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Appunti sul programma completo di Linguistica Generale
Tipologia: Appunti
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CAPITOLO 1. Che cos’è il linguaggio? La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano (o naturale), cioè quello che usiamo comunemente per comunicare. Essa non è una disciplina normativa ma DESCRITTIVA non ha il compito di indicare “quello che si deve, o non deve dire”, ma ha lo scopo di spiegare ciò che si dice e soprattutto il perché si dice in un determinato modo. Tutti i linguaggi (ad. ex il linguaggio dei computer, il linguaggio dei fiori..) hanno un elemento in comune: sono dei sistemi di comunicazione, servono cioè a trasmettere informazioni da un emittente a un destinatario (o ricevente). I linguaggi sono identici nella loro funzione , cioè nel fatto di permettere la comunicazione, ma non è detto che siano identici nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano è specifica e solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano. Il linguaggio umano si distingue dagli altri sistemi di comunicazione (sistemi informatici, animali) per diverse caratteristiche, ad esempio: discretezza , ricorsività e dipendenza dalla struttura. Il linguaggio umano è discreto , mentre i linguaggi animali sono continui. Discreto vuol dire che i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti. Ad esempio, per i suoni [p] e [b] nella lingua italiana, non c’è una via di mezzo: anche se sono simili, i due suoni hanno un effetto di contrasto netto (batto/patto) a un certo punto l’ascoltatore percepirà P invece di B. Nei linguaggi continui invece è possibile specializzare sempre di più il segnale, aumentando d’intensità (danza delle api, ronzio).
Un’altra caratteristica del linguaggio umano è quella di poter formare un numero altissimo di segni (entità dotate di significante e significato ) mediante un numero limitato di fonemi (elementi che non hanno significato , ma solo la capacità di distinguere significati). Questa caratteristica è detta doppia articolazione e non è presente nei linguaggi animali.
I linguaggi animali inoltre dispongono sempre di un numero finito di segni, mentre nel linguaggio umano i segni (parole) sono infiniti perché è sempre possibile inventarne di nuove. Infatti per esprimere concetti inventiamo spesso frasi al momento, non usiamo sempre le stesse. Il meccanismo della ricorsività permette di creare sempre frasi nuove aggiungendo in una frase data un’altra frase e così via fino all’infinito (come la serie dei numeri naturali che, appunto, è infinita). Abbiamo già descritto due caratteristiche fondamentali del linguaggio umano (discretezza e ricorsività) che lo distinguono da quelli animali, però anche il linguaggio informatico le possiede. Come si distinguono dunque? Sono diversi perché nel linguaggio umano i segni sono dipendenti dalla struttura. ( i segni in una frase sono tutti in relazione tra loro anche se sono distanti, invece nel linguaggio informatico ogni segno acquista significato solo in relazione a quelli adiacenti ). Esempio: “La donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito è Maria” il verbo "ha colpito" è alla terza persona singolare e si accorda con il nome "donna" che non è immediatamente vicino ad esso, cosa necessaria per il linguaggio informatico. Il nome "ragazzi" è più vicino al verbo "ha colpito" ma se trasformassimo "ha colpito" in "hanno colpito" la frase risulterebbe agrammaticale: “*La donna che i ragazzi dicono che mi hanno colpito è Maria”, dove l'asterisco indica le combinazioni di parole che sono agrammaticali. Tenendo conto che la linguistica è una disciplina descrittiva, agrammaticale non significa scorretto ma malformato per un parlante nativo di una determinata lingua. il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza del parlante nativo di una lingua!!! Le relazioni tra parole all'interno di una frase non sono determinate dalla loro successione ma sono dipendenti dalla struttura. Con linguaggio si intende la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare sistemi di comunicazione dotati di quelle caratteristiche proprie solo alla nostra specie (appena descritte: discretezza, ricorsività, dipendenza dalla struttura). Con lingua intendiamo le differenti forme specifiche che questi sistemi di comunicazione assumono nelle varie comunità. Le varie lingue si distinguono tra loro, ma essendo create dalla stessa specie (la specie umana appunto) possono differire solo entro certi limiti ben definiti e hanno sempre degli elementi in comune, in quanto sono espressioni differenti dello stesso linguaggio. Questi elementi sono detti universali linguistici. (esempio: ricorsività e dipendenza dalla struttura). Una caratteristica che distingue le varie lingue è l' ordine delle parole o meglio l'ordine degli elementi principali della frase. in italiano abbiamo soggetto-verbo-oggetto ma in arabo ad esempio verbo-soggetto-oggetto.
Capitolo 2. Che cos’è una lingua? Una lingua è un sistema articolato su più livelli, dunque su un “sistema di sistemi”. Questi livelli linguistici sono 4: fonologia (quello dei suoni), morfologia (quello delle parole), sintassi (quello delle frasi) e semantica (quello dei significati). Facendo riferimento alle società a noi più vicine, una lingua può essere sia scritta che parlata. La linguistica, tuttavia, privilegia la lingua come espressione orale rispetto allo scritto , per diversi motivi:
- esistono lingue che sono state solo parlate e mai scritte, mai è accaduto il contrario. Ad esempio il Somalo, fino al 1972, è stata una lingua solo parlata, così come molte lingue indiane d’America. L’aspetto orale appare dunque come primario, quello scritto, in linea di massima, secondario, derivativo. - un bambino, quando impara una lingua, impara prima a parlare e poi a scrivere , facendolo in modo del tutto naturale , mentre per imparare a scrivere ha bisogno di un insegnamento specifico. (dunque l’aspetto orale è primario, quello scritto è secondario, derivativo). - le lingue cambiano nel corso del tempo, ma cambia solo la lingua parlata e solo in ritardo la scrittura registra questi cambiamenti (a volte è necessaria una riforma ortografica).
2.Astratto e
Langue e parole
Codice e messaggio
Competenza ed esecuzione
Ma ovviamente tra scritto e parlato vi è un appoggio e scambio reciproco: lo scritto fissa e stabilizza la lingua, il parlato offre variazione e novità.
