Vinci, con lo sguardo verso l’alto e il dito che indica verso l’alto quindi verso il mondo delle idee reggendo in mano una copia del dialogo platonico “Il Timeo” (opera principale di Platone). Platone indica il cielo perché egli riteneva che il mondo delle idee perfetto fosse il cielo e che poi le idee fossero dentro i corpi “la famosa caverna di Platone”. Mentre Aristotele accanto regge l’etica Nicomachea e tende la mano verso il basso sul mondo sensibile, in maniera speculare rispetto al gesto di Platone. Sulla sinistra vestito di verde c’è invece Socrate che è intento a dialogare con un gruppo di persone tra cui troviamo: Senofonte, Alessandro Magno e Alcibiade. Si può notare un’analogia tra Socrate e Gesù Cristo perché: àAmbedue condussero una vita anticonformista. àSocrate lotta contro i sofisti mentre Gesù lotta contro i farisei. àFanno una vita di insegnamenti senza farsi mai pagare. Possiamo quindi parlare proprio di intellettualismo socratico cioè se a Socrate chiedevano che cosa sapesse egli rispondeva che “sapeva di non sapere” e quindi che sapere ed essere virtuosi era la stessa cosa e la cattiveria dell’uomo nasceva dall’ignoranza. Gesù diceva sulla croce “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”, quindi è interessante questo accostamento. àSocrate non ha scritto nulla, di lui non abbiamo nessuno scritto ma conosciamo Socrate tramite Platone. Altrettanto Gesù non ha mai scritto nulla perché i vangeli sono stati scritti dagli apostoli dopo la sua morte, si è a conoscenza che non esiste un vangelo canonico secondo Gesù. Come contaminazioni tra paganesimo e religione cristiana abbiamo ad esempio:
ore di luce e poi da lì in poi c’è la vittoria del sole sulle tenebre e quindi questa era la festa pagana che vi si fa coincidere con la nascita di Cristo. Ma in realtà Cristo non è nato il 25 dicembre in inverno bensì in primavera. Da un punto di vista religioso la nascita di Cristo segna la vittoria della luce in senso spirituale sulla forza delle tenebre del male. Così come il sole dal 22 comincia a splendere sempre di più fino ad arrivare al 21 di giugno che è il giorno più lungo dell’anno, ecco come la vittoria del sole sulle tenebre nel senso astronomico diventa la vittoria di Cristo sulle tenebre come la vittoria del bene sul male. -Anche la Pasqua che è una festività mobile perché è legata all’equinozio di primavera si chiamava Ostara/Eoster anche essa una festa pagana, infatti oggi in inglese viene chiamata Easter proprio in relazione al nome pagano. -Anche i Santi come noi conosciamo con l’aureola, anche nel mito pagano avevano l’aureola sempre per riprendere il simbolo del sole.
Cesaropapismo carolingio perché il papa chiederà aiuto ai franchi a causa delle innumerevoli invasioni barbariche per avere protezione, questa protezione che viene accordata dai francesi porterà poi all’incoronazione di Carlo Magno la notte di Natale dell’800 da parte di Leone III. Da un lato Carlo Magno diventa il Defensor Fidei , da qui Carlo Magno comincia a distinguere tra capitularia mundana cioè i capitolari che riguardano le cose mondane e i capitularia ecclesiastica cioè l’imperatore comincia a legifera in materia di chiesa. Carlo Magno comincia ad entrare nel merito delle questioni prettamente ecclesiastiche che dovrebbero essere di competenza pontificia. Questa incoronazione che avviene nell’800 è un presupposto di cose importanti che accadranno in seguito. Da un lato questo atto segna il nascere dell’Impero Romano d’Occidente, che prima sarà più ad attrazione francese e dopo ad attrazione germanica. Però se da un lato fa diventare Carlo Magno il protettore del papa, dall’altro questa idea che il papa mette la corona sulla testa dell’imperatore diventerà poi un segnale che ci porterà al successivo sistema di rapporti tra stato-impero-chiesa che sarà la democrazia. 1054 à Si ha lo Scisma d’Oriente (scismaà quando non si riconosce più il papa come capo della chiesa universale, si disconosce questo suo ruolo). Nel 476 d.C. finisce di esistere l’Impero Romano d’Occidente, Odoacre che era un generale barbaro morendo Romolo Augustolo ultimo imperatore dell’Impero Romano d’Occidente prende tutte le insegne reali e le spedisce a Costantinopoli dicendo che l’impero era caduto. A questo punto l’ultima sede imperiale diventa Costantinopoli, perché era lì che stava ancora l’imperatore d’Oriente. Fino a quel momento nessuno aveva messo in discussione un principio di diritto costituzionale della chiesa che ritroviamo nel vangelo secondo Matteo dove c’è scritto: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam” cioè tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa. Rappresenta un principio costituzionale divino rilevato positivo secondo cui è San Pietro il capo del collegio apostolico e non solo San Pietro come persona fisica ma anche tutti i suoi discendenti, discendenti rispetto a dove è stata l’ultima sede vescovile di San Pietro. Si fa riferimento a Roma perché è l’ultima sede vescovile di San Pietro, poiché fu ucciso sul colle vaticano dove c’è la basilica vaticana nell’attuale altare maggiore. L’ultima sede vescovile che San Pietro ha comandato era a Roma per questo si fa riferimento a essa, perché altrimenti non si capirebbe perché dovrebbe essere Roma la sede della cristianità e del papa. In teoria si poteva pensare alla Palestina perché Gesù era nato lì e gli apostoli erano tutti di religione palestinese quindi non c’era alcun motivo di pensare a un posto diverso, se non perché San Pietro muore a Roma. Il fatto che San Pietro sia morto a Roma non è un caso perché lì fino alla fine dell’Impero Romano d’Occidente vi è la sede dell’impero. Il fatto che a Roma vi sia l’imperatore e che San Pietro sia morto a Roma porta a pensare che l’unione delle due cose rende la città di Roma non solo la capitale dell’impero ma anche della cristianità. Quinti tutti i successori di San Pietro come vescovi di Roma devono essere considerati i capi della chiesa universale per volontà di Cristo. Nel 1054 si arriva alla rottura perché il patriarca di Costantinopoli alla fine afferma che a Roma non vi è l’imperatore da più di 600 anni, e che l’ultimo imperatore sta in Oriente dove si trova lui quindi non si deve ritenere che il vescovo di Roma sia a capo della chiesa universale. Allora comincia a serpeggiare questa idea ed occorre interpretare il testo religioso (Vangelo).
