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Appunti - Appunti
Tipologia: Appunti
Caricato il 16/06/2016
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Le dinamiche che hanno influito nella modifica delle fisionomie delle istituzioni televisive sono di tipo culturali, economiche, sociali, politiche, tecnologiche e giuridiche. La storia della televisione si può dividere in tre età: della scarsità della disponibilità dell’abbondanza L’ETA’ DELLA SCARSITÀ L’età della scarsità comprende gli anni dell’introduzione della televisione negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale e soprattutto in quelli immediatamente successivi, fino alla fine degli anni ’70. La prima età della televisione affonda le radici nel recente passato della radio (anni ’20 e ’30), inizia con l’inaugurazione di trasmissioni regolari e con la diffusione popolare dei medium fra gli anni ’40 (USA) e metà dei ’50 (in Italia) e si conclude con un processo internazionale di trasformazione e di deregolamentazione fra gli anni ’70 e ’80. Questo periodo si può definire della scarsità perché: 2 0 2 3UNA TV CON OFFERTA LIMITATA (pochi canali, scarsità di banda, programmazione discreta) 2 0 2 3UNA TV REGOLAMENTATA (concessione licenze negli Stati Uniti, monopoli europei, servizio pubblico, il potere di influenzare/modernizzare società e cultura, nascita della società dei consumi) 2 0 2 3DUE GRANDI MODELLI (commerciale americano, servizio pubblico monopolistico con canone in Europa) L’età della scarsità corrisponde all’introduzione della televisione nei contesti domestici e al suo decollo come principale e più popolare mezzo di intrattenimento e informazione e il possesso di essa diventa un indicatore cruciale dello status e della classe; la televisione diventa uno strumento di modernizzazione delle società e delle culture. In questi anni, la televisione ha contribuito significativamente a trasformare le culture nazionali; basti pensare al processo di unificazione linguistica e culturale avvenuto in Italia. E’ la percezione della rilevanza di questo nuovo medium per la vita nazionale che contribuisce a definire i modelli istituzionali europei di servizio pubblico. Sia negli USA, sia in Europa, viene riconosciuta la necessità dell’intervento dello Stato nella regolamentazione del settore e nell’assegnazione delle frequenze, considerate bene pubblico, in quanto scarse ma rilevanti per la cittadinanza. La televisione nell’età della scarsità si modella secondo un duplice modello: quello commerciale e di mercato regolato negli USA e quello di servizio pubblico in Europa. Nel mercato commerciale la regolamentazione da parte dello stato si limita all’accesso e alla supervisione del mercato sulla base dei principi di pubblica utilità. interesse o necessità, col divieto di posizioni monopolistiche. Nel modello europeo di servizio pubblico lo Stato è molto più coinvolto come sua proprietà nazionalizzata., ne regola comunque il finanziamento. Ciò avviene in maniera indiretta, tramite un canone sul possesso degli apparecchi. Pressoché in tutta Europa il modello di servizio pubblico prevede la gestione in regime di monopolio per tutta la durata dell’età della scarsità.IL SERVIZIO PUBBLICO In Europa, una forma di controllo DIRETTO del sistema televisivo. Non è un concetto unitario, quanto piuttosto un’idea-guida. Il principio di esso di basa che i programmi
costituiscano un bene pubblico. Le funzioni attribuite in Europa ai servizi pubblici sono: SERVIZIO UNIVERSALE DISPONIBILE A TUTTI, SENZA DISCRIMINAZIONI: i programmi radiofonici e televisivi sono un “bene pubblico”, di importanza nazionale, di formazione dell’ identità nazionale
attraverso lo stesso cavo che rende possibile la comunicazione telefonica o internet) e la sinteticità rendono le informazioni digitali profondamente diverse rispetto a quelle tradizionali analogiche.
