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Lezioni pedagogia sperimentale 2020-2021 (Pellegrini), Appunti di Pedagogia Sperimentale

Appunti presi durante le lezioni di Pedagogia Sperimentale della prof. Pellegrini (anno accademico 2020-2021). Sono suddivisi per lezioni.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 08/11/2021

mativene
mativene 🇮🇹

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PEDAGOGIA SPERIMENTALE
Lez. 1
La ricerca in educazione
Quando si vuole fare ricerca si vuole scoprire/indagare qualcosa (processo complesso e
dispendioso in termini di tempo e risorse), quindi la ricerca ci serve anche per accrescere le
conoscenze su un determinato fenomeno.
Accrescere la conoscenza:
Dall’esperienza personale o tramandata è utile ma ha dei limiti
Dall’autorità altre persone forniscono info ed essa è presa per vera
Dal pensiero deduttivo muove da degli assiomi e postulati per ricavare dimostrazioni e
spiegazioni
Pensiero induttivo muove dallo studio delle esperienze sensibili per arrivare ad una
definizione generale
Dall’approccio scientifico utilizza ipotesi, ovvero affermazioni che descrivono la
relazione fra variabili (possono essere confermate o meno)
La ricerca educativa è una forma di costruzione del sapere attraverso un processo rigoroso e
controllabile (quando un ricercatore esterno è in grado di replicare lo stesso processo e
raggiungere gli stessi miei risultati) per:
Verificare teorie
Incrementare la conoscenza su processi educativi
Risolvere problemi educativi
Scoprire nuove cose per migliorare il sistema educativo
Il “saper fare ricerca” viene visto come una delle competenze richieste oggi agli educatori. È inteso
come la capacità di risolvere i problemi che si presentano di volta in volta nell’ambito educativo,
costruendo conoscenze affidabili e trasferibili ad altri contesti. Si tratta quindi della capacità di
sviluppare una riflessione sistematica sui risultati conseguiti e sull’efficacia delle metodologie
adottate.
Perché abbiamo bisogno della ricerca
1. Per prendere decisioni efficaci, ovvero operare una scelta fra diverse alternative, cercando
di valutare pro e contro di ciascuna soluzione ipotizzata;
2. Se non avessimo i risultati della ricerca in educazione sull’efficacia di strategie educative,
sceglieremmo come insegnare e educare solo sulla base dell’esperienza personale, degli
altri, quello che abbiamo visto fare quando eravamo studenti;
3. La ricerca ci permette di prendere decisioni che hanno maggiori possibilità di rivelarsi
efficaci perché basata su dati scientifici.
Conoscere la metodologia della ricerca consente inoltre di leggere in modo critico le ricerche già
condotte (competenza complessa) e saper attuare una ricerca.
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PEDAGOGIA SPERIMENTALE

Lez. 1

La ricerca in educazione Quando si vuole fare ricerca si vuole scoprire/indagare qualcosa (processo complesso e dispendioso in termini di tempo e risorse), quindi la ricerca ci serve anche per accrescere le conoscenze su un determinato fenomeno. Accrescere la conoscenza:  Dall’esperienza  personale o tramandata è utile ma ha dei limiti  Dall’autorità  altre persone forniscono info ed essa è presa per vera  Dal pensiero deduttivo  muove da degli assiomi e postulati per ricavare dimostrazioni e spiegazioni  Pensiero induttivo  muove dallo studio delle esperienze sensibili per arrivare ad una definizione generale  Dall’approccio scientifico  utilizza ipotesi, ovvero affermazioni che descrivono la relazione fra variabili (possono essere confermate o meno) La ricerca educativa è una forma di costruzione del sapere attraverso un processo rigoroso e controllabile (quando un ricercatore esterno è in grado di replicare lo stesso processo e raggiungere gli stessi miei risultati) per:  Verificare teorie  Incrementare la conoscenza su processi educativi  Risolvere problemi educativi  Scoprire nuove cose per migliorare il sistema educativo Il “saper fare ricerca” viene visto come una delle competenze richieste oggi agli educatori. È inteso come la capacità di risolvere i problemi che si presentano di volta in volta nell’ambito educativo, costruendo conoscenze affidabili e trasferibili ad altri contesti. Si tratta quindi della capacità di sviluppare una riflessione sistematica sui risultati conseguiti e sull’efficacia delle metodologie adottate. Perché abbiamo bisogno della ricerca

