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Morfologia: Struttura e Formazione delle Parole in Italiano - Prof. Ballerini, Appunti di Linguistica Generale

V parte: morfologia appunti e slides

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 28/09/2022

Mariantonietta9008
Mariantonietta9008 🇮🇹

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MORFOLOGIA
La morfologia studia la struttura delle parole che vengono analizzate come sequenze di uno o più morfemi. È lo studio
delle varie forme che le parole possono assumere e lo studio della struttura interna della parola.
La parola è una nozione intuitiva: difficile da definire, è legata alla lingua a cui si riferisce, la linguistica moderna non è
riuscita a renderla rigorosa. La parola è un’unità effettiva delle lingue verbali e il parlante le percepisce come tale: il
parlante sa istintivamente che cosa è e che cosa non è una parola.
La definizione di parola può essere basata su vari criteri:
Criterio ortografico: la parola è ogni elemento che in un testo scritto compare tra due separatori (questa
definizione vale per le lingue che hanno una forma scritta).
Criterio fonologico: alcuni criteri fonologici consentono di identificare i confini di una parola nella catena
parlata la posizione fissa dell’accento (es. francese: accento fisso sulla sillaba finale); restrizioni fono
tattiche e regole fonologiche: es. italiano, le parole non possono finire con la sequenza tr.
La parola è la minima combinazione di elementi minori dotati di significati: i morfemi.
Criteri di individualizzazione
1. Mobilità: si definisce parola una sequenza di fonemi che occorrono in un ordine fisso che non possono essere
invertiti o scambiati di posizione.
2. Pausabilità: i confini di parola sono punti di pausa potenziale nel discorso.
3. Separabilità nella scrittura: la parola è di solito separata nella scrittura moderna.
4. Non interrompibilità: si definisce parola una sequenza di elementi linguistici che non può essere interrotta da
una pausa.
Criteri per definire la parola
1. La non interrompibiltà della combinazione: una parola non può essere liberamente interrotta dal materiale
morfologico.
2. La posizione fissa dei singoli morfemi: l’ordine dei morfemi che costituiscono una parola non può essere
modificato.
3. La mobilità della combinazione: una parola può assumere posizione diverse all’interno di un enunciato, nei
limiti della relativa libertà o rigidità di ordine dei costituenti di una data lingua.
4. L’enunciabilità in isolamento della combinazione: una parola può costruire un enunciato da sola.
Un altro criterio è quello della pausa potenziale e tipicamente una parola contiene normalmente una sola radice
lessicale.
Le combinazioni di morfemi che rispettano tutti i criteri rappresentano in modo più tipico il concetto di parola e quelle
che rispettano alcuni criteri rappresentano la parola in modo meno tipico. I composti dell’italiano generalmente sono
non interrompibili e presentano un ordine fisso degli elementi che li costituiscono.
In tutte le lingue ci sono costruzioni formate da più di una parola che operano come se fossero una parola sola le
parole complesse e hanno un carattere unitario.
Si può dire che una parola è ciò che può stare in isolamento e avere un senso.
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MORFOLOGIA

La morfologia studia la struttura delle parole che vengono analizzate come sequenze di uno o più morfemi. È lo studio delle varie forme che le parole possono assumere e lo studio della struttura interna della parola. La parola è una nozione intuitiva: difficile da definire, è legata alla lingua a cui si riferisce, la linguistica moderna non è riuscita a renderla rigorosa. La parola è un’unità effettiva delle lingue verbali e il parlante le percepisce come tale: il parlante sa istintivamente che cosa è e che cosa non è una parola. La definizione di parola può essere basata su vari criteri:  C riterio ortografico: la parola è ogni elemento che in un testo scritto compare tra due separatori (questa definizione vale per le lingue che hanno una forma scritta).  Criterio fonologico: alcuni criteri fonologici consentono di identificare i confini di una parola nella catena parlata  la posizione fissa dell’accento (es. francese: accento fisso sulla sillaba finale); restrizioni fono tattiche e regole fonologiche: es. italiano, le parole non possono finire con la sequenza tr. La parola è la minima combinazione di elementi minori dotati di significati: i morfemi. Criteri di individualizzazione

