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Linguistica generale: appunti, Appunti di Linguistica Generale

Linguistica generale: 1) il linguaggio e le lingue 2) fonetica e fonologia 3) morfologia 4) lessico 5) sintassi 6) semantica e pragmatica

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 17/01/2023

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LINGUISTICA
GENERALE
2 - INTRODUZIONE!
2 - IL LINGUAGGIO E LE LINGUE
4 - DICOTOMIE SAUSSURE!
7 - LE FUNZIONI DELLA LINGUA!
9 - LE LINGUE NEL MONDO!
12 - MAPPA LINGUE!
13 - FONETICA E FONOLOGIA
14 - CLASSIFICAZIONE DEI SUONI!
18 - TRASCRIZIONE FONETICA!
20 - REGOLE DI TRUBECKOJ!
21 e 22 - MUTAMENTI FONETICI!
22 - LA SILLABA!
24 - MORFOLOGIA
26 - IL MORFEMA!
28 - FLESSIONE, DERIVAZIONE E COMPOSIZIONE!
31 - CLASSIFICAZIONE DEI COMPOSTI!
33 - MORFOLOGIA E SEMANTICA!
34 - CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE!
36 - IL LESSICO
36 e 39 - I DIZIONARI!
38 - PRESTITI E CALCHI!
41 - SINTASSI
41 - LA VALENZA!
42 - I SINTAGMI!
43 - LA FRASE!
45 - I TIPI DI FRASE!
46 - LE TRASFORMAZIONI!
47 - TIPI DI FRASI DIPENDENTI!
49 - SOGGETTO E PREDICATO!
51 - CATEGORIE FLESSIONALI!
55 - SEMANTICA E PRAGMATICA
56 - SIGNIFICATO, DENOTAZIONE E RIFERIMENTO!
59 - SEMANTICA FRASALE!
60 - ATTI LINGUISTICI!
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LINGUISTICA

GENERALE

2 - INTRODUZIONE

2 - IL LINGUAGGIO E LE LINGUE

4 - DICOTOMIE SAUSSURE

7 - LE FUNZIONI DELLA LINGUA

9 - LE LINGUE NEL MONDO

12 - MAPPA LINGUE

13 - FONETICA E FONOLOGIA

14 - CLASSIFICAZIONE DEI SUONI

18 - TRASCRIZIONE FONETICA

20 - REGOLE DI TRUBECKOJ

21 e 22 - MUTAMENTI FONETICI 22 - LA SILLABA 24 - MORFOLOGIA 26 - IL MORFEMA 28 - FLESSIONE, DERIVAZIONE E COMPOSIZIONE 31 - CLASSIFICAZIONE DEI COMPOSTI 33 - MORFOLOGIA E SEMANTICA 34 - CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE 36 - IL LESSICO 36 e 39 - I DIZIONARI 38 - PRESTITI E CALCHI 41 - SINTASSI 41 - LA VALENZA 42 - I SINTAGMI 43 - LA FRASE 45 - I TIPI DI FRASE 46 - LE TRASFORMAZIONI 47 - TIPI DI FRASI DIPENDENTI 49 - SOGGETTO E PREDICATO 51 - CATEGORIE FLESSIONALI 55 - SEMANTICA E PRAGMATICA 56 - SIGNIFICATO, DENOTAZIONE E RIFERIMENTO 59 - SEMANTICA FRASALE 60 - ATTI LINGUISTICI

LINGUISTICA

GENERALE

COSA È LA LINGUISTICA?

def.: studio scientifico del linguaggio umano

  1. Studio scientifico: raccolta di dati e studio, spiegazione dei dati con formulazione di ipotesi generali che raccolgano tutti i dati e tutte le ipotesi particolari. Le ipotesi devono essere chiare e definite col linguaggio specifico della disciplina. I dati devono essere accessibili in modo che altri possano studiarle e, se necessario, smentirle. La linguistica è una scienza descrittiva : descrive e spiega, ma non è una scienza normativa , ciò che è giusto e ciò che è sbagliato riguarda la grammatica (al linguista interessa quasi di più l’errore, perché attraverso l’evoluzione, un fenomeno può diventare la norma). Esistono diversi tipi di linguaggio: diversa struttura, ma sempre stessa funzione, quella della comunicazione. Linguaggio non umano: danza delle api—> comunicano fra di loro l’esatta posizione di un giacimento di cibo tramite movimenti dell’addome articolato attraverso velocità e direzione. La struttura del linguaggio umano è altamente specifica ed è molto diverso dagli altri linguaggi. Solo gli umani sono in grado di acquisire il linguaggio umano (stessa cosa avviene con le api).

