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Esercizi e Domande di Linguistica Generale: Concetti chiave e Riassunto del Libro di Loren, Appunti di Linguistica Generale

Riassunto del libro di riferimento per il corso di Linguistica Generale di Franco Lorenzi, "Nuovi fondamenti di linguistica"

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 30/06/2023

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A che servono le lingue?
A quali bisogni rispondono le lingue, per essersi diffuse presso tutti i rappresentanti della specie homo
sapiens, senza eccezione?
Quali sono le necessità?
Le lingue servono innanzitutto a te a comunicare, più tecnicamente servono a fornire predicazioni.
Predicare = dire qualcosa a proposito di qualcos’altro.
Ciò che diciamo proposito di un tema e comunicato traverso i verbi
È necessario avere le risorse necessarie a indicare qualcosa di cui si vuole parlare (i nomi)
Fornire predicazioni vuol dire
Dare un nome, costruire informazioni
Organizzare, mettere in ordine
Le lingue però non servono solo a comunicare, ma anche a soddisfare i bisogni internazionali. Tutto ciò che
a che fare con l’interazione tra i parlanti è indicato con il termine pragmatica. La pragmatica consiste nel
trasmettere un messaggio “non detto” nascosto sotto il messaggio letterale.
Una delle funzioni che potrebbe interessarci e quella meta linguistica cioè parlare della lingua, del codice.
La linguistica e lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue, Scientifico perché lavora con metodo
scientifico quindi il lavoro sperimentale per quanto non sempre sia esatta, però come disciplina scientifica
non è una disciplina prescrittiva. Infatti la linguistica è una disciplina che mira alla descrizione alla
spiegazione dei fenomeni linguistici.
A cosa serve la linguistica?
Collegandola alla psicologia, essendo il linguaggio uno dei principali prodotti della mente umana, il suo
studio illumina il funzionamento del pensiero e della mente. La ricerca linguistica mostra che al di sotto
dell’immensa varietà delle lingue giacciono alcuni meccanismi costanti, alcune invarianti (universali
linguistici).
La linguistica presenta importanti aspetti applicativi. E alla base dello studio dei disturbi di linguaggio, delle
analisi del linguaggio mediante calcolatori, dalla produzione dizionari, dello studio delle operazioni mentali
sottostanti il comportamento linguistico e così via.
Studia l’inosservabile.
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Per linguaggio si intende la facoltà di associare due diversiordini di entità, i quali non hanno nulla a che
vedere l’uno con l’altro: i contenuti mentali, che per propria natura (essendo interni) non possono
manifestarsi ad altri, e le realtà sensoriali, che, collegandosi ai contenuti mentali stessi li rendono
comunicabili.
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A che servono le lingue? A quali bisogni rispondono le lingue, per essersi diffuse presso tutti i rappresentanti della specie homo sapiens, senza eccezione? Quali sono le necessità? Le lingue servono innanzitutto a te a comunicare, più tecnicamente servono a fornire predicazioni. Predicare = dire qualcosa a proposito di qualcos’altro. Ciò che diciamo proposito di un tema e comunicato traverso i verbi È necessario avere le risorse necessarie a indicare qualcosa di cui si vuole parlare (i nomi) Fornire predicazioni vuol dire  Dare un nome, costruire informazioni  Organizzare, mettere in ordine Le lingue però non servono solo a comunicare, ma anche a soddisfare i bisogni internazionali. Tutto ciò che a che fare con l’interazione tra i parlanti è indicato con il termine pragmatica. La pragmatica consiste nel trasmettere un messaggio “non detto” nascosto sotto il messaggio letterale. Una delle funzioni che potrebbe interessarci e quella meta linguistica cioè parlare della lingua, del codice. La linguistica e lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue, Scientifico perché lavora con metodo scientifico quindi il lavoro sperimentale per quanto non sempre sia esatta, però come disciplina scientifica non è una disciplina prescrittiva. Infatti la linguistica è una disciplina che mira alla descrizione alla spiegazione dei fenomeni linguistici. A cosa serve la linguistica? Collegandola alla psicologia, essendo il linguaggio uno dei principali prodotti della mente umana, il suo studio illumina il funzionamento del pensiero e della mente. La ricerca linguistica mostra che al di sotto dell’immensa varietà delle lingue giacciono alcuni meccanismi costanti, alcune invarianti (universali linguistici). La linguistica presenta importanti aspetti applicativi. E alla base dello studio dei disturbi di linguaggio, delle analisi del linguaggio mediante calcolatori, dalla produzione dizionari, dello studio delle operazioni mentali sottostanti il comportamento linguistico e così via. Studia l’inosservabile. 2 Per linguaggio si intende la facoltà di associare due diversiordini di entità, i quali non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro: i contenuti mentali, che per propria natura (essendo interni) non possono manifestarsi ad altri, e le realtà sensoriali, che, collegandosi ai contenuti mentali stessi li rendono comunicabili. Contenuti mentali = contenuto > significato

Realtà sensoriali = espressioni >significante Quindi si può dire che linguaggio la facoltà di associare il significato al significante. Il significante può essere di qualsiasi tipo, l’unica condizione necessaria da aspettare che sia costituito da materiale sensoriale, su questa base base anche la matematica è un linguaggio e si può dire che questo non sia una proprietà esclusiva dell’uomo (comunicazione animale). Sono stati gli studiosi di etologia della comunicazione a portare all’attenzione le diverse modalità di comunicazione non verbale in generale e la comunicazione degli animali  Da a delle api  Tracce chimiche delle formiche Ovviamente la differenza con gli animali e qualitativa (segnale vs segno) Caratteristiche del linguaggio  Congenito o innato  Relativa immutabilità  Inapprendibilità e incancellabilità  Indifferenza il significante  Limitazioni tipiche del linguaggio Le lingue sono codici = sistemi di corrispondenze tra significato e significante che servono a trasmettere informazioni tra emittente e ricevente attraverso la produzione e la diffusione di messaggi. L’operazione di formazione di un messaggio da parte di un’emittente mediante un codice e detta codifica, di codifica (Assegnare a un dato significato e significante appropriato), l’interpretazione del messaggio da parte di un ricevente. Una delle forme più interessanti in cui si manifesta la capacità umana di costruire i codici di natura anche complessa è rappresentata dei codici secondari, ovvero quelli che hanno come contenuto l’espressione di un altro codice. Di questo tipo sono i codici alfabetici delle lingue verbali.possiamo quindi definire il codice come un sistema di segni, cioè di oggetti complessi in cui un significante sapere un significato. Se un codice può essere scomposto in elementi ricorrenti e questi elementi ammettono combinazioni diverse é detto articolato. Alcuni codici articolati hanno la proprietà essenziale la posizionali ta: il significato non è convogliato solo dei segni componenti come tali, ma anche dalla posizione che ciascuno di essi occupa nella successione. I codici possono essere distinti in due categorie: quelli che permettono di generare messaggi che possono essere interrotti e quelli che non lo permettono. I primi sono qui cosiddetti codici con stand-by: il codice ammette i messaggi in cui la sequenza principale uno viene interrotta per avviare una sequenza secondaria due termina tra quale riprende quella principale. Relazioni tra significante e significato Da un lato ci sono i codici iconici nei quali l’espressione ha una qualche somiglianza con il contenuto che esprime; dall’altro quelli arbitrari in cui non esiste alcuna somiglianza tra espressione e contenuto. I codici iconici hanno una gamma di contenuti ristretta mentre i codici arbitrari hanno come caratteristica la sinonimia “molteplicità di significati per lo stesso significato”. La sinonimia dei codici connessa la loro arbitrarietà, è proprio questa che permette di costruire (infiniti) segni diversi per dare espressione i medesimi significati. Per la sinonimia mia i codici arbitrari sono anche vaghi. I codici come la danza delle api e le tracce chimiche delle formiche esprimono una porzione limitata di significati > codici semanticamente finiti. Al contrario una lingua verbale può esprimere significati limitati, a confermare ciò è la capacità meta linguistica cioè la capacità che una lingua di riflettersi su se stessa adottando se stessa come contenuto. Codici analogici (esplicitazione) e digitali (salti) Le lingue verbali sono codici discreti (parole molto simili con significati molto distanti) e arbitrari, quindi digitali una lingua analogica sarebbe in parte più iconica.