  1. Mobilità: si definisce parola una sequenza di fonemi che occorrono in un ordine fisso che non possono essere invertiti o scambiati di posizione.
  2. Pausabilità: i confini di parola sono punti di pausa potenziale nel discorso.
  3. Separabilità nella scrittura: la parola è di solito separata nella scrittura moderna.
  4. Non interrompibilità: si definisce parola una sequenza di elementi linguistici che non può essere interrotta da una pausa. Criteri per definire la parola
  5. La non interrompibiltà della combinazione: una parola non può essere liberamente interrotta dal materiale morfologico.
  6. La posizione fissa dei singoli morfemi: l’ordine dei morfemi che costituiscono una parola non può essere modificato.
  7. La mobilità della combinazione: una parola può assumere posizione diverse all’interno di un enunciato, nei limiti della relativa libertà o rigidità di ordine dei costituenti di una data lingua.
  8. L’enunciabilità in isolamento della combinazione: una parola può costruire un enunciato da sola. Un altro criterio è quello della pausa potenziale e tipicamente una parola contiene normalmente una sola radice lessicale. Le combinazioni di morfemi che rispettano tutti i criteri rappresentano in modo più tipico il concetto di parola e quelle che rispettano alcuni criteri rappresentano la parola in modo meno tipico. I composti dell’italiano generalmente sono non interrompibili e presentano un ordine fisso degli elementi che li costituiscono. In tutte le lingue ci sono costruzioni formate da più di una parola che operano come se fossero una parola sola  le parole complesse e hanno un carattere unitario. Si può dire che una parola è ciò che può stare in isolamento e avere un senso.

PAROLA

È la minima combinazione di elementi dotati di significato ( i morfemi) costituita spesso attorno ad una base lessicale. Le parole possono essere plurimorfemiche (= formate da più morfemi) e monomorfemiche (= formate da un morfema). Quando parliamo di morfemi come elementi minimi dotati di significato, richiamiamo la doppia articolazione della lingua.  Prima articolazione: l’enunciato si segmenta in unità significative e funzionali: i morfemi  Seconda articolazione: ogni morfema si segmenta in unità foniche distintive: i fonemi Il morfema è l’unità minima di prima articolazione, la porzione di significante di una lingua che veicola un significato proprio, un valore e una funzione precisa, individuabili e riutilizzabili come tali. È la parte più piccola di una lingua portatrice di significato proprio ed è perciò indivisibile. Secondo la definizione di Saussurre, un segno linguistico è composto di un significante e di un significato  un morfema è un segno linguistico. Il morfema è il segno linguistico più piccolo della lingua dotato di significato quindi non è ulteriormente scomponibile in unità significative. Per individuare i morfemi in una lingua si comparano espressioni con porzioni di significante in comune e si cerca di verificare se a una stessa porzione di significante corrisponde uno stesso significato. Principio di economia: i morfemi di una lingua ricorrono, poiché le lingue preferiscono riusare materiali già disponibili. Un morfema può essere libero (= può ricorrere da solo in una frase, monomorfemica) o legato (= può ricorrere solo all’interno di parole di cui costituiscono una parte, plurimorfemica). La parola non è un concetto che possiamo definire rigorosamente in maniera univoca in modo che valga per tutte le lingue del mondo. La parola è costituita da almeno un morfema ed è costruita intorno ad una base lessicale, ma non sempre. Morfo / Morfema Ad ogni morfema corrisponde, nella realizzazione concreta, un morfo. Il morfema è il piano del significato o contenuto. Il morfo è la parte concreta, la forma, il significante del morfema, che è un’unità astratta. Allomorfia Allomorfi il/ lo: compaiono in contesti definiti in cui non possono comparire gli altri allomorfi e sono dunque in distribuzione complementare. Gli allomorfi hanno le stesse funzioni degli allofoni, cioè sono prevedibili sulla base del contesto. Gli allomorfi devono esprimere lo stesso significato e la variazione non deve essere arbitraria, ma deve essere giustificata in base alle regole della lingua. Suppletivismo In una serie morfologicamente omogenea (cioè in un paradigma), le forme flesse non intrattengono evidenti rapporti formali. Nello stesso paradigma morfologico si trovano radicali formalmente diversi ma con lo stesso significato. La base lessicale è dia cronicamente la stessa ma si hanno mutamenti in una parte della forma base: una mantiene la forma originaria, l’altra ha subito mutazioni fonetiche. I morfemi sono diversi tra loro sia per la posizione che ricoprono all’interno di una parola sia per la funzione che svolgono. Classificazione funzionale dei morfemi

  1. Morfemi lessicali (= formano una classe aperta)
  2. Morfemi grammaticali che si dividono a loro volta in morfemi derivazionali e morfemi flessionali.

