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2 - Codici e Lingue
Linguaggio= capacità di associare due diversi ordini di entità che nulla hanno a che fare l’uno con l’altro: significato e significante (o contenuto ed espressione). Significanti sono materiale sensoriale percepibile (odori, danze, segni grafici, percezioni tattili). Comunicazione animale :
- danza delle api (codice mimico-tattile) per comunicare distanza cibo (danza circolare e danza a otto che indica sia direzione (asse) e distanza (velocità)) → api modulano i propri messaggi, linguaggio strutturalmente complesso e dalla semantica ampia.
- segnali guida formiche: codice chimico, strutturalmente semplice, non modulabile e dalla semantica ristretta. Proprietà biologiche del linguaggio :
- Carattere congenito: innatismo della capacità di esprimersi
- Immutabilità: capacità di esprimersi si altera solo con tempi evolutivi
- Inapprendibilità e incancellabilità: si apprendono e cancellano le lingue
- Indifferenza al significante
- Limiti: legati a innatismo, organizzazione lingue per ex. ha una serie di limitazioni fisiche (uso vocali) Codici :
- Eterogeneità di significante e significato: sono codici una serie vastissima di sistemi (lingue, segnali stradali, sistemi di numerazioni, spie della macchina, sintomi malattia etc): esiste sempre fase di codifica (significato → significante) e di decodifica. Animali sono legati al proprio codice naturale, uomo ne crea e utilizza mezzi distinti.
- Codici secondari: scrittura → codifica espressione di un altro codice (quello verbale) Dal punto di vista del significante :
- Articolazione e posizionalità: codice composto da elementi ricorrenti che sono ammessi in combinazioni diverse è detto articolato. Codici articolati possono essere posizionali: significato è convogliato anche da posizione dei componenti.
- Stand-by: possibilità di interrompere messaggi generati per inserirne altri. Permette organizzazione sintassi (ex: frasi subordinate, matematica con parentesi) Relazione significante-significato :
- iconicità e arbitrarietà: codici iconici sono interpretabili da chiunque, codici arbitrari devono essere imparati ma consentono espressione di infiniti contenuti. Molti codici sono sia iconici che arbitrari e spesso arbitrarietà punto di arrivo da partenza iconica.
- sinonimicità: possibilità di assegnare più significanti allo stesso significato, non solo nei singoli elementi ma anche nelle frasi intere. è possibile solo con arbitrarietà.
- vaghezza: sia singoli elementi che frasi intere hanno ambiguità che sono risolte dal contesto. insieme alla sinonimia creano codici vaghi. Dal punto di vista del significato :
- finitezza semantica: limite strutturale nella quantità di singificati trasmissibili (animali)
- capacità metalinguistica: conferma carattere semanticamente illimitato delle lingue verbali Codici analogici e digitali: lingue verbali sono codici discreti e arbitrari, dunque digitali. lingua analogica sarebbe in parte iconica. rimangono ancora delle tracce di analogicità: ripetizione per rafforzare aggettivi in turco. Codici animali più analogici (api) Forma e sostanza : significante lingue verbali è materiale fonico. Sostanza fonica viene utilizzata e suddivisa differentemente nelle lingue, che riconoscono le differenze nella sostanza fonica utilizzata in base a criteri propri. (A ed E italiano, non diffrenzaiti in arabo) Stessa distinzione sul piano del significato, ogni lingua traccia differenze diverse tra significati.
3 - Lingue Verbali
Pluralità di codici: sia animali che uomo si servono di più di un codice (ex: espressioni del volto, movimenti, postura, etc). Sono detti codici autonomi poiché richiedono solo l’utilizzo del corpo. Esistono sia codici universali (colpo di sopracciglia) che codici culturali come l’annuire per il sì. Nelle lingue verbali, costituite da un significante primario fonico-acustico, suoni prodotti da apparato fonatorio e recepiti da apparato uditivo e sono caratterizzate da una serie di proprietà specifiche che non sono riscontrate in altri codici simili.
