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Linguistica generale ..........................................................................................
Tipologia: Appunti
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La linguistica è la scienza del linguaggio (ramo delle scienze umane che studia la lingua) e collega i dati linguistici alle teorie e ipotesi sulla natura del linguaggio. Si può dividere in due sottocampi principali: Linguistica generale si occupa di come sono fatte e come funzionano le lingue [sinonimi: linguistica teorica (spiega perché le lingue sono fatte così), descrittiva (descrive le lingue) e sincronica (com’è la lingua in questo momento)] Linguistica storica si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti tra le lingue e tra lingua e cultura I linguisti analizzano le lingue in maniera scientifica. Linguistica popolare si esprimono tante opinioni personali e soggettive (es. l’italiano è bello). Se io dico ad esempio “il russo è difficile” ciò si avvicina di più all’approccio scientifico (anche se è soggettivo anche in base alla tua lingua madre ci avviciniamo alla ricerca scientifica per capire se il russo è più difficile per i parlanti italiani o serbi (per esempio) possiamo trasformare i giudizi personali in giudizi scientifici, ma bisogna cambiare prospettiva). L’oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora o nel passato. Tutte queste lingue sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano che è una facoltà innata dell’ homo sapiens che rende possibile la comunicazione tra gli esseri umani. La distinzione tra lingua e dialetti è basata solo su considerazioni sociali e storico-culturali sociolinguistica (studia l’interazione tra lingue e società). La linguistica può essere sia una scienza umanistica che una scienza sociale o anche tecnica (dipende dalle diverse prospettive): Il linguaggio e il pensiero Ogni lingua descrive il mondo in modo diverso la lingua che parliamo influisce sul nostro modo di pensare (es. in eschimese ci sono tanti modi per dire neve e la scelta dipende dal diverso “tipo” di neve (che sta a terra, che cade ecc.)) SCIENZE SOCIALI La lingua e i computer Trattamento automatico della lingua (controllo ortografico, traduzione automatica ecc.) SCIENZE TECNICHE 1916 – nasce la linguistica generale Cours de linguistique generale di Ferdinand de Saussure i quali alunni pubblicarono gli appunti della sua lezione si stabilisce lo strutturalismo Prima del 1916: Filosofia Psicologia
Glottologia e filologia
La comunicazione è una trasmissione intenzionale di informazione + non è solamente linguistica, ma anche di diversi tipi. La comunicazione linguistica è caratterizzata dall’uso di segni linguistici e si tratta di un processo intenzionale (vogliamo comunicare qualcosa quella non intenzionale è quella del linguaggio del corpo). Vi è un passaggio di informazione intenzionale tra emittente (chi emette il messaggio) e ricevente (chi riceve il messaggio): Emittente per mandare il messaggio lo deve codificare in un codice (la lingua) Ricevente per capire il messaggio lo deve decodificare Devono usare lo stesso codice (è un sistema complesso) La comunicazione è composta da tanti segni linguistici e ha 2 aspetti: Concetto la parola “cane” contiene il concetto di un animale con le sue caratteristiche Immagine acustica al concetto si aggiunge il nome (immagine acustica) (es. cane [kane]pronuncia della parola)
Umana mimica, gesti, posizione del corpo Animale Studi del comportamento naturale (nel loro ambiente naturale es. api hanno sistemi di comunicazioni basate sui diversi movimenti che compiono volando per comunicare l’aver trovato del miele (tipo danze)) Esperimenti con lingue umane capire se gli animali possono imparare le lingue umane (grandi scimmie lingua dei segni e lessigrammi (simboli colorati astratti che rappresentano diverse parole), pappagalli lingua parlata). Risultati scarsi il loro comportamento è privo di intenzionalità comunicativa (imitano) e la loro attività è giustificata per ottenere una ricompensa. Gli animali non riescono ad imparare la sintassi umana. L’uomo è l’unica specie che nel corso dell’evoluzione ha assunto le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale: Adeguato volume del cervello, capacità celebrali ecc. memorizzazione Conformazione del canale fonatorio “a due canne” produzione fonica (suoni)
Il codice è l’insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione fra l’insieme manifestante e l’insieme manifestato, che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici.
