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L'Italia del Dopoguerra: Ricostruzione, Politica e Miracolo Economico, Appunti di Storia

Una panoramica concisa dell'italia nel periodo del dopoguerra, concentrandosi sulla ricostruzione del paese dopo la devastazione della guerra, sulle trasformazioni politiche con la nascita della repubblica e sull'avvento del miracolo economico tra gli anni '50 e '60. Vengono analizzati i principali partiti politici, il ruolo di figure chiave come de gasperi ed einaudi, e l'importanza strategica dell'italia nel contesto internazionale della guerra fredda. Inoltre, vengono descritti i cambiamenti sociali e gli sviluppi economici che hanno caratterizzato il boom economico italiano.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 25/09/2025

melisa-gjoshi
melisa-gjoshi 🇮🇹

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L’Italia repubblicana: dopoguerra e anni ‘50-‘60
Un paese devastato
L’Italia all’uscita dal conflitto era un paese distrutto nelle infrastrutture, nell’edilizia privata,
nelle principali attività economiche per aver subito i bombardamenti alleati e il passaggio del
fronte durante gli ultimi due anni di guerra, con una situazione economica e finanziaria
disastrata (l’inflazione elevatissima spingeva la maggioranza della popolazione disoccupata
e affamata a rivolgersi al mercato nero alimentando fenomeni di malavita e criminalità). Ma
soprattutto le vicende seguite all’armistizio avevano fatto crollare la fiducia degli italiani nello
Stato e aggravato la tradizionale divisione tra Nord e Sud, in ragione delle diverse
esperienze che le due aree della nostra penisola avevano vissuto. Mentre al Sud c’era stata
una continuità istituzionale che aveva mantenuto in vita i vecchi equilibri sociali, nel centro
Nord la lotta di liberazione partigiana aveva creato una forte aspettativa di trasformazioni
sociali e istituzionali (il cosiddetto “vento del Nord”) che si scontrava però con un contesto
internazionale sfavorevole, dato che l’Italia era un paese sconfitto, con limitate possibilità di
autodeterminarsi e di dar seguito a queste aspirazioni. Tuttavia, nonostante il paese fosse in
ginocchio, la fine della guerra portava con sé anche la speranza e l’impegno per una
rinascita.
La situazione politica
Sul piano politico il ritorno alla vita democratica si riflesse in una forte crescita dei partiti di
massa antifascisti, protagonisti della Resistenza: a sinistra il PSIUP (Partito socialista di
unità proletaria) guidato da Pietro Nenni, e il PCI che, guidato da Togliatti, non era più un
partito di élites, ma si avviava a contendere il primato al partito socialista nel voto delle
masse proletarie. Al centro c’era la DC, partito di ispirazione cattolica, erede del Partito
popolare fondato nel 1919 dal sacerdote Luigi Sturzo, che raccoglieva il consenso di tutto il
fronte moderato italiano, ed era appoggiata dalle gerarchie vaticane, anche se il suo
segretario Alcide De Gasperi, destinato a svolgere un ruolo di spicco nella rinata Italia
democratica, volle sganciare il partito dalla stretta dipendenza alla Chiesa cattolica per
ampliare il suo elettorato e legarlo alla difesa dei valori democratici contro l’avanzata del
comunismo. Partiti minori erano ormai diventati quello liberale, quello repubblicano, eredi
della tradizione mazziniana, e il Partito d’azione, destinato a uscire presto di scena. A
destra l’MSI raccoglieva i reduci del fascismo e della RSI che riecheggiava in parte anche
nel nome.
De Gasperi alla guida del governo, la Costituente e il referendum
Il primo governo nato dopo la liberazione dell’Italia (19 giugno 1945) era presieduto da
Ferruccio Parri, leader del Partito d’azione ed esponente di spicco della Resistenza, ed era
costituito da tutti i partiti del CLN. Questo governo durò pochi mesi a causa delle forti
divergenze dei partiti del CLN sui punti più spinosi del programma di governo, tra cui quello
dell’epurazione dagli apparati dello Stato degli alti funzionari più compromessi con il
fascismo. Alla guida del governo subentrò quindi Alcide De Gasperi (dicembre ‘45) che
impresse una svolta moderata alla politica italiana. Muovendosi con cautela e rigore, il
governo De Gasperi riuscì ad organizzare uno dei passaggi più delicati e importanti della
nuova Italia, ovvero le votazioni del 2 giugno del 1946 per eleggere l’Assemblea
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L’Italia repubblicana: dopoguerra e anni ‘50-‘

