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Introduzione alla Linguistica: Fonologia, Morfologia e Sintassi - Prof. Ballerini, Appunti di Linguistica Generale

Libro “le lingue e il linguaggio” integrato agli appunti presi a lezione

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 17/03/2023

Martina.0412
Martina.0412 🇮🇹

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Le lingue e il linguaggio
Il linguaggio è uno strumento manipolatorio con il quale posso convincere qualcuno
riguardo determinate cose. La linguistica è lo studio delle lingue, nelle loro storie, strutture
e nei loro rapporti con la storia della cultura. Cosa dobbiamo sapere del linguaggio?
Dobbiamo sicuramente sapere che non riguarda un aspetto scientifico come magari la
biologia, chimica, fisica… ma abbiamo a che fare con il linguaggio (lingua materna che per
noi è l’italiano). La linguistica ci fornisce abbastanza strumenti per poter essere in grado di
leggere tutti quei testi che trattano di linguistica. Bisogna fare in modo di imparare un
vocabolario di base che sostanzialmente è indispensabile per poter parlare in modo
accettabile. I termini tecnici della linguistica sono dati dal metalinguaggio = sistema di segni
foggiati per l’analisi delle strutture linguistiche generali e perciò appartenente alla logica, e
non alla scienza dei linguaggi concreti. Il metalinguaggio è quella lingua che viene utilizzata
per descrivere un oggetto di studio; ogni disciplina, ogni scienza ha un suo proprio
metalinguaggio (es: quello della medicina, economia, storia…); es: il termine “parola” che
noi comprendiamo molto bene e che ci sembra un termine di base per qualsiasi studi, in
realtà è una nozione propriamente scientifica.
Il linguaggio è un sistema che si compone di vari livelli di analisi:
Fonetico fonologico = rappresenta i suoni delle lingue che entrano in relazione
tra loro e tra le varie lingue del mondo che però non utilizzano i medesimi suoni. I
suoni sono organizzati tutti in modo proprio.
Morfologico = riguarda la struttura interna della parole, la forma e le nozioni che
sono codificar nelle parole (es: gatto gatti: quale nozione codificano? La quantità,
in particolare modo il singolare e il plurale).
Lessicologia = struttura del lessico di una lingua, quindi le varie forme anche più
complesse (ferro da stiro)
Sintassi = come si combinano le parole di una lingua, struttura e relazioni interne
fra gli elementi che la costituiscono (es: Giovanni mangia le mele a colazione; oppure
utilizzando una sintassi (ordine parole) diversa come: Le mele, Giovanni, le mangia
a colazione).
Semantica = il livello che si occupa del significato delle parole
Pragmatica = l’uso delle parole, l’atto comunicativo vero e proprio, sono le azioni
che si fanno con il linguaggio
Nel corso della sua storia, la linguistica si è ispirata, in particolare modo nell’800-900 alla
botanica, chimica, matematica… mentre, in tempi più vicini a noi si è interessata di
informatica, genetica, neuroscienza. Quindi non solo è una scienza a metà fra queste due ma
è anche una scienza che rientra nell’interesse di molte altre materie come per esempio:
sociologia, psicologia, filosofia, antropologia.
1. Che cosè il linguaggio
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano, [= Lin-guì-sti-ca] riguarda lo
studio scientifico e sistemico del linguaggio e delle lingue naturali dove alla base troviamo il
termine “lingua”. Il linguista non si focalizza sullo studio del linguaggio (in senso più
astratto) ma studia tutto ciò che il linguaggio può produrre. È una scienza oggettiva, quindi
non è né soggettiva e neanche impressionistica. Fornisce un metodo mediante il quale posso
descrivere ciascuna delle migliaia di lingue parlare dall’umanità nel corso della storia. La
parola linguaggio suona familiare a tutti noi: sappiamo di possedere e usare un “linguaggio”
che chiameremo linguaggio naturale. Tuttavia si parla anche abitualmente di “linguaggio
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Le lingue e il linguaggio

Il linguaggio è uno strumento manipolatorio con il quale posso convincere qualcuno riguardo determinate cose. La linguistica è lo studio delle lingue, nelle loro storie, strutture e nei loro rapporti con la storia della cultura. Cosa dobbiamo sapere del linguaggio? Dobbiamo sicuramente sapere che non riguarda un aspetto scientifico come magari la biologia, chimica, fisica… ma abbiamo a che fare con il linguaggio (lingua materna che per noi è l’italiano). La linguistica ci fornisce abbastanza strumenti per poter essere in grado di leggere tutti quei testi che trattano di linguistica. Bisogna fare in modo di imparare un vocabolario di base che sostanzialmente è indispensabile per poter parlare in modo accettabile. I termini tecnici della linguistica sono dati dal metalinguaggio = sistema di segni foggiati per l’analisi delle strutture linguistiche generali e perciò appartenente alla logica, e non alla scienza dei linguaggi concreti. Il metalinguaggio è quella lingua che viene utilizzata per descrivere un oggetto di studio; ogni disciplina, ogni scienza ha un suo proprio metalinguaggio (es: quello della medicina, economia, storia…); es: il termine “ parola ” che noi comprendiamo molto bene e che ci sembra un termine di base per qualsiasi studi, in realtà è una nozione propriamente scientifica. Il linguaggio è un sistema che si compone di vari livelli di analisi: ➔ Foneticofonologico = rappresenta i suoni delle lingue che entrano in relazione tra loro e tra le varie lingue del mondo che però non utilizzano i medesimi suoni. I suoni sono organizzati tutti in modo proprio. ➔ Morfologico = riguarda la struttura interna della parole, la forma e le nozioni che sono codificar nelle parole (es: gattogatti : quale nozione codificano? La quantità, in particolare modo il singolare e il plurale). ➔ Lessicologia = struttura del lessico di una lingua, quindi le varie forme anche più complesse ( ferro da stiro ) ➔ Sintassi = come si combinano le parole di una lingua, struttura e relazioni interne fra gli elementi che la costituiscono (es: Giovanni mangia le mele a colazione ; oppure utilizzando una sintassi (ordine parole) diversa come: Le mele, Giovanni, le mangia a colazione ). ➔ Semantica = il livello che si occupa del significato delle parole ➔ Pragmatica = l’uso delle parole, l’atto comunicativo vero e proprio, sono le azioni che si fanno con il linguaggio Nel corso della sua storia, la linguistica si è ispirata, in particolare modo nell’800-900 alla botanica, chimica, matematica… mentre, in tempi più vicini a noi si è interessata di informatica, genetica, neuroscienza. Quindi non solo è una scienza a metà fra queste due ma è anche una scienza che rientra nell’interesse di molte altre materie come per esempio: sociologia, psicologia, filosofia, antropologia.

