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Linguistica Generale: Concetti Fondamentali del Linguaggio Verbale, Sintesi del corso di Linguistica Generale

Riassunto Linguistica Generale

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 02/01/2019

211291
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LA LINGUISTICA CORSO INTRODUTTIVO
Il linguaggio verbale CAP. 1
1.1 Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione
Linguistica -> studia la lingua, si divide in due sottocampi:
- linguistica generale (cosa sono e come sono fatte le lingue)
- linguistica storica (evoluzione lingue nel tempo)
Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, nate spontaneamente
Sono espressione del linguaggio verbale umano -> capacità innata nell’homo sapiens
-> sotto questo aspetto non c’è distinzione tra lingua e dialetti (distinzione di tipo sociale e storico-
culturale)
Segno -> qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro, tutto può
comunicare qualcosa
Equivale ad un passaggio di informazione ed ha come ingrediente fondamentale l’intenzionalità,
altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione
-> Tre categorie: 1. Comunicazione in senso stretto -> - emittente intenzionale
- ricevente intenzionale
2. Passaggio di informazione -> - emittente non intenzionale
- ricevente intenzionale
3. Formulazione di inferenze -> - nessun emittente
- interpretante
1.2 Segni, codice
La singola entità che fa da supporto alla comunicazione è un segno, unità fondamentale della
comunicazione diversi tipi di segno in base all’intenzionalità e la motivazione del messaggio:
- Indici (sintomi) -> motivati naturalmente / non intenzionali
- Segnali -> motivati naturalmente / usati intenzionalmente
- Icone -> motivati analogicamente / intenzionali
- Simboli -> motivati culturalmente / intenzionali
- Segni -> non motivati / intenzionali
Dalla prima all’ultima categoria la motivazione che lega il qualcosa al qualcos’altro che viene
comunicato diventa sempre più convenzionale, aumenta anche la specificità culturale dei segni in
senso lato
-> i segni linguistici sono prodotti intenzionalmente per comunicare
Emittente e ricevente condividono un codice -> insieme di corrispondenze tra qualcosa che
fornisce le regole di interpretazione dei segni
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LA LINGUISTICA – CORSO INTRODUTTIVO

Il linguaggio verbale – CAP. 1 1.1 Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione Linguistica - > studia la lingua, si divide in due sottocampi:

  • linguistica generale (cosa sono e come sono fatte le lingue)
  • linguistica storica (evoluzione lingue nel tempo) Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, nate spontaneamente Sono espressione del linguaggio verbale umano - > capacità innata nell’homo sapiens
  • sotto questo aspetto non c’è distinzione tra lingua e dialetti (distinzione di tipo sociale e storico- culturale) Segno - > qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro, tutto può comunicare qualcosa Equivale ad un passaggio di informazione ed ha come ingrediente fondamentale l’intenzionalità, altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione

  • Tre categorie: 1. Comunicazione in senso stretto - > - emittente intenzionale

  • ricevente intenzionale
  1. Passaggio di informazione - > - emittente non intenzionale
  • ricevente intenzionale
  1. Formulazione di inferenze - > - nessun emittente
  • interpretante 1.2 Segni, codice La singola entità che fa da supporto alla comunicazione è un segno, unità fondamentale della comunicazione  diversi tipi di segno in base all’intenzionalità e la motivazione del messaggio:
  • Indici (sintomi) - > motivati naturalmente / non intenzionali
  • Segnali - > motivati naturalmente / usati intenzionalmente
  • Icone - > motivati analogicamente / intenzionali
  • Simboli - > motivati culturalmente / intenzionali
  • Segni - > non motivati / intenzionali Dalla prima all’ultima categoria la motivazione che lega il qualcosa al qualcos’altro che viene comunicato diventa sempre più convenzionale, aumenta anche la specificità culturale dei segni in senso lato
  • i segni linguistici sono prodotti intenzionalmente per comunicare Emittente e ricevente condividono un codice - > insieme di corrispondenze tra qualcosa che fornisce le regole di interpretazione dei segni