Un paese devastato

L’Italia all’uscita dal conflitto era un paese distrutto nelle infrastrutture, nell’edilizia privata, nelle principali attività economiche per aver subito i bombardamenti alleati e il passaggio del fronte durante gli ultimi due anni di guerra, con una situazione economica e finanziaria disastrata (l’inflazione elevatissima spingeva la maggioranza della popolazione disoccupata e affamata a rivolgersi al mercato nero alimentando fenomeni di malavita e criminalità). Ma soprattutto le vicende seguite all’armistizio avevano fatto crollare la fiducia degli italiani nello Stato e aggravato la tradizionale divisione tra Nord e Sud, in ragione delle diverse esperienze che le due aree della nostra penisola avevano vissuto. Mentre al Sud c’era stata una continuità istituzionale che aveva mantenuto in vita i vecchi equilibri sociali, nel centro Nord la lotta di liberazione partigiana aveva creato una forte aspettativa di trasformazioni sociali e istituzionali (il cosiddetto “ vento del Nord ”) che si scontrava però con un contesto internazionale sfavorevole, dato che l’Italia era un paese sconfitto, con limitate possibilità di autodeterminarsi e di dar seguito a queste aspirazioni. Tuttavia, nonostante il paese fosse in ginocchio, la fine della guerra portava con sé anche la speranza e l’impegno per una rinascita.

La situazione politica

Sul piano politico il ritorno alla vita democratica si riflesse in una forte crescita dei partiti di massa antifascisti , protagonisti della Resistenza: a sinistra il PSIUP (Partito socialista di unità proletaria) guidato da Pietro Nenni , e il PCI che, guidato da Togliatti, non era più un partito di élites , ma si avviava a contendere il primato al partito socialista nel voto delle masse proletarie. Al centro c’era la DC , partito di ispirazione cattolica, erede del Partito popolare fondato nel 1919 dal sacerdote Luigi Sturzo, che raccoglieva il consenso di tutto il fronte moderato italiano, ed era appoggiata dalle gerarchie vaticane, anche se il suo segretario Alcide De Gasperi , destinato a svolgere un ruolo di spicco nella rinata Italia democratica, volle sganciare il partito dalla stretta dipendenza alla Chiesa cattolica per ampliare il suo elettorato e legarlo alla difesa dei valori democratici contro l’avanzata del comunismo. Partiti minori erano ormai diventati quello liberale , quello repubblicano , eredi della tradizione mazziniana, e il Partito d’azione , destinato a uscire presto di scena. A destra l’ MSI raccoglieva i reduci del fascismo e della RSI che riecheggiava in parte anche nel nome.

De Gasperi alla guida del governo, la Costituente e il referendum Il primo governo nato dopo la liberazione dell’Italia ( 19 giugno 1945 ) era presieduto da Ferruccio Parri , leader del Partito d’azione ed esponente di spicco della Resistenza, ed era costituito da tutti i partiti del CLN. Questo governo durò pochi mesi a causa delle forti divergenze dei partiti del CLN sui punti più spinosi del programma di governo, tra cui quello dell’epurazione dagli apparati dello Stato degli alti funzionari più compromessi con il fascismo. Alla guida del governo subentrò quindi Alcide De Gasperi (dicembre ‘45) che impresse una svolta moderata alla politica italiana. Muovendosi con cautela e rigore, il governo De Gasperi riuscì ad organizzare uno dei passaggi più delicati e importanti della nuova Italia, ovvero le votazioni del 2 giugno del 1946 per eleggere l’Assemblea