Il modello televisivo americano E’ il modello più sviluppato ma anche il principale esportatore di programmi e formar per gli altri paesi. Qui la televisione non è solo entertainment, ma anche business, e ciò comporta che i programmi da mandare in onda vengono scelti esclusivamente secondo l’andamento degli ascolti. Nel 1929 si dà il via libera alle stazioni televisive (stesse compagnie delle radio), e si parla allora di visual broadcast. Nel 1939 cominciano ufficialmente le trasmissioni televisive. La Federal Communications Commission (FCC), organo addetto all’assegnazione delle licenze e al controllo del settore, decide di incentivare la diffusione degli apparecchia migliorando la tecnologia. Al 1941 risalgono i primi spot e le tv commerciali a tempo pieno. Qui infatti si afferma un modello televisivo esclusivamente commerciale. Grazie alle innovazioni portate dagli esperimenti fatti in guerra, la televisione, dal 1945, ottiene un ruolo di primo piano nel panorama sociale. Successivamente, dal 1948 i network cominciano a trasferire ala tv il sistema di programmazione della radio. Intorno all’inizio degli anni ’60 il colore si diffonde in tutta America e nel 1956 troviamo il primo apparecchio della società Ampex, in grado di videoregistrare i programmi su supporto magnetico e non più su pellicola (creando così un magazzino di programmi). Da adesso si può percorre la storia della tv, conservata in un archivio. Nel 1962 il primo satellite fa nascere la mondovisione e dà l’avvio alla creazione del DBS (direct broadcast satellite).. Nello stesso periodo sta prendendo forma l’I-tv (la tv interattiva). Nel 1995 si apre la fase della convergenza, che permette di fornire più servizi tramite un solo supporto (il televisore) dotato di decoder. L’idea è quella di integrare internet e tv. Il panorama del sistema televisivo attuale consiste in cinque emittenti nazionali (60%) e numerosissime stazioni indipendenti e le reti via cavo(40%). Oltre il 60% delle famiglie si è abbonato a queste reti, che raccolgono molti canali. Alla pay tv via cavo si è aggiunta quella satellitare e in digitale (sistema pay per view). A controllare l’attività e a distribuire i fondi tra le diverse reti pubbliche è la CPB (Corporation fit Public Broadcasting), nata nel 1967 per volontà della FCC. Per quel che riguarda contenuti e l’organizzazione dei palinsesti, le reti generaliste hanno tutti palinsesti molto simili, con programmi dai 30 ai 60 minuti che inziano più o meno alla stessa ora. Al mattino va in onda l’informazione, al pomeriggio i talk show, game show e cartoni animati e fiction, il prime time è destinato ancora alla fiction. I film di solito sono nelle reti a pagamento. La seconda serata è destinata all’informazione, mentre la fascia late night (dalle 23 in poi) è dominata dai talk show.
Il modello televisivo britannico La BBC fu la prima rete televisiva a trasmettere in modo ufficiale e continuativo dal 1936.