1.3 Le proprietà della lingua 1.3.1 Biplanarità Ci sono in un segno due facce compresenti:

  1. Significante, parte fisicamente percepibile del segno
  2. Significato, parte non materialmente percepibile, informazione veicolata dalla faccia percettibile
  • tutti i segni sono costituiti da entrambi i piani 1.3.2 Arbitrarietà Non c’è alcun legame naturalmente motivato derivabile per osservazione empirica, fra il significante ed il significato di un segno Non sono dati naturalmente, ma per convenzione

  • quattro tipi di arbitrarietà (triangolo semiotico): 1. Primo livello, è arbitrario il rapporto tra segno nel suo complesso e referente 2. Secondo livello, arbitrario il rapporto tra significante e significato 3. Terzo livello, arbitrario rapporto tra forma e sostanza del significato 4. Quarto livello, arbitrario rapporto tra forma e sostanza del significante

  • Vi sono segni linguistici parzialmente motivati: - onomatopee, richiamano nel significante caratteri fisici di ciò che viene designato (aspetto iconico)

  • ideòfoni, espressioni imitative che designano fenomeni naturali o azioni
  • Caratteri iconici, ad esempio formazione del plurale attraverso l’aggiunta di materiale linguistico alla forma del singolare - > principio di iconismo, idea di pluralità è evocata dal fato che la forma plurale contiene più elementi

  • Fonosimbolismo, certi suoni hanno per loro natura associati a sé certi significati (es: suono - i cosa fonicamente piccola) 1.3.3 Doppia articolazione Il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi:

  1. Primo livello, il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità, portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni (prima articolazione) “Gatto”, scomponibile in due pezzi ciascuno con il proprio significato unità minime di prima rticolazione sono i morfemi
  2. Secondo livello, i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole non più portatrici di significato autonomo che combinandosi danno luogo ad entità di prima articolazione (seconda articolazione) - > fonemi, unità minime di seconda articolazione significato (felino, domestico) significante (gatto) referente (=realtà esterna)

 la linearità implica anche la monodimensionalità del segno  Discretezza, differenza tra elementi è assoluta, c’è un confine preciso fra un elemento ed un altro conseguenze - > nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare il corrispondente significato 1.3.6 Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività Con la lingua è possibile dare espressione a qualsiasi contenuto, si riferisce dunque al fatto che con la lingua si può parlare di tutto  Plurifunzionalità, la lingua permette di adempiere ad un lista ampia di funzioni:

  • esprimere il pensiero - > lingua come riflessione del pensiero
  • trasmettere informazioni
  • instaurare, mantenere, regolare
  • manifestare i propri sentimenti
  • risolvere problemi
  • creare mondi possibili  Schema di Jakobson, identifica sei classi di funzioni:
  • un messaggio volto ad esprimere sensazioni del parlante > funzione emotiva
  • uno volto a specificare aspetti del codice > funzione metalinguistica
  • uno volto a fornire informazioni sulla realtà > funzione referenziale
  • uno volto a far agire in qualche modo il ricevente > funzione conativa
  • uno volto a verificare il canale di comunicazione > funzione fàtica
  • uno volto ad esplicitare le potenzialità insite del messaggio > funzione poetica  con la lingua si può parlare della lingua (metalingua), la lingua di cui parla la metalingua è la “lingua-oggetto” - > riflessività 1.3.7 Produttività e ricorsività Con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi e parlare di cose nuove e nuove esperienze
  • la produttività è resa possibile dalla doppia articolazione creatività regolare, produttività infinita basata su un numero limitato di principi e regole  Ricorsività, uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte; il limite fa sì che di fatto non si costruiscano parole o frasi al di là di un certo grado di lunghezza e complessità 1.3.8 Distanziameno e libertà da stimoli Ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e cultura - > ogni essere umano impara e conosce almeno una lingua, quella della comunità socile in cui è nato e può apprenderne un’altra o più

 nel linguaggio verbale c’è una componente culturale-ambientale, una componente innata 1.3.10 Complessità sintattica