Biplanarità il fatto che il segno possa contenere il significato ed il significante (dalla biplanarità del segno deriva anche quella della lingua) Arbitrarietà Convenzionalità delle lingue, mancanza di legami “naturali” nel codice linguistico (molti aspetti nella lingua sono convenzioni ): Rapporto tra segno e referente non c’è alcun legame naturale fra un elemento della realtà esterna e il segno a cui questo è associato Rapporto tra significato e significante il fatto che chiamiamo una cosa come tale non c’entra niente con la natura della cosa stessa (il nome che viene dato a una cosa solitamente è una convenzione e non c’entra con la sua natura Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili es. cane il significato non varia in base alle lingue, mentre il significante sì (es. cane, dog), se due lingue hanno delle parole uguali ciò dipende dalla parentela genealogica fra le due lingue) Se i segni linguistici non fossero arbitrari parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili (es. bello in italiano significa bello, ma bell in inglese significa campana) ECCEZIONI ci sono dei segni linguistici parzialmente motivati: Onomatopee imitano il rumore che designano (aspetto iconico) (versi degli animali anche se ci sono delle differenze con le diverse lingue nonostante il referente rimanga identico (es. bau , woof , av )) anche alcuni aspetti grammaticali sono iconici (es. aggiunta di “s” per formare il plurale la forma plurale contiene più materiale fonico idea di pluralità) Ideofoni espressioni che designano fenomeni naturali o azioni (es. boom , zac , gluglu ) Fonosimbolismo certi suoni verrebbero per la loro stessa natura associati a certi significati (es. il suono “i” è connesso a cose piccole (suffisso -ino) esistono eccezioni es. massiccio) fenomeno takete-maluma le persone che avevano partecipato all’esperimento, guardando delle immagini hanno associato una parola inventata ad un’immagine (parole: takete, maluma suoni più duri o più dolci li associano a forme grafiche diverse – anche la forma delle lettere incide) Lingua dei segni iconica somiglia a quello che rappresenta Ci sono delle differenze in base al paese in cui è parlata Rapporto tra forma (segmentazione dei significati possibili) e sostanza (i significati possibili) ogni lingua ritaglia un certo spazio di significato (dà più significati a una stessa parola) es. ita. Bosco/legno/legna in fra. Tutte e tre le parole si traducono in bois Rapporto fra forma e sostanza del significante ogni lingua organizza la scelta di suoni pertinenti (es. dove l’italiano ha una sola “a” senza distinzione di lunghezza, il tedesco o il latino distinguono due suoni diversi con carattere distintivo (es. Stadt e Staadt sono due parole diverse))
Articolazione possiamo scomporre una parola in elementi più piccoli e possiamo riutilizzare questi elementi più piccoli in un modo diverso (es. lezione l e z i o n e zio, zione, leone) Doppia articolazione il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi: Prima articolazione Possiamo dividere la lingua in morfemi (la più piccola unità linguistica che ha un significato). Può coincidere con una parola, ma la maggior parte delle volte una parola contiene più morfemi (es. ripartiamo ri-part-iamo (ri ricomincia, part qualcosa che comincia, iamo ha un significato grammaticale si sta parlando di noi (1. Pers. Plurale))). I morfemi sono una classe aperta. Seconda articolazione Possiamo dividere la lingua in fonemi. Non sono portatori di significato ogni suono che sentiamo sono unità separate (es. e-z-a-m-e). I fonemi si combinano in significato e sono una classe chiusa Ogni lingua usa solo un numero limitato di fonemi molto raro che vengano aggiunti nuovi suoni e ci vuole molto tempo. Un numero limitato di elementi può generare un insieme molto più grande grande economicità Combinatorietà È il principio che permette alla lingua la produttività illimitata. La lingua funziona combinando unità minori prive