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Libri di advertising, Appunti di Semiotica della Pubblicità

Riassunto completo e discorsivo dei due libri di Advertising

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 17/05/2026

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MODAMEDIA
Nuovi scenari comunicativi del fashion system
Mauro Ferraresi
I LIVELLI DELLA MODA
L’oggetto d’indagine
-I comportamenti, le credenze e soprattutto le tendenze di moda sono una realtà imprescindibile
del fenomeno !
-Per quanto riguarda il fatto che la moda produce sentimenti e aerisce alle nostre sfere più
interiori e viceversa!
-L’abbigliamento, e la moda come fenomeno che lo guida, svolgono funzioni ben più
importanti del semplice tenerci caldo!
-Il vestimento muta la nostra visione del mondo e la visione che il mondo ha di noi!
-Non si sbaglia se si aerma che sono gli abiti a vestirci e non noi a vestirli!
-Sono gli abiti che modellano i nostri sentimenti e i nostri pensieri!
-È a partire da tutto questo che la moda può essere definita un fatto sociale totale!
-A tale definizione aggiungiamo che la moda è oggi un fatto sociale totale e mediatico!
I sei livelli
-La moda è una galassia articolata e complessa!
-I principali elementi e i livelli di cui si compone sono importanti e vanno precisati e delineati!
-Negli ultimi cinquant’anni tali livelli, inizialmente molto rigidi e classisti, sono diventati più fluidi!
-Pare corretto iniziare a considerare le distinzioni per fascia di prezzo per individuare i sei gradi
presentati qui!
1) Haute couture
-La più elevata forma di progettazione e confezionamento di abiti!
-Parigi ne è sempre stata, e continua, a esserne la capitale!
-Anche se anche a Roma e Firenze, in epoche diverse, si sono tenute filate di haute couture!
-Durante le due sfilate parigine che si tengono nel mese di gennaio per la collezione primavera-
estate e nel mese di luglio per la collezione autunno-inverno, sfilano gli abiti più innovativi e
costosi
-Con la haute couture la moda diventa figlia diretta della più inventiva e complessa
immaginazione dello stilista e produce abiti unici, indossati da donna che ne hanno l’esclusiva!
-La moda diventa qui opera unica e opera d’arte
-Le grie pret à porter che dispongono di una linea haute couture con lo scopo di esprimere le
loro esclusive capacità creative!
2) Ready-to-wear o prèt à porter
-Costituisce gran parte degli abiti che vediamo in sfilata e che poi, dopo alcune semplificazioni,
acquistiamo in negozio e indossiamo !
-Le capitali del pret à porter sono Parigi, Milano, New York e Londra!
-Il ready-to-wear si distingue per alcune precise caratteristiche:!
-La produzione è di tipo industriale e in grande numero!
-Le taglie sono ben assortite, laddove nella haute couture il tema delle taglie non esiste,
essendo questi capi costruiti su misura!
-Parlando del pret à porter non possiamo evitare di nominare i marchi del lusso,
essenzialmente francesi, come LVMH e Kering !
-Questi marchi globali riuniscono sotto di sé varie aziende e brand e sono guidati da importanti
gruppi finanziari
-Anche i marchi industriali fanno parte di questo stesso livello!
-In Italia alcuni esempio in merito sono Max Mara, Miroglio, Moncler, Zegna!
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MODAMEDIA

Nuovi scenari comunicativi del fashion system Mauro Ferraresi

I LIVELLI DELLA MODA

L’oggetto d’indagine

  • (^) I comportamenti, le credenze e soprattutto le tendenze di moda sono una realtà imprescindibile del fenomeno
  • (^) Per quanto riguarda il fatto che la moda produce sentimenti e afferisce alle nostre sfere più interiori e viceversa
  • (^) L’ abbigliamento , e la moda come fenomeno che lo guida, svolgono funzioni ben più importanti del semplice tenerci caldo
  • (^) Il vestimento muta la nostra visione del mondo e la visione che il mondo ha di noi
  • (^) Non si sbaglia se si afferma che sono gli abiti a vestirci e non noi a vestirli
  • (^) Sono gli abiti che modellano i nostri sentimenti e i nostri pensieri
  • (^) È a partire da tutto questo che la moda può essere definita un fatto sociale totale
  • (^) A tale definizione aggiungiamo che la moda è oggi un fatto sociale totale e mediatico