1. IL LINGUAGGIO E LE LINGUE

Caratteristiche del linguaggio umano:

  1. Discretezza Gli elementi della lingua sono ben distinti gli uni dagli altri; per esempio i due suoni [t] e [d] sono ben distinti e non c’è assolutamente una via di mezzo ( t ardo, d ardo—> cambia il significato) e questo evita le ambiguità. —> molti linguaggi animali invece sono continui, cioè l’opposto rispetto a ciò che è discreto. Discreto: 1,2,3,4… // Continuo: 1, 1.3, 2, 2.6…
  2. Doppia articolazione
  • al primo livello di articolazione ogni parola è scomponibile in unità più piccole ancora dotate di significato (morfema) —> gatt-o (gatt: felino domestico/ informazione lessicale, mentre o: maschile singolare/ informazione grammaticale).
  • (^) al secondo livello possiamo scomporre fino ai fonemi, la rappresentazione grafica dei suoni. I fonemi non hanno significato, ma servono a distinguere diverse significati, avendo valore distintivo. Questo sistema garantisce economicità: con pochi fonemi è possibile creare un numero infinito di unità dotate di significate (a differenza di un sistema ideografico come il giapponese).

Due livelli della lingua:

  • (^) astratto;
  • (^) concreto. La vocale [a] della parola “mano” la possiamo pronunciare in vari modi, ad esempio più lunga o meno, ma ciò non pregiudica la comprensione di un parlante. Queste differenze di pronuncia non cambiano significato—> a livello astratto la [a] non è distintiva. La [a] astratta è il fonema, la [a] concreta è la sua realizzazione, che può variare da parlante a parlante, ma che non è distintiva, non crea variazioni di significato. Se invece di “mano” dico “meno”, si crea una distinzione di significato. Il fondatore della linguistica generale è Ferdinand de Saussure : due suoi allievi pubblicano il primo manuale di linguistica, basato sulle lezioni tenute a Ginevra fra 1906 e

LE DICOTOMIE

1. “LANGUE” E “PAROLE”

Questa distinzione è quella fra livello astratto e concreto. Quando comunichiamo produciamo atti di parole, realizzazioni concrete trasmesse da mittente a destinatario. Va però detto che l’individuo non possiede tutta la lingua: questa sta al di fuori degli individui, lasciando una traccia in ognuno di noi, permettendoci di comunicare. La langue quindi è il sistema di riferimento collettivo e astratto, cosa che ci permette di comunicare con chiunque possegga la nostra stessa langue. Langue—> sistema astratto. Attraverso la langue si creano le parole, la produzione concreta. Secondo Jakobson questi due termini si traducono in Codice (Langue) e Messaggio (Parole). Secondo Chomsky questi due termini si traducono in Competenza (Langue, Codice) ed Esecuzione (Parole, Messaggio). Per Chomsky però la competenza risiede nella mente del singolo individuo (=/= collettiva secondo Saussure). Ciascun parlante possiede vastissimi insiemi di conoscenze linguistiche, per la maggior parte in maniera inconsapevole (regole che derivano dall’esperienza e non dallo studio). Ogni parlante conosce i fonemi della propria lingua, anche senza averli studiati. Allo stesso modo conosce le possibili composizioni di suoni. A livello più complesso, ogni parlante italiano nativo:

  • (^) sa dividere in sillabe;
  • (^) sa posizionare l’accento sulle parole;
  • (^) sa che se una parola inizia con tre consonanti, la prima sarà obbligatoriamente [s];
  • (^) sa applicare mutamenti automaticamente (come nei plurali);
  • (^) sa costruire parole nuove (bambini, ma anche giornalisti);
  • (^) sa che certe regole non si possono applicare sempre (abile—> disabile =/= veloce—> disveloce). Alla base del concetto di lingua vengono poste 4 dicotomie : - (^) sincronia e diacronia; - (^) rapporti associativi e rapporti sintagmatici; - (^) significante e significato; - (^) langue e parole.
  • (^) sa che si possono unire due parole per crearne una nuova, ma non all’infinito (grattacielo =/= uomocielo) e che le composizioni di parole non si possono invertire (capostazione =/= stazione capo);
  • (^) sa comprendere e creare frasi nuove, capendo quali sono grammaticali e quali no (lo vado a prendere =/= lo penso di prendere);
  • (^) sa riconoscere il significato di parole e frasi;
  • (^) sa pescare vari sinonimi, pur conoscendo il fatto che la sinonimia totale non esiste (una cosa vecchia =/= una cosa anziana);
  • (^) sa disambiguare frasi apparentemente ambigue (svendita autunnale bambini—> su una vetrina, si capisce il significato totale);
  • (^) sa decodificare i messaggi (“mi sa dire l’ora?” —> “sì” =/= “sono le 10”). Una lingua è costituita da regole e leggi, ma nessuna lingua le sfrutta tutte quante. Per esempio, in ogni lingua vengono selezionati diversi suoni distintivi, a partire da tutti quelli che possono essere prodotti dall’apparato fonatorio (per esempio l’arabo ha 3 vocali, l’italiano ne ha 7 ma non ha suoni che esistono nella lingua inglese). La stessa cosa vale per la combinazione di suoni (artz in tedesco [tz] non è permesso in italiano). E allo stesso modo, non tutte le possibilità morfologiche esistono (ci sono vari suffissi e prefissi, ma non tutti si uniscono). Infine, non tutte le combinazioni sono permesse (il primo buon capitolo—> il buon primo capitolo—> il capitolo primo buono). 2. SINTAGMATICO E PARADIGMATICO [Associativo = Paradigmatico] def.: Ogni unità della lingua intrattiene rapporti sintagmatici con quelle vicine e rapporti paradigmatici con quelle assenti, che avrebbero potuto realizzarsi nello stesso punto.
  • (^) La n di ancora e la n di anfora non sono uguali: le nasali si modificano di fronte a consonanti diverse, diventando una nasale velare e una labiodentale. Questo perché la n è condizionata dalla consonante che segue e quindi la n e la consonante che segue hanno rapporto sintagmatico.
  • (^) Nel contesto s_o si possono inserire vari fonemi, che sono interscambiabili e in rapporto paradigmatico.
  • (^) Questo mio libro—> questi miei libri. Fra le o di questo, mio, libro c’è rapporto sintagmatico: se varia una, variano tutte (plurale).
  • (^) Il mio libro—> quel mio libro. Fra il e quel c’è rapporto paradigmatico, perché uno sostituisce l’altro. Questo è il motivo per cui i paradigmi dei verbi sono così detti. Questo rapporto varia in ogni lingua. 3. SINCRONIA E DIACRONIA Tutte le lingue storico naturali (naturalmente prodotte) mutano con il tempo, in maniera meccanica ed automatica, senza la scelta dei parlanti. Le lingue possono essere studiate sia secondo il mutamento, che ignorandolo, concentrandosi su una determinata della lingua. Tema : gli articoli maschili singolari. Studio sincronico : studio l’italiano odierno e la distribuzione, per esempio, degli articoli maschili, arrivando a determinare la distribuzione di questi. In questo modo ignoro il mutamento dei suddetti dati, fingendo che il mutamento non esista.
  • (^) linearità: ogni segno si sviluppa nel tempo secondo un certo ordine (casa—> /k/ /a/ / s/ /a/) e non può subire alterazioni;
  • (^) l’arbitrarietà: “Il legame che unisce il significante al significato è arbitrario, o ancora, poiché intendiamo con segno il totale risultante dall'associazione di un significante a un significato, possiamo dire più semplicemente: il segno linguistico è arbitrario. […] La parola arbitrarietà richiede anche un’osservazione. Essa non deve dare l'idea che il significante dipenda dalla libera scelta del soggetto parlante […] noi vogliamo dire che è immotivato, vale a dire arbitrario in rapporto al significato, col quale non ha nella realtà alcun aggancio naturale” (Saussure). L’associazione fra significato e significante è totalmente arbitraria e immotivata, tanto è vero che ad un significato corrispondono tanti significanti quante sono le lingue (dog, cane, chien, perro…). Ma l’arbitrarietà non si esaurisce fra significante e significato: questa è detta verticale. L’altro tipo, maggiormente orizzontale, riguarda il fatto che, sul piano del significante, le diverse lingue formano significanti tramite fonemi scelti da una lingua fra tutti quelli possibili. Dal punto di vista del significato, invece, ciascuna lingua “ritaglia” in modo diverso la realtà. Esistono però apparenti eccezioni all’arbitrarietà dei segni e queste sono le onomatopee, che cercano di riprodurre i suoni: tintinnare, sussurrare. Questi potrebbero sembrare icone, ma in realtà ciò è smentito dal fatto che in ogni lingua le onomatopee sono diverse. Abbiamo anche altri processi iconici: ad esempio in alcune lingue si usa il raddoppiamento come marca di intensità, ma comunque in modo diverso (grande grande // s. tōchtli p. tōtōchtin = coniglio).