Arbitrarietà
Esistono due tipi di arbitrarietà: il primo e più ovvio è quello per cui non esiste nesso necessario tra significante e significato: analizzandone uno non è possibile ricondursi all’altro. L’arbitrarietà si riscontra però anche nel rapporto tra significanti e tra significati: nel primo caso si tratta della pertinenza nelle distinzioni di utilizzo della sostanza fonica (ex i lunga o breve in tedesco e in italiano); nel secondo distinzione tra foglio e foglia è arbitraria. Arbitrarietà comporta maggiore difficoltà poiché è necessario imparare ogni collegamento ma accresce la flessibilità del codice e consente di inserire nuove parole senza preoccuparsi delle relazioni. Classificazioni: raggruppamenti arbitrari di significati associati a specifiche sequenze di suoni (recedo, decedo, concedo), si è perso collegamento di significato ed è solo arbitrario. Questa arbitrarietà si manifesta anche nelle classificazioni grammaticali (ex utilizzo nomi neutri per definire bambini piccoli in greco)
Riconducibilità a famiglie e tipi : famiglia è insieme di lingue che derivano da una lingua madre che quindi hanno tratti in comune con essa e fra loro. Poche lingue ancora non hanno famiglia. Tipi lingustici sono classi di lingue che presentano affinità strutturali ma non parentela. Tipologia Linguistica studia questo e si ritiene che ci siano un numero limitato di meccanismi che le lingue possono mettere in campo
4 - Suoni delle lingue
Lingue hanno espressione fonico-acustica prodotta da apparato fonatorio e ricevuta da apparato uditivo. Fonazione si installa come funzione secondaria su apparato respiratorio, depotenziandolo. La voce però garantisce una serie di vantaggi (ci si può esprimere mentre si fanno altre azioni, si riceve anche in condizioni precarie, è ricevibile da più ascoltatori, è modulabile, si produce in modo continuo e non ha bisogno di altri strumenti. Fonetica: disciplina che studia foni (suoni linguistici) nella propria dimensione fisica: come venogno prodotti ( articolatoria ), come si propagano (acustica) e come vengono percepiti (uditiva). Vocali : sono prodotte grazie a vibrazione corde vocali senza chiusure o costrizioni del tubo fonatorio. Possono portare accento insieme a consonanti sonanti.Le differenze sono determinate dalla posizione della lingua nella bocca, che si muove entro il perimetro di un trapezio “vocalico” Esistono 12 posizioni (ant/cent/post, alte/m-alte/m-basse/basse), 3 delle quali identificano le vocali cardinali (alt-ant i, alt-pos u, bas-cent a), ovvero quelle con maggiore differenziazione l’una dall’altra e sulla base delle quali le altre sono definite. Sono tipi vocalici universali, molte lingue si dotano anche di altre vocali ma queste sono presenti in tutte. 3 Criteri di classificazione
- Apertura/Chiusura: altezza del vertice rispetto al palato (più alto più chiuso)
- Anteriorità/Posteriorità: posizione vertice lingua rispetto a palato (ant/med/post)
- Arrotondamento/Non Arrotondamento: posizione delle labbra (distese o in avanti) Esiste anche nasalizzazione (Tilde) Consonanti: prodotte da aria che fuoriesce da tubo fonatorio chiuso o fortemente ristretto. 3 tipi di classificazione: modo di articolazione, punto di articolazione e comportamento corde vocali (sorda/sonora). Esiste anche variabilità su nasale. Modo di articolazione: (vibranti e laterali sono liquide)
- Occlusive: chiusura totale (p)
- Fricative: chiusura parziale (f)
- Vibranti: chiusura ottenuta tramite vibrazione articolatore mobile (lingua o uvula) (r)
- Laterali: chiusura parziale ottenuta premendo lato lingua contro palato (l)
- Affricate: primo momento occlusivo e secondo spirante (ts di zeppo)
- Nasali: passaggio aria tramite cavità nasale (m)
Punto di articolazione:
- Labiali: chiusura labbra(p)
- Labiodentali: chiusura denti superiori con labbro inferiore (f, v)
- Dentali:chiusura punta lingua su retro denti superiori (t)
- Lingua: dipendenti da posizione della punta di essa
- Uvulari: articolate da uvula
- Glottidali: chiusura determinata da glottide (colpo di glottide arabo) Lunghezza di consonanti e vocali è sia intrinseca (vocale più lunga prima di fricativa che prima di occlusiva) che pertinente (o linguistica): questo secondo caso in italiano è presente solo nelle consonanti (doppie), mentre in altre lingue non è così. Approssimanti : sono foni intermedi, prodotti da avvicendamento di articolatori senza produrre turbolenza, hanno comportamento caratteristico delle vocali (non chiusura) e delle consonanti (fruscio). (ex: uovo, iato) Alfabeto Fonetico : creato poiché alle grafie delle lingue non corrispondono necessariamente i suoni, a ciascun segno corrisponde un suono preciso ma non è in grado di riprodurre tutta la realtà delle lingue (manca ad ex. intonazione e timbro specifico), promemoria