 I messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale

  • aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica sono: - l’ordine degli elementi contigui, le posizioni lineari in cui essi si combinano - le relazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra elementi non contigui - le incassature - la ricorsività - presenza di parti di messaggio che danno informazioni sulla sua strutturazione sintattica - possibilità di discontinuità nella strumentazione sintattica 1.3.11 Equivocità La lingua è un codice equivoco, pone corrispondenze plurivoche fra gli elementi di una lista e quelli della lista a questa associata - > ad un significante possono corrispondere più significati e viceversa 1.3.12 Lingua solo umana? Un sistema di comunicazione organizzata ome la lingua è propria solo degli esseri umani? Opinioni studiosi non concordi - > prevalente la considerazione che la facoltà verbae sia specifica dell’uomo, solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale:

adeguato volume del cervello - > rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processione di un sistema come il linguaggio conformazione del canale fonatorio cosiddetta “ a due canne” - > consente le distinzioni articolatorie e le sfumature nella produzione fonica necessaria  esperimenti di insegamento di sitemi di comunicazione strutturali sul modello del linguaggio verbale umano ai primati più vicini all’uomo nell’evoluzione genetica 1.3.13 Definizione di lingua La lingua è un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico- acustico, arbitrari ad ogni livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi 1.4 Principi generali per l’analisi della lingua: 1.4.1 Sincronia e diacronia Si impiegano per indicare due diverse condizioni in relazione all’asse del tempo Diacronia, considerazione delle lingue lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica Etimologia, operazione tipicamente diacronica  Sincronia, considerazione delle lingue facendo un taglio sull’asse del tempo descrivere il significato che hanno oggi le parole in italiano, operazione tipicamente sincronica impossibile separarle nettamente queste due dimensioni 1.4.2 Langue e parole Seconda distinzione è tra sistema astratto e realizzazione concreta, secondo tre terminologie principali di coppie oppositive: - Langue/Parole - > langue, insieme di conoscenze mentali e di Ferdinand de Saussure regole insite nel codice lingua, che costituiscono

Vocali, prodotti senza frapposizione di ostacoli Consonanti, prodotti mediante frapposizione di un ostacolo 2.1.2 Consonanti Modo di articolazione A seconda dell’ostacolo, se completo o parziale, si riconoscono due grandi classi di consonanti: Occlusive Fricative Affricate, iniziano come occlusive e terminano come fricative Laterali, l’aria passa solo ai due lati della lingua Vibranti, quando si hanno rapidi contatti tra lingua e un altro organo articolatorio Nasali, quando vi è passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale Luogo di articolazione In base al punto dell’apparato fonatorio in cui sono articolate Bilabiali, dalle labbra o tra le labbra Labiodentali, fra arcata dentaria superiore e labbro inferiore Dentali, a livello dei denti (alveolari) Palatali, lingua contro o vicino al palato duro Velari, lingua contro o vicino al velo Uvulari, lingua contro o vicino l’ugola Faringali, fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe Glottidali, direttamente nella glottide 2.1.3 Vocali Suoni prodotti senza ostacolo al flusso dell’aria nel canale orale - > sono caratterizzate dalle diverse conformazioni che assume la cavità orale - > per classificare i suoni vocalici si fa riferimento alla posizione della lingua: > gradi di avanzamento e arretramento  1. Anteriori (lingua avanzata)

  1. Posteriori (lingua arretrata)
  2. Centrali

grado di innalzamento e abbassamento  1. Alte

  1. Medie
  2. Basse

posizione delle labbra  1. Non arrotondate (labbra distese)

  1. Arrotondate (labbra tese) 2.1.4 Semivocali Suoni con modi di articolazione intermedi tra vocali e consonanti fricative - > suoni vicini alle vocali di cui condividono la localizzazione articolatoria > Semivocali In ciascuno dei punti può frapporsi un ostacolo al passaggio, ottenendo suoni:

Luogo, dove un suono si costituisce Modo di articolazione Modalità dei singoli organi nell’articolazione Suoni: > Sonori, con concomitante vibrazione delle corde vocali Sordi, senza vibrazione delle corde vocali

Non possono costituire apice di sillaba e contigue alle vocali costituiscono un Dittongo 2.1.5 Trascrizione fonetica Due diversi sistema di scrittura utilizzati dalle diverse lingue rendono in maniera varia nel mezzo grafico la realtà fonica della produzione verbale - > ogni singolo suono viene reso da un simbolo grafico Grafie alfabetiche formate per convenzione