LE FUNZIONI DELLA LINGUA

Secondo Jakobson, le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica sono:

  • (^) un parlante ;
  • (^) un referente (ciò di cui si parla);
  • (^) un messaggio (ciò che viene detto);
  • (^) un canale (il mezzo);
  • (^) un codice (il sistema linguistico di riferimento comprensibile sia da parlante che da ascoltatore);
  • (^) un ascoltatore. A ciascuna di queste sei componenti Jakobson associa una specifica funzione: ITALIANO “Legno” “Legna” “Bosco” INGLESE “Wood” FRANCESE “Bois” FUNZIONE SPIEGAZIONE ESEMPIO PARLANTE Funzione emotiva Esprimere lo stato d’animo “Io mi sento” REFERENTE Funzione referenziale Dare informazioni “Il tavolo è in legno”

ALCUNI PREGIUDIZI LINGUISTICI

  1. Le lingue evolvono dal semplice al complesso: secondo ciò, esistono lingue primitive con sistemi estremamente semplici, che poi evolvono per diventare complessi. Ciò in realtà non è totalmente esatto, poiché anche le lingue antiche avevano le loro complessità (si veda il latino e la sua evoluzione nell’italiano moderno).
  2. Le lingue logiche sono latino e greco: non è vero, ogni lingua è logica, fatta per essere appresa e costruita nel cervello umano; tutte le lingue hanno strutture.
  3. Esistono lingue dolci, dure; il tedesco è una lingua dura, l’italiano musicale. Ciò risponde solamente al livello di piacevolezza personale, non c’è alcun fondamento scientifico.
  4. Rapporto fra lingue e dialetti
    • (^) non c’è alcuna differenza fra lingua e dialetto; il dialetto è una vera e propria lingua, hanno tutte le componenti per essere sistemi linguistici;
    • (^) la loro differenza è sociolinguistica : quali gruppi usano il dialetto e quali la lingua “ufficiale”?;
    • (^) generalmente, sono le lingue a derivare dai dialetti: alla base dell’italiano standard c’è il fiorentino del 1300 (scelto da P. Bembo). MESSAGGIO Funzione poetica Si realizza quando il messaggio è costruito in modo tale che l’ascoltatore è costretto a tornare sul messaggio stesso per apprezzare il modo in cui è formato Giochi di parole CANALE Funzione fàtica Si realizza quando si vuole avere conferma che il canale sia aperto e funzioni correttamente “Pronto? Mi sente?” CODICE Funzione metalinguistica Si realizza quando il codice viene usato per parlare del codice stesso Grammatiche ASCOLTATORE Funzione conativa Si realizza come comando o esortazione Consigli, galatei FUNZIONE SPIEGAZIONE ESEMPIO

LE FAMIGLIE LINGUISTICHE

Si ricercano attraverso il metodo comparativo-ricostruttivo, andando a cercare e ricostruire, andando a ritroso, una protolingua. Vediamo le principali:

  1. Famiglia indoeuropea;
  2. Famiglia afro-asiatica (o camito-semitica), diffusa principalmente nell’Africa settentrionale e orientale e in tutto il Medio Oriente. Comprendente lingue come l’egiziano, l’arabo, l’ebraico, l’etiopico;
  3. Famiglia uralica (o ugro-finnica), i cui principali esponenti sono il finlandese (o finnico), l’estone e l’ungherese.
  4. Famiglia sino-tibetana, alla quale appartengono il cinese e il tibetano;
  5. Famiglia nigerkordofaniana, che comprende la maggior parte delle lingue parlate nell’Africa sub-sahariana, tra cui spiccano le lingue bantu, delle quali fa parte lo swahili;
  6. Famiglia altaica, che comprende, tra le altre, il mongolo e il turco;
  7. Famiglia dravidica, comprendente una serie di lingue parlate nell’India meridionale, tra cui il tamil;
  8. Famiglia austronesiana, che copre una vastissima area compresa tra il Madagascar (malgascio) e le isole del pacifico (lingue polinesiane), passando per l’Indonesia e le Filippine.
  9. Famiglia uto-azteca, comprendente numerose lingue parlate in America settentrionale e centrale (tra cui il nahuatl). Ci sono poi lingue per le quali, finora, non è stato possibile dimostrare una parentela con altre: si parla in questo caso di lingue isolate. Alcuni esempi sono il basco, il giapponese, il coreano e, fra le lingue antiche, il sumerico. Secondo alcuni studiosi, sarebbe inoltre possibile individuare dei raggruppamenti genealogici ancora più grandi delle famiglie; per esempio, è stato suggerito che le lingue sino-tibetane, quelle austro-asiatiche e quelle austronesiane facciano in realtà parte di un’unica famiglia, chiamata sinoaustrica. Secondo il linguista Holger Pedersen, le lingue indoeuropee, quelle camitosemitiche, quelle nigerkordofaniane e quelle uraliche farebbero parte di un’unica «superfamiglia», chiamata nostratica. Queste ipotesi hanno oggi pochi sostenitori. LE LINGUE INDOEUROPEE Nei primi anni dell’Ottocento si scopre che il sanscrito (antica lingua indiana), presenta caratteristiche comuni con lingue europee quali latino, greco e tedesco. Verso il 1830 viene coniato il termine “indoeuropeo”, gruppo all’interno del quale sono presenti diversi gruppi e sottogruppi. Vediamoli:
  10. Il gruppo indo-iranico , suddiviso nei due sottogruppi indiano e iranico: 1.a. tra le lingue indiane antiche ricordiamo il vedico (la lingua dei Veda, il testo sacro degli induisti, che risale alla fine del II millennio a.C., sebbene sia stato messo per iscritto molto più tardi) e il sanscrito, tra quelle medievali vi sono una serie di pracriti, dai quali derivano le lingue indiane moderne, lo hindi e l’urdu; 1.b. le lingue iraniche sono ulteriormente suddivise in due rami: le lingue iraniche occidentali comprendono l’avestico (la lingue dell’Avesta, il libro sacro degli Zoroastriani), l’antico persiano (impero Achemenide, VI-IV secolo a.C.), il medio persiano, il persiano moderno e il curdo. Tra quelle orientali ricordiamo l’afgano e il pashto;
  1. Il gruppo tocario , l’ultimo ad essere stato scoperto (inizi del Novecento), comprendente due lingue estinte, denominate Tocario A e Tocario B, parlate nel I millennio d.C. nel Cina nord-occidentale;
  2. Il gruppo anatolico , comprendente lingue oggi estinte, un tempo parlate nella penisola anatolica tra il II e il I millennio a.C. La più nota è l’ittita (decifrato nel 1915); altre sono il palaico e il luvio (II millennio), il licio, il lidio e il cario (I millennio);
  3. Il gruppo armeno , comprendente la sola lingua armena, attestata a partire dal V secolo d.C.;
  4. Il gruppo albanese , rappresentato dal solo albanese, diviso in due varietà: il tosco (sud dell’Albania) e il ghego (nord dell’Albania);
  5. Il gruppo slavo , diviso in tre sottogruppi: 6.a. slavo orientale: russo, bielorusso, ucraino; 6.b. slavo occidentale: polacco, ceco, slovacco; 6.c. slavo meridionale: bulgaro, macedone, serbo-croato, sloveno;
  6. Il gruppo baltico , comprendente lituano, lettone e, tra le lingue estinte, l’antico prussiano;
  7. Il gruppo ellenico , rappresentato dal solo greco, le cui prime attestazioni risalgono già al II millennio a.C. (miceneo), e che continua nel greco moderno;
  8. Il gruppo italico , diviso in: 9.a. italico orientale: osco, umbro e sannita, oggi estinte; 9.b. italico occidentale (o italo-falisco), comprendente il falisco (Tuscia meridionale, ca. VII-II sec. a.C.) e il latino, dal quale derivano le lingue romanze o neolatine. 9.b.a. Tra le lingue romanze vi sono: il portoghese, lo spagnolo, il gallego (Galizia, Spagna nord-occidentale), il catalano (Catalogna), il francese, il provenzale (sud della Francia), l’italiano, le lingue retoromanze (tra cui romancio e ladino), il sardo, il friulano e il romeno;
  9. Il gruppo germanico , suddiviso in: 10.a. germanico orientale, di cui conosciamo abbastanza bene solo il gotico (testimoniato da una traduzione della Bibbia del IV secolo d.C.); 10.b. germanico settentrionale (o nordico): svedese, norvegese, danese, islandese, feroese (isole Fær Øer); 10.c. germanico occidentale, diviso in due rami: 1) anglo-frisone (frisone e inglese), 2) neerlando-tedesco (nederlandese, tedesco, afrikaans – varietà di olandese parlata dai coloni in Zimbabwe, Namibia e Sudafrica – e yiddish – dialetto tedesco degli Ebrei di Germania);
  10. Il gruppo celtico , suddiviso in: 11.a. gaelico: irlandese e gaelico di Scozia; 11.b. britannico: cimrico (o gallese, parlato nel Galles), cornico (Cornovaglia, Inghilterra sud-occidentale, oggi estinto) e bretone (Bretagna, Francia nordoccidentale). Altre catalogazioni:
  • (^) Schleicher (metà 800): dividendo in aree per arrivare ai gruppi ed ai loro rapporti [mancano tocario e anatolico];
  • (^) Cronologia: divisione per gruppi che mostra anche una progressione cronologica.

