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Linguistica generale, Sintesi del corso di Linguistica Generale

Riassunto del manuale La Linguistica. Un corso introduttivo.

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 02/05/2023

francescaferraioli55
francescaferraioli55 🇮🇹

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CAPITOLO 1 – Il linguaggio verbale
Definizione di linguistica:
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la
lingua. Quindi studia come sono fatte le lingue e il linguaggio.
L'oggetto di studi della linguistica dunque sono le lingue
storico-culturali. Per lingue storico-culturali s'intendono le
lingue nate spontaneamente lungo il corso della civilità umana
e usate dagli esseri umani ora o nel passato.
La lingua è un codice, ossia un sistema di segni. Questo codice
viene usato da una comunità di parlanti; per questo una lingua
esiste come LINGUA VIVA se è parlata da una comunità, al
contrario la lingua in questione viene definita LINGUA MORTA
(come per es. il latino e il greco), quando nessuno la parla più.
Invece, il linguaggio verbale umano è una facoltà innata nel
homo sapiens ed è uno degli strumenti, dei modi e dei sistemi
di comunicazione che l'uomo abbia a disposizione. Per questo
anche i dialetti, e ogni sistema linguistico esistente o esistito
ed usato da una comunità, sono una manifestazione del
linguaggio verbale umano.
I dialetti sono considerati dal punto di vista semiotico a tutti
gli effetti una lingua. Essi sono infatti delle varietà diatopiche
(da dias e topos) quindi varietà legate al luogo geografico in cui
vengono usate, in cui ci si trova.
La distinzione tra lingua e dialetti si basa su considerazioni
sociali e storico-culturali, quindi in funzione della distribuzione
negli usi linguistici della comunità e del suo prestigio. (si apre
così il campo della Sociolinguistica).
La sociolinguistica è una branca della linguistica che studia il
variare della lingua con il variare della società. Se la società
cambia/si evolve anche la lingua lo subirà un
cambiamento/un'evoluzione.
La semiotica o semiologia, invece, è una disciplina che
studia tutti i tipi di codici. E anche delle varietà:
diafisiche: ossia i gerghi giovanili o i termini legati
all'attività svolta, vale a dire le lingue speciali correlate
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CAPITOLO 1 – Il linguaggio verbale Definizione di linguistica: La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Quindi studia come sono fatte le lingue e il linguaggio. L'oggetto di studi della linguistica dunque sono le lingue storico-culturali. Per lingue storico-culturali s'intendono le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civilità umana e usate dagli esseri umani ora o nel passato. La lingua è un codice, ossia un sistema di segni. Questo codice viene usato da una comunità di parlanti; per questo una lingua esiste come LINGUA VIVA se è parlata da una comunità, al contrario la lingua in questione viene definita LINGUA MORTA (come per es. il latino e il greco), quando nessuno la parla più. Invece, il linguaggio verbale umano è una facoltà innata nel homo sapiens ed è uno degli strumenti, dei modi e dei sistemi di comunicazione che l'uomo abbia a disposizione. Per questo anche i dialetti, e ogni sistema linguistico esistente o esistito ed usato da una comunità, sono una manifestazione del linguaggio verbale umano. I dialetti sono considerati dal punto di vista semiotico a tutti gli effetti una lingua. Essi sono infatti delle varietà diatopiche (da dias e topos ) quindi varietà legate al luogo geografico in cui vengono usate, in cui ci si trova. La distinzione tra lingua e dialetti si basa su considerazioni sociali e storico-culturali, quindi in funzione della distribuzione negli usi linguistici della comunità e del suo prestigio. (si apre così il campo della Sociolinguistica). La sociolinguistica è una branca della linguistica che studia il variare della lingua con il variare della società. Se la società cambia/si evolve anche la lingua lo subirà un cambiamento/un'evoluzione. La semiotica o semiologia , invece, è una disciplina che studia tutti i tipi di codici. E anche delle varietà:

  • diafisiche: ossia i gerghi giovanili o i termini legati all'attività svolta, vale a dire le lingue speciali correlate

all'ambito lavorativo;

