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ITALIA NEL 1945 Fra il 1945 e il 1949, l'Italia si lasciò alle spalle l'esperienza della dittatura fascista ed entrò in una nuova fase della sua storia unitaria. Vi furono un nuovo ordinamento repubblicano, una nuova Costituzione democratica e un nuovo sistema politico destinato a durare per quasi mezzo secolo a dar forma a quella che è stata definita "Prima Repubblica". Con la fine del secondo conflitto mondiale, l'Italia era paese materialmente devastato: La produzione industriale e quella agricola erano più che dimezzate. L'inflazione era aumentata. La fame, la mancanza di alloggi e l'elevata disoccupazione contribuivano a rendere precaria la situazione dell'ordine pubblico. Nelle regioni del Centro-Sud, fin dalla primavera del 44, contadini e braccianti avevano ripreso ad occupare terre incolte e latifondi. CGIL Xx Un ruolo importante nell'Italia del dopoguerra fu | \ Si svolto anche dalla Confederazione generale comunisti cattolici italiana del lavoro (Cgil) La CGIL è riuscita a ottenere alcune regole importanti e durature per migliorare le condizioni dei lavoratori. In particolare: e È stato introdotto un sistema (chiamato scala mobile) che faceva aumentare gli stipendi quando aumentava il costo della vita. e Sono state create regole più severe per rendere più difficile licenziare i lavoratori senza un valido motivo. e Si è cercato di rendere più uguali i salari tra lavoratori di diverse categorie, riducendo le differenze di stipendio ingiustificate. REPUBBLICA E COSTITUZIONE All'inizio del 1946, il governo fissò al 2 giugno la data per le elezioni dell'Assemblea costituente, che sarebbe stata incaricata di scrivere la nuova Costituzione italiana. Erano le prime consultazioni politiche libere dopo venticinque anni, e le prime in cui, grazie a un decreto emanato dal governo Bonomi nel febbraio 1944, avevano diritto a votare anche le donne. Il 9 maggio, quando mancavano poche settimane al voto, Vittorio Emanuele III tentò di risollevare le sorti della dinastia, screditata dalla sua lunga collaborazione col regime fascista, e abdicò in favore del figlio Umberto II. Vinse la Repubblica e il 13 giugno Umberto Il parti in esilio in Portogallo COSTITUZIONE E TRATTATO DI PACE L'Assemblea incaricata di dare al paese una ° Dopo l'entrata in vigore della nuova legge fondamentale, cominciò i suoi Costituzione, alcune sue parti, come lavori il 24 giugno 1946 e li concluse il 22 quelle sul Consiglio Superiore della dicembre 1947 con l'approvazione del testo Magistratura, rimasero inapplicate per costituzionale, che entrò in vigore dal 1° anni. gennaio 1948. La Costituzione repubblicana e Anchealcuni principi sui diritti sociali, dava vita a un sistema parlamentare, col come il diritto al lavoro e la limitazione governo responsabile di fronte alle due della proprietà privata per il bene Camere (la Camera dei deputati e il Senato comune, non furono sempre realizzati. | della Repubblica), entrambi titolari del costituenti volevano allontanarsi dal potere legislativo, senza differenze di fascismo, quindi scelsero un sistema funzioni. Alle Camere, elette a suffragio parlamentare che garantisse universale, spettava il compito di scegliere, rappresentanza a tutti i partiti, anche se in seduta congiunta, un presidente della questo rendeva i governi meno stabili. Repubblica. Articolo 7 Nel marzo del 1947 ci fu uno scontro per la proposta di inserire un articolo (7) nella Costituzione, il quale stabiliva che i rapporti tra lo Stato e la Chiesa venissero regolati dal Art Concordato del 1929, che era stato firmato tra la ha Santa Sede e il regime fascista. COSTITUZIONE ITALIANA Inizialmente sembrava che questa proposta Lo Stato a Chiesa cattolica sono, ciascuno ne ro sarebbe stata respinta, ma all'ultimo il Partito ea ahi sioni favpi ni Comunista Italiano (PCI) decise di votare a favore, poadimeidionizizzoniisioia per non creare divisioni nella popolazione italiana e di rispettare il sentimento religioso degli italiani. Nonostante l'opposizione dei socialisti, l'articolo 7 fu approvato. La gestione di Trieste Alla fine del 1946, fu stabilita una sistemazione provvisoria che assegnava alla Jugoslavia la penisola istriana, tranne una parte che comprendeva Trieste e Capodistria, che doveva costituire il Territorio libero di Trieste. Questo territorio fu diviso in due zone: la zona A, che comprendeva Trieste e dintorni occupata dagli alleati, mentre la zona B era sotto il controllo jugoslavo. Solo nell'ottobre del 1954, dopo un periodo di tensione tra Italia e Jugoslavia, si arrivò a una soluzione che sanciva il controllo jugoslavo sulla zona B e il ritorno dell'amministrazione della zona A, quindi Trieste tornava all'Italia. IL TEMPO DELLE SCELTE Dopo la nascita della Costituzione nel 1948, si chiude definitivamente la fase della collaborazione tra i partiti antifascisti e inizia un nuovo periodo, segnato dalla preparazione delle prime vere elezioni politiche della Repubblica, fissate per il 18 aprile di quell'anno. La campagna elettorale fu molto accesa e si giocò tutta su uno scontro tra due schieramenti opposti: -Da una parte c'era