2. FONETICA E FONOLOGIA L’apparato fonatorio è in grado di produrre una serie enorme di suoni, ma non tutti costituiscono l’inventario di una lingua. Tra tutti i suoni, ciascuna lingua ne “sceglie” solamente alcuni con valore distintivo: i fonemi. Ciascuna lingua ha le proprie regole di combinazione di questi suoni, ed ogni suono influenza l’altro. LA FONETICA

  • (^) è la disciplina che studia la produzione dei suoni: fonetica articolatoria ;
  • (^) è la disciplina che studia la natura fisica del suono e la sua propagazione attraverso l’aria: fonetica acustica;
  • (^) è la disciplina che studia la ricezione del suono da parte dell’ascoltatore: fonetica uditiva [ se un albero cade nel deserto e nessuno lo sente, di fatto non esiste ]. L’APPARATO FONATORIO È formato da organi che non nascono per produrre suoni, ma vengono impiegati in maniera secondaria per il linguaggio. La maggior parte dei suoni esiste per mezzo dell’aria, che usano il flusso d’aria emesso dai polmoni. L’aria sale lungo la trachea, attraversa la laringe (dove si trovano le corde vocali), la faringe, la cavità orale e fuoriesce dalla bocca (ed eventualmente anche dal naso, se il velo palatino non viene innalzato: su questo si basa la differenza tra suoni orali e suoni nasali). Il tipo di ostacolo ed il punto nel quale si crea, sono responsabili delle differenze fra i suoni.

LA CLASSIFICAZIONE DEI SUONI

I suoni si possono classificare secondo 3 parametri:

  • (^) modo di articolazione: i vari assetti che gli organi fonatori assumono durante la produzione di un suono;
  • (^) luogo di articolazione: il punto all’altezza del quale un suono viene articolato;
  • (^) sonorità: se le corde vocali vibrano si avrà un suono sonoro, se non vibrano si avrà un suono sordo (variabile binaria). Tutti i sistemi di scrittura sono imprecisi, nessuno di questi riesce a rappresentare i suoni in maniera non ambigua: anche in italiano, alla [c] corrispondono due suoni, mentre alla [h] non ne corrisponde nessuno; allo stesso modo le vocali sono aperte o chiuse. È stato quindi necessario crearlo. [ un singolo segno = un singolo suono ]. Questo alfabeto è detto IPA, l’alfabeto fonetico internazionale (International Phonetic Alphabet). PRIMA IMMAGINE *Caselle bianche: suoni esistenti ma non usati. **Caselle grigie: suoni impossibili da eseguire. ***Caselle con due simboli: primo simbolo = sordo / secondo simbolo = sonoro. SECONDA IMMAGINE *a destra = vocale arrotondata. **a sinistra = vocale non arrotondata. I suoni si possono classificare in tre classi maggiori:
  • (^) consonanti;
  • (^) vocali;
  • (^) semiconsonanti (o approssimanti). La distinzione principale è quella tra consonanti e vocali: nella produzione di una vocale, l’aria non incontra ostacoli, inoltre le vocali sono sempre sonore. Diversamente, per produrre una consonante l’aria incontra un ostacolo di qualche tipo (o un blocco momentaneo o un forte restringimento) e le consonanti possono essere sia sonore che sorde.

