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V parte: morfologia appunti e slides
Tipologia: Appunti
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La morfologia studia la struttura delle parole che vengono analizzate come sequenze di uno o più morfemi. È lo studio delle varie forme che le parole possono assumere e lo studio della struttura interna della parola. La parola è una nozione intuitiva: difficile da definire, è legata alla lingua a cui si riferisce, la linguistica moderna non è riuscita a renderla rigorosa. La parola è un’unità effettiva delle lingue verbali e il parlante le percepisce come tale: il parlante sa istintivamente che cosa è e che cosa non è una parola. La definizione di parola può essere basata su vari criteri: C riterio ortografico: la parola è ogni elemento che in un testo scritto compare tra due separatori (questa definizione vale per le lingue che hanno una forma scritta). Criterio fonologico: alcuni criteri fonologici consentono di identificare i confini di una parola nella catena parlata la posizione fissa dell’accento (es. francese: accento fisso sulla sillaba finale); restrizioni fono tattiche e regole fonologiche: es. italiano, le parole non possono finire con la sequenza tr. La parola è la minima combinazione di elementi minori dotati di significati: i morfemi. Criteri di individualizzazione
È la minima combinazione di elementi dotati di significato ( i morfemi) costituita spesso attorno ad una base lessicale. Le parole possono essere plurimorfemiche (= formate da più morfemi) e monomorfemiche (= formate da un morfema). Quando parliamo di morfemi come elementi minimi dotati di significato, richiamiamo la doppia articolazione della lingua. Prima articolazione: l’enunciato si segmenta in unità significative e funzionali: i morfemi Seconda articolazione: ogni morfema si segmenta in unità foniche distintive: i fonemi Il morfema è l’unità minima di prima articolazione, la porzione di significante di una lingua che veicola un significato proprio, un valore e una funzione precisa, individuabili e riutilizzabili come tali. È la parte più piccola di una lingua portatrice di significato proprio ed è perciò indivisibile. Secondo la definizione di Saussurre, un segno linguistico è composto di un significante e di un significato un morfema è un segno linguistico. Il morfema è il segno linguistico più piccolo della lingua dotato di significato quindi non è ulteriormente scomponibile in unità significative. Per individuare i morfemi in una lingua si comparano espressioni con porzioni di significante in comune e si cerca di verificare se a una stessa porzione di significante corrisponde uno stesso significato. Principio di economia: i morfemi di una lingua ricorrono, poiché le lingue preferiscono riusare materiali già disponibili. Un morfema può essere libero (= può ricorrere da solo in una frase, monomorfemica) o legato (= può ricorrere solo all’interno di parole di cui costituiscono una parte, plurimorfemica). La parola non è un concetto che possiamo definire rigorosamente in maniera univoca in modo che valga per tutte le lingue del mondo. La parola è costituita da almeno un morfema ed è costruita intorno ad una base lessicale, ma non sempre. Morfo / Morfema Ad ogni morfema corrisponde, nella realizzazione concreta, un morfo. Il morfema è il piano del significato o contenuto. Il morfo è la parte concreta, la forma, il significante del morfema, che è un’unità astratta. Allomorfia Allomorfi il/ lo: compaiono in contesti definiti in cui non possono comparire gli altri allomorfi e sono dunque in distribuzione complementare. Gli allomorfi hanno le stesse funzioni degli allofoni, cioè sono prevedibili sulla base del contesto. Gli allomorfi devono esprimere lo stesso significato e la variazione non deve essere arbitraria, ma deve essere giustificata in base alle regole della lingua. Suppletivismo In una serie morfologicamente omogenea (cioè in un paradigma), le forme flesse non intrattengono evidenti rapporti formali. Nello stesso paradigma morfologico si trovano radicali formalmente diversi ma con lo stesso significato. La base lessicale è dia cronicamente la stessa ma si hanno mutamenti in una parte della forma base: una mantiene la forma originaria, l’altra ha subito mutazioni fonetiche. I morfemi sono diversi tra loro sia per la posizione che ricoprono all’interno di una parola sia per la funzione che svolgono. Classificazione funzionale dei morfemi