1. Che cos’è il linguaggio La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano, [= Lin-guì-sti-ca] riguarda lo studio scientifico e sistemico del linguaggio e delle lingue naturali dove alla base troviamo il termine “lingua”. Il linguista non si focalizza sullo studio del linguaggio (in senso più astratto) ma studia tutto ciò che il linguaggio può produrre. È una scienza oggettiva, quindi non è né soggettiva e neanche impressionistica. Fornisce un metodo mediante il quale posso descrivere ciascuna delle migliaia di lingue parlare dall’umanità nel corso della storia. La parola linguaggio suona familiare a tutti noi: sappiamo di possedere e usare un “linguaggio” che chiameremo linguaggio naturale. Tuttavia si parla anche abitualmente di “linguaggio

degli animali”, di “linguaggio del computer”, di “linguaggio dei gesti”… però questi linguaggi sono la stessa cosa oppure sono differenti? Tutti i linguaggi hanno un elemento in comune, sono tutti sistemi di comunicazione, servono quindi a trasmettere informazioni da un individuo che chiameremo emittente , ad un altro che chiameremo ricevente (o destinatario). Es: se voglio comunicare a qualcuno di non passare per un determinato luogo, posso dirgli Fermati! Oppure alzare il palmo della mano aperta e mostrarglielo. Un emittente ha un’informazione da trasmettere: l’emittente attraverso un processo di codifica; “ codifica ” il proprio messaggio e lo trasmette su un canale ad un ricevente il quale, ricevuto il messaggio procederà a codificarlo. La comunicazione è la trasmissione di un messaggio da un soggetto emittente ad un soggetto ricevente, per mezzo di un codice (sistema condiviso) e il ricevente decodifica il messaggio. L’emittente trasforma il messaggio in segnale. Il canale è il contatto tra i due. C’è un problema nella comunicazione che è quello del rumore. Affinché il messaggio arrivi al destinatario bisogna che lungo il canale non ci siano disturbi, rumori, interferenze… quindi la comunicazione è un circuito che si chiude linearmente. Parte dall’emittente e si chiude con il pacchetto di informazioni che riceve il ricevente. Il loro modello, che viene considerato basico, è un modello che non è totalmente adeguato a descrivere la comunicazione umana, non coglie determinati aspetti della comunicazione linguistica. Una volta chiarito che tutti i vari tipi di linguaggio realizzano una qualche forma di comunicazione, questo non è sufficiente per considerarli manifestazioni di un unico sistema: bisogna quindi determinare se questi diversi sitemi di comunicazione sono costruiti in base agli stessi principi; se avessimo dimostrato che tutti i vari “linguaggi” sono identici nella loro funzione, non abbiamo detto nulla che dimostri che essi sono identici anche nella loro struttura. La riflessione sul linguaggio naturale (o umano) condotta nell’ultimo mezzo secolo propende per considerare la sua struttura come specifica. Si sostiene che solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano, e che neppure le specie animali più vicine all’uomo in termini evolutivi, come le scimmie antropoidi, sono in grado di acquisire tale linguaggio, se non in forma estremamente impoverita. La linguistica è quindi lo studio scientifico del linguaggio umano. Cosa si intende con lo “ studio scientifico ”?? Il tipo di metodologia e di analisi dei problemi che caratterizza qual dunque scienza, potremmo definire le caratteristiche proprie di questa metodologia e di questa analisi come: 1) la formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari (questo punto si riferisce al fatto che qualunque scienza si trova di fronte a una grande quantità di fenomeni diversi); 2) la formulazione di tali ipotesi in modo chiaro e controllabile (questo punto definisce la caratteristica propria che il discorso scientifico deve avere: essere formulato in termini definiti in modo esplicito e fondarsi su esperimenti ripetibili; solo il rispetto di questi criteri permette il “controllo pubblico” della validità dei risultati raggiunti da un determinato scienziato. Questo chiarisce perché la linguistica non sia una disciplina normativa ma descrittiva: il suo scopo non è infatti quello di indicare “ciò che si deve dire o non si deve dire” ma spiegare ciò che effettivamente si dice. Ogni lingua presenta delle varietà d’uso, ognuna delle quali ha caratteristiche proprie che vanno conosciute bene, per poter utilizzare tale varietà nei contesti e nei modi appropriati. Es: La ragazza che gli ho parlato ieri - > forma comune nel parlato, è bene però usare La ragazza alla quale (a cui) ho parlato ieri. L’indicazione delle forme “buone/meno buone/decisamente da evitare” è il compito della grammatica normativa: è un compito importante perché indica quali convenzioni dobbiamo seguire se vogliamo adottare un certo tipo di comportamento accettato in un determinato gruppo sociale. La linguistica ha un fine conoscitivo: cioè quello di spiegare in base a leggi quanto più possibile generali ciò che effettivamente si dice. Appendix probi = è l’errore, presente in un libro conservato nella biblioteca nazionale di Napoli. È una lista di 227 parole latine. In questa lista sono indicate delle forme che non

umano è quella di poter formare un numero altissimo di segni, cioè di entità di significante e significato, mediante un numero molto limitato di elementi (fonemi) che non hanno significato ma solo la capacità di distinguere significati. Questa caratteristica è chiamata doppia articolazione (caratteristica chiamata così da un linguista francese André Martinè). Doppio vuol dire due, quindi in questo caso abbiamo due livelli di articolazione del linguaggio umano è diviso in due livelli: o Primo livello: il significante del sistema linguistico è organizzato e quindi scomponibile in unità, parti che sono portatrici di significato, vengono riutilizzate con lo stesso significato per formare altri segni. È una scomposizione in unità che si chiamano morfemi - > sono unità della lingua come se fossero dei mattoni con forma e significato verrebbero sicuramente usate per creare parole nuove ma con quella determinata forma e significato. Diversa però è la divisione in sillabe che in questo caso non c’entra nulla. Es: gatto: diviso in due morfemi; gatto o Seconda articolazione: consiste nel fatto che i morfemi possono ancora dividersi in parti più piccole, ma che però queste a loro volta non possono essere scomposte. A differenza dei morfemi non hanno significato, sono solo unità distintive. I morfemi quindi si dividono in fonemi. Distinguono un suono dall’altro. Le lingue del mondo hanno all’incirca una trentina di foni che danno ordini a tutte le parole della lingua. Le parole sono provviste di significato. Es: g-a-t-t-o Le lingue rispetto agli altri codici linguistici non sono solo articolate, la lingua è organizzata su due diversi livelli, uno dei quali costituisce l’altro. La doppia articolazione riguarda il significante del segno linguistico, che è organizzato e scomponibile in un livello di prima articolazione con portatrici di significato, usato con significato per indicare altri segni linguistici. Es: libro - > libr è il morfema lessicale; la o sta ad indicare in questo caso il maschile … es cucchiaio, gatto, bello. I morfemi sono portatori di significato lessicale o grammaticale. Il fonema forma catene dotate di significato. Nelle lingue il piano del significato è doppiamente articolato. Ma questa doppia articolazione è un principio importante per le caratteristiche del linguaggio umano. Un’altra differenza tra il linguaggio umano e i “linguaggi” animali è data dall’ inventario dei segni a disposizione in questi differenti sistemi: i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni; le parole non costituiscono un insieme finito, perché si creano continuamente parole nuove. A questa possibilità di creazione continua di nuove frasi contribuisce in modo decisivo il meccanismo della ricorsività; esso permette di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un’altra frase, poi in quest’ultima un’altra frase ancora, e così via. Partiamo da una frase semplice come:

1. Maria mi ha colpito Utilizzando un verbo come dire possiamo trasformare la frase (1) in una frase complessa, quindi formare da una frase principale ad una dipendente. 2. I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito. Si può trasformare l’intera frase in una dipendente da un verbo come credere: 3. I vicini credono che i ragazzi dicano che Maria mi ha colpito. Utilizzando un verbo opportuno, il processo potrebbe continuare all’infinito: non c’è un limite, in linea di principio alla lunghezza delle frasi di una qualunque lingua naturale. Abbiamo detto che il limite della lunghezza delle frasi non esiste, infatti le nostre limitazioni di spazio, di tempo e di memoria non ci permettono di costruire effettivamente una frase di lunghezza infinita; per poter raggiungere questo risultati, sarebbe necessario poter disporre di un tempo infinito. Questa capacità di produrre frasi di lunghezza potenzialmente infinita, ossia la ricorsività, è presente solo nel linguaggio umano, mentre è assente nei sistemi di comunicazione delle altre specie animali. Il linguaggio umano è un

sistema altamente specializzato, dotato di proprietà specifiche, nel doppio senso di “specifiche del sistema”, cioè possedute da esso solo, e specifiche della specie, cioè possedute dalla sola specie umana. Esistono altri sistemi che chiamiamo “linguaggi” e che sono caratterizzati da queste proprietà, ma che sono diversi dal linguaggio umano sotto altri punti di vista: i linguaggi dell’informatica. In che cosa consiste la differenza tra questi linguaggi e quello umano? In ciò che viene abitualmente chiamata la “ dipendenza dalla struttura ”.

4. La donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito è Maria Otteniamo una frase che suona “non ben formata” o “agrammaticale”. 5. *La donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito è Maria. Il simbolo dell’asterisco ***** indica le parole o le combinazioni di parole che sono agrammaticali per il parlante nativo di una determinata lingua. Agrammaticale non significa “scorretto” bensì “mal formato per il parlante nativo di una determinata lingua”. _6. La ragazza di Pietro suona bene il pianoforte

  1. *Il Pietro pianoforte bene di ragazza suona la_ I parlanti nativi distinguono senza difficoltà le frasi ben formate da quelle mal formate. Il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza del parlante nativo di una determinata lingua. I linguaggi dell’informatica sono in genere “indipendenti dalla struttura”, cioè in essi il valore di ogni elemento è normalmente determinato solo da quelli degli elementi adiacenti. Il linguaggio umano è una struttura altamente specifica, nel duplice senso che contiene delle caratteristiche proprie, diverse da quelle di altri sistemi di comunicazione, e che è una proprietà unica della specie umana. Con linguaggio intendiamo la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie descritte precedentemente. Con lingua intendiamo la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità. Se ci riferiamo al linguaggio umano, parliamo generalmente di linguaggio al singolare, perché questa capacità è propria della specie umana e comune a tutti gli esseri u mani in quanto tali. Parliamo di lingua tanto al singolare che al plurale perché sono tante le lingue del mondo. Un filosofo medievale, Ruggero Bacone scrisse che “ la grammatica è unica ed identica nella sostanza, anche se varia accidentalmente ”, quindi le lingue sono differenti ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacità umana specifica. Quali sono gli elementi comuni a tutte le lingue (universali linguistici) e quali invece gli elementi diversi da lingua a lingua o almeno quelli non comuni a tutte? Non sono stati trovati casi di lingue in cui sia impossibile applicare il meccanismo della ricorsività o che presentino casi di regole indipendenti dalla struttura. Una caratteristica che distingue le varie lingue è l’ordine delle parole o meglio l’ordine degli elementi principali della frase. In italiano, l’ordine più comune in una frase dichiarativa è quello di SoggettoVerboOggetto (SVO). In arabo e nelle altre lingue semitiche l’ordine più frequente è VSO, mentre nelle lingue come il turco o il giapponese, l’ordine è SOV. L’ipotesi più diffusa è che le lingue siano diverse l’una dall’altra, ma che questa variazione non sia illimitata, bensì sia confinata in un ambito limitato di scelte possibili. Esistono quindi degli universali linguistici, da un lato, e delle proprietà che caratterizzano soltanto alcune lingue oppure, soltanto alcuni gruppi di lingue. Lo studio di queste ultime è l’oggetto della tipologia linguistica. Nella terminologia linguistica indicano due concetti diversi: o Linguaggio = capacità degli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione con determinate caratteristiche trasmesse per via ereditaria o Lingua = forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità: lingua italiana, lingua inglese… trasmesse per via culturale ma non ereditata biologicamente.

costituisce una lista fissa che non può essere espansa combinando elementi per formare nuovi e più complessi messaggi ”. A differenza del linguaggio degli animali, nel linguaggio umano una caratteristica fondamentale è quella di ricombinare pochi elementi discreti, i foni, in modo tale da generare significati sempre nuovi. Gli elementi sono discreti (in senso tecnico sono distinti l’uno dall’altro). Sono elementi ben separati tra di loro, non hanno nessun tipo di entità intermedie. A questa capacità del linguaggio umano possiamo associare altre caratteristiche: ❖ Ricorsività = possibilità di riapplicare uno stesso procedimento al risultato di una sua precedente applicazione (quindi applicare un processo a se stesso, in modo tale da creare un’infinità di strutture). Posso costruire nuove frasi inserendo una frase nell’altra, ancora e ancora, ma tenendo sempre conto che non si arriverà mai all’infinito. Posso prendere un procedimento e aggiungerci un suffisso come: operare, operazione, operazionale, operazionalizzare. Oppure posso aggiungere alla frase un aggettivo: prendo un meccanismo linguistico e lo ripropongono al risultato di questo lo applico un ulteriore volta. Es: un bambino simpatico Un bambino simpatico e bravo Un bambino simpatico, bravo e intelligente. Permette di creare nuove frasi inserendo, in una frase esistente un’altra frase, in quest’ultima un’altra nuova frase e così via. Es: ho fame A’: sto dicendo che ho fame A”: sai che sto dicendo che ho fame A”’: sostengo che stai dicendo che ho fame Questo procedimento che noi siamo soliti applicare al linguaggio umano, non è applicabile a quello animale. Solo noi possiamo replicare a piacere uno stesso procedimento o una regola, per formare frasi sempre più lunghe tra di loro. Sappiamo però che questo procedimento non è applicabile all’infinito in quanto la nostra mente è finita, limitata. Inoltre si aggiungono limiti esterni come il tempo. Se allunghiamo una frase all’infinito non faremo altro che perdere il filo del discorso e non ricordarci più il punto iniziale. Negli anni 60 ci sono stati degli esperimenti che fecero scalpore, alcuni scienziati hanno cercato di insegnare la lingua umana alle scimmie e hanno provato a dialogare con loro. Dai 2 ai 4 anni un bimbo apprende delle strutture linguistiche complesse ed è in grado di capire le regole di funzionamento di qualsiasi dialogo. Le scimmie in questione, benché fossero istruite, dopo due anni avevano appreso al massimo un centinaio di segni. Era un repertorio fisso e limitato, non formulavano frasi complesse tramite la ricorsività cosa che invece facevano i bambini. Non parlavano di loro iniziativa ma solo in risposta ad uno stimolo. Sapevano che se rispondevano agli stimoli avevano una ricompensa. Erano in grado di dialogare, ma con un linguaggio molto rigido, funzionale alle singole esperienze e non avevano quelle caratteristiche che noi invece abbiamo evidenziato nel linguaggio umano. o Produttività = ci permette di creare un numero illimitato di messaggi che mai abbiamo sentito o prodotto prima di allora. Possiamo quindi parlare anche di cose che non esistono, ma dobbiamo cambiarle in maniera nuova. o Distanziamento = è la possibilità di formulare messaggi relativi a cose/situazioni distanti nel tempo e/o nello spazio dal momento e dal luogo della formulazione del messaggio stesso. Possiamo parlare del passato e del futuro (qui e ora), cosa che gli animali invece non possono fare. o Linearità = il linguaggio è fatto di elementi che seguono l’uno all’altro. È lineare anche quando parliamo oppure realizziamo suoni uno dietro l’altro. I segni linguistici vengono realizzati in successione nel tempo (lingue parlate) e/o nello spazio (lingua scritta). La linearità è una caratteristica del linguaggio umano.