  • l’ortografia italiana è fedelmente fonografica  Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA), tabella in cui sono presenti tutti i suoni consonantici e vocalici presenti in italiano standard 2.1.6 Consonanti Bilabiali Labiodentali Dentali

     alveolari Palatali Velari Uvulari Faringali glottidali 
    Sr. Sn. Sr. Sn. Sr. Sn. Sr. Sn. Sr. Sn. Sr. Sn. Sr. Sn. Sr. Sn. OCCLUSIVE p b t d k g q FRICATIVE f v s z x h AFFRICATE pf ts dz NASALI m n LATERALI l VIBRANTI r 2.1.7 Vocali e semivocali Anteriori (palatali) Centrali Posteriori (velari) SEMIVOCALI j w VOCALI Alte (chiuse) i y u Semialte I Medioalte e o Mediobasse oe Basse (aperte) ae a 2.2 La Fonologia Ogni suono producibile dall’apparato fonatorio umano rappresenta un potenziale suono del linguaggio = Fono la realizzazione concreta di un qualunque suono, può indicare un singolo suono o la classe dei suoni concreti che condividono le stesse caratteristiche articolatorie particolari Quando i foni hanno valore distintivo funzionano da Fonemi, unità minime in fonologia
  • Foni diversi che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di un stesso fonema = allofoni

  • Coppia di parole uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione = Coppia Minima (pare/mare) 2.2.2 Fonemi e tratti distintivi Fonemi non ulteriormente scomponibili in segmenti più piccoli, si possono analizzare sulla base

pronunciate e la curva melodica e cui la loro successione dà luogo  Tono, altezza relativa alla pronuncia di una sillaba, dipende dalla tensione delle corde vocali e della laringe

  • Lingue tonali, il tono può avere valore distintivo pertinente a livello di parola  Intonazione, andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un interno Gruppo Tonale 2.3.3 Lunghezza Estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti - > ogni fono può essere breve o lunga MORFOLOGIA – CAP. 3.1 Parole e morfemi Morfologia, significante in quanto portatore di significato ambito di azione è la forma, la struttura

  • Parola, minima combinazione di elementi minori dotati di significato, i morfemi, attorno a una base lessicale che funzioni come entità autonoma della lingua e possa quindi rappresentare isolatamente un segno linguistico compiuto

  • Criteri di definizione: - l’ordine dei morfemi che costituiscono una parola è fisso e rigido - i confini di parola sono punti di pausa potenziale nel discorso - la parola è separata/separabile nella scrittura - foneticamente la pronuncia di una parola non è interrotta

  • Scomposizione di una parola in morfemi : data la parola la si confronta via via con parole simili che contengano uno per uno i morfemi che vogliamo individuare  Morfo, morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante  Allomorfo, variante formale di un morfema, che realizza lo stesso significato di un altro morfo equifunzionale con cui è in distribuzione complementare cause dei fenomeni di allomorfia sono da ricercare nella diacronia  Suppletivismo, caso in cui un morfema lessicale in certe parole derivate viene sostituito da un morfema dalla forma totalmente diversa, ma con lo stesso significato 3.2 Tipi di morfemi

  • Classificazione funzionale, in base alla funzione svolta

  • Classificazione posizionale, basata sulla posizione che assumono i morfemi all’interno della parola 3.2.1 Tipi funzionali di morfemi Prima distinzione è tra morfemi: - lessicali, stano nel lessico, costituiscono classe aperta - grammaticali, stanno nella grammatica e costituiscono classe chiusa che si dividono in: - derivazionali - flessionali non sempre chiara e applicabile, in italiano è il caso di molte parole funzionali

  • Distinzione tra: - morfemi liberi - morfemi legati, non possono mai comparire in isolamento ma solo in combinazione 3.2.2 Tipi posizionali di morfemi Distinzione tra: - Affissi, ogni morfema che si combini con una radice - Prefissi, affissi che stanno prima della radice - Suffissi, affissi che stanno dopo la radice - Desinenze, suffissi con valore flessionale - Infissi, inseriti dentro la radice - Circonfissi, affissi formati da due parti - Transfissi, affissi che si incastrano alternativamente dentro la radice 3.2.3 Altri tipi di morfemi

