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Introduzione alla Linguistica: Fonologia, Sintassi e Sociolinguistica, Appunti di Linguistica Generale

Una panoramica approfondita dei concetti chiave della linguistica, esplorando la fonologia, la sintassi e la sociolinguistica. vengono analizzati aspetti cruciali come la classificazione delle lingue, l'analisi della frase in costituenti immediati, l'accordo e la reggenza, e il rapporto tra lingua e società. Ricco di esempi e definizioni chiare, rendendolo un utile strumento per studenti universitari e appassionati di linguistica.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 23/04/2025

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6 mila o 7 mila lingue riconosciute dall’unesco
Il linguaggio è uno per tutti ma bisogna essere esposti ad una lingua.
Ontogenesi=sviluppo dell’individuo
Filogenesi = sviluppo della specie
Lingue transglottiche(franche) e lingue ufficiali. Vi sono più lingue che
stati
Le zone più ricche di lingue sono quelle più prossime all’equatore. Non vi
sono differenze strutturali tra lingue e dialetti.
Vi sono almeno 2000 lingue scritte, parlato e scritto si evolvono
separatamente.
3 tipi di lingue, parlate, scritte e segnate. La lingua parlata è primaria
rispetto alla scritta, si può avere parlato senza scritto ma non viceversa.
Le lingue morte possono essere ricostruite dai documenti. Questo è il
lavoro della linguistica storica (che non può comunque risalire alle origini
dell’uomo)
3 modi per la classificazione delle lingue
-GENEALOGICA che considera le famiglie di lingue, rappresentate
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6 mila o 7 mila lingue riconosciute dall’unesco Il linguaggio è uno per tutti ma bisogna essere esposti ad una lingua. Ontogenesi=sviluppo dell’individuo Filogenesi = sviluppo della specie Lingue transglottiche(franche) e lingue ufficiali. Vi sono più lingue che stati Le zone più ricche di lingue sono quelle più prossime all’equatore. Non vi sono differenze strutturali tra lingue e dialetti. Vi sono almeno 2000 lingue scritte, parlato e scritto si evolvono separatamente. 3 tipi di lingue, parlate, scritte e segnate. La lingua parlata è primaria rispetto alla scritta, si può avere parlato senza scritto ma non viceversa. Le lingue morte possono essere ricostruite dai documenti. Questo è il lavoro della linguistica storica (che non può comunque risalire alle origini dell’uomo) 3 modi per la classificazione delle lingue -GENEALOGICA che considera le famiglie di lingue, rappresentate mediante alberi

-TIPOLOGICA che considera affinità di tipo morfologico (fusivo, agglutinante, isolante), sintattico (ordine degli elementi nella frase) o più raramente fonologico. -AREALE che si occupa di affinità tra lingue non imparentate ma geograficamente vicine. Le lingue sono sistemi simbolici propriamente umani e definitori dell’umano. Sono STORICO NATURALI cioè fanno capo a una facoltà biologica, ma sono trasmessi in modo storico ereditario. Sono arbitrarie. L’oggetto/fine della linguistica sono le lingue. Le lingue non sono osservabili come tali, per cui ci si basa su: documenti, testi o giudizi dei parlanti. I segni linguistici sono una sottoclasse di un’immensa categoria di tracce, oggetti, fatti e situazioni che permettono di passare da un’espressione a un contenuto. I segni si possono dividere in prima istanza in: INDICI (segni per contiguità, per lo più naturali/casuali) ICONE (segni per somiglianza da intendere in senso ampio) SIMBOLI (segni convenzionali/arbitrari) LA STRUTTURA DEL SEGNO LINGUISTICO I due piani (E, C) vanno incrociati con Forma e sostanza, dell’espressione e del contenuto. La nozione di arbitrarietá in senso assoluto (opposta alla motivazione) può essere scissa in arbitrarietá formale (relativa all’espressione) e semantica (relativa al contenuto)

La diacronia(attraverso il tempo) analizza i cambiamenti dei singoli elementi La sincronia è lo studio dell’intero sistema di una lingua, fermato in un instante del tempo (e corrisponde alla coscienza del parlante) Non possono esistere l’una senza l’altra. I RAPPORTI TRA GLI ELEMENTI LINGUISTICI Ogni volta che organizziamo un discorso, operano due tipi di rapporti che Saussure chiamava sintagmatici e associativi. I RS uniscono tra loro tutti gli elementi della catena parlata, distribuiti in organizzazione lineare. I RA uniscono tra loro tutti gli elementi presenti nella memoria che potrebbero sostituire un dato elemento della catena parlata. I rapporti PARADIGMATICI fanno riferimento alla possibile organizzazione di elementi associativi in paradigmi (serie chiuse o semichiuse) I LIVELLI DELL’ANALISI LINGUISTICA Sono sovrapposti (l’unità massima di ognuno è l’unità minima di quello sopra) e sono: Fonetica (sostanza dell’espressione) Fonologia (forma dell’E) Morfologia (dai morfemi ai lessemi) Sintassi (dalle parole alle frasi) Semantica (piano del Contenuto)