o Dipendenza dalla struttura = gli elementi di una catena linguistica includono anche relazioni a distanza, non è rilevante l’ordine, ma le relazioni strutturali. È vero che disponiamo gli elementi di qualsiasi frase che pronunciamo o scriviamo, ma questi elementi che metto linearmente in una frase hanno tra di loro delle relazioni strutturali che sono a distanza. Es: ho parlato alla zia del medico - > due possibili interpretazioni: ho parlato con mia zia del medico oppure possiamo intendere che il soggetto abbia parlato con la zia del medico (relazione zia-medico). Ogni atto linguistico è un fatto a sé ed irripetibile. In realtà ciò che in una lingua è fondamentale è la capacità distintiva dei suoni. (1) Manto – Mento Sa – Se Varo – Vero Vale - Vele (2) Mela – Mele La – Le Ma - Me Fiale - Fiele (3) Lana – Lena Pari – Peri Sola – Sole Tanto – Tento Diremo che esiste una vocale [a] che si “oppone” ad una vocale [e] e questa opposizione basta da sola a distinguere moltissime parole. L’idea che esista un livello astratto della lingua è importante perché ci aiuta ad identificare un livello in cui i fenomeni sono “pertinenti”. Ferdinand de Saussure pose alla base del suo Corso di linguistica generale una serie di distinzioni che formano ancora oggi una base concettuale irrinunciabile per la definizione di lingua e cioè la distinzione tra sincronia (insieme) e diacronia (attraverso - > studio dell’etimologia), tra rapporti associativi e sintagmatici, tra significante e significato e quella tra langue e parole. Quando due individui comunicano si verifica il seguente scambio: il parlante A associa al significato “mano” dei suoni [mano] (atto di fonazione), i suoni giungono all’ascoltatore B che associa i suoni [mano] ad un significato (‘arto degli esseri umani). B a questo punto può a sua volta diventare parlante ed associare significati a suoni, produrre un atto di fonazione che giungerà ad A e così di seguito. La parole è un esecuzione linguistica realizzata da un individuo, è un atto individuale. Ma un individuo non possiede tutta la lingua, per esempio tutta la lingua italiana. Vi è una lingua che è della collettività, è sociale e astratta, questa è la langue (aspetto sociale e astratto del linguaggio). L’individuo può realizzare atti di parole diversi ma non può da solo modificare la lingue perché questa è il sistema di riferimento collettivo. La parole è attuazione, realizzazione, la langue è potenzialità, è un sistema astratto (gli usi individuali e concreti che i singoli parlanti fanno della lingua). Un’altra importante distinzione, dovuta a Jakobson – quella tra codice e messaggio – si basa sulla distinzione tra un livello astratto ed un livello concreto. Il codice è un insieme di potenzialità, ed è astratto. Un messaggio viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice, ed è un atto concreto. Saussure Jakobson Livello astratto Langue Codice Livello concreto Parole Messaggio Una terza distinzione tra un livello astratto e uno concreto è stata fatta da Noah Chomsky tra competenza ed esecuzione. La competenza è tutto ciò che l’individuo “sa” della propria lingua per poter parlare come parla, si intendono tutte quelle regole della lingua che un nativo ha acquistato della propria lingua materna, non riguardanti l’aspetto grammaticale, ma più il saper utilizzare le regole. La competenza appartiene all’individuo. Per Saussure la langue era la somma delle lingue che tutti parlavano (sociale). L’ esecuzione è tutto ciò che l’individuo “fa”, è un atto di realizzazione e dunque è concreto; è identico al concetto di parole. Langue e competenza di riferiscono al sistema astratto (codice) mentre parole ed esecuzione si rifanno alla realizzazione concreta (messaggio). Saussure Jakobson Chomsky Livello astratto Langue Codice Competenza Livello concreto Parole Messaggio Esecuzione

segmenta, secondo la teoria matematica, le componenti della comunicazione, in quanto vede la comunicazione come una trasmissione lineare di dati. Un parlante ha anche una competenza relativa alle parole della propria lingua. Sa che in italiano le parole di norma finiscono in vocale, tranne per poche come non, per, del … ed alcune parole di origine straniera come sport. Sa che due parole in tutto eguali tranne che per l’accento hanno significati diversi. 1) àncora/ancòra - pero/però - Càpitano/capitàno/capitanò Un parlante sa formare parole nuove e utilizza questa possibilità non di rado. A partire dal verbo collocare si può formare collocamento, dall’aggettivo lucido si può formare extralucido, dal nome magistrato si può formare magistratura. I parlanti sanno che a partire da parole semplici si possono formare parole complesse. Sa distinguere tra parole possibili ma non esistenti e parole non possibili:

  1. Cane, libro b. Buna, lopa C. Drloto, pferdt Sa formare parole complesse a partire da parole semplici (3a, 3c) ma sa anche che non è sempre possibile applicare lo stesso meccanismo come si vede in (3b, 3d)
  2. Dolce - > dolcemente b. Ferroviario - > * ferroviariamente C. Abile - > disabile D. Veloce - > * disveloce Un parlante sa che alla parola libro si possono aggiungere molti suffissi “valutativi” ma che lo stesso non può avvenire per una parola come balcone
  3. libro - > librone, libretto, librino, libraccio, libriciattolo… balcone - > *balconino, balconcino, *balconercolo, balconaccio O che ad una stessa parola si possono applicare sia suffissi che prefissi
  4. utile - > inutile - inutile - > inutilità Sanno costruire comporti ma sanno che non si possono formare composti a partire da due parole qualsiasi.
  5. Uomo radar, uomo scimmia, uomo civetta b. *uomo matita, *uomo cielo O che i termini di un composto in italiano non si possono invertire liberamente
  6. capostazione > *stazionecapo - cassaforte > *fortecassa I parlanti conoscono le regole della sintassi, sanno che possono formare vari tipi di frase; per esempio a partire dalla frase dichiarativa attiva semplice si possono domare delle frasi interrogative. ▪ I bambini adorano i dolci - Adorano i dolci i bambini? - Cosa adorano i bambini? Se si considerano le frasi: ▪ Vado a prenderlo b. Lo vado a prendere c. Penso di prenderlo d. *lo penso di prendere Il pronome critico lo può S essere unito sia al verbo della frase dipendente a. sia al verbo della principale b, mentre può essere unito solo al verbo della frase dipendente c, ma non al verbo della frase principale d. ▪ Io ritengo Maria una buona giornalista b. Io ritengo che Maria sia una buona giornalista a’. Maria è ritenuta (a me) una buona giornalista b’. *Maria è ritenuta (da me) sia una buona giornalista Si può osservare che solo le relative restrittive possono essere accumulate, non le relative non restrittive; basta osservare certe operazioni sintattiche, sono possibili con certe strutture frasale ma non con tutte e che questa possibilità/impossibilità fa parte della nostra competenza sintattica. Tutte le conoscenze fanno parte della grammatica dei parlanti, intesa come un insieme di conoscenze che sono immaginate nella mente. Questa grammatica viene costruita attraverso un complicato equilibrio di fattori innati biologicamente e di esperienze acquisite all’interno della comunità linguistica di origine. Il bambino quando apprende una lingua, non è esposto a “regole” della lingua, ma solo a “dati” di una lingua. Il bambino