Un’altra distinzione importante è quella fra ASTRATTO E CONCRETO. Ad esempio se un parlante ripetesse un qualsiasi numero di volte una parola, ad esempio “ mano ”, non riuscirebbe mai a produrre due –m o due –a identiche dal punto di vista fisico (livello di durata, di altezza tonale..). Se ripetiamo, infatti, “ mano ” per 12 volte otterremo 12 /a/ diverse , ma il significato non cambierà. Quindi a livello concreto avremo 12 varianti della stessa lettera, ma a livello astratto il significato rimane lo stesso. Vi è un livello astratto dove esiste una /a/ e una sola che si può realizzare in n modi diversi. Livello astratto /a/ /e/ Livello concreto [a 1 ][a 2 ][a 3 ][a 4 ] [e 1 ][e 2 ][e 3 ][e 4 ] Tutti i linguisti di maggior rilievo hanno fatto una distinzione fra un livello concreto e un livello astratto. Le più importanti sono: la distinzione fra langue e parole (Ferdinand de Saussure 1916) , codice e messaggio (Roman Jakobson 1960) , competenza ed esecuzione (Noam Chomsky 1965). Alla base del suo “Corso di linguistica generale” , Ferdinand de Saussure pose diverse distinzioni che sono alla base della definizione di lingua, tra cui quelle fra sincronia e diacronia , fra rapporti associativi e rapporti sintagmatici , fra significante e significato e quella fra langue e parole. La parole è un atto individuale , cioè un’esecuzione linguistica realizzata da un individuo. Quando due individui comunicano, il parlante A, producendo un atto di fonazione, associa al significato “mano” dei suoni che, giunti all’ascoltatore B, vengono a loro volta associati ad un significato. A questo punto B potrà diventare «parlante», producendo un altro atto di fonazione che giungerà ad A e così di seguito. In questo circuito comunicativo, A produce un atto di parole [mano] che è individuale. Un individuo, però, non possiede tutta la «lingua» (per es. tutto «l’italiano»). L’italiano sta al di fuori degli individui, preesiste agli individui e sopravvivrà a essi. Vi è dunque una lingua, sociale ed astratta, che appartiene alla collettività e che viene definita langue****. L’individuo può realizzare atti di parole diversi, ma non può da solo modificare la langue. Noi comunichiamo attraverso atti di parole , ma il fondamento di questi atti è nella langue che è il sistema di riferimento collettivo
Un’altra distinzione basata sui livelli astratto e concreto è quella tra codice e messaggio di Jakobson. Il codice è un’insieme di unità, che, se combinate secondo determinate regole possono formare dei messaggi. Si pensi al codice Morse, costituito da due sole unità, il punto e la linea, che combinate attraverso una serie di regole, danno vita a messaggi diversi (ad esempio … ___ … sos). Anche le lingue umane funzionano così: a livello di codice esistono unità astratte come /p/, /n/, /e/, /a/ queste unità astratte possono combinarsi, sulla base di determinate regole, per formare dei messaggi , ossia degli atti concreti:
Una terza distinzione è quella tra competenza ed esecuzione fornita da Chomsky. La competenza è tutto ciò che un individuo «sa» della propria lingua per poter parlare come parla e capire come capisce. L’ esecuzione , invece, è tutto ciò che un individuo «fa», da un punto di vista linguistico. Si tratta, quindi, di un atto di realizzazione e dunque concreto. L’esecuzione corrisponde abbastanza bene alla nozione di parole di F. de Saussure, ma la competenza è profondamente diversa dalla langue, che, essendo di natura sociale trascende l’individuo, laddove la competenza è qualcosa di individuale che ha sede nella mente dell’individuo. La langue garantisce la comunicazione in quanto collettiva, la competenza garantisce la comunicazione perché ampiamente condivisa da chi parla la stessa lingua.
linguistiche di un parlante Competenza non significa «bravura». Essa si riferisce semplicemente all’ insieme delle conoscenze linguistiche , per lo più inconsapevoli, che un parlante possiede. Se ci chiediamo che cosa sa un individuo per:
individuale, concreta attuazione, realizzazione
sociale, astratta potenzialità, sistema astratto
messaggi : pane , pena non-messaggi : eanp , eapn , npae
livello astratto
langue codice competenza
livello concreto
parole messaggi o
esecuzione
Una lingua è un codice e ogni codice è costituito da due livelli: le unità di base e le regole che combinano tali unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità, né a livello di unità né a livello di regole. Per esempio l’italiano non ha parole differenti per le “dita della mano” e le “dita del piede”, ma l’inglese sì, così come l’italiano ha parole diverse per fiume e affluente, mentre l’inglese ha solo river. Ogni lingua opera dunque delle «scelte». Le regole combinano unità più piccole per formarne di più grandi. Così, date le unità di «suono» [p-a-n-e], vi sono in italiano regole, in base alle quali suddette unità possono essere combinate solo in due modi teoricamente possibili: pane, pena, *pnae, *npea, *eapn, *nepa ecc… Che tutte le possibilità non vengano realizzate è vero non solo per il lessico ed i suoni, ma anche per la morfologia e la sintassi. Per es., in riferimento alla sintassi, se abbiamo un nome (capitolo) e due aggettivi (buono e primo), vi sono tre combinazioni possibili e tre sfavorite: Il buon primo capitolo Il primo buon capitolo Il primo capitolo buono NB : asterisco * = agrammaticale,? = grammaticalità dubbia ?Il buon capitolo primo *Il capitolo primo buono *Il capitolo buono primo
5.Sintagmatico e paradigmatico In un atto linguistico, i suoni vengono disposti uno dopo l’altro in una sequenza lineare. In questa operazione accade che i suoni adiacenti si influenzino l’un l’altro ; per es. la n di canto è foneticamente diversa dalla n di anfora, in quanto la prima corrisponde ad un suono dentale, la seconda ad un suono labiodentale. Questi rapporti vengono definiti rapporti sintagmatici e si hanno tra elementi che sono in praesentia , cioè co-presenti. Si consideri ora una parola come stolto: tra la [s] e la vocale [o] compare un suono, [t]. Il «contesto», ossia la posizione di t, è dunque tra s ed o. Al posto di questo suono possono comparire, nello stesso contesto, altri suoni. Ebbene, tutti i suoni che possono comparire in un certo contesto, intrattengono tra loro dei rapporti di tipo « paradigmatico » o« associativo », ma sono rapporti in absentia (Saussure): se realizzo [t], non posso realizzare gli altri. s[t]olto, s[d]oganare, s[k]orta, s[g]ombro, s[p]orta Rapporti sintagmatici e paradigmatici non riguardano solo i suoni. Si considerino, ad es. le seguenti espressioni: il libro questo libro quel libro Tra il , questo e quel vi sono rapporti paradigmatici: se realizziamo [il], non possiamo realizzare [questo], e così anche per [quel]:
6.Sincronia e diacronia Le lingue possono cambiare nel corso del tempo. Si pensi ad alcuni cambiamenti dal latino all’italiano: le consonanti finali di parola sono cadute (rosam = rosa); il sistema dei «casi» è stato sostituito da preposizioni e articoli e l’ordine delle parole da Soggetto-Oggetto-Verbo è diventato Soggetto-Verbo-Oggetto. Lo studio di questi cambiamenti è detto diacronico , in quanto è lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua può essere studiata, però, anche escludendo il fattore «tempo». Se per es. osserviamo come funziona l’accordo tra nome ed aggettivo in italiano, senza ricorrere alla variabile «tempo» (Mario è buono, Maria è buona, Mario e Gianni sono buoni), facciamo uno studio sincronico. Un fenomeno sincronico è un rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo.