di significato, possedute in un inventario limitato per formare un numero di unità maggiori (segni) Linearità e discretezza Linearità il significante si realizza in successione nel tempo e nello spazio (se in scrittura) il segnale acustico è lineare Ci sono rapporti gerarchici (sintassi) Es. Anna, dopo aver studiato, ha superato l’esame. Discretezza C’è un confine preciso tra un elemento e un altro (distinti uno dall’altro) Produttività e ricorsività Produttività Con la lingua è sempre possibile creare infiniti nuovi messaggi, combinando in maniera nuova significanti e significati (+ produttività sintattica) È resa possibile dalla doppia articolazione Prende la forma di creatività regolare (produttività infinita basata su un numero limitato di regole Ricorsività termine che si usa per indicare l’essenza del linguaggio umano quello che rende il linguaggio umano diverso dal linguaggio animale
Ogni suono che produciamo crea delle onde sonore nell’aria. Nei grafici usati per studiare questa branca della linguistica il tempo è espresso in millisecondi il linguaggio umano è molto veloce. I punti più scuri sono i punti di maggior intensità di suono. Siamo esposti a un segnale acustico (entità fisica) e partendo da questo principio possiamo arrivare a capire la funzione di questo segnale processo che si descrive in 6 passi: I. Segnale acustico (fonetica) II. Riconoscimento dei suoni (fonologia) III. Utilizzo dei suoni per estrarre delle parole e dei morfemi (morfologia) IV. Combinazione di due o più elementi linguistici (sintassi) sintagma è la combinazione di due o più elementi (solitamente è composto da un elemento più importante e uno meno importante es. sintagma nominale la parte più importante è il nome)
V. Riconoscimento dei diversi elementi per comprendere il significato (semantica) VI. Interpretazione della funzione che la frase ha nel contesto (pragmatica)
Il più concreto dei livelli di analisi studia la parte più fisica del linguaggio umano (suoni) L’elemento di base è il fono (suono) Articolazione produzione di suoni linguistici (grazie a organi articolatori con cui creiamo un’onda sonora (segnale acustico)) che vengono percepiti dal ricevente attraverso l’udito. La fonetica si suddivide in 3 campi principali: Fonetica articolatoria studia i suoni in base al modo in cui vengono prodotti Fonetica acustica studia le proprietà fisiche dei suoni Fonetica uditiva studia la percezione dei suoni Prima e terza sono vicine alla biologia e la seconda vicina alla fisica
I suoni vengono prodotti durante l’espirazione con un flusso d’aria egressivo + esistono suoni che si realizzano mediante inspirazione o senza la partecipazione dei polmoni. Non ci sono organi specializzati per la produzione di suoni linguistici, ma usiamo altri organi (per la respirazione, masticazione) per produrre i suoni linguistici. Tratto vocale cavità orale cavità nasale faringe e laringe (con le corde vocali) La laringe è importante anche nell’evoluzione del linguaggio (discesa della laringe ora è quindi difficile respirare e inghiottire contemporaneamente, ma ci permette di produrre una gamma ampia di suoni) Organi importanti fissi: denti, alveoli, palato duro; mobili: labbra, lingua, palato molle (velo) questi organi determinano con la loro posizione la pronuncia dei suoni linguistici Sistema respiratorio polmoni bronchi trachea Meccanismo di pronuncia
- Sonorità Suoni sordi corde vocali aperte (no vibrazione) consonanti Suoni sonori corde vocali chiuse (vibrazione) vocali, semivocali [j] [w]