dunque costruisce una grammatica a partire dai dati, che sono chiamati dati linguistici primari. Una lingua è un codice ed è costituito fondamentalmente da due livelli: le unità di base e le regole che combinano le unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità, ne a livello di unità ne a livello di regole. Per esempio l’italiano non ha parole diverse per le “dita della mano” e quelle del piede, ma l’inglese si. Ogni lingua fa dunque delle scelte. Date le unità di “suono” vi sono in italiano delle regole secondo le quali queste unità possono essere combinate solo in alcuni dei vari modi logicamente possibili. Che tutte le possibilità non vengono realizzate è vero non solo per il lessico e per i suoni ma anche per la morfologia e la sintassi. Se le lingue realizzassero tutte le possibilità in una tabella vi sarebbero solo segni +. a ata enza zione ura aggio mento Revoca(re) + - - - - - - Revoca Chiama(re) - + - - - - - Chiamata Preferi(re) - - + - - - - Preferenza Amministra(re) - - - + - - - Amministrazione Arde(re) - - - - + - - Arsura Boicotta(re) - - - - - + - Boicottaggio Suggeri(re) - - - - - - + Suggerimento In un atto linguistico, i suoni vengono disposti in una sequenza lineare: uno dopo l’altro.

  • Sintagmatico : relazione a livello delle strutture che realizzano la potenzialità del sistema. Tutti i suoni che possono comparire in un medesimo contesto hanno qualcosa in comune.
  • Paradigmatico : relazione a livello del sistema (realizzazione concreta). Sono forme che si possono aggiungere (una ad esclusione dell’altra) ad una stessa base. Le lingue possono cambiare nel corso del tempo (es: cambiamenti dal latino all’italiano). Lo studio del cambiamento linguistico è detto diacronico = è quindi lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua può però essere studiata anche escludendo il fattore “tempo”. Se per esempio studiamo come funziona l’accordo tra nome e aggettivo in italiano senza ricorrere alla variabile “tempo” - > Mario è buono, Maria è buona, Mario e Gianni sono buoni.. facciamo quindi uno studio sincronico = è un rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo. Una parola è un segno. Un segno è un unione di un significato e un significante. Se diciamo libro, questa unità è formata di un significante che è la forma sonora che noi realizziamo dicendo [libro] e di un significato che è la rappresentazione mentale che abbiamo di ‘libro’. Il segno ha varie proprietà tra cui:
  • Distintività : il segno notte si distingue dal segno botte, lotte…
  • Linearità : il segno si estende nel tempo (se è orale) o nello spazio (se è scritto). Ciò implica una “successione”, un prima e un dopo.
  • Arbitrarietà : non esiste alcuna legge di natura che imponga di associale al significante [libro] il significato ‘libro’. Al medesimo significato possono corrispondere significanti diversi in altre lingue come in inglese book, in francese livre… Ci sono delle eccezioni all’arbitrarietà del segno e sono costituite soprattutto da quelle forme che si chiamano onomatopeiche, come ad esempio sussurrare, tintinnare, tamburellare.. I segni possono essere sia linguistici che non linguistici. I segni linguistici tipicamente sono “lineari” mentre i segni non linguistici non sono lineari. La disciplina che studia i segni linguistici è la linguistica, la disciplina che studia i segni in generale è la semiologia o più comunemente la semiotica. ▪ Arbitrarietà verticale = non esiste un legame naturale tra un oggetto del mondo e il segno che lo desidera

o Fàtica = (canale) “è la prima funzione verbale che viene acquistata dai bambini, nei quali la tendenza a comunicare precede la capacità di trasmettere o di ricevere un messaggio comunicativo”. Questa funzione è basata sul canale, in quanto controlla che la comunicazione funzione nel modo corretto. Emerge principalmente quando c’è un disturbo nella comunicazione. Le parole che pronunciamo servono a testare il canale comunicativo. o Metalinguistica = (codice) è basata sul codice (in cui avviene la comunicazione) comune a mittente e destinatario consiste nel parlare del codice, riflette sulla lingua. È una funzione specifica del linguaggio umano in quanto solo noi siamo in grado di applicare le regole del linguaggio. Es: Cosa intendi per piove? o Poetica = (messaggio) quando il messaggio che il parlante invia all’ascoltatore è costruito in modo tale da costringere l’ascoltatore a ritornare sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui è formulato. Riguarda la forma del messaggio tipica della poesia che si trova anche nei testi pubblicitari, politici… Funzione utilizzata quando l’attenzione del linguaggio è volta alla forma espressiva del messaggio, non tanto a cosa si dice ma a come lo si dice. Si pone una particolare attenzione anche gli effetti sonori della lingua, alle allitterazioni, alle rime, alle metafore, alle allegorie e così via… Per illustrare ciò Jakobson si serve di un testo comunicativo, e l’esempio che fa è quello di un famoso slogan elettorale, usato nelle elezioni presidenziali in America nel ’52 da Eisenhower “I like Ike”… Ike era il nomignolo di Eisenhower. È la forma di questo messaggio che crea un accumulo di significato che lo rende più attraente, che permette alla nostra memoria di ricordarlo meglio… questo messaggio però ha una particolarità e cioè che non è traducibile nelle lingue perché altrimenti perderebbe di significato e non avrebbe più lo stesso effetto di prima. o Conativa = (ascoltatore) si realizza sotto forma di comando o di esortazione rivolti all’ascoltatore perché modifichi il suo comportamento. Es: alzati! Vattene! In Italia si parla “italiano”: lo chiameremo italiano standard. Se qualcuno però si addentra nel quartiere di Castello a Venezia, non sentirà italiano ma sentirà il dialetto veneziano. Al quartiere Testaccio di Roma sarà romanesco a prevalere e così via. In Italia si parla una lingua ufficiale che è l’italiano e una quantità innumerevole di dialetti. Non esiste un italiano unico per tutto il paese: un milanese parla un italiano sensibilmente diverso da quello di un napoletano. Esistono quelli che vengono chiamati italiani regionali. L’italiano regionale è dunque una varietà di italiano parlata in un’area corrispondente approssimativamente ad una delle tre principali aree geografiche dell’Italia. Il quadro delineato è ancora più complesso perché ogni lingua è stratificata, sia socialmente che geograficamente. Vi è poi un italiano parlato formale che è quello che usiamo nelle occasioni formali, è una forma molto controllata, quando la quale cerchiamo le parole più “alte”. Spesso il parlato formale è realizzato a velocità moderata, con articolazioni nette dei suoni. Il parlato informale è quello che usiamo nelle situazioni non controllate. Il dialetto è a sua volta articolato in alcune varietà: dialetto di koinè, regione dialettale, dialetto del capoluogo di provincia e quello che si trova nei quartieri di una città. In uno stesso luogo possono coesistere diversi registri linguistici ed i parlanti possono anche passare dall’uno all’altro. Na lingua è articolata in codici e sottocodici, che a loro volta servono a definire e a identificare dei gruppi sociali. Ogni dialetto è costituito da suoni, parole, frasi e significati e dunque la differenza di “importanza” tra una lingua e un dialetto non è una differenza linguistica: è semmai una differenza socioculturale. Le lingue fanno parte della nostra vita quotidiana ma sono spesso oggetto di diversi pregiudizi. Uno di questi riguarda l’idea che vi siano lingue “primitive” nel senso di lingue con sistemi fonologici, morfologici e grammaticali poco sviluppati e che da queste lingue si