I sei livelli

  • (^) La moda è una galassia articolata e complessa
  • (^) I principali elementi e i livelli di cui si compone sono importanti e vanno precisati e delineati
  • (^) Negli ultimi cinquant’anni tali livelli, inizialmente molto rigidi e classisti, sono diventati più fluidi
  • (^) Pare corretto iniziare a considerare le distinzioni per fascia di prezzo per individuare i sei gradi presentati qui 1) Haute couture
  • (^) La più elevata forma di progettazione e confezionamento di abiti
  • (^) Parigi ne è sempre stata, e continua, a esserne la capitale
  • (^) Anche se anche a Roma e Firenze , in epoche diverse, si sono tenute filate di haute couture
  • (^) Durante le due sfilate parigine che si tengono nel mese di gennaio per la collezione primavera- estate e nel mese di luglio per la collezione autunno-inverno, sfilano gli abiti più innovativi e costosi
  • (^) Con la haute couture la moda diventa figlia diretta della più inventiva e complessa immaginazione dello stilista e produce abiti unici, indossati da donna che ne hanno l’esclusiva
  • (^) La moda diventa qui opera unica e opera d’arte
  • (^) Le griffe pret à porter che dispongono di una linea haute couture con lo scopo di esprimere le loro esclusive capacità creative 2) Ready-to-wear o prèt à porter
  • (^) Costituisce gran parte degli abiti che vediamo in sfilata e che poi, dopo alcune semplificazioni, acquistiamo in negozio e indossiamo
  • (^) Le capitali del pret à porter sono Parigi , Milano , New York e Londra
  • (^) Il ready-to-wear si distingue per alcune precise caratteristiche:
    • (^) La produzione è di tipo industriale e in grande numero
    • (^) Le taglie sono ben assortite, laddove nella haute couture il tema delle taglie non esiste, essendo questi capi costruiti su misura
  • (^) Parlando del pret à porter non possiamo evitare di nominare i marchi del lusso , essenzialmente francesi, come LVMH e Kering
  • (^) Questi marchi globali riuniscono sotto di sé varie aziende e brand e sono guidati da importanti gruppi finanziari
  • (^) Anche i marchi industriali fanno parte di questo stesso livello
  • (^) In Italia alcuni esempio in merito sono Max Mara, Miroglio, Moncler, Zegna
  • (^) Se nel pret à porter il motore trainante è lo stilista , che spesso diventa imprenditore di successo come dimostra il caso di Armani, nei marchi industriali sono invece le idee e le decisioni dell’imprenditore, o comunque del dirigente dell’azienda, a condurre l’impresa 3) Stilisti medi
  • Questi stilisti sono spesso economicamente solidi ma non possiedono il potere mediatico dei marchi di lusso
  • Possono avere punti vendita propri, ma di solito i loro marchi sono presenti nei negozi e nelle boutique, nei corner della grande distribuzione e nelle catene di franchising sparse per il mondo 4) Stilisti indipendenti
  • Di solito lavorano avendo il pieno controllo dello stile, della campionatura, della produzione, della promozione e delle vendite, così come nella parte economica e di quella finanziaria della loro impresa
  • Producono le loro collezioni con grande amore e passione
  • I giovani emergenti si possono rintracciare in questa categoria 5) Marchi sportivi e lo sport wear
  • I marchi sportivi raggiungono un mercato enorme e sono ormai diventati un simbolo per chiunque persegua uno stile di vita sportivo e dinamico
  • La forza dei marchi sportivi sta nell’aver maturato una iconicità diffusa e popolare
  • (^) Attraverso azioni di marketing e di co-branding , essi hanno oggi la possibilità di proporsi sempre più spesso come un lifestyle, promuovendo così un upgrading del casual e dello street-style , migliorando l’immagine, la qualità dei prodotti e, conseguentemente, i prezzi esposti 6) Grande distribuzione e fast fashion
  • Essi vendono in tutto il mondo e sono in grado di produrre ogni due settimane circa nuove collezioni ispirate agli ultimi trend
  • I prezzi sono convenienti e le collezioni sono vendute nei grandi magazzini e nei negozi di loro proprietà o in franchising
  • (^) Shein e Primark sono però andati oltre inaugurando il fenomeno dell’ ultra-fast-fashion , che rappresenta un ulteriore impatto nell’ambito del mass market
  • Shein produce minime quantità di capi per ogni tipologia di indumento che ha riscosso successo sulla piattaforma
  • In questo modo non ha bisogno di presentare un’intera nuova collezione, ma solamente i capi di maggior successo digitale
  • È diventata la più grande azienda mondiale di moda online
  • Aggiunge mediamente sul proprio sito 1000 nuovi indumenti al giorno, causando evidentemente enormi problemi di smaltimento
  • (^) L’industria del fast fashion e dell’ ultra-fast fashion è tra i maggiori responsabili dell’ inquinamento ambientale a causa sia del problema dello smaltimento delle collezioni e degli indumenti scartati, sia dell’utilizzo enorme di acqua ed energia e del difficile smaltimento di acidi e coloranti
  • La logica principale e trainante del fast fashion e dell’ultra-fast fashion è quella secondo cui la produzione viene decisa dalla domanda finale e l’ufficio stile cerca di cogliere e anticipare le richieste dei clienti
  • Raccolta dei vestiti usati presso punti vendita: recentemente a queste iniziative si sono avvicinati tutti i grandi marchi di abbigliamento
  • (^) Nel 2018 è nata McArthur Foundation , contro lo spreco tessile
  • (^) Secondo la fondazione, infatti, la produzione tessile mondiale è responsabile dell’emissione in atmosfera di 1,2 miliardi di tonnellate di CO, ogni anno, superando l’emissione di CO dei voli aerei internazionali e di tutte le spedizioni marittime

Permeabilità tra i livelli

  • Molti marchi importanti hanno aderito a questa iniziativa
  • (^) Il quarto e ultimo modello strategico elaborato in questa fase della riflessione di Gorizia è quello del fast fashion
  • (^) A partire dalle diverse clusterizzazioni possono nascere vari incroci e sovrapposizioni
  • Per esempio, Diesel e alcuni luxury brand possono ricevere posizionamenti diversi ed essere incasellati in livelli differenti a seconda dei criteri utilizzati
  • L’importanza della segmentazione serve a comprendere meglio le diversificazioni di target, di immagine, di posizionamento, di marketing e di comunicazione del settore moda
  • A quel punto diventa meno arduo comprendere il perché di determinati aspetti, di determinate scelte comunicative e pubblicitarie, dell’uso di specifiche piattaforme CORPO, ABBIGLIAMENTO, MODA E ISTITUZIONI

Che cos’è l’abbigliamento

  • La moda è uno dei fenomeni più radicati e antichi dei comportamenti umani e sociali
  • (^) La moda è nata quando una nostra antenata , ricevuta una pelle di animale appena scuoiata, ha potuto conciarla e in seguito indossarla con lo scopo di proteggersi e come forma di pudore, adempiendo così a due delle numerose funzioni dell’abbigliamento
  • La nostra antenata si è subito aggiustata la pelliccia sui fianchi

Differenza tra abbigliamento e moda

  • Sono due fenomeni che bisogna tenere distinti poiché appartengono a due realtà diverse
  • (^) La moda può riguardare un capo, un accessorio, ma anche un modo di dire o un comportamento, un gesto, una canzone, un film, una pièce teatrale
  • (^) Essere moda può definire e coinvolgere molti e svariati aspetti del vivere sociale
  • (^) Essa si allarga infatti a domini che vanno ben oltre l’abbigliamento e può diventare un comportamento collettivo
  • (^) Abbigliarsi è un atto culturale conseguente alla perdita dello stato di natura
  • Un atto che si lega a una particolare morale
  • È relativo a una complessa funzione sociale
  • (^) Sono stati i vestiti e, in generale, gli indumenti a creare la necessità di ripararsi dalle intemperie
  • (^) Sono stati sempre gli abiti e gli indumenti a creare il senso del pudore
  • Il percorso di acquisto del consumatore moderno si caratterizza per un processo volontario e creativo, personale e intimo, alla continua ricerca di un piacere sensuale e i beni acquistati, soprattutto quelli di abbigliamento e moda, mantengono e comunicano i rapporti sociali all’interno del gruppo al quale ognuno vuole appartenere
  • L’uomo nudo ha bisogno di coprirsi e l’autore individua in una serie ci concause l’origine e le varie funzioni dell’abbigliamento
  • Ipotesi^ della^ manchevolezza : l’essere umano percepisce il proprio corpo come un’entità meravigliosa e incompiuta a un tempo, così, grazie alle proprie capacità di Homo Faber, cerca di porre rimedio e perciò pensa a costruire il proprio abbigliamento, perfezionando la propria figura
  • Ipotesi^ culturale : essa afferma che la cultura è una seconda natura dell’essere umano che corregge una certa sprovvedutezza biologica. È la seconda natura, quella culturale, che ci permette di fabbricare strumenti e artefatti che ci rendono più forti, più agili e anche più protetti dal freddo
  • Ipotesi^ dell’abbellimento : gli indumenti rivestono una funzione di abbellimento che, da sempre, trova la sua motivazione principale nel desiderio di suscitare l’ammirazione e l’invidia altrui
  • Ipotesi^ identitaria : spiega la necessità di distinguersi tra gruppi, tribù, bande oppure tra diverse caste e anche interi popoli
  • Ipotesi^ della^ magia^ della^ difesa^ degli^ agenti^ magici : gli indumenti, e ancor più i tatuaggi e le decorazioni, servivano a tenere lontano gli spiriti malvagi. Forse il primo abbigliamento/ ornamento umano è stato un cordoncino che si legava attorno ai lombi. Esso poteva sia avere una funzione magica sia testimoniare un legame di fedeltà reciproca. Oggi l’anello di fidanzamento è simbolo di fedeltà, mentre anticamente quel simbolo era un cordoncino che determinava il legame magico
  • Ipotesi^ sessuale : si tratta di un’ipotesi che rovescia completamente l’ipotesi del pudore, lasciandogli intravedere per sviluppare un vero e proprio richiama sessuale ed erotico, attirando l’attenzione altrui verso i genitali
  • Ipotesi^ ludica : mostra un istintivo e spontaneo bisogno di ornare senza alcuna funzionalità che non sia quella di divertirsi, di distrarsi giocando con il più importante giocattolo che esista: il nostro corpo
  • Ipotesi^ estetica : il senso estetico è strettamente collegato con l’ipotesi ludica
  • Ipotesi^ del^ potere : gli indumenti svolgono non soltanto la funzione di distinzione, ma sono soprattutto un segno di potere e di diversa collocazione nella scala sociale, questo anche in epoca preistorica