La contstualità interna è manifesta in tutti quegli enunciati che acquistano un significato solo se inseriti in un tessuto di altri enunciati. In altri termini, il funzionamento di molti enunciati dipende dal contesto linguistico di cui fanno parte. La contestualità estrema è manifesta in alcuni enunciati, che per acquisire un significato devono far riferimento a una situazione non linguistica del mondo esterno. Ciò significa che gli enunciati si relazionano al mondo esterno in due modi distinti: perché lo designano o perché lo evocano come quadro necessario per assegnare un senso all’enunciato stesso. La sostanza dell’espressione delle lingue verbali è principalmente fonica e, in quanto tale, permette un’ampia varietà di realizzazioni. Qualsiasi enunciato, infatti, può essere trasferito in un'altra sostanza dell’espressione pur rimanendo un enunciato verbale, si a livello orale che grafico (l’operazione di trasferimento di un metodo di scrittura all’altro è denominata traslitterazione. Le lingue verbali permettono di operare forzature, ossia spostamenti di elementi da una categoria a un’altra.  Trasposizione di categoria  A livello di significato Le inglese verbali non sono immutabili, ma variano a seconda di diverse dimensioni. Il termine diacronia indica il fatto che le lingue cambiano nel tempo. Al suo posto il termine sincronia, disegnante un singolo stato dell’evoluzione di una lingua, nel quale essa immaginata come se fosse ferma. Nel corso di un processo di cambiamento, una lingua può modificarsi al punto non essere più riconoscibile diventare un’altra. Le lingue variano anche nello spazio, tale fenomeno è detto diatopìa. Esistono infatti numerosissime lingue diverse e molte di esse hanno una varietà di dialetti. Le lingue possono essere ridotte a classi. Tali classi sono di due specie: famiglie e tipi, una famiglia linguistica è formata da lingue che derivano geneticamente da una stessa lingua madre e quindi presentano tratti in comune con la lingua madre stesse tratti comuni tra di loro. I tipi linguistici sono classi di lingue che, pur non essendo un imparentate geneticamente, presentano affinità strutturali. La disciplina che studia questi problemi e la tipologia linguistica. La tipologia dà per scontato che sotto la diversità apparentemente inesauribile di lingue vi sia un numero relativamente ristretto i meccanismi. Essa quindi esplora quali e quanti sono i modi (strategie) per soddisfare una determinata funzione, in base al principio che le strategie tra le quali le lingue possono scegliere sono relativamente poche e tendono a combinarsi tra loro in modo ordinato. 4 Le lingue naturali hanno un’espressione fonico acustica, ovvero prodotta da un apparato fonatorie ricevuta da un apparato uditivo conseguenza di una complessa storia evolutiva. La capacità di produrre suoni linguistici, detta fonazione, ha diversi vantaggi:  La fondazione può essere esercitata simultaneamente ad altri  È vantaggiosa dal punto di vista del ricevente: può essere eseguita ricevuta in condizioni ambientali di  Il messaggio fonico può essere percepito da più riceventi nello stesso  Il mezzo fonico permette un’ampia modulabilità  La fondazione può essere prodotto in modo continuo, senza che sia necessario interrompere il flusso di suoni. Per questo la fonazione rapida  È portatile può essere esercitata senza bisogno di nulla esterno al corpo Nell’evoluzione vengono privilegiati suoni relativamente semplici a prodursi e distintamente percepibili, più stabile evitare quelli poco stabili e meno distinguibili. Sulla base del passaggio dell’aria attraverso le corde vocali si distingue in suoni sordi, senza vibrazione, e sonori con vibrazione. Fonetica I foni suoni linguistici sono oggetto di studio della fonetica, che li considera nella loro dimensione fisica, ovvero senza considerarne la funzione, e se esamina il modo in cui i suoni sono prodotti, il modo in cui si propagano nell’aria e il modo in cui vengono percepiti dall’apparato uditivo. Le vocali sono prodotte grazie

alla vibrazione delle corde vocali, a te determinare la differenza tra essi sono le variazioni di posizione e di volume della lingua nella bocca, in particolare rispetto al palato. Nell’osservare i movimenti della lingua sia evidenziato il trapezio vocalico, l’area cioè entro la quale essa si muove nell’articolazione delle vocali il A I ed U sono le cosiddette vocali cardinali in quanto tutte le altre sono definibili in rapporto ad S, sono universali e più stabili. Le vocali hanno anche l’importante caratteristica di portare l’accento. In questo, sono affiancate dalle cosiddette sonanti ossia consonanti che per la loro fonetica possono portare accento. Le vocali possono essere classificate in base a tre criteri:  Apertura chiusura. Tale criterio si riferisce all’altezza del vertice della lingua rispetto al palato, in base alla quale il passaggio dell’aria è più o meno ampio. Si distinguono così: vocali aperte, quando la lingua e alla distanza massima dal palato; chiuse, quando la lingua più vicino possibile al palato; semichiuse, quando la lingua in posizione intermedia  Anteriorità posteriorità. Tale criterio incentrato sul punto del palato verso il quale vertice della lingua si protende, ovvero la posizione in cui il passaggio dell’aria più angusto. Si hanno così: vocali anteriori; posteriori; media  Arrotondamento non arrotondamento il criterio si riferisce alla conformazione delle labbra, che possono essere distese o piatte Horton date leggermente sporgenti. Si distinguono così le vocali arrotondate, in cui le labbra si protendono avanti sono leggermente arrotondate, da quelle non arrotondate in cui le labbra sono distese. Alcune articolazioni sono prodotte dal passaggio dell’aria attraverso il naso, sono i natali quelli non nasali sono detti orali. La nasalizzazione è indicata con assegno speciale, tilde soprascritto il simbolo ã. Le consonanti sono prodotte da un flusso d’aria che fuoriesce da un tratto fonatorie completamente chiuso oppure ristretto. La chiusura o la stretta possono essere attuate in diversi modi in differenti parti del tratto per questa ragione le consonanti in genere sono classificati secondo: il modo di articolazione, il punto di articolazione, il comportamento delle corde vocali durante la loro produzione. Il modo di articolazione si riferisce al tipo di chiusura che viene a posto al passaggio dell’aria:  Se la chiusura totale si parla di occlusive  Se la chiusura è parziale e l’aria fuoriesce con un solo frusciante si parla di fricative  Se la chiusura è tenuta mediante la vibrazione di un articolatore mobile si parla di vibranti  Se la chiusura parziale ottenuta premendo l’asse longitudinale della lingua contro gli alveoli o il palato in modo da lasciar passare l’aria ai suoi lati si chiama siano le laterali, nel loro insieme e vibranti laterali sono chiamate liquide  Un ulteriore tipo articolatore consentito dalle affricate, consonanti ottenuti in due momenti strettamente continui, il primo occlusive secondo spirante  Le nasali infine sono prodotte dal passaggio dell’aria attraverso la cavità nasale, grazie all’abbassamento del velo