costituente e, contestualmente, il popolo italiano con lo strumento del referendum scegliesse la forma istituzionale dello Stato (monarchia o repubblica), tema sul quale le forze politiche del CLN si erano contrapposte durante la guerra di liberazione. Più precisamente con Decreto luogotenenziale del 25 giugno del ’44 furono indette le elezioni per l’Assemblea costituente che si sarebbe dovuta occupare anche della forma dello Stato; poi con il Decreto luogotenenziale del 10 marzo del ‘46 viene indetto il referendum per sollevare l’Assemblea costituente da questa scelta e rimetterla direttamente al voto popolare. Fu anche approvata la legge che allargava il suffragio universale alle donne , le quali poterono così votare per la prima volta e partecipare a pieno titolo alla vita politica della nazione. Le elezioni furono partecipatissime, con un’ affluenza alle urne del 90%. Il referendum popolare sancì la vittoria della repubblica (12 milioni e 700 mila voti) contro la monarchia (10 milioni e 700mila voti), che ottenne i maggiori consensi nell’Italia meridionale e nelle isole. Le elezioni per l’Assemblea costituente videro il successo della Dc che, con il 35,2 % dei voti, divenne il partito di maggioranza relativa , seguita dal Psi 20,7% e Pci (18,7%). L’Assemblea si componeva di 556 deputati, di cui 75 andarono a far parte della commissione per la Costituente, suddivisa in tre sottocommissioni. La fase costituente fu inaugurata con la formazione di un nuovo governo di coalizione sempre guidato da De Gasperi, a cui ne seguirono altri due formati solo da DC PSI e PC (detti infatti governi tripartiti).

L’espulsione delle sinistre dal governo Tuttavia tra il ‘46-‘47 la coabitazione della Dc con i partiti di sinistra diventa sempre più difficile, a causa del rapido evolversi della situazione internazionale che vede un inasprimento del confronto bipolare. Per gli Usa, infatti, l’Italia, posizionata a metà tra i due blocchi e protesa nel Mediterraneo, verso i paesi africani in via di decolonizzazione, aveva un’importanza strategica fondamentale nel contenimento del comunismo e la DC rappresentava ai loro occhi la forza politica in grado di contrastare il forte peso acquisito nel paese dalle sinistre, onde scongiurare un passaggio dell’Italia nella sfera di influenza sovietica. Dopo che nel marzo Truman ha enunciato la sua dottrina, George Marshall, Segretario di Stato americano, scrive all’ambasciatore americano a Roma di fare pressione su De Gasperi perché estrometta i partiti di sinistra alleati di governo. Il 5 giugno 1947, infatti, George Marshall avrebbe annunciato il Piano che da lui prende il nome e che prevedeva uno stanziamento di circa 13 miliardi di dollari per sostenere la ricostruzione in Europa, in quanto senza questi aiuti il Vecchio continente avrebbe conosciuto un gravissimo deterioramento delle condizioni politiche, economiche e sociali. De Gasperi, che non vuole perdere gli aiuti economici americani del Piano Marshall, nel maggio ‘47 provoca una crisi di governo che si conclude con la formazione di un nuovo governo monocolore da lui presieduto , aperto alla partecipazione anche di tecnici di area liberal-democratica ( Luigi Einaudi al Bilancio e Carlo Sforza agli Esteri ). Con questo atto si chiude la fase della partecipazione delle sinistre al governo e si apre quella del centrismo democristiano. I contrasti tra i partiti all’interno del governo e l’uscita delle sinistre non turbarono, tuttavia, l’ispirazione unitaria della Costituente, il cui lavoro sfociò nel varo della Costituzione , approvata a larghissima maggioranza 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio del 1948.

Le prime elezioni repubblicane Dopo l’approvazione della Costituzione fu fissata la data per le prime elezioni del nuovo Parlamento al 18 aprile 1948. La campagna elettorale fu durissima e si caratterizzò per una

motivata dal rispetto dei sentimenti religiosi degli italiani. Gli altri partiti laici, tra cui il Psi, votarono contro, ma l’articolo per l’appoggio dei comunisti passò.