7.Il segno linguistico Una parola è un segno. Un segno linguistico è l’unione di un significante e di un significato. Se diciamo libro, questa unità è composta da un significante che è la forma sonora che noi realizziamo dicendo [libro], e di un significato, che è la rappresentazione mentale che abbiamo di “libro”. Significante e significato sono inscindibilmente uniti come i due lati di una moneta. Il segno linguistico ha varie proprietà, tra cui: La distintività : ogni segno deve essere distinto dagli altri. Il segno notte si distingue dai segni botte , lotte , cotte , dotte , nette , note ecc La linearità : il segno si estende nel tempo (se è orale) o nello spazio (se è scritto). Ciò implica una «successione», ossia un «prima» e un «dopo». Questa proprietà è fondanentale per la lingua: rami ha un significato diverso da mira; Silvia ama Giuseppe ha un significato diverso da Giuseppe ama Silvia.
L ’arbitrarietà : il segno è arbitrario, nel senso che non esiste alcuna legge «di natura» che imponga di associare un significante (per es. [libro]) a un certo significato (‘libro’). Al medesimo significato possono corrispondere, in altre lingue, significanti diversi: ingl. book , fr. livre , ted. Buch ecc. L’associazione tra significato e significante deriva da una specie di « accordo sociale » convenzionale : per convenzione, e non per una legge di natura, al concetto di “libro”, in italiano, corrisponde il significante [libro]. I segni possono essere sia linguistici che non linguistici. Un vestito nero (significante) può voler dire ‘lutto’ (significato); anche un cartello stradale unisce un significante (colori e forma stessa del cartello) a un significato (‘senso vietato’) e pertanto è un segno. La disciplina che studia i segni linguistici è ovviamente la linguistica , quella che si occupa dei segni in generale è la semiologia o semiotica.
8.Le funzioni della lingua Secondo Roman Jakobson , le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica sono sei:
A ciascuna di queste componenti Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica diversa:
La famiglia indoeuropea si divide nei seguenti gruppi e sottogruppi: Indo-iranco : diviso nei sottogruppi indiano e iranico; il sottogruppo iranico a sua volta si divide in lingue iraniche occidentali e orientali. Tocario : formato da lingue estinte. Anatolico ittita, lingue diffuse nel 1-2° millennio a. c.. Armeno : rappresentato dalla sola lingua armena. Albanese rappresentato dalla sola lingua albanese. Slavo : diviso in tre sottogruppi: slavo orientale (russo, bielorusso, ucraino), lo slavo occidentale (polacco, ceco, slovacco) slavo meridionale (bulgaro, macedone, serbo-croato, sloveno). Baltico : comprende lituano e lettone. Ellenico : rappresentato dalla sola lingua greca. Italico : si divide nei sottogruppi italico orientale (lingue dell’Italia antica come osco, umbro, sannita) occidentale. Quest’ultimo sottogruppo comprende il latino che ha dato origine alle lingue neolatine e romanze: portoghese, spagnolo, francese, italiano e romeno. Lingue a livello regionale: gallico, catalano, ladino e provenzale. Germanico : si divide in tre sottogruppi: orientale (gotico), settentrionale (svedese, danese, norvegese, islandese) occidentale che si divide in due rami: anglo-frisone e neerlando-tedesco. Celtico : si divide nei sottogruppi gaelico (irlandese e gaelico di Scozia) britannico (gallese, cornico e bretone).
2 Classificazione tipologica Due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni e possono essere classificate in due modi: per tipologia morfologica o per tipologia sintattica.
2.1 Tipologia morfologica I tipi morfologici tradizionalmente riconosciuti sono i seguenti:
2.2 Tipologia sintattica La tipologia sintattica si basa sull’osservazione che esistono delle correlazioni sistematiche, in tutte le lingue, tra l’ordine delle parole in una frase e in altre combinazioni sintattiche, e per questo viene anche chiamata tipologia dell’ordine delle parole. Le combinazioni sintattiche più analizzate sono:
3 Sistemi di scrittura:
i più antichi risalgono a tre millenni prima di Cristo. I primi sistemi sono elaborati degli egizi e dai Sumeri: sono del tipo ideografico, o meglio logografico. Gli altri tipi di scrittura sono il tipo sillabico e il tipo alfabetico. Nel tipo ideografico ad ogni simbolo (ideogramma) corrisponde un concetto concreto o astratto. Spesso però i simboli ideografici assumono valore solo fonetico per il "principio del rebus". Per esempio la parola "rondine" in egiziano era indicata col disegno di una rondine e veniva pronunciata "wr". Anche la parola "grande" veniva pronunciata "wr" e nei testi scritti il disegno della rondine può indicare sia il sostantivo "rondine" quando l'aggettivo "grande". L'utilizzazione fonetica del simbolo ideografico determinò il passaggio dal sistema di scrittura ideografico al sistema sillabico. Nei sistemi sillabici, determinati segni passarono a indicare determinati gruppi di suoni cioè determinate sillabe: ad esempio nel sumerico "bocca" si pronunciava "ka" e quindi il segno per "bocca" fu utilizzato in varie parole in cui ricorreva la sillaba "ka".l'adozione di un sistema sillabico riduce molto il numero dei segni. L'invenzione del sistema di scrittura alfabetico è attribuito ai Fenici, ma fu elaborato da diverse popolazioni semitiche nel secondo millennio a.C. I Fenici trasmisero solo l'idea dell'alfabeto ai greci. Nei sistemi alfabetici solitamente ad ogni suono corrisponde un segno ma questo principio ideale