Modo di articolazione Consonanti occlusive blocco totale dell’aria, poi una separazione con effetto di esplosione: [p] [b] [t] [d] [k] [g] (bilabiali, dentali, velari, uvulari, glottidali) Consonanti fricative l’aria passa attraverso un passaggio stretto con effetto di frizione: [f] [v] [s] [z] [ʃ] ([ʒ]) (bilabiali, labiodentali, dentali, palatali, velari, uvulari, faringali, glottidali) Consonanti affricate combinazioni di occlusive e fricative: [ts] [dz] [tʃ] [dʒ] (labiodentali, dentali, palatali) Consonanti nasali c’è un blocco nella cavità orale e l’aria passa anche nella cavità nasale: [m] [n] [ɲ] (bilabiali, labiodentali, dentali, palatale, velare) + tutte le nasali sono sonore Consonanti laterali c’è un blocco nella cavità orale e l’aria passa dalla parte laterale della lingua: [l] [ʎ] (dentali, palatali) + sono tutte sonore Consonanti vibranti c’è vibrazione di uno degli organi mobili: [r] (dentali, uvulari) + sono tutte sonore Le laterali e le vibranti sono chiamate “liquide” Luogo di articolazione Bilabiali contatto tra il labbro inferiore e superiore: [p] [b] [m] Labiodentali contatto tra il labbro inferiore e gli incisivi superiori: [f] [v] Dentali la punta della lingua si avvicina ai denti incisivi superiori: [t] [d] [s] [z] [ts] [dz] Alveolari la punta della lingua tocca gli alveoli dei denti incisivi superiori: [l] [r] [n] Palatali articolate all’altezza del palato duro: [tʃ] [dʒ] [ʃ] ([ʒ]) [ʎ] [ɲ] [j] Velari la parte posteriore della lingua si accosta al palato molle: [k] [g] [w] Uvulari lingua contro o vicino l’ugola Faringali fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe Glottidali nella glottide a livello delle corde vocali Se si prende in considerazione anche quale parte della lingua interviene: Coronali parte anteriore Apico-dentali apice della lingua contro o vicino ai denti Apico-alveolari apice contro o vicino agli alveoli Dorso-palatali dorso della lingua contro o vicino al palato duro Radico velari radice della lingua contro o vicino al velo
Esistono anche le consonanti retroflesse che vengono articolate flettendo all’indietro la punta della lingua verso la parte anteriore del palato. Le consonanti sorde sono riportate a sinistra e le sonore a destra
Le vocali sono tutte sonore Modo di articolazione – innalzamento/abbassamento della lingua Alte Medie Basse Per classificarle si guarda la posizione della lingua (del punto più alto dell’arco della lingua) Luogo di articolazione – avanzamento/arretramento della lingua Anteriori lingua in posizione avanzata Centrali Posteriori lingua in posizione arretrata La posizione in cui vengono articolate le vocali può essere rappresentata in uno schema: trapezio vocalico
I suoni che percepiamo come univoci sono in realtà spesso fisicamente diversi in dipendenza dal contesto linguistico, ma anche dalle caratteristiche del parlante (età, genere) e del canale di comunicazione Fonetica ➔ suoni nella loro concretezza ➔ foni (suono producibile dall’apparato fonatorio umano) unità minima della fonetica Fonologia ➔ suoni come entità astratte e come parte di sistemi linguistici ➔ fonemi (unità astratta dal valore distintivo es. mare è formata da quattro fonemi: /m/, /a/, /r/, /e/ per indicare i fonemi si usano le barre “/”) unità minima della fonologia La fonologia studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico.
Nella parola “mare” (per esempio) ciascuno dei quattro fonemi è identificato per opposizione mediante un processo che consiste nel confrontare un’unità in cui compaia il fono di cui vogliamo dimostrare se è o no fonema con altre unità della lingua che siano uguali in tutto tranne che nella posizione in cui sta il fono in oggetto. [ˈpalo] – [ˈpelo] – [ˈpolo] ➔ /a/, /e/, /o/ [ˈbaŋka] – [ˈpaŋka] – [ˈdzaŋka] ➔ /b/, /p/, /dz/ Vocali e consonanti non sono mai in opposizione fra di loro vocali si oppongono a vocali e consonanti si oppongono a consonanti. Vocali e consonanti opposizione sintagmatica All’interno delle due classi opposizione paradigmatica Coppia minima Coppia di parole uguali in tutto tranne che in un fonema (es. /palo/ e /pelo/) Il fonema ha valore distintivo distingue una parola da un’altra simile che ha un fonema diversi in quella posizione. Es. in italiano la lettera “a”, a prescindere da come la pronunci è sempre “a” quindi è un solo fonema, mentre in arabo ad esempio c’è la differenza tra “a” lunga e breve, e quindi hanno valore distintivo.