  • diastratiche: legate allo stato sociale dell'individuo, alla sua classe sociale, quindi al suo grado di cultura (persone più o meno colte). Perciò, la linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Questa si divide poi in:
  • LINGUISTICA GENERALE: che studia cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue;
  • LINGUISTICA STORICA: che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo; il suo approccio di studio può essere:
  • diacronico: dal greco dia “attraverso” e cronos “tempo” quindi che segue un percorso attraverso il tempo. (es. lo studio della lingua italiana nel tempo);
  • sincronico: dal greco siun “con/insieme” e cronos “tempo” studia uno stato di lingua, vale a dire un determinato fenomeno linguistico. (es. le preposizioni usate da Dante). Le lingue storico-naturali sono l'oggetto della linguistica. Vengono definite “storico” perchè le lingue sono il prodotto della loro evoluzione storica e “naturali” perchè dal punto di vista biologico l'uomo nasce dotato della facoltà del linguaggio. Tutte le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano. Un po' di storia: S. William Jones, fu un orientalista.nel 1782 dimostrò le corrispondenze formali tra le lingue europee e slave con il sanscrito, lingua parlata in India. Gli indoeuropei, un'antica popolazione del Tibet che compì molti spostamenti, seminarono in questo modo la loro cultura in Europa occidentale e in Europa orientale (e in India). S. William Jones individuò quindi il sanscrito come lingua dalla quale si erano evolute tutte le altre lingue. Dopo questa scoperta iniziarono dei veri e propri confronti fra le lingue. Nacquero così gli studi linguistici di tipo
  1. ricevente (o in questo caso per meglio dire interpretante ) intenzionale C)Formulazione di inferenze:
  2. nessun emittente, ma presenza di un oggetto culturale, che viene interpretato come qualcosa volto a fornire un'informazione
  3. interpretante Da A a B a C il codice diventa via via meno forte e più debole, tanto che l'informazione diventa più generica ed è affidata all'attività dell'interpretante, perciò possono avvenire fraintendimenti. La comunicazione si deve intendere come trasmissione intenzionale di informazione. La classificazione dei segni Abbiamo visto che il segno è l'unità fondamentale della comunicazione, poiché fa da supporto alla comunicazione o al passaggio di informazione. Esistono diversi tipi di segni e si classificano secondo l'ordine:
  4. INDICI (sintomi): motivati naturalmente/non intenzionali. es. starnuto - “avere il raffreddore”, nuvole scure - “sta per piovere”. 2. SEGNALI : motivati naturalmente/usati intenzionalmente es. sbadiglio volontario - “sono annoiato” , luce accesa in montagna - “segnalo la mia presenza”. 3. ICONE : [dal greco eikon “immagine” ] motivati analogicamente/intenzionali (sono basati sulla similarità di forma o struttura, riproducono proprietà dell'oggetto designato). es. carte geografiche e mappe, fotografie, disegni, diagrammi, tabelle,simbologie impiegate negli orari dei treni. 4. SIMBOLI :

motivati culturalmente/intenzionali es. semaforo rosso - “fermarsi”, ramo d'ulivo - “pace”.

5. SEGNI (in senso stretto): non motivati o arbitrari/intenzionali es. la lingua dei segni, suono del telefono di una linea occupata. Sono basati su mera convenzione. Motivazione Dalla categoria 1. alla categoria 5. la motivazione che lega, nei segni in senso lato, il qualcosa al qualcos'altro che viene comunicato diventa sempre di più convenzionale o immotivato. Per esempio mentre gli Indici che sono fatti di natura hanno valore universale, i Simboli e ancora di più i Segni in senso stretto dipendono da ogni singola tradizione culturale; quindi non sono universali, uguali per tutti. Per le ultime due categorie

  1. e 5. sebbene possano formare un'unica categoria si fa una distinzione per identificare meglio i segni linguistici. Dicevamo, nella comunicazione in senso stretto vi è un emittente che produce intenzionalmente un segno per il ricevente. Questo ricevente è in grado di interpretare il segno in quanto è riconducibile ad un codice. Per codice s'intende l'insieme di corrispondenze, fissate per convenzione, fra qualcosa ( significante ) e qualcos'altro ( significato ) e che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. Perciò i segni lingustici costituiscono il codice lingua. **qualcosa = significante qualcos'altro = significato

Definizione di lingua La lingua è un codice che organizza un sistema di segni dal significante che è in primo piano fonico-acustico; questi segni sono arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, sono capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, e sono posseduti come conoscenza interiorizzata, che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi. Principi generali per l'analisi della lingua Questi principi, formati da tre distinzioni fondamentali per l'analisi linguistica furono teorizzate da Saussure. E sono:

  • diacronia e sincronia
  • sistema astratto e realizzazione concreta
  • asse paradigmatico e sintagmatico. Diacronia e sincronia – Complementarietà tra sincronia e diacronia. La diacronia [dal greco dia “attraverso” e cronos “tempo” ] riguarda la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale. (Per es. un'operazione diacronica è l'etimologia di una parola). La linguistica diacronica spiega perchè le forme di una determinata lingua sono fatte così.