OCCLUSIVE:

[p] = occlusiva, bilabiale, sorda [b] = occlusiva, bilabiale, sonora [t] = occlusiva, dentale, sorda [d] = occlusiva, dentale, sonora [k] = occlusiva, velare, sorda [g] = occlusiva, velare, sonora NASALI (tutte sonore): [m] = nasale, bilabiale [ɱ] = nasale, labiodentale [n] = nasale, alveolare [ɲ] = nasale, palatale [ŋ] = nasale, velare LATERALI (tutte sonore): [l] = laterale, alveolare [ʎ] = laterale, palatale VIBRANTI (tutte sonore): [r] = polivibrante, alveolare FRICATIVE: [f] = fricativa, labiodentale, sorda [v] = fricativa, labiodentale, sonora [s] = fricativa, alveolare, sorda [z] = fricativa, alveolare, sonora [ʃ] = fricativa, palato-alveolare, sorda [ʒ] = fricativa, palato-alveolare, sonora: in prestiti come garage) AFFRICATE: [ts] = affricata, alveolare, sorda [dz] = affricata, alveolare, sonora [tʃ] = affricata, palato-alveolare, sorda [ʤ] = affricata, palato-alveolare, sonora SEMICONSONANTI o APPROSSIMANTI (tutte sonore): [j] = semiconsonante, palatale [w] = semiconsonante, velare

2) VOCALI

I parametri per classificare le vocali sono l’altezza della lingua, il suo avanzamento o arretramento e l’arrotondamento o meno delle labbra. [i] alta, anteriore (o palatale), non arrotondata [e] medio-alta, anteriore (o palatale), non arrotondata [ɛ] medio-bassa, anteriore (o palatale), non arrotondata [a] bassa, centrale, non arrotondata [ɔ] medio-bassa, posteriore (o velare), arrotondata [o] medio-alta, posteriore (o velare), arrotondata [u] alta, posteriore (o velare), arrotondata Il sistema dell’italiano standard è eptavocalico in posizione tonica e pentavocalico in posizione atona ([ɛ] e [ɔ] non ricorrono mai in sillaba atona).

COMBINAZIONI DI SUONI

  • (^) nessi consonantici;
  • (^) dittonghi e iati. Le consonanti possono combinarsi insieme e formare dei NESSI CONSONANTICI. Tali combinazioni non sono libere, ma sono soggette a restrizioni : per es. in italiano sono possibili nessi come [pr], [tr], [spr], ma non nessi come *[gʃ], *[fv], ecc. Inoltre, alcuni nessi possono ricorrere solo in una determinata posizione: per es. [rp] è possibile solo in posizione interna (arpa, carpa, scarpa, ecc.), non in posizione iniziale. La combinazione di vocali e approssimanti (o semivocali) in una medesima sillaba dà luogo ai DITTONGHI. Si distinguono in:
  • (^) dittonghi ascendenti = approssimante + vocale tonica (j+V; w+V);
  • (^) dittonghi discendenti = vocale tonica + altra vocale (V+i; V+u) In italiano esistono anche dei trittonghi: miei [‘mjɛi], tuoi [‘twɔi], ecc. [j] e [w] nei dittonghi ascendenti vengono solitamente chiamate semiconsonanti, mentre [i] e [u] nei dittonghi discendenti prendono il nome di semivocali. Le combinazioni di due vocali appartenenti a sillabe diverse danno luogo a uno IATO (maestro, mania [ma’nia], beato, ecc.).

Le vocali lunghe si indicano mediante i due punti posti dopo il segno della vocale [a:, e:]. In italiano standard, sono lunghe tutte le vocali toniche in sillaba aperta: [‘re:mo], [‘ve:ro], [‘ka:ne], ma non in [‘kanto], [‘fɛsta], ecc. 3. L’accento si indica con un apice [ ' ] posto prima della sillaba accentata: [‘ka:sa], [man’tɛl:o], [pe’rɔ], ecc. Sui monosillabi, può non essere segnato. 4. Le maiuscole non si segnano: [kar’lɔt:a], [a’mɛ:rika], ecc. Gli apostrofi non si segnano: l’amico [la’mi:ko].