Fonologia
Ambito della linguistica che si occupa della funzione distintiva dei foni. Fonema : classe di foni interscambiabili senza che ciò produca variazioni di significato (non ci sono parole che si distinguono solo per differenza tra i due foni - ex vocali lunghe). Foni che compongono fonema sono detti allofoni. Esistono anche varianti privilegiate. Possibile suddivisione in due categorie:
- In variazione libera: parlante è libero di scegliere suono
- Varianti combinatorie: in alcuni casi alternanza è dettata da ambiente sintagmatico (s/z in spagnolo mizmo) Relazioni di posizione : i fonemi non possono venire disposti in qualunque sequenza, esistono disposizioni privilegiate e normali che cambiano di lingua in lingua. Sono quindi presenti restrizioni fonotattiche dei diversi fonemi, che permettono di riconoscere le lingue e che sono rappresentabili tramite formule fonologiche. (ex inizio parola in italiano: (s) + cons oppure occlusiva+liq + vocale). è variabile anche la frequenza con cui ricorrono le sequenze. ideofoni (seq. onomatopeiche) possono violare le regole. Tratti distintivi: in ogni lingua parole si distinguono solo a causa di singoli fonemi, coppie che rispondono a questo criterio sono dette coppie minime. Analizzandole meglio si nota che la differenza è dettata da singoli tratti sub-fonetici (ex cara-gara, c/g sono differenziate solo da sonorità, essendo entrambe occlusive e velari)
morfemi ( allomorfia ). Suppletivismo si verifica quando nella flessione di una parola ad un morfo se ne sostiutisce un altro. (Essere-stato) I morfemi sono divisibili in morfemi lessicali e morfemi grammaticali: i primi esprimono un significato pieno, mentre i secondi esprimono significato grammaticale (persona, numero, etc). In italiano si combinano in forma concatenativa mentre in altre lingue (semitiche ma anche l’inglese) è possibile la combinazione a pettine e c’è una maggiore flessibilità dei morfemi. Pacchetto morfemico: insieme di morfemi che può trovare espressione in uno o più morfi.
Parole
Difficile dare definizione di parola che vada oltre l’intuitivo, in occidente si è tentati a farla corrispondere ai caratteri tra due spazi bianchi ma ciò non funziona ( parole complesse ex messo in moto → univerbazione (unione parole) ma anche on behalf of → parole obbligate ) Definizione di parola deve quindi essere legata a più fattori:
- deve essere possibile una pausa prima o dopo
- dati due elementi deve essere possibile inserirne un terzo
- deve essere possibile modificarne l’ordine
- devono poter occorrere anche da soli A questo punto rimangono comunque fuori le parole complesse per le quali viene inserito un terzo criterio
- in alcuni casi vale criterio di non sostituibilità del tutto con la parte
Caratteristiche e processi morfologici
I morfi sono distinguibili in liberi e legati: un morfo libero può costituire parola in autonomia mentre un morfo legato deve necessariamente apparire insieme ad altri morfi. I morfi sono altresì divisibili in radici e affissi: le radici sono lessicali e gli affissi grammaticali. Tra verbi si ravvisa una divisione tra radice e vocale tematica, il loro insieme è detto tema. Affissi sono divisibili in prefissi, infissi e suffissi in base al posizionamento rispetto alla radice: in italiano sono presenti tutti e 3 i tipi ma prefissi e suffissi sono più frequenti. Come già detto la dinamica è variabile in base al funzionamento delle radici: in arabo per esempio l’affissione avviene a pettine in quanto le radici hanno questa impostazione. Processi Morfologici: modificazioni che le parole subiscono a seguito di flessione, derivazione e composizione:
- Aggiunta e Raddoppiamento: Addizionamento di materiale morfologico alla radice (fly → flies), può anche essere letto come un rpocesso di cancellazione. Raddoppiamento è processo per cui si copia la parola o il morfo (Rafforzativo), spesso usato per pronomi indefiniti (quisquis) ma anche nel LIS.
- Alternanza: Modificazioni di materiale vocalico o consonantico della base (sing sang sung, base s_ng e morfo grammaticale i/a/u) Possibile anche simultaneamente (life, live).
- Modulazione: utilizzo elementi sovrasegmentali come tono e accento su stessa base: capitàno, càpitano, capitanò.