L’espressione fenomeni fonologici de nota la modificazione che i suoni linguistici subiscono nel momento in cui si ascoltano e si concatenano tra loro in un ambiente sintomatico. L’assimilazione è il processo per cui iPhone assume uno o più tratti di un altro fondo contiguo può essere progressiva o regressiva bidirezionale totale o parziale. La cancellazione è il fenomeno per cui il suono viene soppresso un caso particolare di cancellazione e il troncamento, i Nese un esempio classico in francese e l’Alia Sioni. L’inserzione è il processo che inserisce un segmento aggiuntivo in corrispondenza di determinati confini, nei quali si accostano unità che non possono saldarsi direttamente. La riduzione e rafforzamento, processi uno l’inverso dell’altro, consistono nel fatto che taluni suoni si indeboliscono fino a sparire, mentre altri si rafforzano. Scala di sonorità Dittongazione I processi fonologici non operano in tutte le posizioni, quelle in cui si atto la maggior parte dei processi sono tipicamente quella intervocalica, quella tonica, quell’atona e E quella al confine di morfo o di parole.per descrivere un processo fonologico è necessario indicare: in quale contesto e sopra e che effetti ha. Per fornire queste informazioni si usano specifiche notazioni chiamate regole fonologiche. A > B /___________ Cioè “il segmento A diventa B nel contesto indicato da __________” Tipicamente i contesti (ambienti sintagmatici) in cui avviene il cambiamento possono essere tre: A > B / X___________ A > B/____________Y A > B/X____________Y Nel primo caso, il cambiamento a luogo a destra del segmento X, nel secondo a sinistra e nel terzo in posizione intermedia tra X e Y. In fonologia esistono fenomeni che non sono lineari ma sono simultanei ad altri. Tali fenomeni sono chiamati soprasegmentali perché sono sovrapposti propriamente detti. I soprasegmentali più importanti sono l’accento e il tono. Una sillaba accentata è prodotta normalmente con maggiore intensità di suono, è leggermente più lunga di un atona e spesso è anche più acuta.l’accento ha la particolarità di potersi poggiare soltanto su segmenti vocalici o su sonanti, e non su consonanti in senso proprio alcune lingue hanno l’accento in posizione fissa. In questi casi l’accento può operare anche da segnali demarcativi in quanto indica il confine di parola. Altre lingue, invece, hanno un accento mobile. Il campo di applicazione dell’accento è formato essenzialmente dalle singole parole, 100 di parola, esistono però parole prive di accento o atone dette clitici. Parole lunghe o combinazioni di parole possono comportare anche un accento secondario meno prominente. I fenomeni di giuntura sono modificazioni fonetiche che si producono quando le parole sono collegate in un contesto, in questi casi, i limiti dei diversi segmenti fonici possono subire cambiamenti e così anche gli accenti.in generale la pronuncia è sensibile alle relazioni sintagma Attica e tra parole. Le parole strettamente correlate a livello sintattico tendono essere pronunciate sia unite sia con un solo accento. Le sequenze di sillabe, anche appartenenti a più di una parola morfologica, che si aggregano attorno a un’unica sillaba tonica sono chiamate parole fonologiche. Il tono è prodotto da un aumento di acutezza sonora in corrispondenza di vocali sonanti, tale aumento e a sua volta il risultato di un aumento della frequenza di vibrazione dell’aria emessa dall’apparato fono Torio.il suono più acuto da uditivamente l’impressione di essere più alto. Il tono è detto unito quando non cambia su tutto il segmento in questione ascendente quando passa dal livello basso a quello alto, discendente quando fa il movimento inverso ascendente discendente quando prima sale e poi uscente e discendente ascendente quando avviene l’inverso. In alcune lingue, i toni servono a differenziare significati, dunque hanno funzione distintiva: sono le cosiddette lingue a toni.

Fenomeni para linguistici.con questo termine si indica una serie di fenomeni che accompagnano qualsivoglia enunciazione, ma che non sono completamente integrati con essa, come il volume della voce, la velocità dell’eloquio, le esitazioni, le pausa di silenzio, e le pause piene. La fonologia riconosce nella sillaba una delle sue unità principali. Diversi fenomeni fonologici agiscono al confine di sillaba ma non in altra posizione. Una sillaba è un’unità composta almeno da un elemento capace di portare l’accento, chiamato nucleo sillabico. Ciò che precede il nucleo della sillaba e l’attacco.le sillabe che terminano in vocale sono dette aperte, mentre quelle che non finiscono in vocale sono dette chiuse.il materiale che segue la vocale e denominato coda. Le sillabe si distinguono anche per il loro peso: si dice pesante una sillaba che contengono vocale lunga o finisca in consonante, leggera ogni altra sillaba. Nessuno enunciato parlato e prodotto senza intonazione. La base fisica dell’intonazione sta principalmente nel fatto che, in corrispondenza di alcune sillabe, la frequenza di vibrazione dell’aria aumenta formando dei picchi. Col variare della frequenza di vibrazione dell’aria, varia l’acutezza della voce, perciò l’effetto percettivo di me lo dia degli enunciati sia perché, in corrispondenza di questi picchi, la voce si fa più acuta che in altri momenti. L’associazione di bicchieri avvallamenti che tu costituisce la me lo dia denunciato e designata con il termine curva di intonazione, e per questo si dice che l’interazione si innalza o si abbassa. Nell’intonazione intervengono anche fenomeni di lunghezza. Sotto il profilo funzionale, l’intonazione è Un essenziale risorsa di modulazione dell’enunciato, che serve a segnalare quel tipo di enunciato stiamo producendo, a indicare quale valore pragmatico l’emittente gli attribuisce e infine mettere in rilievo le porzioni di enunciato qui intendiamo dare maggiore prominenza. 5 La morfologia si occupa della struttura interna delle parole e della varietà di forme che esse assumono. Le modificazioni formali della parole possono essere di numerosi tipi, per comunità si distinguono due categorie fondamentali:

  1. modificazioni che hanno la proprietà di dar luogo a nuove parole rispetto a quella base, che possono anche appartenere a categorie diverse da quella della parole base stessa.
  2. modificazioni che danno luogo a nuove forme della stessa parola. I processi di modificazione morfologica sono distinti in tre classi:
  3. la flessione (rappresentata dalla prima di modificazione già citata),
  4. la derivazione (la seconda modificazione),
  5. la composizione (due o più parole che si saldano tra loro per dar luogo a una terza parola). Scomponendo le parole si ottengono le unità minime della morfologia, denominate morfemi. Il morfema è definito come l’unità linguistica minima dotata di significato. Il procedimento che permette identificare i morfemi e detto segmentazione, perché consiste nello scomporre in segmenti successivi la catena sintagmatica. Nell’analisi delle parole si arrivano a due conclusioni fondamentali: a partire da un certo punto dell’analisi (1) i morfemi di una lingua cominciano a ricorrere, le lingue, infatti, preferiscono riusare i materiali già disponibili piuttosto che crearne di nuovi. (2)I morfemi tendono essere fonologicamente stabili. La segmentazione si serve, in fondo, di una semplice procedura di comparazione a coppie. La definizione del morfema prevede che esso comprenda non solo un significante ma anche un significato Tuttavia benché l’identificazione del significante sia perlopiù chiara, quella del significato non è sempre agevole. Solo in modo presuntivo possiamo attribuire un significato ognuno degli elementi indicati nell’analisi. Esistono morfemi con più significati condensati o amalgamati nel medesimo significante. Possiamo distinguere due classi di morfemi: quelli che esprimono significato pieno o lessicali denominati morfemi lessicali e quelli che esprimono un significato grammaticale morfemi grammaticali, i primi costituiscono una classe aperta a cui cioè possono essere aggiunti illimitatamente i nuovi elementi, i secondi invece una classe chiusa, perché non è possibile aggiungere altri elementi. In molte inglesi europeenmoderne i morfemi grammaticali e quelli lessicali non si mescolano tra loro sull’asse sintagmatico.

anche essere indicati con parentesi quadre etichettate, recanti cioè l’indicazione della categoria lessicale a cui appartiene la parola in esame. I processi morfologici sono modificazioni che le parole possono subire nel momento in cui sono sottoposte a derivazione, composizione e flessione. I processi morfologici possono essere catalogati in base a due criteri: la natura e la posizione rispetto alla radice. In base al primo è possibile distinguere tra processi di aggiunta, di alternanza e di modulazione. I processi di aggiunta consistono nell’addizionamento di materiale morfologico a quello della radice. Il processo inverso è detto cancellazione. Un tipico processo di aggiunta e il raddoppiamento cioè la ripetizione completa o parziale della base. I processi di alternanza vocalica o consonantica comportano regolate modificazioni di una parte del materiale vocalico consonantico della base. La modulazione consiste nella modificazione di elementi soprasegmentali sulla stessa base segmentale. Il sandhi è un processo di assimilazione che opera in corrispondenza di confini di morfo o di parola modificando i segmenti fonologici ai due lati del confine. Il sandhi che ha luogo all’interno di una stessa parola detto interno, mentre con l’esterno si crea il confine tra due parole. Numerosi casi si sandhi hanno l’effetto di opacizzare il confine di morfo o persino di distruggerlo. I disturbi che colpiscono i confini di morfo danno luogo a fenomeni di rianalisi. Questo termine designa gli “errori” di segmentazione morfologica che gli utenti commettono proprio a causa della scarsa riconoscibilità dei confini e che portano ad assegnare a una parola una struttura diversa da quella corretta. La conversione è il processo morfologico per il quale una parola appartenente a una data categoria viene convertita in un’altra categoria senza che nulla cambi nella struttura fonologica e morfologica. Regole morfologiche vedi pagine 86 87. Dato che la morfologia si occupa di unità dotate di un significante e un significato, occorre vedere quali sono gli effetti che le modificazioni formali esaminate fino a questo punto hanno sul piano del contenuto. a. Solleva- + -mento = sollevamento b. Sollevare + “ATTO DI (____)” = “ ATTO DI (sollevare)” Chiamiamo la notazione a matrice morfologica della parole in questione e la notazione b matrice semantica, la prima descrive i processi morfologici applicati, la seconda gli effetti che essi hanno sul piano del significato. Il gioco delle combinazioni morfologiche opera sulla base di un complesso sistema di restrizioni. Nel sistema morfologico di una lingua si possono trovare delle lacune, cioè parole teoricamente possibili ma inesistenti. Le modificazioni morfologiche hanno una funzione essenziale nell’enunciato, dato che offrono un vasto repertorio di segnali di collegamento tra gli elementi. a. Accordo b. Reggenza Pag 90 L’accordo è la relazione che si istituisce tra due elementi quando un elemento che presenta un determinato pacchetto morfemico attiva, in uno o più altri elementi dell’ enunciato alcune delle (o tutte le) unità (o morfemi) identiche a quelle del pacchetto stesso. L’elemento che i propri morfemi è il controllore, quello che li recepisce il controllato. È usuale distinguere due tipi di accordo, esemplificati dagli enunciati seguenti:  La folla si è dispersa  Sono arrivati una folla di ragazzi