DIFFERENZA FRA FONETICA E FONOLOGIA

La fonetica si occupa dell’aspetto fisico dei suoni, mentre la fonologia si occupa della loro funzione linguistica. La fonetica studia i foni, la fonologia studia i fonemi.

  • (^) fonemi: unità astratte (si collocano dunque a livello di langue) con valore distintivo (non hanno significato, ma permettono di distinguere i significati);
  • (^) foni: tutti i suoni che l’apparato fonatorio umano può produrre (si collocano a livello di parole). In altri termini, i foni sono la realizzazione concreta dei fonemi.
  • (^) Langue / Competenza —> fonema /t/ ;
  • (^) Parole / Esecuzione —> fono [t]. FONETICA FONOLOGIA OCCUPAZIONE Aspetto fisico dei suoni Funzione linguistica dei suoni OGGETTO DI STUDIO Foni = tutti i suoni che l’apparato fonatorio umano può produrre Fonemi = unità astratte con valore distintivo, ovvero che non hanno significato, ma permettono di distinguere i significati CORRISPONDENZA Parole Langue GRAFICA [ t ] / t /

LE REGOLE DI TRUBECKOJ

Per poter stabilire se due foni abbiano valore distintivo (cioè se siano anche fonemi di una determinata lingua) Nikolaj Trubeckoj ha formulato una serie di regole. Trubeckoj faceva parte del Circolo linguistico di Praga (o scuola di Praga), fondato nel 1926 dal linguista ceco Vilem Mathesius e composto da diversi linguisti cechi e russi (tra cui Roman Jakobson). Vediamo le regole: 1) « Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza con ciò mutare il significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi ». In altri termini, dal momento che i fonemi hanno valore distintivo, cambiando un fonema con un altro, cambia il significato della parola: varo – faro – raro – caro – paro. Due parole che si differenziano per un solo suono nella medesima posizione costituiscono una coppia minima: care – mare; pane – rane; casa – cava. N.B. la grafia inganna! Per poter stabilire se due parole costituiscono una coppia minima è necessaria la trascrizione fonetica: • gatto – getto: apparentemente cambia solo la prima vocale, ma [‘gat:o] – [‘dʒɛt:o] • giacca – lacca: apparentemente ci sono due differenze, ma [‘dʒak:a] – [‘lak:a] 2) « Quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si possono scambiare fra loro senza causare variazione di significato della parola, questi due suoni sono soltanto varianti fonetiche facoltative, o libere, di un unico fonema ». Per es. [‘re:ma] – [‘ʀe:ma]; [‘ma:re] – [‘ma:ʀe] In italiano, la [r] alveolare e la [ʀ] uvulare possono essere scambiate senza che si produca una differenza di significato: i due suoni sono varianti libere di uno stesso fonema /r/ (‘libere’ significa che possono essere scambiate in qualsiasi contesto). 3) « Quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso fonema ». Esempio: andare [an’da:re] – angolo [‘aŋgolo]. La [n] alveolare e la [ŋ] velare, in italiano, non ricorrono mai nella stessa posizione: la prima si trova solo davanti a suoni dentali o alveolari, la seconda davanti a suoni velari. Non sono due fonemi diversi, perché non possono costituire coppie minime: sono due varianti di uno stesso fonema /n/, ma non si tratta di varianti libere, perché sono legate a contesti specifici: sono varianti combinatorie (o allofoni ). Attraverso queste regole si arriva a individuare l’inventario dei fonemi di una lingua. N.B. tale inventario è diverso da lingua a lingua, per es. in inglese [n] e [ŋ] corrispondono a due diversi fonemi, perché costituiscono coppie minime: sin [sɪn] – sing [sɪŋ]. Secondo la terminologia statunitense:

  • (^) due fonemi sono in distribuzione contrastiva : se compaiono nello stesso contesto, danno origine a due parole diverse;
  • (^) due allofoni sono in distribuzione complementare : non possono mai ricorrere nello stesso contesto, ma l’uno si trova solo in un certo contesto, l’altro solo in un altro contesto.