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Una introduzione alla teoria semiotica di ferdinand de saussure e di louis hjelmslev, con un focus sulle diverse tipologie di segni e il concetto di codice linguistico. Il concetto di comunicazione, i segni intenzionali e non intenzionali, il codice e la biplanarità del linguaggio, l'arbitrarietà e la relazione tra significante e significato.
Tipologia: Sintesi del corso
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che si dividono a seconda del messaggio, chi lo riceve e dell’intenzionalità del loro comportamento. A) Comunicazione in senso stretto
Codice--> insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a quello che succede, fissate per convenzione fra qualcosa e qualcos’altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici, i segni linguistici costituiscono il codice lingua
Triangolo semiotico --> ai vertici ci sono le 3 entità in gioco la linea è tratteggiata perchè il rapporto fra significante e referente non è diretto , ma mediato dal significato L. Hjelmslev ha individuato 4 tipi o livelli di arbitrarietà: a) rapporto tra segno nel suo complesso e referente --> non c’è alcun legame naturale o concreto fra un elemento della realtà e il segno a cui è associato b) rapporto fra significante e significato --> il significante non ha nulla a che vedere con il significato c) rapporto tra forma e sostanza --> ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio di significato distinguendo una o più entità es. bosco non è legno e legno non è legna --> forma della stessa sostanza di significato d) rapporto fra forma e sostanza del significante --> ogni lingua organizza secondo propri criteri la scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una certa maniera le entità rilevanti della materia fonica ( identica sostanza fonica organizzata in maniera diversa in lingue diverse) ( argomenti contro l’arbitrarietà ) Ci sono segni linguistici che appaiono almeno parzialmente motivati:
Economicità del sistema linguistico --> con un numero limitato di unità di seconda articolazione si può costruire un numero grandissimo di unità dotate di significato. Principio della combinatorietà --> la lingua funziona combinando unità minori, possedute in un inventario limitato, prive di significato proprio per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni)
Le prime attestazioni di scrittura risalgono a 5 milleni a.C., il primo sistema di scrittura è stato quello cuineforme dei Sumeri (3500 a.C.) probabilmente si trattava di transazioni commerciali, la scrittura alfabetica nasce probabilmente presso i Fenici nel 1300 a.C. come sviluppo della scrittura ugaritica (cuneiforme), da questa si sviluppa l’alfabeto ebraico, l’alfabeto aramaico ( che sarà la base della scrittura araba e l’alfabeto greco da cui derivano l’alfabeto cirillico e l’alfabeto latino.
Distanziamento --> possibilità di poter formulare messagi relativi a cose lontane, distanti nel tempo, nello spazio o entrambi = possibilità di parlare di un esperienza in assenza di essa o dello stimolo che l’ha provocato Va a coincidere con un altro aspetto: la libertà di stimoli = i segni linguistici rimandano a una elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente, stati dell’emittente, che inducano necessariamente ad emettere messaggi Gli aspetti esterni della situazione, e le nostre reazioni interne ad essi, non sono causa nè necessaria, nè sufficiente dell’emissione di un determinato messaggio in un determinato momento es. posso parlare della piscina mentre sono in biblioteca e viceversa Tutti e due i criteri distinguono il linguaggio umano da quello animale
prima infanzia, ma anche il periodo così detto prepubertà linguistica. Se entro l’età di 11-12 anni un essere umano non è stato esposto a stimoli linguistici lo sviluppo della lingua è in pratica bloccato ; d’altra parte, entro tale età l’apprendimento di una lingua avviene in maniera sorprendentemente rapida
In particolare solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio, vale a dire: La prima condizione rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione di un sistema del linguaggio; la seconda, unitamente alla funzionalità delle corde vocali sviluppatisi durante l’evoluzione, consente le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica necesarrie per la comunicazione orale. La zoosemiotica (disciplina che si occupa della comunicazione animale) ha accumulato una vasta serie di studi e osservazioni sui sistemi e modi di comunicazione utilizzati da diverse specie animali, dalla comunicazione chimica (mediante feromoni) presso le formiche che alle danze delle api alle tecniche di comunicazione di balene e delfini : ma in nessuno si sono riscontrate tutte o anche solo una gran parte delle proprietà che ritroviamo nella lingua. Negli ultimi 25 anni sono stati compiuti svariati esperimenti di insegnamento di sistemi di comunicazione strutturati sul modello del linguaggio verbale umano ai primati più vicini all’uomo nell’evoluzione genetica. Si è scartato ben presto il tentativo, data l’ovvia impossibilità anatomica dei primati di riprodurre approssimativamente molto più di una dozzina di suoni.