Foni diversi che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema, ma prive di valore distintivo, si chiamano allofoni di un fonema possono comparire nella stessa posizione senza dar luogo a parole diverse. Variante fonematica ciascuna delle diverse realizzazioni che un fonema può avere nella catena parlata (ad es. il fonema /n/ è nasale dentale nella parola banda mentre è velare nella parola ancora) variante libera, combinatoria o di posizione: Varianti combinatorie allofoni di un fonema condizionati dal contesto fonotattico (pane [ˈpaːne] vs. anche [ˈaŋke] vs. infatti [iɱˈfatːi]) Varianti libere foni che possono scambiarsi tra loro all'interno di una stessa parola senza cambiarne il significato e senza che i parlanti madrelingua lo rilevino come un "errore" (cara [ˈkaːra] vs. [ˈkaːʀa])
Uno o più aspetti di un fono vengono modificati sotto l’influenza del fono precedente o successivo ( assimilazione ): in + possibile > impossibile in + regolare > irregolare Un fonema in una lingua può essere un allofono in un’altra lingua: /n/ e /ŋ/ Allofoni in italiano: pane [ˈpaːne]/[ˈpaːŋe] Fonemi in inglese: sin [ˈsɪn] ‘peccare’ – sing [ˈsɪŋ] ‘cantare’
Ricordiamo che i fonemi non sono scomponibili in segmenti più piccoli. Si possono ulteriormente analizzare tramite tratti entità più piccole e distintive (ogni fonema ne è composto). Questa teoria dei tratti distintivi consiste nel rappresentare tutti i fonemi come un fascio di alcuni tratti distintivi con valore + o – (valori binari) basandosi sul modo in cui il suono viene pronunciato, associato al fonema. I valori non sono universali e possono cambiare in base alla lingua Dei tratti che differenziano e oppongono ampie classi di foni o fonemi sono: +/- coronale foni prodotti con la corona (parte anteriore della lingua sollevata rispetto alla posizione di riposo) +/- sonorante foni prodotti a canale vocale aperto e libero senza turbolenze del flusso dell’aria dovute alla differenza di pressione fra l’interno della cavità orale e l’esterno +/- sillabico foni che possono costruire nucleo di sillaba +/- ATR foni prodotti con la radice della lingua posta in avanti Dal punto di vista fonetico i tratti distintivi binari rappresentano dei movimenti degli organi di fonazione. Dal punto di vista fonologico si tratta di proprietà astratte. I tratti permettono anche di rappresentare fenomeni fonologici che avvengono frequentemente nelle lingue (es. assimilazione)
Non tutte le lingue hanno gli stessi fonemi. Gli inventari fonematici delle diverse lingue sono in genere costituiti da alcune decine di fonemi (l’italiano standard ha 30 fonemi, o 28 secondo alcuni). Per trascrivere foneticamente occorre basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata e non sul modo in cui essa è scritta (sulla fonia ). Nella pronuncia dell’italiano ci sono molte differenze regionali : Opposizione tra vocali medio-alte e medio-basse
(articoli, pronomi personali atoni ecc.) (es. ci vado ci non ha accento, che cade su vado ) La successione di sillabe atone e toniche da luogo al ritmo ogni lingua ha un proprio ritmo particolare (italiano: isocronismo sillabico, inglese: isocronismo accentuale) Piede associazione di una sillaba tonica a una sillaba atona. A seconda dell’ordine in cui i due componenti del piede si pongono, si hanno due tipi fondamentali di ritmi: Trocaico sillaba tonica precede l’atona Giambico viceversa Durata lunghezza temporale della pronuncia di un fono o di una sillaba Estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti La quantità delle vocali o delle consonanti può avere valore distintivo : In italiano non hanno funzione distintiva le vocali (nono / nonno, caro / carro, tuta / tutta) La differenza è nella consonante, le vocali sono degli allofoni una parola pronunciata con una vocale decisamente lunga individua un’accentazione enfatica della stessa parola e non un’altra parola) In molte lingue la funzione distintiva viene della lunghezza più qualità, non dalla sola lunghezza (Inglese: [fʊl] ≠ [fuːl] – full ‘pieno’ / fool ‘scemo’) In altre lingue sono sia pertinenti la lunghezza vocalica che quella consonantica Spettrogrammi sull’asse delle ascisse viene rappresentato il tempo e su quello delle ordinate le frequenze + l’intensità del suono è rappresentata dal grado di annerimento del tracciato Intonazione andamento melodico di una frase Riguarda l’altezza musicale con cui le sillabe vengono pronunciate Tono altezza relativa di pronuncia di una sillaba dipendente fondamentalmente dalla velocità e frequenza delle vibrazioni delle corde vocali frequenza fondamentale Lingue tonali il tono può avere valore distintivo (distingue parole diverse che sono del tutto uguali nello scritto es. cinese mandarino: [mā] ‘mamma’, [má] ‘canapa’, [mǎ] ‘cavallo’; italiano: [aŋˈkora]/[ˈaŋkora], [kapiˈtano]/[ˈkapitano])
Studia la struttura interna delle parole Le parole hanno delle strutture interne (es. libr-ai-o ha una parte in comune con libr-o o libr-ett- o: libr e in libretto c’è “ett” che indica un vezzeggiativo o qualcosa di più piccolo) Morfema unità di analisi della morfologia: Unità più piccola portatrice di significato Unità minima della 1° articolazione Unità astratta
Prova di commutazione : controllare se questi morfemi possono essere usati anche insieme ad altri morfemi (es. libreria libr-eri-a libr- può essere usato anche con libro e libraio (significato: oggetti di carta in cui sono stampati di testi), -eri- può essere usato con pizzeria, cartoleria (significato: spazi in cui si vende, produce, consuma qualcosa), -a può essere usato con casa, scuola, sedia ma, non tutte le -a sono morfemi è un fonema ma se lo usiamo alla fine della parola diventa anche un morfema (significato: la prima a è un fonema che è un componente di un morfema, mentre l’ultima indica un femminile(?)) ritroviamo ogni elemento anche all’interno di altre parole MA la semplice presenza di parti di significante identiche nelle stesse parole non significa che si tratti di uno stesso morfema (es. in studente non troveremo il morfema - dent che troviamo invece in dentale , perché si scompone in stud-ent-e il morfema deve ricomparire come isolabile con lo stesso significato e con lo stesso apporto al significato globale della parola che lo contiene) All’interno della parola l’ordine dei morfemi che la costituiscono è rigido e fisso (i morfemi non possono essere invertiti o cambiati di posizione) Ogni parola contiene almeno un morfema Il numero di parole e di morfemi in un testo breve tipicamente ci sono più morfemi, ma le parole sono più numerose dei morfemi, perché gli stessi morfemi sono usati in più parole
Morfema unità astratta Morfo realizzazione concreta di un morfema possono, in contesti diversi, avere delle forme fonologiche diverse (es. morfema - in - usato con diversi aggettivi assume diverse forme, ma rimane sempre un allomorfo dello stesso morfema) Allomorfo diverse realizzazioni di uno stesso morfema il criterio in base a cui possiamo dire che si tratti dello stesso morfema (quindi stabilirne gli allomorfi) è che l’elemento individuato abbia sempre lo stesso significante. Per poter parlare di allomorfia occorre sempre che ci sia una certa affinità fonetica tra i diversi morfi che realizzano lo stesso morfema (vicinanza fonetica dovuta alla stessa origine).