  • Sostitutivi, morfemi i cui morfi non sono isolabili segmentalmente

  • morfema zero, dove una distinzione marcata nella grammatica di una lingua viene eccezionalmente a non essere rappresentata in alcun modo nel significante (plurali invariabili)

  • Cumulativi, morfemi grammaticali che recano in contemporanea più di un significato 3.3 Derivazione e formazione delle parole I morfemi derivazionali mutano il significato della base cui si applicano modificando la classe di appartenenza o sfumandone il senso svolgono la funzione che permette la formazione di un numero infinito di parole a partire da una certa base lessicale, danno luogo a famiglie di parole  Prefissoidi, morfema che funziona come prefisso attaccandosi davanti ad un’altra radice

    lessicale per modificarne il significato  Suffissoidi, morfemi con significato lessicale come le radici ma che si comportano come suffissi  Parole composte, due radici lessicali coesistono nella stessa parola e mantengono entrambe il valore che avrebbero se utilizzate come parole autonome  Suffissazione & Prefissazione, procedimenti di formazione di parola nella categoria della derivazione suffissale rientra un altro procedimento, l’alterazione, si creano parole che aggiungono al significato della base lessicale un valore valutativo e associato a particolari contesti pragmatici 3.4 Flessione e categorie grammaticali I morfemi flessionali non modificano il significato della radice lessicale su cui operano - > quale significato viene veicolato dai morfemi flessionali intervengono solamente nelle parole che possono assumere diverse forme - > operano sulle classi variabili di parole, suscettibili di accogliere la flessione un morfema realizza un valore di una determinata categoria grammaticale, la marca di quel valore

gerarchici fra i costituenti Ogni albero è un grafo costituito da nodi da cui partono rami sottolivello di analisi della sintassi e reca il simbolo della categoria a cui appartiene 4.2 Sintagmi l’analisi dei costituenti immediati individua tre sottolivelli di analisi:

  • sottolivello delle frasi
  • sottolivello dei sintagmi
  • sottolivello delle singole entrate lessicali
  • Sintagma, minima combinazione di parole che funzioni come un’unità della struttura frasale costruiti intorno a una Testa sulla cui base vengono classificai e da cui prendono il nome Classe di parole che rappresenta il minimo elemento che da solo possa costituire sintagma Sintagma nominale, costruito intorno ad un nome - > quello minimo è un N, il massimo SN

  • I sottocostituenti dei vari tipi di sintagmi possono dare luogo a sintagmi assai complessi

  • nel quadro della grammatica generativa è stato introdotto un SDet, Sintagma del Determinante, avente come testa Det e al suo interno SN

  • Teoria X-barra, individua i diversi ranghi di complessità di un sintagma (X) con l’indicazione di opportune “barre” - > ogni barra indica un sottolivello di crescente complessità interna del sintagma - > più sono le barre che indicizzano il simbolo di categoria, più complesso e dotato di sottolivelli è il sintagma 4.3 Funzioni sintattiche, strutturazione delle frasi e ordine dei costituenti 4.3.1 Funzioni sintattiche Occorre distingue tre ordini diversi di principi che intervengono nel determinare il funzionamento della sintassi:
  1. Funzioni sintattiche, riguardano il ruolo che i sintagmi assumono nella struttura della frase:
  • Soggetto, chi fa l’azione
  • Predicato verbale, l’azione funzioni sintattiche fondamentali
  • Oggetto, chi subisce l’azione)
  • Complementi, lunga lista, definiti in base al loro valore semantico  funzioni sintattiche marcata morfologicamente, es - > il soggetto è individuabile perché è il sintagma nominale con cui si accorda il verbo 4.3.2 Schemi valenziali Le funzioni sintattiche vengono assegnate a partire da schemi valenziali
  • il verbo è associato a delle valenze implicate nel significato del verbo stesso Ogni predicato configura un quadro di elementi chiamati in causa , ogni verbo stabilisce il numero e la natura delle valenze o argomenti che esso richiede I verbi sono: - monovalenti (camminare, piangere)