Le parole possono essere formate in diversi modi; esistono due tipi di processi morfologici: derivazione e composizione. La derivazione forma parole nuove aggiungendo un affisso, cioè una forma legata a una forma libera: esempio dente/dentista. Crea parole nuove a partire da parole esistenti mediante l’aggiunta di affissi (fama + oso = famoso; bello

  • ezza = bellezza). Si possono formare parole derivate da altre parole derivate (veleno > velenoso > velenosamente).  Funzionalmente: morfemi derivazioni La composizione forma parole nuove a partire da due forme libere. Cambiano il significato della base a cui si applicano modificando la classe di appartenenza e la sua funzione semantica (dormire > dormitorio). Permettono la formazione di un numero infinito di parole a partire da una certa base lessicale.  Posizionalmente: affisso Morfema grammaticalmente legato che si combina con una radice nella formazione delle parole; in base alla posizione dell’affisso rispetto alla radice, si hanno vari fenomeni:
  • Prefissazione: aggiunta di un morfo all’inizio della parola (non si cambia la posizione dell’accento)
  • Suffissazione: aggiunta di un morfo alla fine di una parola (in genere cambia la posizione dell’accento). OMONIMIA TRA MORFEMI Fra classi di base derivazionale e classi di morfema derivazionale si instaura, spesso, un rapporto biunivoco; a una classe di base derivazionale si applica sempre un certo morfema; esiste, cioè, un morfema che si applica a una determinata classe. ‘-to’: digrazia - to  morfema deverbale, si applica soltanto a verbi e che serve a formare participi ama –tom orfema denominale, applicato solo a nomi e forma aggettivi. Nei meccanismi di formazione di parola rientra anche il fenomeno che prende il nome di conversione , chiamato anche derivazionezero o suffissazionezero. RETTIFIC+A+RE > RETTIFICA (deriva dal verbo, applicando alla base derivazionale del verbo il morfema zero) Si ipotizza che alla base derivazionale del verbo si applichi un morfema zero che trasforma il verbo in nome, ma il morfema è zero, quindi la base rimane uguale a sé stessa. Data una coppia di parole, che hanno la stessa radice lessicale, vediamo che una è derivata dall’altra; tra un verbo e un sostantivo, non potendo stabilire con certezza quale sia la parola primitiva e quale derivata, si assume che la parola primitiva sia il verbo e le parole derivate da questo verbo siano nomi deverbali, con un suffisso zero, la cui radice si attacca alla desinenza, maschile o femminile. Quando, invece, la coppia è costituita da un verbo e da un aggettivo, si assume che il primitivo sia l’aggettivo. Il meccanismo della conversione funziona prendendo la base aggettivale e aggiungendo il suffisso verbale. Questo meccanismo è particolarmente attivo nella lingua inglese. Verbi parasintetici I verbi parasintetici risultano da una doppia derivazione; sono frutto di un meccanismo di derivazione doppio; si ha, quindi, una prefissazione ed una conversione. ARROSSIRE Questi verbi sono formati attraverso una prefissazione e da una suffissazione, che non è un suffisso derivativo, ma flessivo, cioè una della coniugazioni dei verbi, -are , -ere , -ire. (processo di conversione, per cui si aggiunge un morfema zero che trasforma questo arrosso in un verbo, a cui si aggiunge un morfema flessivo del verbo, a seconda del verbo). Alterazione

L’alterazione è un processo di derivazione mediante suffissi che, in modo peculiare, non modificano la categoria della base e, tantomeno, i tratti categoriali della base. I suffissi, contrariamente ai prefissi, modificano quasi sempre la categoria della base e quando non la modificano, cambiano i tratti della base. Cambiano sostanzialmente in due direzioni:

  • Dimensione del referente, suffissi diminuitivi o accrescitivi; - l ’atteggiamento soggettivo del parlante; suffissi vezzeggiativi o peggiorativi. La derivazione è una parola a cui viene aggiunta un affisso, creando così una nuova parola. La composizione, invece, concerne l’aggiunta di parole e non più di affissi. In molte lingue si formano parole nuove, combinando due o più morfemi lessicali. Nelle lingue germaniche la composizione nominale è un fenomeno molto frequente e si possono avere parole composte davvero molto lunghe. Quello che distingue la composizione dalla derivazione è che, mentre una parola derivata contiene una sola radice lessicale, una parola composta più radici lessicali, ciascuna delle quali è suscettibile di apparire anche come parola autonoma. La composizione è un processo di nominalizzazione; a differenza della derivazione che dà origine a varie categorie del lessico, la composizione dà origine, prevalentemente a nomi e, in maniera minore, anche ad aggettivi. Le parole che entrano in composizione possono invece appartenere a tutte le categorie lessicali. Nella gran parte dei casi si hanno nomi, verbi, aggettivi, preposizioni, etc. che danno origine a nomi. Per avere un aggettivo, le parole che entrano in composizione devono essere entrambe degli aggettivi. STRUTTURA DEL COMPOSTO La testa è il costituente che trasmette, all’interno composto, le informazioni categoriali e le i nformazioni semantiche ; i tratti di sotto-categorizzazione, ovvero i tratti flessivi e il contenuto semantico. In un composto si parla di testa e di modificatore. La testa è il morfema lessicale che fornisce al composto le caratteristiche sintattiche e semantiche; è, cioè, uno dei costituenti che passa all’intero composto queste caratteristiche. Gli altri elementi, che fanno parte del composto, si chiamano modificatori. I tratti e la categoria del composto vengono assorbiti, passati dalla testa a tutta la parola composta. Un composto, normalmente, ha la stessa categoria lessicale e i tratti di uno dei suoi costituenti. Per identificare la testa di un composto, bisogna eseguire il test ‘è un…’ , test applicato sia a livello semantico, che a livello categoriale. ES: Il camposanto è un campo; il camposanto non è un tipo di santo. I tratti semantici sono passati dalla parola campo e non dalla parola santo; inoltre, campo è un nome  questo implica che la testa del composto è campo. La testa del composto è sempre una testa semantica e categoriale. Testa categoriale : quella da cui provengono la categoria morfologica e i tratti sintattici del composto; Testa semantica : quella che condivide con l’intero composto le informazioni lessico-sintattiche. Entrambe coincidono. L’italiano ha, normalmente, l’ordine testa - modificatore , testa a sinistra e modificatore a destra; l’inglese ha ordine inverso. Abbiamo, però, anche il contrario: testa a destra e modificatore a sinistra; composti che non rispettano l’ordine tipico appartengono a parole formateinstratinonnativioppure prestiti, frutto di contatto con altre lingue oppure parole che hanno tradizione colta o di origine latina. Composti endocentrici ed esocentrici

La terminazione regolare degli elementi formativi di origine greca, usati in posizione iniziale è o ; mentre esistono prefissoidi di origine latina, che finiscono con i. Ci sono elementi che possono essere usati sia come suffissoidi che come prefissoidi; altri, invece, sono esclusivamente in una posizione. Un altro procedimento che porta alla formazione di nuove parole è la riduzione ; riduzione del corpo di una parola a una sua parte, che conserva ilsignificatodellaparolaintera. Altri fenomeni che rientrano nella riduzione sono la formazione di sigle o acronimi ; parole macedonia dette anche blends, ovvero lessemi formati unendo elementi di altri lessemi già esistenti. All’opposto dei processi di riduzione, abbiamo unità lessicali maggiori , unità plurilessematiche o polilessematiche. Espressioni composte da più parole che veicolano, insieme, un significato unitario e non desumibile da quello delle singole parole chelocompongono. Fanno parte delle unità plurilessematiche:

  • i binomicoordinati ;
  • i binomi irreversibili , hanno ordine fisso ;
  • le unità lessicali bimembri , unità lessicali il cui rapporto fra le due parole costitutive giustapposte non ha un grado di fusione alto, ma i due membri ricorrono insieme. SCOMPOSIZIONE IN MORFEMI La trascrizione morfematica può avvenire tra parentesi graffe; le sigle abbreviate in maiuscoletto sono dette glossi. SCOMPOSIZIONE di FATICOSITA’ +ità> forma astratti, in genere nomi di qualità da aggettivi FATIC > morfema lessicale fatic (a) - OS > suffisso derivazionale (denominale) aggettivale - ITA’ > suffisso derivazionale (deaggettivale) nominale + ità ᴓ morfema flessivo 0 MORFEMI DERIVAZIONALI DELL’ITALIANO +acci+o > ha un valore peggiorativo, talvolta dispregiativo Caten+ acci +o caten(a)>morf.Lessicaleebasederivazionale
  • acci +o>morf. derivazionale suffisso denominalenominale +ezz+a Tener+ ezz +a tener(o)> morfema lessicale, base derivazionale aggettivale
  • ezz +a> morfema derivazionale suffisso nominale deaggettivale +at+a > non è facile stabilire quale sia il valore semantico di questo suffisso; sembra operare nel senso della quantità e dell’estensione; per altri si può parlare di concetto di utilizzo di una certa entrata portata dal nome. ser+ at +a ser(a) >morf. lessicale, base derivazionale nominale
  • at +a>morf. derivazionale suffisso nominale denominale +zion+e