Si è invece cercato di far apprendere sperimentalmente sistemi di comunicazione come la lingua dei segni, basata su gestie atteggiamenti invece che sul canale vocale,m a i risultati sembrano scarsi e tutto sommato deludenti. Le capacità acquisite da scimpanzè e gorilla, dopo anni di addestramento specifico risultano tutto sommato ridotte , specialmente se paragonate a quelle di un bambino di 3 anni allo stesso stadio di sviluppo, arrivano a maneggiare un centinaio o poco più di segni con un repertorio limitato di combinazioni di 3 o 4 segni con struttura molto semplice. E’ presumibile che i primati degli esperimenti producano quelle combinazioni semplicemente come risposta a uno stimolo a cui sono stati addestrati: privo di vera intenzionalità comunicativa e la loro attività gestuale codificata sembrerebbe un esercizio appreso per ottenere una ricompensa più che un reale comportamento linguistico. In conclusione, sembra ci siano a tutt’oggi più argomenti per dare ragione a Noam Chomsky, il più noto linguista contemporaneo, quando sostiene che, il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie umana. La neurolinguistica sperimentale, ha mostrato come nell’esecuzione di compiti verbali concernenti la morfologia e la sintassi vengano attivate aree specifiche della corteccia cerebrale (lateralizzazione). Fra gli studiosi di evoluzionismo biologico e linguistico, c’è poi un certo accordo nel ritenere che caratteri salienti del linguaggio verbale umano non siano semplicemente il frutto di adattamenti, ma rappresentino una exaptation, termine con cui si indica un processo nel quale un elemento assume una funzione non acquisita mediante la selezione naturale, diversa da quella che l’elemento svolgeva precedentemente.
è quello che è sia in virtù delle relazioni che intrattiene con gli altri elementi del sistema linguistico (visuale sincronica) sia in virtù della sua storia precedente che lo ha portato alla condizione attuale (visuale diacronica). Si noti che la sincronia assoluta di fatto non esisterebbe, giacchè in lingua, come tutti gli altri fatti di cultura è almeno in parte costantemente in movimento lungo l’asse del tempo; talchè l’assoluta sincronia, cioè l’azzeramento dell’asse del tempo è in una certa misura una finzione teorica. La distinzione fra la considerazione diacronica e la considerazione sincronica è comunque uno dei fondamenti metodologici principali con cui ci si accosta alla lingua. Solo l’astrazione concessa dalla visuale sincronica permette infatti di vedere come funziona il sistema linguistico e di descrivere le unità che lo costituiscono. Peraltro al bambino che impara la propria lingua materna la lingua stessa è accessibile come sistema in uno stato sincronico, del tutto indipendente dai suoi sviluppi precedenti. Tutti i parlanti italiano conoscono e usano col significato appropriato per es. la parola muscolo, mentre forse solo quelli che hanno a che fare professionalmente con la linguistica sanno che i muscoli sono venuti a chiamarsi così per via di un’immagine metaforica che associa il rigonfiamento di un muscolo sotto sforzo al guizzare di un topolino. Sapere questo non ha nulla a vedere con il “sapere l’italiano” , non incide sull’uso corretto della parola muscoli. La linguistica sincronica spiega com’è fatta e come funziona la lingua: la linguistica diacronica spiega perchè le forme di una determinata lingua sono così.
terminologie principali: la coppia oppositiva langue e parole, l’ooposizione fra sistema e uso e l’opposizione fra competenza ed esecuzione. Con langue si intende l’insieme di conoscenze mentali, di regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di riprodurre messaggi in una certa lingua e sono possedute in ugual misura come sapere astratto, e in genere inconscio, da tutti i membri di una comunità linguistica idealmente omogenea. Con parole si intende l’atto linguistico individuale, vale a dire la realizzazione concreta, in ogni determinata occasione specifica, di un messaggio verbale in una certa lingua. La coppia langue e parole comprende una triplice opposizione fra “astratto”, “sociale” e “stabile” da un lato (la langue) e “concreto”, “individuale” e “mutevole” (la parole), alcuni linguisti come Coseriu pongono una terza entità intermedia : la norma, che costituirebbe una sorta di filtro tra l’uno e l’altro, specificando quali sono le possibilità del sistema che vengono attualizzate nell’uso dei parlanti di una lingua in un certo momento storico. In italiano per es. la formazione di nomi a partire da verbi, con il valore di indicare l’azione, mediante il suffiso -azion(e) oppure il suffiso -ament(o) applicato alla radice verbale. Nella norma vengono realizzate certe combinazioni ed escluse altre: da affidare si ha affidamento, ma non affidazione. In certi casi esistono entrambe le suffissazioni, ma di solito con significato un po’ diverso (più concreto quello della parola -mento mutare--> mutamento/mutazione ). La norma srebbe dunque sociale e concreta, in quanto rappresenta l’insieme delle realizzazioni condivise del sistema; non tutte le possibilità da questo previste sono in effetti realizzate nella norma, che compie una scelta all’interno di quanto reso possibile dalla struttura del sistema. La lingua come sistema si manifesta nell’esperienza fattuale solo sotto forma di atti di parole.