- Sandhi: processo di assimilazione che opera ai confini dei morfi o delle parole modificandone i segmenti fonologici: esempio amic[k]o amic[c]i o liaison francese che prevede pronuncia di le s se parola che segue inizia per vocale. Il sandhi tende a complicare o distruggere confine tra morfi: fusione (free-dom).
- Conversione: copia di un morfo appartenente ad una categoria in un’altra: in italiano non molto comune, ex volere o vecchio, molto più comune in lingue isolanti come inglese. Regole Morfologiche: notazioni che si usano per rappresentare quanto finora detto: ex Suffissazione: [A]x → [[A]x +Suff]y :”una base appartenente a categoria lessicale x viene riscritta come combinazione di sé stessa, confine di morfo e suffisso, produce una parole che appartine a categoria lessicale y”
Matrici Morfoligche e Semantiche
Si tratta di due diverse notazioni: la prima descrive i processi morfologici mentre la seconda gli effetti che i primi hanno sul piano del significato. La prima descrive morfi, la seconda morfemi. Ex: solleva + mento = sollevamento (mm) sollevare + atto di (__) = atto di sollevare (ms) Non esiste raccolta completa delle matrici semantiche di una lingua, è presente solo nella competenza linguistica di un parlante. La prevedibilità per quanto attiene al rapporto tra matrice semantica e matrice morfologica è variabile di lingua in lingua: in arabo ad esempio l’effetto di alcune modificazioni morfologiche nel semantico (allugnamento prima vocale implica compagnia) è più prevedibile rispetto che in altre lingue. Esistono anche molte restrizioni nel gioco delle combinazioni morfologiche, che complicano quindi la situazione: molti suffissi inglesi, ad esempio, sono retti solo da radici con specifiche caratteristiche (-ity è retto da radici aggettivali e di origine latina, mentre il suffisso nominale - ness non ha questi problemi)
animale esistono esempi rudimentali di capacità combinatorie (pettirosso). Il carattere sintattico non si presenta solo nelle lingue verbali ma anche in altri codici come la matematica o il LIS. La sintassi rende possibile uno scambio comunicativo più efficace, permettendo di richiamare elementi già citati in precedenza e di creare collegamenti che altrimenti resterebbero inespressi. (le persone a cui non piace la cioccolata non sanno quanto è buona). La sintassi consente anche di mettere in evidenza elementi della frase. La disposizione lineare degli elementi contiene senza renderla evidente una struttura di vincoli tra essi, molti dei quali non osservabili (“Marco dice bugie, carlo no” nasconde un “n dice bugie” (sostituenti) o “ho parlato alla zia del parroco”). Analisi sintattica serve a individuare e visualizzare queste strutture. Si procede per tagli progressivi, evidenziando i costituendi immediati (elementi ai due lati di ogni taglio); mediatamente (tramite struttura superiore) costituiscono sezioni identificate con tagli precedenti. In rappresentazione ad albero ogni nodo rappresenta un “taglio” e ogni nodo domina ciò che da esso diparte. Si procede fino a esaurimento materiale. Un Costituente può essere sia subordinato che sopraordinato. Sintagma Sintagma è costituente formato da parole dominate da uno stesso nodo a un passo di distanza. Si parla di struttura a cannocchiale poiché si ha un sintagma anche quando sotto il nodo c’è un altro sintagma. Le parole non sono però necessariamente successive, ma possono trovarsi a distanza a causa di interposizione di altre parole, in questo caso si parla di sintagma discontinuo. (ex phrasal verbs inglesi) Dipendenza: presenza del medesimo morfo o morfema in più parole indica che le parole sono connesse e che quindi, di solito, formano un sintagma. Non tutti gli elementi hanno però morfi o morfemi in comune. La dipendenza può essere di più tipologie: verbo/termini, nome/modificatore, determinante/modificatore. Il metodo più semplice per identificare una dipendenza è la sostituzione: date due parole A e B, B dipende da A se A+B è sostituibile da A senza destabilizzare tutto ( dipendenza unilaterale , A domina su B). Se invece la sostituzione non è possibile da nessuno dei due versi si parla di dipendenza bilaterale (A domina su B e B su A).
Struttura del Sintagma
Il sintagma è definito dal fatto che tra i suoi elementi esiste una dipendenza: esiste elemento dominante e elemento dominato. Elemento dominante è definibile testa e elemento dominato complemento del sintagma. Testa impone a tutto il sintagma il proprio comportamento sintattico. Sintagma si dice endocentrico se contiene al proprio interno la sua testa, mentre è esocentrico se non la contiene.
I sintagmi sono combinabili in due modi: coordinativo o subordinativo.