siano poi evolute le lingue complesse come le conosciamo oggi. Il pregiudizio opposto è quello secondo cui vi sono lingue per eccellenza “logiche”: gli argomenti per contrastare questo punto di vista sono esattamente gli stessi di quelli per contrastare la visione “primitiva”. Un altro punto riguarda i giudizi estetici secondo cui certe lingue sono “belle” ed altre sono “brutte”. È molto probabile che questi giudizi siano soggettivi. L’ultimo punto riguarda infine giudizi secondo cui ci sono lingue “facili” e lingue “difficili”.

3. Le lingue del mondo Si discutono due criteri di classificazione delle lingue del mondo: quello genealogico e quello tipologico. In base al perimetro criterio si dice che due o più lingue appartengono alla stessa “famiglia linguistica” se derivano da una stessa lingua originaria. In base al secondo criterio, si dice che due o più lingue appartengono allo stesso “tipo” se presentano un determinato insieme di caratteristiche comuni, indipendentemente dal fatto che facciano parte o meno della stessa famiglia linguistica. Quante sono le lingue del mondo? Una risposta precisa è impossibile, il loro numero si aggira intorno alle settemila. Possiamo mettere ordine in questa molteplicità, cioè fornire un raggruppamento, una classificazione delle varie lingue? Ogni classificazione presuppone la scelta di un criterio. Un criterio potrebbe essere quello del numero di parlanti. Il numero dei parlanti include anche quelli che parlano la lingua in questione come “seconda lingua”: questo è il caso di molti parlanti dell’inglese o del francese, perché le scuola che hanno frequentato erano inglesi o francesi. I dati più significativi sul numero dei parlanti delle varie lingue non sono tanto quelli assoluti, ma piuttosto quelli che indicano l’ordine di grandezza a cui una determinata lingua appartiene. Classificare le lingue in base al numero dei parlanti non è particolarmente significativo dal punto di vista linguistico. Un altro criterio è quello geografico. Potremmo distinguere le lingue a seconda del continente in cui sono parlate, e così avremmo lingue dell’Europa, lingue dell’Asia, lingue delle Americhe… Tutte le lingue del mondo condividono caratteristiche che noi abbiamo definito come universali linguistici. Ma le relazioni tra le lingue non si limitano alla condivisione degli universali: infatti alcune lingue sono “più vicine” tra loro che non a certe altre. Da un punto di vista linguistico, esistono tre modalità possibili di classificazione, esse sono denominate: genealogica, tipologica e areale. Tutte e tre sono legittime e ugualmente significative, perché si basano su tre diverse modalità di relazione tra le lingue umane. Queste modalità di classificazione forniscono, dal punto di vista genealogico per esempio, l’italiano e l’inglese sono raggruppati insieme, mentre il cinese dal punto di vista tipologico, l’inglese presenta alcune caratteristiche che lo possono avvicinare al cinese più che all’italiano; dal punto di vista areale, il giapponese e il cinese possono essere raggruppate insieme ma contrariamente a quello che si potrebbe credere non dal punto di vista genealogico. Due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se esse derivano da una stessa lingua originaria (o lingua madre, da non confondersi con madrelingua). Un caso evidente di lingue genealogicamente apparentate è quello delle lingue romanze o neolatine che sono tutte derivate dal latino. A loro volta, le lingue romanze fanno parte di un’unità genealogica più ampia, quelle delle lingue indoeuropee che costituiscono una famiglia linguistica. La famiglia è l’unità genealogica massima: se due lingue non appartengono alla stessa famiglia, esse non sono genealogicamente apparentate. Le unità genealogiche di livello inferiore alla famiglia sono chiamate gruppi (o classi): quindi una famiglia linguistica contiene abitualmente diversi gruppi, che a loro volta di articolano in sottogruppi o rami. Come si fa a stabilire che più lingue derivano tutte da una stessa lingua? Nel caso delle lingue romanze, questo è abbastanza facile: le lingue romanze derivano dal latino. Il problema si fa più complicato quando, a differenza di quanto accade per le lingue romanze, non c’è alcuna lingua attestata che possa essere ritenuta la lingua originaria di un determinato gruppo di lingue. Le famiglie linguistiche più studiate sono le seguenti - > famiglia indoeuropea; afro- asiatica; uralica, sino-tibetana; nigerkordofaniana; altaica.

4. I suoni delle lingue, fonetica e fonologia Uno degli aspetti più evidenti del linguaggio umano è la produzione di “suoni” ed il nostro apparato fonatorio è in grado di produrre una quantità enorme di suoni. Di tutti i suoni che un essere umano è in grado di produrre, solo una piccola parte sono i suoni he fanno parte di una lingua in senso stretto. Fanno parte del dominio della fonologia anche l’accento, l’intonazione e i toni. La disciplina che studia la produzione dei suoni è detta fonetica articolatoria. Vi è poi anche la fonetica acustica che studia la natura fisica del suono e la sua propagazione. La fonetica uditiva o percettiva studia l’aspetto della ricezione del suono da parte dell’ascoltatore. Un suono è prodotto formalmente dall’aria che viene emessa dai polmoni, sale lungo la trachea, attraversa la laringe, sede delle corde vocali. Dopo aver superato la faringe, l’aria giunge alla cavità orale e da qui fuoriesce dalla bocca (la cavità nasale può essere esclusa o attivata tramite l’innalzamento del velo palatino: se questo si sposta all’indietro chiudendo la comunicazione tra faringe e cavità nasale l’aria fuoriesce solo dalla bocca ed avremo suoni orali, altrimenti se il velo palatino resta inerte, l’aria fuoriesce anche dalla cavità nasale ed avremo suoni nasali. Per classificare un suono sono necessari tre parametri: modo di articolazione , punto di articolazione e sonorità. I vari organi della fonazione possono essere posizionati in modi diversi nella produzione di un suono. Il flusso d’aria necessario per produrre un suono può essere modificato in diversi punti dell’apparato vocale, ognuno di questi suoni è chiamato punto di articolazione. La sonorità è data dalle vibrazioni delle corde vocali: se queste vibrano avremo un suono sonoro, altrimenti sordo. I suoni presenti in ciascuna lingua vengono acquisiti spontaneamente dai bambini. Il sistema di scrittura non è coerente con l’oralità. Lingua come l’inglese sono lontane dal parlato o dallo scritto. La lettera dell’alfabeto si chiama grafema. Un solo fono © in realtà è riprodotto nello scritto, con foni diversi che sono la “c”, “cg” e “ch”, un solo suono + grafema.

