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Una lezione sulla linguistica e il linguaggio umano. Si analizzano i vari livelli di analisi del linguaggio, la definizione di linguistica, la struttura delle lingue, il rapporto tra linguaggio, pensiero e realtà esterna. Si approfondisce la differenza tra linguaggio e lingua, si studiano i tipi di linguaggio e le sue caratteristiche, si analizza il concetto di errore linguistico e si presentano i concetti di langue e parole. utile per gli studenti di linguistica e scienze umane.
Tipologia: Dispense
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Lezione del 21/09/ Il linguaggio è un sistema che si compone di vari livelli di analisi La linguistica viene definita come lo studio scientifico del linguaggio umano e delle lingue naturali. La linguistica studia la struttura delle lingue, come sono fatte, il loro funzionamento, il rapporto tra il linguaggio, il pensiero e la realtà esterna. La linguistica si colloca a metà strada tra le scienze umane e le scienze dure. (la linguistica infatti nel corso del tempo si è ispirata alle scienze dure come chimica, botanica ecc). È una disciplina empirica e descrittiva: cioè si basa sull’osservazione di fatti e di dati, non è una disciplina normativa. Studia la lingua per quello che è, così come viene espressa dai parlanti. Il linguista non si occupa di correggere l’errore ma di descrivere e comprendere i fatti della lingua, i meccanismi che servono per parlare, compresi gli errori. Si chiede perché l’errore si verifica. Grammatica: normativa (da un insieme di norme e regole, vede l’errore). Hai visto il ragazzo che gli ho prestato la moto? Metalinguaggio: la lingua che serve per descrivere un oggetto di studio, ogni disciplina ha un suo metalinguaggio.
Linguaggio: tutti sappiamo di possedere un linguaggio che ci permette di comunicare. È la capacità degli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione con determinate caratteristiche trasmesso per via ereditaria. Lingua: tutti gli esseri umani sono accomunati dal linguaggio, ma divisi dalle lingue. Le lingue sono una concretizzazione del linguaggio. La lingua è la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità: lingua italiana, lingua inglese, ecc. trasmessa per via culturale e
non ereditata biologicamente. La lingua viene prima delle regole grammaticali, in quanto frutto dei pensieri dei parlanti. Le persone fanno la lingua, non la grammatica. La grammatica descrive le regole di quella lingua che quei parlanti utilizzano. Il linguista non studia il linguaggio, studia il prodotto del linguaggio, cioè la lingua. I dati del linguista non sono le lingue, perchè le lingue non sono osservabili direttamente ma sono i prodotti di esse: testi orali o scritti (Nella linguistica il “testo” è qualsiasi forma di produzione linguistica, qualsiasi produzione di una lingua) e i giudizi dei parlanti (ogni parlante nativo è in grado di giudicare se un testo è accettabile o non accettabile, un testo non accettabile viene indicato con il segno * = inaccettabile per un parlante nativo).
Appendix Probi: un codice conservato nella Biblioteca Naz. di Napoli, è una lista di 227 parole latine Tra il 3°e il 5° sec. D.C. Nella lista sono indicate parole indicate come sbagliate e accompagnate dalla forma corretta. Molte parole indicate nella lista sono identiche o simili a parole che noi usiamo oggi. Gli errori indicano come la lingua si evolverà nel futuro. Cardona afferma che: “il concetto di errore presuppone un parlante che parli una lingua non sua: nella propria lingua il parlante non può, per definizione, fare errori”. Questo significa che da un punto di vista linguistico, non grammaticale, l’errore non esiste nel parlante nativo. L’errore linguistico può fungere da sintomo di un cambiamento in atto, da spia di un percorso evolutivo che potrà arrivare a rovesciare il rapporto tra regola ed errore, trasformando in norma la devianza.