La sincronia [dal greco siun “con/insieme” e cronos “tempo” ] riguarda la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un “taglio” sull'asse del tempo, osservando come si presentano nello stato presente. (Per es. un'operazione sincronica è lo studio della struttura sintattica delle frasi semplici al giorno d'oggi). La linguistica sincronica spiega com'è fatta e come funziona una lingua. Langue e parole La distinzione fra sistema astratto e realizzazione concreta si presenta nella linguistica moderna secondo tre coppie oppositive:

1. Langue e parole (F. de Saussure) 2. Sistema e uso (E. Coseriu) 3. Competenza e esecuzione (N. Chomsky). Il termine LANGUE / SISTEMA / COMPETENZA indica l'insieme delle conoscenze mentali e regole condivise che costituiscono le nostre capacità di produrre messaggi in una data lingua. Il termine PAROLE / SISTEMA / USO (esecuzione) è l'atto linguistico individuale, la realizzazione concreta. La terza entità è la NORMA che è intermedia. Fa da intermediaria tra langue e parole. Essa specifica le possibilità del sistema che vengono attualizzate nell'uso dei parlanti in un certo momento storico. (E. Coseriu). Il linguista Saussure specifica poi che l'objet del linguista è la descrizione della langue. Quindi il linguista opera su oggetti d'indagine astratti. Distinzione tra asse paradigmatico e asse sintagmatico

  • L' asse paradigmatico riguarda le relazioni a livello del sistema – quindi fornisce i serbatoi da cui attingere le singole unità linguistiche.
  • L' asse sintagmatico riguarda le relazioni a livello delle strutture che realizzano le potenzialità del sistema.

percettiva): che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono percepiti. La fonetica articolatoria è ritenuta basilare rispetto alle altre due tipologie, poiché fornisce le terminologie classificatorie consuete secondo cui vengono identificati e si designano i singoli suoni. Per comprendere il meccanismo di articolazione dei suoni e l'operazione mediante cui questi vengono prodotti è necessario conoscere l'apparato fonatorio. L' apparato fonatorio è l'insieme degli organi e delle strutture anatomiche che la specie umana utilizza per parlare. I suoni del linguaggio vengono prodotti, normalmente, mediante l'espirazione, quindi con il flusso d'aria egressivo (emettendo, cacciando l'aria, è il contrario di ingressivo ossia immettere l'aria), l'aria così si muove dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea raggiungendo la laringe (che si trova in corrispondenza del pomo di Adamo). Esistono però anche suoni che si realizzano in modo ingressivo e quindi senza la partecipazione dei polmoni, sono suoni che vengono prodotti indipendentemente dalla respirazione e si dicono avulsivi. Esistono poi le articolazioni eiettive e iniettive, la prima dipende dalla riduzione e la seconda dall'ampliamento del volume complessivo della cavità sopralaringea; sono dovuti quindi ad un innalzamento o un abbassamento della laringe chiusa, quando l'occlusione orale si rilascia = iniettive, quando si dilata e il volume è ridotto, l'aria fuoriesce= eiettive. Il meccanismo della fonazione. Il tratto vocale ha inizio nella laringe , qui l'aria incontra le corde vocali o pliche laringee (che sono due pieghe della mucosa laringea e che sono governate da muscoli attaccati alle cartilagini della glottide) e la parte della laringe dove si trovano le corde vocali è detta glottide. Durante la normale respirazione le corde vocali restano separate e rilassate, mentre nella cosidetta fonazione , ossia la produzione dei suoni del linguaggio, esse possono avvicinarsi o accostarsi l'una all'altra, riducendo o bloccando il passaggio dell'aria. Lo spazio tra le corde vocali in cui passa l'aria, detto rima vocale , quindi può

risultare:

  • completamente libero (completa apertura)
  • parzialmente libero:
    • modalità mormorio, le pliche vocali sono tenute insieme in modo debole solo nella loro parte anteriore (in cui vibrano, anche se con poca energia) e lasciano passale l'aria nella loro parte posteriore;
    • modalità bisbiglio, le pliche vocali sono tenute insieme nella parte anteriore, e lasciano aperta una fessura posteriore, ma essendo strettamente serrate l'un all'altra non vibrano. Non c'è vibrazione. Queste due modalità sono usate consapevolmente quando si vuole parlare a bassa voce, si evita così che il suono si propaghi ad una certa distanza. Può avvenire in questi casi l'indebolimento articolatorio.
  • completamente ostruito (completa chiusura) Questi cicli rapidissimi di chiusure e aperture della rima vocale costituiscono le vibrazioni delle corde vocali. Questo insieme di fenomeni prende il nome di meccanismo laringeo che rappresenta il movimento fondamentale della produzione dei suoni del linguaggio, poiché da voce alle sue diverse manifestazioni. [Il numero di cicli di apertura e di chiusura della rima vocale costituisce la frequenza fondamentale , ossia un parametro acustico che viene misurato in Hertz (Hz)]. Il flusso dell'aria passa poi nella faringe e da qui passa nella cavità boccale o orale. A questo punto l'aria è arrivata nella parte superiore della faringe e la parte posteriore del palato , che è detta velo da cui pende l'ugola, può quindi chiudere o lasciare aperto il passaggio tra la faringe e la cavità nasale. All'interno della cavità orale durante la fonazione ci sono degli organi che possono essere mobili o fissi che svolgono delle funzioni importanti:
  • la lingua, più importante organo mobile, distinto in radice (p.posteriore), dorso (p. centrale) e apice (punta della lingua) che assieme alla lamina costituiscono la parte anteriore (detta corona);
  • il palato (detto anche palato duro) è la cupola ossea rivestita di mucosa

Esistono dei parametri di identificazione dei suoni del linguaggio:

  1. il LUOGO in cui viene articolato un suono;
  2. il MODO in cui viene articolati un suono;
  3. la PRESENZA o ASSENZA di vibrazione delle corde vocali , la presenza di vibrazione costituisce le vocali, la sua assenza costituisce le consonanti. In base a questi parametri si possono individuare due grandi opposizioni di suoni:
  • VOCALI cioè i suoni prodotti senza frapposizione di ostacoli al flusso d'aria;
  • CONSONANTI vale a dire i suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo al flusso d'aria.
  • SONORI , sono suoni prodotti con la vibrazione delle corde vocali;
  • SORDI , sono i suoni prodotti senza vibrazione delle corde vocali. Le vocali in genere sono tutte sonore, mentre le consonanti possono essere sonore o sorde.

Se l'aria durante il suo percorso incontra restringimenti o occlusioni, che generano un qualche tipo di rumore, il fono prodotto è una consonante. Questa consonante sarà sorda in assenza di meccanismo laringeo, e sonora in sua presenza. Al contrario se non incontra nessun restringimento o occlusione, in prensenza di un meccanismo laringeo il fono prodotto è una vocale , in sua assenza non si produce niente. Si può dire vocale/consonante oppure vocoide/contoide. Classificazione binaria. Ostacolo laringeo = sonorità o sordità dei foni. Ostacolo superiore = presenza o assenza di rumore.

  • Vocali (sono sempre sonore)
    • ostacolo faringeo
    • ostacolo superiore
  • consonanti sonore
    • ostacolo laringeo
    • ostacolo superiore

Il trapezio vocalico : la parte sinistra del trapezio rappresenta la parte anteriore della cavità orale e quella destra rappresenta la parte posteriore della cavità orale. Il trapezio ha la base maggiore in alto poiché quando la lingua è sollevata ha più libertà di spostamento in senso antero- posteriore (movimenti orizzontali), rispetto a quando si muove nella parte bassa della della cavità orale. Inoltre il lato sinistro del trapezio è più lungo perchè nella parte anteriore della cavità orale lo spazio disponibile è più ampio per i movimenti verticali, rispetto alla parte posteriore. Teoricamente all'interno del trapezio vocalico è possibile immaginare un numero infinito di punti e quindi di infiniti foni vocalici. Per convenzione se ne individuano 12 posizioni. Ciascuna di queste posizioni corrisponde ad un insieme di articolazioni simili tra loro che vengono identificate sotto un stesso simbolo. Le vocali si distinguono in:

  • anteriori, o palatali
  • centrali, o prevelari
  • posteriori, o velari in base al grado di avanzamento o arretramento della lingua. E anche in:
  • alte
  • medio-alte
  • medio-basse
  • basse in base al grado innalzamento della lingua rispetto alla sua posizione di riposo. Perciò ogni vocale è definita primariamente dalla posizione della lingua lungo due dimensioni: orizziontale e verticale. Poi va osservata anche la posizione delle labbra (2). Infatti le vocali possono essere pronunciate:
  • con le labbra disteste, ossia non arrotondate. Possono essere definite anche non labializzate o aprocheile ;
  • con le labbra più o meno sporgenti in avanti e in varia misura, ossia arrotondate. Possono essere definite anche labializzate o procheile. Le caratteristiche dei suoni vocalici. Vocali anteriori :
  • [ i ] anteriore alta non labializzata In italiano è rappresentata da: di, fili, simili ; In francese da ici “qua” ; in inglese da sea “mare ” ; in spagnolo da mi “me”.
  • [ e ] anteriore medio-alta non labializzata In italiano da: venti “20”, sera, pera, mela ;

Vocali posteriori:

  • [ u ] posteriore alta labializzata In italiano è rappresentata da: tu, cucù ; In francese da tout “tutto” ; in inglese da do “fare” ; in spagnolo un “uno”.
  • [ o ] posteriore medio-alta labializzata In italiano è rappresentata da: bótte “recipiente di legno”, torre, voce ; In francese da beau “bello”, dos “schiena” ; in spagnolo da donde “dove”.
  • [ ɔ ] posteriore medio-bassa labializzata In italiano è rappresentata da: bòtte “percosse”, toro, corpo ; In francese da h omme “uomo” ; in inglese da floor “pavimento”. Per le stesse ragioni della coppia [e] vs [ɛ], la distizione tra [o] e [ɔ] ha grande importanza nelle trascrizioni fonetiche dell'italiano, ma solo per quanto riguarda le vocali toniche (che si accentano) come quelle degli esempi. In posizione atona nelle trascrizioni si usa sempre [o] come ad esempio per la prima vocale bottaio, bottarella, ecc e per la finale bottino, vino, lupo, ecc.
  • [ ɑ ] posteriore bassa non labializzata In italiano è frequente nelle pronunce regionali del piemontese e del napoletano. In francese è rappresentata da pas (negazione) ; in inglese da car “automobile”. Ciascuno di questi simboli corrisponde ad un insieme di articolazioni, che sebbene condividano alcune caratteristiche possono essere leggermente diverse. Come per esempio:
  • [ I ] , una variazione della [i] che risulta meno chiusa e meno anteriore, come per esempio nell'inglese sin “peccato”.
  • [ ʊ ] , variazione della [u] che risulta meno chiusa e meno posteriore, come per esempio nell'inglese fool “sciocco”, full “pieno”.

Quando si fa una trascrizione fonetica stretta, si può fare ricorso a dei segni diacritici, forniti dall'IPA, i quali segnalano con precisione la posizione della lingua rispetto alla vocale di riferimento:

  • [ + ] la lingua è più avanzata;
  • [ - ] la lingua è più arretrata;
  • [ ] la lingua è più innalzata;
  • [ ] la lingua è più abbassata. Questi segni diacritici di solito vengono scritti al di sotto del simbolo della vocale oppure alla sua destra in alto. Sono non labializzate, quindi senza arrotondamento labiale: [i] , [e] , [ɛ] , [æ] , [ɨ] , [ə] , [ɐ] , [a] , [ɑ]. Sono labializzate, quindi con arrotondamento labiale: [u] , [o] , [ɔ]. Però, a differenza delle lingue, in ogni posizione è possibile pronunciare sia la vocale labializzata che non labializzata. In francese e tedesco esistono alcune vocali anteriori labializzate:
  • [ y ] anteriore alta labializzata , corrisponde alla non labializzata [i] In francese è rappresentata da lune “luna”.
  • [ ø ] anteriore medio-alta labializzata , corrisponde alla non labializzata [e] In francese è rappresentata da deux “due”, peu “poco”.
  • [ œ ] anteriore medio-bassa labializzata , corrisponde alla non labializzata [ɛ] In francese è rappresentata da seul “solo”, peur “paura”. In inglese esiste una vocale posteriore non labializzata:
  • [ ʌ ] posteriore non labializzata , corrisponde alla labializzata [ɔ] In inglese cup “tazza”, love “amore”. Tutte le vocali definite fin ora sono dette orali , poiché il flusso d'aria proveniente dai polmoni, trova il velo del palato in posizione arretrata ed è interamente deviato verso la cavità orale.