Caratteristiche della Costituzione italiana La Costituzione italiana è innanzitutto scritta , come lo sono gran parte delle costituzioni contemporanee, ma non quella inglese, composta da alcuni importanti documenti (Bill of Rights del 1689) che hanno contribuito a definire una serie di consuetudini e convenzioni, ossia regole non scritte. In secondo luogo, rispetto al suo procedimento di formazione, è democratica. A differenza dello Statuto albertino del 1848, non è octroyée , ossia concessa dal sovrano, ma espressione del popolo sovrano che, direttamente, con il referendum del 1946 per quanto riguarda la forma istituzionale, e indirettamente, con l’elezione dell’Assemblea costituente, ne hanno deciso i contenuti. In terzo luogo è programmatica , cioè non è solo un elenco di norme, di cose che si possono o non si possono fare, ma traccia le linee di un programma politico che guarda al futuro e chiede di essere realizzato. È lunga , non nel senso che è fatta di tanti articoli, ma che disciplina sia i rapporti tra gli organi dello Stato (ad es. tra Parlamento e Governo), sia quelli tra governanti e governati : vi è incorporata infatti, nei principi fondamentali, e nella prima parte, una dettagliata carta dei diritti e dei doveri dei cittadini. Breve ad es. è la Costituzione americana che, in 7 lunghi articoli, si limita a disciplinare i tre poteri, i rapporti tra Stato federale e stati membri e il processo di revisione. La nostra Costituzione infine è rigida. Ciò significa che per modificarla occorre una procedura diversa, più complessa, detta “ aggravata ” rispetto a quella necessaria per approvare una qualsiasi legge. Questa procedura è normata dall’art. 138. La maggior parte delle costituzioni ottocentesche erano invece flessibili: una semplice legge poteva cambiarle. Neppure lo Statuto albertino prevedeva procedimenti di modifica né procedure di controllo della costituzionalità delle leggi. Per questo il fascismo poté alterarlo fino a svuotarlo del tutto con procedure di legge formalmente legali. Come sappiamo, nessuna istituzione statale ebbe il potere o la forza di opporvisi. Come dicevamo sopra, la modifica della Costituzione è vincolata anche nel contenuto, infatti la forma repubblicana non può in ogni caso essere oggetto di revisione (art. 139).

La C. parla un linguaggio chiaro, elegante e comprensibile a tutti. La C. non è invecchiata né nel linguaggio né nei concetti che esso esprime, le sue norme esprimono perlopiù principi la cui portata è espansiva: ad es. l’art. 21 primo comma, parla di “mezzi di diffusione del pensiero”, in cui sono inclusi anche media che non esistevano al tempo, come Internet ad. es. La C. parla numerosi linguaggi, quello del diritto innanzitutto, in quanto la C. è soprattutto un testo normativo : le proposizioni della C. non sono affermazioni ideologiche, ma prescrizioni a cui i diversi soggetti devono conformarsi e l’inosservanza di tali norme configura comportamenti «incostituzionali». È la Corte costituzionale che esamina i dubbi sulla costituzionalità delle leggi e dice l’ultima parola sull’interpretazione controversa della C. Ma la C. parla anche il linguaggio della storia: qui mi piace ricordare solo alcuni articoli: la presenza storica della Chiesa cattolica e la chiusura della questione romana emergono nell’art. 7; la particolarità dell’Italia in cui arte e cultura hanno tante e tanto diffuse testimonianze è evocata dall’art. 9; l’art. 16 richiama l’avversione alla pratica del confino nei

confronti degli avversari politici, che il fascismo aveva adottato; il contenuto dell’art. 18, si spiega con il ricordo delle violenze che favorirono l’avvento del fascismo. Articoli 21 e 33.

Struttura della Costituzione e ordinamento della Repubblica La costituzione consta di 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali. Si apre con i Principi fondamentali , cioè i primi 12 articoli che sono come il fastigio (=parte sommitale) dell’edificio costituzionale e ne esprimono le basi essenziali: definiscono la struttura della Repubblica, la posizione degli individui e dei gruppi nel sistema costituzionale e i compiti della Repubblica riguardo ad essi, i rapporti tra Stato e comunità internazionale (art. 11 e 12). Di seguito si divide in due parti: la prima art. 13-54, è dedicata ai “ Diritti e doveri dei cittadini ”; la seconda, art. 55-139, disegna l’” Ordinamento della Repubblica ”, Disposizioni transitorie e finali Diritti e doveri sono scanditi in 4 titoli, secondo una linea ascendente: si va dall’individuo, considerato come singolo, alle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, dalle prime, famiglia e scuola, alla più ampia comunità del lavoro e dell’impresa, all’ancor più ampia comunità politica ordinata secondo il principio democratico. Così abbiamo: I. Titolo I- rapporti civili : enuncia quelle libertà ereditate dalla Rivoluzione francese e poi dalla successiva evoluzione del costituzionalismo, che riguardano il singolo e tutelano la sua sfera d’azione individuale; II. Titolo II- rapporti etico-sociali : riguardano l’individuo nelle formazioni sociali di cui fa parte: famiglia e scuola; III. Titolo III- rapporti economici : riguardano il lavoro e l’economia; IV. Titolo IV- rapporti politici : diritto di voto, partiti, il dovere di concorrere alla spesa pubblica, la fedeltà alla Repubblica, il dovere di difesa della Patria.