Le parole possono essere formate in diversi modi; esistono due tipi di processi morfologici: derivazione e composizione. La derivazione forma parole nuove aggiungendo un affisso, cioè una forma legata a una forma libera: esempio dente/dentista. Crea parole nuove a partire da parole esistenti mediante l’aggiunta di affissi (fama + oso = famoso; bello
L’alterazione è un processo di derivazione mediante suffissi che, in modo peculiare, non modificano la categoria della base e, tantomeno, i tratti categoriali della base. I suffissi, contrariamente ai prefissi, modificano quasi sempre la categoria della base e quando non la modificano, cambiano i tratti della base. Cambiano sostanzialmente in due direzioni:
La terminazione regolare degli elementi formativi di origine greca, usati in posizione iniziale è o ; mentre esistono prefissoidi di origine latina, che finiscono con i. Ci sono elementi che possono essere usati sia come suffissoidi che come prefissoidi; altri, invece, sono esclusivamente in una posizione. Un altro procedimento che porta alla formazione di nuove parole è la riduzione ; riduzione del corpo di una parola a una sua parte, che conserva ilsignificatodellaparolaintera. Altri fenomeni che rientrano nella riduzione sono la formazione di sigle o acronimi ; parole macedonia dette anche blends, ovvero lessemi formati unendo elementi di altri lessemi già esistenti. All’opposto dei processi di riduzione, abbiamo unità lessicali maggiori , unità plurilessematiche o polilessematiche. Espressioni composte da più parole che veicolano, insieme, un significato unitario e non desumibile da quello delle singole parole chelocompongono. Fanno parte delle unità plurilessematiche:
am+ministr+a+ zion +e amministr+a(re)+zion+e amministr+a(+re) > morfema lessicale, base derivazionale verbale +zion+e> morfema derivazionale suffisso nominale deverbale am+ministr+a+re: ad+ > prefisso derivazionale verbale denominale ministr(o)+ > morfema lessicale, base derivazionale nominale +a+ > morfema vuoto +re> morfema flessivo, desinenza dell’infinito Questo procedimento derivativo è molto antico, usato fin dal latino ed è ancora vivo, utilizzato ancora contemporaneamente; negli anni ’60, da luna si costruì il verbo lunare. Negli anni ’90, dal prestito inglese link , si derivò il verbo linkare.
Forme flesse Esprimono diversi valori delle categorie grammaticali che la grammatica di una lingua richiede che siano obbligatoriamente espresse. La forma flessa di un lessema è l’espressioni di valori di categorie grammaticali obbligatorie nella lingua. Flessione inerente e contestuale Due diversi modi di funzionamento della morfologia flessionale: flessione inerente e flessione contestuale. Es: le forchette piccole ha un valore “femminile” perché questo valore di genere è inerente al lessema forchetta; al plurale per scelta del parlante. Flessione inerente: marcatura ricevuta da una parola in isolamento in base alla classe di appartenenza, per il solo fatto di essere selezionata nel lessico e comparire in un messaggio. Flessione contestuale: specifica una forma e seleziona i relativi morfemi flessionali in relazione al contesto in cui la parola viene usata; dipende dai rapporti gerarchici che si instaurano fra le parole all’interno della frase. Quindi in italiano, il valore nella categoria genere nei nomi è inerente all’intero lessema; mentre nella categoria numero, un certo valore nei nomi è inerente non all’intero lessema ma a una certa forma flessa di un lessema. Accordo È la condivisione delle stesse categorie flessionali e si individuano: Un dominio entro cui si ha accordo per il valore di certe categorie grammaticali; Un elemento controllore dell’accordo; Degli elementi target dell’accordo. Es: dominio genere, numero Controllore nome Target aggettivo, articolo Nel target di una relazione di accordo, una categoria deve assumere lo stesso valore che ha nel controllore. L’accordo può essere: manifesto quando il controllore e il target manifestano i propri valori morfo-sintattici; latente quando solo il target manifesta i valori morfo-sintattici. Reggenza Assegnazione di una categoria flessionale da parte di una parola con categorie flessionali diverse. Reggenza e accordo sono due diversi modi in cui forme flesse acquisiscono il valore di una certa categoria grammaticale contestualmente, cioè in dipendenza da altri elementi del contesto sintattico: Nell’accordo, il controllore assegna al target il proprio valore; Nella reggenza, il reggente non deve necessariamente presentare lo stesso valore nella forma retta.