Le tre dimensioni della fonetica sono: - ARTICOLATORIA come i suoni vengono prodotti

  • ACUSTICA come i suoni si propagano
  • UDITIVA come i suoni vengono percepiti Ľ’unità minima (sostanza dell’E) è il FONO Il meccanismo di produzione dei suoni linguistici La grandissima parte dei suoni linguistici sono polmonari. Il meccanismo di produzione è lo stesso della respirazione (la produzione è una espirazione molto lenta che fa seguito a un’ispirazione molto veloce) • La differenza dei suoni viene data da ciò che succede nel tratto vocale, che va dalla laringe alle labbra, i cui elementi sono detti articolatori. Il meccanismo di produzione dei suoni linguistici Elementi del tratto vocale: Laringe, Glottide, Faringe, Lingua Velo del palato, Ugola, Palato duro, Alveoli, Denti, Labbra e Cavità nasali. Fonetica, trascrizione, traslitterazione IPA = International Phonetic Alphabet • Creato a cavallo di XIX e XX sec. Da Passy e Jones, viene periodicamente revisionato. Permette una descrizione (relativamente) unitaria-oggettiva dei suoni, che ha comunque margini di interpretazione La trascrizione fonetica non va confusa con la traslitterazione, che è il passaggio da un alfabeto all’altro. Il vocalismo • I foni vocalici si caratterizzano perché non c’è nessun diaframma al passaggio dell’aria. Vi sono quattro coefficienti per classificarli:

FRICATIVE (a) • Il diaframma ostacola la fuoriuscita dell’aria creando forte pressione e sfregamento, ma non c’è mai occlusione totale (Ampia gamma di suoni, molto diversi). Il consonantismo FRICATIVE (b2) • POSTALVEOLARI(quasi-palatali) PALATALI VELARI UVULARI (dolso lingua x ugola) GLOTTIDALI (accostamento pliche vocali) AFFRICATE (a) • Sono spesso considerate consonanti doppie (e segnate con una coppia di simboli) perché hanno due fasi: una occlusiva e una fricativa • NASALI • C’è un diaframma come nelle occlusive, ma il velo palatino si abbassa e l’aria può passare dal naso. Si dividono in: - BILABIALE (m]: it. Mamma LABIODENTALE [m]: it. Invece, confetto ALVEOLARE [n): it. Nano PALATALE [n]: it. Gnomo, legno NAS. VELARE tengo, panca VIBRANTI e MONOVIBRANTI • Diaframma intermittente, che permette il passaggio dellľ’aria a intervalli. Nelle MV, un solo ciclo di apertura/chiusura. Sono: • VIBRANTI – alveolare: it. Raro, - uvulare: ted rot MONOVIBRANTI – (alveolare: spero)

APPROSSIMANTI (o semivocali) • Sono simili alle vocali come produzione, ma non possono mai essere toniche (e anzi anticipano la vocale, tonica o no). Sono: - LABIOPALATALE: it. Colloquio LABIOVELARE : it. Uovo, fuori PALATALE: it. Ieri, fiamma La distinzione tra iato e dittongo non è pacifica. Lato dovrebbe essere una successione di due vocali, dittongo una vocale che cambia timbro. Ma nel parlato spontaneo è difficile distinguere • I dittonghi ascendenti hanno prima l’elemento debole poi quello forte – i discendenti il contrario. In italiano e altre lingue vi sono anche trittonghi Caratteristiche prosodiche (a) La rappresentazione segmentale non coglie il tutto della sostanza dell’espressione. Vi sono caratteri soprasegmentali, che richiedono il ricorso al tempo • LUNGHEZZA Si possono differenziare per lunghezza le vocali e le consonanti occlusive – Per le vocali 5 gradi: [ē] [e] [e-l[e:] [e SILLABA è l’unità fonetica minima percepibile • Il picco di sonorità è detto NUCLEO, e può essere preceduto da un ATTACCO. Quello che c’è dopo il NUCLEO è detto CODA. • Le sillabe senza coda sono APERTE, Je altre CHIUSE – Le sillabe si trascrivono separate da punti, e quella tonica è preceduta da un apice (es. ka’ta.lo.go) • I| NUCLEO può essere dato da vocale, sonorante o fricativa (no occlusive, no approssimante) – Uno iato si distribuisce tra due sillabe. L’accento può derivare da altezza, intensità e durata • Vi sono lingue ad accento fisso, semilibero o libero – L’italiano ha accento libero, e distingue tra tronche, piane e sdrucciole. In alcune lingue il tono/altezza è un parametro che contribuisce a definire i segmenti – La più nota e parlata lingua tonale è il cinese mandarino, che ha 4 toni • Nelle lingue non tonali, il soprasegmentale di enunciato