La seconda parte l’Ordinamento della repubblica comprende sei titoli: I. Parlamento II. Presidente della Repubblica III. Governo IV. Magistratura V. Regioni, province e comuni VI. Revisione costituzionale

A grandi linee l’ordinamento della Repubblica è così articolato: I. il Parlamento , diviso di Camera dei deputati e Senato , entrambe elette a suffragio universale diretto per cinque anni, con funzioni pressoché identiche, ha la principale funzione di fare le leggi. Nel 2019, tuttavia, i due rami del Parlamento hanno approvato un disegno di legge costituzionale per ridurre da 630 a 400 e da 315 a 200 rispettivamente il numero di deputati e di senatori eletti. La riforma, sottoposta a referendum confermativo a settembre 2020, è stata approvata con il 70% dei voti ed è divenuta legge costituzionale n. 1/2020, con efficacia a partire dalla successiva XIX legislatura. Inoltre la legge costituzionale n. 1/2021 ha abbassato l’elettorato attivo per il Senato a 18 anni come per le altre elezioni. È previsto il referendum popolare abrogativo per la cancellazione parziale o totale di una legge (art. 75). II. Il Governo , composto dal Presidente del Consiglio e dai Ministri , ha il compito principale di eseguire le leggi, ma ha anche altri compiti come ad es. proporre al Parlamento disegni di legge e guidare l’Amministrazione.

Questo programma, reso credibile anche dall’aumento del benessere, incontrò il favore delle classi medie e di ampie fasce del mondo popolare, come ad es. gli agricoltori, presso i quali i valori della tradizione cattolica erano fortemente radicati. I cinque anni della prima legislatura videro importanti interventi sociali come la riforma agraria (consistente nell’esproprio coatto e nel frazionamento di parte delle grandi proprietà terriere incolte nel Mezzogiorno, nelle isole e nel Centro- nord, ca. 750.000 ettari) e l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, un ente pubblico che stanziava ingenti finanziamenti per la realizzazione delle infrastrutture e di poli industriali soprattutto petrolchimici e siderurgici, ma anche automobilistici, nelle aree del meridione. Tuttavia questo enorme investimento di capitali non riuscì ad innescare uno sviluppo autonomo del Meridione: poli come quelli di Bagnoli, Taranto, Pomigliano d’Arco e altri non favorirono la nascita di imprese locali, perché la loro produzione era destinata alle industrie del Nord. Inoltre il denaro erogato non era sempre gestito secondo modalità di efficienza e trasparenza, dando luogo ad enormi sprechi. A queste misure si devono aggiungere la Legge Fanfani sul finanziamento dell’edilizia popolare (costruzione di case popolari ancora oggi esistenti nel nostro territorio) la Riforma tributaria Vanoni , che introdusse la dichiarazione dei redditi obbligatoria. L’azione di governo fu fortemente avversata dalla sinistra: le classi lavoratrici, penalizzate dalla linea di austerità e dai salari ancora bassi, misero in atto scioperi e proteste di piazza cui le forze dell’ordine dovettero rispondere con durezza. Tant’è vero che al varo delle riforme si accompagnò anche un rafforzamento dell’apparato di pubblica sicurezza con il potenziamento della Celere , i reparti mobili di polizia. In questa situazione la Dc cercò di rendere più stabile la maggioranza di governo con una riforma del meccanismo elettorale che inasprì ancora di più lo scontro con le sinistre. Si tratta della Legge truffa (prevedeva che il 65% dei seggi alla Camera sarebbe andato alla coalizione che avesse ottenuto la metà + uno dei voti) la cui approvazione fu molto contrastata in Parlamento e che fu comunque priva di risultati pratici alle elezioni del ’53, perché l’alleanza centrista mancò, seppure di un soffio, l'obiettivo (49,8%). Questo insuccesso determinò la crisi dell’egemonia di De Gasperi all’interno della DC, ma non della DC, che continuò ad essere perno di ogni possibile equilibrio politico.