- coordinativo: si affiancano due o più teste (o sintagmi esocentrici)
- subordinativo: uno dei componenti può sostituire l’insieme e sono indicabili l’uno nell’altro ricorsivamente ( una donna ( terribilmente intelligente )) In base alla testa sono identificabili vari tipi di sintagmi: nominale, verbale, aggettivale, preposizionale (SN, SV, SAgg, SPrep). Per riconoscere un sintagma come tale è possibile svolgere dei test di costituenza:
- spostabilità: nello spostare i costituendi le parole che compongono sintagma vanno spostate insieme
- coordinabilità: entità che non siano sintagmi della stessa natura non possono essere coordinate. Sintagmi possono essere espansi, aumentandone la dimensione lineare e la struttura, costruendo catene sempre più lunghe. Ricorsività : è principale meccanismo di espansione, consente di applicare ripetutamente la stessa operazione a una serie di elementi sintattici (N → N + Agg). Elencazione è caso specifico di ricorsività. Incassamento: si ha quando un sintagma ricorre come componente di altro sintagma. Ex: ho visto il tappeto che mi avevi descritto → non opera come sintagma verbale ma come modificatore del nome-testa del sintagma precedente. Si ha incassamento anche quando si subordina una frase ad un’altra con verbi che consentono ciò (dire, indurre). SPrep e relative possono essere incassati a ripetizione per ricorsività.
- Sintagma Nominale (SN): specificatori (aggiungono info grammaticali: articoli, dimostrativi, interrogativi. appaiono una volta sola a sintagma), modificatori (restringono e specificano a cosa si riferisce il nome: agg poss, num, di qualità, di relazione. ripetibili ricorsivamente), apposizioni (costituenti nominali, aggiungono info a nome-testa), SPrep (argomentali), classificatori (vedi ex giappone), frasi relative (restringe potenziali referenti nome-testa).
- Sintagma Verbale (SV): verbi ausiliari, avverbi, argomenti di diversa natura (SN o SPrep che fungono da argomenti), frasi dipendenti con testa verbale (completive e circostanziali)
Meccanismi di collegamento dei sintagmi
- Collegamento Zero (affiancamento; _)
- Accordo
Classificazioni delle Clausole:
Possibile classificarle in base ai seguenti criteri: posizione gerarchica, modalità, polarità, e marcatezza
- Pos. gerarchica: si dividono in principali e subordinate, le prime si possono usare da sole, le seconde no. Possono avere a loro volta coordinate e subordinate e per incassamento si può raggiungere un livello di complessità alto.
- Modalità: asserzioni (affermano) e appelli (chiedono) → domande (aperte/si-no) / comandi (imiperativi e non).
- Polarità: forma affermativa o forma negativa
- Marcatezza: marcate hanno subito interventi particolari per mettere in rilievo elementi ( la zia la sei andata a trovare?) Clausola semplice (o nucleare): nessuno dei suoi costituenti è a sua volta una clausola, è elemento costruttivo fondamentale degli enunciati. Struttura ideale è formata dal nucleo, ovvero il soggetto e il sintagma verbale e da eventuali elementi facoltativi, detti circostanziali, che sono eliminabili senza destabilizzare la clausola. Elementi del Nucleo denotano i partecipanti all’evento e la relazione tra essi: SN e pronomi rappresentano i partecipanti e la relazione è codificata dal verbo. Il ruolo della struttura argomentale varia in base al verbo che viene inserito, relativamente ai significati specifici che c’è bisogno di integrare (ex: ricevere ha 3 argomenti: soggetto, oggetto, agente) Avverbiali fanno parte del nucleo, non designano participanti a evento ma sono modificatori (ex per alcune ore). Posizioni speciali: clausola semplice è arricchibile con posizioni speciali periferiche, ai bordi della clausola stessa. Solo alcune parole o meccanismi possono occupare questi spazi (ex interrogativi e vocativi) PP1 PP2 Claus PP L’ordine dei costituenti è variabile di lingua in lingua: S, O e V vengono collocati quindi in ordini variabili, secondo principi dettati dalle singole lingue SOV, SVO, VSO sono i più diffusi. OVS non sembra utilizzato da nessuna lingua. L’italiano utilizza SVO prevalentemente ma nelle costruzioni passive il soggetto viene posposto al verbo. Altre lingue, come il tedesco, utilizzano SVO nelle principali e SOV nelle dipendenti, mentre il francese utilizza principalmente SVO ma con alcuni avverbi come peut-etre utilizza VSO. L’ordine naturale di una data lingua è quello più diffuso ed è assunto come non-marcato. I movimenti interni ad una clausola sono suddivisibili in due categorie:
- irrilevanti semanticamente: imposti da natura della clausola (inserimento di parola interrogativa in posizione PP1 o spostamento del SN nelle relative). Diverse lingue modificano l’ordine per costruire interrogative.
