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Una classificazione dei diversi livelli di organizzazione della personalità, suddivisi in quattro categorie principali: sano, nevrotico, borderline e psicotico. Vengono descritte le caratteristiche distintive di ciascun livello, come la capacità di distinguere tra realtà e fantasia, il controllo degli impulsi, le capacità di giudizio e mentalizzazione, i meccanismi di difesa utilizzati, la forza dell'io e le caratteristiche dei modelli relazionali interiorizzati. Particolare attenzione è dedicata al livello nevrotico, con l'illustrazione dei conflitti interni e dei meccanismi di difesa di alto livello, e al livello borderline, caratterizzato da una scarsa regolazione degli affetti, problemi relazionali e ricorso a difese primitive come la scissione. Infine, vengono accennati i tratti distintivi del livello psicotico. Una panoramica approfondita sui diversi profili di personalità e sui relativi livelli di funzionamento, fornendo una base teorica utile per comprendere meglio i disturbi d
Tipologia: Appunti
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I vari funzionamenti di personalità possono essere distinti in base a quanto risultano disfunzionali e gravi. Possiamo pensarli come se fossero posti su una linea (un continuum) che definisce il grado di compromissione. Si va da funzionamenti di personalità sani o relativamente sani, a molto disturbati. Questo continuum è stato suddiviso in 4 livelli di organizzazione della personalità: sano, nevrotico, borderline, psicotico. Come si fa a collocare un certo soggetto in uno di questi quattro livelli? Allo scopo, è necessario valutarne alcune capacità: Capacità di distinguere tra realtà e fantasia (esame di realtà). Capacità di controllare gli impulsi. Capacità di giudizio. Capacità di mentalizzazione o funzione riflessiva. Difese utilizzate. Equilibrio tra le istanze psichiche. Forza dell’Io. Caratteristiche dei modelli relazionali interiorizzati (oggetti interni). Immagine di se stessi e autostima: caratteristiche del Sé e dell’identità. Capacità relazionali con gli altri. Stili di attaccamento. Capacità di regolazione degli affetti. (Per approfondire questi fattori qui).
Gli individui con personalità sana ottengono ottimi o buoni punteggi nelle suddette aree. Possono avere differenti stili, ma sono flessibili, si adattano alle sfide che l’ambiente gli presenta.
I soggetti nevrotici tendono a evidenziare alcuni temi affettivi specifici intorno ai quali si organizza il disagio: per esempio, la perdita, o il rifiuto o l’autopunitività in chi ha una personalità depressiva; la sessualità e il potere nelle personalità isteriche, il controllo nelle personalità ossessive, ecc. Negli individui nevrotici i disagi e i sintomi derivano dal conflitto. Per esempio possono avere delle tentazioni sessuali e allo stesso tempo vivere quei desideri come proibiti e sconvenienti. Oppure provare rabbia e odio, e allo stesso tempo sentire queste reazioni come sbagliate ed eccessive. Nella nevrosi, in definitiva, la sofferenza è frutto di tendenze diverse della personalità in opposizione tra loro. A livello nevrotico, per risolvere il conflitto, vengono applicate delle difese di alto livello (per una descrizione delle difese, vedi qui). Le definiamo di alto livello per distinguerle da quelle utilizzate dai soggetti borderline che, essendo più primitive, si definiscono di basso livello. Cosa sono queste difese? Si tratta di meccanismi che la mente utilizza per risolvere delle impasse di natura affettiva. Esse servono a creare un forzoso equilibrio quando gli aspetti e le istanze interne non coesistono più in armonia. Le difese più usate nella nevrosi sono la rimozione, la formazione reattiva, l’isolamento, la repressione, l’annullamento retroattivo. Si tratta di una serie di “correttivi” che possono essere apportati ai vissuti affettivi, affinché non entrino in conflitto tra loro, in modo da preservare la pace psichica. Per esempio, se odio e desidero il male per una persona e, allo stesso tempo, ritengo grave e immorale manifestare sentimenti di questo genere, posso segregare il mio odio nell’inconscio e poi tenerlo lontano dalla superficie (dalla coscienza) con un “correttivo”, come la formazione reattiva. Si tratta di un meccanismo mentale che trasforma un sentimento nel suo opposto. Così a livello di coscienza vedremo un eccessivo atteggiamento di gentilezza e attenzione che in realtà nasconde un sentimento di ostilità e avversione. L’uso di difese è una soluzione che però introduce elementi di rigidità e di distorsione nella personalità. È un po’ come manipolare una foto con Photoshop: finché faccio piccole correzioni non comprometto la naturalità del soggetto; ma se intervengo massicciamente, posso alterare l’immagine irrimediabilmente. I soggetti nevrotici usano le difese solo in alcune aree problematiche parziali, al contrario di quelli borderline che distorcono fortemente l’intero scenario delle rappresentazioni mentali. Per esempio, se l’area relazionale problematica di un soggetto nevrotico è quella dell’autorità, le difese potranno creare degli schemi rigidi in quell’ambito specifico, mentre le altre aree relazionali rimarranno indenni. Invece, se un soggetto borderline applica una difesa di basso livello (per esempio la scissione), tutto l’ambito relazionale ne viene compromesso in un sol colpo. Il nevrotico che ha un problema con l’autorità tenderà a non essere pienamente “lucido” quando nella relazione prevarrà la dimensione del potere, ma saprà essere obiettivo quando saranno in ballo altre dimensioni, per esempio quella della tenerezza, della sensualità, del legame, della distanza. Al contrario il soggetto borderline che applica