  1. Per prendere decisioni efficaci, ovvero operare una scelta fra diverse alternative, cercando di valutare pro e contro di ciascuna soluzione ipotizzata;
  2. Se non avessimo i risultati della ricerca in educazione sull’efficacia di strategie educative, sceglieremmo come insegnare e educare solo sulla base dell’esperienza personale, degli altri, quello che abbiamo visto fare quando eravamo studenti;
  3. La ricerca ci permette di prendere decisioni che hanno maggiori possibilità di rivelarsi efficaci perché basata su dati scientifici. Conoscere la metodologia della ricerca consente inoltre di leggere in modo critico le ricerche già condotte (competenza complessa) e saper attuare una ricerca.

Che cosa si ricerca e le varie tipologie di ricerca Oggetto della ricerca in educazione: sono più di uno, ma si possono racchiudere nel “fatto educativo” il quale si svolge su tre piani  Teorico, Storico e Comparativo, Empirico Teorico: indagare il piano teorico in educazione è l’obiettivo della Pedagogia generale e della Filosofia dell’educazione. Storico e Comparativo: il primo è l’ambito della Storia dell’educazione, mentre il secondo è volto ad indagare i fatti educativi attraverso la comparazione di situazioni differenti ed è l’obiettivo dell’Educazione comparata. Empirico: sinonimo per dire “sul campo”, è l’obiettivo della Pedagogia sperimentale (in generale della Metodologia della ricerca educativa). La ricerca teorica L’obiettivo di questo tipo di ricerca è approfondire con strumenti conoscitivi di tipo logico ed epistemologico gli apparati concettuali e i costrutti teorici che stanno alla base della ricerca educativa. Si interroga sostanzialmente sul fine dell’educazione (è una ricerca riflessiva). La ricerca storica Si interroga a descrivere dottrine pedagogiche, delle pratiche educative, delle varie istituzioni educative e formative nel passato. Sostanzialmente, gli storici vanno ad esaminare le fonti, che possono essere di vario tipo. La ricerca comparativa Compara in modo sistematico modelli educativi e sistemi formativi di differenti contesti regionali e nazionali (o anche tra contesti differenti). Può essere definita come la scienza che scopre, analizza e spiega le somiglianze e differenze fra fatti educativi nelle loro relazioni con il contesto politico, economico, sociale e culturale. La ricerca empirica Si interroga sui problemi scolastici/educativi reali (parte sempre da un problema concreto) raccogliendo dati sul campo con lo scopo di descrivere contesti educativi, modificare contesti, valutare l’efficacia di un sistema o metodo educativo, orientare l’educatore nella presa di decisioni (obiettivo principale). Tre tipologie: scopo descrivere, modificare e valutare e orientare  si ritrovano anche all’interno dei metodi. Educazione come scienza Non c’è sempre stata l’idea di un’educazione come scienza, prima c’era soprattutto un’idea di filosofia dell’educazione. L’idea di educazione come scienza (concetto fondamentale per capire la ricerca empirica), ha una storia relativamente recente, anche se risulta da un processo iniziato da tempo. I primi autori a parlare di educazione come scienza: Dewey, Durkheim, De Bartolomeis e Visalberghi (grande spazio temporale tra stranieri ed italiani).

 Conoscere meglio la realtà che ci circonda per progettare azioni educative efficaci  Valutare l’azione educativa  ricerca empirica/applicata

Lez. 2

Ricerca empirica vs esperienza La ricerca si caratterizza per un rigore del processo, quando invece si parla di esperienza o buone pratiche non c’è la stessa sistematicità che ha la ricerca empirica (desunte dalla ricerca empirica o sono qualcosa di molto più informale); pianificazione a priori del processo (esperienza invece è in continuo cambiamento); elaborazione di ipotesi e la loro verifica. Ricerca empirica divisa in: tipo qualitativo (soggettività ricercatore tende ad entrare  tenuta sotto controllo da sistemi, uno fra tutti la triangolazione) e quantitativo Fasi della ricerca empirica