Abbigliamento, moda, stile e istituzioni di moda

  • La moda ha profonde radici culturali e sociali
  • Quelle numerose funzioni sociali attuate attraverso l’abbigliamento e gli accessori vengono coordinate dallo stile , ovvero dal gusto personale che muove le scelte degli individui
  • (^) Lo stile è un complesso di scelte individuali
  • (^) La moda è al contempo ciò che definisce l’aspetto esteriore delle persone o di un gruppo, ma è anche un comportamento sociale e un sistema di istituzioni
  • Essa è pertanto il risultato di un complesso di scelte che non sono soltanto frutto del gusto personale ma derivano dal momento storico, sociale, culturale e istituzionale che si vive
  • (^) Nel corso della storia l’uomo si è servito della moda
  • Per ribadire la suddivisione della società in classi sociali e stati, come il clero, i nobili, la borghesia, per suggerire le proprie fortune economiche e il rango di appartenenza
  • Nel corso del tempo il corpo si modula e trasforma sotto la pressione degli abiti che continuamente ridefiniscono le forme umane
  • Anche per questo la moda contribuisce alla costruzione dell’immaginario collettivo, ovvero alla realtà sociale di cui parla Searle (1996), che è poi il modo di vivere e di rappresentarsi delle persone
  • È proprio l’immaginazione umana il motore primo del continuo processo di rinnovamento della realtà
  • Nella Grecia classica, per esempio, erano reali gli dei che camminavano tra gli uomini
  • La moda in quanto industria culturale rappresenta un punto fermo dell’immaginario collettivo della società
  • Essa non si riduce al solo abbigliamento, dal momento che nella sua fase moderna ha accelerato il proprio processo di mutamento ed è diventato un sistema di istituzioni
  • (^) L’ abbigliamento è un prodotto materiale
  • (^) La moda è un prodotto culturale
  • Il primo è un oggetto tangibile, il secondo ha una dimensione simbolica e si lega all’immaginario collettivo

La moda come fatto sociale totale

  • La moda sarebbe a tutti gli effetti un fatto sociale totale
  • (^) Il dono è un atto simbolico riconosciuto in tutte le società
  • Include un elemento economico in funzione della capacità di spesa di chi dona, della relazione che intercorre tra chi dona e chi riceve il dono, dell’occasione in cui il dono viene fatto
  • I doni sono anche portatori di scelte e strategie politiche, nel senso più ampio del termine, in quanto determinano i rapporti di forza tra le persone, come accade per esempio nei doni accurati che si scambiano i capi di Stato ecc.
  • Oggi il dono coinvolge anche elementi tecnici e scientifici, come accade per esempio con il mondo digitale, indubbiamente un fatto tecnologico, diventato fatto sociale totale della nostra contemporaneità
  • La moda è un fatto sociale totale perché riguarda tutti i membri di una società, essa coinvolge cioè interi sistemi sociali e al contempo genera costrizioni , quali per esempio furono le leggi suntuarie, condizionando scelte e comportamenti
  • La definizione di fatto sociale totale non sembra essere più sufficiente per la moda, se non altro perché i media hanno profondamente mutato il proprio dna diventando radicalmente interattivi
  • (^) Essi sono pure convergenti , cioè producono una cultura convergente che si manifesta tra nuovi e vecchi media
  • (^) Sono affermazioni scritte osservando la società francese di fine Ottocento , quella esistente prima dell’avvento della Belle Époque, che segnò definitivamente il passaggio verso l’epoca moderna

Herbert Spencer

  • (^) Spencer era un evoluzionista (influenzato da Darwin)
  • (^) Riteneva che l’evoluzione non fosse solamente biologica ma piuttosto universale , quindi in grado di regolare anche il sociale
  • Con Spencer la moda diventa degna di analisi e viene compresa per ciò che essa è: un fenomeno regolatore utile al controllo sociale, molto difficile da comprendere nel suo complesso a causa del suo essere così multiforme e variegata
  • (^) Così come Tarde, anche Spencer definisce la moda come eminentemente imitativa , ma il suo concetto di imitazione è meno pervasivo e onnipresente
  • (^) Esistono due forme di imitazione : quella reverenziale e quella emulativa
  • La prima trova il proprio motivo nell’ossequio anche nel rispetto verso una determinata persona i cui tratti estetici e il cui abbigliamento si vogliono imitare
  • La seconda forma è mossa invece dal desiderio di rivalsa e da una volontà di affermarsi come uguale alla persona imitata
  • In entrambi i casi si tratta di persone di ceto inferiore che vogliono imitare persone di ceto superiore
  • (^) Egli definisce il primo tipo una società a regime militare e il secondo una società a regime industriale
  • Il primo regime avrà dunque nell’imitazione reverenziale la sua forma rilevante
  • Il secondo sarà invece contraddistinto dall’imitazione emulativa
  • In quest’ultimo caso l’imitazione emulativa induce ad accontentarsi, per esempio, della Birkin contraffatta, esibendo così al contempo una differenza di classe e una minore capacità di spesa
  • Anche imitare può servire a marcare le differenze, dal momento che imitare non è mai azione perfetta e equabile
  • La copia non è mai l’originale
  • (^) Anche il semplice décalage temporale , lo scarto che corre tra chi inaugura una moda o una foggia e chi la imita
  • Spencer è il primo a comprendere che la moda è al contempo libertà e restrizione, libertà di abbigliarsi come si vuole
  • La moda è intrinsecamente egualitaria, visto che la sua spinta principale è quella imitativa verso i superiori
  • Essa tende cioè a cancellare i segni di distinzione e indebolisce ogni cerimoniale
  • Se non ci sono limiti ai piccoli e grandi atti dell’uomo che non siano le semplici costrizioni interne, allora occorre grande giudizio e intelligenza per tenere la bara dritta
  • (^) Intelligenza e giudizio che l’umanità, per Spencer, ancora non dimostra di possedere