comunque non sempre viene rispettato. ex l'italiano "chiesa" ha 5 suoni ma 6 segni. Questa non perfetta corrispondenza è dovuta al fatto che le lingue mutano nel tempo ma il modo di scriverle non tiene dietro a questi mutamenti. I greci costruirono un loro alfabeto adattando alla propria lingua quello fenicio. Dall'alfabeto greco deriva l'alfabeto latino ma anche l'alfabeto cirillico. Ovviamente se due lingue usano lo stesso sistema di scrittura non significa che siano apparentate. CAPITOLO 4. I suoni delle lingue: fonetica e fonologia Un suono è un fatto fisico. Di tutti i suoni che un essere umano può produrre, solo una piccola parte sono suoni che fanno parte di una lingua in senso stretto. Ogni lingua ha un suo inventario di suoni (fonemi) e regole proprie per combinare questi suoni in sillabe e parole. I fonemi possono influenzarsi l'un l'altro e per rendere conto di questi cambiamenti le lingue dispongono di regole fonologiche. (inventario dei fonemi, regole fonologiche e regole di combinazione dei fonemi variano da lingua a lingua). 1 Fonetica Vi sono tre tipi di fonetica: Fonetica acustica (natura fisica del suono e la sua propagazione) Fonetica uditiva (ricezione del suono da parte dell’ascoltatore) Fonetica articolatoria (produzione dei suoni) Un suono è prodotto normalmente dall’aria che viene emessa dai polmoni, sale lungo la trachea, attraversa la laringe, sede delle corde vocali e dopo aver superato la faringe, l’aria giunge alla cavità orale e fuoriesce dalla bocca. La cavità nasale può essere esclusa tramite l’innalzamento del velo palatino distinguendo tra suoni orali e nasali. Per classificare un suono sono necessari tre parametri: Per classificare un suono sono necessari tre parametri: modo di articolazione , riguarda i vari assetti che gli organi assumono nella produzione del suono; punto di articolazione ,è costituito dal punto dell’apparato vocale in cui viene modificato il suono. Infatti il flusso d’aria necessario per produrre un suono può essere modificato in diversi punti dell’apparato vocale (labbra, denti, alveoli, palato faringe..); sonorità ,data dalle vibrazioni delle corde vocali: se vibrano si otterrà un suono sonoro altrimenti un suono sordo. Sulla base di questi parametri è possibile classificare la grande maggioranza di tutti i suoni di tutte le lingue del mondo come si vede dalla tabella dell'IPA. (International Phonetic Alphabet) L'alfabeto Fonetico Internazionale risponde alle esigenze fondamentali di usare gli stessi simboli per gli stessi suoni in tutte le lingue. I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori : consonanti , vocali , semiconsonanti. La differenza maggiore è quella tra consonanti e vocali e si fonda su un fatto di articolazione. Vocale : l’aria che fuoriesce non incontra ostacoli; inoltre le vocali sono normalmente sempre sonore. Consonante : l’aria o viene momentaneamente bloccata o deve attraversare una fessura molto stretta, possono essere sorde o sonore. Semiconsonanti : condividono proprietà sia delle vocali (sono articolate come delle vocali) che delle consonanti (non possono costituire il nucleo di una sillaba) Vocali, semiconsonanti, liquide e nasali sono sonoranti , tutti i suoni che non sono sonoranti sono ostruenti. I suoni dell'Italiano p occlusiva,bilabiale, sorda Pane, tappo, stop^ b occlusiva, bilabiale, sonora Bene, abbastanza t occlusiva, dentale,sorda Tana, otto, alt^ d occlusiva, dentale, sonora Dente, adorare k occlusiva, velare, sorda Caro, Che, accanto^ g occlusiva, velare, sonora Gara, Ghiro, alghe m nasale, bilabiale (sonora) Mano, amare, uhm^ ɱ nasale, labiodentale (sonora ) anfora, invidia, inverno n nasale, alveolare (sonora) Naso, lana, danno^ ɲ nasale, palatale (sonora) Gnocco, ogni ŋ nasale, velare (sonora) ancora, anguria^ l laterale, alveolare (sonora) Lana, palla ʎ laterale, palatale (sonora) aglio, egli^ r polivibrante, alveolare (sonora) Rana, carro, per f fricativa, labiodentale sorda Fame, afa^ v fricativa, labiodentale sonora Vento, avviso, S fricativa, alveolare sorda Sano, caSSa,^ z fricativa, alveolare, sonora Smodato, caSa ʃ fricativa, palato-alveolare sorda Scemo, aSCesa, slaSH^ ʒ fricativa, palato-alveolare sonora garaGe, abat-Jour ts affricata,alveolare, sorda staZione, paZZo^ dz affricata, alveolare, sonora Zero, azzimato ʧ affricata,palato-alveolare sorda Cenare, acido, accento^ ʤ affricata,palato-alveolare sonora Gente, aGire, aggiornare J semiconsonante palatale sonora Ieri, piede (^) w semiconsonante, velare, (sonora) Uovo, dUomo
Le incoerenze nei simboli dell’alfabeto italiano si possono vedere con la rappresentazione in alfabeto fonetico internazionale dei suoni come vengono pronunciati: a a b b c t ∫ k d d e e ɛ f f g dʒ g h Ø i i jεi]). La combinazione di due vocali appartenenti a due sillabe diverse da luogo ad uno Ø l l m m n n ɱ ŋ o o ɔ p p q k r r s s z t t u u w v v z ts dz I suoni possono essere semplici per esempio [t,d,k,t ,dz] oς,dz] o geminati [tt,dd,kk,tt ,ddz]. La lunghezza si indica con due puntiς,dz] o e dunque scriveremo [t:,d:,k:,t: ,d:z].ς,dz] o Il simbolo IPA per l'accento è ['] e si colloca prima della sillaba accentata. scriverò dunque ['kaza], [lam'pjεi]). La combinazione di due vocali appartenenti a due sillabe diverse da luogo ad uno one], [intimi'ta]. Sui monosillabi l'accento può non essere segnato. Da ricordare che in IPA non esistono le maiuscole e gli apostrofi. Nelle trascrizioni è importante indicare vari tipi di confine: quello di sillaba , quello di morfema e quello di parola. Il morfema è l'unità più piccola dotata di significato. Il confine di sillaba viene di norma rappresentato con un punto (.). es. ot.to.bre, ve.lo.ce.men.te Il confine di morfema è rappresentato con il simbolo (+). es. ottobre, veloce+mente, bar+ista Il confine di parola è rappresentato con il simbolo (#) e marca l'inizio e la fine della parola. es. #ieri#, #ottobre# 2 Fonetica e fonologia Mentre la fonetica si occupa dell’aspetto fisico dei suoni ( foni ), la fonologia si occupa della funzione linguistica dei suoni (fonemi). La fonologia studia:
sono possibili (rt, tr), altre invece no ( r, t)ʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suoni ʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suoni
fonema sonoro: s+regolato → [z]regolato ([z] è un'alveolare sonora) Un suono ha una sua distribuzione (contesti in cui può e non può apparire). I suoni/rumori sono anche detti foni ed hanno valore linguistico quando sono distintivi: in questo caso sono detti fonemi (un fonema non ha significato in sé ma contribuisce a differenziare dei significati). I fonemi contribuiscono a formare delle coppie minime , cioè coppie di parole che si differenziano solo per un suono nella stessa posizione. I fonemi sono segmenti fonici che:
I fonemi sono unità astratte che si realizzano in foni. Essi vengono rappresentati tra barre oblique / /, mentre i foni tra parentesi quadre [ ]. Il fonema è l’unità che si colloca a livello astratto, e dunque a livello di langue ; i foni invece si collocano a livello concreto e dunque di parole. Le regole di Trubeckoj. Per stabilire se due foni abbiano valore distintivo e siano quindi fonemi di una lingua, Trubeckojεi]). La combinazione di due vocali appartenenti a due sillabe diverse da luogo ad uno ha proposto una serie di regole:
Si No
Bilaterale Multilaterale
Quando la base di comparazione è propria solo dei membri dell’opposizione (la base di comparazione è la parte uguale di due fonemi) /p/ /b/ occlusive occlusiva bilabiale bilabiale sorda sonora
/p/ occlusiva sorda bilabiale
/k/ occlusiva sorda velare
/t/ occlusiva sorda dentale
Privative Equipollente Questa opposizione riguarda quelle coppie di fonemi in cui si potrebbe dire che un fonema ha le proprietà x e l'altro fonema ha tutte le proprietà x più un'altra proprietà. /p/ /b/ occlusiva occlusiva bilabiale bilabiale non sonora sonora
/p/ occlusive sorda bilabiale
/k/ occlusive sorda velare
/t/ occlusive sorda dentale
Costanti Neutralizzabili Sono opposizioni che funzionano in tutti contesti, Sono opposizioni che in certi contesti non funzionano. In olandese ad esempio il contrasto tra /t/ e /d/ funziona in posizione iniziale e interna di parola, ma non funziona in posizione finale. In questo contesto si trova sempre [t] e mai [d]. Binarismo Roman Jakobson ha sfruttato le opposizioni privative come base per la sua teoria fonologica nota come binarismo, in cui ogni elemento viene differenziato dagli altri per una serie di scelte binarie. Se il fonema ha un determinato tratto lo si designa con il segno "+", se ne è privo con il segno "-".
Regole fonologiche Una regola fonologica collega una rappresentazione astratta ( fonemaica ) ad una rappresentazione concreta ( fonetica ). Tipicamente le regole hanno la seguente forma: A→ B/ ___C (si legge A diventa B nel contesto C) L'alternanza amico ( [amiko] ha una velare sorda [k] ) e amici ([amitʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suonii] affricata palatale sorda [tʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suoni] ):
k→ tʃ/___+i ( [k] diventa [tʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suoni] prima di [i] preceduto da un confine di morfema) Una velare sonora semplice o geminata viene palatalizzata in una affricata semplice o geminata prima della vocale palatale [i]: g(:)→d(:) З/+i/+i Le parentesi tonde indicano facoltatività. La nasale dentale /n/ diventa una nasale bilabiale davanti a /p,b,m/: p
n→m/___ b m le parentesi tonde e graffe possono combinarsi. Per
Una regola fonologica può essere formulata sia ricorrendo ai fonemi, sia ai tratti distintivi.
[s]= fricativa alveolare sorda sonora [s]torto [s]posto [s]carso [s]fortuna
[z]=fricativa alveolare [z]degno [z]baglio [z]garbo [z]vaglio
(la sibilante non sonora diventa sonora prima di consonante sonora)
La sibilante resta sorda davanti a consonante sorda [t, p, k, f], ma diventa sonora davanti a consonanti sonore: s→ [z]/____ d, b, v, ʤ, ecc. ; , ecc. ; per non menzionare tutti i suoni che sono sonori basca cogliere ciò che hanno in comune: la sonorità. s → [+ sonoro]/___ [+cons] [+sonoro]
Le regole sono in genere motivate ed operano una ristretta serie di cambiamenti. Le regole fonologiche possono:
dico → dici dico → dice k → tʃ/____ +i k→ tʃ/____ +e
una parola che inizia per [s] seguita da consonate.
In storia → in i storia in Spagna → in i spagna per scritto → per i scritto
Sono note con il nome di metatesi “le hanno p olto i t unti” “le hanno t olto i p unti”
( la vocale passa a zero prima di confine di morfema). V→ Ø /_____+ V fama + oso → famoso golpe + ista → golpista La regola di cancellazione della vocale non agisce però se la vocale è accentata: virtù + oso → virtuoso indù + ista → induista Si otterrà perciò tale regola: vocale non accentata verrà cancellata quando si trova prima di confine di morfema seguito da vocale.
Assimilazioni.
Le assimilazioni sono un fenomeno molto rilevante e naturale in tutte le lingue del mondo; esse possono essere totali o parziali, progressive o regressive.