La nascita della BBC venne preceduta, nel 1927, da un documento ufficiale, il Royal Charter, che prende in considerazione diritti e doveri, obiettivi e possibili fonti di sostentamento per questa nuova iniziativa, controllata da un consorzio di costruttori di apparecchi radiofonici, finanziata tramite un canone. I caratteri della tv britannica delle origini si riassumono nel nomiglignolo Auntie (zietta), che rimanda all’atteggiamento puritano tipico della sua programmazione (parate e eventi pubblici). Il primo direttore generale, John Reith, diede il nome a questo periodo: reithiano diventa così sinonimo di morale ristretta, ma anche di palinsesti ispirati per un certo illuminismo culturale da un lato e professionismo tecnico dall’altro. I fini che l’emittente televisivo si prefigge sono tre: educare, informare e divertire. Al momento attuale in UK ci sono sei canali, di cui quattro nazionali, e numerose tv via satellite. La BBC si divide in 1 e 2 nel 1964; si tratta di reti nazionali, che trasmettono brevi notiziari locali. Il secondo canale ha un’impronta marcatamente culturale. Le due reti garantiscono un servizio pubblico generalista che propone il punto di vista della classe medio alta britannica. L’unica forma di sostentamento è il canone, e anche per questo gli anni ’80 furono drammatici (a causa dei tagli delle spese), così la BBC fu costretta a vendere all’estero i propri prodotti. Nel 1997 la compagnia BBC venne tripartita 9n BBC Broadcast, BBC Production e BBC News. Oggi BBC 1 si conferma rete generalista, BBC 2 si dedica alla sperimentazione. La tv pubblica cerca di unire qualità e spettacolo, per esempio i video daries, video amatoriali di critica o denuncia: il pubblico è chiamato a dare il proprio contribuito, mentre la BBC fornisce l’assistenza tecnica o le rubriche scientifiche divulgative realizzate sul sesso. Nel 1955 nacque ITV (Independent TV), la prima tv commerciale europea. Questa tv, che prende il nome anche di Channel 3 è un network commerciale di quindici compagnie indipendenti, di cui ognuna copre una regione. Nel 1998 si è sdoppiata: ITV 2 si rivolge ad un pubblico giovane, offrendo dramas, commedie e film ed eventi; inoltre permette una certa interattività. Nel 1982 è arrivata Channel 4, che compete con BBC 2, e mostra vicende centrate sui temi attuali come la disoccupazione o la discriminazione sessuale. Dal 1997 esiste anche Channel 5, che è una rete commerciale con target popolare. Il palinsesto è rigido, costruito su strisce e appuntamenti fissi. A tutto ciò si è aggiunto la tv satellitare. Il gruppo BSkyB è nato nel 1990 con la fusione tra la Sky di Murdoch e la British Satellite Broadcasting. Le sue reti comprino tutti i generi: Sky One è come Fox negli USA generalista, poi le altre sono monotematiche, dedicate a sport, cinema, documentari e turismo, soap e informazioni. Dopo la recessione degli anni ’80 e ’90 prese vita anche la tv via cavo. Dal ’98 esiste anche il digitale terreste; il Regno Unito è stato il primo paese a lanciare servizi interattivi via set top box (decoder). I contenuti tipici della tv digitale interattiva sono lo sport, il video on demand e i giochi. La BCC allora rilancia offrendo nuovi canali e alcuni tematici sono anche a pagamento. Inoltre è entrata in joint venture con privati tramite sottoscrizioni e pubblicità, dando vita a canali digitali non vincolati alla missione di servizio pubblico. Ora, con la diffusione della banda larga, si punterà sul webcasting su Interneti (nvio di trasmissioni audio e video mediante tecnologie web). Una caratteristica del sistema televisivo inglese è il più forte controllo esercitato da organi parlamentari su canali pubblici, commerciali, via cavo e via satellitare. Ciò avviene dai white papers (proposta d’innovazione), che si traducono in broadcasting acts (gli atti legislativi del parlamento). I charter (documenti di fondazione delle reti, vengono rinnovati periodicamente. La Gran Bretagna è l’unica nazione che ha cercato di