  1. Scelta del problema  Scelta problema (conoscitivo): Domanda che il ricercatore si pone, che dovrebbe essere formulata anche sottoforma di obiettivo  Scelta obiettivo: Cosa intendo fare per conoscere il problema  Esame della letteratura: Tutte le precedenti ricerche presenti sull’argomento  Definizione delle ipotesi
  2. Formulazione del disegno di ricerca  Scelta metodo di ricerca  Scelta campione
  3. Scelta degli strumenti di rilevazione (dipende dalla domanda di ricerca e metodo)
  4. Raccolta dati
  5. Codifica e analisi dei dati  Se sono numeri (quantitativi)  analisi statistica  Se sono testo (qualitativi)  analisi interpretativa
  6. Interpretazione e comunicazione dei risultati Fase 1 Punto di partenza è il problema conoscitivo, ovvero una domanda che il ricercatore pone alla realtà. Questo problema può nascere dal campo di ricerca tipico del ricercatore, ognuno di noi ha un focus di ricerca e la domanda di solito viene sulla base di ciò che ha fatto precedentemente, dal nostro punto di vista viene invece da problemi concreti da risolvere nella nostra realtà educativa. Sulla base della domanda di ricerca si stabilisce il metodo di ricerca e gli strumenti da utilizzare, ci dovrebbe essere una coerenza fra domanda, obiettivo, metodo e strumenti. Il problema conoscitivo è legato ad un problema educativo, si ricerca per rispondere a dei problemi concreti, non tanto per ricercare. Caratteristiche di un buon problema conoscitivo:  Deve riguardare ambito socialmente significativo  Deve inserirsi in rapporto alla stato delle conoscenze già acquisite (devo sapere cosa è stato già fatto, devo quindi guardare le ricerche che sono già state condotte)

 Non deve essere generico, deve essere traducibile in ipotesi perseguibili, eticamente appropriate  Può essere volto a descrivere un contesto o una situazione con più o meno profondità, associazioni fra due variabili, relazioni causali fra due variabili Problema conoscitivo (o domanda di ricerca), mi dice cosa vorrei conoscere ; mentre l’obiettivo conoscitivo, che è la formulazione in forma affermativa della domanda di ricerca, spiega cosa intendo fare per conoscere (è una specifica in più rispetto alla domanda). Formulazione ipotesi  passaggio fondamentale dove si stabiliscono vari elementi (le ipotesi di ricerca sono tipiche del metodo quantitativo). Le ipotesi sono asserti formulati dal ricercatore in risposta al problema conoscitivo che guida la ricerca. Fase 2 Molto spesso si utilizza disegno come sinonimo di metodo, in realtà il disegno di ricerca è qualcosa che sta sopra. La scelta del metodo è sostanzialmente la strategia per rispondere alla domanda, ogni domanda di ricerca ha un metodo preferibile attraverso il quale è possibile, non tutti i metodi possono essere utilizzati per rispondere ad una domanda, ad ogni domanda deve essere abbinato il proprio metodo. Il metodo può essere qualitativo, quantitativo o misto (metodi codificati)/ricerca osservativa (descrizione) o di intervento (codifica e valutazione efficacia). Popolazione di riferimento: insieme dei referenti (oggetti/soggetti ricerca) per cui posso ritenere validi (rispecchianti la realtà dell’oggetto di ricerca coerenti con l’obiettivo) i risultati che otterrò nella ricerca Campione: sottoinsieme di referenti su cui la ricerca viene condotta Fase 3 La scelta degli strumenti di rilevazione dipende dalla domanda di ricerca e dal metodo scelto. Tecniche e strumenti di rilevazione dei dati Tecniche: procedure di rilevazione Strumenti: oggetti fisici di supporto alla rilevazione Oltre agli strumenti si sceglie anche la tecnica con cui si vuole somministrare gli strumenti di rilevazione:

  1. Alta strutturazione (usata dal metodo quantitativo): questionario a domande chiuse, osservazione tramite check list, scala di valutazione o sistema di codifica;
  2. Semi strutturazione: questionario a domande aperte, saggio breve, intervista tramite scaletta, osservazione tramite griglia di osservazione;
  3. Bassa strutturazione (usata dal metodo qualitativo): intervista libera, colloquio, composizione scritta a tema, osservazione esperienziale. Fase 4 Raccolta dati  avviene sul campo, è l’azione di somministrazione/osservazione per avere dati

descrive dettagliatamente insieme al suo contesto di vita reale utilizzando strumenti come interviste, osservazioni, informazioni in archivi;