  • Grafemi diversi rappresentano un solo suono
  • Un solo grafema rappresenta suoni diversi
  • Diagrammi (2 grafemi rappresentano 1 solo suono)
  • Tria grammi (3 grafemi rappresentano 1 solo suono). L’ Alfabeto Fonetico Internazionale ( IPA : International Phonetic Alphabet) risponde all’esigenza fondamentale di usare gli stessi simboli per gli stessi suoni in tutte le lingue del mondo. Questo compito non può essere svolto dagli alfabeti di altre lingue naturali. Questo sistema assegna ad ogni simbolo un solo suono e viceversa, qualunque sia la lingua a cui appartengono le parole che si vogliono trascrivere. I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori: consonanti [foni prodotti con un ostacolo totale o parziale al passaggio d’aria in qualche punto del percorso (aria momentaneamente bloccata oppure il canale viene ristretto) l’occlusione si chiama diaframma, che è l’ostacolo], vocali [foni prodotti senza frapporre ostacoli al flusso d’aria che esce dai polmoni. Sono normalmente sempre sonore, questo perché le pliche sono chiuse, perché sono accompagnate dall’aria che passa attraverso] e semiconsonanti (o approssimanti). Nella produzione di una vocale l’aria non incontra ostacoli, fuoriesce liberamente. Inoltre sono normalmente sempre sonore. La cavità orale è massimamente aperta per una vocale come [a] e massimamente chiusa per vocali come [i] e [u]. Per produrre una consonante, l’aria o viene momentaneamente bloccata oppure deve attraversare una fessura molto stretta. Le semiconsonanti condividono proprietà sia delle vocali sia delle consonanti. Vocali, semiconsonanti, liquide e nasali formano la classe delle sonoranti. Tutti i suoni non sonoranti si chiamano ostruenti. L’italiano selezione circa una trentina di suoni. Una cassa di risonanza importante è la bocca, dove al suo interno troviamo organi mobili, che attraverso il loro movimento producono suoni differenti. Non abbiamo la percezione di

muovere questi organi. Trapezio - > si trova all’interno della bocca però questo si verifica in generale, in tutte le lingue. Le vocali dell’alfabeto italiano vengono rappresentate con un triangolo. Questo perché le vocali italiane sono 7 e quindi, il trapezio ha bisogno di una base più grande che però non serve necessariamente anche al triangolo, in quanto nella lingua italiana c’è un unico fono basso che è la “a”. All’interno della bocca si verifica un trapezio, un trapezio vocale. La fonetica si occupa di classificare i suoni in base alla loro articolazione. Le vocali si classificano tenendo presente due criteri: o Punto di articolazione = punto in cui la lingua si avvicina al palato. Punti di articolazione anteriore [dove la lingua si avvicina maggiormente alla parte dura del palato e ho le vocali (i, e)]; posteriore [dove la lingua si solleva verso la parte molle del palato e avrò come vocali (u, o)]. Ho poi una posizione intermedia quando pronuncio la vocale “a” che è centrale. o Grado di apertura = è il punto in cui la lingua può essere in alto o in basso, nello stesso tempo ho un maggiore o minore sollevamento della lingua. Produco suoni chiusi o aperti.

  1. I diversi modi di articolazione concorrono alla produzione di consonanti: ➔ Occlusive : il suono è prodotto tramite un’occlusione momentanea dell’aria cui fa seguito una specie di “esplosione”. Sono dette anche momentanee o esplosive. Occlusione momentanea dell’aria e successiva esplosione (labbra “p” e “b”: bilabiali) (“t” e “d” Denali) (“k” e “g” chiamate velari a livello del palatino). ➔ Fricative : l’aria deve attraverso una fessura piuttosto stretta producendo una “frizione”. Le fricative sono suoni che si possono prolungare nel tempo e quindi si chiamano anche “continue”. (“F” e “v” sono labiodentali) (“s” e “z” sono alveolari) e poi ci sono quelle palatali (quando pronuncio “sc” si avvicinano verso il velo palatino). ➔ Affricate : suoni che iniziano con un’articolazione di tipo occlusivo e terminano con un’articolazione di tipo fricativo. ➔ Nasali :il velo palatino si posiziona in modo tale da lasciar passare l’aria attraverso la cavità nasale. Ci sono dei foni non evidenziati dalla grafia come “invito”, “inferno”, “panca” o “pongo”. La nasale quando è seguita da una consonante tende a prendere il luogo di articolazione della consonante che la segue (labiodentale con la consonante m con la terza gambetta lunga; velare la consonante n ha la seconda gambetta lunga). ➔ Laterali : la lingua si posiziona contro i denti e l’aria fuoriesce dai due lati della lingua stessa. (L è alveolare; y al contrario è palatale) ➔ Vibranti : la produzione del suono avviene mediante vibrazione o dell’apice della lingua ➔ Approssimanti : suoni in cui gli organi articolatori vengono avvicinati ma senza contatto.
  2. L’italiano usa anche sette punti di articolazione: ➔ Bilabiali : il suono è pronto tramite l’occlusione cioè la chiusura di entrambe le labbra (occlusiva e nasale) ➔ Labiodentali : il suono deve attraversare una fessura che si forma appoggiando gli incisivi superiori al labbro inferiore (fricative e nasali) ➔ Dentali : la parte anteriore della lingua tocca la parte interna degli incisivi (occlusive) ➔ Alveolari : la lamina della lingua tocca o si avvicina agli alveoli. (Fricative e affricate, nasali, laterali e vibranti) ➔ Palato-alveolari : la lamina della lingua si avvicina agli alveoli ed ha il corpo arcuato (fricative e affricate) ➔ Palatali (anteriori): lingua che si avvicina al palato ➔ Velari (posteriori): lingua che tocca il velo palatino ➔ Uvulare = si articolano col dorso della lingua a contatto con l’ugola