am+ministr+a+ zion +e amministr+a(re)+zion+e amministr+a(+re) > morfema lessicale, base derivazionale verbale +zion+e> morfema derivazionale suffisso nominale deverbale am+ministr+a+re: ad+ > prefisso derivazionale verbale denominale ministr(o)+ > morfema lessicale, base derivazionale nominale +a+ > morfema vuoto +re> morfema flessivo, desinenza dell’infinito Questo procedimento derivativo è molto antico, usato fin dal latino ed è ancora vivo, utilizzato ancora contemporaneamente; negli anni ’60, da luna si costruì il verbo lunare. Negli anni ’90, dal prestito inglese link , si derivò il verbo linkare.

  • izz +a+re> morfema con cui si formano verbi da aggettivi e da nomi. Alcuni suffissi di formazione delle parole in italiano:
  • -azion-/-izion-/-uzion- :formanomidiazione/risultatodaverbi negare→negazione apparire→apparizione risolvere→ risoluzione
  • -iment-/-ument- :formanomid’azione/risultatodaverbi spegnere→spegnimento nuocere→ nocumento
  • -ier-, -a(r)i-, -tor-/-tric- (con allomorfi) -ist- : formano nomi di mestiere/agentedanomioverbi barba→barbiere forno → fornaio
  • -al-,-an-,-evol-,-abil-/-ibil-,-os -:formanoaggettividaverbionomi intenzione → intenzionale America → americano piacere → piacevole carro → carrabile assumere → assumibile vigore → vigoroso
  • -izz -: forma verbi da nomi o aggettivi organo → organizzare nucleare → nuclearizzare
  • -mente : forma avverbi da aggettivi simbolico → simbolicamente pervicace → pervicacemente amabile → amabilmente Alcuni prefissi di formazione delle parole in italiano:
  • in- (e allomorfi): forma i corrispondenti negativi di aggettivienomi utile → inutile legale →illegale maturo → immaturo responsabile → irresponsabile successo → insuccesso
  • in- (e allomorfi): forma verbi con vari significati, ingressivo,diinserimento,strumentale nervoso → innervosire corpo → incorporare bullone → imbullonare
  • ad- (e allomorfi): forma verbi con significato ingressivo o rafforzativo coppia → accoppiare

Forme flesse Esprimono diversi valori delle categorie grammaticali che la grammatica di una lingua richiede che siano obbligatoriamente espresse. La forma flessa di un lessema è l’espressioni di valori di categorie grammaticali obbligatorie nella lingua. Flessione inerente e contestuale Due diversi modi di funzionamento della morfologia flessionale: flessione inerente e flessione contestuale. Es: le forchette piccole ha un valore “femminile” perché questo valore di genere è inerente al lessema forchetta; al plurale per scelta del parlante. Flessione inerente: marcatura ricevuta da una parola in isolamento in base alla classe di appartenenza, per il solo fatto di essere selezionata nel lessico e comparire in un messaggio. Flessione contestuale: specifica una forma e seleziona i relativi morfemi flessionali in relazione al contesto in cui la parola viene usata; dipende dai rapporti gerarchici che si instaurano fra le parole all’interno della frase. Quindi in italiano, il valore nella categoria genere nei nomi è inerente all’intero lessema; mentre nella categoria numero, un certo valore nei nomi è inerente non all’intero lessema ma a una certa forma flessa di un lessema. Accordo È la condivisione delle stesse categorie flessionali e si individuano:  Un dominio entro cui si ha accordo per il valore di certe categorie grammaticali;  Un elemento controllore dell’accordo;  Degli elementi target dell’accordo. Es: dominio genere, numero Controllore nome Target aggettivo, articolo Nel target di una relazione di accordo, una categoria deve assumere lo stesso valore che ha nel controllore. L’accordo può essere: manifesto quando il controllore e il target manifestano i propri valori morfo-sintattici; latente quando solo il target manifesta i valori morfo-sintattici. Reggenza Assegnazione di una categoria flessionale da parte di una parola con categorie flessionali diverse. Reggenza e accordo sono due diversi modi in cui forme flesse acquisiscono il valore di una certa categoria grammaticale contestualmente, cioè in dipendenza da altri elementi del contesto sintattico:  Nell’accordo, il controllore assegna al target il proprio valore;  Nella reggenza, il reggente non deve necessariamente presentare lo stesso valore nella forma retta.