Il livello di organizzazione borderline della personalità si può suddividere in un livello ad alto funzionamento (al confine con quello nevrotico), e uno a basso funzionamento (al confine con quello psicotico). Questi soggetti si riconoscono per il carattere crudo ed estremo delle emozioni e per il ricorso a difese primitive. Si tratta di meccanismi di difesa molto dispendiosi sul piano del funzionamento mentale, come la scissione o l’identificazione proiettiva. La scissione è una compartimentazione delle esperienze, di sé e degli altri. Tutte le rappresentazioni sono mantenute all’interno di una logica di opposizione buono-cattivo, di una categorizzazione caricaturale bianco-nero. Ciò porta a un fallimento dell’integrazione di aspetti diversi dell’identità propria e altrui. Ciò determina una diffusione dell’identità: gli atteggiamenti, valori, obiettivi e sentimenti risultano instabili mutevoli e la percezione di sé tende a oscillare tra posizioni estreme e polarizzate. Queste persone possono sembrare molto diverse, in situazioni differenti, a seconda dell’aspetto di identità che in quel momento risulta prevalente. Per esempio, se si sentono bene possono sembrare spensierate e felici, completamente indifferenti alla depressione suicidaria manifestata, magari, la settimana precedente. Allo stesso modo, se sono depresse o arrabbiate non hanno alcun accesso ai propri sentimenti positivi del giorno precedente o anche di dieci minuti prima, e vivono tutto in modo completamente nero, come se il bianco non fosse mai esistito. L’identificazione proiettiva non consente loro di riconoscere aspetti disturbanti della propria personalità. Questi aspetti vengono attribuiti a coloro con cui si relazionano e poi, fatti agire da loro. Chi è vittima di una identificazione proiettiva si sente agito, colonizzato da qualcosa di alieno. Per fare un esempio la rabbia non riconosciuta da un soggetto viene, per identificazione proiettiva incistata, nella mente di un altro e fatta agire da lui. Quando incontriamo una persona in grado di farci salire il sangue alla testa o farci perdere la calma, anche se siamo persone normalmente pacifiche, può essere che siamo vittime di una identificazione proiettiva. Altre difese tipiche dell’area borderline includono il diniego (ignorare cioè un aspetto di sé o della realtà, come se non esistesse); il ritiro nella fantasia; l’identificazione introiettiva, cioè l’assumere completamente le caratteristiche, gli atteggiamenti, e perfino i modi di fare di un’altra persona; il controllo onnipotente, cioè trattare l’altro come un’estensione di sé, riconoscendo a malapena che si tratta di un essere umano separato; l’acting out, cioè manifestare, sottoforma di comportamento spesso distruttivo, un’emozione interna che non si riesce a sentire o concettualizzare; la somatizzazione, cioè lo sviluppo di sintomi fisici in condizioni di stress; forme gravi di dissociazione, cioè disconnessioni incongrue tra aspetti diversi dell’esperienza o cambiamenti repentini negli stati del sé, senza alcuna continuità dell’esperienza; l’idealizzazione primitiva, cioè il vedere un’altra persona solo come totalmente buona e dotata di poteri straordinari; la svalutazione primitiva, cioè vedere l’altro solo come completamente inutile, privo di valore, senza qualità che lo possano riscattare.
Normalmente, quando parliamo di psicosi, ci riferiamo a una frattura nel rapporto con la realtà, caratterizzata da deliri e allucinazioni. Parliamo invece di organizzazione di personalità a livello psicotico per quei soggetti che manifestano in modo durevole caratteristiche quali un pensiero concreto, bizzarro e fantasioso, le cui generalizzazioni vanno al di là di ciò che può essere giustificato dall’evidenza, comportamenti sociali inappropriati, un’angoscia di annientamento grave e pervasiva.
Sebbene i vari stili di personalità possano essere collocati a qualsiasi livello, è più probabile che alcuni siano collocati a un livello più sano (o nevrotico) dello spettro e altri a un livello più grave di organizzazione (borderline, psicotico). Per esempio, gli stili isterici o ossessivi si trovano più facilmente a un livello di organizzazione nevrotica, mentre quelli paranoidi o psicopatici si collocano molto più spesso a un livello di organizzazione borderline