Esprime i rapporti elementi. Può essere: - Complementare (se c’è c’è mai B) – Sovrapposta (se c’è A, può essere o no) – Coincidente (se c’è A, c’è sempre anche B) Se SOVR, sono due allofoni, se COMP sono due fonemi, COINC bisogna applicare la prova di commutazione. Il metodo della commutazione consiste nell’accostare due sequenze che hanno un contesto simile e una sola differenza. Se si tratta di due parole diverse i due elementi sono due fonemi, se no sono allofoni. L’insieme delle unità del significante di una lingua è definito inventario fonologico. Comprende i segmenti e i costituenti prosodici. I metodi per costituirlo sono sostanzialmente due: - prova di commutazione e analisi della distribuzione. Entità della morfologia e modelli di analisi morfologica Le entità di prima articolazione sono morfemi, che si individuano con prove di commutazione • I morfemi possono essere distinti in: LESSICALI GRAMMATICALI LIBERI vs. LEGATI Alcune lingue tendono a legare le due classi. I morfemi legati sono chiamati:

  • RADICI (lessicali)
  • AFFISSI (gramm. E derivazionali)
  • Prefissi, infissi, suffissi
  • DESINENZE (flessivi)

Entità della morfologia e modelli di analisi morfologica

  • La struttura interna delle forme flesse può essere spiegata in base a tre modelli
  • ENTITÀ e DISPOSIZIONI
  • ENTITÀ e PROCESSI
  • LESSEMI e PARADIGMI •Tutti e tre hanno pregi e limiti – (in generale, più sono semplici meno spiegano -e più “colgono” eccezioni più sono complessi) Paradigmi e classi di flessione: tipi di irregolarità Forme perifrastiche (es. tempi composti in it.)
  • Fusione (es. bad vs. worse) Polimorfia (es. devo vs. debbo) Difettività (es. *soccombuto)
  • Allomorfia (es. ox vs. oxen) – Suppletivismo (es. buy/bought, vado/andiamo)
  • Sincretismo (es. io/tu/egli senta) Invariabilità (es. lama, città, specie) Deponenza (es. loquor) Oscillazioni nella classe di flessione (es. la mano, le mani) Sovrabbondanza (es. aborro/aborrisco)
  • Le forme flesse sono organizzate in paradigmi, che possono essere rappresentati da celle. Le classi di flessione dei verbi sono dette coniugazioni, quelle dei nominali flessioni –

(Boas=>Jakobson) Sono ciò che ogni lingua costringe a specificare – In italiano: genere, numero, persona, tempo, (aspetto), modo, diatesi, (caso)

  • I loro valori sono detti tratti morfosintattici – (es. femminile, imperativo, passivo, plurale). Le parole: lessemi, forme, occorrenze • Parole grafiche => sequenze di lettere separate da spazi Lessemi => elementi astratti – Possono essere classificati in parti o categorie: variabili vs. invariabili
  • Ogni elemento concreto è detto occorrenza. Ogni lessema ha diverse forme (p. es. forme flesse) ma una sola forma di citazione (quella che si trova nel dizionario) Accento e parola fonologica (a):
  • Le lingue possono avere accento fisso variabile. In quelle con accento non prevedibile si possono creare coppie minime per accento • La parola fonologica (@) non coincide con quella morfologica: può essere più piccola o più grande. I tipi di significati possono essere raggruppati in categorie generali – (es. nomi d’azione, di qualità, d’agente, di strumento, di luogo, collettivi, ecc.)
  • Un tipo di derivazione importante (anche politicamente) per la formazione di nomi d’agente è la MOZIONE (passaggio da o più raramente viceversa) • Le RFL possono essere rappresentate da parentesi etichettate o diagrammi ad albero.