Georg Simmel

  • (^) È stato considerato il più importante filosofo tedesco del suo tempo
  • Il pensatore che scrisse un importantissimo articolo dedicato alla moda che fu poi ampliato in un libro “ Die Mode ”, uscito nel 1905
  • In quelle pagine, Simmel diede spazio a riflessioni diventate pietre miliari in grado di spiegare ancora oggi le principali caratteristiche del fenomeno della moda
  • (^) Lo sviluppo del trickle-down effect , ovvero la teoria dello sgocciolamento secondo la quale la diffusione delle abitudini di moda vanno dalle classi elevate a quello meno abbienti
  • Simmel riprende e approfondisce tale concetto che gli torna utile per comprendere essenzialmente due fenomeni: il primo riguarda il modo in cui si diffonde la moda , il secondo spiega il suo continuo vicendamento e il conflitto tra le classi sociali
  • (^) La teoria del trickle-down spiega perché la moda è incessantemente in movimento e procede senza sosta da una foggia all’altra, da una tendenza alla successiva
  • (^) Accanto a questa teoria oggi ne sono sorte altre, come per esempio la teoria del bubble-up , sviluppata da Polhemus , al quale spiega il movimento esattamente inverso che avviene quando le mode di strada sono imitate dalle classi superiori, in questo caso le subculture
  • (^) Esempio in questo senso sono le beat generation e gli hippie , il punk , l’ hip hop e in generale tutte le forme culturali che possono nascere agli angoli delle strade a testimonianza del fatto che nelle società industriali moderne si diffondono i pluralismi culturali
  • (^) La cosiddetta trickle-across theory spiega come la moda si diffonda anche orizzontalmente e venga accettata da più classi socio-economiche allo stesso tempo
  • (^) Questa teoria, infatti, nelle discipline di marketing viene anche definita mass market theory
  • Ciò a suggerire un’adozione massificata a tutti i livelli sociali di un prodotto di moda o di un accessorio
  • Esempi potrebbero essere l’adozione simultanea dei jeans che, indipendentemente dalla classe di appartenenza, si è diffusa universalmente in Occidente e non solo
  • (^) Le tre teorie spiegano in maniera più articolata e accurata i movimenti e sommovimenti della moda , il modo cioè in cui essa si diffonde e viene accettata nel mondo
  • Il fenomeno, pertanto, appare oggi più complesso
  • (^) L’ imitazione e la differenziazione sono alla base del funzionamento della moda, al quale connette e fa gruppo per imitazione
  • Al contempo, separa, divide e distingue per differenziazione
  • (^) Anche per Simmel non siamo noi a indossare gli abiti ma sono gli abiti che ci indossano e ci forgiano
  • Un abito comodo, indossato tante volte, adatta la sua forma originale alle forme del nostro corpo
  • La sua comodità deriva proprio da questo adattamento che appare reciproco
  • Di converso, un abito nuovo e appena indossato esercita sulla nostra persona uno schema corporeo precedentemente confezionato e questo produce gesti, atteggiamenti, camminate e posture determinate
  • La moda non è mossa neppure da intenti estetici, se è vero com’è vero che abbiamo mode sgraziate, anti estetiche se non davvero brutte e ripugnanti
  • (^) Questo avviene, tiene a ribadire Simmel, perché le motivazioni alla base dell’esistenza stessa della moda sono sociali e psicologiche , sono motivazioni di classe , come spiegato dal trickle-down effect, oppure motivazioni psicologiche , come spiegato dai processi di imitazione e differenziazione

Thorstein Veblen

  • (^) Analizzò la società statunitense del suo tempo
  • Scoprì che esistevano nella classe agiata forme specifiche di consumo che avevano a che fare anche con la moda
  • (^) Le tre forme principali erano il consumo vistoso , l’ agiatezza vistosa e lo sciupio vistoso
  • Si tratta di forme di consumo distintivo che le classi superiori operavano per distanza dai ceti meno abbienti
  • (^) L’ abito , maschile e femminile, come pure gli accessori di moda , sono il primo indicatore dell’ agiatezza economica e finanziaria di chi li indossa
  • (^) Per non parlare delle scarpe col tacco , all’epoca segno dell’impossibilità di lavorare
  • Le scarpe col tacco sono oggi una divisa nel mondo del lavoro, questo anche in ragione del fatto che il terziario non costringe più le donne a stare in piedi otto ore al giorno in luoghi malsani e inadatti, e neppure devono camminare a lungo
  • (^) Ci sono anche altri modi per manifestare il consumo visivo, oltre agli abiti: la casa , i gioielli e le auto
  • (^) Sono le donne le vere ambasciatrici del consumo visivo, dello sciupio vistoso e dell’agiatezza vistosa
  • (^) Gli abiti sono importanti anche per gli uomini , che possono ugualmente manifestare consumo e sciupio visivo
  • (^) Gli abiti sono molto adatti a ostentare lo status sociale di chi li indossa, indipendentemente dal genere

Werner Sombart

  • (^) Il suo pensiero si sviluppa in Germania, a Berlino , intorno ai primi decenni del Novecento
  • (^) Propone un’ analisi critica del capitalismo che passa attraverso l’ analisi del lusso e della moda
  • (^) Si è però detto certo di una cosa: è il comportamento collettivo ad assegnare i significati interagendo con gli oggetti e le cose
  • Per Blumer la selezione collettiva nella moda viene proposta grazie all’attività di alcuni individui, i fashion leaders , che non necessariamente appartengono alle classi agiate e che, inoltre, scelgono e selezionano le mode in base allo spirito dei tempi e non in base al prestigio di un élite
  • I caratteri principali del fashion system sono tre:
    • (^) L’uniformità : attraverso il processo di selezione, indica il modo in cui si deve essere e apparire
    • (^) Continuità tra passato e presente : la moda attinge sempre dal passato e si apre al futuro; il fiorire delle professioni di archivist e di digital archivist sembra in effetti testimoniare la verità di questo carattere individuato da Blumer
    • (^) Gusto della sensibilità comune : coltivato e cresciuto dal sistema della moda
  • Per il sociologo, la moda non viene seguita per imitazione e differenziazione ma semplicemente per il desiderio di essere alla moda e per essere partecipi del presente, come già aveva affermato Simmel

René König

  • (^) Individua correttamente nella società del suo tempo il ceto medio come agente importante della moda
  • (^) È la fascia media a influenzare e a far crescere l’ economia
  • (^) In questo modo il sociologo prefigura lo sviluppo del pret à porter , principalmente rivolto appunto alle classi medie
  • (^) Il sociologo propone inoltre una distinzione tra acquisto e uso , in base all’affermazione secondo cui quando un capo passa di moda, il suo acquisto crolla verticalmente
  • Non accade però così per l’uso che se ne fa, dal momento che si tende a consumare quello che si ha GLI APPROCCI SOCIOLOGICI PIÙ RECENTI