- Rilevanti: utilizzati per costruire clausole marcate. (il libro lo ha comprato luigi - OVS, sposta SN in una delle PP) Tipi di clausole semplici:
- nominali: SN e predicato nominale, senza verbo. Molto diffusa, in italiano si utilizza in modo marcato (ex: bravo pausa questo falegname).
- verbali: predicato costituito da SV, verbo lessicale determina argomenti. eventuali ausiliari specificano valore grammaticale. Tipi di clausole subordinate: Subordinate sono risorsa sintattica fondamentale, rendono possibile stand-by. sono contrassegnate da connettore che le collega alla principale.
- relative: uniche ad avere testa costituita da SN, in alcune lingue sono collegate alla principale da pronome relativo. siccome danno più informazioni su SN hanno caratteristiche comuni agli aggettivi.
- completive: fungono da complemento (o argomento) alla principale, che è la loro testa. Esistono speciali connettori che fungono da complementatori (che). Hanno caratteristiche simili ai nomi
- circostanziali: operano in maniera simile ai cricostanziali precedentemente detti: restringono il significato della principale, connettori sono congiunzioni specializzate (come perché o quando) Profili di Clausole:
- Clausole interrogative: richiedere informazione o prestazione
- Domande Sì/No o Polari
- Domande K o Wh: risposte libere Sono caratterizzate da profilo di intonazione (?), ordine degli elementi (vuoi tu), morfi o sintagmi dedicati (non è vero che) e/o speciali strutture sintagmatiche
- Clausole relative: costruzione costituita da SN e da una clausola incassata, la relativa vera e propria, che modifica il SN aggiungendo informazioni a riguardo. Spesso le clausole sono collegate da pronome relativo nel punto d’attacco (Il libro che mi hai comprato è bello) che può operare come soggetto, c.ogg o c.ind. Dal punto di vista logico si dividono in attributive e restrittive. Le prime attribuiscono una qualità a quanto indicato dal SN, mentre le seconde “restringono” gli individui indicati dal SN in una parte.
- Clausole completive: operano come elementi nominali. Esistono anche sotto forma di infinitive (di parlare), causando ambiguità. Coreferenza: due SN diversi designano la stessa entità. Complementatori: connettori utilizzati per collegarsi alla principale (de que). Può anche essere marca zero.
- Circostanziali: utili a stabilire rapporti tra gli eventi. Aggiungono alla clausola principale quindi nformazioni su specifiche dimensioni. (causale, finale, condizionale,
Grammaticalizzazione e Lessicalizzazione
Lessicalizzazione → contenuto originariamente grammaticale si esprime tramite voce lessicale apposita (gli ismi del novecento; -ismo). Grammaticalizzazione → è processo opposto, entità lessicale diviene morfo grammaticale (ne … pas; i’m going to) Degrammaticalizzazione → Può accadere che le risorse grammaticali perdano la propria funzione, cessando di portare informazioni grammaticali. (-sc- latino → cominciare) Grammatica esprime il contenuto digitalmente, mentre il lessico in modo analogico. Esistono infatti zone vuote tra, ad esempio, localizzazioni temporali nelle forme grammaticali che si esprimono in maniera generica. Aree di grammaticalizzazione: gli elementi grammaticalizzati sono variabili di lingua in lingua ma esistono nozioni di maggior diffusione come persona, numero, tempo, modo, etc. Ogni lingua grammaticalizza le nozioni che ritiene utile grammaticalizzare e le articola ed organizza in modo diverso (singolare- duale-plurale). Le nozioni sono inoltre distribuite in parti diverse del discorso e alcune sono codificate perlopiù da alcune parti (ex: tempo → verbi; definito/indefinito → nome) ma non necessariamente (ex: genere in inglese inesistente, nelle lingue romanze sul nome e in arabo sul verbo).
Equipaggiamento Basico
Si dicono equipaggiamento basico le proprietà grammaticali riscontrabili in tutte le lingue, che rispondono a funzioni universali della specie umana.