Sono totali quando il segmento che causa l'assimilazione rende il segmento assimilato totalmente uguale al primo;
i[n+ r]agionevole →i[rr]agionevole
sono parziali se il segmento che causa l'assimilazione cambia l'altro segmento solo parzialmente.
in+ probabile →improbabile
L'assimilazione è progressiva quando il segmento che causa l'assimilazione è a sinistra del segmento che assimila (cioè che lo precede);
want to→ wanna
È regressiva quando il segmento che causa l'assimilazione è a destra del segmento che cambia (cioè che lo segue).
dog+[s] → dog[z]
La sillaba La sillaba, foneticamente parlando, «rappresenta un’unità prosodica costituita da uno o più foni agglomerati intorno a un picco di intensità». Fonologicamente parlando, invece, essa «è vista come una unità prosodica di organizzazione dei suoni». Ecco la struttura interna della sillaba (σ): rappresenta una unità costituita da uno o più foni agglomerati intorno a un picco di intensità. La sillaba minima è costituita in italiano da una vocale, il nucleo sillabico. Questo può essere preceduto da un attacco e seguito da una coda. Il nucleo più coda costituiscono la rima. L’attacco può essere costituito da una o più consonanti. Il nucleo può essere costituito da un dittongo (pie- de). Una sillaba si dice aperta o libera se è priva di coda e finisce dunque in vocale (a, ma), altrimenti è detta chiusa o implicata. L’unico componente obbligatoriamente presente in una sillaba è il nucleo; l’attacco e la coda possono non essere presenti.
Livello della parola (^) cane
Livello della sillaba (^) ca ne Livello dei fonemi (o livello segmentale)
k a n e
Livello dei tratti distintivi (^) -sill +sill -sill +sill
- ant
+arret r
+con t
+arret r
- son
+nas
Le parole della lingua sono state tradizionalmente raggruppate in classi, o parti del discorso dette anche categorie lessicali.
Alcune di queste parole assumono desinenze diverse a seconda delle altre parole con cui si combinano. Le classi di parole che assumono forme diverse sono in italiano: nomi, verbi, aggettivi, articoli, pronomi. Sono perciò detti anche parte del discorso variabili. Le altre parti del discorso invece sono invariabili. Altra distinzione è quella tra parole: aperte: quelle a cui si possono sempre aggiungere nuovi membri. [nomi, verbi, aggettivi, avverbi] chiuse: sono formate da un numero finito di membri che non può essere aumentato. [articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni] Le interiezioni costruiscono un caso un po' particolare, forse è possibile pensare che nuove interazioni possano essere formate per esempio usando come interiezioni parole appartenenti ad altre classi. Comunque questo elenco delle nove parti del discorso non è valido per delle lingue del mondo. Alcune parti, come l'articolo, mancano in tante lingue, ma ci sono anche parti del discorso universali cioè presenti in tutte le lingue: nome e verbo, probabilmente lo sono. Problema: quali sono i criteri in base ai quali si dice che una determinata parola è un nome, un verbo o un aggettivo? I criteri tradizionali sono di tipo semantico , cioè basati sul significato. Il nome designa delle entità e degli oggetti; i verbi designano delle azioni o dei processi. Esistono però delle parole come ‘descrizione’, ‘nascita’ che non designano oggetti ma piuttosto processi. Viceversa è abbastanza strano dire che verbi come ‘ sapere’ ‘conoscere’ indicano azioni: piuttosto designano degli stati. Si suppone che le parole siano immagazzinate nella memoria dei parlanti : è del tutto plausibile che le parole siano immagazzinate nella memoria insieme alla loro categoria lessicale; il fatto che ad ogni parola corrisponda una categoria lessicale limita fortemente le combinazioni possibili delle parole. Le parti del discorso possono essere perciò riconosciute in base a criteri puramente distribuzionali.: i nomi, i verbi, gli aggettivi ecc saranno definiti in base alle altri classi di parole insieme alle quali possono, o no, ricorrere. Categorie e sottocategorie: Un parlante sa, dunque, che ragazzo, cane, libro sono parole, ma sa anche che sono dei nomi con proprietà diverse. Ci sono infatti dei tratti che suddividono la categoria del nome, in altre sottocategorie del nome. Si considerino questi esempi: il ragazzo legge il libro *il cane legge il libro la virtù legge il libro Questi tratti suddividono la categoria "nome" in sottocategorie del nome (umano, comune, numerabile, animato, astratto). ad es: +umano [persona),-umano [non è nome di persona) -comune [equivale a proprio) –astratto [equivale a concreto). Ragazzo→ nome comune numerabile umano non astratto libro→ nome comune numerabile non umano non astratto Il tratto [+/- numerabile] divide i nomi in nomi che possono essere contati , come il libro, e nomi che non possono essere contati, cioè nomi massa come zolfo. I nomi non numerabili non hanno il plurale ma se ce l'hanno, questo ha significato particolare o idiosincratico (ex. “la rottura della acque”). Anche i verbi possono essere suddivisi in sottocategorie : transitivi o intransitivi, regolari o irregolari; possono avere una costruzione progressiva ex. “sto leggendo” o verbi, detti stativi che non possono avere questa costruzione ex. “sto sapendo la risposta”. Tutte queste categorie e sotto categorie sono fondamentali per il funzionamento delle parole sia in sintassi che in morfologia. Tutte le informazioni associate ad una determinata parola nella sua presentazione lessicale servono per il funzionamento dei processi morfologici che possono riguardare quella parola. Se consideriamo nomi propri come “Gianni”, nomi comuni come “bambino”, nomi di animali come “coniglio”… si constaterà che ognuno di essi può comparire assieme a certi suffissi ma non a tutti.
Un morfema è al più piccola parte di una lingua dotata di un significato. Esso è un "segno linguistico" ed è dotato, quindi, di un significato e di un significante. Boys [boy+s] libri [libr+i] i due morfemi sono quelli riportati nelle parentesi quadre Va specificato che “boy” e “libr-“ sono dei morfemi lessicali , mentre -s e -i sono dei morfemi grammaticali.
VARIABILI
il soggetto del verbo leggere deve avere un nome di persona o, come si dice tecnicamente, un nome marcato con il tratto [+umano];
-ata -iera -eria -oso -atico Gianni - - - - - bambino + - - - - bambin ata coniglio - + - - - conigli era libro - - + - - libr eria virtù - - - + - virtu oso luna - - - - + lun atico
Es: “ di donna ”→ “ donna” è un morfema lessicale e il suo significato non cambia a variare del contesto linguistico; il morfema grammaticale “ di” è legato in gran parte al contesto (donna di classe; il cane di Paolo) Osservazione: la distinzione tra morfemi lessicali morfemi grammaticali non è sempre netta; la frequenza di queste classi di morfemi nei testi si avvicina al 50% cioè molto spesso un’alternanza perfetta tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali. Un morfema può essere così "piccolo" da essere costituito da un solo fonema: morfema – s del plurale inglese, è costituito da un solo fonema /s/ ; in italiano un morfema da una sol fonema è la congiunzione e o la preposizione a. Generalmente un morfema è costituito da più fonemi.