Roland Barthes

  • (^) Il primo a interessarsi della moda utilizzando categorie sociologiche è stato il francese Roland Barthes
  • A partire dal 1955 ha scritto articoli e riflessioni sul tema per poi giungere alla pubblicazione, nel 1967, del suo Système de la mode
  • (^) La moda andrebbe innanzitutto suddivisa in costume e abbigliamento
  • Il primo è la strutturazione di una foggia o del modo di utilizzo di un abbigliamento da parte di un determinato periodo storico e sociale che in tal modo regolamenta, permette, impedisce o coordina gli abiti che una persona indossa
  • (^) Il costume è cioè istituzionale e regolamentato e assomiglia in questo alla langue
  • (^) L’ abbigliamento assomiglia alle parole e individuale di vestirsi e atteggiarsi e di interpretare il costume del proprio tempo secondo personale disposizione
  • Costume e abbigliamento, come langue e parole in Saussure, sono strettamente collegati
  • Infatti la lingua italiana si modifica e noi contemporanei non parliamo più la lingua di Dante, causa il lavoro continuo e incessante delle parole sulla langue
  • (^) Similmente, il costume viene modificato dall’abbigliamento
  • (^) Il significato è il frutto di un lavoro collettivo , proprio di quel sistema della moda che Barthes vuole indagare e che è composto dallo stilista e dagli uffici di stile della maison, dagli istituti di stile parigino, dalle tendenze, dagli archivi delle case di moda, dall’arte, dal lifestyle e dalle culture popolari, dai materiali impiegati, dagli eventi, dall’architettura e dal design
  • La moda è un grande affresco che intrattiene rapporti con diverse e numerose realtà
  • I tre tempi in cui Barthes suddivide il fenomeno generale del vestito sono:
    • (^) Il tempo fornito dalle forme archetipe del vestito che contraddistinguono una determinata civiltà. Si tratta in questo caso dei costumi tradizionali di una cultura
    • A un livello intermedio si situano quelle variazioni regolari di cui parla Kroeber
  • (^) C’è poi il tempo estremamente breve e caratteristico della nostra civiltà occidentale in cui la moda muterebbe ogni anno
  • Il meno che si può dire di questa tripartizione barthesiana è che non regge alla prova dei fatti
  • (^) Le mode annuali in realtà sono molto più frequenti, durano pochi mesi e possono riprendere anche i costumi tradizionali che vengono utilizzati, rivisti, aggiornati e rivalutati
  • L’ipotesi della significazione avanzata da Barthes spiega che il destinatario, ovvero chi indossa l’abito, prende in carico un determinato elemento della realtà
  • Ci si abbiglia per comfort, per meglio affrontare le avversità del clima, per andare a una festa, al lavoro, per sentirsi belli ecc.
  • (^) Le conseguenze di questa ipotesi sono che vestirsi va considerato un atto sociale che mette in relazione gli individui con la realtà del loro tempo

Lloyd Fallers, Grant McCracken

  • (^) Lloyd Fallers era soprattutto un antropologo
  • (^) Viene ricordato in questo caso per la teoria dell’effetto sgocciolamento , il trickle-down effect
  • (^) Egli mutua questo effetto da Georg Simmel e, nel 1954, lo rielabora
  • (^) Con tale rielaborazione si accomuna anche McCracken
  • Grant McCracken riprende la teoria del trickle-down che trova la sua ultima e definitiva collocazione nello studio della moda contemporanea
  • L’adattamento di McCracken consiste nello svincolare la teoria dello sgocciolamento dagli strati sociali per estenderla al genere, all’età e all’etnia
  • Perché ci sia trickle-down, un gruppo non si deve necessariamente appropriare un unico stile ma può prendere in prestito aspetti selezionati della moda, mantenendo infatti altri elementi dello stile che già appartengono a quel gruppo
  • (^) La teoria, pertanto, afferma che uno stile viene prima offerto e adottato dagli strati più alti della società e poi gradualmente viene accettato dai gruppi subordinati , e ciò anche a loro insaputa
  • La teoria del trickle-down è una felice spiegazione, certamente non falsa ma comunque semplificata, utile per comprendere alcuni meccanismi della moda
  • (^) Essa spiega perché la moda si muove
  • In conclusione va osservato che i movimenti della moda non consistono solo in una discesa dagli strati alti a quelli più bassi della società
  • (^) L’importanza del patchwork , delle subculture e della mescolanza degli stili per la nascita di nuove mode

Jean Baudrillard

  • (^) Sociologo francese che definì la moda quale regno della simulazione e codice della modernità
  • (^) Regno della simulazione perché finge e simula cambiamenti che nella realtà non avvengono
  • (^) Codice della modernità perché ne è il linguaggio, il racconto più compiuto e, al contempo, l’inganno più astuto
  • Il sociologo francese riconosce che la moda annuncia ciclicamente il mito del mutamento e in questo modo incarna la modernità diventandone il codice proprio
  • (^) La rapidità del cambiare senza alcuna necessità produce da un lato la magnificenza della moda, il suo sfolgorare di luci , colori , tessuti e fogge e, dall’altro, produce la perdita di qualsiasi legame con la realtà dell’abbigliamento, con la sua utilità, con le sue necessità reali
  • (^) La moda diventa godimento superficiale ed estetico e pura manipolazione di segni
  • (^) La moda è gioco di mutamento per il mutamento
  • Trova il suo fondamento nel puro godimento estetico all’interno di un sistema che ormai pare privo di senso
  • Questo passaggio pare ribadire la presa sociale della moda, il suo essere cioè in grado di mutare usi , costumi , generi e sessualità
  • La moda è certamente estasi dei segni e delle forme e avrà anche perso capacità di comunicazione a causa dell’indistinzione dei messaggi, del loro sovraffollamento e della loro contaminazione
  • Essa rimane comunque qualche cosa di più della pura circolazione di segni virtuali ed effimeri
  • In quei casi si tratta ovviamente di un casual di lusso, ben poco democratico
  • (^) L’abito oggi resta una scelta che classifica gusto e identità dell’individuo, ma in parte anche alla sua collezione sociale

Ted Polhemus

  • (^) La moda fornisce all’individuo il vocabolario utile per migliorare la propria personalità
  • (^) Questo avviene grazie al fenomeno del bubble up
  • È convinto che la moda dal basso sia la più importante forma creativa
  • (^) La moda contemporanea muove sempre dal basso per poi finire sulle passerelle e sulle pagine patinate delle riviste
  • (^) Le subculture giovanili sono sorte soprattutto nel Novecento, alle subculture nate dopo lo sviluppo della rete e dei social
  • (^) Parte fenomeno sociale , parte fenomeno di costume e parte fenomeno di consumo , le subculture giovanili sono sempre più numerose
  • Appartengono alle culture urbane, e oggi, anche alle culture della rete
  • Sono caratterizzate grosso modo dall’incrocio di quattro fattori
  • Si tratta di una popolazione giovane che:
    • (^) Condivide lo stesso stile di vita
    • (^) Indossa gli stessi abbigliamenti
    • (^) Ama la stessa musica
    • (^) Segue e in qualche caso pratica o scimmiotta la medesima espressione artistica o comunicativa
  • (^) I giovani sono in grado di influenzare il resto del mercato perché amano rischiare e sperimentare
  • In realtà, spesso e volentieri le subculture nascono a seguito di sofferenze sociale e quando non è così nascono per esprimere una decisa volontà di comunicare e caratterizzare l’identità di un gruppo
  • (^) La rete permette infatti di muoversi attraverso le varie subculture come se si fosse in un supermercato
  • Così si può davvero parlare di un supermercato delle subculture prodotto dalla rete
  • Non esiste più il coinvolgimento totale ed esclusivo tipico delle subculture classiche
  • (^) Gli influencer hanno radicalmente mutato il fenomeno delle subculture, aggregando intorno a sé gruppi camaleontici che fanno parte di più comunità online
  • Essi possono far convivere interessi anche divergenti perché le subculture digitali sono caratterizzate da una fluidità prima sconosciuta
  • In definitiva non ci si sente più parte di un unico gruppo ben definito e delimitato, dal momento che il web e i social permettono di far parte di più comunità legate a interessi differenti LA PIATTAFORMIZZAZIONE DELLA MODA