  1. Ricerca valutativa  obiettivo: osserva e giudica l’oggetto di ricerca per poi intervenire e migliorarlo. Tutte queste forme di ricerca hanno in comune la descrizione del fenomeno Ricerca con intervento  Finalizzata a intervenire, modificare e valutare il cambiamento avvenuto. Varie forme di ricerca con intervento:
  2. Esperimento e quasi-esperimento  obiettivo: studia rapporto causa effetto variabili e generalizzare i risultati ad altri contesti. Il ricercatore modifica la situazione inserendo un intervento e ne misura l’effetto;
  3. Esperimento su caso singolo  obiettivo: stesso di prima. La differenza è che prendo un solo caso (un solo soggetto);
  4. Ricerca-azione  obiettivo: nasce da un problema concreto di un determinato contesto educativo. Prevede la progettazione e applicazione di un intervento attraverso la collaborazione fra ricercatori e operatori per rimuovere il problema. Ricerca qualitativa e quantitativa  Altra classificazione possibile dei metodi di ricerca empirica  Qualitativa vs quantitativa – storicamente contrapposte dagli studiosi, ora contrapposizione superata grazie a un uso integrato Distinzioni chiave:

Qualitativo^ Quantitativo

Obiettivo Disegno Approccio Strumenti Campione Analisi Comprendere fenomeni nel dettaglio in modo approfondito Flessibile, può cambiare durante lo studio (momenti) Parte dallo studio dei fenomeni senza ipotesi rigide A bassa/semi strutturazione Piccoli campioni non probabilistici Descrizione narrativa e interpretazione Studiare relazioni, causa effetto Stabilito prima dell’inizio dello studio (fasi) Parte da una teoria e da ipotesi e ne verifica la validità Strumenti selezionati prima dello studio e ad alta strutturazione Grandi campioni probabilistici/casuali Analisi statistica

Difficoltà del qualitativo: equazione personale  Potrebbe sembrare più facilmente accessibile e applicabile rispetto alla quantitativa;  Nell’osservazione della realtà l’individuo è sempre guidato da schemi personali, condizioni da preconoscenze, sensibilità personali e attese ( equazione personale );

 Quando si tratta di ricerca scientifica la cosa più importante è controllare l’equazione

personale. Rendere affidabile la ricerca  Coinvolgimento prolungato : necessità di impiegare molto tempo nel contesto  Triangolazione : di fonti, metodi, investigatori  Audit trial : controllo del procedimento da parte di un esperto esterno  Member checking : interpretazione dei dati raccolti è ripresentata ai partecipanti per controllare se loro si rivedono nei risultati Ricerca quantitativa: inchiesta, ricerca con osservazione sistematica, ricerca valutativa; esperimento e quasi-esperimento, esperimento su caso singolo. Ricerca qualitativa: ricerca etnografica, studio di caso, ricerca valutativa; ricerca azione.

Lez. 4

Campione e campionamento Molto importante per entrambe le ricerche, soprattutto quella quantitativa. Differenza tra popolazione e campione: intero gruppo (censuario), campione (campionaria)

1. Popolazione e campione Il termine popolazione di riferimento (detto anche universo ) indica l’insieme di tutti i referenti per cui vorrebbe che i risultati di una ricerca fossero validi. Nomotetica , mira a formulare teorie generali e modelli validi oltre al campione studiato  Generalizzazione Importanza agli strumenti, alla loro strutturazione, somministrazione per avere dati validi. Olistica , “tutto non è uguale alla somma delle parti”, quindi studia in profondità gli individui nel loro contesto naturale e nelle interazioni con gli altri. Rifiuta l’analiticità dei metodi quantitativi che semplificano fenomeni complessi. Non si pone l’obiettivo di generalizzare i risultati. Forma di ricerca