Le forme suppletive indicano l’assenza di somiglianza fonologica tra due forme collegate (che dovrebbero avere la stessa radice) (es. acqu - e idro -) Si riferisce tradizionalmente alle diverse forme “irregolari” di una stessa parola sono – ero – fui buono – migliore Tipicamente dovuto alla frequenza d’uso (cf. essere e buono in diverse lingue) e/o etimologia
2. Classificazione posizionale classifica i morfemi in base alla posizione che assumono all’interno della parola I morfemi grammaticali si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione che assumono rispetto alla “testa” della parola. Sotto il punto di vista posizionale i morfemi grammaticali possono essere chiamati affissi (ogni morfema che si combina con una radice) diversi tipi (posizionabili): Prefissi posizionati prima della radice (es. in -utile) molto usati in italiano Prefissazione non muta la classe grammaticale di appartenenza della parola Infissi inseriti fra i componenti lessicali (es. ing. Saxo- ma -phone) Suffissi posizionati dopo la radice molto usati + se appartengono al gruppo di morfemi flessionali sono chiamati desinenze Suffissazione cambia la classe morfologica della parola (noia noi os o) Circonfissi due morfemi che circondano il morfema lessicale che devono essere analizzati insieme come morfema unico molti esempi in tedesco ( ge -mach- t ge e t non hanno un significato autonomo, ma vengono usati per conferire il significato) Trascrizione morfematica la forma de morfemi si scrive tra graffe ({ }) Tipi particolari Affisso prosodico differenzia la parola per la posizione dell’accento Prefissoidi e suffissoidi morfemi dal significato lessicale usati come derivazionali composti (neo)classici (guarda dispensa del modulo di lingua italiana) {Demo}-crazia Psico-{logi}-a 3. Morfemi grammaticali non definiti dalla posizione (non posizionabili) Sostitutivi un fono sostituisce un altro fenomeno fonologico e in morfologia questo processo si chiama apofonia ( foot - feet ) mutamenti fonici della radice e quindi sono da essa inseparabili Morfema zero non c’è nessun elemento che dichiara esplicitamente (ad esempio) la pluralità di un sostantivo ( sheep =pecora/pecore, read che sia al presente che al passato si scrive allo stesso modo ma si legge in maniera diversa) 4. Morfemi cumulativi morfemi grammaticali che hanno più di un significato (es. buon- e non ci dice solo che è plurale, ma anche femminile) (parl- iamo ci dice che c’è prima persona, plurale, tempo presente) 5. Morfemi soprasegmentali un determinato valore morfologico si manifesta attraverso un tratto soprasegmentale come l’accento o il tono reduplicazione : ripetizione della radice lessicale (es. anak = bambino anak-anak = bambini, bye- bye ecc.)
Derivazione Combinazione di una radice lessicale con morfemi grammaticali legati (in italiano sono soprattutto suffissi) Modificazione di significato e della classe di appartenenza della parola e la sua funzione semantica (es. libr+eri+a) Permette la formazione di un numero teoricamente infinito di parole a partire da una certa base lessicale (forma famiglie di parole parole che derivano da una stessa radice lessicale) Alterazione tipo particolare dove non cambiano i tratti fondamentali del significato (es. diminutivi come libr-in-o, o accrescitivi come libr-on-e) Composizione Combinazione di due o più radici lessicali (es. dopo + barba= dopobarba) Ordine modificato-modificatore la seconda parola modifica la prima che funziona da testa sintattica Diverso dalle parole polirematiche (rendersi conto, ferro da stiro) NON è COMPOSIZIONE PERCHé NON FA PARTE DELLA MORFOLOGIA MA DELLA SEMANTICA Due parole autonome che unite si comportano come una parola unica Esistono anche le formazioni bimembri (es. nave scuola, scuola guida) che sono unità lessicali in cui il rapporto tra le due parole non ha raggiunto il grado di fusione delle tipiche parole composte e quindi vengono scritte separate nello scritto Altri esempi di formazione delle parole Sigle o acronimi formate dalle lettere iniziali delle parole piene che costituiscono un’unità plurilessematica Parole macedonia unione con accorciamento (es. cantante + autore = cantautore) Conversione cambiamento di parte del discorso senza cambiamento di forma ( derivazione zero ) (es. piacere il piacere, cantare la cantante) processo frequente in inglese es. round significa arrotondare, rotondo, turno, giro, intorno (nome, verbo, aggettivo ecc.) Reduplicazione ripetizione integrale o parziale di una parola (es. inglese bye bye) Accorciamenti prof, foto, moto, auto Alterazione si creano parole che aggiungono al significato della base lessicale un valore generalmente valutativo e associato a particolari contesti pragmatici: Diminutivo Accrescitivo Peggiorativo