Dalla sociologia ai media

  • (^) La rassegna sociologica è stata utile per comprendere il percorso della riflessione intorno al fashion system
  • I media hanno determinato e mutato nel settore della moda
  • (^) La realtà aumentata ha invece visto la nascita dei camerini digitali ( digital fitting rooms ) che consentono di vedere un abito sovrapposto in 3D alla persona che si guarda davanti a uno specchio
  • Per ovviare al fatto che i camerini digitali costringono comunque a recarsi in negozio, sono i virtual fitting rooms che permettono di gestire la prova vestiti direttamente da casa

La crescita del digitale e i beni relazionali

  • Ogni anno aumentano in percentuale le ricerche pre acquisto e l’acquisto effettivo di prodotti ( e-commerce )
  • Durante il Black Friday del novembre 2022 si è verificato un fenomeno importante
  • (^) Infatti, in quei giorni, il 65% degli acquisti è stato effettuato online
  • È una percentuale mai ottenuta in precedenza
  • (^) La digitalizzazione forzata avvenuta durante il periodo della pandemia ha reso consueto l’accesso alla rete sia per i nativi digitali sia per gli ultra ottantenni
  • (^) Il concetto di trasformazione digitale è spesso confuso con il termine digitalizzazione
  • Quest’ultimo mette in secondo piano la dimensione economica, psicologica e quella sociale, che sono elementi rilevanti e sostanziali della trasformazione digitale
  • (^) La digitalizzazione è tradurre in linguaggio digitale determinati processi così da poterli gestire in maniera automatica
  • (^) La trasformazione digitale è invece un fenomeno sociale molto più complesso e dalle conseguenze ampie
  • (^) In inglese esiste la distinzione tra digitization e digitalization , che manca in italiano
  • (^) Digitization : si intende il semplice processo di conversione dei media analogici in media digitali (per esempio, scannerizzare un libro cartaceo per averne il pdf)
  • (^) Digitalization : si fa riferimento a una realtà più larga, ovvero in generale il passaggio di vari processi alle tecnologie digitali
  • (^) La digital transformation è infine il passaggio dell’intera società ai processi digitali
  • (^) Meta , Apple , Microsoft , Amazon e Alphabet (Google), in sigle nuove MAMAA o MAGMA, sarebbero le responsabili di questa piattaformizzazione della società
  • Anche se, in realtà, non sembrano poi così brillanti perché il mercato tecnologico ha raggiunto una sua maturità e in qualche modo si è assestato
  • Non si può però negare che la piattaformizzazione della società è avvenuta e, anzi, pare essere completata e ben assestata
  • I beni relazionali si distinguono in primari, secondari e terziari
  • (^) I beni relazionali primari si riferiscono alle relazioni faccia a faccia, come avviene in famiglia o tra amici, in palestra o nei luoghi di lavoro
  • (^) I beni relazionali secondari si riferiscono invece a quelle relazioni associative e a tutti quei luoghi come i club, i corsi di ballo, di nuoto, di alpinismo ecc., che fungono da mediatori
  • (^) I beni relazionali terziari sono quelli che pertengono alla relazionalità virtuale che si sviluppa in rete
  • In generale le categorie del bene relazionale sviluppa il capitale sociale
  • (^) È attraverso il capitale sociale che avvengono le relazioni di fiducia, di co-operazione e di reciprocità
  • Tutto ciò non pare essere avvenuto dopo la pandemia e nella situazione di transizione causata dalla guerra in Ucraina
  • (^) Occorre chiarire che le crisi e le periodizzazioni di solito fungono da generatori di un nuovo slancio e producono una mobilitazione collettiva che è poi il vero propulsore del cambiamento
  • Ma ciò non è accaduto
  • (^) Il collettivismo è mancato e di conseguenza è mancato lo sviluppo dei valori relazionali che lo alimentano
  • Così non si avanza, anzi, si regredisce in una situazione di incattivimento reciproco a cui si aggiunge la mancanza di una mutua comprensione
  • Un’Italia ancora più dura, metallica e arida di quanto non fosse in era pre pandemica

Felicità, reddito e il senso del presente

  • (^) Nel 1974 Richard Easterlin si pose la seguente questione: il reddito genera felicità?
  • L’aumento del reddito non è in grado, nel lungo periodo, di generare felicità
  • (^) Questo risultato va oggi sotto il nome di Paradosso di Easterlin o Paradosso della felicità
  • Tutto accade come se all’aumento del capitale economico corrispondesse una diminuzione del capitale sociale o perlomeno della qualità del capitale sociale e quindi di quelle risorse materiali e simboliche che ogni individuo è in grado di ottenere tramite la sua rete di relazioni sociali
  • (^) Alcuni studiosi sono in netto contrasto e affermano tutto il contrario, che i soldi fanno la felicità
  • (^) Altri rilevano invece che è più importante soffermarsi sul reddito relativo , secondo cui un aumento rapido o comunque continuato del reddito di un membro appartenente a un determinato gruppo è in grado di generare infelicità negli altri appartenenti al medesimo gruppo
  • (^) Il reddito relativo interessa in questa sede perché mette il focus sulla vicinanza , su quanto cioè cade sotto i nostri occhi e su ciò che possiamo in qualche modo sperimentare e verificare
  • (^) La convergenza di moda e media riesce allo scopo di rendere il presente sempre più onnipresente
  • Le ricerche di marketing in chiave predittiva testimoniano la necessità del settore di comprendere e anticipare le tendenze future che si accavallano furiosamente e sempre più rapidamente
  • L’esigenza di stare appresso a un ritmo della moda così serrato è validata dalle numerosissime ricerche commissionate con l’intento di comprendere che cosa accadrà nel settore domani e dopodomani e dopodomani ancora
  • (^) Sono i media a generare l’immaginario dei consumatori e sono sempre i media, o meglio la mediatizzazione della moda , a produrre derive e sovrapposizioni semantiche
  • (^) Scelta green è evidentemente più notiziabile di sostenibilità e i produttori a quello si adeguano sia produttivamente sia commercialmente
  • È preferito parlare più precisamente per i nuovi media di fatto sociale totale e digitale per spiegare la convergenza di moda e media
  • (^) Ora questo fenomeno viene ribattezzato semplicemente modamedia
  • L’elemento interessante e innovativo non è considerare come la moda comunica attraverso i media ma come la moda si fa attraverso i media
  • (^) Da semplici strumenti i media sono diventati autentici fabbricanti in grado di ridefinire e di negoziare la produzione, la distribuzione e il consumo dei prodotti della moda
  • (^) Il consumo segue a quel punto la produzione , che è ovviamente in linea con i suggerimenti comunicativi e avviene ormai in gran parte attraverso i click digitali
  • (^) Si parla di omnichannel e multichannel e la letteratura ha analizzato vari casi tra cui quello di numerose boutique e punti vendita che aprendo un sito online si sono presto visti aumentare gli ordini e il fatturato
  • Se si pone mente al fenomeno della disintermediazione non bisogna dimenticare neppure la proliferazione dei siti proprietari per le case di moda
  • (^) L’estrema frammentazione del web in cui ciascuno può essere un comunicatore di massa, quindi un blogger, un vlogger, un influencer, impedendo così ogni forma di monopolismo informativo e convocando al suo posto una pluralità di voci
  • Essa trova le sue ragioni più profonde nell’accettazione del ruolo di guida operato dai media e nella necessità di tuffarsi nei media per trovare visibilità interattiva e produttrice di engagement, ciò che permette forme mediali fabbricanti nuovi stili, nuove collezioni, nuove tendenze
  • (^) Infine, il brand accetta la trasformazione digitale ma non vuole affidarsi solo agli influencer, il brand cerca di diventare l’influencer di sé stesso