- Regolarità e partizione in classi: regolarità di comportamento è necessario per evitare una lingua in cui tutto deve essere memorizzato. Da ciò deriva la divisione in classi di parole accomunabili in base al loro comportamento (ex parole in -o con plurale in -i)
- Deittici: parole (generalmente pronomi) che non hanno una referenza stabile ma che variano in base a contesto esterno ed interno. (ex: io, tu, questo, quello)
- Riflessivi/distributivi: fenomeno della riflessività interessa generalmente i pronomi personali. Alla terza persona per evitare incomprensioni esistono in alcune lingue più versioni (riflessiva e non-riflessiva). Ex suus; eius. Distributività si ha quando un enunciato “distribuisce” glie lementi di un insieme facendoli corrispondere a elementi di altro insieme. (“siamo andati a cena e ognuno ha pagato con i suoi soldi”)
- Parole Generali: parole che suppliscono alla mancanza di parole specifiche (tale, coso, aggeggio…)
- Quantificatori: indicare numero. 3 categorie: marche morfologiche, parole specializzate specifiche (uno, due, tre) di solito a base 10 ma non necessariamente (aggettivi o nomi) o parole specializzate approssimative (da nulla a tutto) dette indefiniti ordinabili in una linea ma il cui valore varia in base al contesto.
Sostituenti
Parole che sostituiscono sintagmi, di cui prendono la referenza. Sostituenza a dx o sx: sostituenti possono apparire prima o dopo dell’elemento che sostituiscono. Punto di attacco a sx è detto anaforico, mentre a dx cataforico. Alcuni sostituenti possono fare entrambe le cose, mentre altri sono limitati (tale è anaforico, così come lo sono i relativi (eccezione: che riesca a sollevarlo c’è solo marco) Punto di attacco sintagmatico ed extra-sintagmatico: il punto di attacco può essere nell’ambiente sintagmatico in cui occorrono o fuori da esso, nella realtà. (ho dato a marco del pane ma lui non lo ha mangiato; lei è una donna famosa) Classi di sostituenti: Alcuni svolgono solo questa funzione, come i clitici (lo la ne si ci) e i tonici (io, tu, lui) ma molte altre categorie di parole possono svolgere questa funzione: (he likes music i don’t o carla scrive poesie, io non lo so fare). Sostituenti sono in alcuni casi selettivi e hanno bisogno di determinate parole come attacco. Incapsulatori: sostituenti non dedicati, formati da parole che assumono la funzione di sostituente solo in determinati ambiti (ex: fatto, circostanza, evento e altre parole generiche) e incapsulano intero enunciato precedente (“l’alluvione ha distrutto il paese, questa circostanza è tragica”). Sostituenti liberi e legati: sostituenti composti da morfi legati sono detti legati. Sostituenti zero: punto d’attacco è richiamato da sostituente zero (ex: loro hanno molti soldi, noi no)
9 - Categorie Grammaticali
Categoria grammaticale è ogni classe di opzioni grammaticali complementari ed omogenee; complementari poiché se ne viene scelta una non si può scegliere l’altra, omogenee perché codificano la stessa opzione grammaticale. Categorie scoperte e coperte: scoperte se tutte le opzioni si manifestano foneticamente, coperte se ciò non è vero. (ex caffé al plurale → categoria numero è parzialmente coperta). Categorie sistematiche ed isolate: se si applicano a tutte le forme di una classe sono sistematiche, altrimenti sono isolate. (In italiano il caso è categoria isolata perché esiste solo in personali e relativi, mentre
- Persona: risorsa tramite la quale si segnalano i partecipanti obbligati nel processo di enunciazione (prima e seconda), umani. Terza persona designa entità non necessariamente presente e non necessariamente umana. Prima e seconda hanno quindi prnomi dedicati, privi di genere; la terza non necessariamente: nelle lingue romanze infatti i pronomi vengono dai dimostrativi latini.
veramente grammaticale in quanto scelta obbligata); attribuendo a parola concomitante una forma definita.
- Caso: categoria dei nominali, marcano funzioni grammaticali di essi nell’enunciato. Casi cardinali sono nominativo e accusativo, che marcano soggetto e complemento oggetto. Genitivo esprime relazione e reggenza preposizioni (In arabo).