  • bivalenti (lodare, interrogare)
  • trivalenti (dare, spedire)
  • Prima valenza, soggetto
  • Seconda valenza, oggetto 4.3.3 Ruoli semantici = modo in cui il referente di ogni sintagma contribuisce all’evento rappresentato nella frase
  • guardare la frase come rappresentazione di una scena in cui i diversi elementi hanno una relazione gli uni con gli altri in termini di cosa succede nella scena - > parti svolte=ruolo semantico C’è un accordo sulle categorie che vengono usate per designare i ruoli semantici principali:

  1. Agente, entità animata che nell’evento fa la parte attiva che provoca ciò che accade
  2. Paziente, entità che è coinvolta senza intervento attivo, subisce ciò che accade
  3. Sperimentatore, entità toccata da un certo stato (a Luisa piacciono i gelati)
  4. Beneficiario, entità che trae beneficio dall’azione
  5. Strumento, entità inanimata mediante la quale avviene ciò che accade
  6. Destinazione, entità verso la quale si dirige l’attività espressa dal predicato
  7. Località, entità in cui sono situati spazialmente l’azione, lo stato, il processo
  8. Provenienza, entità dalla quale un’entità si muove in relazione all’attività espressa dal verbo
  9. Dimensione, entità che indica una estensione del tempo
  10. Comitativo, entità che partecipa all’attività svolta dall’agente  Anche i verbi possono essere distinti secondo ruoli semantici , che agiscono al di sotto della struttura sintattica  Tra funzioni sintattiche e ruoli semantici ci sono rapporti preferenziali  In una frase passiva l’agente, che di solito fa da soggetto, è mandato a complemento d’agente, e il paziente, normalmente oggetto, diventa soggetto 4.3.4 Struttura pragmatico-informativa Una frase collega la rappresentazione di un evento del mondo esterno ad una catena fonica costituita da suoni del linguaggio  Meccanismo di produzione della frase :
    • individuazione dell’evento e scelta del verbo nel patrimonio lessicale
    • viene fornita un’interpretazione semantica attraverso l’assegnazione di ruoli semantici
    • ruoli semantici tradotti in funzioni sintattiche
    • tutto viene espresso in una struttura in costituenti  Valore delle frasi, di quattro tipi:
    • Dichiarative, affermazione generica che può avere più valori specifici
    • Interrogative, pongono una domanda
    • Esclamative, esprimono esclamazione, marcate nell’intonazione
    • Iussive / Imperative, esprimono ordine  Dal punto di vista della strutturazione dell’informazione veicolata, una frase è un’affermazione intorno a qualcosa - > distinzione fra: - Tema, ciò cui si fa un’affermazione
      • Rema, informazione che viene fornita a proposito del tema

 Connettivi, elementi che realizzano i rapporti di coordinazione e subordinazione  Tipi di frasi subordinate, tre principali categorie:

  • Frasi avverbiali, modificano l’intera frase da cui dipendono causali, temporali, concessive, ipotetiche, finali
  • Frasi completive, sostituiscono un costituente nominale maggiore della frase soggettive, oggettive, interrogative indirette
  • Frasi relative, modificano un costituente nominale della frase, hanno sempre un nome come testa 4.5.2 I testi Al di sopra dell’unità frase bisogna riconoscere un alto livello di analisi della sintassi, i testi, ovvero una combinazione di frasi e il contesto entro cui essa funziona da unità comunicativa Sia quello linguistico, sia quello extralinguistico
  • Linguistica testuale, elementi e fenomeni appartenenti alla struttura sintattica della frase pronominalizzazione, impiego dei pronomi Anafore, elementi per la cui interpretazione è necessario far riferimento al contesto

linguistico precedente - > fenomeno contrario = catafore I pronomi hanno valore anaforico quando per la loro corretta interpretazione occorre far riferimento al contesto situazionale

Deissi, proprietà di una parte dei segni linguistici di indicare elementi presenti nella situazione extralinguistica Tre tipi principali: - Deissi personale, ha come centro il parlante stesso ( io,tu, noi, vi, ecc)