Nel primo caso, folla proietta sul verbo i propri morfemi, nel secondo caso, invece, il verbo è al plurale benché folla sia propriamente singolare, in quanto si accorda con il significato plurale del termine stesso. Nel primo caso si parla di accordo morfologico, nel secondo di accordo semantico. Esiste però anche un terzo tipo di accordo, che possiamo chiamare accordo con la realtà: si ha quando un elemento dell’ enunciato rinvia non a un altro l’evento dell’ enunciato, ma a un qualche oggetto del mondo extralinguistico. La relazione di raccordo non può instaurarsi tra elementi qualunque. I termini che possono entrarvi sono, nelle diverse lingue, abbastanza limitati. Possono infatti contrarre accordo: a. I componenti di un sintagma nominale b. Il soggetto col suo predicato c. Il pronome relativo col suo antecedente d. Il pronome personale L’accordo non è presente in ugual misura in tutte le lingue. La reggenza consiste nel fatto che un elemento controllore attiva in uno o più elementi controllati, coi quali è in una relazione sintagmatico specifica, alcuni morfemi del pacchetto morfemico. In tutti questi casi l’elemento regge una determinata forma dell’elemento controllato. Possiamo distinguere una reggenza libera e una obbligatatoria. Nella prima categoria rientrano le reggenze in cui il controllore può occorrere anche in mancanza di una parola controllata. Nella seconda categoria rientrano i casi in cui l’elemento che controlla non può ricorrere se non è accompagnato dal controllato, in questi casi, il controllore configura dopo di sé un posto vuoto che deve essere necessariamente riempito. Dal punto di vista morfologico, le lingue possono essere classificate in tipi. Si distinguono i tipi isolante, agglutinante, flessivo e incorporate. Il termine isolante è riferibile alle lingue che tengono a isolare ciascuna parola rispetto alle altre, ovvero a non fornire segnali morfologici delle relazioni reciproche, per esempio attraverso l’accordo. Nelle lingue isolanti, la parola tende a esser formata da un solo morfo, il morfo lessicale, quindi, appare come una parola. Ciò significa che la parola di una tale lingua è priva di struttura intera, che parola e morfo tendono a coincidere e che i morfi tendono a essere liberi. Il ruolo delle parole nell’enunciato è quindi segnalato della loro posizione, con la conseguenza che le lingue isolanti sono normalmente anche configurazioninali. Le lingue agglutinanti, invece, tendono a “agglutinare” i morfi alla radice. Le parole sono quindi composte da più morfi, ciascuno dei quali porta un solo morfema. Le lingue flessive sono caratterizzate dal fatto che le parole costituite da morfi liberi sono relativamente scarse e che uno stesso morfo può codificare un complesso pacchetto morfemico. Il morfo lessicale, per poter apparire come parola, deve dotarsi di una flessione, ossia di un affisso variabile, che si trova normalmente al margine sinistro o dietro della parola. Ai tipi già esaminati. Se ne affiancano alcuni minori, come quello introflessivo, che può essere visto come una sottoclasse di quello flessivo. Nelle lingue introflessive, la flessione ha luogo non al margine della parola, come normalmente accade alle altre nelle lingue flessive, ma nell’ parte centrale di essa. Il tipo incorporate, infine, funziona più o meno com l’italiano manomettere o mantenere: in entrambi questi la parola mano, perfettamente riconoscibile, è incorporata al verbo e non ha alcuna autonomia. Nelle lingue incorporanti vengono incorporati nomi e verbi. Ogni tipo morfologico comporta conseguenze circa la natura della lingua a cui si riferisce. 6 La sintassi studia il modo in cui le parole si combinano tra loro dando luogo a unità di livello superiore di vario tipo. La disposizione lineare degli elementi nelle lingue verbali contiene, senza renderla evidente, una struttura, ovvero una rete di vincoli tra elementi. L’analisi sintattica punta a individuare e visualizzare con opportune tecniche la struttura incorporata nella sequenza lineare delle parole. Giovanni + dorme in camera sua

Poiché per lo più incorporano una preposizione, quasi tutti i sintagmi esocentrici sono sintagmi preposizionali. Per verificare se una sequenza di parole costituisce un sintagma o meno, sono sufficienti alcuni semplici test. Il primo è quello della spostabilità: nei movimenti di costituenti le parole che formano un sintagma vengono spostate tutte insieme, il secondo test è quello della coordinabilità: entità che non siano sintagmi della stessa natura non possono essere coordinate. Ogni sintagma può essere espanso, cioè aumentato per dimensione lineare e struttura. L’espansione si applica sia alla testa sia ai complementi del sintagma, a ciascuno dei quali possono essere aggiunti determinati costituenti, ottenendo così catene progressivamente più lunghe. L’espansione dei sintagmi si basa unicamente su un paio di meccanismi, che operano in ansierà diversa a seconda del tipo di sintagma a cui si applicano: ricorsività e incassamento. La ricorsività è il meccanismo per cui al risultato di un’operazione è possibile tornare ad applicare la stessa operazione. L’incassamento si ha quando un sintagma ricorre come componente di un altro sintagma. I componenti del sintagma nominale (SN) includonospecificatori, modificatori, apposizioni, sintagmi preposizionali (SPrep), classificatori e frasi relative. Gli specificatoci sono elementi che aggiungono alla testa nominale informazioni di tipo grammaticale o deittico: articoli, dimostrativi, elementi interrogativi. I modificatori sono elementi che modificano l’estensione designati a del nome, restringendola. Si tratta tipicamente di aggettivi dei diversi tipi. Salvo i possessivi. I numerali, tutti gli altri modificatori possono essere ripetuti ricorsivamente. Le apposizioni sono costituite ti nominali designanti la medesima entità del nome-testa, aggiungendo ulteriori informazioni. SPrep di vario tipo, in particolare genitivi. Questi sintagmi possono essere argomentali, cioè far parte della struttura argomentale del nome. I classificatorisono presenti sono in alcune lingue. Le frasi relative indicano una proprietà che restringe i potenziali referenti del nome-testa, sono le uniche clausole dipendenti che abbiano per testa un nome. Il sintagma verbale (SV) si espande mediante diversi elementi. Verbi ausiliari e affini Avverbi, di vari tipi, sono la principale classe di modificatori dei verbi Argomenti di diversa natura, SN o SPrep che svolgono la funzione di argomenti, nel loro insieme, come si è detto, formano la struttura argomentale del verbo, il quale definisce anche il loro numero. Frasi dipendenti con la testa verbale, si tratta di due categorie di frasi dipendenti, le completive e le circostanziali. Esistono meccanismi che servono a collegare gli elementi di un sintagma o diversi sintagmi. I meccanismi principali sono tre: il collegamento zero, l’accordo e i connettori dedicati. Per collegamento con elemento zero si intende si intende il fatto che due costituenti segnalano il proprio vincolo sintagmatico col solo affiancarsi. L’accordo, caratteristico delle lingue flessive, è un altro cruciale meccanismo di collegamento. Il collegamento può anche essere operato tramite risorse dedicate, che perciò possiamo chiamare connettori sintagmatici. Sono di diversa natura: può trattarsi di parole, morfi o anche di particolari disposizioni di elementi nel sintagma. Le adisposizioni sono il connettore più tipico, possono trovarsi prima della parola a cui si connettono (preposizioni) o dopo (posposizioni). Nei sintagmi, l’ordine degli elementi può essere libero o obbligato a seconda delle lingue. L’ordinamento con la testa a sinistra è detto progressivo o a testa iniziale, la testa a destra è l’ordinamento regressivo o a testa finale. Anche sul piano sintattico si possono riconoscere tipi diversi in base ad alcuni criteri fondamentali. Posizione dei costituenti. Come si è già visto, all’interno del sintagma di cui fa parte, l a testa può essere situata a sinistra o a destra, mentre gli altri costituenti del sintagma hanno posizioni peculiari.