- Tempo: codificato soprattutto dai verbi, non si esprime solo il tempo ma anche la qualità dell’evento (durata, ripetitività, regolarità…) 3 Tempi, presente passato e futuro (relativamente a enunciato). Sistema temporale ideale consente 7 posizioni (prima del passato, passato, dopo il passato, presente, prima del futuro, futuro, dopo il futuro), il tutto incentrato sul punto dell’enunciazione. Si tratta però di un sistema teorico, l’opposizione fondamentale è passato/non passato e non passato/presente/futuro. Spesso il non passato si utilizza per esprimere il futuro (parto domani). MOlte lingue non hanno un futuro ma hanno forme perifrastiche, come l’inglese (“i will go”). Spesso inoltre il presente è utilizzato per dare a enunciato valore di asserzione permanente (l’acqua bolle a 100°) e non subisce modifiche dettate dalla subordinazione (gli antichi scoprirono che l’acqua bolle a cento gradi). Grado di distanza da enunciazione è indicato dalla distinzione nelle forme: passato prossimo e passato remoto ad esempio.
- Aspetto: l’aspetto è una categoria operante sui verbi che esprime i modi in cui si osserva l’articolazione temporale della situazione che il verbo esprime. (Marco dorme; marco si addormenta). Ogni evento è costitutito da tre fasi (inizio, sviluppo e termine) e ogni verbo si presta meglio a esprimere parte di esse. Co-occorrenza: evento viene presentato nella sua totalità (IST) Cancellazione: la fase interessata viene eliminata (I S o T) Focalizzazione: si enfatizza una determinata fase Iterazione: una o più fasi vengono ripetitute. In italiano l’aspetto è lessicalizzato, infatti non esistono operazioni grammaticali che lo esprimono. IST: perfettivo; 0ST: permanente; I0T: puntuale; IS0: imperfettivo; Dimensione aspettuale è spesso strettamente legata a TAM (tempo-aspetto-modo), ex: imperfetto rende imperfettive, durative, o iterative le voci lessicali.
- Evidenzialità: categoria che indica se il contenuto è esperienza diretta o meno. Lingue indoeuropee non hanno forme grammaticali ma solo lessicali o sintagmatiche (dicono che luca sia in viaggio). Può esistere conoscenza diretta o indiretta
(raccontata da altri o ottenuta per inferenza).
- Modalità/Modo: rappresenta l’atteggiamento e la volontà del parlante: asserzione o non-asserzione (comandi, domande, possibilità, obbligo…). Ciò si codifica in una varietà di forme, grammaticali e lessicali, ma le principali sono i cosiddetti modi del verbo. Asserzioni avvengono in indicativo, che è anche la forma non-marcata normalmente. Imperativo viene utilizzato per i comandi, le domande non sono caratterizzate da un modo apposito e le restanti modalità sono riconducibili a 3 assi: certezza, possibilità e augurio che sono codificati in modi diversi in base alle lingue. I modi rappresentano le flessioni specializzate, corrispondenza tra modi e modalità non è sistematica e non è uno-a-uno. Nella maggior parte delle lingue si identificano indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, etc. In inglese no, conta solo di un modo, l’indicativo e tutte le altre forme si codificano tramite perifrasi. Nelle lingue dotate di modi esis giocano ruoli importanti anche da un punto di vista sintattico, il congiuntivo ad esempio opera come marca di subordinazione tra le clausole.
- Diatesi: indica forma verbale attiva o passiva, definibile superficialmente con lo scambio di ruoli tra soggeto e oggetto del predicato. Il passivo però non rappresenta il rovescio dell’attivo, infatti in alcuni casi non è possibile trasformare passivo in attivo (“la vergine fu assunta in cielo”). Passivo ha quindi ruolo pragmatico, nasconde attore e mette in evidenza oggetto dell’azione e mette in primo piano l’azione in sé, indipendentemente dal soggetto che la ha svolta. La codifica in italiano avviene per perifrasi verbale, con verbi ausiliari dedicati come essere, venire, etc + participio passato. Passivo avversativo è utilizzato per per indicare evento non apprezzato da attore. Medio: in greco antico, flessione morfologica del passivo ma significato non passivo. Azione designata da verbo è incentrata su attore, ha sede presso di lui e lo coinvolge in modo preminente. In italiano si realizza tramite uso pronominale del verbo (“mi faccio un caffé”).
10 - Funzioni Grammaticali
Le risorse grammaticali servono a creare effetti di drammatizzazione: assegnare ruoli, stabilire momenti di entrata e uscita, descrivere sequenze di azioni, stabilire tempi, distanziare eventi, etc. Narratività delle lingue. Tradizionalmente in un enunciato si individuano una serie di “posti”, due dei quali obbligatori (soggetto e predicato), questi posti sono detti funzioni grammaticali e possono essere occupati solo da alcuni tipi di costituenti (ex. soggetto può essere SN, pronome o altri elementi simili, non un verbo).