il governo guidato dalla Democrazia Cristiana di De Gasperi, che includeva anche partiti laici come i liberali, i socialdemocratici e i repubblicani. -Dall'altra parte c'era il Fronte Popolare, formato da socialisti e comunisti uniti nella stessa lista. La DC ebbe due grandi aiuti nella campagna: da un lato la Chiesa, con Papa Pio XII in una vera e propria crociata anticomunista, e dall'altro gli Stati Uniti, che minacciarono di sospendere gli aiuti del piano Marshall se avessero vinto i comunisti. Questo spaventò molti italiani, che vedevano nella DC una garanzia di stabilità e continuità con la tradizione cattolica. Dall'altra parte, i socialisti e i comunisti cercarono di parlare al popolo, usando simboli come Garibaldi e messaggi democratici, ma pagarono caro il loro forte legame con l'URSS, proprio mentre in Europa dell'Est, il comunismo stava mostrando un volto autoritario. Dopo l'uscita delle sinistre dal governo, De Gasperi affidò l'economia a Luigi Einaudi (secondo presidente della Repubblica Italiana 1948-1955), che fece una manovra per fermare l'inflazione, sistemare i conti dello Stato e stabilizzare la moneta. Le sue misure furono tre: 1,più tasse e tariffe, 2.svalutazione della lira per spingere le esportazioni 3. stretta sul credito per ridurre la circolazione della moneta e costringere imprese e commercianti a vendere le scorte. Adesione alla NATO (North Atlantic Treaty Organization) Alla fine del 1948, si cominciò a parlare della nascita del Patto Atlantico, cioè della NATO. Il governo italiano, guidato da De Gasperi e con il sostegno del ministro degli Esteri Sforza, decise di accettare la proposta di entrare nell'alleanza, anche se socialisti, comunisti e una parte del mondo cattolico erano contrari. Dopo un forte dibattito in Parlamento, l'adesione fu approvata nel marzo del 1949. Col tempo, anche molti di quelli che all'inizio erano contrari finirono per accettare se = questa scelta, che è diventata un punto fermo CORRIERE DELLA SERÀ SS nella politica estera dell'Italia. ce | POPOLI DEL MONDO HANNO se LA S STRADA DELLA PACE IRMATO IL PATTO ATLANTICO Je ne aper meno di creare eRace Pr è 4 tamare di aggeccsiane: ca batetodo she difione sii e rg piy pito pig den - ll Potto datrugge Mhmmnir arv00e di pruteria gi trmiro di Roma 4 eenomo & acvreere Sonpeszzami dal Lovere ca tutte le rvgnme LA SPAMPA | I Patto Atlantico è stato lirmatoB Impegno al dilesa La riforma più importante di questa politica fu quella agraria del 1950, che prevedeva di togliere alcune terre ai grandi proprietari e distribuirle ai contadini, soprattutto nel Sud. L'idea era quella di far nascere tante piccole aziende agricole e rafforzare il ceto dei piccoli contadini, che spesso votavano per la DC. Però, alla fine, questa riforma non funzionò come sperato: le nuove aziende erano poco produttive e non riuscirono a fermare l'emigrazione dalle campagne, che anzi aumentò negli anni successivi. Sempre nel 1950 venne anche creata la Cassa per il Mezzogiorno, un ente pubblico che serviva a sviluppare il Sud costruendo strade, acquedotti, centrali elettriche e dando aiuti alle industrie in difficoltà. Nel 1955 il ministro Vanoni presentò in Parlamento un piano economico che puntava a ridurre la disoccupazione e a colmare il divario tra Nord e Sud. Intanto, nel 1956 si insediò finalmente la Corte Costituzionale, un organo molto importante che serviva a eliminare le vecchie leggi fasciste e adattare tutto alla nuova Costituzione. Due anni dopo arrivò anche il Consiglio superiore della magistratura, per garantire l'indipendenza dei giudici. Nella DC cominciava a farsi notare una nuova generazione di politici legati al cattolicesimo sociale, in particolare Amintore Fanfani, che voleva rafforzare il partito e renderlo più vicino alle imprese di Stato, come PENI. Nel 1956 nacque anche il Ministero delle Partecipazioni statali, per coordinare meglio le aziende pubbliche. Però, ci sono stati anche problemi: il Sud ha subito una grande migrazione verso il Nord e le città, aumentando le disuguaglianze tra le varie zone. Milano, Roma e Torino sono cresciute molto in termini di popolazione e posti di lavoro, soprattutto nel commercio, nell'edilizia e nell'industria. Nel frattempo, la televisione e l'automobile hanno segnato il cambiamento: più italiani hanno comprato una TV e un'auto, simboli di modernità e di un nuovo stile di vita, mentre le differenze culturali tra Nord e Sud cominciavano a ridursi. CENTRO SINISTRA E RIFORME Negli anni '60, l'Italia ha vissuto un grande cambiamento politico ed economico. Con l'aumento del benessere grazie al "miracolo economico", i socialisti creando una nuova a entrarono finalmente a far parte del governo, leanza con la Democrazia Cristiana (DC), nota come centro-sinistra. Questo cambiamento non fu facile e causò molte divisioni politiche. Ne 1960, il governo di Fernando Tambroni, che cercò di allearsi con i neofascisti per governare, fu contestato dalla sinistra e dalla popolazione. Le proteste esplosero a Genova, Tambroni fu costretto a dimettersi. Nel 1961, il governo cambiò e Aldo Moro, segretario della DC, portò il partito a un accordo con i socialisti.