Posizione dei modificatori rispetto al modificato. Questo criterio coincide in parte con il precedente, modificatore a destra o a sinistra. Posizione dei costituenti maggiori (soggetto, oggetto e verbo). In molte lingue il comportamento sintattico dei sintagmi maggiori è diverso da quello dei sintagmi minori. 7 Come si è visto, la sintassi organizzata in modo gerarchico. Ciò significa che i sintagmi sono di diverso rango, disponendosi in una sorta di scala: l’unità di grado superiore è costituita da unità di quella inferiore; All’inverso, le unità di rango inferiore, combinandosi tra loro, vanno a comporre quelle di rango superiore. Anche le frasi sono sintagmi benché in genere non vengono disegnati con tale termine. Le frasi sono costituite di Sintagmi minori di varia estensione e natura e hanno caratteristiche peculiari rispetto agli altri tipi di sintagmi. La tradizione di studi di lingua inglese riconosce anche un’unità sintattica intermedia tra il sintagma è la frase a cui dà il nome di clausola. Questo termine indica ogni raggruppamento di parole che risponda tre criteri ben definiti: a. Grammaticale: contenere almeno un predicato b. Semantico: rappresentare uno stato, un evento o un processo c. Sintattico: poter far parte di una frase più estesa, ottenuta per coordinazione o subordinazione Gli enunciati sono estromessi soprattutto perché servono a qualcosa, ossia perché svolgono determinate funzioni nello scambio comunicativo. Le principali funzioni di un enunciato sembrano essere le seguenti: La cosiddetta funzione predicativo: dire qualcosa circa qualcos’altro, ossia fornire informazioni a riguardo e. La funzione predicativo, in altri termini, rappresenta uno stato di cose in cui un certo numero di Partecipanti sono messi relazione attraverso un predicato. La funzione pragmatica: lasciare intendere all’interlocutore un significato che non è formulato esplicitamente ma che comunque attaccato la frase che si sta pronunciando. Le clausole possono essere classificate in base a diversi criteri. Posizione gerarchica. Dal punto di vista gerarchico, le clausole sono distinte in principali subordinate: le principali possono essere usate da sole, le subordinate no. Modalità. Quando la modalità le clausole sono distinte in due categorie: quelle che danno e quelle che chiedono. Richiedere il dare possono riferirsi a due tipi di entità: informazioni e prestazioni. I tipi di clausola possono presentarsi in forme molteplici. Ogni enunciato ha però una forma canonica che lo rende immediatamente riconoscibile: l’asserzione, per esempio, si associa preferibilmente alla clausola affermativa la domanda a quella interrogativa il comando a quella imperativa. Le clausole possono presentarsi in forma asserita o affermativa o in forma negata o negativa, queste ultime includono un avverbio di negazione che modifica il predicato. La nozione di marca terza permette di distinguere tra clausole marcate non marcate. Le non marcate sono quelle in cui non è stata compiuta alcun operazione di messa in rilievo e in cui quindi ogni costituente si trova nella sua posizione naturale. Quando su uno o più costituenti sopra uno messo in rilievo, invece, la clausola è marcata. La marcatezza comporta, oltre un profilo di intonazione particolare, una serie di movimenti di costituenti. Alcune clausole sono semplici, in quanto nessuno dei loro costituenti e a sua volta una clausola. Le clausole complesse, invece hanno come costituenti clausole semplici. La clausola semplice e quindi l’elemento costruttivo fondamentali degli enunciati.la clausola semplice e composto da un nucleo e da elementi facoltativi denominati circostanziali, che servono a dare informazioni aggiuntive in termini di luogo, tempo, causa ecc. Gli elementi del nucleo denotano i partecipanti all’evento raffigurato dalla clausola, non che la relazione tra di essi si stabilisce. I sintagmi nominali e i pronomi hanno la funzione di rappresentare i partecipanti, la relazione tra loro è codificata dall’elemento predicativo, cioè tipicamente il verbo. il verbo è cruciale da sintagmi dotati di significati specifici, denominati argomenti, l’insieme degli argomenti di un verbo costituisce la cosiddetta struttura argomentare. Tra gli elementi nucleari vanno inclusi anche gli avverbiali: si tratta perlopiù di sintagmi preposizione ali che non disegnano i partecipanti all’evento, ma possono

sono al di fuori del nucleo della frase. Le relazioni naturali di cui si parla possono essere codificati in forma debole e cioè ipocodificate o in forma forte. Alcune circostanziali possono essere usate da sole, cioè senza principale, circostanziali libere. L’analisi sintattica fatta fino ad ora considera strutture ben definite. Nella realtà, nella conversazione le cose non sono sempre così. Per questo si denomina il primo enunciato apertura il secondo replica, e possiamo dire che la conversazione è formata da un’apertura a cui seguono diverse repliche la cui successione può essere interrotta in qualunque momento da una nuova apertura, che occasione ancora delle repliche e così via fino a che non a fare un enunciato di chiusura. Le clausole replica Si possono dividere in tre categorie principali: Clausole sequenza: repliche che contengono un elemento di collegamento volta indicare che la replica è un’espressione dell’apertura. Clausole con anaforico: sono caratterizzate dalla presenza di un Sostituente anaforico il cui punto di attacco si trova nell’apertura, oppure nel contesto esterno. Clausole troncate: repliche dotate di una struttura in completa, che può essere giustificato solo a condizioni connetterle sintatticamente all’apertura. Tra le clausole dipendenti vanno ricordate con le note come domande coda. Dal punto di vista strutturale, si tratta di clausole interrogative dipendenti da una clausola principale assertiva che le precede, e contenente un proverbio è una negazione. Dal punto di vista funzionale essere una chieder conferma dell’informazione espressa nella parte assertiva dell’usato e. I frammenti di enunciato sono residui di strutture e, come tali non sono analizzabile con le tecniche sintattiche usuali. A livello più basso di questa classe di fenomeni stanno le esclamazioni, caratterizzata soprattutto da uno speciale profilo di intonazione e da una grande varietà di funzioni pragmatiche.se ne distinguono tre categorie: le esclamazioni non lessicali, quelle semilessicali e quelle interamente lessicali. Un’altra categoria di frammenti è costituita dagli intercalari, sequenze adoperate per scandire i momenti diversi di un’enunciazione o che l’emittente adopera per riempire pause di ricerca di possibili continuazione dell’enunciato. Nessun enunciato è privo di un profilo di interazione. In moltissimi casi è proprio l’interazione a permettere di decidere a quale tipo può essere assegnata una data clausola. Le clausole hanno un profilo intonazionale diverso a seconda della forza illocutiva che posseggono. Per forza il locutivo si intende la specifica natura pragmatica delle clausole. Per esempio, esistono interrogative vere proprie, ma anche interrogative che servono a manifestare incredulità verso qualcosa che è stato asserito prima. Nel caratterizzare le clausole, una funzione non me ne importante è quella delle pause virtuali, che possono marcare il punto di passaggio tra una clausola e l’altra oppure altri confini sintattici. 8 Tutti gli usi del termine grammatica anni comune che si riferiscono a un insieme di regole e regolarità, nonché di obblighi che bisogna rispettare pur operando liberamente. La grammatica riguarda le caratteristiche morfologiche delle parole, mentre la scelta di S e pertinenza del lessico. La sintassi si occupa dell’ordine delle parole e delle loro combinazioni, la grammatica, invece, delle categorie che intervengono in tale combinazione. Denominiamo quindi la grammatica l’insieme delle opzioni obbligatorie tra cui occorre scegliere una volta compiuto una scelta lessicale libera. Questa definizione ci porta a considerare un carattere importante dell’opzione grammaticali: a. Sono di carattere oppositivo b. Sono in numero limitato: per ogni opzione non possiamo avere infinite alternative, ma sono gruppi di alternative che scelgono tra due a dieci/quindici. Sono i morti grammaticali a formare l’oggetto principale della grammatica, in quanto sono i portatori delle opzioni obbligatorie di cuscinetto. Riprendendo la distinzione tra forma e sostanza del contenuto, possiamo aggiungere più contenuti espressi dalla lingua per codificarsi ripartito in due diversi canali, la grammatica e