Caratteristiche prese in considerazione: per le persone  età, genere, caratteristiche demografiche per luoghi  Ampiezza del campione  Quanto è grande il campione  C’è la possibilità di calcolare la dimensione ideale del campione  Più il campione è grande, più i risultati sono precisi

4. Metodi di campionamento (slides)Probabilistico (estrazione casuale)  Non probabilistico Probabilistico : 1. Campionamento casuale semplice Entrano a far parte del campione i soggetti estratti mediante un generatore di numeri casuali da una lista di tutti gli appartenenti alla popolazione. 2. Campionamento sistematico Entrano a far parte del campionamento un soggetto K da una lista di tutti gli appartenenti alla popolazione. 3. Campionamento stratificato Uno dei più utilizzati in educazione. Entrano a far parte del campione i soggetti estratti da strati della popolazione, omogenei al loro interno. Campionamento stratificato proporzionale Quando gli strati sono rappresentati con proporzioni diversi nella popolazione, possiamo utilizzare un campionamento stratificato proporzionale. 4. Campionamento a grappoli (o cluster) Entrano a far parte del campionamento gruppi naturali della popolazione, eterogenei al loro interno, estratti con generatore di numeri casuali. Non probabilistico  Entrano a far parte:  Soggetti più facili da reperire (campionamento accidentale)  Soggetti che si rendono disponibili (volontario)  Soggetti suddivisi per quote ma le unità non sono estratte in modo casuale ma scelte dal ricercatore (per quote)  Soggetti consigliati da altri soggetti (a valanga)  Soggetti ritenuti più qualificati per poter rispondere a determinate domande (per elementi rappresentativi)

Lez. 5

Ricerca osservativa Obiettivo principale: descrivere/fotografare fenomeno. Studia i comportamenti e le condizioni che suscitano tali condotte.  Ricerca valutativa  osserva e giudica l’oggetto di ricerca per poi intervenire e migliorarlo (non fa parte della ricerca, è una fase successiva)  tipo qualitativo e quantitativo  Inchiesta  indagine descrittiva che misura serie di fattori e talvolta relazione fra essi  tipo quantitativo  Ricerca etnografica  comprendere e delineare caratteristiche di una cultura o gruppo di persone (sempre e solo gruppo, mai singolo). Implica che il ricercatore trascorra un periodo lungo nel contesto di studio. Vari strumenti qualitativi, prima di tutto l’osservazione con trascrizione narrativa (non è osservazione sistematica perché gli strumenti osservativi sono a bassa strutturazione  es. osservazione libera poco strutturata, intervista, questionari domande aperte, focus group). Analisi dei dati di tipo testuale. *  Studio di caso  analizza una sola unità (individuo, gruppo) in profondità e la descrive dettagliatamente insieme al suo contesto di vita reale utilizzando strumenti come interviste, osservazioni, informazioni in archivi  tipo qualitativo Rilevazione dei dati: utilizza strumenti come interviste, osservazioni, colloqui, focus group che coinvolgono informatori diversi (insegnanti, educatori, ecc.). Analisi dei dati di tipo testuale. *  Ricerca con osservazione sistematica  rilevazione diretta delle condotte dei soggetti considerati con strumenti strutturati di annotazione (check list, griglie osservative ad alta strutturazione). Ha un obiettivo ben preciso, definito a priori, viene effettuata su soggetti designati in precedenza e prevede la messa a punto preventiva di un sistema pianificato di raccolta e classificazione delle informazioni.  tipo quantitativo Check-list : elenco di comportamenti attesi, l’osservatore/ricercatore va a indicare se il comportamento è presente o assente senza valutare l’intensità o la frequenza. Scala di valutazione o osservazione : elenco di comportamenti da osservare affiancati da una scala di frequenza (predefinita) del comportamento. Il ricercatore dà quindi un giudizio di frequenza al comportamento sulla base della scala. Sistemi di codifica : Strumento per annotare i comportamenti in un contesto in un dato lasso di tempo. Fra i più utilizzati i sistemi di codifica interattivi, che consentono l’analisi dell’interazione fra più persone (verbali e non verbali)