stessa presenza si materializzano solo grazie alla televisione. La sintassi delle immagini Le immagini televisive sono moltissime, 25 al secondo (nel cinema 24) e ci sono regole anche per come mettere insieme le immagini fra di loto : la sintassi delle immagini. Le telecamere da studio sono montate su un pesante supporto (il piedistallo) dalla testa snodata che permette spostamenti (panoramiche) in orizzontale e in verticale. In orizzontale la camera può ruotare anche di 360 gradi (panoramiche orizzontale). La camera può compiere anche uno spostamento in verticale, fino a circa 60 gradi in alto o in basso (panoramica verticale). Sulla telecamera è montato poi uno speciale obiettivo, lo zoom, che permette di inquadrare una scena in campo lungo e zoomare restringendo rapidamente la visuale fino ad inquadrare solo un piccolo particolare., o viceversa rendere una scena molto più ampia. Tecnicamente lo zoom è un obiettivo la cui distanza focale può variare con continuità, mantenendo la messa a fuoco (è stato inventato nel 1948 ed è arrivato in tv negli anni ’70). Il carrello invece è una piattaforma mobile a ruote su cui è montata la camera. La carrellata è una ripresa della telecamera su un carrello, che descrive in forma compendierai l’ambiente nel quale avviene la ripresa. Il movimento può essere in linea retta o ad arco. Il dolly invece è un carrello con un braccio telescopico ce permette di sollevare il cameraman di oltre sei metri, di riprendere una scena dall’alto e soprattutto di effettuare riprese in elevazione che si allontanano o si avvicinano gradualmente (ripresa ascensore). Talvolta in studio può esserci anche una telecamera leggera a spalla, sostenuta da un operatore. Al contrario del passato, oggi esibire le telecamere è quasi un obbligo, come se la televisione dovesse testimoniare la sua ricerca della realtà. La steadycam si tratta di una telecamera posta su un braccio meccanico che letteralmente lega la telecamera al corpo dell’operatore.
Costruire le sequenze Un insieme di immagini dotate di senso compiuto si chiama sequenza. Il piano sequenza è composta da una solo inquadratura senza stacchi o cesure, e dà un particolare senso di immediatezza e di partecipazione allo spettatore. Se il gioco ha una macchina scena (la ruota della fortuna), è un personaggio anche lei e ha diritto ai suoi primissimi piani e ai dettagli.Comunque non si può reggere una sequenza da un unico punto di vista, perché è monotona; ma anche il passaggio da una telecamera all’altra deve essere curato con attenzione. Quando si rappresenta un’azione, generalmente il cambio di camera avviene durante l’azione. Il movimento accompagna il cambio di inquadratura. Anche la musica ha questa proprietà: il passaggio da un’inquadratura all’altra può avvenire seguendo il ritmo della colonna sonora. Nella trasmissione in diretta il lavoro del regista è molto impegnativo perché tutte queste scelte devono avvenire in tempo reale, davanti al mixer. Nella trasmissione registrata invece c’è il tempo dell’editing, in cui avviene il montaggio, la cucitura delle sequenze tra loro migliorando e affinando il lavoro fatto in regia, al mixer, durante le registrazioni. Il montaggio deriva dal cinema, ma è tecnicamente assai diverso. In televisione si tratta di più sequenze da punti di vista diversi, riprese contemporaneamente da una pluralità di mezzi tecnici; queste sequenze devono essere intarsiate l’una nell’altra. Il montaggio è una descrizione visiva di nessi casuali; è una fase molto creativa, ma anche piena di responsabilità, perché può contenere una forte
carica di manipolazione. Molto creativo è anche il ritmo del montaggio: la cadenza con cui si cambia inquadratura che ha un nesso con la rapidità degli zoom, delle carrellate, delle panoramiche. Un montaggio veloce appare al pubblico dettato da una sete di conoscenza, specie se è congiunto con movimenti di macchina altrettanto veloci. Unire le immagini tra loro Il ritmo è legato ai diversi modi di unire immagini fra loro. Due scene possono essere semplicemente giustapposte l’una all’altra, senza elementi intermedi o unite con particolari effetti. Oggi prevale il semplice stacco, e sono usati meno effetti come la dissolvenza, lo sfumo, la tendina, l’intarsio. La dissolvenza si ha con un progressivo aumentò d’intensità dell’immagine che subentra. Se contemporaneamente la precedente perde gradualmente d’intensità si ha la dissolvenza incrociata. Nello sfumo, l’immagine perde lentamente di intensità fino a diventare nera o di un altro colore: si usa in particolare come conclusione di una trasmissione. La tendina è un modo di passare da un’immagine all’altra comprendo progressivamente il quadro; se il processo si ferma a metà, il video è diviso tra due immagini (split screen). L’intarsio è l’inserimento nell’immagine di una scritta, di un effetto, di un’altra immagine: si costruisce così un’immagine composita, che prende alcuni elemento da una e altri dall’altra, scegliendo le informazioni sulla base di una determinata chiave. L’impiego principale dell’intarsio è pero quello che usa come criterio il colore (chroma key). Gli effetti del chioma sono particolarmente suggestivi quando si usa il limbo, un raccordo morbido e neutro tra pavimento e fondale: i personaggi in scena sono così immersi totalmente nell’immagine che ha sostituito il colore del fondale.