Semantica lessicale: rapporti sintagmatici e rapporti paradigmatici Da Saussure in poi, il modo in cui le parole si raggruppano nella memoria è un oggetto fondamentale per la linguistica Alcuni rapporti binari sono:

  • Antonimia (buono/cattivo)
  • Complementarità (vivo/morto) Inversione (marito/moglie) Vi sono poi relazioni di incompatibilità non (necessariamente binarie) Tra le strutture gerarchiche abbiamo: Iponimia/iperonimia Tassonomia Meronimia Campi lessicali Hanno una vasta tradizione di studi, Non sono facilmente definibili, Possono avere intersezioni, Sono talvolta definibili da arcilessemi.
  • Le strutture concettuali sono elaborate anche da altre teorie (più cognitive che linguistiche), che fanno uso di nozioni come frame, spazio mentale, script ecc. Rapporti lessicali sintagmatici Intersezione tra il piano concettuale e quello sintagmatico:
  • Solidarietà semantiche e lessicali Distribuzione limitata e espressioni fisse (o polirematiche)

È costituita da un insieme di elementi nominali, organizzati intorno a un predicato

  • TIPOLOGIA DELLE FRASI (1): gerarchia
  • Principale
  • Dipendente/subordinata
  • Coordinata
  • Completive (con principale sintatticamente indipendente) TIPOLOGIA DELLE FRASI (2): struttura predicativa
  • Verbale
  • Nominale
  • “predicato nominale” TIPOLOGIA DELLE FRASI (3): polarità
  • Affermazione
  • Negazione TIPOLOGIA DELLE FRASI (4): modalità
  • Dichiarativa
  • Interrogativa (totale vs. parziale)
  • Imperativa/iussiva TIPOLOGIA DELLE FRASI (4): diatesi
  • Attivo
  • Passivo
  • Medio (riflessivo) TIPOLOGIA DELLE FRASI (5)
    • Marcato/non marcato La frase (d): struttura argomentale Ogni frase è composta da un predicato (p. es. un verbo) più un certo numero di argomenti. Gli argomenti possono essere da 0 a 3 :
  • Non argomentali
  • Monoargomentali
  • Biargomentali
  • triargomentali Gli argomenti si possono suddividere in:
  • Soggetto
  • Oggetto
  • Oggetto indiretto La frase (e): proprietà degli argomenti MORFOLOGICHE
  • Marcatura morfologica dei casi • SINTATTICHE
  • Ordine dei costituenti, accordo. SEMANTICHE
  • Strumento
  • Fine/meta
  • Provenienza La frase (h): ipotesi inaccusativa
  • La distribuzione degli ausiliari in italiano non è spiegabile se si ricorre soltanto alla distinzione tra transitivo e intransitivo. Se si suddividono gli intransitivi in inaccusativi (es. affondo) e inergativi (es. mento), si può assegnare l’ausiliare ‘avere’ a questi ultimi. L’analisi della frase in costituenti immediati (a) Le parole non si limitano a disporsi l’una dopo l’altra nella frase, ma si raggruppano in unità di ordine superiore (costituenti o sintagmi).
  • L’analisi in costituenti immediati (parsing) “scende” dalla frase a costituenti sempre più piccoli, fino a giungere alle parole. I costituenti sono unità sintagmatiche, ma anche paradigmatiche (possono essere sostituiti “in blocco”). Ogni costituente ha una testa, che decide della sua natura e delle sue proprietà. L’analisi della frase in costituenti immediati (b): test di costituenza
  • Movimento – In molte lingue, i costituenti si possono spostare in blocco
  • Isolabilità – I costituenti possono essere risposta a una domanda specifica
  • Scissione – Nella frase scissa si può spostare solo un costituente intero
  • Coordinazione – Due costituenti possono prendere il posto di uno
  • Ellissi – I costituenti possono essere omessi in caso di ripetizione
  • Sostituibilità – i costituenti possono essere sostituiti da pronomi L’analisi della frase in costituenti immediati ©: i principali tipi di costituenti
  • Sintagma nominale (SN)
  • Sintagma verbale (SV)
  • Sintagma aggettivale (SA)
  • Sintagma preposizionale (SP) SINTAGMA NOMINALE
    • Il nome è la testa. In italiano è spesso preceduto da un determinante, e può essere seguito da SA o SP. La testa può essere espressa da un pronome
    • Si dividono lingue PRO-DROP (come italiano e spagnolo) in cui il soggetto non è obbligatorio e non deve essere presente in frasi non- argomentali, da lingue NON-PRO-DROP, in cui accade il contrario (e