  • Momenti della ricerca etnografica:
  1. Formulazione delle domande di ricerca (legata alla cultura)
  2. Scelta del gruppo e del contesto
  3. Partecipazione del ricercatore prolungata alla vita del gruppo
  4. Rilevazione dei dati attraverso diversi strumenti qualitativi
  5. Analisi dei dati (trascrizione note etnografiche e analisi testuale)
  6. Stesura del rapporto di ricerca, restituzione al gruppo per controllare le interpretazioni del ricercatore, revisione del rapporto di ricerca

comportamenti/situazioni che sta osservando, ricoprendo posizione esterna alla realtà studiata (sistematica); o Osservazione partecipante  prende parte attivamente alla situazione che si svolge partecipando alla vita del gruppo, interagisce con i soggetti osservati in una dimensione dinamica che lo coinvolge direttamente (esperienziale). Ambiente:  In ambiente naturale (naturalistica): situazioni di vita reale, con comportamenti che si producono in maniera spontanea nel contesto in cui avviene l’agire dei soggetti (sia partecipante che indipendente);  In condizioni controllate: non interviene nel contesto naturale, ma viene selezionato ciò che occorre osservare;  In ambiente artificiale: in ambiente appositamente predisposto, in condizioni controllate in cui i soggetti vengono posti dal ricercatore in una situazione per loro non naturale. Strumenti osservazione sistematica (quantitativo):

  1. Check list: possono dire presenza/assenza comportamento ma non grado di frequenza o intensità
  2. Scale di valutazione (oppure osservazione): elenco di comportamenti da osservare affiancati da una scala di frequenza (predefinita) del comportamento (es. numerica, grafica ecc.)
  3. Sistemi di codifica: Strumento per annotare i comportamenti in un contesto in un dato lasso di tempo Strumenti osservazione esperienziale  bassa strutturazione (qualitativo):
  4. Annotazioni aneddotiche
  5. Diari Annotazioni aneddotiche:  Prende nota degli incidenti critici, gli eventi più significativi nella quotidianità  Presuppone prolungata osservazione + selezione di quali sono gli avvenimenti significativi  Fatte durante osservazione e sintesi poco dopo o durante Diario:  Annotazione di eventi libera anche a distanza di tempo  Non rientrano solo fatti osservati direttamente ma anche elementi descrittivi e interpretativi  Spesso l’osservatore non è esterno ma è lo stesso autore (osservazione filtrata dall’individuo) POT (Munari) = osservazione diretta (nel contesto) degli spazio educativi (semi/bassa strutturazione)  4 parti:
  6. Come vengono utilizzati spazi
  7. Arredi (come sono e che funzione hanno)
  1. Demarcazioni funzionari (ci sono in base della funzione)
  2. Demarcazioni simboliche rintracciabili nello spazio (si usa sul campo)

Lez. 6

Ricerca con intervento  esperimento e quasi-esperimento Le ipotesi:  Possibile risposta al problema conoscitivo che mi sono posto, formulata come affermazione prima dell’avvio della ricerca  Esplicita che cosa il ricercatore si aspetta dalla ricerca  Esempio di ipotesi teorica che deriva dalla letteratura o da precedenti ricerche dello stesso ricercatore Dalle ipotesi teoriche (cosa mi aspetto sulle basi di quello che trovo) alle ipotesi in forma operativa  ipotesi teorica presenta concetti:  Concetto ambiguo se non definito  Occorre dare una definizione operativa dei concetti presenti nelle ipotesi attraverso:

  1. Si considera il concetto e si scompone in elementi analitici (più semplici) che lo compongono 2. Sulla base dei concetti più semplici, si individuano degli indicatori , ovvero caratteristiche direttamente osservabili Esempio:
  • Ipotesi teorica : la motivazione allo studio dei bambini aumenta con l’uso di strategie didattiche cooperative
  • Concetto : motivazione allo studio
  • Individuazione elementi analitici di motivazione allo studio :
  1. Coinvolgimento attivo  partecipanza operosa alle attività
  2. Perseveranza  impegno costante nel perseguimento delle mete fissate, fermezza
  • Definizione operativa con individuazione degli indicatori :  Coinvolgimento attivo  frequenta regolarmente le lezioni ecc.  Perseveranza  in un compito difficile continua a lavorare e porta a termine, di fronte agli insuccessi non si scoraggia
  • Operazionalizzazione del concetto motivazione allo studio in comportamenti osservabili: Alunno motivato è colui che:
  1. Alza frequentemente mano
  2. Frequenta regolarmente scuola
  3. Se compito è noioso continua a svolgerlo In questo modo il concetto motivazione allo studio è misurabile, possiamo chiamarlo variabile, ovvero la proprietà che può assumere valori o stati diversi. Ipotesi teoriche (o generali): si ipotizza che ci sia relazione tra l’assistere ad episodi di violenza e l’incremento dell’aggressività