lessico. Pertanto la grammatica consiste nell’analisi di lezione obbligatori che le lingue impongono all’interno del canale grammaticale, l’opzione non obbligatoria si riferiscono invece il lessico. Chiamiamo nozioni le porzioni di contenuto grammaticalmente qualificabili. In diacronia, il significato fuori distribuirsi tra i canali della grammatica del lessico attraverso due processi: la grammaticalizzazione e la lessicalizzazione. Nella lessicalizzazione un contenuto originariamente grammaticale trova espressione in una voce lessicale apposita. All’inverso, quando un’entità lessicale si grammaticalizza, il suo significato diventa un morfo grammaticale. A ogni modo, esiste una differenza tra le forma lessicale e quella grammaticale il contenuto può assumere: la grammatica esprime contenuto digitalmente, il lessico in modo analogico. Se prendiamo i mezzi di cui una lingua si serve per esprimere il tempo, non troveremo una forma positiva per indicare concerto evento avuto luogo esattamente cosa fare, forse avremo numerose risorse primi carico con l’evento accaduto nel passato, con alcuna possibilità di spiccare sera vicino (prossimo) o lontano (remoto) rispetto al momento in cui mi sono enunciato. Può accadere che determinate risorse grammaticali perdono perché funzioni, cessando di portare informazione grammaticale. La grammatica è un modo di formare il contenuto, ma, tra diverse aree che si possono attribuire al contenuto, e se si applica specificatamente ad alcune. La libertà delle lingue e riguarda le nozioni grammaticali si presenta se potresti: a. Ogni lingua grammaticalizza alcune nozioni invece di altre b. Ogni lingua articola le nozioni in maniera peculiare c. Le nozioni sono distribuite su diverse classi di parole. Si può anzi direi che alcune nozioni sono tipiche di una specifica classe di parole Malgrado l’enorme varietà superficiale. Si presentano, lingue hanno alcune proprietà grammaticali costanti che ne costituiscono l’equipaggio basico. La grammatica di tutte le lingue, infatti, contiene i risultati rispondenti a funzioni che si possono immaginare come universali della specie umana. In nessuna lingua le parole sono tutte totalmente diverse. Le parole di ogni lingua hanno delle regolarità di comportamento di una varietà di aspetti comuni, così da poter essere suddivisi in classi, una delle quali caratterizzata da talune proprietà. Tra gli elementi del lessico di tutte le lingue a fare una corsa costituita da i deittici. I deittici non hanno una referenza stabile, ma cambiano referenza secondo il contesto interno ed esterno. Deittici tipici sono i primi nomi personali: “io” ho la caratteristica di indicare colui che emette l’enunciato e, poiché l’emittente cambia da un atto di enunciazione all’altro, io designa persone diverse secondo il momento. Specifiche classi di parole hanno la funzione di segnalare la riflessività e la distributività. Un deittico riflessivo si riflette sul peso sul soggetto dell’enunciato il fenomeno della riflessività interessa generalmente i pronomi personali legittimi e dunque è strettamente connesso con la nozione di persona. L’enunciato è distributivo in quanto distribuisce gli elementi di un insieme in modo tale che a ciascuno dei suoi componenti corrisponda un elemento dell’altro. Le lingue offrono risorse per supplire alla mancanza di parole specifiche. Le parole generali, alcune hanno anche un significato specifico quindi pur potendo essere adoperate anche con significati specifici, in questi contesti operano da parole generali. Tutte le lingue hanno mezzi per indicare il numero di volte che un certo oggetto viene preso in conto, ossia la luminosità cardinale te lo getto. Era l’utente di scrivere quantità, ovvero di contenitori, questi mezzi sono denominati quantificatori. I metri di cui le lingue si servono per quantificare possono essere distinti in tre categorie, la prima delle quali facoltativa, mentre le due restanti sembrano universalmente obbligatorie: a. Marche morfologiche, in grado di indicare il numero b. Una classe di parole specializzate nell’esprimere la cardinalità c. Una classe di parole specializzate nell’esprimere quantità aprossimate e non numerabili I numeri sono elementi di tipo nominale, organizzati in modo diverso nelle diverse lingue. La maggior parte dei sistemi di numerali incorpora una base di 10. Ciò vuol dire che ogni dieci unità si passa al gradino superiore, a differenza di quanto accade per esempio nel conto dei minuti e dei secondi, dove la base è 60.