LINGUAGGI, GENERI E FORMATI Nel 1954 la televisione diventa disponibile potenzialmente per tutti, grazie a maturazione dinamiche di mercato e scelte politiche. La televisione funzionò anche come laboratorio espressivo e linguistico. Il palinsesto televisivo dalla seconda meta degli anni ’ presenta da un parte la ricerca della novità, dall’altra il bisogno di ancorarsi alle forme di genere più riconosciute e tradizionali della cultura italiana. Per esempio “Lascia o raddoppia” (regia di Romolo Siena e conduzione di Mike Bongiorno) si ispira a un quiz statunitense; ma esso conteneva delle invenzioni testuali che lo differenziavano non poco dal suo omologo statunitense: più spettacolarizzazione ed enfatizzazione di elementi paratestuali (valletta, ospiti) fino alla dilatazione temporale in chiave drammaturgia degli elementi di opzione dei concorrenti (scelta delle busta). Il quiz ebbe un grande successo (dal 1955) e le domande e le interazioni linguistiche di Mike entrano nell’immaginario collettivo nazionale. Il quiz diventerà presto una delle costanti del palinsesto della giovane televisione italiana, insieme ai programmi per bambini, presto arricchiti dall’innovativa presenza didattica degli animali in studio. Poi arriva L’amico degli animali, condotto da Angelo Lombardi e il grande successo è un telefilm americano: Rin Tin Tin, che coniuga la presenza pedagogica degli animali domestici con un impianto testuale chiaramente rivolto ai bambini, ma seguito anche da un pubblico adulto; sulla scia di Rin Tin Tin arriva nel 1958 Lessie. Il 1957 viene ricordato anche per due programmi che sono diventati un totem per la tv italiana: il Musichiere (condotta da Mario Riva) e Carosello, una striscia quotidiana in cui veniva raccontata la pubblicità. Il Musichiere si basava sulla canzone e il quiz. Carosello è la tipica invenzione di un paese che cerca di far convivere i suoi valori post- agricoli e i suoi valori tradizionali con la nuova propensione al consuono di massa
lentamente assume caratteristiche cinematografiche pur mantenendo una sua originalità televisiva. Per Magret, la produzione Rai ebbe il merito di ampliare le potenzialità narrative del personaggio, da un lato evitando la formula del telefilm e dall’altra superando l’ambientazione avvincente ma un po’ didascalica di alcune detective-stories realizzate nella forma di sceneggiato. Grande successo ebbero anche Il fantasma del Louvre e David Copperfield. La Rai bernabeiana, in sostanza, continuava ad essere attenta a tematiche d’impegno, non disdegnava la denuncia: la sua fiction è tutt’altro che omologata e, in qualche modo, fine conto dei fermenti di novità che stanno attraversando il Paese. La Rai di Bernabei ebbe due linee di tendenza: da una parte dava ampio spazio alla sperimentazione di linguaggi e stili nonché alla pluralità dei contenuti, dall’altra parte un rigido controllo politico sull’informazione e sulla moralità della programmazione. La sperimentazione dello sceneggiato raggiunse il suo picco nel 1966, con La coscienza di Zeno. Accanto alle innovazioni di linguaggio e di narrazione, vanno segnalate le innovazioni tecnologiche che contribuiscono allo sviluppo di uno specifico televisivo. Il carattere peculiare dello sceneggiato risiede nel superamento della pellicola per le scene in esterni a favore dell’Rvm. La telecamera, cioè, soppianta la pellicola cinematografica e permette, fra l’altro, l’accentuazione di una grammatica pienamente televisiva; nella Luisa Sanfelice (1966), inoltre, il sono è registrato in presa diretta anche per gli esterni, scelta questa che è stilistica