Morfemi liberi e legati. I morfemi possono essere:
Morfemi liberi Morfemi legati
Parola e morfema: Le parole “boys”e “libri” sono composte da due morfemi sono cioè bimorfemiche. Generalmente in inglese le parole semplici sono monomorfemiche, in italiano generalmente nomi ed aggettivi semplici sono bimorfemici , mentre i verbi regolari sono trimorfemici. Le parole complesse possono essere trimorfemiche ed oltre: inutilità → in + util(e) + ità dolcissimamente → dolc(e) + issim + a + mente applicando la definizione di morfema a boys e a ragazzi otteniamo risultati diversi: boys → boy + s ( boy è un morfema libero) ragazzi → ragazz + i ( in italiano non si può utilizzare solo ragazz che non è un morfema libero) Per le parole semplici dell' inglese può valere una definizione che per l'italiano non vale.
Morfema e allomorfo. Il termine morfema designa propriamente una unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo (o morfo). La distinzione è parallela a quella vista in fonologia tra fonema e allofono.
Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo. Vi sono casi però in cui un morfema può essere rappresentato da più allomorfi: es. formazione plurale in inglese cat→ cats [s] dog→ dogs [z] dash→ dashes [Iz] Foneticamente si riscontrano tre realizzazioni diverse: a) [s] dopo consonanti sorde come [k, t, p, f]; b) [z] dopo consonante sonore come [b, g, d, v, l, m, n, r] e vocali; c) [Iz] dopo consonanti stridenti come [s, z, ʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suoni, tʃ ], [t] e [r], alcune combinazioni di questi suoni , ʤ ]. in casi come questi si dice che i tre allomorfi hanno distribuzione complementare: morfema del plurale s
allomorfi s z Iz
Un caso di allomorfia in italiano è quello dell'articolo maschile: i e gli sono due allomorfi.
I processi morfologici più comuni sono: la derivazione (affissi) o prefissazione (ex+marito) affisso a sinistra o i nfissazione (cant+icchi+are) affisso nel mezzo o suffissazione (dolce+mente) affisso a destra la composizione (capo+stazione, dolce+ amaro) : forma parole nuove a partire da due parole già esistenti la flessione (bello →belli, amare → amava) La flessione “ aggiunge” alla parola di base informazioni relative a genere, numero, caso, tempo, modo, diatesi, persona.
Una categoria lessicale, come ad esempio il verbo, può o “nascere” come tale oppure può “diventare” verbo attraverso vari processi: V rompere V→ V giocare→ giocherellare A→ V attivo→ attivare
aspetto Aspetto^ di capostazione è formato da due nomi (capo+stazione) che intrattengono tra di loro
aspetto dinamico della morfologia Esistono diverse modalità che possono portare alla categoria “verbo”
Inglese Italiano table nice walk
Tavol+o carin+o cammin+a+re
Es. Giak “ mandare” gi- giak “ messaggero ” kursi “ sedia ” kursi kursi “ sedie ”
o Suppletivismo : quando in una serie morfologicamente omogenea, si trovano radicali diversi che intrattengono evidenti rapporti semantici senza evidenti rapporti formali. vad -o va -i va -nno vs. and -iamo anda -te anda -i and -rei acqua vs. idr- ico cavallo vs. equ- estre vs. ipp- ico Si parla di suppletivismo forte quando vi è completa alternanza di radici (vado / andiamo, cavalleria/equestre/ippico) e di suppletivismo debole quando vi è una base comune (Arezzo / aretino).
o Allomorfia : quando nello stesso paradigma morfologico si trovano alternative formali dello stesso radicale (alternanza motivata fonologicamente) Marte à Marziano perfetto à perfezione ( [t] à [ts] ) I fenomeni di suppletivismo non sono prevedibili e devono essere esplicitamente rappresentati nel Lessico. I fenomeni di allomorfia sono prevedibili (applicazione di regole) e non devono essere «scritti» nel Lessico. Siccome non è sempre semplice distinguere tra i due tipi di suppletivismo e nemmeno tra suppletivismo e allomorfia, almeno per questo ultimo caso si usa il criterio della distanza fonologica (conto del numero di segmenti diversi tra una forma e l'altra). Le alternanze suppletive sono rappresentate nel lessico, quelle allomorfiche sono il frutto di una regola di aggiustamento.
Quando si mettono insieme due costituenti per formare una costruzione linguistica più complessa, i due costituenti non sono sullo stesso piano: uno è più importante dell’altro , per esempio è quello che attribuisce a tutta la costruzione la categoria lessicale e molte altre proprietà. Ad esempio: Fama → famoso Amministra(re) → amministrazione Veloce → velocizzare Queste tre categorie di ‘arrivo’ sono date dai suffissi. Si dirà che in queste parole d’esempio la testa (elemento di destra in derivazione) è – oso, -zione, -izzare. Il meccanismo che trasmette a tutta la costruzione le informazioni necessarie è detto di percolazione e si rappresenta:
La suffissazione cambia quasi sempre la categoria della base e sempre i suoi tratti sintattico-semantici (ad eccezione dei suffissi valutativi che non sono teste visto che non cambiano mai ne categoria ne tratti). La prefissazione non cambia mai la categoria della base che rimane dunque anche testa. In altri termini, in italiano, si può generalizzare che la testa è l’elemento di destra in derivazione.