  • Deissi spaziale, codifica le posizioni delle entità chiamate in causa rispetto al luogo in cui si trovano i partecipanti (dimostrativi, avverbi di luogo, verbi ed espressioni)
  • Deissi temporale, codifica il momento dell’enunciazione e specifica la localizzazione degli eventi nel tempo rispetto ad esso (oggi, ieri)
  • Deissi sociale, molte espressioni deittiche possono essere tradotte in una corrispondente espressione non deittica (ieri=il giorno prima)  Ellissi, mancanza od omissione di elementi indispensabili per dare luogo a una struttura frasale completa SEMANTICA – CAP. 5 5.1 Il significato Part della linguistica che si occupa del piano del significato è la semantica, non è visibile ed è il punto di sutura tra la lingua, la mente e il mondo esterno
  • Diffuse prospettive: - filosofiche, si procede con modelli formali che vanno a sfociare nella sintassi, quasi coincide con la semantica

  • logiche, problematico distinguere tra fatti semantici codificati nella lingua
  • Significato, due modi per concepirlo: - Concezione referenziale o concettuale, significato visto come un concetto creato dalla nostra mente, in generale, informazione corrispondente a qualcosa che esiste al di fuori della lingua

veicolata da un segno o un - Concezione operazionale, significato è funzione dell’uso elemento linguistico che si fa dei segni  Distinzione tra: - significato denotativo, ciò che il segno descrive e rappresenta, corrisponde al valore di identificazione di un elemento della realtà esterna

  • significato connotativo, connesso alle sensazioni suscitate da un segno e le associazioni a cui esso dà luogo  Altra distinzione utile: - Significato linguistico, quello che un termine ha in quanto elemento di un sistema linguistico codificante
  • Significato sociale, quello che ha un segno in relazione ai rapporti fra parlanti  Distinzione interna a quella del significato linguistico denotativo:
  • significato lessicale, termini che rappresentano oggetti concreti o astratti della realtà esterna (parole piene)
  • significato grammaticale, termini che rappresentano concetti o rapporti interni al sistema linguistico (parole vuote)  Ultima distinzione tra: - Significato
  • Senso, significato contestuale
  • Nomi Propri, etichette, termini a referente unico, hanno solo estensione e non intensione 5.2 Il lessico Lessema, unità d’analisi minima e fondamentale per il livello semantico corrisponde ad una parola considerata dal punto di vista del significato In italiano corrispondono con le radici e le basi lessicali della lingua che non con la parola flessa  Lessico, insieme di lessemi, compito della lessicologia studio dei metodi di composizione dei vocabolari e dizionari Presenta aspetti contrastanti: - lessico è uno dei due componenti essenziali di una lingua. Sapere una lingua significa inanzitutto saperne le parole

  • lessico, è lo strato più esterno di un sistema linguistico , più esposta alle circostanze extralinguistiche e più condizionata da fattori esterni
  • i comuni dizionari generali di consultazione contengono fra i 90.000 e i 130.000 lessemi

  • lessico posseduto passivamente è di almeno 50.000 unità

  • in italiano il nuvleo centrale del lessico risulta costituito da almeno 7.000 unità 5.3 Rapporti di significato fra lessemi 5.3.1 Omonimia e polisemia Primo compito della semantica è cercare di mettere ordine , un modo è vedere se esistono relazioni di significato, rapporti semantici tra lessemi  Omonimia, omonimi lessemi che hanno lo stesso significante ma a cui corrispondono significati diversi, non imparentati fra loro - > es, riso (ridere) e riso (cereale)

  • omografi, omonima solo la grafia
  • omofoni, omonima la grafia e la pronuncia  Polisemia, i diversi significati associati ad uno stesso significante sono imparentati fra loro e

 La semantica componenziale concepisce il significato di un lessema come costituito da un insieme di tratti semantici categorici, presuppone che una data categoria sia da intendersi come un’entità:

definita da proprietà necessarie e sufficienti delimitata da confini netti costituita da membri ugualmente rappresentativi di quella categoria  Semantica prototipica, una categoria viene intesa come un’entità: definita sia da un nucleo di proprietà di carattere categorico, sia da proprietà di carattere graduale delimitata da confini sfumati costituita da membri più tipici Il significato di un lessema è concepito come “prototipo” - > immagine mentale che per i parlanti

corrisponde ad un dato concetto di un concetto un prototipo occupa il punto focale i concetti hanno una struttura interna prototipica basata sulla gradualità, categoricità 5.6 Elementi semantica frasale Il significato di una frase è la somma dei significati dei lessemi che la compongono  Prima distinzione terminologica è tra:

  • Frase, unità di analisi massimale nella sintassi
  • Enunciato, frase considerata dal punto di vista del suo concreto impiego in una situazione comunicativa elementi cruciali per l’interpretazione del valore degli enunciati sono:

    connettivi, molte congiunzioni coordinanti e subordinanti qualificatori, (tutti, nessuno) negazione, (non)  Atti linguistici, atto di base dell’analisi pragmatica, produrre un enunciato equivale a fare contemporaneamente tre cose distinte: atto locutivo, formare una frase in una lingua atto illocutivo, intenzione con la quale e per la quale si produce la frase atto perlocutivo, effetto che si vuol provocare nel destinatario del messaggio  Verbi performativi, verbi particolari che qualora usati alla prima persona del pres. Ind. annullano la distinzione fra contenuto referenziale e atto illocutivo - > es, proibire LE LINGUE DEL MONDO – CAP. 6 6.1 Le lingue del mondo Le lingue storico-naturali tra le 2200 e le 5100, enumerarle varia a seconda dei criteri che si adottano - > in Italia è un caso esemplare per questo problema, perché:

  • bisogna tener conto della lingua nazionale e delle lingue delle minoranze
  • è dubbio lo statuto dei vari dialetti
  • le lingue romanze vengono considerate ciascuna una lingua a sé, mentre in altri gruppi linguistici sistemi con un distanza strutturale analoga vengono considerati varietà della stessa lingua  classificare in Famiglie, secondo criteri di parentela genealogica , riportando le lingue ad un antenato comune Ramo romanzo, lingue slave, germaniche, baltiche, celtiche, indo-

arie, iraniche = Lingue Indoeuropee Livello più alto di parentela  all’interno ci sono i Rami che si possono poi dividere in Gruppi Italiano = lingua del sottogruppo italo-romanzo del gruppo occidentale del ramo neolatino della famiglia indoeuropea  Delle migliaia di lingue esistenti solo una decina è considerata una Grande Lingua, con un numero sostanzioso di parlanti e appoggiata ad una tradizione culturale di ampio prestigio  Criteri coi quali giudicare l’importanza di una lingua:

  • numero dei parlanti
  • numero di paesi e nazioni in cui una lingua è la lingua ufficiale
  • impiego della lingua nei rapporti internazionali
  • importanza politica e il peso economico dei paesi dove la lingua è parlata
  • numero di parlanti non nativi che parlano una certa lingua  In Europa sono principalmente parlate cinque diverse famiglie linguistiche:
  1. Indoeuropee
  2. Uraliche (ungherese, finlandese, estone, lappone)
  3. Altaiche (turco)
  4. Caucasiche (georgiano, ceceno)
  5. Semitiche 6.2 Tipologia linguistica  Tipologia linguistica, individua cosa c’è di uguale e cosa di diverso connessa con lo studio degli universali linguistici, proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue Un tipo linguistico, quindi, è un insieme di tratti strutturali correlati gli uni agli altri, una singola lingua non corrisponde mai totalmente a un tipo particolare 6.2.1 Tipologia morfologica Primo modo di individuare un Tipo linguistico è basato sulla morfologia, sulla struttura della parola - > Tipi morfologici: 1. Isolante, lingua in cui la struttura della parole è la più semplice possibile, ogni parola tendenzialmente costruita da un morfema - > rapporto morfemi:parole = 1: sono monomorfematiche e monosillabiche (vietnamita, cinese, thailandese)
  6. Agglutinante, lingue in cui le parole hanno una struttura complessa , formate dalla giustapposizione di più morfemi presentano un alto indice di sintesi attorno a 3:1 (turco, giappo, basco)
  7. Flessive, lingue che presentano parole interamente complesse, costituite da una base lessicale semplice e da uno o più affissi flessionali (italiano, latino, russo)