Attraverso il linguaggio diamo un ordine, un senso al mondo che ci circonda, ci consente di farci domande sul mondo, sul suo funzionamento. Siamo circondati dal linguaggio. Esistono diversi tipi di linguaggio: il linguaggio del corpo, il linguaggio della musica, il linguaggio degli animali, il linguaggio dei fiori. Sono equivalenti nella funzione ma non nella struttura. Sono tutti sistemi di comunicazione. Comunicare significa trasmettere un informazione da un emittente ad un destinatario. Caratteristiche: Il linguaggio si trasmette in maniera ereditaria, da genitore a figlio, è congenito. La lingua si trasmette culturalmente, la impariamo da chi ci sta accanto. Il linguaggio è inapprendibile, la lingua si può apprendere. Il linguaggio è immutabile, la lingua invece muta nel tempo, quindi verticalmente, e nello spazio, quindi orizzontalmente. Il linguaggio è universale, la lingua cambia da paese a paese. Ci sono circa 7 mila lingue parlate nel mondo. Il linguaggio è incancellabile, una lingua invece si può dimenticare con il tempo se non viene utilizzata. Saussurre, il fondatore della linguistica moderna, parlava di una facoltà di linguaggio posseduta da ogni essere umano fin dalla nascita che gli consente di acquisire in maniera naturale la lingua materna. Le lingue si possono classificare per la loro stuttura: lingue che flettono come l’italiano, lingue isolanti, non flessive come il cinese.
scomposte, i fonemi-- > G-a-t-t-o. Non hanno un significato ma hanno valore distintivo, cioè distinguono un suono dall’altro.
È la possibilità di riapplicare uno stesso procedimento al risultato di una sua precedente applicazione, la possibilità di integrare all’infinito una struttura attraverso: l’aggiunta di un suffisso: operare- operazione- operazionale ecc Nome+aggettivo: un bambino simpatico- un bambino simpatico e bravo- un bambino simpatico e bravo e intelligente ecc. Creare nuove frasi: inserire, in una frase, un’altra frase, e in questa un’altra frase ancora ecc. Ho fame- sto dicendo che ho fame- sai che sto dicendo che ho fame ecc Certo questo processo non è infinito perché intervengono i limiti fisici di memoria.
Permette di creare un numero illimitato di messaggi, compresi quelli che non abbiamo mai udito o prodotto prima.
La possibilità di formulare messaggi relativi a cose/situazioni distanti nel tempo e/o nello spazio dal momento e dal luogo della formulazione del messaggio stesso. Il linguaggio verbale umano inoltre è libero da stimoli: con esso si può parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza.
Il nostro linguaggio è fatto di elementi che seguono l’uno all’altro. I segni linguistici vengono realizzati in successione nel tempo (lingua parlata) e nello spazio (lingua scritta). L’ordine di successione degli elementi che compongono il messaggio può cambiarne il significato. Il leone ha ucciso il cacciatore- il cacciatore ha ucciso il leone.
Gli elementi del linguaggio hanno dei rapporti che però non dipendono dall’ordine lineare ma sono legati alla struttura della frase. Cioè che non è rilevante l’ordine, ma le relazioni strutturali. Il bambino che i ragazzi dicono che mi hanno colpito è Gianni= è sbagliata perché il “che” non si lega a “ragazzi” ma a “bambino”. Visto che esiste la dipendenza dalla struttura il che si lega a bambino e il verbo andrà al singolare.
medico.
Due approcci per lo studio della lingua: Diacronico: “attraverso il tempo”, un fenomeno può essere indagato nella sua evoluzione storica. Es dal latino all’italiano.
Sincronico: “insieme nel tempo”, un fenomeno può essere indagato in un preciso momento storico. Es. Analizzare una lingua in un certo momento. La lingua non è nè diacronica nè sincronica, la lingua cambia continuamente; è il modo di analizzarla che può avere queste due prospettive.
Saussure contrappone: Langue: sistema attratto, insieme di forme ed espressioni che costituiscono il linguaggio che tutta una comunità parla. Parole: realizzazione concreta, le produzioni individuali che i singoli parlanti realizzano. Chomsky usa due concetti che in parte si sovrappongono e in parte si distinguono da quelli di Saussure: Competenza: le regole della lingua, la conoscenza che ogni parlante ha acquisito della propria lingua madre. È individuale e si distingue dalla lague di Saussure che era invece la somma della lingua che tutti parlavano, era una cosa sociale, posseduta da tutta la comunità. Esecuzione: riprende la parole di Saussure, sono l’atto linguistico individuale, gli usi individuali e concreti che i singoli parlanti fanno della lingua.