Effetti della moda medialità

  • Essa trova le sue ragioni più profonde nell’accettazione del ruolo di guida operato dai media e nella necessità di tuffarsi nei media per trovare visibilità interattiva e produttrice di engagement , ciò che permette forme mediali fabbricanti nuovi stili, nuove collezioni, nuove tendenze
  • (^) In ultima istanza il brand accetta la trasformazione digitale ma non vuole affidarsi solo agli influencer
  • (^) Il brand cerca di diventare l’ influencer di sé stesso
  • Al livello dei consumatori troviamo l’affermarsi di diverse conseguenze
  • (^) La memorizzazione , l’ accessibilità , l’ interazione , l’ engagement , l’ avvento dello storytelling
  • (^) La memorizzazione ci ricorda, grazie agli algoritmi, essenzialmente attraverso i tre processi permessi dalle piattaforme:
    • (^) Il primo è quello della personalizzazione
    • (^) Il secondo è quello dei trend e della loro reputazione
    • (^) Il terzo è quello della moderazione poiché le piattaforme comunque selezionano e moderano i contenuti che vengono condivisi
  • (^) Per quanto riguarda l’ accessibilità , essa permette di seguire marchi e griffe anche di lusso
  • Con l’accessibilità il consumatore può ricavare idee e ispirazione per nuove scelte di consumo, magari più adatte alle sue tasche
  • (^) L’ interazione non è soltanto rispondere e dialogare in tempo reale con la griffe o la casa di moda o l’influencer o il blogger, ma contribuire a co-progettare
  • (^) L’ engagement è infine collegato allo storytelling di cui la moda fa gran uso
  • (^) Lo storytelling è uno dei principali risultati della capacità umana di narrare
  • In che modo modamedia impatta sulle istituzioni e sui valori che esse incarnano?
  • La trasformazione dell’intero comparto moda a opera della modamedia non potrà effettuare quelle corrette e responsabili scelte industriali per evitare importanti conseguenze ecologiche
  • Sintomatico il caso del deserto di Atacama, tra Perù e Cile, che nel giro di pochi anni è diventato un’immensa discarica di indumenti invenduti o usati, scarti di stoffa, sfridi e altri prodotti rifiutati dal fashion system
  • (^) Mettendo la sostenibilità al centro delle imprese di moda ne guadagna la loro reputazione, oltreché il pianeta
  • Ma è necessario che tutta la filiera venga interessata e che cambino le modalità produttive così come quelle di smaltimento
  • (^) Devono cambiare modalità e controlli sugli approvvigionamenti e anche la coscienza dei consumatori
  • (^) Mettere in atto questi cambiamenti significa però saperli anche comunicare , nel senso che bisogna fornire al consumatore tutti gli elementi per valutare se il capo che egli acquista è davvero sostenibile oppure no

Dallo storytelling al brand entertainment

  • (^) Lo storytelling è una storia aziendale che racconta i prodotti o i servizi come altrettanti oggetti
  • (^) Di valore con cui congiungersi e a cui l’ eroe (il consumatore) potrà accedere grazie ad aiutanti (spesso la pubblicità stessa) e il cui mandante potrà essere di volta in volta:
    • (^) Il prestigio (se si acquista un’auto di lusso)
    • (^) La pulizia (per i prodotti della casa)
    • (^) La qualità della vita (per esempio acquistando mobili di design o l’ultimo modello di cucina o di smartphone)
  • (^) Raccontare grazie allo storytelling un’impresa, un servizio, una marca o un prodotto o anche le vicende di fondazione di un’azienda attraverso le peripezie e le vicissitudini del fondatore significa inserire tutto ciò nella trama e rendere tutti quanti protagonisti di una storia
  • Cosa ci attira in una narrazione?
  • (^) Le caratteristiche responsabili di coinvolgimento emotivo in una narrazione sono essenzialmente tre: la trama , il mostrare e l’ abbondanza di particolari
  • La seconda caratteristica delle storie e dello storytelling riguarda il fatto che si devono mostrare le vicende e non solamente narrare
  • (^) Mostrare significa dipingere con le parole un vero e proprio quadro narrativo in grado di far vedere agli occhi del lettore quanto sta accadendo, seguendo in questo modo la figura retorica della ipotiposi
  • La terza caratteristica è una diretta conseguenza della seconda e riguarda l’abbondanza di particolari e di elementi in grado di aumentare la verosimiglianza
  • Narrare storie rappresenta uno dei più efficaci strumenti nella cassetta degli attrezzi dell’umanità perché le narrazioni ci hanno permesso la coesione sociale e contribuiscono a costruire la nostra individualità
  • Lo storytelling è in grado di coinvolgere, deriva dalle storie e la sua più recente trasformazione nel fashion system è il brand entertainment
  • (^) Il brand enterteinment è il contenuto culturale e valoriale di un brand espresso tramite storytelling che si avvale di differenti espressioni transmediali e artistiche
  • Esso si sviluppa con lo scopo di promuovere, comunicare, commercializzare e produrre
  • I contenuti vengono diffusi tramite fashion film, cortometraggi, misiere audiovisive e installazioni artistiche
  • Essi entrano direttamente nelle logiche economiche
  • (^) Il brand entertainment serve a brandizzare i contenuti tramite una storia dove i prodotti sono presenti ma non è più su di essi che si svolge il focus principale
  • (^) I contenuti brandizzati nascono quindi per aumentare la partecipazione emotiva ed estetica dello spettatore/audience/consumatore
  • (^) Sono una porta spalancata verso nuove forme di esperienza visiva, emotiva, identitaria

Conclusioni provvisorie

  • (^) I significati che i media propongono sono diventati così invasivi da influire sui significanti