Il patriarca di Costantinopoli insieme ad altri patriarchi (cioè ai discendenti degli apostoli) comincia a mettere in discussione il primato pontificio, comincia a mettere in discussione che il papa sia il capo e dice che al massimo San Pietro era un Primus Inter Pares cioè era un primo tra pari; il fatto che per mille anni si sia ritenuto che era il vescovo di Roma il capo della chiesa universale è legato solo al fatto che a Roma c’era l’imperatore poi è rimasta una specie di consuetudine. Ma adesso che non c’è più l’imperatore a Roma i patriarchi pensavano che il patriarca di Costantinopoli era il vero e unico capo della chiesa universale, perché vale il principio secondo cui il vescovo della città dove si trova l’imperatore è a capo della chiesa universale così come l’imperatore ha un potere universale. Allora si arriva alla rottura, ci vuole una scusa plausibile per togliere questo potere. Allora la scusa viene ripresa all’interno del testo del Credo nella parte in cui si dice “Lo spirito Santo procede dal padre e dal figlio” questo dal figlio (in latino si dice filioque) venne aggiunto dagli occidentali al Credo. Il patriarca di Costantinopoli lo respinse dicendo che era eretico ma il papa non volle espungerlo dal Credo quindi ci fu la scomunica reciproca, cioè il papa scomunica l’arcivescovo di Costantinopoli e l’arcivescovo di Costantinopoli dopo aver bruciato la copia della bolla di scomunica a sua volta scomunica il papa Queste scomuniche sono rimaste in vigore fino al 1965 per ben 900 anni. Nel concilio vaticano II che si è celebrato in quegli anni si è arrivato a togliersi reciprocamente le scomuniche, il vescovo di Roma è stato scomunicato per ben 911 anni dal punto di vista orientale. La chiesa si spacca in due parti in cui i cristiani si dividono in: cattolici “universale” soprattutto in occidente e ortodossi “giusta dottrina” soprattutto a oriente. àPer gli ortodossi si può divorziare, mentre per noi cattolici non è ammesso. Non tutti i fedeli che stavano in Oriente sono diventati ortodossi ma alcuni sono rimasti fedeli alla chiesa orientale, quindi sono detti cattolici di rito orientale (Sono detti UNIATI cioè sono rimasti uniti con la sede apostolica di Roma). Le chiese ortodosse si dividono in: Patriarcato di Mosca e di tutte le Russie sono le chiese ortodosse dei paesi dell’Est Europa e in Patriarcato di Costantinopoli sono le chiese Ortodosse di Grecia, Siria, Turchia e Egitto. L’organizzazione delle chiede ortodosse è legato a questi due patriarcati. Durante lo scisma il patriarca di Costantinopoli affermava che dove vi era lui aveva sede l’ultimo imperatore dell’impero quindi era lui il capo della chiesa universale, questo rappresenta il motivo politico. Nel 1453 Costantinopoli cade, i turchi ottomani assiedono la città e la espugnano da allora diventerà una città islamica a quel punto non vi è più l’imperatore d’oriente. Oggi nel 2020 chi è il capo della chiesa universale? È il vescovo dell’ultima città che in Europa è stata imperiale cioè Mosca, perché a Mosca fino alla rivoluzione Bolscevica di ottobre del 1917 c’era lo Zar (traduzione di Cesare) l’imperatore di tutte le Russie si considerava l’erede di Roma. Mosca viene chiamata la terza Roma perché abbiamo: 1) Roma 2) Costantinopoli 3) Mosca. Il Cesare di Mosca è lo Zar che si sente il continuatore ideale dell’impero romano. Se ci facciamo caso il simbolo imperiale russo era uguale a quello romano (la doppia aquila). San Giovanni Paolo II è stato un papa viaggiatore che si è spostato in tutto il mondo, non è mai andato a Mosca perché non l’hanno mai voluto fare entrare poiché il patriarca di Mosca non ha mai voluto riceverlo né mai c’è voluto andare lui a Roma; perché non gli riconosce il ruolo di papa e capo della chiesa universale.