Il genere è una categoria applicata perlopiù ai nomi, in base all’attuale questi sono ripartiti nelle classi indicate qui termini maschile, femminile e neutro. Accanto a un maschile e a un femminile, si riconosce anche un terzo genere, il neutro. Il neutro è una proprietà intermedia, ravvisata specialmente in nomi relativi a entità prive di volizione autonoma inanimate o inerti. Quanto al genere, le lingue si distribuiscono in diversi tipi. A livello più semplice troviamo lingue del tutto prive di distinzioni di genere, come l’inglese il cinese. Un secondo tipo è costituito dalle molte lingue che distinguono solo maschile e femminile. In alcune lingue, La bipartizione è operata non tra una polarità maschile e una femminile ma secondo un’articolazione diversa. Il numero è una categoria che, nella sua forma più semplice, si manifesta nell’opposizione morfologica tra singolare plurale.come indicatore di quantità cardinale, il numero si collega e quantificatori, che si distinguono in più categorie: indefiniti, definiti.in realtà il numero è una categoria mescolate complessa, nella quale la pure semplice funzione di quantificazione cardinale si intreccia con aspetti di natura semantica e logica. I sistemi più largamente attestati sono tre: a. Alcune lingue distinguono singolare e plurale; È il caso più frequente. Il singolare si distingue morfologicamente dal plurale per una marca apposita, oppure Perché è un morso zero contrapposto amorfo foneticamente manifesto. b. Diverse lingue hanno anche il duale, Speciale forma di valore strettamente quantitativo, riferita a oggetti che si presentano in coppia. c. Poche lingue infine hanno un tribale e a volte un paucale. Una delle più interessanti risorse delle lingue sta nel fatto che si può fa riferimento ai entità con diverso grado di precisione. Quindi, il parlante può muoversi tra due estremi: da una parte il nome proprio, che identifica in modo univoco l’entità a cui si fa riferimento; dall’altra il pronome indefinito, che sempre solo occupare un posto nell’enunciato senza specificare nulla. Su questa base possibile riconoscere un’importante categoria grammaticale della definitezza, che opera soprattutto sui nominali. Il definito si riferisce a un individuo identificato o identificabile, l’indefinito un individuo non specificabile. Il caso è una categoria tipica dei nominali. I casi servono a una varietà di funzioni.a più evidente consiste nel marcare alcune funzioni grammaticali dei nominali delle uncinato. Dal punto di vista dei sistemi di caso, le lingue si dividono in due tipi: il primo è quello delle lingue nominativo accusativo, in cui si oppongono nominativo accusativo e il nominativo è il caso del soggetto quale che sia il tipo di verbo, il secondo è quello delle lingue ergativo-assolutive , in cui il caso del soggetto cambia a seconda che il verbo è transitivo no. In una varietà di lingue spicca un fenomeno in cui si manifesta una speciale forma della funzione di intelaiare l’enunciato sul contesto: alcuni casi chiamati casi locali hanno la speciale funzione di segnalare la localizzazione spaziale. Le categorie esaminate finora sono codificate principalmente dei nomi il tempo invece codificato soprattutto dei verbi, la linguistica moderna aggiunto due importanti precisazioni: non solo il verbo ma anche altre classi di parole disegnato il tempo, il verbo non esprime solo il tempo. L’organizzazione temporale delle lingue chiama quindi in causa due livelli: il punto dell’enunciazione, nel quale l’emittente apre bocca per produrre il proprio enunciato; il punto dell’evento, nel quale l’evento di cui si parla viene localizzato. Esistono lingue prive di una forma dedicata per il futuro, che viene indicato mediante forme perifrastica. E il presente e spesso adoperare tu per dare annunciato il valore di asserzioni permanente.è possibile localizzare gli eventi a distanze diverse dal punto dell’enunciazione, indicando più o meno precisamente il grado di distanza tra i due punti. Aspetto (?) Dorme indica un processo già instaurato e dotato di una certa durata, si addormenta e indica invece l’inizio di questo processo.alcuni verbi indicano invece un evento puntuale che costituisce cioè la conclusione di un processo.

La differenza tra addormentarsi e dormire è una differenza di aspetto. Questo termine indica il modo in cui l’evento indicato dal verbo e descritto dal verbo stesso. E i verbi che sottolineano la fase iniziale del processo sono detti incoativi, quando il processo è durevole sono detti verbi durativi, i verbi che esprimono la conclusione sono detti risultativi. Pag 186 L’evidenzialità È una categoria che indica se il contenuto proposizione anale di un enunciato risale all’esperienza diretta del parlante oppure a fonti indirette. Negli enunciati si esprime una gamma di atteggiamenti del parlante nei confronti di quello che dice ho degli eventi di cui si sta parlando. Le manifestazioni linguistiche dell’atteggiamento del parlante verso quello che dice o gli eventi a cui si riferisce si raccolgono nella categoria della modalità.le modalità si codificano in una varietà di forme, le principali delle quali sono i cosiddetti modi del verbo, ovvero insiemi di paradigmi questionari caratterizzati da finita semantica e di funzione. In alcune lingue la modalità si manifesta applicando alle forme verbali e processi morfologici diversi. In altre lingue invece, essa si presenta con intere serie di flessioni. Le flessioni specializzate per esprimere modalità sono i modi: o si può dire quindi che alcune modalità si manifestano sottoforma di modi, altre no.in ogni caso la corrispondenza tra modalità e modi non è uno a uno e non è affatto sistematica. Alcune modalità non sono codificate da forme del verbo ma da verbi, avverbi modali, che costituiscono una ristretta lista. Questi avverbi non modificano il predicato ma l’intera clausola. Alcuni operano solo come vermi modali. Altri avverbi operano sia come avverbi di maniera sia come verbi modali. Il termine diatesi è usato sin dall’integrità indicare il fatto che il verbo può esprimersi in più forme come quella attiva e quella passiva. La relazione tra attivo e passivo è definita superficialmente nel modo seguente: il soggetto del predicato passiva e co referente all’oggetto di quello attivo corrispondente, mentre il soggetto dell’enunciato attivo diventa complemento di agente del predicato passivo. Il passivo non è il rovescio dell’attivo: non tutti i verbi attivi, infatti possono avere una corrispondente passivo e molti verbi passivi non hanno formative corrispondenti. Il passivo serve a dare codifica a una tipica struttura di azione, nella quale un’entità dotata di un basso grado di controllo sull’evento subisce un cambiamento di stato, prodotto o dall’evento stesso oppure da un agente fisicamente definito. Il ruolo del passivo e quindi la natura pragmatica e consiste nel permettere di portare in secondo piano l’attore, o perché è ignoto perché è considerato il rilevante. La struttura d’azione passiva si codifica in modi diversi, in italiano esso è ottenuto con una perifrasi verbale è costituita da una forma del verbo essere o di altri verbi ausiliari dedicati il participio passato del verbo principale. In diverse lingue prive di relazione tra loro, la costruzione passiva serve anche a codificare il fatto che l’evento di cui si parla non è apprezzato dal suo attore, provocato un danno e il cosiddetto passivo avversativo. Accanto all’attivo e il passivo, diverse lingue hanno una terza diatesi, il medio. La proprietà del meglio sembra essere quella di segnalare che l’azione designata dal verbo è incentrata sull’attore, presso di lui e comunque la coinvolge in modo preminente. 10 Con le risorse grammaticali delle lingue è possibile compiere operazioni che somigliano a quelle che si eseguono durante la messa in scena di un’azione drammatica: costruire la scena. Questa proprietà della grammatica è collegata alla narratività delle lingue. Quasi tutte le risorse della grammatica servono a creare effetti di drammatizzazione: i sistemi temporali permettono di collocare le 20 del tempo stabilendo quale è avvenuto dopo il quale prima del momento dell’enunciazione, i mezzi Per localizzare gli oggetti nello spazio creano quinte spaziali e costruiscono equivalenti verbali della situazione spaziale, i connettivi permettono di trasformare una sequenza di clausole in un ragionamento. Secondo la tradizione grammaticale, l’enunciato è costituito da un dato numero di posti, due dei quali obbligatori, il soggetto il predicato, a cui si possono aggiungere dei circostanziali, i complementi.i posti