Le condizioni strategiche

  • (^) Oggi il consumatore multimediale è diventato sempre più difficile da raggiungere e da ingaggiare
  • (^) Secondo lo Young e Rubicam , per prima cosa occorre capire e avere un’esperienza il più possibile diretta con la situazione che si affronta e bisogna avere onestà, umiltà, dedizione, determinazione, energia
  • (^) Séguéla sostiene la tesi di un brief che reciti esclusivamente il claim finale lasciando al creativo l’area telling
  • (^) Una buona strategia deve essere semplice e compatta , al punto da poter essere raccontata al telefono o scritta su una scatola di fiammiferi
  • Breve ma capace di ispirare
  • (^) La creatività trascende la strategia : non deve cadere esattamente nei confini della strategia per produrre i suoi effetti
  • Basta scegliere l’idea che ci mette in ansia, che ci sorprende
  • Se un’idea è prevedibile e ripetitiva della strategia come se l’avessero scritta tecnici e manager, allora è da scartare
  • (^) La soluzione è nella marca o servizio , è il gioco di squadra dove i vari specialisti coinvolgono anima e corpo nel business del cliente, lasciando al creativo la possibilità di un guizzo finale
  • (^) L’unico coinvolgimento che dovrebbe avere il creativo è l’ esperienza diretta del prodotto e il dialogo con testimoni privilegiati
  • Nessuna ricerca può sostituire il colloquio con esperti del settore

Talento e idea

  • Non basta la disciplina, bisogna muovere il pubblico, ingaggiarlo in una relazione non occasionale
  • (^) Occorre aggiungere il talento creativo , l’ immaginazione e la capacità di vedere il familiare in modo diverso
  • (^) Marketing esperenziale : quando si dà al pubblico un’esperienza memorabile con associazioni sensoriali piacevoli che vanno in profondità e vengono assorbite per molto tempo
  • (^) Marketing virale : quando si impiega il virus del messaggio, contagiando un individuo che a sua volta contagerà il prossimo
  • (^) Marketing edg : quando la marca coinvolge il pubblico direttamente in innovazione e sviluppo dei suoi prodotti
  • Secondo il principio di Young e Rubicam, non esistono regole ma solo veri creativi
  • (^) La comunicazione persuasoria è legata a un valore : l’ interlocutore ha un valore originario , il creativo uno da trasmettere
  • Se creativamente si legano i due valori, si può sperare che nasca nell’interlocutore un valore d’acquisto

L’ambiente per generare

  • L’artista lavora da solo, il creativo però ha bisogno d’aiuto
  • Per aumentare l’efficacia del brainstorming, secondo Lombardi occorre:
    • Avere il giusto mix di persone
    • Utilizzare un facilitatore: un mediatore
    • Non giudicare mai
    • Cercare la quantità: invitare le persone a generare quante più idee possibili perché la quantità porta anche qualità
    • Chiarire il pensiero di tutti
    • Essere concisi
  • (^) Un esempio è Hanley Norins : era un direttore creativo nell’agenzia pubblicitaria Young e Rubicam
  • Quando aveva un problema prendeva un rotolo di carta e lo appendeva intorno alle pareti di una meeting room e scatenava il suo gruppo nel lanciare idee, buone, cattive, quelle che venivano in mente
  • (^) Sessione chiamata Brown Paper Bag , come la carta alle pareti
  • (^) Esempio: Eurotunnel , il canale sotto la manica promosso grazie all’idea della ragazza che portava il caffè
  • (^) William Gordon propose il sistema Synectics (che significa mettere insieme elementi diversi e apparentemente irrilevanti) nella sua ricerca che approfondiva i meccanismi creativi
  • L’idea chiave è quella di invitare nel gruppo persone senza alcuna conoscenza tecnica del problema in questione

La ricerca dell’idea

  • Il creativo cerca un’idea che traduca la promessa strategica in una comunicazione credibile, originale, di impatto
  • Per capire cosa non è una big idea va fatto un breve excursus da Carosello a Twitter
  • C’è una progressione rivoluzionaria tra i due mentre l’anomalia contro rivoluzionaria è nella televisione monopolista degli anni 80 in cui le pianificazioni sono one media
  • Solo con il nuovo millennio si torna a una vera cultura media: un sistema multimedia
  • (^) La comunicazione sta tornando al rigore creativo dell’idea
  • È una forte idea centrale a tenere insieme e armonizzare i punti di contatto e la marca si completa in una visione totale
  • (^) Prima di ogni esecuzione si costruisce una concept chart e quindi si crea una brand/copy idea precisa
  • (^) La copy idea prescinde da qualsiasi media (media neutral) dove la marca diviene, secondo Kapferer, un luogo fisico, un processo definito brandizzazione del brand
  • Spesso la comunicazione possiede un claim finale che ne riassume la missione coincidente con quella aziendale
  • Così è stato negli anni 60 e 70 e così deve essere oggi
  • Ecco perché parliamo di un ritorno al passato
  • Negli anni 80 la televisione sostituisce la granularità, si perde la sensibilità ai segmenti
  • L’idea passa in secondo piano rispetto all’esecuzione cinematografica
  • (^) La marca è solo prevalentemente soft : intorno al nocciolo duro del prodotto costruisce una polpa di emozioni, è la marca love story
  • (^) La copy idea è solo televisiva (es. Fellini alla regia di spot Barilla)
  • (^) In passato il modello era quello dell ’interruption and repeat
  • Ora la posizione centrale non è occupata dal prodotto ma dal consumatore-persona
  • (^) Il modello push diventa pull
  • È il nascere di una connessione emotiva tra marca e utente
  • Oggi il sistema è più complesso ed esigente se cerchiamo un’idea catalizzatrice
  • In questo percorso verrà data un’idea del flusso creativo tramite una delle campagne più importanti della comunicazione italiana: lo spot Barilla , con il suo claim “ Dove c’è Barilla c’è casa ”, ideato da Gavino Sanna
  • È nato nel 1985 ed è ancora oggi l’asse portante dell’equity di marca e in grado di adattarsi al nuovo modello multimedia dell’engagement
  • (^) Chimica di rapporto : l’atto creativo fa parte di un contesto, nasce da una relazione di un gruppo sociale, la chemistry
  • Senza una formula chimica non accade nulla
  • (^) Gli elementi più importanti che hanno determinato una chemistry positiva nel caso della Young e Rubicam sono virtù, errori e coraggio - (^) Le virtù dell’agenzia, il terreno di fiducia
  • Negli anni 80 l’agenzia aveva perso il budget della Barilla dopo più di dieci anni di buone campagne
  • Erano momenti delicati e di cambiamento sia per Barilla che per l’agenzia: un conflitto politico con un altro cliente, Buitoni , portò alla recessione del contratto ma non alla rottura del rapporto
  • Grazie al buon lavoro svolto in passato, l’agenzia ottenne con Barilla, nei primi anni 80, un grande successo: la gestione del brand Mulino Bianco
  • Alle virtù di un’agenzia corrisposero gli errori della concorrenza
  • (^) Un’altra agenzia, TBWA , che curava da due anni la Barilla ideò una campagna che funzionava in Europa ma non in Italia
  • (^) La sintesi “ Barilla vi fa sentire sempre al dente ” risultò fredda e stereotipata
  • (^) Il testimonial tennista che consuma la pasta dopo un infortunio fa pensare al problem/solution e il piacere alla base della pasta viene allontanato come se rappresentasse un disvalore