e tecnica al tempo stesso e che, comunque, affranca anche simbolicamente la televisione dal cinema. Con Teatro Inchiesta, un po’ fiction e un po’ inchiesta giornalistica, si propone di rievocare fatti importanti con documenti filmati o spezzoni recitati. Inoltre la figura del conduttore assume una nuova centralità. Essa anticipa quella che sarà, l’anno successivo, la figura de conduttore del telegiornale, sempre meno speaker asettico e sempre più soggetto enunciante. Alla fine degli anni ’ c’è spazio per molte fiction in forma di sceneggiato (Sheridan, Odissea, ecc.) ma i tempi sembravano maturi per nuove forme di fiction: i telefilm. I ragazzi di padre Tobia (collocato nello spazio orario della tv dei ragazzi), per esempio, divenne un appuntamento importante per un’intera generazione, connotandosi come la punta più avanzata del progetto pedagogico bernabeiano. Accanto alla produzione interna di fiction, la Rai aveva inviato ad importare prodotti statunitensi ed europei, come i telefilm Disney. Il primo reality del reality Nel 1964 troviamo Specchio Segreto (di Nanni Loy): un programma dove una telecamera nascosta dietro un specchio riprende le gag involontarie che vedono protagonisti ignari passanti furbescamente provocati dai membri della troupe. A differenza di Candid Camera (di stampo comico), Specchio Segreto ha una tensione pedagogica, studia i fenomeni italici per comprenderli e rompe le cornici che separano la realtà dalla tv anticipando i reality tv degli anni ’90. Specchio Segreto si basa sulla spontaneità delle reazioni delle vittime, ma al tempo stesso, è molto più scritto di quanto appaia: la sceneggiatura invisibile è declinata a partire dall’accuratezza con cui lo scherzo è preparato, quasi a voler rendere prevedibili le reazioni spontanee. Con esso, la Rai inaugura una tv che non si limita più ad osservare la realtà, ma la piega a suo uso e consumo. Non c’è più la televisione che guarda la realtà, è la realtà che si adegua alla tv. Specchio Segreto fu sostanzialmente un’eccezione nella tv di quegli anni, in cui la comicità e l’intrattenimento erano ancora legati a schemi consolidati. Ci fu un altro
programmi di innovazione di genere e di linguaggio della tv pedagogica di Bernaberi: infatti, il 1962 è l’anno di Canzonissima, dove per la prima volta, la satira politica entra nell’intrattenimento leggero e una gara di canzoni poteva ibridarsi con l’impegno politico. L’informazione Alla sostanziale monolicità del Telegiornale, si affiancarono i primi news magazines informativi realizzati dalle redazioni giornalistiche Rai, per esempio Rt-Rotocalco Televisivo di Enzo Biagi, che è la prima rubrica d’informazione in senso moderno della tv italiana e soprattutto nel 1963 nacque Tv7, un vero news magazine con servizi giornalistici a mosaico. Con esso, l’informazione diventa narrazione di storie, una narrazione accurata, precisa, documentata. Nello stesso anno troviamo Processo alla Tappa, un programma di informazione sportiva di qualità investigativa, riflessiva, spesso ironica e graffiante. Fra il 1961 e il 1962 arriva in Rai l’Ampex, il videoregistratore professionale. L’arrivo dell’ampex alla Rai contribuì in maniera determinante i processi di velocizzazione dell’informazione; d’altra parte la videoregistrazione provocò anche una mutazione radicale del linguaggio dell’informazione televisiva. Un programma che beneficiò dell’esistenza dell’ampex e segnò un passaggio importante nella maturazione delle grammatiche visuali fu Cronache Italiane (19659). Esso aveva quattro caratteristiche peculiari: usava molte immagini e un lignaggio secco