La collocazione internazionale dell’Italia Nel 1949, dopo un acceso dibattito politico che vedeva contrarie le sinistre e alcuni esponenti della DC schierati a favore della neutralità, il Parlamento decise l’appartenenza dell’Italia al blocco occidentale, votando l’ingresso del paese nel Patto atlantico , da allora, e ancora oggi, mai più messo in discussione. Con il passare degli anni, infatti, tale scelta sarebbe stata accettata anche da chi inizialmente l’aveva contestata, diventando un punto fermo della politica estera italiana. Altri passaggi decisivi del reinserimento dell’Italia nei rapporti internazionali dopo il ventennio fascista furono: I. firma a Parigi il 18 aprile 1951 del trattato costitutivo della CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio, formata da Benelux- Belgio, Olanda, Lussemburgo-Germania, Francia e Italia) che introduce la libera circolazione dei prodotti in questione, senza diritti doganali né tasse, vietando pratiche discriminatorie e sovvenzioni o aiuti imposti dagli Stati; II. l’ ammissione all’ONU nel 1955 ; III. l’ adesione alla CEE (comunità economica europea; lavorò per il libero movimento dei beni, dei servizi, dei lavoratori e dei capitali, per l’abolizione dei cartelli e per lo sviluppo di politiche congiunte e reciproche nel campo del lavoro, dell’agricoltura, dei trasporti, del commercio estero) e all’EURATOM (Comunità Europea dell’Energia

atomica: organizzazione internazionale volta a promuovere la ricerca e lo sviluppo nel settore dell’energia nucleare e ad assicurare un uso pacifico della stessa), i trattati istitutivi dei quali furono firmati a Roma in Campidoglio nel 1957 (tali organismi che sono all’origine delle attuali istituzioni dell’Unione Europea).

L’Italia del boom economico

Tra la metà degli anni ’50 e la fine degli anni ‘60 l’Italia fu interessata da una imponente trasformazione delle sue strutture economiche e sociali. Il nostro paese da essenzialmente agricolo divenne uno dei paesi industrialmente più avanzati dell’occidente in cui gli addetti al settore dell’industria e dei servizi superarono in un decennio quelli dell’agricoltura. Gli anni in cui la crescita ebbe una vera e propria impennata e in cui l’Italia fu seconda in Europa solo alla Germania Ovest furono quelli tra il 1958 e il 1963, gli anni del cosiddetto miracolo economico. Gli italiani si lasciarono alle spalle i valori del mondo contadino ed entrarono nella civiltà dei consumi.

Si trattò però di un passaggio disordinato , che avvenne senza aver superato gli squilibri territoriali storici , che anzi si aggravarono. La crescita infatti interessò il triangolo industriale del Nord, il nord-est est e le regioni del centro, ma solo parzialmente e non strutturalmente il Sud dove la Cassa del Mezzogiorno non riuscì a far partire uno sviluppo autonomo. In definitiva la disponibilità di manodopera al Sud continuava ad essere molto superiore alle capacità di assorbimento delle industrie locali, e ciò diede luogo a importanti flussi migratori che dal Mezzogiorno si riversavano nelle città industriali del Nord , dove milioni di emigrati costituivano una massa di lavoratori a basso costo per le fabbriche. L’ emigrazione , che coinvolse anche le aree rurali montane e collinari del centro-Nord, arretrate e prive di opportunità per i giovani, ebbe come conseguenza l’espansione caotica delle città dove l’integrazione degli immigrati non fu sempre facile.

Tuttavia in quegli stessi anni le differenze cominciarono gradualmente ad attenuarsi a causa delle comuni esperienze lavorative, della scolarizzazione dei più giovani e della diffusione di alcuni consumi di massa. Nonostante gli squilibri e il prodursi di nuove disuguaglianze, negli anni del miracolo economico il reddito e il tenore di vita degli italiani nel complesso crebbero in modo significativo e a ciò fece seguito un mutamento dei costumi e degli stili di vita, a partire dall’alimentazione che diventò più abbondante, variata ed elaborata, grazie alla diffusione di cibi a lunga scadenza, venduti nei supermercati che prima della guerra erano sconosciuti in Italia. Simbolo della nuova società del benessere e dei consumi furono soprattutto gli elettrodomestici , la lavatrice che trasformò radicalmente la vita delle donne liberando molto tempo prima assorbito dalle operazioni manuali del bucato, l’automobile utilitaria (la mitica 500), la televisione , che nel 1954 dava inizio alle programmazioni di Stato con trasmissioni epiche come Lascia e raddoppia e programmi educativi come il leggendario “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi che insegnava agli analfabeti, ancora numerosi, a leggere e a scrivere.

Sulla società dei consumi sempre più omologata si espresse in modo molto critico Pier Paolo Pasolini , poeta, scrittore, cineasta, intellettuale a 360 gradi, che ha lasciato un segno profondo nella cultura italiana, spesso suscitando scandalo tra i benpensanti.