è un’unità che is colloca ad un livello astratto, e dunque a livello di langue; i foni si collocano ad un livello “concreto” e dunque a livello di parole. I suoni intercambiabili sono quelli che possono apparire nel medesimo contesto, i suoni non intercambiabili sono quelli che non possono comparire nel medesimo contesto. Se io sostituisco un termine tecnico commuto la vibrante con la laterale, sostituisco r di rana con l di lana. Il significato di rana e lana sono differenti. Allora questo significa che r e l sono due fonemi dell’italiano. La coppia minima e la commutazione, identificano se i due foni che commuto, modificano la parola. Questo prova l’esistenza che quei due foni fanno parte di una medesima lingua. Deduco che r e l sono due diversi fonemi dell’italiano, tanto è vero che questi suoni si distinguono anche in altre parole [regno - > legno]. Prova di commutazione = consiste nella sostituzione di un fonema con un altro in una coppia minima in modo da verificare se la sostituzione produca differenze di significato. Serve anche per individuare l’inventario dei fonemi di una lingua. Costituisco una coppia minima (due parole identiche tranne che per un fono nella stessa posizione, attuo la prova di commutazione: se creo due parole opposte con significato opposto in quella lingua, allora sono di fronte a due fonemi). Per stabilire se due foni abbiano valore distintivo e siano fonemi di una determinata lingua, Trubeckoj uno dei padri della fonologia, ha proposto una serie di regole: o Prima regola = “Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza con ciò mutare il significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi”. Es: varo – faro. Quando prendo due parole diverse della stessa lingua, coppia di parole con suoni diversi nella stessa posizione, attuo la prova di commutazione, se vedo che in questa prova ho due parole diverse deduco che queste due parole sono in distribuzione contrastiva. o Seconda regola = “Quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si possono scambiare fra loro senza causare variazioni di significato della parola, questi due suoni sono soltanto varianti fonetiche facoltative, o libere, di un unico fonema”. Es: rema – Rema - > la [r] alveolare e la [R] ululare in italiano possono essere suoni intercambiabili. Variante libera : ho solo 1 fonema e poi una variante libera; liberamente parlata dal parlante. Le varianti si chiamano allofoni. o Terza regola = “Quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, esse sono due varianti combinatorie dello stesso fonema”. Ci sono tre possibilità. Creo coppie minime, attuo la commutazione e trovo o fonemi o varianti libere; ho anche un terzo caso con fonemi chiamati allofoni combinatori. Sono in distribuzione complementare in quanto sono condizionati dal contesto. Sono le due varianti nasale alveolare e velare. L’allofono non incide sul significato, ma è condizionato dal contesto. Il fatto che esistano le nasali ci fa capire che i foni sono composti di tratti; il tratto nasale si mantiene ma cambia il tratto alveolare in velare o labiodentale. o La linguistica statunitense ha utilizzato le nozioni di distribuzione contrastiva e distribuzione complementare. Quando due foni possono comparire nello stesso contesto e si ottengono così due parole di senso diverso, allora i due foni sono in distribuzione contrastiva ed i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi. Quando invece due foni non possono mai ricorrere nello stesso contesto, ma il fono X ricorre in una certa serie di contesti ed il fono Y ricorre in un’altra serie di contesti, se questi due foni sono foneticamente simili, si tratta di due allofoni dello stesso fonema. Gli allofoni sono dunque prevedibili perché sono legati ad un determinato contesto. Varianti libere - > se due suoni foneticamente simili si possono trovare nello stesso contesto, ci sono due possibilità: o danno luogo a due parole con significato diverso il significato non cambia. Nel primo caso i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi, nel secondo caso

sono varianti libere. Se dico [phane] con una leggera aspirazione e [pane] senza aspirazione [p] e [ph] sono varianti libere. Le regole sono 3 e servono ad individuare i fonemi (valore distintivo) di una determinata lingua e gli allofoni (liberi o combinatori) e questi non hanno valore distintivo, sono varianti di un medesimo fonema. ➢ Foni intercambiabili: li trovo in uno stesso contesto. Sono fonemi se commutandoli cambia il significato Sono allofoni – varianti libere: se commutandoli non cambia il significato ➢ Foni non intercambiabili: che non possono stare nello stesso contesto Sono allofoni e varianti combinatorie quando sono condizionate dal suono che segue o precedere (contesto). In un sistema ogni unità si definisce in relazione a tutte le altre unità. I fonemi di una lingua intrattengono tra loro dei rapporti di opposizione: una /b/ funziona in quanto si oppone e si distingue da /p/, da /k/, ecc… dando luogo a dei contrasti. Un’opposizione è bilaterale quando la fase di comparazione è propria solo dei membri dell’opposizione, altrimenti è multilaterale. Ci sono poi opposizioni private o non private. Questo tipo di opposizione riguarda quelle coppie di fonemi in cui si potrebbe dire che un fonema ha le proprietà x e l’altro fonema ha tutte le proprietà x più un’altra proprietà. Si consideri ancora la coppia /p/

  • /b/: si potrebbe dire che /p/ è priva della sonorità e per converso che /b/ ha tutto quello che ha /p/ più la sonorità; in questo caso conviene riformulare l’opposizione sonoro/sordo come sonoro/non sonoro. Il termine dell’opposizione che ha una proprietà in più è detto marcato. Dunque nell’ opposizione privata [p] – [b], [b] è il termine marcato. Considereremo le opposizioni costanti e quelle neutralizzabili. Le opposizioni costanti sono opposizioni che funzionano in tutti i contesti, mentre quelle neutralizzabili sono caratterizzate dal fatto che in certi contesti non funzionano. La neutralizzazione è il fenomeno per cui in una certa posizione si perde un contrasto presente in altre posizioni. Le opposizioni private hanno costituito la base per lo sviluppo di una teoria fonologica nota con il nome di binarismo, dovuta a Roman Jakobson. Secondo questa teoria ogni elemento linguistico si differenzia dagli altri per una serie di scelte binarie. Ogni fonema può essere analizzato in un insieme di tratti distintivi che definiscono quel fonema in opposizione a tutti gli altri. Il segno + significa che il fonema in questione ha quel determinato tratto, il segno – che non ce l’ha [+ continuo] accomuna dunque le consonanti continue. Il significato dei tratti è il seguente:
    • [+sillabico]: sono i fonemi che possono fungere da nucleo sillabico; [-sillabico] i fonemi che non possono fungere da nucleo sillabico. Le consonanti sono [-sillabico], le vocali sono [+sillabico]. In italiano nasali e liquide sono [-sillabico] ma in altre lingue possono anche essere [+sillabico].
    • [+consonantico]: sono i fonemi la cui realizzazione implica un’ostruzione dell’aria.
    • [+sonorante]: sono i fonemi per la produzione dei quali l’aria fuoriesce dall’apparato vocale piuttosto liberamente e sono le vocali, le semiconsonanti, le liquide e le nasali. Le consonanti [-sonorante] sono dette ostruenti.
    • [+sonoro]: sono i suoni prodotti con vibrazione delle corde vocali
    • [+continuo]: sono i suoni la cui articolazione può essere protratta nel tempo
    • [+nasale]: suoni prodotti con il velo palatino abbassato
    • [+stridente]: suoni la cui produzione comporta una frizione dovuta all’attrice del flusso d’aria
    • [+laterale]: il flusso d’aria supera l’ostacolo (la lingua) dai due lati.
    • [+anteriore]: suoni prodotti con un’ostruzione situata nella regione alveolare o davanti ad essa