e semplice tematizzava su contenuti che non passavano al Telegiornale Si connotava come striscia quotidiana autonoma ma al tempo stesso come supplemento del TG Usava solo giornalisti della redazione del TG e non speaker. Cronache Italiane, può, a buon diritto, essere considerato uno dei primi formar italiani di informazione. La leadership di Bernaberi in Rai aveva subito, tuttavia, attacchi e contrasti (come a Canzonissima), ed era stato accusato di fare una televisione di Sinistra. Bernabei passò indenne la crisi politica grazie ai successi economici della Rai e a quelli provenienti dalla legittimazione popolare al ruolo sociale della tv. Alla fine del decennio i successi di pubblico di TV7 e dello stesso TG porteranno a un maggiore impegno della Rai nel settore informativo. Nel 1968, c’è una nuova edizione del TG (quelle delle 13.30) che ottone immediatamente un ottimo riscontro di pubblico. Educare divertendo, divertire educando: fra telequiz e varietà Uno dei generi di maggior successo della paleotelevisione è il telequiz. Lascia e raddoppia fu visto come un verro strumento di acculturazione di massa capace anche di far divertire. Uno dei primi successi per ragazzi della tv bernabeiana è “Chissà chi lo sa”. Dal 1962 ci sono nuovi tipi di telequiz, come per esempio Caccia al numero, che era una sorta di grande rebus che i concorrenti dovevano cercare di risolvere. Sull’altro versante si situano i programmi più propriamente culturali, come la Vita di Michelangelo, Libri per tutti, Orizzonti della scienza e della tecnica e L’approdo, formato da personalità illustri e affiancato dal 1967 da Tuttolibri. La tv dei ragazzi aveva anch’essa dei programmi culturali: Giramondo. La televisione svolgeva quindi un ruolo importante di acculturazione. Il quiz e i programmi culturali rappresentavano le due facce dello stesso progetto culturale di tipo pedagogico-educativo: il primo relativo al soddisfacimento dei bisogni di intrattenimento, il secondo strettamente connesso alla cornice in cui si collocavano i contenuti del varietà. Grandi successo in Rai fu Senzarete (8 anni di longevità), dal 1968. La centralità del palinsesto.
Nel 1978 Telemilano manda in onda Superclassifica Show, che presenta i dischi più venduti secondo la rivista “Sorrisi e Canzoni” e vede la partecipazione di cantanti e belle ragazze, e mostra le potenzialità delle neonate tv commerciali. La nascita di Rai 3 segna un nuovo modo di fare informazione televisiva (1979). All’inzio, TG3, ha un’impostazione molto tradizionale, ma la sua nascita permetterà sia lo sviluppo dell’informazione locale sia l’esplorazione di nuovi linguaggi. In questi anni, l’informazione non si limita solo ai tg, ma mostra segnali importanti di rinnovamento. La nuova rubrica culturale del Tg 2, Gulliver, fa un’informazione di qualità in maniera leggera e inusuale. Processo per stupro segnò l’inizio del genere dei processi in tv e anche un modo nuovo di rendere gli effetti dir realtà. CI fu anche un esperimento dei programmi d’accesso (Spazio Aperto), dove i cittadini potevano proporre dei programmi autogestiti, ma non riuscirono mai a svolgere una funzione all’interno dei palinsesti Rai. Portobello Il 27 maggio 1977, alle 20.30, su Rete Due, andò in onda per la prima volta “il mercati del Venerdì), condotto e ideato da Enzo Tortora. La ricchezza semantica e le situazioni di Portobello sono alcuni dei tratti più originali e innovati dello show: generi diversi e registri espressivi difformi convivono dentro la stessa cornice testuale e, la presenza del pubblico era sempre più concreta. Esso ebbe un grandissimo