operatori per rimuovere problema  Trae origini dalle riflessioni di Kurt Lewin (1946) = parlare di ricercatore distaccato dalla realtà studiata non ha senso (slide) Principali caratteristiche:

  1. Riferimento a problemi della realtà
  2. Ricerca come fattore di cambiamento
  3. Natura collaborativa della ricerca
  4. Ricorsività teoria-pratica Fasi individuate da Cunningham (1976):
  5. Avvio/individuazione problema
  6. Formazione del gruppo
  7. Progettazione dell’azione
  8. Attuazione della ricerca A cui si accompagna sempre la valutazione delle procedura svolte Lab. 2 Rappresentazione grafica dei dati quantitativi Strumenti di rilevazione dei dati: quantitativi (alta strutt.)  questionari chiusi*, test, osservazione sistematica (check list, scale) qualitativi (bassa strutt.)  interviste, focus group e colloqui, osservazione esperienziale *(il questionario può essere a semi-strutturazione se sono presenti anche domande aperte) Questionario  Le domande del questionario possono essere di vari tipi  distinzione tra domande aperte e domande chiuse  Distinguiamo fra strumenti che utilizzano domande a scelta multipla, scale autodescrittive come scale numeriche, grafiche e descrittive Scala Likert  di solito esprime il grado di accordo. Sono rese tramite accordi. Matrice dei dati (casi per variabili) Le risposte dei soggetti alle domande del questionario (slides) Descrivere andamento variabile significa:  Descrivere distribuzione (di frequenza)  Descrivere la localizzazione (indici di tendenza centrale: media, moda, mediana)  Descrivere ampiezza (indici di dispersione o variabilità) Rappresentazione delle frequenze

Per dare visibilità ai dati dopo che sono stati raccolti:

  1. Tabelle
  2. Grafici Tabelle Prima sintesi sistematica a cui si perviene dopo aver raccolto i dati e (riguarda lezioni)

Lez. 7

Strumenti qualitativi Intervista:  Intervistatore pone domande all’intervistato (singolo)  Forma orale  Utilizzata per conoscere opinioni, esperienze, percezioni, più generali informazioni filtrate dal soggetto intervistato  Strumenti a bassa o semi strutturazione (bassa = totalmente libera; semi = pianificata prima)  scelte in base all’obiettivo  La persona fisica dell’intervistatore può influenzare le risposte (con mimica facciale, sguardo, pause)  Il rispondente/intervistato è portato a dare un’immagine di sé che ritiene possa essere accettata dagli altri (desiderabilità sociale  invece di dire ciò che penso, rispondo ciò che secondo me sarebbe più accettato dalla società) Tipologie di intervista:

  1. Intervista strutturata : domande pianificate con ordine rigido, lette dall’intervistatore.
  2. Semi-strutturata : domande pianificate ma presentate in ordine non pianificato; possono essere aggiunte domande non previste o cambiare ordine.
  3. Libera o non strutturata : sono stabiliti solo tema e punti fondamentali ma non le domande; le domande sono formulate durante l’intervista; non c’è ordine predefinito. Focus group:  Intervista di gruppo  Centrata su uno specifico tema, con punti fondamentali da toccare. La scaletta da seguire è più o meno rigida sulla base dell’argomento  Attori sono: o Gruppo intervistato (5-6)  individuati dal ricercatore sulla base del tema; o Conduttore: pone domande e guida la discussione dando la parola e assicurandosi che tutti abbiano spazio per parlare; o Osservatore: colui che guarda in modo distaccato il focus group senza intervenire, ma annotando gli aspetti più importanti. Composto da 4 fasi principali:
  4. Riscaldamento  fase più delicata in cui si determina l’esito del focus group (mettere a