L’asse paradigmatico riguarda la langue, il livello astratto. Le parole che effettivamente scelgo di dire costituiscono l’asse sintagmatico. L’asse sintagmatico riguarda la parole, la realizzazione concreta. Tutte le possibili parole disponibili sono l’asse paradigmatico. Scelgo dall’asse paradigmatico e metto gli elementi sull’asse sintagmatico. Gli elementi della lingua possono dunque essere raggruppati sulla base di due tipi di rapporti: I rapporti sintagmatici che collegano gli elementi compresenti sulla linea dell’enunciato. I rapporti paradigmatici, cioè gli elementi che non sono compresenti nel testo ma che fanno parte della competenza linguistica del parlante.
Usiamo ‘comunicare’ con diversi significati: C’è una comunicazione diretta fra Firenze e Roma.
Canale o contatto: tra mittente e destinatario. Contesto: ciò a cui il messaggio si riferisce, l’argomento della comunicazione. Codice: insieme di segni e regole condivisi tra mittente e destinatario che rende possibile la codifica e la decodifica del messaggio. Possibile problema: mittente e destinatario non condividono lo stesso codice. Ad ogni elemento della comunicazione è associata una determinata funzione linguistica. Quando viene prodotto un atto comunicativo sono presenti tutti e sei gli elementi ma non per forza tutte le funzioni sono presenti e comunque c’è sempre una funzione prevalente.
La comunicazione è basata sul mittente, lo notiamo dai pronomi personali, pronomi possessivi, dalla prima persona del verbo. Esprime le emozioni, sentimenti, stati d’animo del mittente. Es. Diari, testi autobiografici, messaggi. Nella pubblicità si enfatizzano molto le emozioni del soggetto per stimolare il desiderio di acquistare quel prodotto.
La comunicazione è basata sul destinatario e sugli effetti che mira a suscitare. Il mittente si rivolge esplicitamente al destinatario, sono tutte le forme di ordine, invito, persuasione: Alzati! Vattene! Chiudi la finestra ecc. Es. Discorsi politici, testi argomentativi, anche nella pubblicità anche se spesso mascherata dalla funzione poetica o emotiva perché altrimenti la pubblicità diventerebbe troppo aggressiva.
La funzione referenziale è basata sul contesto (referente), ovvero sull’oggetto della comunicazione, lo scopo è informare. Si utilizza per parlare del mondo esterno, per dare delle informazioni. Es. Telegiornali, testi scientifici, comunicati stampa. la borsa che hai comprato è bellissima stasera ceniamo al ristorante di pesce il treno per Milano parte alle 2
Jakobson introduce due nuovi elementi: contesto e codice.
La funzione fàtica è basata sul canale, controlla che la comunicazione funzioni. Questa funzione emerge quando c’è un disturbo della comunicazione. Utilizzata anche per richiamare l’attenzione dell’ascoltatore come per esempio vetrine, insegne, copertine di riviste. Pronto, mi senti? Aspetta mi sposto perché in questo punto non c’è campo Stammi a sen3re! Allora, mi ascolti? ecc
La funzione metalinguistica è basata sul codice comune a mittente e destinatario consiste nel parlare del codice, riflette sulla lingua. Quando si chiedono spiegazioni. gatto è un sostantivo. cosa intendi per piove? la parola cittadino ha nove lettere
La funzione poetica riguarda la forma del messaggio, come si dice qualcosa. Tipica della poesia, le figure retoriche, testi pubblicitari, politici, slogan ecc. Nel mezzo del cammin di nostra vita (Dante). “I like Ike” slogan elettorale (IKE era il nomignolo di Eisenhower).
Il modello di Shannon e Weaver (ma anche Jakobson) - offre la possibilità di analizzare la gran parte delle comunicazioni in modo semplice grazie a uno schema generale, estensibile a ogni atto comunicativo, ma considera la comunicazione come un processo lineare: una trasmissione diretta di dati da un mittente a un destinatario. La comunicazione è a una via: il messaggio va da un mittente verso un ricevente senza possibilità di ritorno > non vi è attenzione al feedback.
Il significato e il contenuto hanno un rapporto con il referente, tutti sanno cos’è un cane ma ognuno associa un’immagine mentale diversa a questa idea, ognuno immagina un referente diverso. Il concetto rimanda ad un referente. Il segno sulla neve è un segno linguistico che non lo è di per sè ma lo diventa se c’è qualcuno che lo guarda. Rapporto di causa-effetto di segni naturali: guardo il segno sulla neve, cioè l’effetto, e mi ricollego alla causa. Il segno dell’ok è un segno culturale, l’interpretazione del segno è più facile e immediata. I segni non sono tutti uguali si distinguono almeno in tre tipi: indici, icone e simboli.