successo, pur essendo considerato all’invio semplicistico e piene di buoni sentimenti. Questo programma riusciva a tenere un ritmo serrato ma mai frenetico e il conduttore si poneva esplicitamente come elemento unificante di fronte al pubblico a casa. Portobello è stato a più riprese definito format dei format. Esso conteneva almeno cinque tracce discorsive: la ricerca delle persone scomparse —- Chi l’ha visto? la presentazioni di invenzio —- I cervelloni il segmento degli annunci matrimoniali —- Agenzia matrimoniale la pubblicizazione del privato —- da Stranamore ad Harem la presenza di interventi in diretta dei politici Grazie a Portobello, si passa dal rapporto verticistico e paternalistico istituito dalla paleotelevisione con suo pubblico ad un rapporto più mediato. Il talk show Il talk show è uno dei due tipi puri di trasmissione neotelevisiva. Il genera nasce nel 1976 con Bontà loro di Costanzo; esso riprendeva il modello americano dei talk show con alcune fondamentali variabili strutturali e stilistiche e punta alle confessioni di casi da parte di pedone qualunque e la pubblicizzazione del privato di ospiti famosi. Un forma di talk show lo si è avuto comunque un anno prima con L’ospite delle due con Luciano Rispoli. Di Costanzo ricordiamo successivamente Acquario (format che presenta diverse trovate spettacolari di valore simbolico) e soprattutto il Maurizio Costanzo Show, che dal 1982 è stato parte consistente del palinsesto mediaset. Anche Aboccaperta di Funari, su Telemontecarlo può essere considerato un talk, ed era basato sul conflitto di posizioni e idee. La caratteristica peculiare del talk show, ad ogni modo, rimane il suo carattere ibrido; infatti, sotto l’ombrello definitori di talk show, vanno a ricadere molti testi televisivi, in bilico fra tale genere e l’infotainment, fra le tv verità e la tv di servizio. Con Portobello e Bonta loro, si può iniziare a parlare di neotelevisione. I pubblici della Rai e delle altre. Il vero protagonista del momento è il pubblico. All’appuntamento fisso del palinsesto rigido, subentra una domanda fondata sull’uso del telecomando e anche l’offerta si
riarticola sulle esigenza di questo nuovo pubblico. E’ significativo, a tale proposito, studiare le linee di tendenza degli ascolti per fasce orarie. La tv italiana si avvia ad abbandonare così, il ruolo pedagogico che aveva retto per oltre un ventennio. La pubblicità che entrava quasi di soppiatto (Carosello) nel palinsesto e per di più sempre scimmiottando l’intrattenimento, viene cancellata a favore della pubblicità che si autopresenta come tale, diventando una sorta di para-genere. In questa trasformazione si nota la fine della tv pedagogica in favore di una mercantilizzazione dell’esperienza televisiva. Gli anni ’80 costituiscono uno dei periodi di più intenso rinnovamento dei linguaggi della tv.
I motivi sono molteplici: giungono a maturazione forme televisive che negli anni ’70 aveva contraddistinto l’esperienza tv le nuove tecnologie consentono soluzioni più articolate si sviluppa la concorrenza si realizzano palinsesti sempre più mirati ai gusti del pubblico e sempre meno pedagogici le nuove competenze testuali del pubblico determinano una domanda più diversificata e originale l’irruzione della pubblicità definisce un nuovo modello organizzativo del sistema e rende disponibile maggiore quantità di denaro i generi tendono a ibridarsi e sovrapporsi, come accade anche in altre forme della produzione culturale Tutto ciò corrisponde alla base della neotelevisione. I grandi cambiamenti però sono evidenti solo con l’avvento della tv commerciale.