Si definiscono parole semplici quelle parole che non sono scomponibili in segmenti più piccoli di senso compiuto (parole non derivate o composte). Si definiscono parole complesse quelle parole che sono scomponibili in segmenti più piccoli di senso compiuto (parole derivate e/o complesse). La composizione consiste nell’unione di due forme libere, di due “parole” nella stragrande maggioranza. [ ]X ,[ ]Y [ [ ]X [ ]Y ]Z Nella composizione le due parole che vengono combinate esprimono una relazione grammaticale che è nascosta, ma che tuttavia è “recuperabile” (Es. capostazione → capo (della) stazione). Le regole della composizione possono combinare diverse categorie lessicali, ma l’uscita è di norma un nome. N+N→N capostazione V+N→N porta bagagli A+N→N gentildonna P+N→N sottoscala Le uniche eccezioni riguardano il caso in cui: sono coinvolti due aggettivi A+A→A agrodolce l’aggettivo sia un aggettivo di un colore A+N→A Grigio perla Composti dell'italiano (61) viene mostrata una lista delle possibilità combinatorie della composizione in italiano. Non tutte le combinazioni sono possibili. Si può concludere che la composizione in italiano forma essenzialmente nomi, tranne in due casi e cioè quando il composto è formato da due aggettivi o quando il composto è formato da un aggettivo di colore più nome ex. giallo oro. Si consideri un composto come “camposanto”. La struttura è rappresentabile
Diremo che un costituente è testa di un composto quando tra tale costituente e tutto il composto vi è identità sia di categoria che di tratti sintattico-semantici. E’ dalla testa del composto che passano a tutto il composto: le informazioni categoriali, i tratti sintattico semantici e il genere. Vi sono lingue in cui la testa dei composti può essere identificata “ posizionalmente”. In inglese si dice che “ la testa è a destra”, visto che la categoria lessicale di tutto il compost è sempre uguale alla categoria del costituente a destra. In italiano la situazione è più
A
complessa. La regola sincronica produttiva per la formazione dei composti in italiano contemporaneo genera composti con testa a sinistra. Non tutti i composti però hanno una testa (es. saliscendi, portalettere, sottoscala). Distingueremo dunque tre tipi di composti sulla base della presenza o meno di una testa: composti endocentrici (uno dei costituenti è la testa); composti esocentrici (nessuno dei costituenti è la testa); dvandva (entrambi i costituenti sono teste del composto). Un’ulteriore classificazione è stata fatta sul tipo di relazione grammaticale implicita fra i due costituenti del composto individuando
tre tipologie:
subordinati (es. portalettere in cui lettere è oggetto di portare) coordinati (es. nave traghetto in vi è una coordinazione con operatore “ e”) attributivi/appositivi (es. cassaforte in cui forte è un’attributo di cassa)
Una delle variazioni morfologiche più comuni è la flessione. La morfologia da luogo a forme flesse di parola, ovvero a forme che esprimono, oltre ad un significato lessicale, anche uno o più significati grammaticali. Possiamo dire che la flessione è realizzata tramite morfemi legati che si aggiungono a basi che necessitano marche grammaticali di qualche tipo. Le informazioni grammaticali, dette morfosintattiche perché danno ‘istruzioni’ rilevanti sia in morfologia che in sintassi, si distinguono tramite diverse categorie. Queste categorie assumono dei valori, rappresentati da tratti. Le categorie morfosintattiche sono ad esempio il numero, il genere, il caso, il modo, il tempo, l’aspetto, ecc. I tratti morfosintattici sono invece I valori che ogni categoria può assumere. Es: Libr-o La categoria morfosintattica ‘numero’ del nome è espresso da – o. Tale categoria ha, in italiano, due possibili tratti , cioè il plurale e il singolare. I tratti che le varie categorie morfosintattiche possono assumere sono di due tipi: tratti inerenti sono quelli insiti nella parola che non vengono cambiati in alcun contesto (genere dei nomi come “la donna ” o “il cane ”) tratti contestuali sono legati al contesto in cui la parola viene a trovarsi (come l’accordo di genere e di numero negli aggettivi italiani) In italiano anche il verbo si può flettere nelle categorie di tempo, aspetto, modo e diatesi.
CAPITOLO 5. La struttura delle parole: morfologia Lo studio delle parole e delle varie forme che la parola può assumere è la morfologia.
Le parole sono unità del linguaggio umano istintivamente presenti alla consapevolezza dei parlanti. Le parole possono essere semplici o complesse. Le parole complesse sono quelle che derivate (che possono essere prefissate o suffissate) o composte. Sia le parole semplici che quelle complesse possono essere flesse.
Le parole di una lingua sono tradizionalmente raggruppate in classi (o parti del discorso) dette anche “categorie lessicali”. Ad esempio, in italiano abbiamo: il nome (Mario/casa/libertà) , il verbo (mangiare/prendo/andò) , l’aggettivo (incredibile) , il pronome (io/lei/ci) , l’articolo (il/la/un), la preposizione (di/a/con) , l’avverbio (incredibilmente/subito) , la congiunzione (e/ma/o) e l’interiezione (ehi/ahi). Le classi di parole che assumono forme diverse sono, in italiano: i nomi, i verbi, gli aggettivi, gli articoli e i pronomi; esse perciò sono dette parti del discorso “ variabili ”. Le altre parti del discorso (avverbi, preposizioni congiunzioni e interiezioni), sono dette “parti invariabili”. Un’altra distinzione è quella tra classi di parole aperte e parole chiuse : le aperte sono quelle a cui si possono sempre aggiungere nuovi membri (nomi, verbi aggettivi e avverbi). Le chiuse sono quelle composte da un numero finito di elementi a cui non è possibile aggiungerne di nuovi (articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni). Ovviamente le parti del discorso non sono uguali per tutte le lingue (in alcune lingue ad esempio è utilizzato l’articolo), tuttavia vi sono delle parti che sono universali (probabilmente nome e verbo lo sono).
Un morfema è la più piccola parte di una lingua dotata di significato. Un morfema è un segno linguistico ed è quindi costituito da un significante e da un significato.
Importante è la differenza fra morfemi lessicali e morfemi grammaticali. Quelli lessicali identificano le forme che hanno un significato lessicale, cioè non dipendono dal contesto (nomi, aggettivi, verbi). I morfemi grammaticali esprimono le funzioni grammaticali (pluralità, genere) e ricevono significato dal contesto in cui si compaiono. Ad esempio prendiamo la parola libri, notiamo che è composta da due morfemi: libr – i. Il significato di libr- è insieme di fogli stampati (morfema lessicale) il significato di –i è maschile, plurale ( morfema grammaticale).
Il termine morfema designa un’unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo. La distinzione (tra livello astratto e realizzazione concreta) è parallela a quella vista in fonologia (fonemi/allofoni). Si parla, invece di “suppletivismo” quando in una serie morfologicamente omogenea, si trovano radicali diversi che intrattengono rapporti semantici senza evidenti rapporti formali (andare/vado radice and- e radice vad-).
Le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione. I processi morfologici più comuni sono: la derivazione, la composizione e la flessione.
La derivazione è l’aggiunta di una forma legata (affisso) ad una forma libera e raggruppa tre diversi processi: - prefissazione (prefissi) es. fortunato/S-fortunato marito/ex-marito.