Non (necessariamente) intenzionali. Espressione e contenuto sono legati da un rapporto naturale e di tipo causa-effetto. L’espressione è il fumo che noi vediamo, il contenuto è l’incendio che non vediamo ma che supponiamo esserci.
Rinviano a un oggetto o a un evento per analogia, per una somiglianza. Sono segni intenzionali, prodotti volontariamente Tra espressione e contenuto c’è un rapporto di motivatezza naturale o logica, cioè questi segni sono motivati da un richiamo tra espressione e contenuto. Es. l’omino che scappa indica l’uscita di emergenza, per analogia.
Non ha nessuna motivazione di tipo naturale o di causa-effetto. Non ha nessuna somiglianza con il referente. Sono segni intenzionali. Il rapporto tra espressione e contenuto è arbitrario (= regolato da una convenzione) e culturalmente determinato. Il simbolo ha bisogno della conoscenza di una certa cultura per poter essere interpretato da qualcuno. A differenza delle icone che sono comprensibili anche a persone che non le hanno mai viste prima.
Segni che contengono diverse tipologie di segni.
Gli elementi in un processo di significazione sono il significante e il significato coinvolti direttamente, e poi il significato rimanda alla realtà esterna e niente collega la realtà esterna con il significante.
Altra caratteristica del segno linguistico: arbitrarietà Non c’è nessun legame di natura tra la parola libro e l’oggetto nella realtà, è frutto di una convenzione. Non esiste nessuna legge di natura per cui una parola si debba chiamare libro: infatti viene chiamato libro in italiano, book in inglese ecc. È un accordo tra i membri di una comunità, è difficilmente modificabile ma è modificabile nel tempo. Una volta che una convenzione vige in una comunità, i parlanti devono attenersi a quella altrimenti non c’è possibilità di comunicazione. Un altro aspetto fondamentale dell’arbitrarietà sta nel suo carattere simbolico: le parole si riferiscono non a singoli oggetti della realtà, ma a classi, sono quindi applicabili a tante classi. Per es. La parola cane astrae dai singoli cani e si può riferire a tutti i cani esistenti. Arbitrarietà si divide in: Arbitrarietà verticale: non esiste un legame naturale tra un oggetto del mondo e il segno che lo designa. Es. non esiste un legame naturale tra il cavallo (l’animale) e il segno cavallo.
Arbitrarietà orizzontale: il rapporto tra significanti e significati in una lingua e in un’altra, non può essere trasferito automaticamente da una lingua a un’altra lingua. Ogni sistema linguistico possiede un proprio modo di classificare l’esperienza. Non si può tradurre automaticamente da una lingua a un’altra perché non c’è una vera e propria corrispondenza. Es. Wood in inglese vuol dire sia legno che bosco mentre in italiano si usano due parole diverse.
assomiglia al significante. Ma non sono del tutto iconici perché per esempio alcuni versi, rumori sono rappresentati in modo diverso nelle diverse lingue, dunque non è un’imitazione solo naturalistica ma c’è anche una parte di arbitrarietà.
Segni totalmente arbitrari > totalmente immotivati nel legame tra espressione e contenuto: benzina, lingua, giornale Segni parzialmente motivati: benzinaio (colui che si occupa di benzina), linguista (colui che si occupa della lingua), giornalaio (colui che si occupa del giornale). Le lingue per cercare di far memorizzare più parole formano parole derivate, composte ecc per limitare l’arbitrarietà. Lezione del 05/10/
Il grado di sollevamento della lingua verso il palato > innalzamento o abbassamento della lingua.
Laura è la collega che Paola ospita [‘ l aura ɛ la ‘kol : ɛga ke ‘paola ‘ɔspita] Differenze:
Non ci sono maiuscole Non ci sono doppie, sono sostituite dai due punti L’accento si trova all’inizio della sillaba accentata Sui monosillabi l’accento può non essere segnato.
Modo di articolazione Luogo di articolazione Sonorità
occlusive, fricativeve, affricate, nasali, laterali, vibranti, approssimanti. Occlusive, fricative, affricate possono essere sia sorde che sonore Nasali, laterali, vibranti sono solo sonore.
Il punto in cui si crea l’ostacolo. Le consonanti articolate con le labbra sono dette labiali e si dividono in: